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Full text of "Redia"

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VIA ROMANA, 19 
Volume VI. ST 
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RICER OGIRPASEVTCAN ED IEREMCASRIIFACNIO' © REC.CI 
Via San Gallo, N.° 31 
1910 
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VOLUME VI DEL « REDIA > 


Berlese A. — Monografia dei Myrientomata (con 17 tavole e 14 
Bputpisntercalate nel'testo) ’.| ..-.. Mense e ePag. 1 


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n ivi (Toy: XVIU-XXI) 0.0. CR T99 
— Lista di nuove specie e nuovi generi di Acari . . . . . . » 242 


— La Diaspis Pentagona Targ. e gli insetti suoi nemici (con 11 fi- 
gure dutercalate mnel:testo)! 0 VR. te NIRO AI 


— Brevi diagnosi di generi e specie nuovi di Acari. . . . .. » 346 


Campbell C. — A proposito di una nota sui precursori nell’ap- 
plicazione degli insetti carnivori a difesa delle piante colti- 


ie VASTI RR SPAM ION TOR e e A NI A 
3 Congresso (Il I) Internazionale di Entomologia a Bruxelles (ago- 
23 e a VEIL RR IA 


| Del Guercio G. — Prima contribuzione alla conoscenza degli 
Es &laserherdelmCeprionidi i 002) 0 LT. e ZO 


— Intorno a due nemici nuovi dell’ olivo e alle gravi alterazioni 


3 09 che determinano (con 8 figure intercalate nel testo) . . . » 282 
. Grifffini A. — Sulla « GryUacris Rubrinervosa » Serville con ap- RAV 
tip punti sul genere Dibelona Brunner e sulle « GryMacris Ame- 
de ricane » (con una figura intercalata nel testo) . . . . . » 183 
Di: È 
| Ribaga €. — « Anisopsocus lichenophilus » nuovo copeognato tro- 
LI vato in Italia (con 8 figure intercalate nel testo) . . . . >» 272 


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14 


ANTONIO BERLESE 
(VIA ROMANA, 19 — Firenze) i 


MONOGRAFIA 


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WYGIFNTOMATFA (E 


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PARTE I. 


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Sistematica e morfologia esterna. $ 

Nelle brevi note precedenti, che ho pubblicato intorno a questo È 
singolare gruppo di Artropodi (1), ho avvertito come il primo rap- i È 
_presentante sia stato descritto dal Prof. Silvestri Filippo (2) su a 
esemplari trovati a Genova dal Sig. Dodero, e la specie che prima i È 
fu fatta manifesta agli studiosi si chiamò Acerentomon Doderoi se 
Silv., dal suo scopritore ascritta agli Insetti, da disporsi però in È 
un nuovo ordine di Apterigoti. Questo ordine fu denominato dal ca 
Silvestri, dei Protura, considerando che l'apertura sessuale inter- d, 
posta fra 111° ed il 12° urosterniti rappresenta un carattere del va 
tutto insolito negli Insetti e da richiamarsi a disposizione palese È, 
nei Chilopodi, conforme lo sviluppo embrionale di Scolopendra fa È 
vedere, secondo l’Heymons. i) 
(1) A. BERLESE, Nuovi Acerentomidi, in « Redia » vol. V, fase. 1°, 1908, p 
pag. 16-19, con una tavola. x 


Ip., Osservazioni intorno agli Acerentomidi; ibidem, vol. V, fase. 1°, 1908, 
pag. 110-122. 

(2) F. SiLvestRI, Descrizione di un nuovo genere di Insetti Apterigoti, rappre- % 
sentante di un nuovo ordine, in « Bollett. Labor. Zool. gen. ed Agraria di Por- ja 
tici », 1907. 


a 


ANTONIO BERLESE 


Ma io ho avvertito già nella mia seconda nota su questo gruppo | 
che l'aumento nel numero degli uriti dalla prima forma larvale 
all’adulto, numero che da nove sale a dodici, intercalandosi sue- 
cessivamente un nuovo urite tra 1 8° ed il pigidio (12°); è un 
particolare, il quale costringe a togliere dal gruppo degli Insetti 
questi Artropodi ed introdurli altrove, secondo una sede loro me- 
glio appropriata. 

Non è prudente, forse, per ora farne una classe a sè, poichè nulla 
conosciamo dello sviluppo embrionale, senza della quale cognizione 
meno certo, senza dubbio, è il nostro giudizio, e conviene quindi 
avvicinare questi Artropodi a quelli coi quali mostrano di avere 
una maggiore affinità, secondo quanto vuole la morfologia. 

Ora non desidero entrare in una discussione circa la più ap- 
propriata posizione nel sistema che debbono occupare questi Ar- 
tropodi, ma rilevando che le maggiori affinità si osservano appunto 
coi Miriapodi e sopratutto coi Pauropodi (salvo il numero di gna- 
titi, la posizione dell’apertura sessuale, il numero di somiti etc.) 
mi limito ad aggregare ai Miriapodi appunto questi Acerentomidi, 
salvo a farne un distinto ordine a sè, che io propongo di chia- 
mare dei Myrientomata, considerata la facies di Insetto e qualche 
altro carattere che avvicina il gruppo agli Insetti appunto e d’al- 
tronde la innegabile parentela strettissima con una classe più 
bassa, più che altro quella dei Miriapodi. 


La presente monografia comprende una parte sistematica, in- 
quantochè sono descritte e distribuite in generi, dieci specie di 
tali Artropodi, che io ho raccolto in molte parti d’Italia ed ho 
disposto in due famiglie molto distinte fra loro, cioè degli Aceren- 
tomidae, che abbraccia i generi Acerentomon Silv. ed Acerentulus 
Berl. e quella degli osentomidae, che comprende per ora il solo 
genere Hosentomon. 

Segue poi una parte di pura morfologia, nella quale è studiata 
Anatomia di questi minuti esseri. 

Mi riserbo, quando possa avere il tempo necessario allo studio, 
di completare la monografia colle ricerche dietologiche, embriolo- 


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MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 


| giche e colla discussione, in base alla morfologia comparata, della 


posizione che in seno agli Artropodi più convenientemente deb- 
bono avere questi Mirientomati. 

Per ora dirò soltanto (a comodo di chi volesse rintracciare que- 
ste bestiole) che esse sono comunissime dovunque, nel musco e 
sopratutto nel terriccio sotto il musco umido o sotto le foglie 
morte e se ne raccoglie gran numero coll’ aiuto di quegli appa- 
recchi che io ho proposto per la ricerca dei piccoli Artropodi. 

Ne ho raccolto in pianura come su alti monti (1500 metri); nei 
boschi come nelle praterie o nelle macchie, dovunque insomma 
l’ambiente è sufticientemente umido, perchè umidità sopratutto 
è necessaria alla vita di questi Artropodi. Ne ho d’ Italia e del 
Trentino. 


Oro MYRIENTOMATA. 


Corpus elongatum, fere ut in Tysanuris, fusiforme, postice acutum, 
depressum; valde eatendi et retrahi potest. 

Derma totum nudum sive tantum setis simplicibus sat raris hir- 
tum; duriusculum in scutis et ibi saepius laete colore flavo-aurian- 
tiaco, nitidum. 

Caput parvulum, conicum, apice acutum, pantotremum. Antennae 
nullae. 

Os subapicale-inferum. Organa buccalia ut in Insectis, quod paria 
tria adsint gnatitum, plerumque ad incidendum apta; mandibulis et 
marxillis in capite eodem retractilibus et ex ore exertilibus. Mandi- 
bulae plerumque styliformes. Maxillae et labium inferius lobulis duobus 
nec non palpis (maxillare et labiale) multiarticulatis aucta. 

Thorax ab abdomine distinetus, praecipue segmentis aliquanto di- 
versioribus nec non pedibus ambulatoriis auctis. Segmentum primum 
sterno magno, sed noto perparvulo, vix vittiforme, transverso, caete- 
rum membranaceo. Segmenta 2" et 3°" tergis magnis, parum tamen 
ad latera inflexis, sternis magnis. 

Pedum paria tria toracalia bene evoluta, et tria abdominalia, ob- 


Poi 


soleta. Pedes toracales omnes articulis distinetis 5 compositi, sive 


4 ED 


4 ANTONIO BERLESE 


1" cora ; 2" trochanter ; 3° femur; 4% tibia; 5" tarsus. Adest 
tamen ad axillam inter femur et tibiam vitta quaedam transversa 
chitinea forsitan segmentum aliud significans. Trochanter annulifor- 
mis, femur et tibia subcylindrica, tarsus conicus, integer, apice ungue 
unico magno terminatus. Pedes antici caeteris maiores, raptatorii. 
Adsunt circa coras secundi et tertii paris subcora et epimerum ; hoe 
minus bene conspicuum circa coras anticas, ibique subcora abest. 

Abdomen ex segmentis duodecim in adultis compositum ; numero 
minore, sive 9, deinde 10, 11, denique 12 in pullis. Quaque in exu- 
viatione segmentorum numerus augitur, cum nova oriantur segmenta 
inter octavum et pygidium. Segmenta annuliformia, ad dorsum et ad 
latera tergopleuro maiore, via tergo a pleuris quodam sulco distineto, 
pleuris istis ad ventrem infleris. Sterna subrectangula, inter pleuras 
insita. In familia Acerentomidae tergopleura et sterna, praecipue 
abdominalia, lineis transversis in scleritis quatuor divisa (acro— pro— 
meso— meta-tergum vel —sternum). Tergorum omnium (excepto pronoto) 
margo anticus (protergum) phragma sistit lineare, transversum ; ster- 
norum abdominalium etiam, excepto urosterno primo, sed in sternis 
toracalibus furca adest, linea transversa chitinea postica significata. 

Pedum paria tria adsunt in uritis 1°, 2°, 3° tamen valde obso- 
leta, papilla simplici vel biarticulata significata, ad angulos postero— 
laterales sternorum manifesta. Segmenta abdominalia 9-12 plus mi- 
nusve bene retractilia in praecedente abdomine, annuliformia, stricta. 

Anus papillis 4 membranosis circumdatus aperitur inter sternum 
et tergum 12°. Foramen genitale utriusque sexus inter sterna 11" et 
12° est apertum. In utroque sexu squama adest genitalis, exertilis, 
chitinea, bifida, in mare multo maior quam in foemina. 

Larva prima (adulto suo caeterum simillima) albida, segmentis 
9 abdominalibus, deinde secunda segmentis abdominalibus 10; tertia 
uritis 11; denique quarta et adultus segmentis 12 abdominis. 

Animalia perparva; species maiores (exempla bene eatensa) via 
mill. 2 attingentia ; species minima (erempla bene extensa) ad 600 Di. 
longa. 


L'aspetto generale degli Acerentomidi tutti non trova riscontro 
che fra gli Insetti e specialmente fra i Fisapodi si notano alcune 
forme, particolarmente se attere (ad es.: del gen. Aptinothrips), che 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 9) 


nella configurazione del corpo, nella grandezza ed anche nel co- 
lore molto ricordano, a prima vista, gli Acerentomidi, coi quali, 
ad occhio nudo si potrebbero confondere. 

Questa somiglianza di aspetto è suggestiva quando si rilevi an- 
cora che l'apparato boccale dei Fisapodi è molto simile a quello 
degli Acerentomon e differisce solo in quanto in questi ultimi le 
mandibole sono due, mentre nei Fisapodi la mandibola è unica, 
impari, ma sì comprende che questo è un carattere secondario, di 
adattamento. 

La struttura delle mascelle e del labbro inferiore è molto cor- 
rispondente fra i Fisapodi e gli Acerentomidi. 

Ancora è suggestivo il fatto di una specie di vescicola estro- 
flettibile nel 4° paio di arti negli Acerentomidae ed anche nel 5° 
e 6° presso gli Hosentomidae, la quale non può non ricordare Vor- 
gano adesivo tarsale dei Fisapodi, più che le vescicole addominali 
dei Tisanuri e delle Scolopendrella. A parte ciò, il corpo è fusi- 
forme, allungato ed è suscettibile di così esteso allungamento e 
successivo accorciamento, da essere Vuna volta lungo circa il dop- 
pio dell’altra. Ciò dipende non solo da larghi tratti membranosi 
interposti fra i somiti anche toracali, ma ancora perchè i somiti 
stessi possono profondamente penetrare gli uni negli altri, cioè 
ciascuno nel precedente (meno il mesotorace nel protorace e questo 
nel capo) tanto addentro da ascondervisi circa per metà. Inoltre, 
tutto l’insieme degli uriti 9°-12° può celarsi completamente entro 
Y'8°, ciò specialmente negli Acerentomon, che in tali condizioni 
appaiono come troncati posteriormente. Negli Acerentulus cotale 
retrazione dei detti estremi uriti è meno completa, perchè essi 
sono più lunghi che negli Acerentomon e non troppo più ristretti 
dell’ 8°. Lo stesso dicasi per gli ZMosentomon. 

In conseguenza di tutto ciò ognuno vede come sia molto mala- 
gevole il fissare la vera tipica figura di questi Artropodi ed an- 
cora le dimensioni loro. Queste, colla figura, variano notevolmente, 
a seconda del grado di estensione dell’animale e di poco varia 
anche la larghezza massima che cade a metà circa del corpo, cioè 
presso a poco nel 3° urite. Ho quindi figurato alcune almeno 
delle specie che qui descrivo, in varì aspetti, secondo i vari gradi 
di retrazione od estensione, ma tutte ho figurato secondo il grado 


ANTONIO BERLESE 


di estensione massima, sul quale ho anehe calcolato le dimensioni. 
Tale estensione però, che ritengo artificiale, ho ottenuto coll’aiuto 
dell’acido acetico bollente, col quale anche fuoriescono, il più spesso, 


le squame genitali e gli organi boccali. 
Anche il limite di raccorciamento massimo, che ho indicato in | 
\ qualche figura (figg. 13, 15) per farlo conoscere, è però artificiale, 
perchè non si vede che in animali morti ed in via di disseccamento. 

Si potrà considerare dunque per più comune un grado inter- | 
medio, come ho indicato, ad es. a figg. 4, 6, S. 

Il corpo, nel suo complesso, è piuttosto depresso anzichè esat- 
tamente cilindrico, inquantochè il ventre appare più o meno pia- 
neggiante, certo meno convesso del dorso, si tratta però sempre 
di mezzo cilindro 0 poco più. 


Il capo è assolutamente apicale e del tutto libero. Nella posi- 
zione normale esso è inclinato a quasi quarantacinque gradi sul I 
piano del corpo, ciò che importa non piccole difficoltà per otte- I 
nerne delle sezioni parallele al suo piano orizzontale. 

Esso è sempre molto piccolo, in confronto alla mole del corpo, 
ed ha forma conica; certo circa il doppio più lungo che largo, 
di dietro rotondato, con base assai obliqua e coll’apice acuto. La I 

| 


regione dorsale è convessa e la occipito-verticale rotondata. 
Il CRANIO si compone di una capsula (figg. 29, 30, 31) fatta da 
una lamina chitinosa (fig. 30), che si accartoccia su sè pel lungo, 


î 


4 


tanto da toccarsi quasi lun margine coll’altro, al di sotto, rima: 
nendo però uno spazio longitudinale (gula), sul quale è stesa una 
membrana. Così questo capo conico è troncato obliquamente di 
È dlietro (base) ed ancora avanti e il piano obliquo che lo taglia an- ‘ 
ti teriormente è tangenziale all’apice del cono ed al contorno subcir- 
colare della bocca. Il cranio è adunque plagiostomo e pantotremo, 
conforme si trova anche nei più bassi Insetti (Apterigoti). 

La lamina chitinosa formante il cranio, che può considerarsi 
come risultante dai tergiti (tergo—pleuriti) dei somiti cefalici 1°-6°, 
è marcata di linee trasverse (figg. 29, 30, 31) (specialmente visibili 
negli Acerentomon), le quali possono benissimo essere considerate 
s come suture di fusione dei singoli cefalotergiti. Su ciò si ritor- 
nerà più a lungo in seguito. 


Vi 


i MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 


Ca 


CA Stanno su questa lamina, sia al dorso che al ventre, dei peli 


semplici e di varia lunghezza e sono distribuiti su linee trasverse, 
che corrispondono, sino ad un certo punto, alla divisione segmen- 
tale del capo. La lunghezza dei peli, più che ii loro numero e di- 
sposizione, può variare nelle singole specie. 

Appendici del cranio. Le antenne mancano del tutto. Altra volta 
io avevo considerato per rudimenti di antenne i euriosi sensilli 
(0) che il Silvestri considerò (con dubbio) per ocelli. Debbo mu- 
tar avviso, per due ragioni che mi sembrano di rilievo. 

Anzitutto, se la divisione in somiti del cranio è rappresentata 
dalle linee trasverse della lamina cranica, ed io eredo che ciò sia 
realmente, poichè a tale divisione si attagliano anche i muscoli 
dlei gnatiti, ed anche per altre ragioni, allora si vede che questi 
speciali organi del senso (che per tali si debbono ritenere) riman- 
gono nel quinto somite, mentre che se realmente rappresentassero 
dei rudimenti di omologhi delle antenne dovrebbero essere situati 
nel secondo somite, cioè in quello spazio trasverso che rimane 
subito dopo il labbro superiore. 

Inoltre la branca antennale del tentorio (:), quella branca 
cioè che, senza dubbio, è omologa della antennale degli insetti, 
va per davvero a quella regione della capsula cranica che si è 
già detto potersi considerare come significante il secondo somite 
cefalico. 

Aggiungi che questi speciali organi sensori, sia per la posizione 
che per la configurazione, si dovrebbero omologare a quel pistillo 
che il Silvestri rilevò nei pseudoculi di qualche Pauropodo (Alo- 
pauropus brevisetus) e questi pistilli ancora si trovano, nel cranio 


‘dei Pauropodi, in regione tale che può benissimo essere ascritta 


al 5° somite. 

Per tutte queste ragioni io ritengo che questi organi, che chia- 
merò pseudoculi, sieno veramente organi speciali, che possono tro- 
var riscontro in consimili di Pauropodi, ma che nulla hanno a 
che vedere nè colle antenne degli Insetti ed omologhi d’altri Ar- 
tropodi, nè cogli ocelli degli Artropodi in generale, i quali ultimi 
organi del senso appartengono al 1° ed al 2° somite cefalico. 

Questi pseudoculi sono due piccole papille, una per lato, che 
si vedono sul cranio, circa il mezzo della sua lunghezza e sono 


da) ANTONIO BERLESE 


i più o meno laterali. Il Silvestri non li deserive bene perchè li 
considera per piccoli rilievi subdiscoidali, come dovrebbe essere 
la corneola di un ocello. Ma guardando bene e vedendo anche le 
sezioni sagittali si riconosce che si tratta di corpicciattoli clavi- 
formi, fissati al cranio per un corto peduncolo chitineo posteriore 
e segnati nella parte globosa da una linea trasversa, quasi una 
divisione in due brevissimi ‘articoli. La parte globosa è sollevata 
dal sottostante cranio e specialmente in talune specie di Aceren- 
tulus (le più piccole), essa ne è molto distaccata. 
È Altra volta ho detto che il genere Zosentomon è privo di tali 
organi, che ritengo sensoriali, ma anche su questo punto mi 
4 debbo ricredere, inquantochè è bensì vero che negli Eosentomon, 
e specialmente nell’ £. transitorium, che primo ho conosciuto, que- 
| sti organi sono molto meno cospicui e difticilmente si distinguono 
dalla circostante cuticola, ma però esistono. 

Negli Acerentulus essi raggiungono uno sviluppo alquanto più 
sensibile che non negli Acerentomon e specialmente nelle forme 
più piccole. 

Nella parte della morfologia ritorneremo più a lungo su questi 
organi. 

Regione occipitale. Il 6° tergite cefalico è rappresentato da una 
} stretta e corta fascia bene chitinosa, che costituisce la regione 
del vertice. Manca dunque un vero e proprio occipite, per quanto 
il capo faccia, anche posteriormente, un discreto rilievo sul se- 
guente collo. Però, come ciascun somite (quando non sia come 
gli altri cefalici in contatto immediato ed anzi fusione coi prece- 
denti e seguenti), ha una parte marginale anteriore e posteriore 
membranosa, delle quali parti membranose si compongono appunto 
7 le membrane flessibili intersegmentari, così anche il 6° tergite ha 
questa parte, che forse è alquanto più chitinea della rimanente 
membrana del collo e forma una semiluna membranosa dietro il cranio 
3 bene chitinizzato. Segue a questa semiluna occipitale (fig. 60, Oem) 
È una estesa porzione membranosa (Mn), che fa parte del collo ed 
in questo rappresenta la porzione della membrana intersegmentale 
che spetta al cranio. Questa porzione membranosa, essa pure pres- 
sochè semilunare, fa alcune speciali e costanti prominenze bene 
distinte, postnucali e per un solco trasverso profondo è distinta 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 9 


dalla membrana del rimanente collo (dorsale), che spetta al 1° to- î 
racosomite. è 
| Per ora conviene rilevare che mancano così affatto anche le Î 
traccie di pezzi iugulari dorsali, che pure si vedono in Insetti 
molto bassi, come in Periplaneta ed altri Ortotteri ed è probabile 
che la membrana semilunare occipitale suddetta li rappresenti. 
Sia detto una volta per sempre che nelle membrane interseg- 
mentali od interselerali in genere mai esistono appendici cutico- 
lari, come peli ete. Queste si trovano esclusivamente sugli scle- i 
riti bene chitinizzati. $ 
Gola (G). È rappresentata, come si è accennato, dalla regione ì 
membranosa che dall’orlo anteriore del prostito si prolunga fra 


gli orli ripiegati al ventre della lamina chitinosa componente il 
cranio e procede fino all’atrio boccale. Non vi ha dunque distin- 50 


zione fra la regione ventrale del collo e la inferiore cefalica. An- A 
che qui mancano del tutto anche le traccie di pezzi iugulari ven- i 
trali, sieno dipendenti dal prostito che dal 6° sternite. Il prostito i 
sì vedrà essere del tutto completo, cioè risultante di tutti i suoi Ù 
seleriti (acro— pro- meso— meta-sternite), quindi nessuna porzione fi 
se ne distacca a formare gli ingulari, mentre così bene si vede negli i 
Insetti come l’acrosternite, e talora anche il prosternite, si stac- É 
chino e frammentino per comporre gli iugulari sternali. Quanto a i: 
quelli cefalici è d’uopo convenire che tutti gli sterniti cefalici È: 


sono scomparsi (meno che pel 6°, pel quale rimane esterno il 
mento + submento del labbro inferiore). È da ritenere che, stante È 
la posizione interna delle due prime paia di gnatiti, gli sterniti n 
dei somiti 4°, 5° sieno stati assorbiti nella composizione del ten- 
torium ; quanto poi a quelli del 1°, 2°, 3° è noto come si possano 
riconoscere difficilmente anche negli Insetti, nei quali però le re- 
gioni periantennale ed epifaringea rappresentano certo i residui I 
sternali non compresi nel tentorium, dipendenti dai somiti 2° e 1°. ; 
Qui, nei Mirientomati, non si può riconoscere una regione pe- 
riantennale, mancando appunto le antenne e quanto alla epifarin- 
gea noi la vedremo rappresentata dalla membrana rivestente in- 
ternamente il labbro superiore e la prima regione orale e da 
rilievi apodemici della stessa. 

1° somite cefalico. Mancano studi su questo somite ed in gene- 


N Ra I 


Pe EL Sg 


10 ANTONIO BERLESE 


‘ale sulla divisione in somiti dell’ intero capo per tutti gli altri 
Artropodi all’ infuori degli Insetti, perciò non è possibile un con- 
fronto che con questi ultimi. i 

Ma negli Insetti, volendo ascrivere, come di ragione, gli occhi 
composti e taluno degli ocelli al 1° somite e le antenne con un 
ocello al 2°, viene di necessità una molto intralciata disposizione 
dei somiti 1° e 2° nella regione frontale, disposizione che, sebbene 
non così complicata, si deve pur ammettere anche per Apterigoti 
e per forme larvali metaboliche. 

Di qui una suddivisione del tergopleuro del 1° somite in sele- 
riti distinti, una fronte ed una prefronte, distinzione che si ag- 
giunge a quella del clipeo e del labbro superiore. 

Invece in questi Mirientomati si può credere, a giudizio della 
muscolatura, come dell’origine e disposizione delle branche tento- 
riali, che il 1° somite sia quello compreso appunto tra Porlo an- 
teriore dorsale della calotta cranica e la prima delle linee trasverse 
che segnano, come si è detto, la calotta medesima. 

Di questa maniera il primo tergopleuro è breve, triangolare e 
comprende anche il labbro superiore (L), nè si distingue altrimenti 
in regioni o scleriti da potersi omologare alla tronte (e prefronte) al 
clipeo (ed anteclipeo ete.), sebbene tra l'estrema punta, che negli 
Acerentomon, acuta a guisa di stile, sporge dal detto orlo anteriore, 
tra questa e lo selerite basale, si osservi, nei detti Acerentomon, 
una linea trasversa, rispondente ad un apodema (clipeo—labiale 3) 
che può benissimo rappresentare un limite tra il clipeo ed il lab- 
bro propriamente detto, ma tale distinzione vien meno negli altri 
due generi. 

Ad ogni modo il 1° somite, che negli Insetti occupa la maggior 
parte della capsula cranica, in questi Acerentomidi sarebbe ridotto 
a ben poca cosa e sarebbe collocato totalmente alPestremo orlo 
della capsula cranica, cioè in una posizione ancestrale; solo in 
forme più elevate sì sposta e si complica, come si è detto (fig. 30). 

Ho detto che negli Acerentomon il labbro superiore od almeno 
il processo che può essere considerato per tale si prolunga in una 
notevole apofisi spiniforme. Questa (L) è molto lunga nell’ Aceren- 
tomon doderoi (fig. 30) e molto minore nell’A. microrhinus (fig. 50). 

Negli Acerentulus poi (figg. 51, 52) è spesso rappresentata da 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA PI 


una laminula brevissima, per lo più ialina e larghetta, marginante 
in parte, nella linea sagittale, quello selerite che si omologa al cli- 
peo. Questa diversa maniera di foggiarsi del labbro superiore offre, 
per talune specie, un buon carattere differenziale e diagnostico. 

ATRIO BOCCALE (40). Esso è un’ apertura ovale, infera, però 
obliqua rispetto all’asse longitudinale del capo. È circoscritto, 
all’ innanzi e sui lati dal 1° somite; ed all’indietro dal mento +4 
submento (Lî), che formano un mezzo anello e si raccordano al 
1° somite. 

ORGANI BOCCALI. L'insieme dei gnatiti, come le particolarità 
loro, si richiamano più volentieri agli organi omologhi degli Apte- 
rigoti che non a quelli dei Miriapodi, per quanto non troppo di- 
versi sieno nei Symphyla e qualche altro gruppo, non però nei 
Pauropoda, dove è affermato trovarsi due sole paia di appendici 
boccali. 

Il complesso dell’apparato boccale è caratterizzato dalle seguenti 
particolari disposizioni e strutture. 

: Il primo ed il secondo paio di gnatiti (mandibole, mascelle) è 
totalmente retrattile e celabile entro il capo; il terzo paio (labbro 
inferiore) è esterno, poco retrattile e chiude la bocca posteriormente 
(ed inferiormente). 

Le mandibole (figg. 35, 44, 46 etc.) (M) sono rappresentate da 
un pezzo integro, allungato, terminato da uno stiletto (st), non ar- 
ticolato però sulla parte basale o corpo della mandibola e non mo- 
strano appendici od organi secondari; esse, quando retratte, pene- 
trano colla loro base molto profondamente nella testa e si vedono 
quivi sui lati appena al disotto della capsula cranica; scorrono in 
contatto colla regione epifaringea. 

Le mascelle (figg. 36, 42, 43, 45, 47 etc.) (Mx,), come ciascuna 
metà del labbro inferiore, si corrispondono quanto al numero e 
disposizione di appendici secondarie che portano, e cioè un lobo 
interno, un lobo esterno ed un palpo. 

Le mascelle, con una disposizione consimile a quella di Apteri- 
goti specialmente, mercè un cardine (Cd) bacilliforme, articolano 
profondamente col tentorium, ed il cardine poi, articola a gomito 
collo stipite (St) che regge i lobi ed il palpo. Il labbro inferiore 
.mostra invece i pezzi palpiferi (figg. 48, 49 etc.) direttamente ar- 


Si MIRI Le sa 


12 ANTONIO BERLESE 


ticolati col mento + submento (basale del labbro inferiore). Questo 
(tigg. 38, etc.) (Li) è un pezzo arcuato, corto, ma che trasversal. 
mente occupa tutto l'orlo posteriore dell’atrio orale, che così chiude 
posteriormente. Esso si prolunga, nel mezzo, in due corniculi ligu- 
liformi, o falciformi (Lg), subialini che non posso però omologare 
alla ligula degli Insetti perchè sono all’esterno del rimanente lab- 
bro inferiore. 

Ambedue i palpi, sia il mascellare che il labiale, sono molto pic- 
coli, per quanto composti di parecchi segmenti; il mascellare (Pm), 
però è maggiore del labiale ed ambedue hanno l’ultimo segmento 
gracile, conico e terminato da peli conici, subeguali, irradianti a 
ventaglio (pi). 

Quanto poi alle secondarie variazioni dei lobi mascellari e la- 
biali, dei palpi ete., siccome esse si manifestano diversamente nei 
singoli generi, così sarà il caso di dirne a proposito delle famiglie 
e dei generi stessi. 

Il collo (fig. 60) non apparisce negli animali retratti anche medio- 
cremente, perchè in questo caso il capo ed il protorace vengono 
in contatto; ma negli individui molto allungati, e sopratutto arti- 
ficialmente, il collo apparisce come una regione non più corta del 
protorace, sebbene più ristretta di questa, non però del capo. 

Al ventre, il collo si confonde colla gola, secondo si è detto, an- 
che perchè il prostito si prolunga in avanti assai, oceupando al 
ventre molto più di quanto corrisponde al pronoto, assegnatogli 
anche la porzione membranosa che spetta al collo. Perciò, vedendo 
questi animali proni, le zampe che sorgono da una linea eorrispon- 
dente a mezzo il prostito, si vedono intercalate tra il pronoto ed il 
:apo, cioè molto innanzi. 

La porzione membranosa del pronoto, che compie il collo al dorso, 
fa essa pure, come la nucale, alcuni costanti rilievi, dei quali 
uno (Lic) trasverso, fusiforme, si intercala fra la membrana nueale 
e la porzione membranosa circondante lo selerite del pronoto, e 
questa è impari, mediana; quindi, sui lati, si espande in un lobo 
sarnoso, molle (Mw) rettangolare, che direi lobo membranoso omerale, 
che si estende sopra l’anca del primo paio e tra sè e questa na- 
sconde uno selerite (Em?), non sempre chitinizzato così bene come 
gli omologhi, il quale può considerarsi per un epimero (del 1° paio). 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 13 


Torace, ProNotO. Segue la porzione dorsale del protorace ed è 
piccola in confronto dei noti successivi, ed ha un contorno ellittico; 
forma cioè un rilievo ellittico, in gran parte membranoso, nel mezzo 
del quale campeggia la porzione bene chitinizzata (Prc) a guisa di 
fascia rettangolare o trapezoidale, trasversa e che porta quattro se- 
tole di varia robustezza, inserite due a due più presso i lati. 

Vedremo che per tutti gli altri tergiti, sieno essi toracali che 
addominali, la fondamentale divisione in quattro seleriti (acro— pro— 
meso— metasclerite) è molto evidente e significata da linee trasverse 
benissimo cospicue (Acerentomidae). L’acrotergite forma il fragma. 
In questo pronoto però manca affatto qualsiasi divisione nel senso 
indicato, così che noi dobbiamo ritenere che lo selerite prenotale 
rappresenti solo il metatergite (tanto più che è fornito di peli, 
come si vede negli altri tergiti) e quindi i precedenti scleriti sono 
scomparsi o meglio sono rappresentati dalla porzione membranosa 
(Pn,) che precede quella chitinea. Così pure, del fragma, per questo 
pronoto, non esiste traccia di sorta. 

Ricapitolando. Nel pronoto ha notevole eccesso la parte mem- 
branosa; quella bene chitinizzata corrisponde a parte dello sclerite 
primitivo. Inoltre sì hanno degli epimeri, non bene chitinei, che 
circondano in parte Vanea del 1° paio al dorso e si debbono rite- 
nere come derivati (pleure) dal pronoto. Essi sono celati da una 
protuberanza membranosa del pronoto stesso. 

MEso- e MetANOTO (Mst, Mtt). La caratteristica di questi due 
tergiti si è quella della loro completa separazione dai rispettivi 
pleuriti, i quali ultimi assumono veramente i caratteri di epimeri 
distinti ed a sè. Ciò sia detto in confronto dei successivi uroter- 
giti, mentre dal pronoto, si distinguono i due tergiti successivi, 
perciò che essi risultano composti di tutti e quattro gli seleriti fon- 
damentali. 

Adunque i noti del meso— e del metatorace non sono dei ter- 
gopleuri come i successivi urotergiti, ma dei veri e propri tergiti 
esclusivamente. Le pleure (£m), che da essi sono derivate, sono 
realmente scese sui lati a circondare le coxe del 2° e del 3° paio, 
in rapporto ormai più stretto colle subcoxe che coi tergiti dai 
quali sono derivati. Queste si vedono benissimo in Acerentomidae, 
ma non si rilevano in ZHosentomidae. 


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14 ANTONIO BERLESE 


Si hanno poi altre variazioni, rispetto al tergite tipico del tronco, 
in rapporto colla locomozione, cioè coi muscoli. che vanno alle 
zampe. 

Infatti, questi tergiti toracali (figg. 20, 22) sono più lunghi d’un 
quarto almeno (negli Acerentomidae) che non gli urotergiti e que- 
sta differenza negli Zosentomidae è forse anche maggiore. I due 
tergiti toracali in discorso si piegano poco o punto sui lati e ri- 
mangono così molto discosti dai rispettivi epimeriti. Sono forniti 
anteriormente di un rilievo lineare (5) trasverso (orlo anteriore), 
endoscheletrico (fragma) e di due serie trasverse di peli. Ambedue 
sono molto più larghi del protergite ed appena meno dei più 
larghi urotergiti. 

In tutti i tergiti, del resto, meno che nel pronoto e negli uro- 
tergiti 9°, 10°, 11°, i quali tutti sono molto stretti, le serie lineari 
trasverse di peli sono due, ambedue nel metatergite e parallele fra 
loro, Vuna vicina alla linea che divide il meta— dal mesotergite, 
l’altra prossima all’orlo posteriore del metatergite (bene chiti- 
nizzato). 

Delle differenze molto notevoli che esistono, riguardo a questi 
terghi toracali, fra le due famiglie, converrà dire particolarmente 
a proposito dei rispettivi caratteri. 

STERNITI TORACALI. Gli sterniti toracali (figg. 19, 21, 23) rap- 
presentano degli seleriti molto vistosi ed occupanti una grande 
parte della regione ventrale di ciascun somite. Il meso— ed il me- 
tastito si corrispondono molto bene quanto a figura ed agli altri 
particolari, ma il prostito è molto diverso. 

Noto ancora differenze rilevanti fra gli Acerentomidae e gli Eo- 
sentomidae appunto riguardo a questi scleriti. Qui però mi limito 
a dirne in generale e per le particolarità proprie alle singole fa- 
miglie rimando alle caratteristiche di queste. In tutti gli sterniti 
toracali la porzione acrosclerale si confonde colla seguente proscle- 
rale, e tranne che pel prostito, per gli altri due il limite ante- 
riore dello sterno (sensu stricto) non è bene definito nella membrana 
circostante ; il limite poi, tra lo sterno (st) e lo sternello (s7) non 
è rappresentato da una linea a mo’ di sutura, ma sibbene da un 
limite manifesto solo per differenza di struttura della cuticola tra 
sterno e sternello, poichè nel primo la cuticola è punteggiata, 


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MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA To 


mentre nel secondo è assolutamente liscia. Negli Zosentomidae 
(fig. 23) non apparisce così fatta differenza di struttura, ma, pel 
solo prostito, vedesi un solco trasverso tra le anche del 1° paio, 
che può indicare tale separazione. In tutti gli stiti poi si vedono 
setole o peli tanto nello sterno che nello sternello. Ancora si vede, 
nello sternello di Acerentomidae, in prossimità all’orlo posteriore, 
una linea trasversa a mo’ di sutura, la quale indica la separazione 
delle due parti in cui lo sternello stesso è diviso, cioè il mesoster- 
nite ed il metasternite. 

L’orlo posteriore dello sternello è rinforzato in maniera di apo- 
dema lineare trasverso (p.), si deve dunque ritenere per una post- 
forca e però si può omologare, fino ad un certo punto, ad una 
forcella. Negli Eosentomidae si ha pure un apodema longitudinale 
(meso—- e metastito) (y,9). Le differenze che esistono fra i diversi 
stiti accadono tra il primo ed i successivi, perchè questi, come ho 
detto, si corrispondono perfettamente. Dette differenze consistono 
nella forma e nella mancanza o presenza di subcoxe (trocantini). 

Per la forma dirò che mentre il prostito ha un contorno cam- 
paniforme, rotondato all’ innanzi, più largo di dietro, dopo le coxe 
del 1° paio, gli altri, invece, hanno un contorno che richiama la 
forma di una celepsidra, colla massima costrizione nel mezzo, là 
dove articolano le coxe del 2° e 3° paio. 

Più degna di rilievo è la differenza relativa alla presenza © 
mancanza di subcoxe. In rapporto colle coxe del 1° paio io non 
ho potuto trovare trocantino alcuno e credo che esso manchi, per- 
chè queste coxe sono in contatto collo sterno, ad esso strettamente 
aderenti se non veramente saldate. 

Ma pel meso— e metastito si vedono sui lati, al disopra ed an- 
teriormente alle coxe del 2° e 3° paio, due mezzi annelli chiti- 
nosi (S%), che in parte le abbracciano e Vuno abbraccia altro. 
Ambedue queste liste semiannulari concorrono verso lo stito, ma 
solo la anteriore ed esterna (£m) lo raggiunge e lo tocca anche 
con una punta, ma non si salda allo stito medesimo. Ora il mezzo 
anello anteriore io richiamo al tergite e lo considero per un vero 
epimero (Em); quello giù interno o posteriore, più vicino all’anca 
sì deve considerare per subcoxa o trocantino (SD). 

Così viene a mancare un episterno od ala dello sterno. È bensì 


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16 ANTONIO BERLESE 


vero che per tale potrebbe essere ritenuto quello che io considero 
per epimero, ma ciò sarebbe, secondo me, a torto, inquantochè 
allora mancherebbe Vepimero, che certo deve trovarsi attorno al- 
l’anca, non essendo più in rapporto col suo tergite, dal quale si è 
certo staccato del tutto. 

Potrebbe essere o che una parte (la dorsale) del mezzo anello 
esterno rappresentasse l’epimero e, saldata ormai coll’episterno, 
componesse il mezzo annello chitinoso suddetto, oppure che mai 
si sia dallo sterno staccata porzione alcuna a costituire un epi- 
sterno. 

Veramente io sto per questa ultima ipotesi, inquantochè vedo 
lo sterno largo assai ed esteso all’ innanzi delle coxe ed all’ in- 
nanzi del mezzo anello esterno e credo che anche gli stiti toracali, 
come gli addominali, non abbiano dato origine ad episterni. 

Addome, UrItI. Tutti gli uriti hanno i seguenti caratteri comuni. 

Anzitutto si compongono di un anello chitinoso che risulta dallo 
sternite occupante solo parte della faccia ventrale e da un largo 
tergo—pleurite, che occupa tutta la cosrispondente dorsale ed ancora 
i lati, fino a mostrarsi anche un poco al ventre (fig. 24). 

Inoltre negli Acerentomidae e più nel genere Acerentomon (fig. 17) 
che non negli Acerentulus (fig. 61) è manifesta, per taluni uriti, 
eccettuato però sempre il 12°, una porzione pleurale distinta dalla 
tergale per una incompleta spaccatura (x), la quale è bensì lar- 
ghetta, ma non interessa tutto lo spessore dello sclerite, perchè 
risulta di cuticola chitinosa certo più sottile di quella che forma 
lo selerite dorsale e, se si vuole, anche il pleurale, ma non è una 
vera menbrana incolore, molle ete. insomma coi caratteri delle 
membrane circondanti il tergo—pleurite e lo sternite. Si tratta ve- 
ramente di una incompleta soluzione di continuità, tanto più che 
in taluni uriti (ad es. il 1° in Acerentomon), essa non occupa tutta 
la lunghezza del tergo—pleurite. 

Adunque possiamo dire che si tratta di una distinzione del ter- 
gite dal suo pleurite, solo iniziale. Inoltre mancano sempre anche 
le traccie di sternopleuriti; cioè gli sterni, nell’addome, non danno 
frammentazioni laterali secondarie. è 

In tutti gli uriti, inoltre, l'orlo anteriore del tergite, come pure 
dello sternite (non però nel pleurite) si irrobustisce in una costa 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 


chitinosa trasversa (©, ©,), la quale devesi considerare per ante- 
costa e costituisce un vero fragma. Questo è orlato, il più spesso, 
in taluni tergiti e sterniti, da una leggiera espansione laminare 
ialina, occupante solo una parte mediana della antecosta e questa 
espansione può essere omologata all’acrosclerite (acrotergite od 
acrosternite) del segmento tipico. Negli Fosentomidae (fig. 83) tali 
espansioni sono più vistose e numerose. 

Per di più, nella famiglia Acerentomidae sono visibili e costanti 
anche altre linee trasverse, (fig. 24), parallele all’antecosta, che 
percorrono tutto il tergopleuro e ancora lo sternite e dividono 
questo e quello in tre regioni successive all’antecosta. Così con- 
siderata la parte all’ innanzi di questa (per quanto in taluni uriti 
ridotta solo a sottilissimo orlo ialino) assieme all’antecosta, deb- 
bonsi ritenere per acrosclerite; segue il prosclerite (pr) molto 
corto e la sutura tra questo ed il seguente si confonde sui lati 
coll’antecosta; viene poi il mesosclerite, (ms) corto esso pure, seb- 
bene meno del precedente e la cui sutura collo sclerite seguente 
non ha rapporti coll’antecosta. Finalmente viene il metasclerite (mt) 
molto lungo, almeno il doppio del precedente ed a questo va an- 
nessa anche la membrana intersegmentale (mbp) cioè verso il 
somite. successivo. Il metasclerite, negli uriti 1°-8°, ha due serie 
trasverse di setole variamente lunghe. Inoltre i tergiti 1°-6°, spe- 
cialmente negli Acerentomon, mostrano molto bene visibili gli apo- 
demi sagittali (©,)) (occupanti la linea mediana del mesotergite) 
(fig. 20). 

Negli Fosentomidae le dette suture fra i singoli seleriti dei ter- 
giti e degli sterniti, come pure l’apodema sagittale non si vedono. 

Diversificano poi gli uriti fra di loro, oltre che per le dimensioni, 
le quali vanno scemando dal 3° al 1° e dal 3° al 12°, come si disse, 
e scemano, sia per lunghezza che per larghezza, anche per altro. 

Anzitutto i primi tre uriti recano arti, ma su ciò diremo in 
seguito. 

Gli uriti 9° al 12°, formanti la coda dell'addome, (figg. 34-89) 
sono molto più corti dei precedenti, raggiungendo da una terza ad 
una quarta parte della lunghezza dell’ 8° urite ; inoltre sono ornati 
di una sola fila trasversa di setole. 

Il 1° sternite, in Acerentomidae, non mostra una antecosta visi- 


2 


siti ir 


18 ANTONIO BERLESE 


bile; questa è invece manifesta in Eosentomidae (fig. 23). I pleuriti 
dal 7° urite in poi sono a contatto col relativo sternite, mentre 


Sd negli uriti precedenti, tra il pleurite e lo sternite corrispondente 

fi; intercede notevole spazio. 

0 L'ultimo urite (12°) 0 pigidio è composto di due metà (tergite 

3 e sternite) fra di loro pressochè eguali, cioè semilunari o emidi- 
scoidali ed abbracciano l’ano, che è circondato da quattro papil- 

A lette carnose, due dorsali (Pad) e due ventrali (Pav), poco esertili | 
Di.‘ (figg. 61, 90 etc.). 


“Di Devesi ancora notare nell’addome l’apertura sessuale (Aas), che 
4 in ambedue i sessi è in forma di rima trasversa e si intercala tra 
11° ed il 12° sterniti (fig. 84); inoltre notinsi le aperture del 
paio di ghiandole addominali, che si apre sui lati dell’addome, 
immediatamente dietro l’orlo dell’ 8° urite, dopo la parte chitinosa 
del tergo pleuro, in regione pleurale (fig. 89 Ac4). 
b Arti del tronco. Ho detto altra volta che considero per zampe 
abortive anche le tre paia di corte appendici che appartengono al 
1°, 2°, 3° urite e che il Silvestri ritenne per vescicole e stili, da 
omologarsi a consimili organi dei Tisanuri ete. | | 

L’anatomia interna, rispetto alla muscolatura, farà vedere che o 
questa mia ipotesi è, anche da questo lato, appoggiata molto bene. | 

Adunque possiamo dire che gli Acerentomidi sono Artropodi 
forniti di sei paia di arti, tre toracali, tre addominali; queste ul- I 


no time però abortive. i 
ARTI TORACALI (7.3) (figg. 62-71). Vedremo una differenza tra | 

}: gli Acerentomidae e gli Eosentomidae in ciò che nei primi le zampe 
sono tutte più brevi e tozze che non nei secondi ed anche meno 

î differenziati i singoli segmenti, così che nell’insieme l’arto è di più | 


uniforme segmentazione e meglio conico. 
Confrontati fra loro però i diversi arti toracali differiscono spe- 
cialmente per le dimensioni, inquantochè quelli del primo paio sono 
sempre molto maggiori, cioè più robusti e più lunghi che non gli 
altri delle altre due paia, i quali si corrispondono tra loro assai 
È bene in tutto, sia nelle dimensioni che negli altri particolari. 
d Tutti si compongono di una breve cova (Cx) tronco-conica, la 
quale, sulla faccia ventrale (fig. 64), è tutta protetta da una pa- 
rete chitinosa triangolare, ma nella dorsale invece (fig. 63), mentre 


placa 


Cet 


remasali 4 2 n) n 3 o) ni 


3 


solo una stretta lista chitinosa transversa, distale, a guisa di ponte, 
eavalea sulla regione dorsale, il rimanente è occupato dalla aper- 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 19 


tura che comunica col corpo, oppure è difeso da semplice membrana 
sottile e incolora. 

L’anca articola più che altro su un fulero sternale, sito in con- 
tatto dello sterno, precisamente nella regione prossimale, là dove 
l’anca stessa viene in contatto collo sterno presso la linea sagit- 
tale. Il movimento dell’anca è perpendicolare a quello del trocan- 
tere, che si specificherà meglio. e 

Sembra mancare un fulero distale, esterno, che dovrebbe essere 
in rapporto col trocantino; può essere che esso non esista e ciò 
per permettere un molto ampio movimento a tutta la zampa, dal- 
l'interno all’esterno ed in alto, a complemento di quanto può fare 
il trocantere articolando sull’anca. 

Segue il trocantere (Tt), stretto, corto ed annulare, ma esso pure 
e sottile, lineare nella faccia dorsale, più larghetto nella ventrale; 
articola sul segmento precedente per due fuleri collocati su linea 
longitudinale (pel 2° e 3° paio) o trasversa (pel 1° paio) di guisa che 
il movimento suo è su un asse perpendicolare a quello del movi- 
mento dell’anca. Per le zampe del 2° e 3° paio tale movimento è 
decisamente in un piano trasverso, cioè dall’esterno all’interno. 

Viene poi il femore (Fm), cilindrico, breve, non troppo mobile 
sul trocantere. 

Il segmento, tra i maggiori che segue al femore è appunto la 
tibia (Tb), di forma cilindrica o leggermente subtroneoconica nelle 
zampe del 1° paio. La tibia è presso a poco lunga quanto il femore. 
Questi due segmenti sono fra loro a contatto nella regione dorsale 
ma in quella ventrale sono separati da largo tratto coperto di 
membrana, atto a permettere una energica flessione della tibia sul 
femore. Il movimento della tibia sul femore è a ginglimo e secondo 
un asse trasverso esattamente a quello longitudinale dell’arto. 

Infine viene il tarso (78), conico e lunghetto, composto di un 
solo articolo e disposto, rispetto alla tibia, come questa riguardo 
al femore e con movimenti conformi. Il tarso è terminato da una 
sola robusta unghia (U) falcata ed acuta che ha un piccolo tal- 
loncino (fig. 66) nella parte basale ventrale (Pa) destinato a tratte- 
nere l’unghia nella sua massima flessione. 


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20 ANTONIO BERLESE 


Merita speciale menzione uno scelerite (Sa) del tutto inusitato, 
che a guisa di lista chitinea semiannulare si intercala tra la tibia 
ed il femore e sta nella membrana della regione ascellare, fra que- 
sti due articoli. È un mezzo anello, che sembra un residuo di un 
articolo e non si estende alla regione dorsale dove la tibia è a 
contatto col femore. 

Cotale sclerite accessorio si trova in tutte le zampe toracali ed 
io non so trovarne omologo fra gli Insetti, mentre fra gli Arac- 
nidi è noto che uno o due articoli possono trovarsi intercalati fra 
quello che segue al trocantere e l’altro che precede il tarso. 

Le zampe toracali sono vestite di numerosi peli semplici. 

Gli arti toracali di questi Mirientomati sono caratterizzati da 
una omonomia dei segmenti quale si osserva appunto nei Miriapodi 
e in qualche basso Aracnide, oppure nelle larve metaboliche degli 
Insetti, ma che non si rileva negli altri Insetti dove la eteronomia 
è in vario grado evoluta. 

Ecco dunque un carattere di inferiorità molto più accentuata 
che non negli stessi Apterigoti. 

Contuttociò è da rilevarsi che il numero dei segmenti delle 
dette zampe è appunto di cinque, come non sempre si osserva in 
larve metaboliche di Insetti, quindi questi arti stanno fra quelli 
meno evoluti di alcune delle dette larve e tra quelli più differen- 
ziati degli Apterigoti. 

Osserviamo infine che negli Hosentomidae (figg. 68, 69) che dovreb- 
bero ritenersi più alti degli Acerentomidae, gli arti toracali non 
solo sono più lunghi e meno diversi per grandezza dal primo paio 
ai successivi, ma i segmenti tirano ad una certa differenziazione, in 
modo che appare una prima traccia di eteronomia, ciò che negli 
Acerentomidae non è affatto. 

Quanto alle differenze tra le diverse paia di zampe rilevasi che 
quelle del 2° e del 53° paio sono del tutto simili fra di loro e solo 
talora il 2° paio è appena sensibilmente più robusto del 3°. 

Le maggiori divergenze stanno fra il 1° paio ed i successivi, 
perchè il 1° paio è molto più robusto, cioè più grosso e più lungo 
ed ha assi di movimento, anche pei singoli segmenti, disposti in 
direzioni diverse e quasi perpendicolari ai corrispondenti delle al- 
tre due paia. 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 21 


Sensilli delle zampe del 1° paio. Negli arti del primo paio e più 
precisamente nel tarso, nella regione dorsale, a metà circa o nel 
primo terzo, tra i peli semplici e Imnghi circostanti apparisce un 
sensillo rappresentato da una piccola appendice a. guisa di pelo 
troncato, claviforme Ssb. 

Questo sensillo speciale si trova in tutte le specie di tutti i 
generi da me veduti, ha quindi carattere di generalità e perciò 
riesce importante; esso mi richiama sensilli del tutto conformi ed 
omologhi, anche per la ubicazione, che si riscontrano in taluni 
Acari, specialmente fra i Cryptostigmata. Un secondo sensillo, (Ssa), 
poco diverso da quello ora accennato, si trova talora più innanzi, 
sul dorso dello stesso tarso, ad un terzo circa dall’unghia. Inoltre, 
sulla faccia dorsale come sulla ventrale del tarso, si vedono (special- 
mente in Acerentomidae), moli sensilli piliformi (882), da non con- 
fondersi coi veri peli, perchè cilindrici, di euticola sottile ed ialini, 
nonchè subtroncati all’apice. Essi sono in numero, fra tutti, da 
10 a 12. Sono piliformi in A. doderoi, corti, lanceolati in A. mi- 
nimus (fig. 67), ete. 

ARTI ADDOMINALI (Aa), (figg. 72-75). Una notabile differenza 
devesi rilevare tra le due famiglie per ciò che riguarda gli arti 
addominali. Infatti, mentre negli Acerentomidae essi sono diversi, 
nel senso che quelli del primo urite sono più voluminosi degli 
altri e composti anche di due articoli (dei quali il secondo può 
essere retratto nel precedente) e quelli del secondo e del terzo 
paio sono tubercoliformi, piccolissimi, semplici, invece, negli Eo- 
sentomidae essi sono tutti eguali, cioè grandetti quanto il 1° degli 
Acerentomidae e con una vescicola apicale esertile. 

Noi possiamo veramente avvicinare queste appendici rudimen- 
tali, specialmente quelle biarticolate, al paio di appendici del 
1° urite, che si vedono in Campodea e che molti autori ritengono 
piuttosto per arti abortivi anzichè per omologhi delle appendici 
ancestrali degli altri Tisanuri e dei Symphyla. 

La muscolatura, che farà vedere molto cospicui muscoli dorso— 
ventrali pel 1° paio di tali appendici in Acerentomidae e per tutte 
le paia in Eosentomidae, verrà in soccorso della tesi che si tratti 
di veri arti rudimentali. 

Anche la loro ubicazione rispetto allo sternite è quella degli 


ANTONIO BERLESE 


arti veramente e non quella delle appendici ancestrali. Queste sor- 
gono dall’estremo orlo posteriore dello sternite, come dipendenti 
dal metasternite, mentre gli arti, come ho mostrato nell’anatomia 
degli Insetti (1), debbonsi considerare per estroflessioni del meso- 
sternite. 

I rapporti col mesosternite sono più manifesti che mai negli 
Eosentomidae, (fig. 23), conforme si vedrà meglio a proposito della 
detta famiglia e nella questione relativa a tali appendici, che si 
farà più innanzi nella morfologia. 

Si vede dunque che il 1° articolo di questi arti addominali dei 
Myrientomata, come del 1° di Campodea si trovano sui lati dello 
sternite al quale appartengono, tra questo e l’epimerite, appunto 
dove stanno e di dove sorgono gli arti veri degli Insetti. 

Negli Fosentomidae, il rapporto fra il primo segmento o coxa di 
tali arti e la parte dello sternite che appartiene al mesosternite 
veramente è molto palese, inquantochè il mesosternite stesso si 
estende fino sopra ed in contatto colla detta coxa e si vede benis- 
simo che il rapporto è lo stesso appunto che per le coxe delle 
zampe toracali. 

Pegli Acerentomidae (fig. 21) i rudimenti degli arti del 2° e 3° 
paio addominali sono alquanto più in basso e poichè si veggono si- 
tuati quasi nell’angolo dell’orlo posteriore col laterale dello sternite, 
si può supporre che appartengano al metasternite, ma ciò contra- 
sterebbe con quanto fanno vedere le appendici meno ridotte del 
1° urite negli stessi Acerentomidae e di tutte le paia in Zusentomidae, 
eppure non si può certo mettere in dubbio Vomologia fra tutte que- 
ste appendici, sia pure a diverso grado di riduzione. 

Si deve dunque ritenere che lo spostamento più in basso, per 
parte delle piccole appendici del 2° e 3° urite in Acerentomidae 
rappresenti una condizione di cose secondaria e senza importanza 
nella quistione. 

Squama genitale (figg. 91-109). In ambedue i sessi di tutte le 
specie si vede il condotto estremo degli organi genitali terminare 


(1) A. BERLESE, Gli Insetti, parte prima, Milano 1904-1909. Questo libro è 
qui citato più volte. 


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MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 25 


con una appendice a figura definita e costante, in parte bene 
chitinizzata, con produzioni piliformi ete. (almeno nel maschio), 
essenzialmente bifida. 

Si sarebbe tosto tentati di pensare ad uno sternite o ad una 
parte di esso modificatosi attorno alla apertura sessuale, in aiuto 
dell’opera di generazione, come è pel periandrio degli Insetti o di 
altre appendici sessuali per le femmine. 

In questo caso però si tratterebbe di derivati delle sole appen- 
dici ancestrali, perchè lo sternite 11° è completo come tutti i pre- 
cedenti e come il 12°. 

È però assai malagevole il decidere tale questione mentre si 
affaccia Valtra ipotesi ancora che dette squame genitali possano 
dipendere da semplici ispessimenti chitinosi, molto differenziati nei 
maschi, dell’estremo eiaculatore come dell’ovidutto. 

Quanto ai muscoli, che pure si trovano a muovere le diverse 
parti di tali squame e sono vistosi, nel maschio specialmente, essì 
possono benissimo rappresentare una speciale modificazione ed adat- 
tamento delle fibre annulari che avvolgono 1’ estremo tubo di sca- 
rico dei prodotti sessuali. Si tratterebbe dunque, in questo caso, 
pel maschio di un vero perifallo e per la femmina di una arma- 
tura omologa. 

Questo modo di considerare le dette squame mi sembra il mi- 
gliore ed in questo caso si dovrebbe riconoscere che nessuno ster- 
nite prende parte alla formazione della armatura sessuale, così 
come si vede appunto anche in molti Apterigoti, ma non è più nei 
Pterigoti anche bassi. 

Si potrebbe chiamare pene la squama genitale maschile e peri 
ginio quella femminile. 

È da notarsi la costanza del tipo per ciascuna di queste ap- 
pendici. 

In ambedue i casi si tratta di un complesso a più articoli, cioè 
con una parte endoscheletrica di sostegno (perifallo, periginio) rap- 
presentata da due appendici bacilliformi, pari, prossimali e che 
formano di poi, distalmente, una specie di guaina, perchè ciascuna 
metà viene a contatto con quella del lato opposto, da cui poi di- 
verge, terminando in un mucrone (femmine) con una appendice fili- 
forme nel maschio. 


ANTONIO BERLESE 


Una parte estrema (pene, acroginio) è essa pure biarticolata e 
divisa in due lobi laterali attorno al foro sessuale. 

Questa seconda parte, estrema, può retrarsi nella precedente. 

Su questo tipo comune tutte le appendici d’ambo i sessi sono 
conformate ed è da rilevarsi che le differenze generiche e specifi- 
che sono addirittura minime, tali dunque che difficilmente possono 
servire in sistematica, quando non aiuti la rispettiva grandezza di 
tutta la squama, a seconda delle specie. 

Le squame sono molto profondamente retrattili e rientrano sino 
nell’8° urite e possono di poi protendersi (fig. 90) traverso l’aper- 


tura sessuale, che a guisa di rima trasversa si è detto aprirsi 
tra V 11° ed il 12° sternite e possono fuoriuscire (specialmente nel 
maschio) molto più in là dell’apice estremo dell’addome. 
Trattandosi però, secondo il modo anzidetto di vedere, piuttosto i 
di organi dipendenti da modificazione dell’estremo condotto geni- i 
tale che di veri e propri sceleriti dell’esoscheletro, se ne tratterà 
più diffusamente a proposito degli organi genitali, nella anatomia 
interna. 


FAMIGLIE. 


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Considerato il gruppo come un sottordine almeno, da introdursi 
per ora fra i Miriapodi, se non di un vero e proprie ordine di 
Artropodi da situarsi tra i Miriapodi e gli Insetti, la maggiore 
divisione delle dieci specie sinora note in due grandi sezioni, con- 
ferisce a queste dignità di famiglia, tanto più che le diversità fra 
i due gruppi minori dipendono da caratteri di grande rilievo e 


Porn 


certo più importanti di quelli che possono reggere i singoli ge- 
neri, i quali diversificano tra loro (Acerentomon ed Acerentulus) per 
rariazioni di minor conto, riferibili agli organi boccali ete. 

Le due famiglie discordano sopratutto per la presenza 0 man- 
canza di un apparato respiratorio e sia questo solo carattere suf- 
ficiente a distinguerle ; cioè : 

MYRIENTOMATA stigmis et trachaeis omnino destituta . . . . . 
tl RETE LR . Fam. ACERENTOMIDAE. 
— stigmis et trachaeis aucta. Fam. EOSENTOMIDAF. 


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MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 


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Familia II — ACERENTOMIDAE. 


Stigmata et tracheae omnino nullae. 

Mandibulae et marillae apice plus minusve acute styligerae. 

Thorax minus differentiatus quam in familia Eosentomidae. 

Terga et sterna totius trunci sulcis transversis, singula sclerita di- 
videntibus, bene manifestis. 

Tergopleurum octavum ad latera margine postico in pecten fimbria- 
tum desinente. 

Terga omnia e tertio toracale usque ad sextum abdominale apode- 
mate sat breve sagittale in mesotergite aucta. 

Pedes primi paris caeteris valde robustiores; quarti, quinti et se- 
xti obsoleti sed quarti paris biarticulati, caeteris robustiores ; caeteri 
conici, papilliformes, perparvuli. 

Huius familiae genera hucusque nota sunt: ACERENTOMON Silv.; 
ACERENTULUS Berl. 


La famiglia presente differisce da quella degli ZHosentomidae per 
alcuni caratteri di molto rilievo e che distinguono, senza più, i due 
generi Acerentomon ed Acerentulus dagli Eosentomon, mentre i due 
‘primi gruppi convergono e sono prossimi (per quanto distinti bene 
fra di loro) per molti caratteri comuni. 

Nessuna diversità si manifesta fra le due famiglie, per quanto 
riguarda la generale fabrica del corpo e l'aspetto d'insieme, così 
che il comune tipo dell’ordine è bene mantenuto, ma l’esame più 
attento mette in rilievo le notevoli discrepanze, per le quali è giu- 
stificata la fondazione di due distinte famiglie. 

Si vedrà inoltre che di queste, la presente può sembrare, per 
taluni caratteri la meno evoluta, come quella che ha minore affi- 
nità cogli Insetti, e ciò non solo per la deficienza di un qualsiasi 
apparato respiratorio, ma, per la minore differenziazione del to- 
race, degli arti e per la speciale disposizione dei muscoli del tronco, 
molto dissimile dal tipo degli Insetti. 

Il capo mostra i caratteri che si sono già indicati per l’ordine. 
Il cranio presenta molto cospicue alcune strie trasverse, le quali 
ne percorrono la superficie dorsale e di poi si flettono sui lati ap- 


ANTONIO BERLESE 


parendo quindi al ventre su quella porzione della capsula cranica 
che occupa parte della regione gulare, e che si è detto poter rap- 
presentare la primitiva divisione del capo in 6 somiti (figg. 29-31). 

Tali linee sono molto bene marcate specialmente in Acerentomon. 

I pseudoculi sono più rilevati e cospicui che non nella famiglia 
seguente. 

Il labbro superiore si prolunga in un processo stiliforme, più 0 
meno lungo negli Acerentomon, ma invece riesce ottuso o fornito 
di piccola espansione ialina negli Acerentulus. 

Le mandibole sono in forma di stilo lunghetto, esse si trovano 
appena sotto la parete cranica, sono molto bene retrattili e pro- 
trattili e, quando tutte ritirate, il loro apice libero non sporge oltre 
il labbro superiore. La parte apicale, o stilo (st) propriamente 
detto può essere più o meno gracile ed acuta, a seconda del ge- 
nere, poichè essa è sottilissima, acutissima e lunga oltre la metà 
dello stipite che la porta, nel genere Acerentomon; ma è cortis- 
sima, invece, e robusta negli Acerentulus. In un caso e nell’altro 
però essa è sempre acuta ed atta solo ad incidere. 

Le mascelle, tutte celate nel capo durante il riposo, mostrano 
cardine, stipite, lobi interno ed esterno, cioè /acinia e galea, non- 
chè il palpo molto bene distinti. La galea (G4) è triangolare, più 0 
meno acuminata, membranosa, ialina. La lacinia (Le) è rappresen- 
tata da due appendici stiliformi acute, simili allo stilo della man- 
dibola; tra loro di lunghezza diversa o subeguale, che però possono 
variare molto di lunghezza nei diversi generi, essendo lunghissime 
(più dello stipite) e diverse per la lunghezza fra loro in Acerento- 
mon, invece molto corte e subeguali in Acerentulus, nel qual ge- 
nere adunque l’insieme della lacinia assume l’aspetto di una chela, 
però senza denti. 

Si vedrà che nella famiglia Zosentomidae questi organi sono 
abbastanza diversamente configurati. 

Il palpo (Pm) è composto di quattro articoli, dei quali il secondo 
può essere completamente ritirato entro il primo e perciò tra que- 
sto ed il secondo è interposto un lungo manicotto (mi) membra- 
noso, che permette la retrazione e protrazione del rimanente palpo. 
L’articolo terzo è il più lungo e l’estremo termina con alcune ap- 
pendici spiniformi disposte a palma (pl). 


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MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 27 


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In complesso adunque anche le mascelle rappresentano organi 
capaci solo di pungere. 

Il labbro inferiore risulta composto di un pezzo trasverso (Li) 
che rappresenta l’insieme del mento e del submento, od almeno il 
mento, e di due pezzi pari pochissimo retrattili e protrattili, 
triangolari, uniti per membrana al mento e che corrispondono ai 
pezzi palpiferi degli Insetti. Questi pezzi recano infatti un palpo 
(labiale) (P7) e terminano con due lobi, dei quali V’interno, mem- 
branoso, triangolare, ialino (Gli) può essere richiamato alla galea 
delle mascelle e esterno, stiliforme (Lel?), poco diverso da una ro- 
busta setola, si potrà omologare alla lacinia delle mascelle. 

Il palpo labiale è tipicamente di tre articoli, come bene si 
vede negli Acerentomon, ma negli Acerentulus cotali articoli sono 
assai poco bene distinti fra di loro tanto che il palpo sembra 
risultante da una sola piccola e corta papilla, armata però come 
negli Acerentomon. In questi adunque i tre articoli, subeguali in 
lunghezza, sono bene distinti fra di loro e l’ultimo, sottile e lun- 
ghetto, termina con quattro appendici stiliformi, disposte a ventaglio. 
Sul dorso del primo articolo si vedono due appendici più o meno 
lanceolate, (/°sr) ialine, che debbono rappresentare speciali sensilli. 

Nel capo non è manifesta, per trasparenza, la carena (interna) 
sagittale, in regione del vertice che è molto bene visibile in Eosen- 
tomidae. 

Torace. La diversità tra il torace degli Acerentomidae e quello 
degli Fosentomidae risiede in una maggiore differenziazione pa- 
lese in questi ultimi quanto a generale fabrica, poichè i toraco- 
somiti 2° e 3° sono molto più differenti dagli uriti di quello che 
non sia negli Acerentomidae. Ancora tale diversità è più accen- 
tuata per lo sviluppo degli arti, che sono rispettivamente più 
lunghi negli Eosentomidae e con segmenti meno eteronomi. Con- 
tuttociò, più attentamente considerando ad es. gli apodemi, è pos- 
sibile ammettere che in realtà negli Acerentomidae sia manifesto 
un progresso per la riduzione grandissima degli apodemi tergali 
sagittali che non sono carattere da richiamarsi agli Insetti. 

Per tutto il rimanente relativo ai tergiti si può richiamarsi a 
quanto ho detto nelle generalità del gruppo. 

Gli stiti toracali degli Acerentomidae sono caratterizzati, in 


25 ANTONIO BERLESE 


confronto degli omologhi pezzi degli Hosentomidae, dalla ubicazione 
e conformazione degli apodemi. Questi, nella famiglia di cui di- 
ciamo al presente, si limitano ad una posteosta lineare, che mar- 
gina parte dell’orlo posteriore dello sternello. Mai si trova, nei 
due generi Acerentomon ed Acerentulus, alcuna altra maniera di 
apodemi negli stiti toracali. 

Inoltre si può aggiungere, che, almeno nel genere Acerontomon, 
è bene manifesta la distinzione fra sterno e sternello, sebbene 
non rappresentata da un solco trasverso, ma da semplice diffe- 
renza di scultura. Noto che il limite anteriore dello sterno è 
molto incerto e si diffonde nella cuticola molle circostante, così 
che non sempre è possibile delimitarne il confine. 

Gli arti toracali degli Acerentomidae sono caratterizzati da una 
poco accentuata eteronomia dei segmenti; inoltre sono proporzio- 
natamente più brevi dei corrispondenti degli Hosentomidae. Ancora 
debbo rilevare che tra il secondo ed il terzo paio di arti non ap- 
parisce aleuna differenza sensibile quanto a grandezza. Sono però 
ambedue, come sempre per le specie di tutto l’ordine, minori assai 
di quelli del primo paio. 

Quanto agli sceleriti che circondano le coxe, debbo rilevare 
l’incerta presenza dell’epimerite per gli arti del primo paio, @ 
meno che non sia esso rappresentato dallo scudetto più chitiniz- 
zato che si trova al dorso sul lobo omerale (Em ?). 

Ma per le altre paia sono sempre assai bene definiti i due sele- 
riti semiannulari che ho detto doversi ritenere corrispondenti al- 
l’epimerite ed alla subeoxa. 

Nelle specie piccolissime, come sono ad es. 1’ Acerentulus mini- 
mus e più ancora VA. perpusillus, la differenza nelle dimensioni 
fra Je zampe delle due paia posteriori, in confronto dell’anteriore, 
scema notevolmente ed ancora questi ultimi arti, specialmente nel- 
VA. perpusillus, hanno articoli ovoidali piuttosto che cilindrici, ciò 
che conferisce agli arti stessi un singolare carattere di debilità. 

Gli uriti degli Acerentomidae sono caratterizzati: 1° dalla pre- 
senza di solchi molto bene visibili che ne distinguono i vari scele- 
riti e ciò tanto per i tergopleuriti che per gli sterniti tutti (meno 
il 12° urite); 2° per la separazione, evidente almeno in taluni uriti, 
dei tergiti dai rispettivi pleuriti. 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 29 


Consideriamo un urite più davvicino di quanto si è fatto nella 


| parte generale; vediamo così la fig. 24 dove l’urite 5° dell’Aceren- 


tomon doderoi è tutto disteso e fa vedere aperto l’anello, cioè il 
tergite e lo sternite di seguito sulla stessa linea trasversa. 

Il tergite (5 #) mostra l’apodema trasverso (6%) od antecosta nel 
quale è assorbito l’acrotergite. Non si vede la squama sagittale 


(omologa del fragma) che è così grande invece negli Zosentomidae 


(fig. 83 ss), ma la parte mediana dell’apodema stesso è sempli- 
cemente ingrossata e prodotta alquanto all’innanzi. 

Però negli Acerentulus vedesi una squama marginante, sottile, 
ialina, che qui non è manifesta. L’apodema, sui lati, sempre però 
esclusivamente nel tergite propriamente detto, si biforca nei due 
bracci, superiore ed inferiore (©0bs, 40) che comprendono una por- 
zione triangolare, da omologarsi alla squama celavicolare, così bella 
e grande negli Zosentomon. 

Ora si vede bene che là dove lapodema stesso si arresta, nei 
lati del tergite, apparisce la spaccatura longitudinale (x), che inizia 
la separazione del tergite propriamente detto dall’epimerite (Em), 
che a guisa di scudo rettangolare fiancheggia il tergite ed occupa 
i lati del corpo. 

Allorchè l’animale ha Vaddome poco turgido, questa porzione 
epimerale si colloca a ridosso del tergite, sulla sua faccia interna 
ed allora è il tergite stesso, che coll’orlo suo estremo laterale, se- 
condo la linea x viene in contatto dell’orlo laterale dello sternite. 

Ma se l’addome è turgido 1 epimerite (Emu) segue al tergite 
sulla sua curva semplicemente arcuata e così si interpone, sulla 
faccia laterale, tra il tergite e lo sternite e da questo rimane disco- 
sto per un tratto lineare membranoso, come si vede nella figura 17. 

Ora, negli Acerentomon, soltanto il primo urite mostra una in- 
completa separazione del tergite dal pleurite od epimerite che dire 
si voglia, come si è detto nei caratteri dell’ordine, ma tutti gli 
altri uriti, meno il 12°, hanno bene distinti gli epimeriti, ed è 
quindi intero il tratto divisorio come è indicato da . 

Negli Acerentulus i primi uriti non mostrano traccia di sorta 
di divisione, come è indicato in a, ma questa comincia solo nel 
5° urite (fig. 61) per VA. confinis ed interessa solo la metà an- 
teriore del tergite, mentre comincia nel 6° pel VA. fiarneus ete. 


ANTONIO BERLESE 


Ancora debbo notare che l’epimerite non è tutto egualmente 
chitinoso, ma una sua metà longitudinale estrema, parallela al. 
l'orlo laterale è più debolmente chitinizzata e la cuticola si mo- 
stra quasi punteggiata, come negli sterni, nell’ estremo laterale del 
pronoto, nello seudetto rappresentante forse l’epimero del 1° paio 
(Em?) ete. 

Rilevo ancora che nell’epimerite si vedono sempre due o tre 
peli (epimerali), dei quali uno anteriore sulla linea di quelli ante- 
riori del tergite propriamente detto, e due sulla linea dei poste- 
riori. 

xli sterniti hanno forma di trapezio, però lo sternite del primo 
urite ha il lato anteriore più lungo del posteriore e ciò per 
dar posto agli arti addominali «del 1° paio, che, essendo grossi e 
conformati come quelli degli EHosentomidae, costringono lo sternite 
ad assumere questa figura, che è comune a tutti e tre gli uroster- 
niti primi, negli Hosentomon, appunto per la indicata ragione. 

Ma gli altri urosterniti, (fig. 19), fino al 5°, hanno il lato poste- 
riore più largo dell’anteriore; nel 6° sono subeguali e nei seguenti 
il margine posteriore è più corto dell’anteriore. 

Tolto il 1° ed il 12° sternite, tutti mostrano molto evidente lapo- 
dema sagittale anteriore (antecosta) (,), che come un robusto orlo 
chitinoso margina lo scudo e nel mezzo è più o meno prodotto 
alquanto all’ innanzi e talora anche marginato da una leggiera 
squama subialina. Il detto apodema raggiunge gli orli laterali 
dello sternite. 

timane dunque sempre e senza veruna eccezione, tutto il pleu- 
rite od il tratto del tergopleurite che lo rappresenta nei somiti 
nei quali esso non è distinto, senza alcun apodema, cioè il suo orlo 
anteriore non è affatto ingrossato a mo’ di apodema. Degli apo- 
demi sagittali nei tergiti si è già detto abbastanza. 

Veniamo ora alle strie che dividono gli sterniti ed i tergiti 
nel quattro scleriti, come si è più volte detto. 

Pel tergite si vede che subito dietro al suo apodema transverso 
ed affatto parallelo a questo, una linea ben netta e marcata, tras- 
versa, non ondulata, discosta dall’apodema quanto è lo spessore 
dell’apodema stesso, traversa tutto il tergite; incontra, con angolo 
molto acuto, il braccio inferiore (wbi) del detto apodema, decorre 


elle 


sede Latemar tibetani 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA S1 


sull’orlo anteriore del detto braccio e così raggiunge Vorlo late- 
rale del tergite stesso, cioè il solco 7; traversa anche questo senza 
interrompersi e passa nell’epimerite, che incide tutto di traverso, 
portandosi leggermente innanzi fino a raggiungere l’orlo laterale 
del pleurite medesimo. | 

Questo primo solco divide il protergite (pr) dal mesotergite (ms). 

Un altro solco sta più in basso, presso a poco parallelo al pre- 
cedente, da cui è discosto circa due volte lo spessore dell’apodema. 
Questo altro soleo non incontra mai l’apodema stesso ma si dirige 
sui lati passando sotto il braccio inferiore del detto apodema, ben 
discosto da questo; così traversa il solco x, nel quale pure è bene 
impresso e va nell’epimerite. Quivi giunto si curva in giù e si 
perde prima di raggiungere l’orlo laterale del pleurite. 

Questo secondo solco divide il mesotergite (ms) dal metater- 
gite (mt), che così rappresenta la più larga parte del tergite me- 
desimo. 

In questo metatergite sono due file trasverse di peli, luna più 
vicina al solco meso-metatergale, l’altra affatto sull’orlo posteriore 
del metatergite. 

Quanto allo sternite (5s), il solco che divide il prosternite dal me- 
sosternite è leggermente arcuato, colla convessità rivolta verso Vin- 
nanzi e sui lati si flette molto all’indietro, mentre nel mezzo si 
accosta all’apodema. Così rimane distinto un prosternite (pr) molto 
stretto nel mezzo e più larghetto sui lati. 

Il soleo che separa il mesosternite dal metasternite è esso pure 
arcuato, con convessità all’ innanzi, ma meno del precedente, al 
quale dunque non è parallelo e separa un mesosternite larghetto, 
ma non così che raggiunga neppure la metà del metasternite. 
Questo dunque ha forma largamente ovale e contiene le due serie 
trasverse di peli, da paragonarsi a quelle del tergite e di cui la 
posteriore è esattamente sull’orlo posteriore del tergite medesimo. 

Infine, (ciò che è anche negli Eosentomidae) è distinta la parte 
membranosa seguente agli scudi bene chitinizzati che appartiene 
all’urite come fascia marginante posteriormente il tergite e lo 
sternite (mbp) e si distingue per un solco dal resto della membrana 
intersegmentale che margina all’innanzi tergite e sternite del 
segmento successivo (mbi). 


32 ANTONIO BERLESE 


L’ 8° urite (fig. 84-86; 87, 85) ha negli Acerentomidae alcuni ca- 
ratteri che lo distinguono dai precedenti, anche più marcati che 
non negli Hosentomidae. 

Anzitutto la porzione che corrisponde al prosclerite (pr) sia nel 
tergite come nello sternite come nell’epimerite è molto più pallida, 
cioè meno chitinizzata, della rimanente cuticola che viene dopo 
e forma gli scudi duri del segmento. Inoltre questo prosclerite è 
marcato da una non bene definita linea trasversa, parallela agli 
apodemi ed al solco promesoselerale (che è perfettamente rettili- 
neo tanto al dorso che al ventre, come sui lati). 

Lo spazio interposto tra detto solco pro—-mesosclerale e la linea 
sopradetta che decorre traverso il prosclerite è dovunque, sia cioè 
al dorso che sui lati, come al ventre, tutto marcato da una fitta 
striatura longitudinale, cioè da gran numero di linee parallele. 

Quanto al solco meso-metasclerale esso è rappresentato al dorso 
ed al ventre da una serie di punti grossetti, presso a poco equi- 
distanti fra loro e molto bene visibili (fig. 84). 

Infine, il tergite mostra l’orlo posteriore, sui lati, alquanto pro- 
lungato all’indietro (più negli Acerentomon che negli Acerentulus) 
e tutto dentellato, con dentelli più o meno lunghi a seconda delle 
specie, più lunghi nelle specie grosse che non nelle minori. Cotale 
dentellatura è manifesta anche nell’orlo posteriore del pleurite 
(fig. 90). 

La indicata scultura e dentellatura appartiene al solo 8° urite. 

Quanto alle squame genitali in ambo i sessi mi rimetto a ciò 
che più diffusamente dico a proposito degli organi sessuali. 

Gli arti addominali degli Acerentomidae hanno speciale configu- 
razione, molto differente da quella degli Eosentomidae, poichè men- 
tre in questi ultimi essi sono fra loro tutti perfettamente eguali, 
invece negli Acerentomidae molto diverso è il primo paio dai suc- 
cessivi e soltanto il detto primo paio somiglia, per grandezza e 
fabrica, a tutte le tre paia degli Hosentomidae, ma il 2° e 3° degli 
Acerentomidae sono molto diversi e senza corrispondenti nell’altra 
famiglia, quanto a conformazione. 

Il primo paio di arti addominali (figg. 72-73; A) è composto di ‘al- 
meno due articoli a cuticola bene chitinosa, diversi fra loro in 
grandezza. Il primo o basale è cilindrico, quattro o cinque volte 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 


| più lungo del successivo ed anche più largo ; termina troncato di- 
rittamente, ma nella base è troncato obliquamente così che la sua 
faccia interna (fig. 73) è molto più corta di quella esterna (fig. 72). 
Ambedue le faccie hanno tre peli ciascuna verso l’estremo apicale. 

Segue il secondo articolo, che è a guisa di anello abbastanza 
corto e non reca peli. 

Tra il primo ed il secondo articolo noto, sulla faccia esterna 
dell’arto, visibile un piccolo ed incerto selerite (as) che ricorda il 
pezzo ascellare intercalato fra il femore e la tibia negli arti to- 
racali. 

Questo piccolo pezzo che si definisce male, non è palese negli 
Acerentulus. 

Dal secondo articolo può essere protrusa una vescichetta (w) 
emisferica, molle, carnosa, che, a guisa di cupola, termina al- 
l’estremo il secondo articolo medesimo. 

Questo può essere tutto retratto entro il precedente, mercè un 
muscoletto che va sino nella vescichetta. 

Le altre due paia (figg. 72, 753; B, €) di arti addominali sono 
del tutto simili fra loro, composte di un solo articolo piantato su 
un piccolo rilievo carnoso e si mostrano a guisa di cornetti simili 
per forma all’ultima falange d’un dito umano; terminano dunque 
ottusi e recano, verso l’apice, due brevi setole. Questi rudimenti 
di arti sorgono nella membrana fra lo sternite a cui appartengono 
ed il successivo, all’angolo latero-posteriore del loro sternite men- 
tre quello del primo paio sorgono molto più innanzi, circa verso 
la metà del margine laterale del 1° sternite e giacciono nella mem- 
brana tra questo e la parte ripiegata al ventre del corrispondente 
. tergopleuro. 

Sono le due paia 2° e 3° degli arti addominali in Acerentomidae 
veramente omologhi di quelli del 1° paio ? 

Considerando gli Fosentomidae è molto difficile negare tale omo- 
logia, ma è n fatto però che la disposizione e la fabrica di tali 
tre paia di arti addominali in Acerentomidae ricorda mirabilmente 
quanto si vede in Campodea, pel quale insetto la omologia tra le 
appendici ancestrali del 1° urite e quelle degli altri uriti è tut- 
 tavia in discussione. 

Non voglio però entrare oggi in cosìifatta questione. 


"pur 


La famiglia Acerentomidae si divide nei due generi seguenti: 

Labium superius in mucronem longum, styliformen productum; ma- 
fe. rillae primi paris lacinia in stylis duobus perlongis, desi- 
nens; palpus labialis articulis 4 distinctis compositus . . . 


d LAMPI DIRSI 2. GAS NA AGRRENTOMON Stai 
N 
D Labium superius haud in mucronem productum, obtusum; marillae 
k/ primi paris lacinia in stylis duobus brevibus, curtam chelam 
Ta simulantibus desinens; palpus labialis articulis 3  distinetis 

COMPOSÒU8 «+ . . + i MERAGRRENZUOLUS E Be0o 
LE 
” Gen. Acerentomon Silv. 1907. 

(a= sine; xipas = antenna; #vropov = insectum). 

7 
SE Silvestri, loc. cit. 
<P Labium superius in mucronem plus minusve longum, peracutum, 


totum bene chitineum valde productum. 

Mandibulae stylo perlongo, acutissimo, stipitem eundem mandibulae 
Di longitudine aequante terminatae. 

Maxillae primi paris lacinia in stylis duobus longissimis et exilli- 
mis, stipitis ciusdem longitudinem aequantibus vel superantibus pro- 
SR ducta. Palpus maxillaris articulis quatuor (bene chitineis) compositus, 

% ex quibus postremus cylindricus, bene manifestus. 

Mawxillae secundi paris, palpo bene triarticulato, articulis ommibus 
Bo. bene distinctis et manifestis; postremo cylindrico, gracile, sat longo 
et conspicuo. 

‘ Articuli postremi abdominis, sive 9°-12°, percurti et multo  stri- 
“i ctiores quam octavus in quo ommino retrahi possunt ita ut abdomen, 
bi în animalculo non extenso, postice truncatum adpareat; denique 
"M optime exertiles. 

3 ì Species typica : Acerentomon doderoi Silv. 


SANI Il carattere per cui subito si distinguono le specie di questo 
Di. genere dagli Acerentulus è quello mostrato dal labbro superiore, 
i come pure dalla speciale forma che il corpo assume in caso di 


i MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 55 


massima retrazione, per l’ingresso totale degli ultimi uriti dal 9° 
al 12° nell’8°, che così completamente li nasconde e di questa guisa 
l’addome apparisce troncato nettamente dopo 18° urite. 

Più minutamente osservando gli organi boccali si notano diffe- 
renze di importanza anche maggiore e che giustificano pienamente 
la distinzione del presente genere dagli Acerentulus. 

Difatti, in tutti questi ultimi la parte apicale della mandibola 
e la lacinia della mascella sono molto più corte che non negli 
Acerentomon e non hanno aspetto di stiletto, bensì di robusto e 
breve coltello. 

Si vedranno differenze anche nei palpi, specialmente quanto al 
numero dei segmenti e ciò sia nei mascellari che nei labiali. 

Negli Acerentomon lo stilo della mandibola (fig. 35) o sua parte 
apicale chitinosa è lunghissimo e sottilissimo, aghiforme, raggiunge 
la lunghezza o la supera della parte basale o stipite. 

Così pure la lacinia delle mascelle (fig. 36) è composta di due 
stili, dei quali il più interno (/,), che è il più breve, pure eguaglia 
la lunghezza dello stipite stesso della mascella o poco meno; lo 
stilo esterno (7,) è poi di un terzo più lungo dell’interno. 

Il palpo mascellare si compone del segmento basale tanto largo 
che lungo, cilindrico. 

Segue il manicotto membranoso che permette la retrazione, del 
rimanente palpo nel 1° segmento. 

Il resto del palpo è composto di tre segmenti perfettamente de- 
finiti, dei quali quello seguente al manicotto (2° segmento) è breve, 
tanto largo che lungo ; il terzo è il doppio più lungo che largo e 
sembra mostrare una incompleta divisione trasversa; segue Vul 
timo (4°), sottile, cilindrico, lungo quanto mezzo il precedente e 
terminato da cinque o sei peli corti disposti a palma (pl). 

Adunque in tutto, oltre al manicotto membranoso, quattro seg- 
menti perfettamente definiti. 

La mascella del 2° paio, ossia la metà della parte estrema del labbro 
inferiore (fig. 37) ha una galea (Gl) molto acuta, anzi terminante 
in breve stilo acutissimo ; la parte (Zel?) che potrebbe omologarsi 
alla lacinia della mascella del 1° paio, è rappresentata da un lun- 
ghissimo stilo affatto setoliforme, però molto maggiore delle circo- 
stanti setole visibili sul rimanente orlo esterno del pezzo palpifero. 


ANTONIO BERLESE 


Il palpo è decisamente di tre articoli ; il basale breve, più largo 
che lungo, porta al dorso la setola lanceolata speciale ; il secondo 
cilindrico, molto più stretto del precedente, appena più lungo che 
largo e finalmente l'estremo, del tutto distinto e definito, cilin- 
drico, lungo più del precedente, sottile e coi soliti peli disposti a 
palma all’estremo. 

Altre differenze rilevansi ancora per ciò che riguarda gli uriti 
estremi, componenti la coda, cioè dal 9° all’11° (fig. 34). 

Essi sono molto corti, vittiformi, assai più brevi che negli Ace- 
rentulus ed inoltre mostrano gli apodemi trasversi (©,), sia degli 
sterniti che degli uriti, corti nel mezzo, ma dilatati sui lati e pro- 
lungati in una squama triangolare, molto vistosa specialmente per 
l’urite 9°; meno pel 10°, quasi nulla per V11°. 

Invece, negli Acerentulus, tutta la parte apodemica dei detti so- 
miti ultimi è lineare, strettissima, di spessore dovunque uniforme. 

Gli Acerentomon rappresentano le forme massime del gruppo. La 
maggiore è PA. doderoi, appena più piccola è VA. mierorltinus. 


SPECIES GENERIS ACERENTOMON. 


Maius (ad 1900 p. totum ommnino extensum)s; labium superius pro- 
cessu mediano perlongo (ad 40 p. long.). A. DODEROI Silv. 
Aliquanto minus (ad 1600 p. long. omnino extensum) ; labium supe- 
rius processu mediano percurto (ad 15 p. long.) . +... . 

ele a ST a AL IMECRORHINU SADE Noi 


Acerentomon doderoi Silv. 


F. Silvestri. Descrie. di un nuovo genere di Insetti Apterigoti, (in « Bollett. 
Lab. Zool. gen. agr. Portici », 1907, p. 296). 

A. Berlese. 0ss. int. agli Acerentomidi, (in « Redia », vol. V ; fasc. 1° p. 110); 
Acerentomon maius. 


A. saturate ochraceo-aurantiacum (1); labio superiore in spinam 
valde longam producto; ad 1900 p. long. (maxime elongatum acidi ope). 


(1) Il Silvestri scrive « Fferrugineum » però questo non è il colore di alcun 
Acerentomide allo stato normale, che è invece sempre di un bel giallo tra l’oera- 
ceo ed il ranciato. Ho visto più rossastri gli individui bolliti nella potassa, 
non mai però ferruginei. 


cani 


DI 
1 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 


Habitat în Italia septentrionale et centrale, nec non in agro tri- 
dentino (Tiarno). 


Osservazioni. Ho gran numero di esemplari di questa specie. Ne 
possiedo una ventina di Firenze (Boboli), raccolti nella terra sotto 
le borraccine, ma vi sono rari, mentre più comuni assai sono gli 
A. microrkinus, che si trovano insieme (anche con moltissimi Ace- 
rentulus confinis e qualche Eosentomon transitorium). 

Un grandissimo numero di esemplari, certamente molto oltre il 
centinaio, ho raccolto nella borraccina di Tiarno, nel Trentino e 
sono quelli maggiori che mi servirono a tipo della specie A. ma- 
ius che solo più tardi ho riconosciuto sinonima di A. doderoiî. A 
Tiarno la specie A. doderoi è molto comune nei muschi da me 
esaminati, mentre vi è estremamente rara la A. microrhinus. 

Finalmente ho avuto una ventina di esemplari di A. doderoî dal 
ch. Prof. Dodero di Genova e sono stati raccolti a Genova dallo 
stesso Sig. Dodero, da me a ciò pregato, nella medesima località 
di dove il Silvestri ebbe il suo tipico. 

Ho ancora individui (otto) di Casalmonferrato; di Vallombrosa 
e di altre località dell’ Appennino. 

Gli individui di Tiarno sono alquanto maggiori di quelli di Ge- 
nova, tipici, e la differenza risulta dalle seguenti dimensioni (in 
micromillimetri): 


Genova Tiarno 

Individuo tutto disteso al massimo, artificialmente (acido 
ACUICO) BA I Teti a 1860 1900 
Testa lunga (senza l’apofisi del labbro superiore). . . 160 190 
Apolsitdel- labbro superiore .. ica ie. 40 40 
Wampa sli paro;ubia Stesa, . 0 ai e 380 400 
Harsokedsunghia dk palo/ 0 Lat i Lo ea a 150 160 
I O no 35 35 
ocano 2a ESENTATI 220 240 
Pronoto, largo (solo scudo chitineo) . . . . . . 110 120 
Mesonoto, lungo » » e leg leo io 120 130 
Metanoto, lungo » » VI RARE ie VELI 130 150 
Prostito, lungo » » SITR oi E RUS 140 150 
3° urite, lungo » » ARA MAR, 110 130 


» largo » » MICA RICA RA 250 270 


[ep E 


"let en dg 


ANTONIO BERLESE 


Le cifre date dal Silvestri sono alquanto maggiori di quelle ri- È 
Me * scontrate da me e sopraindicate. : 
RE Avevo fatto la specie A. maius non conoscendo gli esemplari ti 
“a tipici dell’ A. doderoi. Più tardi li richiesi invano al Silvestri e non 
5 sarei venuto a capo della sinonimia, per quanto dalla figura del i 
Di: Silvestri l’appendice del labbro superiore si veda molto lunga, se Ì 
È il Sig. Dodero sopralodato, con molta cortesia, non mi avesse pro- 


curato individui delle stesse località appunto dalle quali il Silve- 
stri ottenne i suoi primi esemplari. 
Ma nella spedizione fattami dal Sig. Dodero ho trovato ancora 


Ù molti A. microrhinus e alcuni Acerentulus confinis, sicchè può es- 
3 sere che il Silvestri abbia avuto anche queste altre specie e forse 
i. confuse coll’ A. doderoi o ritenute suoi giovani. 


Acerentomon microrhinus n. sp. 


A. saturate ochraceo-aurantiacum ; labro superiore in spinam per- 
Te; brevem producto ; ad 1600 p. long. (marime elongatum, acidi ace- 
I tici ope). 

I Habitat in Italia centrale et septentrionale, nec non in agro tri- 
È. dentino (Tiarno). 


A Osservazioni. Ho già accennato alle differenze tra la presente 
È specie e la precedente, le quali riposano essenzialmente sulle di- 


mensioni e specialmente sulla minore lunghezza del processo spi- 
niforme del labbro. 
In questa specie le unghie del primo paio di zampe sono pro- 
È porzionatamente più lunghe, come apparisce dalle cifre riportate. 
"I La specie è comune al piano; io ne ho grandissimo numero di 
i esemplari raccolti nel giardino di Boboli; ne ho alcuni speditimi 
dal Sig. Dodero e trovati assieme alla specie precedente. Inoltre 
ne possiedo di Casalmonferrato e di Padova, di Vallombrosa, dei 
monti del Mugello ete. Nel musco di Tiarno lo trovai molto raro. 
Tutti gli individui di tutte le località presentano esattamente 
gli stessi caratteri e le stesse dimensioni anche delle singole parti. l 
pr [o avevo raccolto sino dal 1905 alcuni individui di questa spe- 
| cie appunto che trovavo frequenti fra gli acari in Boboli. 


| 
| 


Pd dle CS 


«fia MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 39 


Le dimensioni (in micromillimetri) sono le seguenti: Animale 
tutto disteso, artificialmente, col mezzo dell’acido acetico a caldo, 
1600; — Testa, senza il processo del labbro superiore, 140; — 
Processo del labbro superiore, 15; — Zampa del 1° paio, 340; — 
Tarso + unghia, 140; — Unghia, 40; — Zampa del 2° paio, 200; 
— Pronoto largo (solo scudo chitineo), 90; — Mesonoto, solo scudo 
bene chitinoso, lungo 95: — Metanoto, e. s., 100; — Pro- 
stito, lungo 120; — 3° urite, solo parte chitinizzata, lungo 100; 
largo 250. 


Gen. Acerentulus Berl. 1908. 
(Nomen ex Acerentomon diminut.). 


A. Berlese, Oss, int. agli Acerentomidi, loc. cit. 


Labrum superius non in mueronem produetum, tantum obtusum vel 
in brevem laminulam, partim hyalinam vix ertensum. 

Mandibulae cultriformes, non stylo terminatae. 

Maxillae primi paris lacinia in processubus cultriformibus duobus 
brevibus, desinente, chelam simulante, stipite mandibulae eiusdem 
multo curtiore. 

Palpus maxillaris articulis tantum tribus bene manifestis compo- 
situs. 

Palpus labialis articulis binis, basale tamen obsoleto, difficilius con- 
spicuo. 

Articuli postremi abdominis, sive 9°-12° percurti, vix octavo stri- 
ctiores, in quo incomplete retrahi possunt, qua re abdomen animalculi 
non recte truncatum in maxima retractione adparet. 

Species typica: Acerentulus confinis Berl. 


Abbiamo accennato più su alle principali differenze tra gli Ace- 
rentomon e gli Acerentulus. È bene che ora conosciamo più minu- 
tamente i caratteri del genere Acerentulus, dei quali si è detto 
solo sommariamente finora. 

Il carattere della non completa retrattilità degli uriti della coda, 
cioè dal 9° in poi, conferisce all’ Acerentulus una facies speciale, in 
confronto degli Acerentomon, tanto più che ad accrescere la difte- 


* 


ani ti at 


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sean a 


4 


tanti 


“TRAME RETE er 


sl 


e Si 


ANTONIO BERLESE 


renza del primo aspetto concorre anche la mancanza del mucrone 
anteriore cetalico (processo del labbro superiore). Il labbro supe- 
riore infatti non è altrimenti prolungato nel vistoso processo spi- 
niforme già veduto negli Acerentomon. Esso è ottuso, terminato ad 
angolo, fiancheggiato talora (A. confinis) da deboli e poco appari- 
scenti dilatazioni membranose, ialine, marginanti la parte centrale 
meglio chitinizzata. Si può dunque dire, senza più, che manca il 
processo mediano del detto labbro superiore. 

Caratteri più rilevanti appaiono dall’esame degli organi boccali. 

Io ho veduto, a questo proposito, lA. confinis e VA. tiarneus, 
che sono due specie molto diverse fra loro e qualche cosa ho po- 
tuto anche rilevare dall’ A. mediocris ed A. cephalotes e dovunque 
sempre ho riscontrato identica fabrica negli organi boccali, così che 
i caratteri generici fondati su essi mi sembrano molto bene basati. 

Le mandibole (fig. 44) sono foggiate a lama di lungo coltello 
e non è palese la distinzione tra una parte basale ed una estrema 
apicale, da omologarsi allo stilo degli Acerentomon, oppure alla parte 
apicale delle mandibole di Hosentomon. Invece, in questi Acerentulus, 
la mandibola è un pezzo integro, di uniforme aspetto, che termina 
acuto, non però prolungato in quel lungo stile che si vede già 
negli Acerentomon. Qualche volta si scorge una striatura longitu- 
dinale nella parte estrema apicale, per cui si ha Vimpressione di 
una falsa divisione in due lobi longitudinali, così appunto come 
sì vede anche in Acerentomon ed Eosentomon. 

Le mascelle (figg. 42-45) sono configurate secondo il tipo comune 
a tutti i Myrientomata già descritto, sembrano avere però lo sti 
pite (5?) alquanto più largo. 

La galea (G7) è cultriforme, acuta, ialina; adunque del comune 
aspetto. 

Ma la lacinia è breve, divisa in due corti lobi triangolari, culti- 
formi e nel complesso occupa il quarto della totale lunghezza di . 
tutta la mascella. 

Il lobo interno, o più breve, della lacinia (7), è qui pure alquanto 
più corto dell’altro ed alla base più larghetto e si continua, senza 
interruzioni di sorta o traccie di divisione, collo stipite della ma- 
scella. Esso è molto acuto. 

Il lobo esterno (2,) è alquanto più lunghetto e più gracile ed 


di satin 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 41 


è composto di una parte bene chitinosa, più tinta in giallo, for- 
mante un pezzo a guisa di lama di coltello e questa è collegata 
allo stipite mascellare per un breve tratto membranoso, che per- 
mette un certo gioco alla porzione chitinea estrema suddetta. 

In altri termini, si ha l’impressione veramente di un dito al- 
quanto mobile, formante chela in composizione col lobo interno 
(t,); certo una chela molto debole, non atta alla triturazione, ma 
sempre qualche cosa di dissimile molto dalle appendici rigide ed 
esclusivamente stiliformi degli Acerentomon. 

Il palpo mascellare (Pm) è composto di tre articoli, oltre alla 
membrana intersegmentale (tra il 1° articolo ed i seguenti). Nella 
nota intitolata « Osservazioni intorno agli Acerentomon » ece., dove 
ho istituito il genere Acerentulus, ho detto (pag. 122) « palpo 
tantum biarticulato », perchè non avevo tenuto conto del segmento 
basale (1°), che sebbene poco distinto anche negli altri generi, 
pure credo ora si debba considerare e computare. 

Così pure ho detto, nella stessa occasione, che il palpo labiale 
è verruciforme, uniarticolato. Qui veramente il primo articolo dei 
palpi labiali, che ora considero per biarticolati, è così breve e male 
definito, che potrebbe essere benissimo dubbio se esso sia realmente 
un articolo o non piuttosto un semplice rilievo, su cui sorge Vul 
timo articolo del palpo stesso. 

Insomma, la differenza tra i palpi degli Acerentomon e quelli 
degli Acerentulus sta in ciò che non solo il 3° segmento nei palpi 
mascellari dei primi è il doppio più lungo che largo; mentre negli 
Acerentulus esso è tanto largo che lungo, ma ancora, tanto nei palpi 
labiali che nei mascellari di Acerentulus, quello che per gli Ace- 
rentomon ho indicato come ultimo segmento e che porta i peli di- 
sposti a palma, negli Acerentulus non è definibile e non si può 
in alcun modo distinguere dai suddetti peli, tanto che si può 
benissimo affermare mancante. 

Così risulta un articolo in meno pei palpi degli Acerentulus, sia 
| per quelli labiali che pei mascellari ed inoltre e gli uni e gli altri 
palpi sono assai più corti e deboli dei corrispondenti degli Ace- 
rentomon, 

Quanto al labbro inferiore, le differenze sono già indicate a pro- 
posito del palpo ed a questo si limitano. 


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a 
4 


hi vata dieta 


% 


» 


PETTO NATI N III RIE PIENI TE 


AAP ORII 


PRA ANA, 
TREN VAI RON 


49 ANTONIO BEELESE AR I I 


Così pure si è abbastanza accennato alle altre differenze tra. 
Acerentulus ed Acerentomon e quindi ai caratteri generici del 
primo. 

Il genere Acerentulus comprende parecchie specie, alcune delle 
quali piccolissime, mentre le maggiori raggiungono a mala pena 
le dimensioni dell’ Acerentomon microrhinus. 

È carattere da considerarsi anche per la definizione delle sin- 
gole specie la curvatura degli apodemi trasversi degli urotergiti. 
Infatti essi, nella maggior parte delle specie, sono molto più ar- 
cuati, con convessità all’innanzi di quello che non sieno negli 
Acerentomon e sotto questo punto di vista a questi ultimi il solo 
A. tiarneus si avvicina. 

oltre debbo fare rilevare che mentre negli Acerentomon la 
spaccatura (x), che separa gli urotergiti dai rispettivi pleuriti si 
inizia già nel 1° urite, per quanto quivi sia incompleta, invece, 
negli Acerentulus, essa comincia solo nel 4° o nel 5° urite, essendo 
i precedenti forniti di un tergopleurite integro. 


SPECIES GENERIS ACERENTULUS Berl. 


Apodemata transversa urotergorum vix incurva, ommnino ut in genere 
Acerentomon . .. 0. 0 NA ENEa Rn 
Ad 1500 p.. long. (marime extensus) . A. CONFINIS Berl. 

Ad 950 p.. long. (non bene estensus). A. CEPHALOTES Berl. 
Ad 850 p.. long. (sat bene eaxtensus) . A. GRACILIS Berl. 

Ad 620 p.. long. (non bene extensus). A. MINIMUS Berl. 

Ad 600 p.. long. (bene eatensus) . A. PERPUSILLUS Berl. 


n pp 


Apodemata 
valde incurva 


Le singole specie differiscono fra loro specialmente per le di- 
mensioni; perciò nella seguente tabella sono esposte le misure 
l’insieme e delle parti principali per ciascuna specie e così appa- 
risce evidente il confronto. 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 


ni 


Dimensioni delle diverse specie di Acerentu/us (in micromillimetri). 


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‘Lunghezza massima (disteso artificialmente) . | 1500| 1240] 950*|850*%| 620 | 600 
Va one e... 0... 0. .| 170|/125 \.130115:| 10062 
i Ml Zampa 1° paio, lunga . . . . . . . .|370| 300) 300) 250| 160| 110 
Wl'Tarso unghia, lunghi. . . . . ... . .|150|110] 110] 92| 64 40 
Miziipa, 2° paio . . . . .... . .| 190] 160| 160] 120) 96| 50 
è Pronoto, largo (parte più chitinizzata). . . 95| 80| 80) 65) 64| 40 
è Mesonoto, lungo » » e a 1002801 ES0, ZO, 60) ne 
| Metanoto, lungo » » la [100185 90x zo ee hi50 
fto ingoia 3... . | 110| 90 LE 
3° urotergite, lungo (parte più chitinizzata). | 100| 90| 80| 70| 55| 33 
Ù » TREgo e a 190190) LSON 504 SL204 2590 
Squama genit. femm. cogli apodemi, lunga . | 65| 50| 45| 32] 40| 39 


# Non del tutto steso. 


1? 


Acerentulus confinis Berl. 


A. Berlese. Nuovi Acerent. loc. cit. p. 16, (Acerontomon confine); idem, 
Oss. int. agli Acerent. loc. cit. p. 122. 


A. laete ochraceo-aurantiacus; apodemata urotergorum transversa 
3 valde anterius arcuata; ad 1500 p.. long. sì omnino eatensus. 
_ Habitat in Italia septentrionale et media. 


i Ossesvazioni. Possiedo grande numero di individui raccolti in 
| varie località dell’Italia centrale e settentrionale. 

Si. - È specie molto comune nel giardino Boboli a Firenze, e si trova 
6 | mescolato ai due Acerentomon. Lo ebbi anche da Genova, delle 
stesse località di dove primamente il Sig. Dodero raccolse lA. do- 
i; deroi. 
La specie si riconosce tosto fra le aftini per le dimensioni note- 
A voli, alle quali si avvicina il solo A. tiarneus, che però immediata- 


1 
li 
= enni 
rd 


mente si riconosce in grazia degli apodemi pochissimo arcuati, 
quasi rettilinei. 

La spaccatura (x) tra gli epimeriti e gli sterniti si inizia nel 
5° urite e quivi è tuttavia parziale, interessando solo la metà an- 
teriore del terzo pleurite. i 

Il labbro superiore è un poco prominente e tale piccolo rilievo 
è molle, più trasparente sui lati. 

Alcuni sterniti addominali hanno una corta linea, a guisa di in- 
cisura, ai lati del mesosternite, che incorre obliquamente nella su- 
tura promesosclerale. 

Altra volta (Nuovi Acerent.) ho disegnato la squama femminile 
di questa specie non troppo bene, perchè ho fatto che gli apici 
degli stili si toccassero colle punte. Ciò non è; allo stato di massimo 
avvicinamento dei detti stili, gli apici si accavallano e quindi è 
accaduto che nel preparato da me esaminato non ho bene di- 
stinto Vuno dall’altro i detti stili. 

La squama genitale del maschio ha la consueta conformazione 
già ricordata. 


Acerentulus tiarneus Berl. 


A. Berlese. Osserv. int. agli Acerentomidi, loc. cit. p. 122. 


A. ochraceus, saepius in medio corpore pallidior, subalbidus; apo- 
demata urotergorum transversa haud vel via arcuata; ad 1240 p.. long. 
si ommino extensus. 

Habitat in agro tridentino (Tiarno), in muscis montium altissi- 
morum cum A. doderoi. 


Vsservazioni. Questa specie è affatto diversa dalle congeneri e 
tosto se ne distingue bene, in grazia degli apodemi urotergali, che 
sono pressochè rettilinei, come negli Acerentomon, quindi non così 
fortemente arcuati come in tutti gli altri Acerentulus. 

Inoltre la statura, appena inferiore a quella dell’A. confinis, e 


superiore a tutti gli altri del genere, concorre a distinguere bene 


la specie. 


Io possiedo grandissimo numero di individui, raccolti nel musco 


È 3 di dirai are 


ia x n 


I° seulement 


pia 


de 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 


di alti monti (metri 1500 circa) presso Tiarno, nel Trentino, e quivi 
soltanto ho incontrato tale forma. 

Orbene, in così gran numero di esemplari non mi è occorso di 
trovare neppure un maschio, o, per dire più esattamente, non 
ho trovato pur un individuo il quale mostrasse una squama geni- 
tale da paragonarsi al tipo comune a tutti i Myrientomata. 

Eppure, per tutte le specie, ho sempre notato che i maschi 
sono comuni non meno delle femmine. Non ho potuto approfon- 
dire il dubbio che anche i maschi, in questa specie, abbiano una 
squama genitale del tutto identica a quella delle femmine, ma con- 
fesso che non credo molto a tale ipotesi. Può esser invece, che 
per una ragione a me ignota, per questo A. tiarneus, nelle condi- 
zioni iu cui io lo ho primamente rinvenuto non si trovassero ma- 
schi fra le moltissime femmine. 

Non aggiungerò parole, che sarebbero inutili, alle figure che do 
di questa specie, di cui ho esposto anche le dimensioni nella ta- 
bella in cui esse sono indicate per tutte le specie di Acerentulus. 

Certo è però che in grazia del carattere speciale degli apodemi 
dorsali rettilinei, come per qualche altra particolarità, credo si po- 
trebbe includere la presente specie in sottogenere a sè (Acerella). 


Acerentulus cephalotes Berl. 


A. Berlese, Nuovi Acerentomidi, loc. cit. p. 17, Acerentomon cephalotes. 


A. pallide ochraceus, in medio corpore albidus; apodemata uroter- 
gorum transversa valde anterius arcuata; squamulae genitalis foe- 
mineae styli apicales magni, crassi. Ad 950 p.. sat bene extensus. 

Habitat valde rarus in agri forentini humo, in nemorosis. 


Osservazioni. Non ho che tre individui femmine di questa specie, 
che è molto rara, e li ho raccolti nel giardino Boboli in Firenze, 


‘mescolati all’ A. microrhinus ed A. confinis. 


L’esemplare tipico, primamente rinvenuto, sul quale ho fondato 
la specie, era molto raccolto in sè, tanto che misurava solo 950 p. 
di lunghezza, come allora ho indicato e soli 160 p.. di larghezza. 

Di poi ho trattato il detto esemplare coll’acido acetico a caldo 


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46 ANTONIO BERLESE 


e ne ho ottenuto un discreto allungamento, ma non totale ed è 
aumentata di poco anche la larghezza massima; però non ho po- 
tuto raggiungere il totale massimo allungamento, col quale sa- 
rebbe stato possibile un più equo paragone colle altre specie. 

Certo è che VA. cephalotes è molto minore dell’A. confinis, al 
quale potrebbe essere avvicinato per la notevole incurvatura degli 
apodemi urotergali ed è maggiore dell’A. gracilis, con cui non va 
confuso. 

Speciale è sopratutto la conformazione della squama genitale 
femminile, già bene delineata anche nella nota « Nuovi Acerent. ». 

La parte estrema dell’acroginio fa vedere gli stili apicali molto 
grossi, poco meno delle basi da cui sono sostenuti e non incur- 
vati l’uno verso Valtro, ma diritti. Anche la piccolezza delle basi 
è tutto affatto speciale. 

Per questi caratteri e per le dimensioni la specie è bene di- 
stinta dall A. gracilis, che per ordine di statura viene subito 
dopo. 


Acerentulus gracilis Berl. 


A. Berlese, Osserv. sugli Acerentom., loc. cit. p. 122. 


A. pallide ochraceus; apodemata urotergorum transversa valde in- 
curva; ad 850 p. long. sat bene eatensus. 
Habitat in Italia centrale (Firenze, Pisa). 


Osservazioni. Ho trovato buon numero di individui nei muschi 
delle colline Pisane (Toiano) e sono di ambedue i sessi; ne ho 
poi uno di Firenze, che ha dimensioni leggermente maggiori (quelle 
indicate nella tabella) e gli apodemi trasversi degli urotergiti 
assai fortemente arcuati (fig. 79). 

Da questo esemplare, che è il meglio preparato, ho tolto tutte 
le figure, però può essere che rappresenti piuttosto una varietà 
del tipico anzichè veramente la specie primamente descritta. Non 
ho potuto venire a capo di questo dubbio per troppo scarso ma- 
teriale. Non ho disegnato la squama genitale maschile, perchè non 
la scorgo troppo bene, per trasparenza, nelle preparazioni. 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 47 


Acerentulus minimus Berl. 


A. Berlese. Nuovi Acerentom. loc. cit. p. 17; Acerentomon minimum. 


A. albido hyalinus, extremo abdomine flavicante (sive segmentis 4 
vel 5 postremis flavidis); summo rostro apiceque tarsorum anticorum 
concoloribus. Apodemata urotergorum valde anterius convera. Pili 
sensoriales tarsi antici plures, breviter fusiformes, hyalini. Octavum 
abdominis segmentum, margine laterale haud perctinato-denticulato. 
Ad 620 p. long. 

Mas ignotus. 

Habitat F/lorentiae, profunde in terra infossus, rarus. 


Osservazioni. È questa una specie che meriterebbe di formare 
un sottogenere a sè, non solo per la forma dei sensilli tarsali 
(1° paio), ma sopratutto per la speciale configurazione degli stili 
mandibolari e mascellari, che io scorgo . molto allungati e con- 
torti. Però non ho che un esemplare femmina, del resto molto 
bello e non desidero guastarlo per vedere meglio i detti organi 
boccali. 

Potrò riprendere la questione in presenza d’altri individui, se 
avrò la fortuna di incontrarli. L'unico esemplare femmina è di 
Firenze e 1’ ho raccolto nel giardino di Boboli, molto profonda- 


mente entro terra. 


La forma delle zampe del primo paio, corte, gracili e con tarsi 
brevi è speciale di queste minori forme pusille, cioè della pre- 
sente e dell'A. perpusillus, che è il più piccolo acerentomide finora 
noto. 

Il tarso del primo paio (fig. 67) ha un gran numero di peli sen- 
soriali corti, ialini, brevemente lanceolati e sono cinque lungo la 


faccia dorsale ed altrettanti nella ventrale e qualcuno ancora sui 


lati. Ciò non si trova in alcum’altra specie. 

L’8° urite non mostra sui lati Vorlo posteriore denticolato. 

La squama genitale (femminile) ha gli apici degli stili larghetti 
e non bene distinti dalle basi. 


RE ET / ST 30, 


Mie a Acerentulus perpusillus Berl. n. sp. 


«A 

re A. hyalinus, tantum extremo abdomine vix flavicante. Apodemata 
RE urotergorum bene incurva. Octavi segmenti abdominalis margo po- 
i 5 stico-lateralis vix denticulatus. Pili corporis et pedum perbreves. Ad 
crd 600 p. long. bene extensus. i 
"li Hsbivot in humo in Italia centrale, rarus. 

o 

ur, Osservazioni. La presente è la più piccola specie di Myriento- 
bi mata che io conosco. Non ne possiedo che un solo esemplare fem- 
@ mina, perfettamente adulto e l’ho raccolto nel terriccio, sotterra 
Pi a S. Vincenzo (Pisa), nella macchia. 

a i Sono caratteristici i piedi molto corti, anche quelli del 1° paio, 
o nonchè la brevità dei peli e sopratutto la statura minima, misu- 
do rata sull’individuo perfettamente disteso. L’esemplare è del tutto. 


bianco, quasi trasparente, solo nell’estremo addome appena gial- 
7a liccio. 


Je - 

pe: Familia IT. — EOSENTOMIDAE. 

È Adsunt stigmatum paria duo in thorace, in trachaeis immit- | 

SG tentium. 

Ca Mandibulae apice curte cultrigerae; marillae autem galea laminari, 

E hyalina, permolli; lacinia apice duplici, in runcos duos bene chitineos 

«al divisa; palpo ut in Acerentulis. 

a Thorax melius differentiatus quam in familia Acerentomidae; pro- 
*% torace subsimile; mesonoto et metanoto apodemate lineari sagittali in 
4 medio auctis; mesostito apodemate sagittali, lineari perlongo in medio 

oli praedito. In mesonoto et metanoto ad angulum antico-lateralem stig- 


ma adest rotundum, infundibuliforme, perconspicuum. 

Terga et sterna totius trunci usque ad octavum uritum sulcis tran- 
sversis singula sclerita dividentibus nullis; sulci isti sunt în tergitis 
et uritis 10°-11° conspicui. i 

In tergopleuris abdominis 1°-8° terga non sunt a pleuris distineta; 
sed in uritis 9°-11° bene seiuneta adparent. i 


PALA: o 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 49 


Tergopleurum octavum fimbria pectiniformi laterali (marginis po- 
stici) nulla. 

Apodema sagittale tergorum abdominis nullum. 

Pedes primi paris caeteris valde robustiores ; femure et tibia sub- 
clavatis; pedes secundi paris minores quam tertii, fabrica ambo ut 
in fam. Acerentomidae. 

Pedes abdominales (sive 4°-6° paris) omnes ‘intersese  subsimiles, 
biarticulati, articulo postremo cylindrico, breve, papilligero. 

Huius familiae genus unicum hucusque notum est: EOSENTOMON 
Berl. 


Bene distinta è questa famiglia dalla precedente ed in parte si 
è già accennato alle differenze più rilevanti. 

Per ora un sol genere essa abbraccia, ma è da ritenere che, 
moltiplicandosi le ricerche, essa aumenti di specie e di generi. 

Il carattere precipuo, pel quale mi sono tenuto autorizzato a di- 
stinguere in famiglia a sè il genere Hosentomon, risiede sopratutto 
nella presenza di un apparato respiratorio ed ancora nella unifor- 
mità degli arti addominali. Vedremo poi che alcune particolarità 
dell’apparato boccale, del torace ete. rappresentano esse pure ca- 
ratteri molto rilevanti di distinzione. 

La generale conformazione del corpo richiama quella comune 
dell’ordine, già messa in vista per gli Acerentomidae, e così il capo 
non differisce da quello conosciuto nella famiglia antecedente, se 
non per ciò che la lamina cranica non presenta le strie trasverse 
che si sono già ritenute indicare una traccia della segmentazione 
originaria. 


In questi Eosentomidae la sola linea trasversa bene marcata è 


quella segnance il confine tra il labbro superiore (ed il elipeo) ed 
il rimanente cranio ed è palese pel robusto apodema trasverso, 
clipeo--frontale, esattamente come negli Acerentomidae. 

Iroltre molto più marcato di quello che non sia negli Acerentomidae 
si mostra l’apodema verticale, che è lunghetto e molto cospieno. 

Nel resto il cranio è del tutto conforme a quello che si vede 
specialmente negli Acerentulus. 

Ancora alle mandibole di questo ultimo genere somigliano benis- 
simo quelle degli Zosontomon (fig. 46), sopratutto per la porzione 


4 


È 
j x 
i 
È. 
i 
È. 


50 ANTONIO BERLESE 


terminale foggiata a breve coltello triangolare; ma il corpo della 
mandibola è, nella presente famiglia, alquanto più robusto che non 
negli Acerentulus. 

Invece, una diversità notabile riscontriamo nelle mascelle (fig. 47) 
non tanto pel palpo, il quale corrisponde benissimo a quello degli 
Acerentomidae, egualmente colla parte estrema (penultimo ed ultimo 
articolo) retrattile completamente nel 1° segmento, basale, quanto 
per la rimanente mascella. 

Però, anche nel palpo devesi notare una sensibile diversità. 

Infatti, la porzione retrattile, che si è detta estrema, risulta com- 
posta certamente di due articoli soltanto. Infatti ne vediamo uno, 
cilindrico o leggermente claviforme (2°, quasi tanto largo che 
lungo, e corrisponde al 2° degli Acerentomidae; a questo poi segue 
il 3°, affatto globoso, breve, sferoidale e che reca alcune appen- 
dici ramose. 

Adunque l’estremo articolo dei palpi degli Acerentomidae man- 
cherebbe negli Zosentomon, perchè non posso considerare per ar- 
ticolo lo stipite delle appendici ramose suddette. . 

I palpi sono molto gracili e trasparenti. 

Nella rimanente mascella, noto che il cardine e lo stipite cor- 
rispondono abbastanza al comune tipo già bene conosciuto negli 
Acerentomidae, ma diversificano i lobi, cioè la lacinia e la galea. 

Questa ultima è in forma di linguetta del tutto ialina e molle, 
lunghetta, terminata ottusa o rotondata, con qualche minuto  pe- 
luzzo sul contorno. Essa sorpassa, in avanti, abbastanza la lacinia. 

Quanto alla lacinia stessa, sì vede composta di due processi da 
omologarsi ai due stili variamente lunghi degli Acerentomidae. Ma 
negli ZHosentomon i due processi della lacinia sono corti, bene chi- 
tinei e foggiati a ronca, l’uno a ridosso dell’altro ; il più esterno 
è tagliato veramente a ronca acuta e col margine interno netto e 
tagliente, ma il processo più interno ha Vorlo tagliente più acci- 
dentato e non termina precisamente acuto. 

Questi sono dunque organi taglienti, più che pungenti. 

Quanto al complesso dei lobi (fig. 49) del labbro inferiore, si può 
assomigliarli abbastanza a quelli degli Acerentulus, perchè sono 
corti e robusti ed hanno un brevissimo palpo. Questo però mostra 
molto netto il segmento basale e sul segmento rotondo vedonsi 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA Doll 


appendici ramose, la cui base non può considerarsi per un vero 
articolo. Adunque il palpo labiale è di soli due articoli, coll’ultimo 
globoso. 

A proposito del genere Hosentomon, allorchè ne ho dato prima- 
mente la diagnosi (908), dissi « ocelli (?) nulli », riferendomi a que- 
gli organi che ora chiamo pseudoculi. 
| Per vero essi trovansi anche negli Eosentomon, ma sono molto 
più difficilmente visibili di quello che non sieno negli Acerentomi- 
dae, perchè molto depressi, cioè pochissimo rilevati sul rimanente 
cranio. 

Veduti in prospetto (nel capo visto di lato), si rileva il loro con- 
torno esattamente discoidale e la mancanza di quella divisione 
trasversa che è molto bene palese negli Acerentomidae, ed anche 
sono pochissimo colorati in confronto della circostante cuticola. 

Il collo ed il pronoto non mostrano differenze in confronto de- 
gli Acerentomidae. 

Diversi invece sono il meso— ed il metanoto. Ambedue si pre- 
sentano (in animali dilatati coll’aiuto dell’acido acetico, ma abba- 
stanza anche nel normale) di forma obtrapezoidale, cioè coll’orlo 


anteriore alquanto più largo del posteriore, perchè i margini late- 
rali sono leggermente concorrenti. L'orlo posteriore dello sclerite 
bene chitinizzato è pressochè rettilineo, mentre l’orlo anteriore si 
mostra leggermente convesso all’innanzi (fig. 22). 

La diversità in confronto degli Acerentomidae si palesa per un 
apodema lineare sagittale (7) e per la mancanza del solco che separa 
il meso— dal metatergite ; quest’ultimo carattere conviene colla man- 
canza di suture anche negli urotergiti ed urosterniti dal 1° al 9°. 

Tl mesonoto ha una corta antecosta arcuata (0), non decorrente per 
tutto Vorlo anteriore dello sclerite ma limitata ad un tratto eguale 
a circa un terzo e nella regione mediana. Da questo apodema tra- 
sverso ne procede uno lineare, longitudinale che percorre nel suo 
mezzo tutto il mesonoto, sino all’orlo posteriore dello sclerite bene 
chitinizzato. 

Il metanoto è del tutto simile, per la forma e per le anzidette 
particolarità, al mesonoto, ma Vapodema sagittale sembra (solo ap- 
| parentemente) arrestarsi alquanto prima dell’orlo posteriore dello 
sclerite bene chitineo e sembrano procederne due linee oblique 


9 a 


AE, 


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l'e zi d-- 


SiR a de rca mt rara 


DZ ANTONIO BERLESE 


che raggiungono il detto orlo, ma queste sono semplicemente il 
margine interno dei fasci muscolari e nulla hanno a che fare cogli 
apodemi, nè appartengono allo scheletro. 

L'orlo posteriore del metatergite del metanoto. è più incavato 
che non quello del mesonoto. 

Gli stigmi sono in numero di quattro; due si aprono agli omeri 
del mesonoto e due in omologa posizione nel metanoto. 

Essi appartengono veramente allo scudo bene chitinoso dei detti 
tergiti, e ne stanno sull’orlo laterale, anzi interrompono l’orlo me- 
desimo, però si aprono in un piccolo selerite proprio a forma di 
mandorla (figg. 81, 82). Su ciascuna delle punte, anteriore e poste- 
riore, del detto sclerite si inserisce una setola e la anteriore è al- 
quanto più lunghetta della posteriore. Il foro stigmatico è perfet- 
tamente circolare e mette in una camera a calotta sferica, dalla 
quale procedono i rami tracheali, che si aprono nel suo fondo. 

Veniamo ora agli stiti (fig. 25). Il prostito si richiama, pel suo con- 
torno campaniforme, a quello degli Acerentomidae, ma differisce per 
qualche particolarità. Anzitutto non è ben chiara la differenza di 
struttura fra lo sterno e lo sternello, già indicata nell’altra famiglia. 

Per gli Hosentomon si tratta di uno selerite tutto egualmente 
liscio. Però sembra molto bene marcata la separazione tra sterno 
e sternello mediante una linea retta che intercorre trasversa ap- 
punto nella regione della massima costrizione dello seudo, cioè tra 
le coxe del 1° paio, dove queste più si internano nel margine 
laterale dello stito. L'orlo posteriore dello sternello è rotondato, 
ma non apparisce lapodema che pure esiste nel centro del detto 
orlo posteriore. Manca inoltre la linea trasversa che segna la se- 
parazione tra il meso— ed il metasternite e che è così evidente 
negli Acerentomidae. 

Il meso—- ed il metastito hanno la figura di clessidra già indi- 
‘ata per la famiglia precedente, ma mostrano caratteri di notevole 
diversità in altri particolari. Anche per questi stiti non rilevo di- 
versità di struttura tra la cuticola dello sterno da quella dello 
sternello. 

Cosa notabile, molto diverso è l’apodema spettante al mesostito 
da quello che è proprio del metastito. Pel primo si rileva, molto 
evidente, un lungo apodema lineare, tutto affatto sagittale, che si 


PIE RETRO IRR RN TR 
TANO 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 53 È 
muove dall’orlo estremo dello sternello e procede all’ innanzi per ; 
terminare poco più su della maggior costrizione di tutto lo scudo (Y). 

Invece, pel mesostito con grande difficoltà si vede per traspa- 4 
renza un apodema (9) ad Y, il quale col suo piede impari non sem- , 
bra raggiungere l’orlo posteriore dello sternello e colle braccia rag- 1 
giunge l’orlo laterale, esattamente nel punto di sua maggiore i 
rientranza verso la linea mediana. Questo apodema spetta intera- 5 
mente allo sternello, tanto più che questo, poco più su della mas- ; 
sima coartazione dello scudo, è separato dallo sterno mercè una 3 
linea pressochè retta, trasversa. Adunque apodemi lineari dell’orlo È 
posteriore del meso— e del metastito non sono visibili almeno al- i 
l’esame dall’esterno. i 

Venendo agli arti toracali essi sono molto simili ai corrispon- } 


denti degli Acerentomidae, ma diversificano in qualche particolare, 
sebbene anche negli FHosentomon si mantenga il comune tipo degli 


ts 


RE La 


arti anteriori molto maggiori dei seguenti e col medesimo ufficio 
raptatorio e di esplorazione. 

Anche il numero dei segmenti, fabrica delle coxe ed in generale 
di ciascuno degli articoli conviene abbastanza. Ma negli Eosento- 
mon gli arti tutti sono proporzionatamente più lunghi, ciò che dà 
un aspetto di maggiore agilità a queste forme. Inoltre i femori e 
le tibie del 1° paio sono leggermente clavati, anzichè cilindrici 
(figg. 68, 69) come si vedono negli Acerentomidae. Il tarso corri- 
sponde bene in ambedue le famiglie, ma esso pure negli ZEosento- 
mon è un poco clavato 0 meglio fusiforme per una sensibile costri- 
zione della base. Anche qui veggo il solito sensillo clavato nella 
regione dorsale del tarso, verso il suo mezzo. Inoltre, dalla base 
dell’unghia, in regione ventrale si muove un corto pelo cilindrico, 
che decorre parallelo all’unghia, di questa più corto. 

Quanto alle altre zampe è da rilevarsi la notevole differenza 
di grandezza tra quelle del secondo e quelle del terzo paio. 

Queste sono almeno di un terzo più lunghe e più grosse delle 
precedenti, carattere questo che negli Acerentomidae non è affatto. i 

Gli seleriti che circondano le coxe del secondo e del terzo paio 
sono da assomigliarsi a quelli già indicati per gli Acerentomidae, 
ma rilevasi una importante differenza. A me non è mai riuscito 
di scorgere bene delimitato l’epimero, cioè il primo arco chitineo e 


MER n RR MEN AR 


54 ANTONIO BERLESE 


più esterno, decorrente attorno alla coxa. Ho veduto bene solo quel 
più interno mezzo anello che ritengo debbasi richiamare alla sub- 
coxa e questo non diversifica dall’omologo selerite visibile negli 
Acerentomidae e già descritto. Per le coxe del 1° paio ritengo che 
le cose non sieno diverse, quanto all’unico selerite che le margina 
al dorso, di quanto si è già veduto negli Acerentomidae. La indi- 
cata mancanza apparente degli epimeri potrebbe non esistere in 
realtà e trovarsi veramente questi scleriti, ma essi certo sono così 
poco chitinizzati, se pure non mancano, che non mi è riescito di 
definirli e ciò non è meraviglia se si pensa che negli Zosentomidae 
tutti gli scleriti sono molto meno colorati e meno chitinei che non 
nelle grosse specie di Acerentomidae e specialmente negli Aceren- 
tomon (vedi fig. 18). 

L’addome degli Hosentomon è caratterizzato anzitutto dalla nes- 
suna distinzione fra i tergiti ed i pleuriti, per i segmenti 1°-8° com- 
preso, mentre negli uriti 9°-11° tale distinzione è molto palese; in 
secondo luogo per la speciale fabrica degli arti addominali; per la 
mancanza dei dentelli formanti il pettine nell’8° urite ete.; mentre 
conviene cogli Acerentomidae (più che altro Acerentulus) per la fa- 
brica generale. 

Ho dunque avvertito che i tergopleuriti dei segmenti 1°-8° non 
mostrano sui lati quella incipiente divisione che si è veduta negli 
Acerentomidae. Ho bene esaminato a questo riguardo più esemplari 
di Hosentomon transitorium, preparati di lato benissimo, nè mai ho 
potuto scorgere traccia di interruzione lineare sui fianchi dei ter- 
gopleuri, là dove gli Acerentomidae invece la dimostrano così evi- 
dente. Questi tergopleuri si ripiegano al ventre e rimangono poco 
discosti dagli sterniti. 

Ho già rilevato ancora che nei tergopleuri dal 1° al 9° compreso 
non apparisce traccia delle linee trasverse che dividono i detti ar- 
chi in vari scleriti, mentre negli Acerentomidae evidentissime sono 
le dette linee. 

La antecosta, che in tutti i Myrientomata è così evidente, come 
apodema trasverso nella regione anteriore del tergopleuro, lo è 
pure negli Zosentomon e più negli uriti di mezzo dell'addome che 
negli anteriori od in quelli del pigidio. 

Questa antecosta è diritta, non fa cioè quel sensibile arco che 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 5 


5 


si vede specialmente nell’ Acerentulus confinis ed in qualche altra 
specie. Però tutto il sistema apodemico è molto diverso negli 
Eosentomon che non negli Acerentomidae. 

Nei primi, di cui si tratta ora, l’antecosta decorre dovunque 
retta, nè si intlette all’indietro avvicinandosi ai lati, ma anzi, piut- 
tosto sì sposta in avanti; il braccio accessorio diverge molto al- 
linnanzi e comprende una squama clavicolare larga ed emidiscoi- 
dale, molto più accentuata che non sia nell’ Acerentulus confinis ed 
altre specie ad apodema urotergale molto arcuato (fig. 83). 

Inoltre anco la squama, il vero fragma che anche negli Aceren- 
tomon margina anteriormente l’antecosta, è qui molto sviluppata, 
(ss) biloba, trasparente e così si mantiene per tutti gli urotergiti 
e gli urosterniti, ma piccola nell’8° urite al ventre ed al dorso è 
nulla affatto negli uriti seguenti, che hanno un debolissimo apo- 
dema trasverso appena sensibile. 

Mancano gli apodemi sagittali degli urotergiti. 

L’8° urite non mostra la parte pro—- mesoselerale più pallida e 
colla serie di strie minute, longitudinali come è sempre negli Ace- 
rentomidae; invece, qui negli Hosentomidae la cuticola è dovunque 
di uniforme spessore (vedi figg. 387, 8$, 39). 

È degno di molto rilievo il fatto già accennato della diversa 
fabbrica manifesta fra gli uriti 9°-12° e gli antecedenti e non 
solo per la piccolezza e quasi impercettibilità degli apodemi tra- 
sversi (antecoste) ma per altri caratteri, soprattutto per la pre- 
senza dei pleuriti. 

- Mentre nell’8° urite i pleuriti mancano affatto, nè si ha pure una 
traccia di separazione di altro sclerite laterale del tergite; invece 
nel 9° all’11° urite compreso, i pleuriti esistono e del tutto consi- 
mili a quelli che si vedono nello stesso punto negli Acerentomidae. 

Il fatto mi sembra filogeneticamente importante. 

Per vero sono questi precisamente gli uriti che compaiono nella 
vita postembrionale e cioè nello sviluppo da larva ad adulto, e sono, 
in pari tempo, gli uriti appunto che colla loro presenza portano 
il numero a dodici, che è quello fondamentale degli Insetti (consi- 
derato per segmento anche il telson) e si presentano con un ca- 
rattere di progresso, quale è quello appunto della frammentazione 
laterale secondaria, cioè della formazione di pleuriti. 


E TIRRENI 


Till Me e Lei È Ù O, Pa. albe ‘| NI 


56 ANTONIO BERLESE 


Questa questione sarà da ridiscutersi allorquando si dovrà ra- 
gionare sui possibili antenati di questi Myrientomata, che converrà 
sospettare dunque derivino da forme con minor numero di somiti, 
ad es. Pauropoda. 

Intanto si vede così che anche la mancanza di pleurite negli 
uriti 1°-S8° dispone gli Zosentomidae più bassi degli Acerentomidae 
e concorre a cotale ubicazione nel sistema anche lo sviluppo uni- 
forme degli arti addominali; ma si oppone non già la presenza di 
apparato respiratorio, carattere questo di adattamento, ma la mag- 
gior differenziazione del torace. 

Ripeto che su questo argomento converrà ritornare con mate- 
riale di confronto desunto dalle altre classi di Artropodi e non è 
il caso di insistervi qui oltre. 

Ancora, mentre il 9° urite è del tutto liscio, cioè non marcato 
dalle strie indicanti la divisione in seleriti, invece gli uriti 10°, 
11° ed in parte anche il 12° fanno vedere egregiamente cotali 
strie, anche meglio di quanto si scorgono negli Acerentomidae. Cal- 
colando che il 9° urite è il primo ad apparire nella serie dei 
nuovi venienti, sì può argomentare che il carattere della scomparsa 
delle strie è secondario e poco può aiutare nelle ipotesi di natura 
filogenetica. 

Negli Eosentomidae, V’orlo posteriore (in regione pleuro-tergale) 
dell’8° urite non è sfrangiato a guisa di pettine, come si vede 
negli Acerentomidae e più negli Acerentomon che non negli Ace- 
rentulus. 

Si vede però una intaccatura nell’orlo stesso, abbastanza pro- 
fonda e che può indicare il punto ove la regione pleurale si di- 
stingue dalla prettamente tergale nell’altra famiglia. 

Inoltre, Papparato di chiusura della ghiandola dell’ 8° urite è, 
negli Eosentomidae molto meglio visibile che non negli Acerento- 
midae ed è precisamente su individui di quella famiglia che noi lo 
descriveremo più tardi. 

Negli urosterniti però si può trovare traccia di almeno taluna 
delle divisioni che distinguono tutto il pezzo in diversi scleriti e 
più precisamente, di un solco tra il meso— e il metasternite e ciò 
non solo nel 10° sternite (mentre così non è nell’11°) ma ancora 
in taluno degli urosterniti anteriori. 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA DI 


Infatti mostra la figura (fig. 23) per 1 Eosentomon ribagai, che 
i tre primi urosterniti sono trapezoidali, col lato maggiore all’in- 
nanzi marginato dall’antecosta; ma poi, un solco semicircolare 
(che è punteggiato solo nel 3° sternite) separa una regione poste- 
riore, in cui si comprendono tutti i peli, quasi discoidale e che 
rappresenta la maggior parte dello sterno. Una linea arcuata, 
punteggiata, corrispondente alle ricordate si vede anche nel 4° 
urosternite, ma non respinge i lati dello sterno. Gli altri sterniti 
(meno il 10° come si disse) non hanno traccia di simili divi- 
sioni. 

Ho detto che gli arti addominali sono tutti fra di loro identici 
per struttura e dimensioni. Questo è carattere saliente della fa- 
miglia (figg. 74, 75). 

Tutte e tre le paia di arti addominali (uropodi come si potreb- 
bero dire) corrispondono esattamente a quelli del primo paio di 
Acerentomidae, sono cioè grandi, composti di due segmenti, il ba- 
sale grande, troncoconico ed in questo può essere completamente 
retratto il secondo, che è piccolo, cilindrico, tanto largo che lungo 
e termina in una piccola vescichetta. 

Quanto all’armatura genitale per ambo i sessi posso richiamarmi 
al tipo comune per tutto l’ordine, rilevando semplici differenze 
secondarie, cioè la presenza di un esile e lungo pelo presso la 
punta dello stilo (apice) nelle femmine e una maggior lunghezza 
del pelo che si vede verso l’apice del secondo segmento del pe- 
rifallo nel maschio. 


Genus Eosentomon Berl. 1903. 
(fs = aurora; evropov = insectum). 
A. Berlese, Nuovi Acerentomidi (in « Redia » vol. V, fasc. 1°, p. 18; 1908). 


Characteres familiae. 
Species typica: Eosentomon transitorium Berl. 


SPECIES GENERIS EOSENTOMON Berl. 


Color albidus, vix extremo abdomine flavescente. Ad 1300 p. long. 
(optime extensum). . . . . . . E. TRANSITORIUM Berl. 


De FAT 


FR Lug Sd MSC CRT I 


deren 


AA 


aaa 


CAROTA 


58 ANTONIO BERLESE 


Color laete ochraceo-favidus. Ad 1400 p. long. (optime extensum). 
RP E E N 


Le due uniche specie del presente genere sono tra loro molto 
bene distinte per la statura assai diversa, che si collega col mag- 
gior grado di chitinizzazione e quindi di colorazione nella specie 
maggiore (£. ribagai). 

Le dimensioni appaiono dalle cifre contenute nella seguente ta- 
bella. 


transito- ribagai 
rium 
Lunghezza massima, distensione artificiale (acido acetico). 1300 1400 
Testa; Iunga: ti, A O RO 120 150 
Zampa ‘1° paio, lunga Cee e E I 300 390 
Tarso -ed'‘unghia 1° paio, lunghi sE 0 e 110 140 
Zampa 2% paio, lunga. UR OORNE 160 200 
Zampa: 3° paio; Dunga. a I RA E I 200 250 
Pronoto) (parte chitinizzata), lartcot Re e 80 90 
Mesonoto (parte chitinizzata), lungo . . . .. 0. . tex0) 90 
Metanoto (parte chitinizzata), lungo . . . .. . + 85 100 
3° urotergite (parte chitinizzata), lungo... . . 65 80 
» » » 1a ORE N 140 210 
Squama genitale femminile cogli apodemi, lunga, senza 
il*pelorestremo:-. e Le Re 48 55 


Eosentomon transitorium Berl. 


A. Berlese, Nuovi Acerentomidi, loc. cit. p. 18. 


A. subalbidum, vix abdomine postico, capite pedibusque anticis pal- 
lide ochraceis. Ad 1300 p.. long. (omnino ertensum acidi acetici ope). 
Habitat in Italia centrale, haud rarum. 


Osservazioni. Solo pochi esemplari ho trovato primamente in Fi- 
renze, nel giardino di Boboli, nell’ humus e perciò, allorchè la 
prima volta ne parlai dissi di questa specie « haud frequens ». 

Più tardi però ne raccolsi un grandissimo numero nell’ humus 
della macchia a S. Vincenzo (Pisa) ed in tutti ne avrò oltre una 
trentina, d’ambo i sessi. 


x 


MONOGRAFIA 7 DEI MYRIENTOMAT 


Wa ochraceum totum; praecedente maius; ad 1400 ds ommino esten- 
um (Soa. CE DES 


Do così ritengo a specie molto rara. 
La ho dedicata all’amico Dott. Costantino Ribaga, benemerito 
li studi entomologici, che mi procurò il musco sopradetto del 


60 ANTONIO BERLESE 


PARTE II. 


Morfologia interna. 


ENDOSCHELETRO. 


Nella prima parte si è più volte accennato ad apodemi, cioè ad 
ispessimenti chitinosi per appoggio di muscoli. 

Il complesso di detti apodemi forma appunto l’endoscheletro, 
del quale bisognerà dire partitamente. 

Esso è caratterizzato : 

1° Dalla grande complessità dell’insieme endocefalico ; 

2° Per converso, dalla semplicità massima per quanto riguarda 
il tronco ; 

3° Dallo sviluppo debolissimo degli apodemi trasversi toracali 
del dorso, omologhi dei fragmi degli Insetti. Essi sono molto meno 
sviluppati che i corrispondenti addominali ; 

4° Dallo sviluppo rudimentale degli apodemi degli sterniti to- 
racali, ben lungi dal raggiungere l'incremento grandissimo che 
hanno negli Insetti e specialmente nei Pterigoti ; 

5° Dalla assenza assoluta di apodemi pleurali. 

Dividiamo l’endoscheletro nelle due massime sezioni, quello ce- 
falico e quello del tronco; quest’ultimo poverissimo, come si è 
detto e con grande uniformità nei singoli somiti. 

Endoscheletro cefalico. Esso è rappresentato dai seguenti apodemi: 

1° Tentorio ; 

2° Apodemi lineari periboccali ; 

3° Apodemi o tratti tendinei impari spettanti alla capsula cra- 
nica ; 

4° Apodemi trasversi (tra i somiti cefalici) o longitudinali nel- 
l’epifaringe. 

IL reNTORIO (Tnt.).. La caratteristica del complicato tentorio 
in questi Myrientomata è la mancanza di un apodema ipostomatico 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 61 


resistente, mentre esso è rappresentato solo da un tratto mem- 
branoso, che si continua colla membrana della gola; inoltre la 
parte spettante al 6° somite cefalico, oltre la porzione membra- 
nosa suddetta, quella parte che nella maggioranza degli Insetti 
(escluse le larve metaboliche e molti Apterigoti), è composta di 
un solo pezzo, rappresentante il piede dell’ Y, (usuale forma del 
tentorio) qui è duplice e le due metà bacilliformi concorrono al- 
V’innanzi e finalmente si saldano in un fusto unico, derivato da 
apodemi del 5° e del 4° somite cefalico. Questo fusto unico si bi- 
forca poi all’ innanzi, di modo che ! insieme del tentorio acquista 
la forma della lettera X. 

Le branche anteriori (primarie) del tentorio sono rappresentate 
da apodemi lineari, con processi secondari più brevi e spettano 
al 1°, 2°, 3°, 4°, somiti cefalici. 

Possiamo dunque dividere il tentorio nelle seguenti principali 
parti: 

1° Porzione membranosa ipostomatica ; 
2° Branche pari labialî (6° somite); 
3° Branche pari mascellari (5° somite); 
4° Branche pari, concorrenti labio-mascellari (6°-5° somiti); 
5° Branca impari (dal complesso di apodemi di più somiti); 
6° Branche pari anteriori (da apodemi di più somiti); 
7° Processi tentorio-frontali pari ; 
8° Apodemi tentorio—-faringeali, non mai veduti negli Insetti, 
nè so di altri Artropodi. 

Vediamo minutamente ciascuno di questi apodemi e gruppi di 
apodemi (fig. 124). 

La porzione membranosa ipostomatica (v') è un tratto di pelli- 
cola flessibile, incolora, che unisce le estremità posteriori delle 
branche labiali colla membrana formante la gula. 

Osservo però che l'assoluta omologia coll’apodema ipostomatico 
degli insetti non si potrebbe raggiungere se non ammettendo per 
omologo del submento il tratto membranoso intercalato fra la detta 
porzione molle del tentorio ed il mento, che è l’unica parte tutta- 
via presente del corpo del labbro inferiore. 

Ad ogni modo la detta membrana di raccordo fra le branche 
labiali e la gula esiste, sebbene sia molto malagevole il ricono- 


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62 ANTONIO BERLESE 


scerla; così il tentorio non rimane posteriormente libero e  fiut- 
tuante nella cavità cefalica. 

Le branche pari labiali (v,) rappresentano i primi resistenti pro- 
cessi tentoriali che sì incontrano nel capo, dall’occipite in avanti. 
Essi appartengono certo al 6° somite, sia perchè ricevono muscoli 
toraco-cefalici, sia perchè danno attacco a quelli che vanno al 
labbro inferiore. 

Queste due branche sono parallele fra loro e discoste presso a 
poco quanto sono lunghe. Esse convergono cogli estremi apici po- 
steriori, dove sono anche assottigliate e si saldano con questi alla 
parte membranosa precedentemente ricordata. 

Le branche labiali, all’innanzi del tratto rettilineo suddetto, nel 
quale sono parallele, convergono e si incontrano ad angolo acuto 
o retto. Così tutto il vano che esse abbracciano è pentagonale, 
appena più lungo che largo. 

Possiamo indicare colle denominazioni di parte posteriore apica- 
le (y,,) quella che ha rapporti colla gula; parte diritta la seguen- 
te (v,); parte convergente Vanteriore (v) di cui le due metà si incon- 
trano, come ho detto, ad angolo acuto o retto, all’ innanzi. Questa 
parte fa un angolo colla precedente, molto ottuso e sul margine 
esterno di questa piegatura viene ad inserirsi la branca mascellare. 

Le branche mascellari pari suddette (3) spettano certamente al 
5° somite perchè offrono articolazione al cardine delle mascelle. 
Adunque queste branche, le quali non trovano riscontro in apo- 
demi di insetti masticatori, potrebbero però essere paragonate a 
processi bacilliformi esistenti nell’endoscheletro cefalico di Omot- 
teri. Però non si può negare che la omologia può essere vantata 
anche dal processo mascellare, che conosceremo tantosto. In Lepidot- 
teri (adulti) il tentorio manda realmente un processo che articola 
col cardine e così pure in Tisanuri, ma neppur questo è esatta- 
mente omologo, perchè si diparte dal tentorio e va al cardine, 
mentre invece nei Myrientomata questo processo si muove dal era- 
nio e va al tentorio, a cui si unisce con una specie di articola- 
zione ed in questo punto precisamente riceve il condilo articolare 
dello stipite. 

Gli Imenotteri adulti hanno un processo che va al condilo del 
cardine, ma però non raggiunge il tentorio. 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 65 


Queste branche mascellari adunque sono processi lunghetti, che 
dal cranio, lateralmente, in regione genale, ad un terzo circa dal- 
l’orlo posteriore del capo si muovono internamente, quasi trasverse, 
verso la linea sagittale e incontrano alla fine il tentorio nel punto 
indicato già e quivi si fissano quasi con articolazione. 

Il tratto impari ()) è veramente nel mezzo del capo ed è abba- 
stanza breve. Dalla sua faccia inferiore procede una carena lami- 
nare, sottile ma molto larga, cioè molto estesa in basso (carena 
inferiore del tentorio p.). 

Questa carena è molto importante, perchè dà inserzione ai po- 
derosi muscoli mascellari. Essa è alta e non si limita alla parte 
impari del tentorio, ma, biforcandosi assieme al tentorio stesso 
nelle sue branche anteriori (t), si estende al disotto di ciascuna 
di queste, a guisa di lamina alta sull’asse longitudinale di cia- 
scuna branca e di poi si continua anche negli apodemi tentorio— 
faringeali (0), fino alla faccia inferiore della faringe. 

Così, nelle sezioni di lato parallele all’asse longitudinale del- 
VPArtropodo, appariscono come alte lamine queste carene dal tratto 
impari del tentorio alla faringe. Ù 

Branche anteriori. Dalla biforcazione anteriore della X, che cade 
circa ad un quarto della linea sagittale, procedono le due branche 
anteriori primarie del tentorio, che si dirigono all’angolo antero— 
laterale del corpo e raggiungono, presso questo, l’apodema clipeo— 
frontale, al quale si saldano. 

Dunque questi processi bacillari risalgono, perchè il rimanente 
del tentorio è piuttosto profondo. 

Così alti questi processi passano sopra alle mandibole ed alle 
mascelle, che declinano, invece, per passare traverso l’atrio boc- 
cale, che è infero. 

Ciascuna branca anteriore, verso l’innanzi, manda qualche pro- 
cesso secondario, dei quali l’uno breve, va al dorso e si salda al 
cranio nella regione prefrontale. Questo potrebbe essere apodema 
antennare (e), sebbene, mancando le antenne, non se ne possa avere 
certezza assoluta. 

Inferiormente, da questo stesso punto della branca anteriore, si 
muove un altro processo (0), che raggiunge il lato del capo e 
ricorda la branca mascellare degli Insetti. 


64 ANTONIO BERLESE 


A queste branche pari vengono ad attaccarsi i robusti muscoli 
protrattori delle mandibole; adunque sono essi apodemi che par- 
zialmente spettano anche al 4° somite cefalico. 

Apodema tentorio-frontale (x). Per verità ho sospettato a lungo 
che si trattasse di tendini di un protrattore delle mandibole e non 
è stato facile riconoscere invece che il muscolo (dve) il quale si 
diparte per diritto da questi processi chitinei è inserito invece 
alla fronte, con che si tratterebbe invece di elevatore del tento- 
rio, omologo dei dorso—ventrali (dv) del tronco e probabilmente 
esso pure segmentale. 

Adunque, più che di processi speciali può eredersi si tratti di 
veri e propri tendini di muscoli. 

Nè veramente altri muscoli si attaccano od inseriscono a que- 
sti apodemi, che si dipartono sui lati della porzione impari del 
tentorio, verso la sua metà e si dirigono lateralmente ed in alto. 

Tutto 1 insieme del tentorio decorre parallelo al piano della 
gola e più vicino alla faccia inferiore del capo che non alla su- 
periore. 

Apodemi tentorio-faringeali (0). Si tratta di processi laminari, che 
veduti dal dorso o dal ventre, appaiono sottili, ma visti di lato 
si vedono larghetti. Questi si dipartono dalle branche anteriori 
impari del tentorio e, dirigendosi innanzi, raggiungono la faccia 
posteriore della faringe (che è robusta e bene chitinea) ed a que- 
sta si annettono. Non ho mai veduto alcunchè di simile negli In- 
setti od in altri Artropodi. Questo punto fisso fornito così alla 
faringe permette tutto l’effetto ai suoi costrittori e dilatatori, che 
agiscono sulle pareti laterali ed anteriore della faringe stessa. 

APODEMI LINEARI CRANICI. Si possono dividere in trasversi e 
longitudinali. 

Fra i trasversi contiamo il clipeo-labiale ed il clipeo—frontale e, 
con qualche speciale considerazione, anche il mascellare. Fra i lon- 
gitudinali (che sono tutti sagittali, come bene si comprende) no- 
tiamo la carena sagittale del labbro superiore (epifaringe); e la ca- 
rena longitudinale verticale. Tutti questi apodemi danno inserzione 
a muscoli cefalici o degli organi boccali. 

Apodema clipeo-labiale (8). È rappresentato da due piccole liste- 
relle chitinee lineari, concorrenti a A nella linea sagittale del cli- 


li. 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 


peo. Si vedono bene per trasparenza. Danno inserzione a muscoli 
faringeali. 

Apodema clipeo-frontale ()) è una lista lineare chitinea, tra- 
sversa, che si interpone tra il clipeo e la fronte, per tutta la lun- 
ghezza della faccia superiore del cranio. Essa è debolmente con- 
vessa all’innanzi. A questo apodema vengono a collegarsi le branche 
pari anteriori del tentorio e sì inseriscono anche muscoli farin- 
geali. L’apodema è molto bene visibile anche per trasparenza, in 
grazia della sua tinta più carica. 

Apodema mascellare (n). Sono note le rilevanti variazioni che 
questo apodema fa negli Insetti, specialmente ad apparato boccale 
suechiatore. 

Anche in questi Myrientomata Vapodema mascellare abbandona 
la forma lineare, come è nei masticatori, dove semplicemente orla 
il cranio nel lato inferiore del 5° somite. 

Nei Myrientomata esiste tuttavia un orlo più grossetto, nel quale 
è ispessito il margine dell’atrio boccale nella regione mascellare, 
ma da questo si diparte un molto lungo e robusto apodema, in 
forma di triangolo dapprima e di poi stiliforme, il quale si dirige 
per dentro il cranio verso l’indietro, pochissimo discosto dal lato 
del cranio che forma la regione genale. 

Questo processo si prolunga parallelamente allo stipite della ma- 
scella, sin quasi alla articolazione di questo col cardine. 

Ora, precisamente al processo mascellare, su tutta la sua faccia 
interna si inserisce un muscolo (pmx,) che va ad attaccarsi all'apice 
esterno del cardine, presso la sua articolazione collo stipite ed è 
così un robusto adduttore della mascella. 

Ho ascritto senz'altro agli apodemi trasversi questo mascellare, 
sebbene si dilunghi parallelo alla linea sagittale, perchè esso non 
rappresenta in fatto che una speciale evoluzione e disposizione 
dell’apodema mascellare, che tipicamente è trasverso. 

Fra gli apodemi longitudinali rilevo : 

Carena sagittale del labbro superiore (a). Il labbro superiore, nella 
sua terza parte basale, reca, al lato interno, una alta carena lineare, 
sagittale, che si eleva nell’atrio boccale 0 meglio nella volta pala- 
tina e finisce all’inizio della regione faringea. 

Si potrebbe considerare per epifaringe, per quanto, in realtà si 


5 


66 ANTONIO BERLESE 


tratti di un vero apodema sagittale. A questo prendono inserzione 
muscoli labio—faringeali. 

Carena sagittale verticale (0). Nel sommo vertice, là dove appunto 
la volta cranica si deflette in basso, vedesi una breve carena sa- 
gittale, come si è indicata già per molti insetti (Coleott. adulti, 
larve di Lepidotteri ed altre metaboliche etc.) la quale però è cor- 
tissima e di poco rilievo. 

È più accentuata in Eosentomidae che non in Acerentomidae. Vi 
si inserisce una o due sole paia di muscoli cefalo-toracici (il più 
cospicuo è il muscolo 0dcp). 

Ricordo ancora che dal mezzo della fronte procedono due mu- 
scoli (dsc,) che, diretti perpendicolarmente in basso, vanno al 
plesso muscolare cefalico. 

Le loro inserzioni tendinee sono del tutto a contatto fra loro ed 
occupano una linea sagittale piuttosto lunghetta, intercalata fra i 
prolungamenti anteriori dei lobi del ganglio sopraesofageo. 

Questi tendini riuniti danno l’immagine (guardando per traspa- 
renza dall’alto) di altra carena sagittale frontale. Però non ho mai 
potuto riconoscere che si tratti di vero apodema chitineo, duro. 

A tutti questi apodemi cranici si aggiunga l’orlo indurito del 
posteranio, dietro al labbro inferiore, a guisa di apodema lineare 
(ipostomatico) marginante l’atrio boccale di sotto (e vi si inseriscono 
muscoli del labbro inferiore) e si avrà così completo il quadro de- 
gli apodemi cranici. 

Endoscheletro del tronco. Ne ho accennato anche nella prima 
parte della presente nota. Riassumiamo brevemente quanto si ri- 
ferisce all’endoscheletro del tronco (vedi figg. 110, 120 dove gli 
apodemi sono in nero). 

Gli apodemi sono tutti lineari, formano cioè costole pochis- 
simo rilevate sul circostante sclerite e mai prodotte in apofisi o 
processi che penetrino profondamente nel corpo, come invece è 
così vistosamente nell’ endoscheletro degli Insetti e d’altri Ar- 
tropodi. 

I detti rilievi lineari sono o trasversi (e questi si trovano in 
maggior numero) o longitudinali. Questi ultimi sono sempre sa- 
gittali e disposti secondo la linea mediana dell’animale. 

Non si trova esempio di apodemi lineari con direzione obliqua, 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 67 


se non nelle branche dell’apodema ad Y che si vede nel meta- 
stito di ZHosentomidae. 

I soli apodemi trasversi che si vedono nella parte anteriore 
dei tergiti, come nella maggior parte degli sterniti, possono dare 
origine ad espansioni laminari poco alte, espansioni che io ricordo 
sotto il nome di squame. 

Tolto il pronoto, che in tutti i Myrientomata non possiede apo- 

‘demi, e tolto il primo urosternite in Acerentomidae, il quale pure 
è sprovveduto di processi apodemici, per tutti gli altri tergiti e 
sterniti si rileva almeno un apodema trasverso e per taluni an- 
cora uno longitudinale, sagittale. 

Ho già detto che i pleuriti o le regioni del tergite che li rap- 
presentano non mostrano mai processi apodemici. 

In generale la maniera più comune di apodemi è quella rap- 
presentata dalla antecosta, cioè dallo ispessimento lineare che per- 
corre all’interno la sutura acroprosclerale, tanto pei tergiti che 
per gli sterniti e così è appunto per tutti gli uriti e pei tergiti 
toracali. 

Ma per gli sterniti toracali, invece, Papodema lineare trasverso 
occupa l’orlo posteriore loro e si ha così un apodema che deve 
essere paragonato alla postcosta (1). 

Gli apodemi longitudinali sagittali o procedono dalla antecosta 0 
dalla postcosta. Esempio dei primi si ha negli urotergiti di Aceren- 
tomidae e meglio nei toracotergiti di Fosentomidae; esempio dei se- 
condi trovasi bello nel meso— e metarsternite degli Eosentomidae. 

Così possiamo classificare i diversi apodemi secondo la loro 
presenza o mancanza in ciascuna delle due famiglie: 

1° Apodemi comuni ad ambedue le famiglie ; 
2° Apodemi speciali degli Acerentomidae; 
5° Apodemi speciali degli Zosentomidae. 

Nel primo gruppo, cioè di apodemi comuni a tutti i Miriento- 
mati, indico: gli apodemi trasversi, antecostali di tutti i tergiti, 
toracali ed addominali (si è detto che sempre il pronoto ne manca), 


(1) Circa il significato che io attribuisco a questa parola, come alla anteco- 
sta, squama-elgvicolare, fragma ecc., vedi il mio libro Insetti, Capitolo VII, 
pag. 347. 


d ag agi aa Lai e n e AR re Rei 
RETRO pp badi f . fi 5 li c 
x 


65 ANTONIO BERLESE 


nonchè gli omologhi degli urosternit1; gli apodemi trasversi post- 
costali dei tre sterniti toracali. 

Inoltre un apodema sagittale mediano nel metatergite toracale, 
che in Zosentomidae percorre tutto lo sclerite ed in Acerentomidae 
si può vedere ridotto a piccola lineetta subeentrale. 

Nel secondo gruppo, cioè degli apodemi speciali degli Acerento- 
midae, enumero : gli apodemi sagittali mediani di alcuni uroter- 
giti (1°-5°, oppure 1°-7°). 

Nel terzo gruppo, comprendente gli apodemi che appartengono 
ai soli Eosentomidae, rilevo: gli apodemi sagittali del meso— e me- 
tatergite toracale (per quest’ultimo vedi quanto ho detto più su 
per gli Acerentomidae) e del meso—- e metastiti toracali. (Pel 
metastito, l’apodema, come si è detto, è ad Y). 

VARIAZIONI DEGLI APODEMI. La maniera più semplice è senza 
dubbio quella di un rilievo lineare, diritto o variamente curvo, 
ma tutto, dovunque, di uniforme spessore e senza aggiunte di di- 
latazioni squamiformi. Però tale semplice maniera è molto rara, 
e si può solo vedere ad es. negli apodemi trasversi dei primi uro- 
sterniti, specialmente in Eosentomidae, oppure negli apodemi lon- 
gitudinali sagittali dei tergiti in ambedue le famiglie e del meso- 
stito toracale in Acerentomidae. In tutti gli altri casi si notano 
complicanze varie, che sì possono enumerare così: 

1° variazioni dalla linea perfettamente retta ; 
2° aggiunta di espansioni squamiformi (squame); 
3° biforcazioni della parte estrema dell’apodema lineare. 

Psaminiamo ciascuno di questi casì e riferiamone esempi. 

Variazioni dalla linea retta. Esse riguardano soprattutto gli 
apodemi trasversi degli urotergiti, perchè nei toracotergiti, come 
negli urosterniti, la linea dell’apodema è debolmente incurvata. 
Invece, particolarmente per talune specie, ad es. del genere Ace- 
rentulus, gli apodemi trasversi degli urotergiti sono fortemente 
incurvati ad arco, nel quale la convessità è rivolta all’innanzi. 

Squame. Nel maggior numero dei casi, gli apodemi trasversi dei 
tergiti e degli urosterniti, quelli adanque che dipendono dall’an- 
tecosta, mostrano un tratto che si espande all’innanzi più o meno 
in una squama chitinea, pellucida. Tale espansione margina l’apo- 
dema nella sua parte anteriore. 


\ 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 69 


Negli urotergiti di Zosentomidae vedonsi quattro larghe espan- 
sioni semicircolari (fig. 83) collocate lungo l'orlo anteriore del- 
l’apodema. Due di esse sono fra loro contigue sulla linea sagit- 
tale (088); le altre due sono, una per lato, più esternamente (msc) 
e sono abbracciate, queste ultime, in parte almeno dai rami in cui 
l’apodema si biforca sui lati. 

Le espansioni laterali possono essere omologate alla squama 
clavicolare che si vede in molti fragmi degli insetti. 

Negli Acerentomidae tale espansione clavicolare esiste, perchè per 
tale si può definire la porzione sclerale compresa tra le braccia in 
cui si biforca sui lati l’apodema, però sono meno bene circoscritte. 

Nei toracotergiti la squama, in tutte e due le famiglie, è sem- 
plicemente lineare e poco alta e ristretta alla parte mediana del. 
Papodema; così pure negli urosterniti di ambedue le famiglie 
(meno che nella coda in Acerentomon). 

La parte mediana, più speciàlmente, della squama nei tergiti è 
del tutto omologa ai fragmi degli Insetti. 

Notevoli sono le espansioni laterali degli apodemi trasversi nella 
coda degli Acerentomon, sia nei tergiti che negli uriti. 

Tanto nel 9°, 10° ed 11° tergiti che nei corrispondenti sterniti 
si vede la squama che margina anteriormente l’apodema, essere 
stretta e lineare nel mezzo e sui lati poi prodotti in una squama 
acutangola, triangolare (figg. 84, ©,). Ciò non è negli altri generi. 

Biforcazione dell’apodema (tig. 23, 0). L’apodema del metastito in 
Eosentomidae, si biforca, come si è detto, ad Y. Più comune ed 
anzi più costante è la biforcazione laterale dell’apodema trasverso 
degli urotergiti in tutte e due le famiglie ed è più accentuata 
negli uriti di mezzo dell’addome. Però 1°8° urotergite ha un apo- 
dema lineare, mai biforcato e così pure i seguenti. 

Da tale biforcazione vengono a formarsi due braccia, delle quali 
una anteriore o superiore che si voglia dire (wbs); l’altra inferiore 
o posteriore (©wbi). Il tratto da esse compreso rappresenta, come 
ho detto, la porzione clavicolare dello selerite. 

APODEMI NEI SINGOLI SOMITI, NEI DIVERSI GENERI. Riassu- 
mendo abbiamo : 

Parte dorsale. Pronoto senza apodemi e ciò in tutti i generi ; 
Meso- e metanoto con apodema trasverso (antecosta) poco incur- 


70 ANTONIO BERLESE 


vato. In Acerentomon vedesi nel. mezzo del metanoto una traccia 
di apodema sagittale. 

In Fosentomidae esiste uno apodema lineare sagittale che per- 
corre il meso— ed il metanoto per tutta la lunghezza della parte 
bene chitinizzata. 

Negli urotergiti: apodemi più o meno incurvati, dipendenti dal- 
l’antecosta; rettilinei e non biforcati sui lati nell’8° urite e dopo 
questo; biforcati negli altri più o meno ed abbraccianti una 
squama clavicolare molto distinta e grandetta in ZEosentomidae, 
meno bene definita in Acerentomidae. Squama mediana fragma- 
tica più grande in Eosentomidae che nell’altra famiglia. Essa è 
quasi nulla negli urotergiti 9°, 11° e quivi, negli Acerentomon è 
elevata sui lati in processi triangolari alti. 

Negli Acerentomidae un apodema lineare sagittale percorre (negli 
urotergiti) il tratto appartenente al pro— ed al mesotergite. Tale 
apodema si limita ai tergiti 1°-5°, oppure 1°-7°, e manca in 
Eosentomidae. 

Parte ventrale. Gli stiti toracali sono sempre rinforzati da una 
posteosta sull’orlo estremo posteriore; manca altro apodema tra- 
sverso da omologarsi alla antecosta. 

Il meso- e metastito in Acerentomidae mostra che dall’orlo estremo 
anzidetto, rinforzato in apodema (g), si eleva, all’interno una ripie- 
gatura semirigida (fig. intercal. I°, y) e ricorre all’innanzi pressochè 
parallela allo sternello e di poi si inflette in giù, raggiungendolo e 
fissandovisi, così che, in sezione sagittale mediana, tale disposi- 
zione apparisce come un cercine ovale, più o meno angoloso ; esso 
dunque limita una area in cui si accolgono le inserzioni di mu- 
scoli. Questi sono gli sternopedali posteriori (spp), che si inse- 
riscono appunto nella porzione posteriore del detto cercine ovale, 
là dove esso si continua coll’apodema trasverso del mesostito. 

Invece altri muscoli più profondi, ad es. i dorso-ventrali inter- 
segmentali lunghi (ilo), si inseriscono sulla faccia del detto cercine 
rivolta verso l’interno del corpo, in prossimità alla postceosta. 

Ma il tratto ove la plica raggiunge nuovamente lo sterno, circa 
il mezzo dello stito, costituisce esso pure un punto rinforzato, che 
serve quasi da apodema, inquantochè dà inserzione ad altri mu- 
scoli, che sono gli sternopedali anteriori (spa). 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA T1 


Ordunque si potrebbe definire per una forca vuota il complesso 
di cotale ripiegatura in Acerentomidae. 

Ma, in Eosentomidae diverso è il complesso apodematico del 
mesostito, in confronto a quello del metastito. A ciò si è più volte 
accennato. 


Fig. I. — Schema degli apodemi sagittali degli stiti toracali in Aces'entomidae, 
sezione sagittale. Lettere indicate nel testo. La parte in nero rappresenta lo 
stito; la parte punteggiata l’apodema. — Fig. II. — Idem in Eosentomidae (meso- 
stito). Per le lettere vedi testo. 


Nelle sezioni sagittali, l’apodema del mesostito (fig. intercal. Il) 
(che di faccia appare come una linea retta, sottile) è elevato in 
squama laminare, di uniforme altezza, salvo che posteriormente (9), 
dove è alquanto più elevato, a guisa di dente. 

Le annesse figure intercalate (figg. I, II) mostrano il diverso 
aspetto di tali apodemi nelle due famiglie e i loro rapporti coi 
principali muscoli che vi si annettono. 

Quanto all’apodema del metastito in Mosentomidae si è già av- 
vertito che, oltre al solito trasverso (postcosta), se ne trova altro 
ad Y, che da questo procede ed è poco elevato. Le branche del- 


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2 ANTONIO BERLESE . 


290 


PY raggiungono ciascuna una coxa del 3° paio, ed il piede del 
detto Y si salda alla posteosta. 

Negli urosterniti mancano sempre apodemi sagittali, nè mai esi- 
stono postcoste; tutto si riduce all’apodema trasverso anteriore 
(antecosta). Esso è presente in tutti gli urosterniti in Eosentomidae, 
manca però nel primo urosternite in Acerentomidae. 

In Acerentomon, negli uriti 9°-11°, esso è prolungato sui lati, 
in dente, come per i corrispondenti tergiti e ciò si è già detto. 


MUSCOLATURA. 


La muscolatura è straordinariamente intralciata in grazia di 
un gran numero di fasci in tutte le direzioni e multipli, presso 
a poco come nelle larve metaboliche degli Insetti. 

Però il tipo comune è abbastanza bene conservato nelle due 
famiglie, salvo che negli Hosentomidae mancano i muscoli interseg- 
mentali dorso-pleurali dell'addome, che sono cospicua caratteri 
stica della musculatura dei Myrientomata. 

Noi possiamo ritenere trattarsi di una riduzione secondaria in 
rapporto con un maggior grado di evoluzione, che perciò si sarebbe 
tentati di assegnare a questi Zosentomidae, inquantochè la loro mu- 
scolatura addominale si avvicina, per quanto riguarda le fascie 
dorsali, più agli Insetti di quello che non sia per gli Aceren- 
tomidae. 

Quanto alla struttura dei muscoli io ho veduto sempre fibre 
striate con strie molto cospicue, specialmente in Eosentomidae. Ta- 
luni muscoli piccolissimi sono composti di una sola fibra o di due, 
come sono quelli ad es. motori dei palpi o retrattori del tappo 
delle ghiandole addominali. 

Altra volta (Osservazioni loc. cit.) mi era sembrato di vedere 
muscoli annettersi al mesenteron, ma una più accurata ispezione 
mi ha convinto che nessun muscolo va dalla parete somatica al 
mesenteron ed io avevo fatto confusione coi lunghi intersegmen- 
tali ventrali, che decorrono a contatto col mesenteron ma non vi 
sì annettono affatto. 

Noi divideremo la muscolatura nel seguente modo: 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 73 


1° Muscolatura del tronco: 

a) dorsale; 

b) tergo-sternale; 

c) ventrale: 
2° Muscolatura cefalica: 

a) dei cefalosomiti; 

b) delle appendici boccali: 
3° Muscolatura delle appendici locomotorie. 

Per la muscolatura delle appendici genitali parleremo dicendo 
degli organi sessuali, inquantochè, tolti i muscoli dalla parete so- 
matica agli organi sessuali, gli altri intimi delle gonapofisi sono 
da considerarsi per modificazioni dei fasci avvolgenti lestremo 
condotto dei prodotti sessuali. 


MUSCOLATURA DEL TRONCO. 


Muscolatura dorsale. La muscolatura dorsale è caratterizzata da 
due maniere di muscoli tutto affatto distinte, che si trovano am- 
bedue in Acerentomidae nei loro rapporti reciproci quasi primitivi, 
ma sono ormai secondariamente disposte altrimenti negli Zosento- 
midae. 

Si tratta di muscoli derivati da due strati, cioè dal 2° e dal 3°, 
il quale ultimo ancora occupa la regione prettamente dorsale (Ace- 
rentomidae), mentre si retrae nella regione latero—pleurale negli 
Eosentomidae, con disposizione dunque, in quest’ultimo caso, con- 
simile a quanto è fondamentalmente negli Insetti. 

Il secondo strato. però dà fasci diritti (cioè presso a poco paral- 
leli all’asse longitudinale del corpo) ed obliqui all’infuori (torace 
Acerentomidae) od all’indentro (addome Zosentomidae). 

Dobbiamo dunque distinguere : 

1° Muscoli dipendenti dal terzo strato, intersegmentali (obliqui 
dal di dentro all’infuori); 
2° Muscoli del secondo strato ; 
a) fascie diritte; 
b) oblique dall’indentro all’infuori ; 
c) oblique dall’infuori all’ indentro. 


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74 ANTONIO BERLESE 


Quanto poi alle condizioni relative alla inserzione ed all'attacco; 
tutti questi muscoli possono essere divisi in: 

a) tergali, cioè da apodema ad apodema dei tergiti ; 

b) tergopleurali, cioè da apodema del tergite alle pleure. 
Vediamo più esattamente ciascuno di questi diversi gruppi. 
MUSCOLI DIPENDENTI DAL TERZO STRATO. Abbiamo una ric- 

chissima muscolatura, specialmente addominale in Acerentomidae, 
mancante nell’addome di Zosentomidae, ovverosia trasformata nella 
tergo-sternale, in servizio della locomozione. 

Ho richiamato altra volta Vattenzione sull’importante fatto della 
muscolatura del terzo strato, procedente dal centro dei tergiti, cosa 
che negli Insetti mai si osserva, essendo essa ridotta ai pleuriti 
o ai lati dei tergiti. 

Noi dobbiamo ammettere che tipicamente nei Myrientomata trovisi 
una muscolatura assai ricca, dipendente dal terzo strato, adunque 
del tutto superficiale e formante un completo anello rivestente 
all’interno l’anello euticolare. 

Questa muscolatura ha però subìto anzitutto una forte riduzione 
nella regione sternale, non rimanendone più traccia se non nel 
torace, conforme rappresentano i muscoli chiasmatici ; di poi, quanto 
alla parte tergo—pleurale, essa è rimasta segmentale nei somiti 
recanti arti veramente ambulatori e non del tutto atrofici come 
sono invece quelli del 2° e 5° urite in Acerentomidae, ed è divenuta 
intersegmentale negli altri somiti del tronco in Acerentomidae, 
mentre è scomparsa in Hosentomidae nell’addome, cioè quivi la 
intersegmentale manca. 

Però, negli Acerentomidae, la segmentale in servizio degli arti 
locomotori si è ritratta dalla linea mediana del tergite ed ha gua- 
dagnato i lati, conformemente si vede negli Insetti, invece è rima- 
sta sulla linea sagittale del tergite quella intersegmentale, che ap- 
partiene all’addome. 

In Fosentomidae invece, la muscolatura segmentale in servizio 
degli arti del secondo e terzo paio toracali è rimasta fino alla li- 
nea sagittale mediana del tergite ; si è retratta sui lati per gli 
altri somiti recanti arti ambulatori e manca, come ho detto, la 
intersegmentale dell’addome. 

Abbiamo dunque una muscolatura tergo-sternale, di cui si dirà 


+4 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA (13) 


parlando appunto dei muscoli che dal dorso vanno veramente agli 
sterni o ad appendici sternali come sono le ambulatorie; quindi 
una muscolatura intersegmentale tergo—pleurale (nei soli Acerento- 
midaé), della quale converrà dire tosto. 

Muscoli intersegmentali tergopleurali (0dp). Sono caratteristici de- 
gli Acerentomidae ed appartengono al solo addome. Io veggo l’ul- 
timo d’essi appartenere al 7° tergite per linserzione, mentre col- 
l'attacco raggiunge 1°8° pleurite (figg. 111, 116). 

Si tratta di larghi e robusti fasci muscolari, costituenti nel loro 
insieme un complesso triangolare, con inserzione sull’apodema di 
ciascun urotergite, dal 1° al 7°. 

I fasci si dirigono obliquamente dall’innanzi all’indietro e dal- 
l’interno all’esterno, si assottigliano e raggiungono la regione pleu- 
rale dell’urite successivo. Sono dunque intersegmentali. 

Muscoli intersegmentali tergali (0dt). Addossati ai precedenti, ai 
quali seguono in tutto contatto e con fibre parallele stanno mu- 
scoli inseriti all’apodema impari mediano di ciascuno dei detti uro- 
tergiti e diretti all’apodema (antecosta) dell’urite seguente, al quale 
si inseriscono del tutto in regione laterale. Anche questi nei soli 
Acerentomidae. 

Per questi intersegmentali adunque, appartenenti al terzo strato, 
sta, come punto di inserzione, l’apodema sagittale degli urotergiti. 

Adunque, qualora si dovessero rintracciare gli omologhi dei detti 
muscoli anche nel torace, si vedrebbe come in Eosentomidae appunto 
i dorso—-ventrali (dv) dipendenti dal terzo strato, sebbene questi 
vadano agli arti, sieno cioè veramente segmentali e tergo-sternali 
anzichè intersegmentali ed intertergali come sono quelli dell’ad- 
dome. Così si dovranno omologare anche i corrispondenti dorso— 
ventrali toracali degli Acerentomidae, sebbene non raggiungano la 
linea mediana. 

Tutto ciò dà perfettamente ragione a quanto io ho seritto a pro- 
posito degli Insetti (Ins. pagg. 390-393) al riguardo delle variazioni 
del terzo strato. 

In questi Myrientomata adunque noi vediamo una disposizione, 
circa i muscoli del terzo strato, che se è primitiva inquantochè 
essi raggiungono la linea mediana ed i fasci di un lato toccano 
quivi al dorso quelli del lato opposto, ciò che può anche dipendere 


Pare ia Ra NINO? 


76 ANTONIO BERLESE 


dalla mancanza di vaso pulsante, subisce però nel torace, che è 
un gruppo di somiti più differenziati, tali modificazioni secondarie 
da dimostrare esatta Vipotesi della derivazione di muscoli interseg- 
mentali e segmentali e di tutti quelli a servizio degli arti ambu- 
latori da questo unico strato, che negli Insetti ormai è profonda- 
mente scomposto e dislocato dalla primitiva disposizione semplice- 
mente annulare, parallela ai piani limitanti il cilindro, al quale si 
richiama ciascun somite. 

Con ciò si dimostra esistente in natura la fig. 447, II del mio 
libro, più volte citato, sugli Insetti, la quale ho indicato per quasi 
ipotetica, ed è rappresentata da questi Myrientomata, forme al di 
sotto degli Insetti. 

Si comprende inoltre che al terzo strato dovranno appartenere 
tutti i tergo—ventrali, anche intersegmentali, di cui si dirà tosto, 
dopo aver conosciuto il rimanente di questi muscoli dorsali, tutto 
ciò appunto come indica la precitata figura. 

MUSCOLI LONGITUDINALI DERIVATI DAL SECONDO STRATO. Que- 
sti si trovano sempre sotto i precedenti, adunque più prossimal- 
mente. Per quanto riguarda questi muscoli, che costituiscono le 
fascie longitudinali comuni negli Artropodi, osservo che molto di- 
versamente si passano le cose nelle due famiglie, tanto che con- 
viene dirne separatamente. 

Nell’addome degli Acerentomidae (fig. 111) notansi soltanto lar- 
ghe fascie (/ld4), le quali, partendo da ciascun apodema transverso, 
vanno al seguente, con una tendenza all’obliquità verso Vesterno 
(dall’innanzi all’indietro e dall’interno all’esterno), con una specie 
di distribuzione a ventaglio, che lascia una ristretta parte trian- 
golare scoperta, nella regione sagittale. 

Questa è la più semplice disposizione. 

Ora, nel torace degli stessi Acerentomidae (fig. 110) trovansi i 
perfetti omologhi (fd) dei detti addominali, ma, oltre a questi, si in- 
contrano anche fasci obliqui profondi (odi), i quali stanno sotto ai 
precedenti, pur appartenendo al medesimo strato, ma hanno una 
direzione molto più obliqua all’infuori. 

Essi, infatti, (che si trovano nel meso—- e metatorace) partono 
dalla linea sagittale con larga base e, restringendosi a cono, vanno 
ad inserirsi all’angolo antero-laterale dell’apodema successivo. 


-1 
—- 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 


Veniamo ora agli ZHosentomidae (figg. 115, 118). 

In questi, la muscolatura, dipendente dal terzo strato, fa, nell’ad- 
dome, due distinte serie di muscoli, più palesemente distinte a par- 
tire del 2° urite, e in tutti i casi si tratta di fascie oblique, solo 
che le più interne (fd) vanno (dall’innanzi all’indietro) verso l'esterno 
e le più esterne (f74,) hanno direzione inversa. ; 

Ne viene così una disposizione a V per ciascun lato di ogni 
segmento o, nell’insieme, di M rovesciato. 

Le fascie più interne (fld) partono dalla squama mediana del- 
l’apodema trasverso di ciascuno urite e vanno a quel tratto del- 
l’apodema successivo che intercorre tra la squama mediana (ss) e 
la laterale (&wsc). A questo stesso tratto, ma alquanto più in fuori, 
concorrono le fascie esterne (f74,), le quali sono inserite alla squama 
esterna (sc) dell’urite antecedente, 

Quanto al torace, nel mesonoto vedesi una disposizione di fasci 
muscolari ad X, cioè quattro fasci tutti intersegmentali, che con- 
corrono al punto di mezzo circa dell’apodema sagittale dorsale. I 
due posteriori (0d?), sottili, vanno all’angolo omerale del metanoto 
e si possono omologare, senza più, alle fascie oblique profonde (0d?) 
degli Acerentomidae, già vedute; ma i fasci anteriori (0di,), che vanno 
ai lati del pronoto, sono assolutamente muscoli senza omologhi in 
Acerentomidae (vedi anche fig. 118). 

Nel metanoto non veggo cosa che corrisponda alla disposizione 
precitata, bensì trovo un fascio di ld inserito alquanto distal- 
mente sull’apodema trasverso del metanoto e che si reca all’an- 
golo esterno dell’apodema del primo urite. 

Tutti questi muscoli del meso—- e metanoto giacciono, come ho 
già detto, sotto i grandi tergo-sternali motori delle zampe. 

Con dubbio accenno ad un fd cefalo-pronotale (de, fig. 117), 
che mi sembra vedere inserirsi al vertice (6° somite cefalico), 
procedendo dal protonoto. Non lo veggo (e non troppo bene) che 
in una sola preparazione in sezione sagittale. 

Muscolatura tergo-sternale. Questa muscolatura è rappresentata 
largamente nelle larve metaboliche degli Insetti, per ciò che ri- 
guarda gli intersegmentali; quanto ai segmentali essi sono sempre 
presenti in tutti gli Artropodi. 

Ora è degno di rilievo il fatto che in questi Myrientomata noi 


i bl ti i iii Sa a) ie i a 


78 ANTONIO BERLESE 


troviamo costantemente rappresentati gli intersegmentali dorso— 
ventrali, dall’innanzi all’indietro e viceversa, quelli insomma che 
io ho indicato per larve di Lamellicorni (Ins. p. 398) coi numeri 
XXII, XX, il primo dei quali anche in Periplaneta ed ho figurato 
negli schemi (pag. 391, fig. 447, III), appunto per le dette larve. 

Feco dunque un altro carattere indicante la bassa posizione di 
questi Myrientomata. 


Fig. III. — Schema della disposizione di tutti i dorso-ventrali nel capo, torace 
ed addome, veduti di lato. Sono indicate le zampe addominali del 1° paio e 
le coxe di quelle toracali (Acerenti.). 


Ma si trovano ancora degli intersegmentali lunghi, i quali sca- 
raleano un somite, vanno cioè, ad es., da un tergite non allo ster- 
nite del segmento seguente, ma a quello che segue a quest’ultimo. 

Di così fatti lunghi dorso-ventrali si ha esempio in larve me- 
taboliche di insetti, sebbene raro, ad es. CXXIX indicato da me 
(Ins. p. 417) per larve di Lamellicorni. 

Qui tali muscoli sono comuni e spettano a parecchi somiti del 
torace e dell’addome. 

Riassumendo, i varî fasci dorso-ventrali si possono così distri- 
buire : 

1° Dorso-ventrali segmentali (dv, dv); 
2° Dorso-ventrali intersegmentali corti : 
a) dall’indietro all’innanzi (tergosternali, da un tergite allo 
sternite precedente) (ts, tsu); 
| b) dall’innanzi all’indietro (tergosternali, da un tergite allo 
i sternite seguente) (ds); 
3° Dorso-ventrali intersegmentali lunghi, che scavalcano un seg- 
mento : 
a) dall’indietro all’innanzi (tergosternali da un tergite allo 
sternite prima del precedente) (ilo) ; n: 


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a 
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MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 19 


b) dall’innanzi all’indietro (tergosternali, da un tergite allo 
sternite che viene dopo il seguente) (dsl). 

(Per tutti questi muscoli, oltre alle figure nelle tavole X, XI, vedi 
anche lo schema a fig. intercalata III, e quello a fig. interca- 
lata IV). 

DORSO-VENTRALI SEGMENTALI (dv, dvu). A parte i muscoli di 
questo gruppo residenti nel capo e dei quali si dice separatamente, 
perchè, cogli altri cefalici, assai specializzati, pel tronco si può 
dire che i dorso—ventrali segmentali sono presenti in tutti i seg- 
menti (Acerentomidae), meno che in quelli della coda, cioè 9°-12°. 

Negli ZHosentomidae però non sono riuscito a vedere cotali mu- 
scoli negli uriti dal 4° all’ultimo e non mi pare di aver veduto male. 

Ordunque, negli Acerentomidae i muscoli di questo gruppo ap- 
partenenti ai quattro primi somiti del tronco (torace e primo urite) 
sono in servizio dell’arto rispettivo e di poi, dal 2° urite all’ 8°, 
sono semplici costrittori e si attaccano allo sternite sui suoi mar- 
gini esterni. Ma negli uriti 7° all’11° (in Acerentomidae) compaiono 
altri dorso-ventrali segmentali, più vicini alla linea mediana (dvu,) 
e così nel 7° urite ve ne ha due paia, il prossimale ed il distale; 
nell’ 8°, come nel 9°, 10°, 11°, manca il distale e si vede solo il 
prossimale. 

La muscolatura dorso-ventrale segmentale comprende adunque: 
1° dorso-ventrali distali degli uriti 1°-7° (Acerentomidae) (dvu); 
2° dorso-ventrali prossimali degli uriti 7°-11° (Acerent.) (dvu,); 
3° dorso-ventrali degli arti addominali (tutte e tre le paia in 

Eosentomidae ; il solo primo paio in Acerentomidae) (dvu,) ; 
4° dorso-ventrali degli arti toracici (dv). 

Vediamo brevemente ciascun gruppo. 

Dorso-ventrali distali degli uriti 1°-7°. Ho già detto che li ho 
veduti nei soli Acerentomidae, ma non escludo che si trovino an- 
che in Fosentomidae, sebbene io li abbia ricercati invano. 

Si tratta di piccoli muscoletti, che, dal tergite, in vicinanza del 
margine laterale del corpo, in ciascuno degli uriti 1°-7°, vanno 
direttamente allo sternite corrispondente, al quale si attaccano in 
prossimità del suo orlo laterale. 

Dorso-ventrali prossimali degli uriti 7°-11°., Ritengo che essi sieno 
in servizio della riproduzione, come costrittori di quella regione 


RETI NI, FANTA RISE REA PIVANRAI E 


s0 ANTONIO BERLESE 


dell’addome che contiene o deve espellere i prodotti sessuali ma- 
turi. Difatti sono addossati all’ovidutto e fiancheggiano il deferente. 

Decorrono perfettamente perpendicolari alla faccia dorsale e ven- 
trale (figg. 111, 112, 171, dwu,). 

Dorso—-ventrali degli arti addominali. Giacchè il primo paio in 
Acerentomidae è del tutto conforme a tutte e tre le paia in Zosen- 
tomidae, così avviene che anche la muscolatura sia corrispondente. 
Invece le paia 2° e 3° in Acerentomidae non hanno muscoli di 
sorta, dal che si possono giudicare aftatto abortive. 

Ma pel 1° paio in Acerentomidae e per tutte e tre le paia in 
Eosentomidae esistono muscoli dorso-ventrali protrattori (p) e re- 
trattori (r), del tutto conformi a quelli delle paia 2° e 3° toracali, 
salvo che più deboli (figg. 116, 118). 

Questi muscoletti si inseriscono al tergite sui suoi lati, abba- 
stanza discosto dalla linea mediana e vanno all’orlo basale del 
1° segmento di detti arti. 

I retrattori, quelli cioè che fanno muovere 1 arto dall’ innanzi 
all’indietro, sono molto più robusti dei protrattori, che lo costrin- 
gono al lavoro inverso. 

Ciò dimostra che detti arti, per quanto rudimentali, hanno vera- 
mente ufficio nella locomozione. 

Vi ha qualche diversità nel punto di attacco tra Acerentomidae 
ed Eosentomidae. Comincierò da questi ultimi (fig. 118). 

Per tutte e tre le paia di arti addominali sì vede un gracile 
muscoletto (dvv, p), che, partendosi appena dietro Papodema tra- 
sverso dell’urite, sui lati, va all’orlo anteriore basale del 1° seg- 
mento dell’arto. Questo muscolo, che si ripete identico per gli 
uriti 1°, 2°, 3°, è il protrattore dell’arto addominale. 

L’antagonista è più robusto assai (dvu, r); si inserisce più pros- 
simalmente nel tergite in vicinanza dell’apodema trasverso, e sì 
attacca all’orlo posteriore basale del 1° segmento dell’arto. Così 
è fatto per tutti e tre i primi uriti il retrattore dell’ arto addo- 
minale. 

Negli Acerentomidae (fig. 116) pel 1° paio di arti addom. il pro- 
trattore sembra procedere da un punto abbastanza vicino alla 
linea sagittale del tergite ed insieme all’antagonista. Ma veramente 
a compiere il movimento opposto, cioè dell’arto dall’innanzi all’in- 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA S1 


dietro, concorrono due muscoli (è indicato uno solo con durr) dei 
quali l’uno, come si è detto, nasce assieme al protrattore, ma l’al- 
tro si inserisce sull’apodema trasverso, molto lateralmente ed as- 
sieme ad un lungo intersegmentale dorso-ventrale (dsw). 

Dorso-ventrali degli arti toracici (dv). Basterà pensare a muscoli 
del tutto corrispondenti a quelli testè indicati degli arti addominali 
di Fosentomidae, rinforzarli abbastanza e inserirli più vicini alla 
linea sagittale per ottenere senza più i motori degli arti toracici 
del 2° e 3° paio. Quanto a quelli del 1° paio la cosa è diversa. 

Avremo pei detti arti del 2° e 3° paio, egualmente che per gli 
addominali, dei retrattori (r) e dei protrattori (p) ed hanno di- 
sposizione molto semplice, di coni che dall’alto discendono e di- 
gradano e l’uno si attacca all’orlo anteriore dell’ anca, alla quale 
è destinato, l’altro all’orlo posteriore. 

Quanto al luogo di inserzione notasi rilevante differenza tra gli 


0 


Acerentomidae e gli Eosentomidae. Nei primi Varea di inserzione 
si comprende tra i lati del tergite e i grandi fasci longitudinali 
dorsali; quindi una inserzione discosta dalla linea mediana; per 
gli Eosentomidae la inserzione avviene assolutamente sulla linea 
sagittale e precisamente di qua e di là dell’ apodema sagittale 
dorsale così bene manifesto tanto nel meso— che nel metatergite 
toracale (figg. 115, 114). 

Questi fasci in Eosentomidae, ed un poco anche in Acerentomidae, 
sì distendono veramente tra la cuticola tergale e i detti fasci 
longitudinali, adunque essi appartengono veramente al terzo strato 
O più periferico, il che concorda con quanto ho detto nel libro 
sugli Insetti a proposito dei muscoli delle zampe e delle ali; ma, 
mentre negli Insetti detti muscoli occupano. la regione tra i lati 
delle fascie dorsali, più che altro pleurale, qui invece raggiungono 
addirittura la linea mediana, appunto a testimoniare della loro 
origine da un anello continuo, il più esterno di tutti i tre strati 
muscolari primitivi. 

DORSO-VENTRALI INTERSEGMENTALI CORTI. Ho detto che si 
dividono in due gruppi, a seconda della direzione che prendono 
partendo dal tergite sul quale è la inserzione. Vi hanno cioè 
quelli che, venendo dall’alto al basso procedono dall’indietro al- 
Vinnanzi (ts, tsu) ed altri che vanno in direzione opposta (ds). Ho 


6 


82 ANTONIO BERLESE 


già detto che trovano corrispondenti in larve metaboliche di Im- 
setti, ma negli adulti solo in Periplaneta. 

Questi muscoli sono anche molto obliqui rispetto al piano sa- 
gittale, anzi taluno quasi perpendicolare o perpendicolare affatto, 
secondo il grado di maggiore o minore contrazione dell’ animale, 
al piano stesso. Infatti procedono dai lati del tergite per concor- 
rere agli sterniti, sulla loro linea sagittale. 

Ciò giustifichi la difficoltà di rinvenire tali muscoli che non sì 
vedono nelle sezioni in piani paralleli alla linea longitudinale del- 
l’insetto e perciò sono ben lungi dall’ affermare di averli tutti 
trovati. 

Intendasi infine che questi ed i seguenti, di cui dirò, sono ve- 
ramente tergo-sternali, perchè si vedrà che per tergo-ventrali po- 
trebbero essere considerati anche i componenti le fascie oblique 
del 3° strato, addominali (dorsali), ma queste rimangono fra i ter- 
giti, per quanto andando dal centro del tergite all'estremità dei 
pleuriti, che stanno al ventre, appaiano come tergo-ventrali e ad 
ogni modo si possono omologare ai tergo-sternali veri, come mo- 
dificati secondariamente, ma non sono veri tergo-sternali giacchè 
cogli sterni non hanno rapporti. 

Adunque qui tratto solo dei corti intersegmentali, cioè di quelli 
che da un tergite vanno allo sternite precedente o seguente, ma 
veramente allo sternite. 

Dorso-ventrali intersegmentali corti, dall’indietro all’innanzi (ts, tsu). 
Questi li veggo anche per parecchi segmenti addominali, ma in 
una sola preparazione, per quanto chiarissimi, mentre pei segmenti 
toracali li scorgo bene in parecchie preparazioni di sezioni di 
piano e sagittali. 

Ho indicato con tsu gli addominali che veggo bene nei primi 
cinque uriti, ma che forse si trovano anche in altri (fig. 116). 

Vanno dai lati dei tergiti, in regione vicina alla pleurale, al 
centro degli sterniti precedenti. Nella fig. 119 dei muscoli ventrali 
ho indicato il primo di tali muscoli e si tengano gli altri per 
simili. 

Quanto al torace, i muscoli in discorso (ts,.3) vanno (fig. 119) dal 
metanoto al mesostito (ts,); dal mesonoto al prostito (ts,); e per 
questi l’attacco è al punto centrale dell’ apodema posteriore dei 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 83 


detti stiti; e finalmente (fig. 116) il terzo (#s,) va dal pronoto al- 
l’apodema y' del tentorio, branca che si è detto spettare al 6° so- 
mite cefalico come suo sternite o dipendente dallo sternite. 

In Eosentomon (fig. 118) veggo il ts,, ma mi sfuggono gli altri 
toracali ed addominali. 

Dorso-ventrali intersegmentali corti dall’ innanzi all’ indietro (ds). 
Ho detto che non ho potuto vederne nell’ addome nè in Aceren- 
tomidae nè in Eosentomidae; però in ambedue le famiglie ne scorgo 
nel torace ed anzi in Acerentomidae ho una serie che interess: 
anche il capo e il 1° urite, ma non il meso— ed il metatergite ; 
ritengo però manchevoli anche per questo le mie osservazioni ri- 
spetto a questo gruppo di muscoli. 

Quello che dal 1° urotergite va al 2° urosternite (fig. intercal. III 
e fig. 116 dsu) è molto gracile e con inserzione prossimale, di cui 
ho già detto; quello che dal pronoto va all’apodema posteriore del 
mesostito è robusto e lungo (ds); mentre è molto gracile l’omologo 
toracocefalico, che dal 6° somite cefalico va all’orlo anteriore del 
prostito, è dunque esattamente omologo del dsx, ma non del pre- 
cedente, che raggiunge invece l’orlo posteriore del mesostito. 

DORSO-VENTRALI INTERSEGMENTALI LUNGHI. Questi scavalcano 
un intero somite. In generale hanno la distribuzione, direzione, ete. 
come i precedenti e si inseriscono essi pure ai tergiti sui lati ed agli 
sterniti nella linea sagittale, quindi sono obliqui rispetto al piano 
sagittale, che incontrano con angolo più o meno acuto, a seconda 
del grado di distensione dell’insetto. 

Anche per questi ho incontrato le stesse difficoltà che per i 
corti a vederli bene e certo molti mi sono sfuggiti, per quanto 
io ritenga che essi non compongono affatto una serie regolare e 
senza interruzione anche nel solo torace e probabilmente mancano 
nell’addome. 

Due gruppi ne dovrebbero esistere, cioè di quelli che vanno 
all’innanzi e di quelli che procedono all’indietro, ma questo ultimo 
gruppo soltanto è completo pel torace, l’altro è appena rappresen- 
tato da muscoli cefalo-toracici (vedi tavole X, XI e fig. interca- 
lata IV). 

Dorso-ventrali intersegmentali lunghi dall’ indietro all’ innanzi 
(ilo*). Ne conto tre. Il primo è un urotoracale (il0,) perchè procede 


84 ANTONIO BERLESE 


dal primo urotergite all’apodema posteriore del mesostito. Il secondo 
è un meta-protoracale, perchè dal pronoto va ad attaccarsi all’apo- 
dema posteriore del prostito. Il terzo è un cefalo-mesotoracico, il 
quale dal mesonoto si reca al plesso cefalico (©), di cui si dirà 


più sotto. 


Fig. IV. — Schema dei dorso-ventrali intersegmentali lunghi (il0, 481) e corti (#8) 
veduti dal ventre, nel torace e testa (Acerent.). 


Dorso-ventrali lunghi, intersegmentali, dall’innanzi all’indietro (dsl). 
L'unico esempio che ho rilevato è rappresentato da due musco- 
letti, i quali, procedendo dai lati del capo, in regione del quinto 
somite, si dirigono nel torace e, divergendo, l’uno si attacca all'orlo 
posteriore del prostito (apodema) Valtro al nodo di incrocio dei 
muscoli ventrali ete. sito nel protorace presso l’anca 1° paio, circa 
verso il suo mezzo (plesso toracico 7’). 


dj 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 85 


Questi sono tutti i tergosternali che io ho veduto finora nei 
Myrientomata. 

Muscoli ventrali (figg. 112, 114, 119). La muscolatura ventrale è 
caratterizzata dai seguenti speciali muscoli: 

1° Muscoli pertinenti probabilmente al terzo strato, con di- 
sposizione pressochè primitiva nel terzo e secondo uriti e di poco 
variati nel 1° e con omologhi nel meta— e mesotorace. 

2° Muscoli lunghi intersegmentali, manifesti tra la testa ed 
i somiti successivi fino al 5° urite. Questi scavaleano ciascuno un 
urite (secondo strato). 

MUSCOLATURA TRASVERSA. Mancano affatto rappresentanti del 
1° strato. Adunque la muscolatura trasversa si riduce (come è 
anche al dorso) esclusivamente ai derivati del 3° strato. 

Ma mentre essa è, come si vide, notevolmente rappresentata al 
dorso e la sua pertinenza al terzo strato è indubitabile, invece, 
pel ventre non si può veramente escludere affatto qualche dubbio 
in proposito ed essa è molto limitata. 

Il dubbio ad es. viene anche a proposito dei muscoli chiasmatici, 
i quali sono bensì all’esterno affatto e quindi sopra le fascie lon- 
gitudinali, ma se si richiamassero, per conformità di aspetto e 
disposizione a quei chiasmatici che io ho indicati per larve di 
Lepidotteri o nel protorace di Gryllus, si vedrebbe che potrebbero 
essere ascritti, come io ho fatto in quella occasione, al 2° strato. 

Ad ogni modo, per certe corrispondenze coi dorsali che spet- 
tano certo al terzo strato, propendo ad ascrivere a questo anche 
ì chiasmatici ventrali ed i loro omologhi dell'addome. Ecco quali 
essì sono : i 

Muscolo trasverso primo e secondo (cu). Dallo sterno del 3° e del 
2° uriti, poco sotto l’antecosta, diretti obliquamente all’ infuori, 
vanno all’antecosta seguente, quasi all’angolo coi margini degli 
sterni. 

Il loro insieme figura dunque un V rovesciato, intersegmentale. 
Mancano in Fosentomidae. 

Muscolo trasverso terzo (segmentale) (cu,), in due fasci. Inserito 
al centro del 1° urosternite va all’angolo interno-superiore del 1° 
segmento dell’arto rudimentale 4° paio, del quale è adduttore. 

Manca l’antagonista. Questo si trova negli Acerentomidae. È 


i 


86 ANTONIO BERLESE 


singolare che non ne ho trovato traccia negli Hosentomidae, dove 
gli arti addominali sono più sviluppati. 

Muscoli chiasmatici (c). Appartengono al meso— e metastito. Con- 
corrono a stabilire l’omologia dell’arto 4° paio coi toracali. Infatti 
la omologia di questi chiasmatici col trasverso terzo ora ricordato 
è evidente. 

Manca l’omologo nel protorace. Si inseriscono all’orlo laterale 
di ciascuno stito (meso— e metastito) e, traversando tutto lo sterno, 
vanno ad inserirsi al trocantere della zampa dell’altro lato. 

In £Eosentomidae (fig. 114), nel mesostito le cose sono appunto 
così, cioè come appaiono negli Acerentomidae, secondo la maniera 
ora descritta e ciò non ostante l’apodema lineare sagittale, al di 
sopra del quale (prossimalmente) questi muscoli chiasmatici pas- 
sano. Ma nel metastito le cose sono alquanto diversamente. L’apo- 
dema ad Y del metastito accorcia i detti muscoli, che, anzichè 
inserirsi all’orlo laterale dello sternello, si inseriscono alla branca 
dell’ Y, per correre al trocantere della zampa opposta. 

Questi chiasmatici sono adduttori della zampa. 

MUSCOLATURA LONGITUDINALE (2° strato). Complicati per di- 
versa disposizione, direzione ete. i fasci muscolari del 2° strato 
formano una assai variata muscolatura e molto complessa. 

Questo è carattere precipuo delle basse forme, con richiamo 
alle larve metaboliche degli Insetti, nelle quali il numero dei mu- 
scoli è di molto superiore a quello degli adulti rispettivi, sebbene 
i muscoli stessi sieno, per la massima parte, molto più gracili e 
di sviluppo quasi uniforme. 

Noi possiamo dividere questa complessa muscolatura, tutta de- 
rivata dal secondo strato, nei seguenti gruppi. 

1° Intersegmentali corti. 
2° Intersegmentali retti, lunghi. 
3° Sternopedali posteriori ed anteriori (segmentali). 

Heco brevemente poche cose per ciascuno di questi gruppi. 

INVERSEGMENTALI (lv). Compongono le comuni fascie longitu- 
dinali ventrali e stanno in due serie, Vuna di qua, l’altra di là 
della linea sagittale. Tre o quattro fasci paralleli od appena di- 
vergenti verso l’esterno, procedono dalla antecosta di ciascun 
urosternite per recarsi a quella del successivo ; essi lasciano uno 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 87 


spazio larghetto, trapezoidale nella regione sagittale, in cui si 
adagia il cordone nervoso. 

Nel primo urite, in Acerentomidae, io trovo qualche variazione 
rispetto ai successivi. 

Il vero omologo delle iv è ridotto a due fascetti, dei quali uno 
tutto distale, che si inserisce non all’antecosta del 1° urosternite, 
ma più giù e verso i lati; Vl altro prossimale, procede veramente 
dall’ antecosta del 1° urosternite, quindi è del tutto conforme ai 
successivi. 

Tra luno e Valtro si interpone il lungo intersegmentale. 

INTERSEGMENTALI LUNGHI, RETTI (VENTRALI) (il nelle tavole X, 
XI e fig. intercal. V). Sono muscoli assai lunghi, i quali, par- 
tendosi da uno sternite (antecosta o postcosta) e scavalcando il 
precedente, si recano allo sternite che precede quest’ ultimo. Si 
hanno così i seguenti muscoli: dal 6° urosternite al 4°; dal 5° al 3°; 
dal 4° al 2°; dal 3° al 1°; dal 2° urosternite al 3° toracosternite; 
dal 1° urosternite al 2° toracosternite; dal 3° toracosternite al 1°. 
Questo confonde le sue fibre col seguente, che va dal 2° toraco- 
sternite al 6° cefalite (cefalosternite). 

In tutto adunque sono otto lunghi intersegmentali diritti. 

Tutti questi decorrono presso a poco paralleli alla linea sagit- 
tale mediana. Essi sono profondi, inquantochè passano dietro i 
chiasmatici e gli sternopedali, però si trovano tra questi e gli 
intersegmentali lunghi obliqui, dorso—ventrali. 

L’unico muscolo probabile corrispondente a questi e che ho 
veduto fra gli insetti può essere il fascio dei metasternali 1°-3°, 
in Gryllus (V. Berlese, Insetti M. 34, p. 400, fig. 444), di cui certo 
alcune fibre decorrono dal 4° urosternite al metastito. 

M. inters. lungo retto, primo (il,). Dalla antecosta del 6° uroster- 
nite, sui lati, molto discosto dalla linea sagittale, diretto, conver- 
gendo, alla antecosta del 5° urosternite. Gracile, cilindrico, della 
obliquità delle fascie ventrali comuni. 

M. interseg. lungo, retto, secondo (il,). Simile al precedente. Dalla 
antecosta del 5° urosternite a quella del 5°. 

M. interseg. lungo, retto, terzo. Va dalla antecosta del 4° uro- 
Sternite a quella del 2°. Non è indicato nelle figure, per non com- 
plicare troppo queste. 


88 ANTONIO BERLESE 


M. intersegm. lungo, retto, quarto. Neppur questo è indicato nelle 
figure, per la stessa ragione. Dalla antecosta del terzo urite a 
quella del 1°. Simile ai precedenti. 

M. intersegm. lungo, retto, quinto (il,). Dalla antecosta del 2° uro- 
sternite all’orlo anteriore dello sterno (sensu stricto) del terzo so0- 
mite toracale. È una striscia larga, per lo più composta di due 
fasci paralleli e all’innanzi si suddivide in parecchi fascetti a pie- 
colo ventaglio, coi quali si inserisce sulla linea anzidetta. Decorre 
parallelo alla linea sagittale. 

M. intersegm. lungo, retto, sesto (il,). Simile al precedente. Inse- 
rito all’orlo anteriore del 1° urosternite (che non ha antecosta), 
decorre parallelamente alla linea sagittale e si inserisce con più 
fascetti, divaricati a zampa d’oca, sull’orlo anteriore dello sterno 
(sensu stricto) del mesotorace. i 

M. intersegm. lungo, retto, settimo (il.). Simile ai due precedenti, 
però più obliquo perchè si inserisce quasi sulla linea sagittale 
nel metastito, ma in regione che deve appartenere all’acrosternite. 
Decorre direttamente verso l’anca del 1° paio e va ad inserirsi 
nel prostito nella sua parte anteriore, presso Panca. Quivi si vede 
un plesso muscolare di cui diremo tosto. 

M. interseg. lungo, retto, ottavo (il,). È più gracile del precedente, 
col quale decorre ed a cui sta a ridosso, così che male se ne di- 
stingue. 

Si inserisce al mesostito in regione dell’acrosternite e subito si 
addossa al precedente, che segue fino al plesso suindicato; di qui 
in poi procede in due fascetti abbastanza gracili alle branche pari 
posteriori del tentorium, alle quali si fissa verso la loro metà. Un 
fascetto esile si attacca alla membrana gulare dietro il tentorio. 

Questa parte del tentorio devesi considerare per apodema ster- 
nale del 6° cefalosternite, quindi il muscolo è affatto omologo ai 
precedenti. 

Dal plesso muscolare (7') sopraindicato, che cade ai lati del 
prostito, in corrispondenza al punto mediano (presso a poco) del 
l’orlo interno dell’anca, procedono parecchi corti muscoletti gra- 
cili, dei quali aleuni vanno all’anea del 1° paio; altri, per diritto 
ai predetti, vanno al pronoto e perciò formano col 7° + 8° lunghi 
intersegm. sopracitati una figura a croce. 


RARO NARO, VIII ISTANTE ta 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA S9 


Tutti questi muscoli sono efficaci retrattori dei singoli somiti 
e del capo e la loro azione rilevante si manifesta appunto colla 
grande contrattilità (in senso longitudinale) di tutto il corpo, assai 
più energica di quanto possono fare le sole fasce consuete dor- 
sali e ventrali, comuni negli artropodi. 


IV VI. 


Fig. V. — Schema degli intersegmentali lunghi, retti (ventrali) visti dal ventre 
(torace e capo). Quelli indicati in un lato non sono riportati nel lato opposto 
per non complicare la figura (Acerent.). 

Fig. VI. — Schema degli sternopedali veduti dal ventre (Acerent.). 


MUSCOLI STERNOPEDALI POSTERIORI (spp nelle tavole X, XI ed 
a fig. intercal. VI) ED ANTERIORI (spa di tutte le figure). Dal 
primo somite toracale al 1° urite (compreso) si hanno muscoli ster- 
nopedali (segmentali), che dalla linea sagittale corrono all’anca cor- 


ide 


90 ANTONIO BERLESE 


rispondente. Però pel prostito e pel primo urosternite se ne ha 
una sola coppia (che si inserisce sulla carena sagittale del meso- 
sclerite) mentre pei due somiti toracali di mezzo si hanno due 
coppie, luna inserita alla detta carena sagittale, l’altra all’apodema 
estremo dello sternite da considerarsi per forcella. 

Tolto il 1° urosternite, pel quale la muscolatura sterno—pedale è 
ridotta in grazia della riduzione dell’arto stesso, per gli altri so- 
miti precitati (i tre toracali) da ciascuno apodema degli indicati 
procedono due paia di muscoli; l’uno va all’orlo anteriore del- 
l’anca corrispondente (è quindi un protrattore); l’altro va all’orlo 
posteriore, quindi è retrattore, cioè fa muovere la zampa dall’in- 
nanzi all’indietro. 1 

M. sternopedali poster. retrattori (tanto nel metastito, spp,, che 
nel mesostito, spp,) vanno dalla forcella all’orlo posteriore dell’ anca 
3° paio; abbastanza robusti, spesso in due fasci. 

Nel prostito è più lungo e molto robusto, (spp). 

M. sternopedali poster. protrattori. Dallo stesso punto di inser- 
zione vanno all’orlo anteriore dell’anca, che muovono dall’avanti 
all’indietro. Nel metastito (spp,) e nel mesostito (spp,) inerociano 
coi seguenti. 

M. sternopedali anteriori protrattori (spa,s). Dalla carena sagit- 
tale del mesostito o del metastito vanno all’orlo posteriore del- 
l’anca corrispondente. Mancano, coi seguenti, nel protorace. 

M. sternopedali anteriori retrattori (spa,,).. Dallo stesso punto 
di inserzione vanno all’orlo anter. dell’anca; sono antagonisti dei 
precedenti. 

Plessi muscolari. Devesi tener conto di una disposizione speciale 
che trova riscontri in Pauropoda, cioè di plessi muscolari. 

SÌ tratta di punti ai quali accorrono muscoli da direzioni di- 
verse e quivi tutti insieme prendono inserzione, senza che tali 
plessi mostrino un sostegno chitinoso o che sieno collegati col 
dermascheletro dell’animale. 

I muscoli che ne procedono vanno al dorso, come percorrono 
la faccia ventrale, o si dirigono lateralmente. 

Siccome tali plessi spettano certamente alla regione ventrale, 
così noi abbiamo dei muscoli dorso-ventrali ed altri esclusiva- 
mente ventrali, fra quelli che vi concorrono. 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 91 


Tipicamente i plessi dovrebbero essere pari, simmetrici e così 
sono i protoracali, ma quello di un lato può congiungersi eon 
quello del lato opposto in un solo plesso impari. 

Abbiamo Vuno e l’altro esempio. 

Infatti, nel protorace, circa il mezzo dell’orlo laterale del pro- 
stito, vedesi un plesso (protoracale); questo è, dunque, pari; nella 
regione gulare, immediatamente dietro al tentorio si trova il 
plesso impari (cefalico). 

Al PLESSO PROTORACALE (7,) concorrono i lunghi intersegmen- 
tali ventrali (#7,); un dorso-ventrale intersegmentale corto (#s,4) che 
procede dal mesonoto (va quindi dall’indietro all’innanzi perchè 
giunge nella regione del prostito; è quindi un #s) ed infine un cefa- 
lotoracico, che dalla regione del 6 cefalosomite, sui lati, quindi in 
regione dorsale, va al detto plesso, cioè alla regione ventrale del 
somite seguente. Quindi esso è un tergosternale, che per essere 
cefalo-toracico ed omologo dei ds si chiamerà dsc, (fig. 116). 

Inoltre il muscolo è, procede oltre il plesso e va al tentorio, 
come si è detto. 

Del resto, dal plesso muovono anche corti sternopedali, che vanno 
alle coxe del 1° paio e quindi omologhi di spa degli altri toraco- 
sterniti. 

Parmi che dal plesso medesimo procedano anche brevissimi 
muscoletti, che, diretti in basso, vanno al prostito. 

PLESSO CEFALICO (T). Ho detto che si trova immediatamente 
dietro le branche posteriori del tentorio ed è impari sulla linea 
sagittale. Esso è fatto principalmente dalla fusione delle due prin- 
cipali masse del grosso muscolo lungo intersegmentale dorso—ven- 
trale d/o,. 

Ma a questo plesso giungono altri muscoli ed io indico solo il 
secondo dorso—ventrale intersegmentale cefalico dse,, che dalla volta 
del cranio, in regione del 5° somite, sulla linea sagittale, va, as- 
sottigliandosi, precisamente al detto plesso (fig. 117). 

Da questo ho veduto ancora procedere parecchi altri musco- 
letti, in più direzioni, ma non sono riuscito a seguirli bene; credo 
però che nel loro insieme formino un sistema omologo e corrispon- 
dente di quello di cui è centro il plesso protoracale. 


92 ANTONIO BERLESE 


MUSCOLATURA CEFALICA. 


Ho detto che divideremo questa muscolatura nei due gruppi dei 
muscoli dei cefalosomiti ed in quelli delle appendici boccali. 

Muscolatura dei cefalosomiti. Anche per ciò che fa vedere questa 
muscolatura i Myrientomata appaiono molto bassi fra gli Artropodi, 
perchè il complesso dei muscoli, molto numeroso, che spettano 
esclusivamente ai cefalosomiti (escluse le appendici del gnatoce- 
falo) ha caratteri di tale corrispondenza colla muscolatura del 
tronco, che neppure nelle larve di Insetti metabolici sì ha nulla 
di simigliante. 

Infatti, anche nelle dette larve, la muscolatura del capo non 
è troppo dissimile da quella degli adulti o dei rimanenti insetti, 
cioè vi è caratteristica la assoluta mancanza di muscoli interseg- 
mentali tra i cefalosomiti ed i muscoli si riducono esclusivamente 
a quelli in servizio delle appendici boccali. 

Imoltre, anche i segmentali dorso—ventrali vanno dal cranio alle 
dette appendici, quasi tutti, ma in questi Myrientomata, invece, 
essi vanno anche (e non pochi) dai tergiti a pezzi sternali, ossia 
al tentorio, ed altrove, senza pregiudizio, ben inteso, di quelli 
che si recano alle appendici boccali. 

Si hanno così i seguenti: 

1° Intersegmentali corti e lunghi tra la testa ed i somiti to- 
racali ; 

2° Intersegmentali dorso—ventrali tra il tergite di un cefalosomite 
e gli sterniti dei cefalosterniti vicini; 

3° Segmentali dorso-ventrali propri dei cefalosomiti. 

Passiamo rapidamente in rassegna questi diversi gruppi. 

MUSCOLI CEFALOTORACICI. Come di consueto la testa è mossa 
da muscoli inseriti al torace. Nel caso dei Myrientomata il muscolo 
che dal pronoto va al capo (6° somite) è gracilissimo. Credo di 
averlo pur veduto in sezioni di piano e di lato, ma è molto cu- 
rioso perchè in riposo si piega strettamente ad U, poichè così 
rientra pure la membrana nucale. Sembra andare al vertice ed 
attaccarsi all’apodema sagittale (0). Sarebbe dunque un omologo 


x 
A 
n 
a 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 95 


degli fld e lo chiamo flde; lo ho veduto composto di quattro fa- 
scetti distinti, due per ciascun lato (figg. 117, 121). 

I muscoli ventrali sono rappresentati sopratutto dal él,, di cui 
si è detto (vedi muscoli ventrali del tronco). 

Dorso-ventrali. Sono rappresentati anzitutto dall’ ilo, di cui si 
conosce già il fascio principale (mesonoto—plesso cefalico), e che 
ha pure un fascetto secondario (70,4) con inserzione alla anteco- 
sta del mesonoto ed attacco all'estrema branca posteriore del- 
l’apodema tentoriale (fig. 123). 

Inolire da un muscoletto gracile, che dal pronoto va all’estrema 
branca del tentorio (tsc, comune anche in Insetti); questo è un 
tergosternale dall’indietro all’innanzi, omologo dei ts del tronco e 
da due tergosternali dall’innanzi all’indietro, ambedue inseriti sul 
sesto cefalosomite, sui lati e dei quali uno (ds) si reca all’ orlo 
anteriore del prostito, divergendo all’esterno (è un omologo dei 
ds del tronco); l’altro, con inserzione appena sotto al precedente, 
va al plesso protoracale del suo lato (dsc); esso pure è omologo 
dei ds del tronco (fig. 117). 

Quésti sono i principali muscoli cefalo-toracici. 

INTERSEGMENTALI ESCLUSIVAMENTE CEFALICI. Rappresentano 
una speciale caratteristica di questi Myrientomata, come ho già 
detto. 

Dal 6°, 5°, cefalosomiti (tergiti) partono dei muscoli che si di- 
rigono agli sterniti di altri somiti. 

Così, dall’apodema verticale (0) procede un grossetto muscolo 
odpe (fig. 121), che decorre addossato al 6° somite e poi, sui lati, 
lo oltrepassa, per attaccarsi al 5°, sempre però in regione tergale 
o al massimo pleurale ; sarebbe dunque un omologo degli inter- 
segmentali tergo—pleurali 0odp del tronco, se fosse diretto all’indietro 
invece che all’innanzi. Contuttociò esso appartiene al gruppo de- 
gli intersegmentali tergopleurali (vedi anche fig. 137). 

Altro muscolo (dsc,) ha inserzione assolutamente a contatto colla 
linea sagittale mediana nel mezzo della fronte, senza però che vi 
sia (come si è già detto altrove) speciale apodema. Si tratta di 
due muscoli assai piatti, laminari, a contatto fra loro sulla linea 
sagittale del cranio, nel punto anzidetto (fig. 121), i quali, assot- 
tigliandosi e penetrando fra i due lobi cerebrali, raggiungono il 


94 ANTONIO BERLESE 


plesso cefalico. Essi vanno dunque dal 5° somite al 6°; sono omolo- 
ghi del dsc, (fig. 117). 

Esistono poi alcuni muscoli intersegmentali, che dal 5° vanno 
al 6° somite (basale del labbro inferiore o tentorio) e sono inseriti 
sulla parte della capsula cranica che sta al ventre, ma che pure 
non rappresenta, come si è già avvertito, la parte sternale, bensì 
i lembi ripiegati del tergopleuro cefalico. Dunque sono esattamente 
corrispondenti al dsc, sebbene si trovino sulla faccia che spetta 
al ventre (fig. 117). 

Cito il dscv, che dal lobo estremo laterale (deflesso al ventre) 
della capsula cefalica, in regione del 5° somite, va al basale del 
labbro inferiore (Li), e Valtro (att) con inserzione accosto, va alla 
faccia inferiore del tentorio. Questa regione del detto apodema 
potrebbe però appartenere al 5° somite, nel qual caso il muscolo 
sarebbe segmentale. Ad ogni modo esso è un abbassatore del ten- 
torio, quindi antagonista dell’elevatore dve (elt), di cui diremo tosto. 

SEGMENTALI NON IN RAPPORTO COLLE APPENDICI DEL GNATO- 
CEFALO. (Omologhi dei dv, dvv del tronco). Ne indico due; Vuno ap- 
partenente al 4° somite, l’altro (o gli altri) spettanti al 1° somite. 

Questi ultimi sono faringeali (def), vanno dal labbro superiore 
o dal clipeo alla epifaringe (fig. 117). 

L’altro (dve, elt), che spetta al 4° somite, si inserisce sulla volta 


(0) 


del cranio, appena innanzi al pseudoculo, quindi. esattamente in 
regione del 4° tergite e si attacca all’apodema x del tentorio; è 
dunque un elevatore del tentorio. 

MUSCOLI DELLE APPENDICI BOCCALI. Le sole mandibole hanno 
anche muscoli intersegmentali, cioè inseriti al 5° cefalosomite. 
Tale cosa è manifesta anche negli Insetti. Si tratta dunque di un 
intersegmentale e bisogna ammettere che lo stipite della mandi- 
bola rappresenti porzione anche dello sternite. 

Due sono i gruppi dei fasci dei detti retrattori (rmi); Vuno in- 
serito lateralmente, l’altro dorsalmente, in regione laterale del detto 
5° segmento cefalico. Ambedue si attaccano allo stipite mandibo- 
lare, sul suo quarto posteriore. Fanno rientrare la mandibola estro- 
flessa dai seguenti (figg. 117, 121, 137). 

Protrattori della mandibola (pm). Sono fasci paralleli, inseriti 


“ 


sulla branca terziaria mandibolare ({) del tentorio e sul braccio 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 95 


anteriore (secondario). Vanno indietro e si inseriscono alcuni a metà 
circa dello stipite della mandibola sul lato dorsale, poco più innanzi 
dei precedenti, altri verso l’apice del detto stipite. Alcuni altri fasci 
distinti (pm,) con medesimo attacco, vanno però al cranio, lateral- 
mente, in regione del 4° somite. 

Le mascelle hanno parecchi fasci protrattori e retrattori, con attac- 
chi al cardine od allo stipite e con inserzioni prossimali (al tento- 
rium, tratto impari ) od all’apodema mascellare (n) (figg. 122, 123). 

Dei retrattori (rma) alcuni si inseriscono alla parte anteriore 
della parte impari (A) del tentorio e si attaccano (allargati a ven- 
taglio) allo stipite mascellare, verso il mezzo della sua lunghezza ; 
altri, con larga base, si inseriscono all’angolo fatto dalle branche 
pari y al confine colla impari predetta ed, assottigliandosi, vanno 
allo stipite, là dove questo articola col cardine. 

Dei protrattori abbiamo due distinte maniere. L'una con inser- 
zione a metà circa della branca À e con attacco alla faccia ante- 
riore del cardine. Questi sono prossimali (pma); altra affatto 
distale (pma,) è rappresentata da un gracile e lungo muscolo, in- 
serito alla faccia interna dell’apodema mascellare e col suo ten- 
dine attaccato all’apice esterno del cardine, là dove questo articola 
collo stipite. 

Uno speciale retrattore della galea (rg) lunghissimo e molto gra- 
cile, perchè composto di una o due fibre sole, si inserisce al 5° 
somite cefalico, sui suoi lati defiessi al ventre e si reca alla base 
della galea. Esso concorre quindi anche alla retrazione della intera 
mascella. 

Retrattore del palpo mascellare (rpm). È un gracilissimo muscoletto, 
composto di poche fibre, lungo, il quale si inserisce allo stipite 
della mascella e si reca al palpo (fig. 36, mp); esso si biforca per via 
ed un capo va al penultimo segmento del palpo stesso, l’altro al- 
l’ultimo articolo. Questo muscolo retrae i tre estremi articoli del 
palpo entro il manicotto membranoso. 

Del resto l’ultimo articolo del palpo ha un flessore proprio, in- 
serito sull’articolo precedente. 

Il movimento inverso, cioè di estrusione dei due estremi articoli 
del palpo, ritengo si faccia per pressione dei liquidi nell’ interno del- 
l’organo. Io non ho veduto muscoli per questo ultimo movimento. 


96 ANTONIO BERLESE 


Muscoli del labbro inferiore. Ho indicato già quelli che vanno al 
pezzo basale (Li). Vediamo ora quelli delle appendici. 

Ho trovato un retrattore della galea (fig. 117, 12), che inserito sul- 
l’apodema (£) del labbro inferiore, va alla galea ed è omologo del rg. 

Muscoli del palpo labiale. Inseriti al predetto apodema, vanno al 
palpo. Il fascio dapprima è unico, ma si tripartisce. Un fascetto 
(apm,) va all’orlo anteriore della base del palpo (1° segmento) ed è 
un protrattore: un altro (apm) si reca ad un punto diametralmente 
opposto dello stesso orlo ed è quindi un retrattore; finalmente il 
terzo, con tendine lunghetto, va all’apice dell’ultimo articolo. I ten- 
dini di apm, e di quest’ultimo fascetto sono indicati con tn a fig. 37. 

Dei muscoli in rapporto colla faringe (faringeali, fig. 136) dirò 
a proposito del tubo digerente. 


MUSCOLATURA DEGLI ARTI LOCOMOTORI. 


Arti toracici. La muscolatura per tutte le zampe toraciche si 
corrisponde, salvo le dimensioni dei muscoli, che sono più grossi 
in quelle del 1° paio, come è da credersi. Essa corrisponde anche 
bene a quella tipica degli Insetti. 

Dei muscoli tergo-sternali (dv), che vanno alle coxe si è già 
detto, come pure degli sterno—pedali (spa, spp), che procedono dagli 
sternelli. Notansi ancora piccoli sterno—pedali, che vanno. dagli 
sterni (sensu—stricto) alle coxe e sono disegnati a fig. 119, pel me- 
tastito (a destra), senza indicazione speciale. 

Sonvi poi gli sterno-trocantali o chiasmatici (e) e questi pure si 
sono già indicati. 

Vediamo ora i muscoli dei singoli segmenti; abbiamo : 

1° Intersegmentali corti, da un segmento al successivo ; 
2° Intersegmentali lunghi, che scavalcano un articolo. 

Quanto all’ufficio poi si potranno dividere in adduttori ed abdut- 
tori, secondo il solito. 

Si trovano dunque uno o due corti adduttori (fig. 115, atr) del tro- 
cantere, che procedono dalla faccia inferiore dell’anca (orlo interno) 
e vanno all’orlo interno del trocantere : sono antagonisti dei corti 
abduttori (abtr), che nascono nello stesso punto dell'anca 0 poco 
discosto, ma vanno all’orlo superiore della base del trocantere. 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 97 


Si notano poi i lunghi, che vanno dall’anca (orlo basale) alla base 
del femore e tra questi noto specialmente un af aduttore ed un 
abf abduttore. 

Segue un muscolo lungo, che procede dal trocantere, traversa il 
femore e va ad inserirsi all’orlo interno della base del tarso; esso 
è adduttore intersegmentale lungo (atv) e spetta alla-faccia infe- 
riore della zampa. Non vedo rotatori dal trocantere al femore, che 
pure si trovano negli Insetti. 

Un corto adduttore (at) della tibia ed un antagonista abduttore 
(abt) nascono, il primo dalla faccia ventrale, il secondo dalla dor- 
sale del femore e vanno alla base della tibia, in punti fra loro 
opposti, ma corrispondenti a quelli della rispettiva inserzione. 

Viene poi un lungo intersegmentale, che dalla faccia dorsale del 
femore, traversando obliquamente la tibia, va ad inserirsi all’orlo 
ventrale della base del tarso ed è un adduttore (adt). 

La faccia dorsale della tibia dà inserzione ad un corto addut- 
tore del tarso (ate) e ad un abduttore corto, non segnato nella 
figura per evitare confusione. 

Il primo va ad inserirsi al tarso assieme agli atv, «dt, il secondo 
al punto opposto (dorsale) della stessa base del tarso. 

Segue un lungo adduttore dell’unghia, molto robusto, che si 
inserisce a buona parte della faccia dorsale della tibia e va, tra- 
versando il tarso (av), alla base dell’unghia, in basso. Esso ha un 
robusto e lungo tendine (tn). È l’adduttore dell’unghia. Quanto al- 
l’abduttore, esso è corto, si inserisce alla faccia dorsale del tarso 
e va alla base dell'unghia, ad inserirsi dorsalmente (adw). 

Muscoli degli arti addominali. Gli arti addominali del 2° e 3° paio 
in Acerentomidae non hanno muscoli. Invece ne hanno quelli del - 
primo paio nella detta famiglia nonchè tutte le paia in Zosento- 
midae e in tutti questi casi la muscolatura si corrisponde affatto. 

A parte i tergo-sternali (dvu) e gli sterno—pedali (cu) motori del 
segmento basale dell’arto, dei quali si è detto, si devono conoscere 
ora quelli motori del 2° segmento e della vescicola (v) apicale, i 
quali tutti sono compresi nel 1° segmento e sono tutti retrattori, 
inquantochè per l’estroflessione del secondo segmento e della ve- 
scicola ritengo agisca la pressione del liquido contenuto nel corpo. 

Si trovano dunque (fig. 120) due retrattori del secondo segmento 


m 
CI 


98 ANTONIO BERLESE 


(ass, abs), dei quali il primo può essere considerato come un ad- 
duttore, perchè agisce sul secondo segmento in modo corrispondente 
ai flessori dei singoli articoli degli arti toracali; il secondo per un 
abduttore, da omologarsi agli abduttori dei detti arti. 

Ambedue questi muscoletti, che sono molto gracili, si inseri- 
scono alle pareti del 1° segmento, l’abduttore alla parete esterna 
o dorsale, l’adduttore alla parete interna o ventrale, quindi inero- 
ciano e vanno alla parete opposta del secondo segmento, all’orlo 
basale del quale si attaccano. 

Il retrattore della vescicola (rv) è un lungo muscolo, che finisce 
sfrangiato in più fibre, colle quali si attacca alla cupola della ve- 
scicola. Esso traversa tutto il 1° ed il 2° segmento e si inserisce 
alla parete interna (che guarda la linea sagittale) del 1° segmento, 
presso il suo orlo basale. 

Contraendosi, questo muscolo, non solo retrae la vescicola, ma 
concorre anche alla retrazione del secondo segmento, il quale, colla 
vescicola si cela tutto entro il primo, come fa vedere la fig. 74. 

Questi arti adunque hanno una muscolatura del tutto corrispon- 
dente a quella degli arti addominali larvali, ad es. delle false zampe 
dei bruchi e falsi bruchi. In queste, infatti, sì trova egualmente il 
lungo muscolo, che va al fondo della falsa zampa, alla suola cioè 
(che nei bruchi è però un dorso—-ventrale) e si trovano dei fascetti 
parietali per retrarre le diverse sezioni o pseudoarticoli della falsa 
zampa. 

Si potrebbe dunque dire che i Myrientomata sono Artropodi con 
zampe addominali (false zampe) permanenti. 


TEGUMENTO, GRASSO, GHIANDOLE, 
« CORPORA ALLATA », COMPLESSO EMATICO. 


TEGUMENTO. 


Lo strato tegumentale è composto di una cuticola chitinosa, 
nella quale io non conosco alcuna differenziazione in strati, e del 
sottostante tessuto ipodermale. 

CUTICOLA (fig. 138, ct). Tanto la cuticola formante gli sceleriti, 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 99 


quanto le sue appendici (peli) sono costituiti di secrezione chiti- 
nosa, per la quale io non riconosco che un solo strato esile, da 
richiamarsi alla chitina propriamente detta, cioè a quel composto 
che costituisce lo strato epidermoidale, del tutto superficiale, in 
altri Artropodi. 

Viene dunque a mancare lo strato dermale, quello che costi- 
tuisce negli altri Artropodi, non solo il più profondo tessuto cu- 
ticolare, ma ancora, in gran parte, il maggior numero di apodemi. 

In altri termini la secrezione delle cellule ipodermoidali è unica 
e sempre eguale a sè stessa e forma esclusivamente il composto 
chitinoso da omologarsi, come ho detto, alla epidermide. 

Adunque la parte resistente amorfa del tegumento, come la 
epidermide degli altri Artropodi, non è divisibile in strati ed è, 
come di consueto, sottilissima, certo però più nelle membrane in- 
tersclerali che negli seleriti. 

Quivi essa non supera î 3 p. di spessore, è dunque molto esile 
ed è colorata, nelle specie più grosse e negli scudi più resistenti, 
in giallo ocraceo, tendente al rancione, come si è accennato già. 

Questa esilissima cuticola ha tutti i caratteri della epidermide 
degli altri Artropodi, perchè non è perforata se non dai tricofori; 
ma non presenta alcuna maniera di sculture, quando non si ram- 
menti la speciale striatura della parte anteriore dell’8° somite. 

I peli (p) sono semplici setole, lungamente conici, e si piantano 
nella cuticola secondo lordinaria maniera (fig. 138). 

Anche questi speciali caratteri del tegumento sono degni di nota. 

IPODERMIDE. Lo strato di cellule ipodermali (cip), è esso pure 
molto sottile ed ugnolo. Le cellule sono poligonali (fig. 139), de- 
presse in sommo grado, tanto che in, sezione (fig. 138) malamente 
sì scorgono ed assai piccole poichè misurano a malapena da 6 ad 
S p.. di diametro massimo e contengono nuclei rotondi o legger- 
mente ovali, del diametro di 3 p.. od al massimo 3,5. 

Le cellule tricogene (ctre) sono appena più grandi delle circo- 
stanti ipodermali. 

La membrana basale, certamente per la sua tenuità, mi sfugge. 

Nelle cellule ipodermali non si trovano inclusioni di sorta, anzi 
il citoplasma è così ialino che non si scorge nè si colora colle or- 
dinarie tinte. 


100 ANTONIO BERLESE 


Si trova adunque un solo strato di cellule ipodermali ed io 
giammai ho veduto nell’ipoderma od al suo contatto altri elementi 
cellulari da assomigliarsi a quelli che, ad es. in Periplaneta, per- 
vadono il vero tessuto ipodermico, oppure a quelli che in taluni 
Locustidi etc. sono addossati al di sotto della basale e talora an- 
che tra questa e la cuticola e debbono richiamarsi al tessuto 
grasso distale. 

Adunque nessuna funzione di deposito od escretiva per opera 
dell’ipodermide in questi Myrientomata, ma quella soltanto di se- 
erezione della cuticola ed anche pel solo strato da omologarsi 
alla epidermide di altri Artropodi. 


TESSUTO ADIPOSO. 


Non ne ho veduto traccia negli arti e neppure nel capo, per- 
chè non vi si trovano sufficienti lacune per questo tessuto. An- 
che nell’estremo addome esso manca. 

È, dunque, raccolto nel tronco e più precisamente nel torace 
ed in gran parte nell’addome e sta immediatamente a ridosso del 
tubo digerente e degli organi genitali e riempie tutto lo spazio, 
molto strettamente, compreso tra questi organi e l’involuero mu- 
scolo-cutaneo. 

Contuttociò esso non è molto abbondante, appunto perchè pic- 
colo è lo spazio che rimane libero nella cavità viscerale. 

Si tratta di elementi cellulari (fig. 140), generalmente ovali © 
comunque deformati, collegati fra loro in una massa senza forma 
speciale. 

Il citoplasma forma un fitto reticolato, che lascia vani roton- 
deggianti, abbastanza minuti. 

Molte volte tale citoplasma non contiene, oltre a gocciole di 
grasso, inclusioni di sorta, almeno figurate ed apprezzabili, ma 
molte altre volte vi ho scorto due diverse maniere di inelusioni, 
oltre alle consuete gocciole di grasso, che sono, al solito, di varie 
dimensioni e rotondeggianti. 

In tutto il tessuto adiposo il più spesso si vedono incluse nel 
citoplasma delle sferette di varia grandezza, però sempre picco- 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 101 


lissime, giacchè le maggiori non superano i 4 p. di diametro, e 
le più piccole sono appena percettibili ai più forti ingrandimenti. 

Queste inclusioni (9ad), che si tingono debolmente colle soluzioni 
di fucsina acida, sono certamente albuminoidi di deposito, quindi si 
debbono richiamare alle medesime inclusioni che si incontrano nel 
grasso distale di taluni Ortotteri ad es. in Locusta ete. e di cui 
ho detto nel mio libro sugli Insetti. 

Adunque in questi Myrientomata il tessuto adiposo funge ve- 
ramente anche da deposito non solo di grasso, ma pure di albu- 
minoidi. 

Inoltre, nel tessuto (grasso prossimale, 97) che abbraccia imme- 
diatamente il tubo digerente ed in particolare modo il mesenteron, 
mi è accaduto spesso di vedere diffusa una grande quantità di 
minutissimi granuli molto rifrangenti la luce, distribuiti affatto 
uniformemente e che non mi è riescito di poter distinguere in al- 
cun modo da quelli che riempiono il tubo digerente e specialmente 
il mesenteron (vedi fig. 159). 

Essi sono, senza dubbio, granuli escretivi e probabilmente di 
guanina. 

Ho notato che netta è la distinzione fra le cellule che conten- 
gono tali granuli e le circostanti più distali che non ne hanno; 
cioè, mentre in queste ultime non se ne vede pure uno di tali 
granuli, in quelle che ne contengono, invece, essi sono in numero 
grandissimo e riempiono veramente tutta la cellula. 

Non è il caso di pensare a cellule uriche, inquantochè non solo 
esse in nulla differiscono, se non nel contenuto di inclusioni, dalle 
circostanti, ma ancora, esse pure sono così riempite di prodotti 
eseretivi solo temporaneamente, come si può riconoscere dal fatto 
che non tutti gli individui hanno tali inclusioni, ma il più spesso, 
il tessuto adiposo è tutto di eguale natura e contiene solo grassi 
ed albuminoidi. 

Adunque è un deposito transitorio, accumulatosi nelle vicinanze 
del tubo digerente, per essere più vicino ai malpighiani e certo 
destinato ad essere asportato come nocivo all’organismo. 

Con ciò però dobbiamo ammettere una digestione intracellulare 
degli albuminoidi di deposito e tale digestione deve avvenire nel 
tessuto adiposo senza dubbio. 


102 ANTONIO BERLESE 


Questo fa pensare che anche i prodotti escretivi che si conten- 
gono, come ho detto, nel tessuto adiposo distale di taluni insetti 
che quivi hanno anche depositi albuminoidi, derivino, non solo dai 
liquidi circolanti nel corpo e si trovino quindi nel detto adipe 
come in deposito, ma provengano, in buona parte almeno, da dige- 
stione intracellulare del detto tessuto adiposo (1). 

Ma ognuno vede che qui si tratta piuttosto del tessuto adiposo 
prossimale, mentre nei detti insetti è quello più remoto dal tubo 
digerente che avrebbe tali funzioni. 

Or dunque chi pensasse che il tessuto adiposo di questi My- 
rientomata formi un anello di passaggio fra il tessuto adiposo con 
funzioni esclusive di deposito, specialmente di grasso (di cui è co- 
mune esempio quello degli Insetti) e la grande massa di tessuto 
speciale, detta ghiandola (molto impropriamente), che circonda il 
tubo digerente della maggior parte degli Aracnidi e ne sostituisca 
il tessuto adiposo da cui deriva, ghiandola le cui cellule hanno 
funzione digestiva intracellulare, chi pensasse così sarebbe, a mio 
credere, in una giusta ipotesi. 

Noi troviamo così un punto (e non sarà il solo) di contatto di 
questi Myrientomata cogli Aracnidi e lo svolgeremo anche meglio 
a proposito del tubo digerente e della digestione. 

Per ora si sappia che dalle prove fatte mi tengo autorizzato a 
considerare per urati il contenuto granulare esceretivo delle dette 
cellule adipose. 


_ 


Le cellule adipose, che misurano circa 35 a 70 p.., caleolandole 
del meglio che si può, perchè niuna (tranne che delle giovanis- 
sime) è sferoidale, contengono un nucleo rotondeggiante o più © 
meno ovale; in quelle molto stirate il nucleo pure è allungato 
assal. 

Esso misura, quando sferoidale, da 10 a 12 p.. di diametro e 
contiene, oltrechè un grosso nucleolo abbastanza acidofilo, anche 
innumerevoli granuli piccolissimi e fittissimi di cromatina. 


(1) Da ciò l’omologia della grande ghiandola abbracciante il tubo digerente 
in Aracnidi e che può considerarsi per tessuto adiposo con funzione digestiva 
e di deposito e più strettamente in rapporto col tubo digerente. 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 103 


GHIANDOLE. 


Il sistema ghiandolare è ricco inquantochè, oltre ai vasi malpi- 
ghiani, di cui si dirà parlando del tubo digerente, si notano tre 
paia di ghiandole cefaliche (che possono anche essere ridotte a 
due paia) ed inoltre le grandi ghiandole addominali dell’ 8° urite. 

Tratteremo dunque delle ghiandole cefaliche innanzi tutto, poi 
di quelle del tronco. 

Ghiandole cefaliche. L’insieme ghiandolare del capo è fatto da 
tre paia di grosse ghiandole, delle quali però il secondo, pur es- 
sendo per struttura ecc. molto diverso dal primo, concorre con 
questo ad un unico sbocco ed il terzo (che spetta al 6° somite) 
sebbene composto di due porzioni principali, luna laterale Valtra 
infera, concorre però in un unico tubulo di scarico, che mette nel 
labbro inferiore. 

Abbiamo dunque: 

1° Ghiandole mascellari o del 5° somite ; 
a) precerebrali; 
b) genali; 

2° Ghiandole labiali o del 6° somite. 

Fra tutte, queste ghiandole riempiono buona parte del capo; il 
paio di precerebrali differisce dalle altre non solo per la struttura 
ma anche per la natura della secrezione. 

Vediamo davvicino ciascuno di questi gruppi ghiandolari (Ta- 
vole XII, XIII). 

GHIANDOLE MASCELLARI PRECEREBRALI (Gml). Esse rappresen- 
tano due grandi masse simmetriche, ovali, che si toccano fra loro 
sulla linea sagittale ed abbracciano quivi i muscoli dorso—ventrali 
dsc,. Ciascuna di tali masse è collocata nello spazio circoscritto 
di dietro dai lobi nervosi del ganglio sopraesofageo; al lato esterno 
dalle pareti laterali del cranio o meglio dall’insieme della mandi- 
bola e dei suoi muscoli; al lato interno dalla branca impari del 
tentorio ; al lato anteriore dalla branca anteriore primaria dello 
stesso tentorio. 

Tali ghiandole raggiungono, in alto, il cranio, al quale sono ad- 
dossate ; in basso si estendono molto, perchè raggiungono quasi 
la regione gulare. 


a Ad ira VATI IPRZA E Pa ELI METEO ANO PIT RP DITO VITO 0 RI IN TIRCEOE PIANTA PL Pat PITT NATA 
ù x î 1 1) Ual E 


104 5 ANTONIO BERLESE 


Esse hanno veramente una forma di pera assai larga, perchè, 
mentre di dietro confinano col cervello, terminando con una su- 
perficie pianeggiante (e quindi in regione sagittale il margine po- 
steriore delle dette ghiandole appare rettilineo o quasi) all’innanzi 
invece si allungano in un collo (gmc) che, gradatamente assotti- 
gliandosi, corre alla mascella, alla quale si attacca nell’orlo interno 
dello stipite all’origine della lacinia. 

Filamento di sostegno. Le ghiandole sono percorse per lungo da 
un filamento chitinoso impervio, esilissimo e cilindrico il quale va 
a finire al punto già indicato della mascella, dove si è detto con- 
correre il collo (figg. 122, 1533, 136, 137). 

Tale filamento la due diversi calibri ed aspetti, a seconda che 
spetta al collo od alla ghiandola propriamente detta, cioè alla por- 
zione secernente. La prima parte del filamento, quella che spetta 
al collo (fc) è, talora, alquanto più grossetta della seguente ed 
anche di tinta appena più giallognola ; essa termina con un ingros- 
samento leggiero, ma abbastanza visibile; seguita la parte del fila- 
mento (fg), che spetta esclusivamente alla ghiandola vera, e questo 
è pallido, quasi ialino e si deflette più spesso in alto. 

Esso pure termina con un leggiero ingrossamento a bottone. 

Questa è la succinta descrizione della ghiandola e del suo fila- 
mento di sostegno in Acerentomidae e poco diversamente io credo 
sia in Eosentomon. 

Nell Acerentulus confinis ed in altre specie ho veduto così essere 
le cose appunto come in Acerentomon ; però nell’ Acerentulus tiar- 
neus (fig. 39) debbo rilevare una singolare particolarità del fila- 
mento di sostegno. Esso, nella parte secernente della ghiandola si 
biforea e ne riescono due ben distinti capi; uno, interno (7vg,) 
non dissimile del consueto filamento della parte ghiandolare, ma 
l’altro, che generalmente sta al di fuori (7vg,) è più corto, grosso 
e tutto scabrato di minuti e fitti rilievi cilindrici corti. 

Tuttociò ricorda i tubuli chitinei di sbocco di molte ghiandole, 
ma è certo che questi filamenti di sostegno da me indicati sono 
sempre assoiutamente impervi, quindi non rappresentano il con- 
dotto di scarico della ghiandola, ma semplicemente un filamento 
resistente e forse elastico, di puro sostegno. 

Struttura del collo. Questa parte (figg. 136, 137, gmc) non è 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 105 


ghiandolare, per conseguenza lo strato cellulare attorno all’asse 
chitinoso costituito dal filamento descritto, serve semplicemente 
per la secrezione del filamento medesimo e non per altro. 

Si vedono cellule piccole, malamente distinte fra loro tantochè 
si ha la impressione di un sincizio, e con nuclei ovali, di poco 
maggiori di quelli che appartengono ai nervi ed alle piccole masse 
ganglionari. 

Nella parte più ristretta del collo*le cellule sono in un solo 
strato, ma nella parte più larga, quella più vicina alla porzione 
ghiandolare, le cellule sono anche in due strati. 

I nuclei delle cellule del collo si tingono molto più intensa- 
mente che non quelli della ghiandola. 

Struttura della ghiandola propr. detta. Nella parte secernente 
della ghiandola (Gml), che segue al collo, noi dobbiamo distin- 
guere due parti, cioè l’insieme delle cellule ghiandolari ed il marni- 
cotto cellulare avvolgente il filamento di sostegno (la porzione di 
questo che spetta alla sola ghiandola vera). 

Manicotto (mn). Sia nelle sezioni di piano e sagittali come pure, 
assai meglio, in quelle trasverse (fig. 133) apparisce una specie di 
manicotto cilindrico, circondante il filamento della parte ghiandolare. 

Esso costituisce uno strato molto alto rispetto allo spessore del 
detto filamento, per quanto poca cosa in rapporto alla grossezza 
della ghiandola. 

Nelle sezioni sagittali (fig. 137) si vede una serie di strie sub- 
parallele fra loro, perpendicolari al filamento, che sono abbastanza 
ben manifeste nella sostanza componente il manicotto. D'altro canto, 
nelle sezioni trasverse (fig. 133), apparisce una striatura raggiante, 
che procede dal filamento come centro e interessa tutto il disco 
rappresentante la sezione del manicotto. 

Ora, una linea bene definita, limita il manicotto dalla circostante 
ghiandola; tale linea, circolare nelle sezioni trasverse, si vede meno 
bene nelle sagittali, dove dovrebbe essere rettilinea e subparallela 
alla direzione del filamento. 

Con ciò è da supporre che il manicotto in discorso sia cosa af- 
fatto distinta dalla ghiandola, ma è un fatto che non sembrano 
essere cellule veramente le porzioni comprese tra le strie radianti 
dal filamento assile perchè non ho mai veduto nuclei. 


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106 ANTONIO BERLESE 


Queste strie fanno subito pensare a quella segnatura speciale 
che assume il citoplasma secernente attorno ai tubuli di scarico in 
tutte le ghiandole, ma ripeto che il filamento non è un tubulo 
pervio. 

Con ciò si può supporre che il manicotto rappresenti la parte 
molle destinata a secernere il filamento, per quella parte che spetta 
alla ghiandola, ma io non so comprendere come non si scorgano 
i nuclei di questo insieme cellulare. Non ho quindi potuto risol- 
vere bene questa questione. 

Cellule secernenti. La grande massa (Gml) è fatta dalle cellule 
secernenti. Queste sono assai grandi, molto allungate, fusiformi 0 
leggermente clavate e disposte radialmente attorno al filo assile, 
dal quale divergono in tutte le direzioni. 

Si comprende così che, avvicinandosi all’asse, ciascuna cellula si 
assottiglia gradatamente fino a riescire esilissima, mentre la parte 
più larga è verso la periferia. 

Queste grandi e belle cellule sono pochissimo aderenti fra di 
loro, perchè spesso le ho vedute del tutto staccate e presso che 
libere salvo che nella parte verso l’asse della ghiandola. 

Il loro contenuto è minutissimamente granuloso, senza però che, 
anche ai più forti ingrandimenti, si possa rilevare granulo distinto 
alcuno od inclusione di sorta. 

Tale citoplasma non fa vedere reticolazione e sembra tutto 
omogeneo. 

I nuclei sono assai grandi e pressochè rotondi; risiedono nella 
parte più larga della cellula. 

Il citoplasma, coll’emallume, si tinge assai poco di una colora- 
zione grigiastra, più intensa nella parte più larga. della cellula. 

I nuclei si tingono poco e rimangono di un violetto pallido. 

Nervo speciale delle ghiandole mascellari (ng). Dalla faccia poste- 
riore della ghiandola procede (figg. 122, 136) un cordone grossetto, 
che ha tutto l'aspetto di un vero nervo e che si dirige all’indie- 
tro. Quello di un lato concorre con quello del lato opposto, pene- 
trando nel vano lasciato dalle branche posteriori del tentorio. I 
due cordoni, approssimandosi fra loro, si dirigono anche in basso 
e mi è sembrato di vedere che se ne vanno al ganglio sottoeso- 
fageo e più specialmente a quella parte (G9,,a) di esso ganglio che 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA ! 107 


si eleva ed in parte penetra fra le dette branche del tentorio. Il 
detto cordone, come tutti gli altri nervi, mostra qualche nucleo 
allungato, qua e là addossato alla sua superficie. 

Del resto, degli ammassi di elementi cellulari nervosi di cui i 
nuclei si scorgono stipati, quasi delle collinette di Doyère si ve- 
dono altrove (gg) sulla superficie della ghiandola e più specialmente 
sul suo lato esterno, come fa vedere ad es. la fig. 134. Tutti 
questi cordoni e ganglietti nervosi procedono dal ganglio sottoeso- 
fageo, innalzandosi più o meno verso il dorso, tra le branche po- 
steriori del tentorio e più ancora al di fuori di queste. 

GHIANDOLA MASCELLARE COMPLEMENTARE (0 GENALE) (GImec). 
Una speciale ghiandola, che pur concorrendo assieme alla prece- 
dente è da questa diversissima per struttura e per natura della 
sostanza secreta, è quella interposta fra la precedente ed i lati 
del cranio (figg. 121, 122, 132, 133). 

Si sa che parecchie ghiandole, specialmente tra le velenifere, 
sia del capo che dell’estremo addome, si vedono, ad es. negli In- 
setti, composte di due distinte maniere di elementi secernenti, 
talora anche aggruppati in separati complessi, e ciascuno segrega 
una speciale diversa sostanza, mentre la miscela delle due so- 
stanze, che è velenifera, si forma al di fuori, o quasi, dell’organismo. 

Ciò, probabilmente ad evitare le autointossicazioni. Cito ad es. 
le ghiandole velenifere degli Imenotteri e quelle degli Eterotteri. 

Un fatto del tutto corrispondente avviene in questi Myriento- 
mata, inquantochè, mentre la principale porzione (precerebrale) 
della ghiandola mascellare ha una struttura tutta particolare e 
diversa da quella delle altre cefaliche, le altre due paia residenti 
nel capo, cioè la mascellare accessoria, di cui ora si tratta e la 
labiale, hanno una struttura e mostrano di dare una secrezione 
del tutto conforme. 

Adunque la mescolanza di queste tre paia di ghiandole, che 
avviene fuori della bocca od appena in questa, è da supporsi per 
velenifera e con ciò si può spiegare Venorme sviluppo delle ghian- 
dole cefaliche, rappresentanti i precipui mezzi di offesa e difesa 
di questi piccoli esseri. 

La ghiandola mascellare complementare è di forma globulosa, e 
più piccola di quella precerebrale, si allunga essa pure in una 


RAT TRN CO CIR) 


108 ANTONIO BERLESE 


specie di collo formato dall’insieme delle parti assottigliate di cia- 
scuna cellula e con questo collo raggiunge il punto dove corre il 
collo della ghiandola precerebrale. 

L’interno della ghiandola non è altrimenti percorso da filamenti 
di sostegno, ma anzi è cavo, inquantochè le cellule circostanti 
possono lasciare un vano in cui si raccoglie la secrezione. 

Queste cellule male si definiscono, inquantochè le loro pareti sì 
confondono agevolmente colla trama grossamente reticolata del 
citoplasma. Pur tuttavia si può riconoscere che si tratta di  cel- 
lule grandi, con citoplasma a larghe maglie, tra le quali sono com: 
presi granuli o guttule di una secrezione del tutto conforme a 
quella che riempie il vano centrale della ghiandola. 

I nuclei sono rotondeggianti e con scarsa cromatina; più pic- 
coli di quelli della porzione precerebrale. 

Secrezione (ser). Si intende che si tratta di quanto si vede in 
individui trattati coll’acqua ad 380° e quindi col liquido di Frenzel 
e perciò quasi certamente quanto descrivo rappresenta un coagulo 
artificiale. 

Si vede la ghiandola tutta, entro le cellule e nel vano centrale, 
oceupata da una sostanza raccolta in finissima granulazione, con 
granuli irregolari per forma e grandezza, variamente aggruppati 
e di colore olivastro, traente appena al rosso bruno. 

Questa stessa secrezione, perfettamente identica, si trova anche 
in tutta la ghiandola labiale; adunque essa è molto diversa da 
quella della ghiandola precerebrale, che non coagulabile o solubile 
in liquidi acquosi, o negli altri trattamenti, più non si lascia ri- 
conoscere entro la ghiandola precerebrale. 

Innervazione. Dal lato esterno del grosso nervo ngm, che va alla 
ghiandola precerebrale, si stacca un.corto e grosso ramo, che su- 
bito ingrossa in una specie di ganglietto allungato (»9c) molto 
stipatamente ricoperto di nuclei e questo abbraccia la parte po- 
Steriore della ghiandola complementare ed ancora talune placche 
egualmente piene di nuclei, piatte, si distribuiscono sulle pareti 
laterali della medesima ghiandola. 

La comunanza del nervo per ambedue le porzioni (precerebrale 
e complementare) della ghiandola, come la comunanza del punto 
al quale le due porzioni concorrono dimostra che si tratta di 


Pe dt ito cà 4 ENT ASLO POI 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 109 


ghiandole, comunque per natura diverse, pure spettanti al mede- 
simo somite cefalico. 

GHIANDOLA LABIALE. (15). Intendasi del labbro inferiore, spet- 
tante dunque al 6° cefalosomite. 

Questa è grandissima, perchè occupa tutta la regione gulare, 
sotto il ganglio sottoesofageo ed ancora si estende sui lati, in 
regione occipito—gulare. 

Una parte di essa (G/0,) risiede anche nel protorace, situata 
immediatamente innanzi la faccia anteriore del 1° ganglio toracale, 
quindi tra questo e la cuticola del prostito. Però essa è talora 
spinta entro il capo e ciò accade allorquando, contraendosi tutto 
il corpo, anche la parte anteriore del tubo digerente si sposta al- 
l’innanzi fino a penetrare essa pure nel capo e sono così compressi 
anche i gangli nervosi cerebrali. In sezione sagittale questa ghian- 
dola si vede meno estesa che non appaia veduta nelle sezioni di 
piano e trasverse, poichè, vista di lato, apparisce soltanto la por- 
zione gulare che occupa tutto lo spazio della gola su cui si esten- 
dono i lembi ventrali della capsula cranica e si vede ancora la 
porzione protoracale (fig. 156). 

Ma, nelle sezioni di piano, se ne vede una notevole parte, sub- 
triangolare estesa sotto il tentorio, specialmente sotto le braccia 
posteriori ed anche un’altra parte che si estende sui lati del cranio, 
in regione posteriore e si protende più o meno all innanzi fino 
quasi ad invadere la regione occupata dalla ghiandola mascellare 
complementare. 

Nelle sezioni trasverse poi (figg. 181, 152, 188) essa apparisce 
più che mai grande, perchè quivi si vede in tutto il suo spessore. 

Essa si compone di elementi cellulari poligonali (in sezione), di 
aspetto e di contenuto perfettamente conformi a ciò che si disse 
a proposito della porzione complementare delle ghiandole ma- 
scellari. 

Tubulo di sbocco. Esso è molto vistoso e si può scorgere anche 
in animali preparati per l'esame del solo scheletro (fig. 31, 38), 
inquantochè il tubulo stesso è chitinoso, sebbene molto sottile. 

Dapprimo, in contatto colla maggiore massa ghiandolare me- 
diana, il tubulo è unico ed allargato (fig. 31) in una specie di 
atrio (Tbla) triangolare; di qui in avanti esso diventa duplice. Si 


110 ANTONIO BERLESE 


formano cioè due esili tubetti (gv, 70) perfettamente cilindrici, 
rettilinei, i quali percorrono tutta la regione della gula fra i 
lembi ventrali della capsula cranica ed alla fine raggiungono il 
pezzo basale del labbro inferiore. 

Questi due tubuli sono sempre a contatto fra loro e, partico- 
lare singolarissimo, per un buon tratto sono all’esterno della mem- 
brana gulare (figg. 129-131) e finalmente entrano nel basale del 
labbro inferiore. Quivi giunti si fonde il vano dell’uno con quello 
dell’altro (fig. 38) in un secondo piccolo atrio (Tbla), che sta nel ba- 
sale del labbro inferiore, al lato esterno. Un poco più innanzi Vatrio 
è aperto poco prima dei processi liguliformi (Lg) del labbro stesso. 

L’atrio di ingresso dei tubuli è molto indietro nella gula, men- 
tre la ghiandola coi suoi lobi si protende molto innanzi ed anche 
più indietro dell’atrio. Questo si dica per comprendere come nella 
fig. 151 rappresentante una sezione trasversa si vegga la sezione 
dei tubuli (79v) senza rapporti colla ghiandola alla quale i tubuli 
spettano. 

Innervazione. (ngl). I nervi, come apparisce nelle sezioni sagit- 
tali e trasverse, ed ancora in quelle di piano profonde (fig. 131) 
derivano dalla faccia anteriore del ganglio sottoesofageo e, pro- 
cedendo sotto il tentorio, si distribuiscono sulla faccia superiore 
della ghiandola, diramandosi di là fino sui lati e formando, a quando 
a quando, numerose placche rieche di nuclei. 

Passano alcuni fasci nervosi tra i diversi lobi in cui la ghian- 
dola è divisa e-raggiungono la sua faccia ventrale, su cui si di- 
stribuiscono abbastanza copiosamente, per quanto assai meno che 
sulla faccia superiore (fig. 131). 

Ghiandole addominali. Sono queste ghiandole molto vistose e si 
trovano in ambedue i sessi (figg. 144-150, 156, 157, 166, 171 ed 
intercal. VII). 

Esse occupano i lati dell'addome negli uriti dell’8° in su, fino 
al 5°, se non più innanzi, a seconda del grado di turgidezza e 
sono situate fra la parte estrema distale degli organi sessuali e 
le pareti del corpo (regione pleurale). 

Tali ghiandole hanno aspetto di un budello cilindrico, discreta- 
mente lungo e variamente convoluto, a seconda del grado di mag- 
giore o minore retrazione degli uriti in cui alberga. 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA IE 


Un carattere degno di rilievo si è che mentre lo sbocco princi- 
pale è unico ed appartiene all’ 8° urite perchè si comprende tra 
questo ed il successivo, pure in Acerentomidae vi sono delle bri- 
glie connettivali, che attaccano la ghiandola lateralmente a ciascuno 
degli altri uriti precedenti, fino al 6°. Dette briglie si fissano alla 
membrana intersegmentale in regione pleurale. 

Ora, ognuno vede che esse debbono rappresentare i residui 
di altrettanti condotti di scarico della ghiandola o di ghiandole 
segmentali, che, dipoi, conflnendo, hanno dato origine alla at- 
tuale unica grande borsa, la quale conserva un unico od almeno 
maggiore tubulo di sbocco gracile ed a pareti esilissime che si 
apre nella membrana tra 18° ed il 9° uriti (urotergiti in regione 
pleurale). 

È ragionevole dunque l'ipotesi di una primitiva disposizione 
segmentale di ghiandole urotergali come appunto si vede in molti 
Miriapodi. L’ ipotesi stessa è poi confortata da quanto si vede in 
Acerentomidae negli uriti della coda. 

Quivi, le briglie connettivali procedenti dalla ghiandola alla re- 
gione interposta fra ciascun somite ed il successivo, lateralmente, 
quindi a punti per ciascun somite corrispondenti a quello dello 
sbocco principale, dette briglie, ripeto, sono piuttosto dei tubuli 
pervii di sbocco ; in altri termini le ghiandole addominali in Ace- 
rentomidae almeno, avrebbero non il solo sbocco maggiore e prin- 
cipale spettante all’ 8° urite (tra 1° 8° ed il 9°) ma tre altri spet- 
tanti al 9°, 10° ed 11° uriti ed in posizione del tutto omologa. 

Giova insistere su questo punto perchè mi pare di importanza 
notevole (figg. 157, 171). 

Conviene studiare i maschi, sotto questo punto di vista, anzichè 
le femmine perchè in queste ultime, l’estremo ovidutto attorno al 
periginio si addossa strettamente alle ghiandole addominali ed è 
difficile discernere bene. Invece, nei maschi, il sottile eiaculatore 
non viene a contatto colle ghiandole stesse e queste si definiscono 
e riconoscono molto bene e le ghiandole in discorso sono anche 
molto maggiori. Intendasi però che quanto si dirà pel maschio vale 
anche per le femmine, poichè anche in questo la struttura e la 
disposizione degli organi è identica nei due sessi. 

I muscoli dorso-ventrali dvu,, che abbiamo indicati a figg. 111, 


©1?] 


Pat 


A aiar de calati Sto dual 


112 ANTONIO BERLESE 


112 pegli uriti 7°, 8°, hanno omologhi, con identica disposizione 
anche per gli uriti della coda (cioè 9°, 10°, 11°) tranne che pel 12°. 

Ora, questi muscoli delimitano lateralmente lo spazio occupato 
dalla ghiandola addominale, per l’estremo addome e tra Vuno di 
tali muscoli ed il successivo omologo passa uno dei quattro tubuli 
scaricatori della ghiandola e raggiunge i lati nel punto indicato. 
Per tutto ciò vedi fig. 171 e la intercalata fig. VII. Nella prima si 
vede l’estrema parte della ghiandola in piano, dal dorso, ed ap- 
paiono i suoi rapporti coll’organo copulatore ; nella seconda si vede 
la disposizione di lato e tutto ciò nel maschio. Quanto all’ insieme 
delle ghiandole vedute dal dorso si possono consultare le figg. 156, 
157; la prima rappresenta gli organi suddetti in Acerentomidae, 
l’altra in ZMosentomidae. 


Fig. VII. — Schema della ghiandola addominale (porzione estrema distale) ve- 
duta di lato nel maschio di Acerentomidae. 


Ma lo sbocco principale, che passa tra il tergo sternale (dvu,) 
del 7° urite e quello dell’ 8° è molto maggiore dei successivi. Ora, 
per questi ultimi, io non ho potuto raggiungere la certezza che si 
tratti veramente di un condotto di scarico, ma certo però non è 
una briglia connettivale quella che dalla ghiandola va alla peri- 
feria nel punto indicato, bensì un vero e proprio ramo della ghian- 
dola stessa, cioè un prolungamento delle cellule secernenti. Può 
dunque essere che cotali rami sieno impervii, ma la loro presenza 
‘afforza l’ ipotesi di primitivi sbocchi laterali multipli, segmentali 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 


e della origine da ghiandole singole, ormai confuse, della grossa 
ghiandola attuale unica. 

Negli Fosentomidae (fig. 156) la ghiandola è grandissima e quella 
di un lato tocca quella del lato opposto lungo la linea mediana. 
Giunge quivi pure al 5° urite. Si mostra a vari rigonfiamenti, 
quasi camere successive, con strangolamenti interposti, dei quali 
il più sensibile cade circa a mezzo della ghiandola e la percorre 
tutta circolarmente come un anello. 

Ma i condotti di searico sono soltanto due e concorrono ambedue 
al medesimo orifizio, che è quello spettante all’ 8° urite. Si tratta 
dunque di due rami, l’uno superiore o dorsale (rd); Valtro ventrale 
(ron) ed è questo che direttamente incorre nell’orifizio ed abbraccia 
il tappo dell’organo di chiusura, che si conoscerà tantosto. Questi 
due rami circondano il muscolo dvv,, che appartiene al solo 8° urite 
e manca negli altri. Negli ZHosentomidae la ghiandola non procede 
oltre 1 8° urite. 

Anche la struttura delle pareti della ghiandola e più che tutto 
dell’apparato di chiusura assai richiama le omologhe disposizioni 
dei Miriapodi. 

Struttura della ghiandola (fig. 165). Le ghiandole molto dilatate 
fanno vedere difficilmente la struttura delle pareti loro perchè 
queste sono molto distese ed allora si ha Vapparenza di una esi- 
lissima membrana e di null’altro, tanto più che la sostanza con- 
tenuta nelle ghiandole, colorandosi molto intensamente con tutte 
le tinture, acide o basiche (più colle prime), impedisce di vedere 
bene i nuclei delle cellule parietali. Ma allorchè la ghiandola è 
raccolta per effusione avvenuta del suo contenuto, è più facile 
riconoscere la struttura epiteliare della sua parete. 

Si tratta di cellule poligonali, depresse, le quali si appoggiano 
su una tunica propria o basale (bs), straordinariamente sottile. 

Deve esistere anche una intima, la quale però è così sottile che 
io non sono riuscito a vederla nettamente. È bensì vero che i ca- 
nalicoli maggiori, i quali percorrono la ghiandola internamente ed 
in cui si raccolgono gli sbocchi di ciascuna cellula io ho veduto 
delimitati da una membrana esilissima, ma questa ha, di tratto 
in tratto, nuclei propri e quindi non è una intima, ma una spe- 
ciale membrana tapezzante internamente tutta la ghiandola. Però, 


8 


Vasa PR Sec PALATO, LIE 


ra 


114 ANTONIO BERLESE 


richiamandoci alle ghiandole composte pluricellulari, possiamo am- 
mettere che lo strato nucleato intimo, per quanto membraniforme, 
rappresenti nn epitelio derivato per piccola modificazione dell’ ipo- 
dermale e sia appunto chitinogeno per la formazione dell’ intima, 
la quale però è così esile che male si distingue ed io non la ho 
veduta. 

Dunque la ghiandola sarebbe da annoverarsi tra le composte e 
risulterebbe da una introflessione ipodermale formante una arbo- 
rizzazione complicata di esilissimi tubuli ed a ridosso di questo 
strato verrebbe a disporsi la massa delle cellule secernenti. 

Quanto all’epitelio secernente esso sì compone di cellule gran- 
di polimorfe, perchè vi si incontrano tutte le forme possibili ed 
anche non sempre se ne definiscono bene i limiti, sebbene non si 
tratti certamente di sincizio. Così pure i nuclei hanno forme sva- 
riatissime ; dalla sferoidale alla bacillare. 

Il citoplasma è molto denso e molto tingibile ed è di aspetto 
omogeneo. Pure, entro le cellule, in ciascuna di esse apparisce un 
grande vacuolo sferico od ovale, il quale è occupato da una so- 
stanza meno tingibile e comunica con un tubulo di scarico a pa- 
reti tanto esili che male si rilevano. Il vacuolo è occupato, il più 
spesso, da inclusioni sferoidali a guisa di gocciole ed è segnato 
da strie fittissime ed esilissime, irradianti da un punto centrale. 
Insomma noi abbiamo qui delle vere cellule a vescicola e possono 
richiamarsi, ad es., a quelle della ghiandola annessa dei Carabidi, 
come, del resto, trovano moltissimi altri esempi*fra tutti gli Ar- 
tropodi. 

I tubuli di scarico sono disposti senza alcun ordine e quindi sì 
vedono in tutte le direzioni e per uno intero dalla ghiandola ai 
vasi collettori maggiori, molti altri si trovano tagliati in modo che 
non ne appariscono che frammenti diretti in tutti i sensi. 

I nuclei delle cellule hanno cromatina granulare e si tingono in- 
tensamente. 

Apparato di chiusura. Lo ho studiato specialmente in Eosento- 
mon, dove esso è molto meglio visibile che non in Acerentomidae, 
nei quali, fra altro, molto disturbano la chiara visione quei den- 
telli che orlano posteriormente 1°8° tergite ed il pleurite sui lati 
e che mancano, come si è detto, in Hosentomon. 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 115 


In quest’ultimo genere, guardando l’animale di lato (fig. 89) si 
vede tutto l’apparato come è indicato appunto a fig. 76. 

In Iulidae e Polydesmidae, secondo Silvestri ed altri autori (1), 
le ghiandole repugnatorie si aprono in una camera preghiandolare, 
con intima chitinosa robusta, nel fondo della quale è scolpita una 
apertura circolare, in cui può penetrare un tappo chitinoso, che 
viene sollevato da uno speciale muscolo retrattore. 

Su questo medesimo principio è fondato l’apparato di chiusura 
(Ach) della ghiandola addominale dei Myrientomata. 

Infatti, l’orlo del tergite, in regione pleurale (fig. 76, 8 #) dell’ 8° 
urite copre un cilindro chitinoso annulare (tm), nel quale viene a 
terminare il condotto della ghiandola Ga. Questo cilindro cavo è 
omologo della camera terminale, e nel suo fondo prossimale si re- 
stringe così che Vapertura in rapporto colla ghiandola è più pic- 
cola del diametro della restante camera. 

In detta apertura appunto viene a collocarsi il tappo (tp), cioè 
un cilindretto chitinoso pieno, appena più largo che lungo ed il 
quale chiude completamente la apertura tra la ghiandola e la ca- 
mera preghiandolare. 

A tale cilindretto, fungente da tappo, viene ad attaccarsi un 
gracilissimo muscoletto (mo), che si dirige obliquamente verso la 
regione ventrale e che si attacca appunto all’orlo laterale dell’8° 
tergite. Esso è diretto all’innanzi, oltrechè in basso. (In Aceren- 
tomidae lo ho veduto invece recarsi al dorso, verso il centro del 
tergite). Questo è il retrattore del tappo, la cui azione determina 
il sollevamento del tappo dall’apertura, che è chiusa invece in stato 
di quiete. 

Così può fuoruscire la sostanza contenuta nella ghiandola. 

Questa, per essere del tutto omologa alle corrispondenti dei 
Miriapodi, dovrebbe avere una parete esterna muscolare, che, 
contraendosi, determinasse Vespulsione del contenuto ghiandolare. 
Però la esiguità di tali organi non mi ha permesso di riconoscere 
fibre muscolari a questo ufficio. 

Natura della sostanza prodotta dalle ghiandole addominali. Detta 


(1) SiLvestRI, Diplopoda, Pars I, 1903. 


ci cali si 


A I ie e ta e 


116 ANTONIO BERLESE 


sostanza (sca) è fluida, però notevolmente densa ed ha certo una 
reazione acida. 

Non è solubile nell’acqua, come neppure negli alcool, idrocar- 
buri ete. ma viene sciolta subito da soluzioni alcaline. 

Ritengo, per le prove fatte, che si tratti di una sostanza al- 
buminoide, da paragonarsi alla seta e per ora non mi consta con 
quale fifficio. 

Può anche essere che Vorlo pettinato dell’8° urite sui lati serva 
ad una specie di cardatura della sostanza filata nel fuoriuscire 
dalla ghiandola, così come le ben note accidentalità del pigidio in 
femmine e ninfe di Diaspiti fanno per la seta filata dalle ghian- 
dole sericipare sboccanti nello stesso pigidio. 

Insomma, per la originaria disposizione segmentale, per la strut- 
tura dell'apparato di chiusura e per la ubicazione tergale (tergo— 
pleurale) della apertura di uscita, queste ghiandole addominali 
dei Myrientomata molto si richiamano alle repugnatorie dei Di 
plopoda. 


« CORPORA ALLATA ». 


Scorgo un paio di corpicciattoli sferici, da omologarsi ai cor- 
pora allata (corpora incerta, ganglia allata degli autori), residenti 
nel capo (cin). 

Essi appariscono bene specialmente nelle sezioni sagittali (fig. 136) 
e si mostrano come due sferulette, una in ciascun lato della linea 
mediana, a ridosso dell’esofago e sono situati immediatamente die- 
tro le branche posteriori del tentorio, subito al di sopra e di lato 
del plesso muscolare cefalico. 

Si tratta di sferette composte di pochi elementi cellulari, poli- 
gonali, per contatto e compressione, ciascuna contenente un bel 
nucleo subsferico. I nuclei si colorano assai più debolmente di 
quelli del sistema nervoso colle soluzioni di emallume. 

Mostrano dunque tutti i caratteri e l’aspetto dei corpora allata 
degli Insetti. 

Non ho potuto riconoscere i rapporti fra loro e col sistema 
nervoso e ciò stante Ja tenuità degli oggetti e la complicanza 
degli organi cefalici in quel punto, ma sopratutto in causa della 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA Tia kr] 


poca affinità per le tinture in genere mostrata da questi corpu- 
scoli e dai loro tratti di collegamento. 

Ho cercato invano omologhi toracici di tali corpi, quali vide lo 
Janet in Formicidi. 


COMPLESSO EMALE. 


Non parlo in capitolo a sè dell'insieme di organi emali perchè 
manca un vaso pulsante. Si trovano però alcuni degli organi ac- 
cessori e di questi tratto brevemente. 

Cellule dorsali. Non conoscendone la funzione debbo definire per 
la loro costante ubicazione le cellule che si trovano nel mezzo dei 
tergiti, in un gruppo distinto. 

Ne ho già parlato a pag. 115 delle Oss. sugli Acerent. e le ho 
ascritte con dubbio al sistema ghiandolare, inquantochè hanno 
tutta la parvenza di cellule secernenti, ma non è chiaro se si deb- 
bano ritenere per ghiandole delle mute, per enociti o per altro. 

Si tratta di piccoli mucchietti di cellule grossette (raggiungono 
una ventina di mieromill. di lunghezza), che hanno le più svariate 
forme, generalmente poligonali, più che altro a triangolo ecc. e si 
trovano circa il mezzo dei tergiti, specialmente addominali presso 
l’orlo posteriore degli scleriti. Sono indicate alle figg. 149, 151, 172 
e fig. intercal. VIII con ci (cellule di incerto ufficio). 

Esse si tingono molto intensamente anche nel citoplasma, il quale 
sembra di uniforme aspetto e molto denso, ma presenta vacuoli 
multiformi di varie grandezze. 

Il nucleo è rotondeggiante. Le cellule sono distinte Vuna dal- 
l’altra, ma nel loro insieme formano un piccolo mucchietto. 

Pure bisogna far menzione dei rapporti di queste cellule col 
setto pericardico. 

Si vedrà, trattando dei diafragmi, la posizione del setto peri. 
cardico. Esso rasenta molto davvicino i grossi muscoli tergali 
obliqui etc. intersegmentali e così si accosta molto agli ammassi 
di cellule dorsali, i quali appunto giacciono nel vano lasciato po- 
steriormente nel mezzo di ciascun tergite dai detti muscoli diva- 
ricanti. 

Le cellule poi sono in rapporto col detto setto mercè prolun- 


PET apo 


118 ANTONIO BERLESE s 


gamenti protoplasmatici della loro faccia inferiore. Ciò si vede 
bene alle figg. 151, 172. 

La ubicazione di cotali cellule farebbe pensare a quelle peri- 
cardiali o meglio alle paracardiali, più evidenti nell’embrione che 
non nell’adulto. Ad ogni modo la loro situazione entro il seno 
pericardico le fa ascrivere più volentieri al gruppo di elementi pe- 
ricardiali, così numerosi negli Insetti, che non a cellule delle mute. 

Sistema di diafragmi. Ho trovato abbastanza ricco questo si- 
stema, inquantochè vi ha un setto pericardico ; un setto epineurale 
ed inoltre un peritoneo splacnico ed un peritoneo perigenitale. 

Il più interessante di tutti è il primo e di questo diremo più 
a lungo. Quanto agli altri sì può discorrerne più brevemente. 


. 
Fig. VIII. (Schema di sezione trasversa dell'addome per mostrare i dia- 
fragmi ecc. (Acerent.). 


Il peritoneo splacnico (Psp) avvolge tutto il tubo digerente e se 
ne distinguerebbe assai male se non fosse la regione dei malpi- 
ghiani dove esso è molto bene visibile sia esaminando questa re- 
gione del tubo digerente in maestà (figg. 154, 158. 161), sia con- 
siderandone le sezioni trasverse (fig. 162). 

In tutti i casi si vede la membrana peritoneale rivestente i 
malpighiani, decorrere di su e di giù al mesenteron ed al postin- 
testino, da questi organi staccata in guisa da apparire nettamente 
come una sottile linea. 

Questa disposizione è adunque come si fece vedere negli In- 
setti. 

Quanto al peritoneo perigenitale (prt) esso non deve essere con- 
fuso colla membrana peritoneale dei testicoli e degli ovarioli che 


dc sa MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 119 


è involucro facente parte di tali organi. Il detto peritoneo, invece, 
è una esile membrana che abbraccia insieme ambedue le ghian- 
dole genitali come i condotti escretori, visibile specialmente nelle 
sezioni trasverse (fig. 146) e che per briglie e membrane radianti 
si raccorda col peritoneo splacnico, coi setti ete. 

Il setto epineurale (Sn) è una membrana esilissima, stesa nel 
| sistema nervoso del tronco e si raccorda col setto pericardiale 
come si dirà. Per nulla veggo che sia diverso da come apparisce 
in Insetti; soltanto essa è molto più difficilmente visibile (fig. 150). 

L’insieme di tutti questi diafragmi e del setto pericardiale ap- 
parisce bene nella annessa figura schematica VIII, qui inter- 
calata. 

Setto pericardiale (Spc). La presenza di questo setto anche man- 
cando il vaso pulsante è sufficiente a dimostrare, per mio vedere, 
la sua origine più ancestrale e primaria, in confronto del vaso pul- 
sante medesimo (figg. 150, 151, 172 ed intercal. VIII). 

Di questa guisa il seno pericardiale sostituisce in questi Myrien- 
tomata il vaso pulsante. 

Però, il setto pericardico ha una struttura molto semplice e che 
potrebbe essere considerata come primitiva, inquantochè mancano 
gli elementi muscolari che negli Insetti, compaiono tardivamente 
ad arricchire il setto stesso delle ali contrattili. 

Qui, invece, si tratta di semplice membrana connettivale, la 
quale, interponendosi tra la parete muscolo-cutanea dorsale ed i 
visceri, forma una volta su questi, accostandosi più o meno al 
tubo digerente ed alle ghiandole addominali, discende sui lati e 
si distribuisce sul cordone nervoso, formando così un cilindro 
entro il cilindro del corpo, colle pareti sue parallele a quelle del 
corpo stesso e separando così due cavità, cioè un cilindro vuoto 
al di fuori, comprendente al di sopra il seno pericardico, al di 
sotto il seno neurale e sui lati, come al dorso ed al ventre, il 
grasso distale di cui si è già detto. L'altra cavità è un cilindro 
pieno, più interno, che abbraccia il tubo digerente, le ghiandole 
addominali e genitali, nonchè il grasso prossimale. 

Quanto ai muscoli somatici, essi, trovandosi in contatto col- 
Pinvoluero cuticolare esterno, spettano al cilindro che sta fuori. 

‘+ Quanto al modo come il setto pericardiale si collega all’epi- 


i Pla 
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STE INESATTA APE, MEET PI ITER ON ITO RITI) LA TSE TRA AO A IMNIP SO NONO TI 


120 ANTONIO BERLESE 


neurale verso l’innanzi del corpo, dirò, che, come dimostra la 
fig. 150, esso, giunto a contatto colle masse cerebrali (deutocere- 
bro), si addossa alla loro faccia posteriore, discendendo fino al ven- 
tre, dove, sopra il ganglio protoracale, incorre nel setto epineurale. 

Quanto all’estremità anale del corpo io non posso vedere come 
PVun setto si raccordi all’altro. 

Ma una particolarità degna di rilievo e che mi pare speciale 
dei Myrientomata si è il cordone pericardico (Cap) ed ecco in che 
consiste (figg. indicate). i 

Lungo la linea sagittale mediana del setto pericardico, decorre 
un cordone che può rappresentare un notevole ispessimento del 
setto ed è piegato a doccia e se ne viene dall’estremo addome 
fino sul mesenteron, verso la metà circa del quale (a cui è ad- 
dossato) si confonde col circostante setto pericardico, inquantochè, 
perdendo della propria grossezza, assume la sottigliezza del setto 
stesso. Su questo cordone sono anche distribuiti dei nuclei pic- 
coli, ovali, non troppo radi. 

Che significa tale ispessimento lineare del setto pericardiale che 
si vede bene nelle sezioni longitudinali e trasverse (figg. indicate) e 
fig. intercal. VIII (Cdp), specialmente nelle regioni dei malpighiani? 

Lo ritengo un cordone connettivale derivato da semplice ispes- 
simento del setto pericardico e destinato a mantenere in posto il 
retto e, godendo forse di una certa elasticità, a determinare anche, 
passivamente, un certo movimento al fluido circolante, in concorso 
coi movimenti di protrazione e retrazione degli uriti. 

Il cordone pericardiale è poi collegato, mercè sottili briglie 
connettivali (brc) divergenti a V dal cordone stesso verso il dorso, 
le quali si attaccano alla parete dorsale del corpo (vedi fig. in- 
tercal. VIII e fig. 172). 

È appunto nel vano lasciato dalle dette briglie di un lato con 
quelle del lato opposto che vengono a disporsi le cellule incerte 
(ci), delle quali più sopra si è discorso. 

xipeto che il setto pericardiale non ha muscoli o fasci contrat- 
tili di sorta. 

Amebociti. Mancando un vaso pulsante dorsale non ho potuto 
vedere gli amebociti nella loro sede ove più sicuramente si defini- 
scono. Ho quindi dovuto cercarli qua e là, nelle lacune del corpo. 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 121 


È però questa una ricerca difficile, inquantochè non ho veduto 
che assai raramente qualehe elemento cellulare libero da potersi 
ascrivere ad un amebocita, nè mai ho visto agglomerazioni di 
tali cellule vaganti. 

Pur tuttavia mi sono qua e là imbattuto in qualche elemento 
isolato, che mostra di poter essere un corpuscolo del plasma cir- 
colante. 

Ho veduto dunque trattarsi di cellule assai piccole, che per 
l’aspetto, come per le dimensioni anche del nucleo, sì possono pa- 
ragonare alle ipodermali. 

Può essere che tali elementi, del resto, come ripeto, scarsissimi, 
rappresentino gli amebociti. 


TUBO DIGERENTE E VASI MALPIGHIANI. 
TUBO DIGERENTE. 


Il tubo digerente è affatto rettilineo. Neppure il postintestino 
fa alcuna convoluzione. Adunque tale sistema si comporta come 
nei Miriapodi e larve metaboliche molto basse di Insetti o come 
in Apterigoti (figg. 149, 154). 

Esso si divide bene nelle tre consuete regioni di anteriore, medio 
e posteriore, cioè prointestino, mesenteron, postintestino. 

Prointestino (Pri). Rappresenta la più corta porzione del tubo di- 
gerente, perchè giunge (quando l’animale sia normalmente disteso) 
fino circa al secondo toracosomite. Essa è anche la porzione più 
gracile, inquantochè dopo la faringe si assottiglia in un tubo esi- 
lissimo, che raggiunge il mesenteron. Anche in questi Myriento- 
mata si possono bene distinguere le tre porzioni del prointestino, 
cioè : bocca, faringe, esofago. 

Bocca. Per bocca intendasi tutta la cavità circoscritta dal labbro 
superiore e dagli organi boccali e che giunge fino alla faringe. 
Essa dunque è limitata posteriormente dalle porzioni pari del labbro 
inferiore ; sui lati stanno le estremità delle mascelle coi palpi. La 
membrana, che tappezza la bocca, è sottilissima e non mostra par- 
ticolarità degne di rilievo. 


LE IRPINO SIA SIE ETIOPIA LI VIUONT PORTATI MIO a MNMNEBRE RE VEE VALIDA 1° PRODI 


(Ato 


122 ANTONIO BERLESE 


Soltanto spettano alla bocca alcuni piccolissimi muscoletti, che, 
partendo dal labbro superiore (regione dorsale), vanno alla volta 
palatina (regione epifaringea) e sono indicati a fig. 117 in dvf, as- 
sieme ad uno più lungo, clipeo-epifaringeo. Non sono essi vera- 
mente faringeali ma piuttosto boccali. i 

FARINGE. (F.). La faringe comprende un tratto il più allargato 
di tutto il prointestino e che si interpone tra la volta boccale 0 
retrobocca e esofago. Essa passa in mezzo alle branche anteriori 
primarie del tentorio ed ha così una direzione verticale od almeno 
parallela al piano della fronte. I suoi rapporti col tentorio si sono 
già indicati e si è detto che due lamine (figg. 117, 122, 123 g£), 
procedenti dalle branche anteriori si saldano ad essa precisamente 
nella sua faccia posteriore, per circa tutta la prima metà di essa 
faringe. Di poi la faringe stessa si innalza al di sopra del ten- 
torio, mantenendo la indicata direzione e quindi, con angolo pres- 
sochè retto, immette nell’esofago, il quale così rimane molto sol- 
levato al di sopra del tentorio (fig. 136). 

In complesso la faringe forma una camera ovale-allungata, come 
apparisce nelle sezioni sagittali, ma che in riposo ha sezione tra- 
sversa tutt’ altro che circolare od ovale. 

Infatti nelle sezioni trasverse (figg. 150, 1532) essa apparisce 0 
rettangolare cogli angoli molto prominenti, quindi come un rettan- 
golo a lati curvi, rientranti, oppure colla figura che farebbero 
due T opposti col piede; così T.. Ciò dipende dal fatto che la 
parete anteriore e quella posteriore sono molto robuste e spesse, 
più delle laterali, che cedono esse più delle altre nella costri- 
zione e così la faringe si chiude, assumendo nelle sezioni la forma 
indicata, cioè colla parete di un lato a contatto con quella del 
lato opposto. 

Sonvi dunque parecchi muscolî destinati alla dilatazione e co- 
strizione della faringe e cioè : 

1° dilatatori della faringe : 
a) fronto-faringeali o clipeo-faringeali ; 
b) geno-faringeali ; 

2° costrittori della faringe : 
a) anulari ; 


b) tentorio-faringeali. 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTPOMATA 


Vediamo brevemente tutti questi fasci muscolari. 

I muscoli fronto-faringeali o clipeo-faringeali (fig. 136, mff) sono 
tutti appaiati e concorrono alla faringe, partendosi dalla regione 
frontale o dal clipeo. Essi, adunque, veduti di piano (figg. 121, 123) 
segnano una figura a V. Sono brevissimi, perchè poca è la distanza 
della faccia anteriore della faringe alla fronte, ma però si mo- 
strano grossetti. Conto tre paia di fronto—faringeali ed un paio 
clipeo—faringeale, che è, naturalmente, il più basso. 

I geno-faringeali (mgf) sono molto importanti anche per la loro 
insolita inserzione, inquantochè procedono dai lati del capo, quindi 
in regione genale e non per tutti spettante al 1° somite e si re- 
cano alla faringe. Siccome alcuni procedono dal 2°, 3° e 4° cefalo- 
somiti, così bisogna considerarli per intersegmentali corti e lunghi, 
calcolando la faringe come spettante al 1° somite od almeno come 
non certo spettanti ai cefalosomiti ai quali può essere ricondotta 
la faringe. 

Non mi sembra che tra gli Insetti sieno esempi di muscoli fa- 
ringeali intersegmentali. 

In questi Myrientomata io ne scorgo tre o quattro paia, che at- 
taccati alle pareti laterali della faringe, esattamente fra gli spazi 
lasciati dagli anulari o tentorio—faringeali, vanno trasversalmente 
alla regione genale e quindi appariscono in maestà nelle sezioni 
di piano del capo. Sono lunghi e robusti (vedi anche figg. 130, 132). 

I costrittori della faringe (mfa) sono fascetti che avvolgono 
anularmente la faringe nella sua porzione più profonda, là dove 
essa ha rapporti coll’esofago. Quivi si vedono due almeno di detti 
anelli. Ma nella porzione a cui è attaccata la branca f del ten. 
torio, invece, i costrittori vanno da questa branca alla parte an- 
teriore della faccia laterale della faringe. Stringono dunque questa, 
avvicinando la parete anteriore alla posteriore, quindi sono esat- 
tamente antagonisti degli m/7 (vedi tutte le indicate figure). 

Descritti questi muscoli è bene por mente a questa speciale ma- 
niera di agire della faringe nei Myrientomata. Mentre comunemente 
negli Insetti la dilatazione avviene per la resistenza della faccia 
inferiore della faringe, trattenuta da muscoli speciali dilatatori 
tentorio—faringeali e perchè talora anche essa stessa parete è gros- 
setta, invece, nei Myrientomata, la faringe è resa immobile pei suoi 


DI RITI ENT 


ii 


124 ANTONIO BERLESE 


rapporti col tentorio e quindi i muscoli fronto—faringeali possono 
avere tutta la loro efticacia. 

Esoraco (£s). L’esofago è un tubo sottilissimo ed affatto  ci- 
lindrico. Esso ha un diametro di circa 5 p.. Traversa il capo ed 
il protorace e, normalmente, nel mesotorace raggiunge il me- 
senteron. 

Esso decorre sopra il tentorio, passa fra i due grandi lobi ce- 
rebrali (procerebrali) e quindi declina al ventre, scorrendo sopra 
il grande ganglio sottoesofageo—protoracale. 

È costituito da esilissima parete trasparente, nella quale, se si 
può con fatica distinguere una intima esilissima ed una basale 
altrettanto sottile, come pure un epitelio assai basso e del quale 
non appaiono bene che i radi nuclei rotondi ed assai piccoli, non 
si può scorgere però alcun involucro muscolare, per quanto non 
sì possa ammettere che esso faccia difetto. Certo è che se le fibre 
muscolari esistono, come di ragione deve essere, pure per la te- 
nuità loro e perchè ad ogni modo certo non striate, non si rilevano 
nemmeno ai più forti ingrandimenti. 

MESENTERON (Mes). Il mesenteron ha forma del tutto cilindrica, 
rotondato all’ innanzi ed all’ indietro a cupola, nelle regioni delle 
valvole. 

La sua sezione trasversa (fig. 163) è esattamente circolare ed 
è dovunque del medesimo calibro (da 80 a 100 p.. di diametro). Esso 
è piuttosto lunghetto inquantochè giunge normalmente a mezzo 
addome. 

Occupa una regione affatto dorsale, perchè al di sopra d’esso 
non sì trova che la parete del dorso coi muscoli relativi, nè altro 
organo. I genitali, infatti, sono del tutto ventrali in ogni lor parte, 
quindi collocati al di sotto del mesenteron e del restante tubo 
digerente posteriore. 

Ho detto che, in caso di soverchia contrazione dell’animale, spe- 
cialmente se gli organi sessuali contengono i loro prodotti maturi 
ed abbondanti, il mesenteron può essere spinto molto innanzi e 
penetrare non solo nel protorace ma anche nel capo, spostando 
dinanzi a sè le grosse masse cerebrali cefaliche (fig. intercal. IX). 

Struttura delle pareti. Al solito non rilevo lo strato muscolare 
che deve pure esistere e ciò attribuisco alla natura e minutezza 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 125 


delle fibre, che certamente non sono striate, altrimenti agevolmente 
si vedrebbero. 


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Fig. IX. — Sezione sagittale del capo e primi anelli toracali per mostrare come 
penetra l’intestino (Mes) anteriormente per costrizione dell’animale e sposta 
innanzi a sè le masse cerebrali (in nero). Anche le ovaia sono spostate. 


Bene apparisce invece la dasale, a guisa di tenuissima mem- 
brana avvolgente, senza briglie connettivali in rapporto con altri 
organi. ‘ 

L’epitelio (figg. 158, 159, 163) è composto di cellule piuttosto 
basse, poligonali per compressione; nel maggior numero dei casi 
più corte che larghe, cioè maggiori nel loro diametro trasverso. 
Sul fresco però (fig. 158) appaiono a diametri eguali, di guisa che 
ritengo la costrizione nel senso longitudinale come dipendente 
dalla contrazione nel detto senso di tutto il mesenteron per suo 
conto od assieme a tutto l’animale. Comunque sta il fatto che io 
ho cercato invano piccoli elementi cellulari di rinnovo, corrispon- 
denti a quelli che si trovano così comuni ad es.: nelle cripte glan- 
dulari del mesenteron di taluni Insetti e che, ad ogni modo, mai 
fanno difetto in tali Artropodi e nella maggior parte degli altri. 

Come si rinnova adunque l’epitelio in questi Myrientomata? È 
un quesito che non posso sciogliere, mentre osservo però che le 
cellule non traversano tutte quelle fasi come negli Insetti avviene, 
per le quali esse finiscono col morire rapidamente e disfarsi nel 
lume dell’ intestino. 

Il modo di comportarsi delle cellule epiteliari. del mesenteron 
in questi Myrientomata richiama assai bene, come pure gli aspetti 


i 


126 ANTONIO BERLESE 


vari, i consimili elementi di Aracnidi, nei quali però la digestione 
è intracellulare. e 

Ora, nei Myrientomata due sono gli aspetti delle cellule epiteliari, 
a seconda della funzione nella quale si trovano. Nelle sezioni di 
traverso o longitudinali l’aspetto delle cellule è conforme per lo 
stesso momento di attività. 

Ma noi possiamo vedere le dette cellule ornate di un ricco orlo 
di cigli assai ben lunghetti, oppure a contorno libero integro. Ecco 
1 due aspetti. Per ambedue i casi però il rimanente della cellula 
di poco varia (fig. 159). 

A. parte dunque Vorlo libero, pel rimanente la cellula appare 
con citoplosma denso, granuloso, molto tingibile e pressochè omo- 
geneo. Il nucleo è sempre leggermente ovale o subsferico, molto 
tingibile e misura da 7 ad 8 p.. nel diametro massimo, mentre le 
cellule sono da 25 a 830 p.. nel diametro massimo (trasverso) e da 
9 a 10 in quello più breve, longitudinale. 

Però, quanto al citoplasma debbo pure avvertire che talora ho 
veduto entro le cellule dei grandi vacuoli circolari, di vario dia- 
metro e riempiti di sostanza giallastra. 

Non credo si tratti di globuli albuminoidi ormai coagulati 
limitati da superficie più densa, come avviene comunemente nei 
casì di digestione intracellulare o in quelli di deposito etc. ma 
qui la sostanza albuminoide da elaborarsi in seno alle cellule si 
manterrebbe fluida e riceverebbe forma dall’ambiente piuttosto che 
da una superficie condensata. 

Jo credo fermamente che la digestione sia intracellulare anche 
perchè veggo i prodotti residuali, in forma di granuli,solidi, fuo- 
riuscenti dalla cellula traverso i cigli della superficie libera, racco- 
gliersi nel mezzo del mesenteron e ne veggo anche entro le cellule. 

D'altronde non esiste peritrofica a dializzare i prodotti elaborati. 

Credo che la sostanza ingerita sia esclusivamente fluida e ciò 
conviene colla maniera di apparato boccale. 

Ma il cibo ingerito penetra senza più nelle cellule epiteliari, 
vi sì raccoglie in guttule fluide, viene elaborato ed il prodotto 
residuale della elaborazione degli albuminoidi è rigettato nel 
centro del mesenteron, sotto forma di granuli minutissimi, solidi 
(fig. 159,87). 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 127 


Anche questa maniera di digestione richiama quella degli Arac- 
nidi, con questa diversità però, che in questi ultimi cade nel lume 
del mesenteron anche la cellula epiteliare contenente i prodotti 
residuali della digestione, mentre in questi Myrientomata, per 
quanto ho veduto, le cellule rimangono viventi ed in sito, nè 
muoiono, nè si rinnovano. 

La fase di cellule ad orletto di cigli (fig. 159, cem,), corrisponde 
al periodo di assorbimento del cibo dal lume del mesenteron ed an- 
che a quello di emissione dei residui della digestione, cioè al perio- 
do iniziale e finale di detta funzione, mentre il momento in cui le 
cellule non hanno orletto di cigli (cem,) corrisponde alla funzione 
di elaborazione del succo ingerito in seno alle cellule medesime. 

I succhi elaborati poi passano senza più nella cavità viscerale. 

Contenuto escretivo del mesenteron. Il solo mesenteron è sempre 
pieno di una massa granulosa opaca, a specchietto del microscopio 
rovesciato di color bianco (sr). 

Cotale massa è composta tutta di minutissimi granuli, per lo più 
rotondeggianti od ovali. 

Dalle prove fatte mi sembra di poter affermare con sicurezza 
che si tratta di guanina o di tirosina. Si ha dunque un prodotto 
residuale della digestione della stessa natura di quello che ab- 
bonda negli Aracnidi. 

A seconda dei momenti della funzione si notano granuli impi- 
gliati anche tra i cigli delle cellule. Ma quando manca orletto 
dei cigli allora il limite tra il contenuto granuloso e le cellule 
epiteliari è netto (fig. 159). 

Anche nel mesenteron avviene dunque un deposito escretivo da 
paragonarsi a quello, che, in molto più scarsa misura, si rileva an- 
che nel grasso prossimale, quello appunto che circonda immedia- 
tamente il mesenteron. 

PostINTESTINO (Psi). Segue l'intestino posteriore, il quale è ret- 
tilineo e decorre dorsalmente dal piloro all’ano. 

Trannechè nella regione dei malpighiani, dove esso è appena 
più grosso che altrove, nel rimanente tutto questo tratto di inte- 
stino è di eguale grossezza, però assai più che non sia V’esofago, 
inquantochè il postintestino misura cirea 30 p. di diametro e- 
sterno (presso i malpighiani, però ha il diametro di 35 p..). 


128 ANTONIO BERLESE 


Esso può essere distinto in tre porzioni; le due prime differi- 
scono tra loro non per dimensioni, ma per struttura dell’epitelio 
e sopratutto per spessore dell’intima. 

Queste due porzioni sono di lunghezza fra loro eguale e sia la 
prima il tenue, la seconda il colon. Viene ultimo il brevissimo retto. 

Atrio dei malpighiani. Si è detto che il tenue si inizia con una 
porzione leggermente allargata, che si trova subito dietro al me- 
senteron, addossata alla sua cupula posteriore (fig. 161). 

In questa parte allargata incorrono i malpighiani (Mlp) ed il 
lume del postintestino è leggermente dilatato, quasi in piccola 
camera, in cui appunto si aprono i malpighiani, giungendovi col 
loro peduncolo. 

Un gruppo di cellule depresse e con nucleo piccolo, rotondeg- 
giante, a nucleina molto stipata si dispone tutto attorno alla detta 
piccola camera e quindi, a ridosso del mesenteron essendo le cel. 
lule in più strati, si forma per esse una specie di tappo (tpp) che 
rinforza la chiusura del piloro fatta dalle cellule del fondo del 
mesenteron quando, toccandosi fra loro, esse ostruiscono il pas- 
saggio dal mesenteron stesso al tenue. 

Così pure le vicinanze degli accessi dai malpighiani al lume 
del tenue sono circondate da cellule conformi, alle quali poi si 
addossano esternamente le cellule maggiori, del tutto simili alle 
altre componenti l’epitelio del tenue. 

Va da sè che la camera in cui penetrano i condotti dei malpi- 
ghiani è rivestita di intima del tutto conforme a quella del rima- 
nente tenue (in). 

Intestino tenue (Tn). Per tale deve considerarsi la prima metà 
del postintestino, che giunge circa al 6° urite. 

Non differisce dal seguente colon per ampiezza di diametro 
esterno ma piuttosto per la grossezza delle pareti, la struttura 
dell’epitelio e per lo spessore dell’intima. 

Infatti le pareti del tenue sono più grosse, quasi del doppio di 
quelle del seguente colon ed al punto di confine esse hanno un 
gradino improvviso, poichè il lume interno del tenue è molto più 
stretto di quello del colon. 

Si può anzi dire che quasi le pareti si toccano, riducendo il 
lume ad un diametro molto piccolo. Però, in sezione trasversa 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 129 


(fig. 160) il lume è stellato, intercalandosi nei meati fra le cellule 
epiteliari. 

L’epitelio si compone di grandi cellule prismatiche (cit) tutte 
terminate alla pari dall’intima (nelle sezioni longitudinali) e ve- 
dute di lato non mostrano evidenti i confini tra cellula e cellula 
così che si potrebbe sospettare di un sincizio, come da taluno 
(Visart) è stato affermato per l’epitelio del retto di taluni Ortotteri. 

Ad ogni modo certamente i nuclei sono distribuiti con grande 
difformità e difformi assai sono fra loro anche per le dimensioni, tro- 
vandosene alcuni di grandi, ovali, accanto ad altri molto minori, 
rotondeggianti ete. 

Il citoplasma della metà basale delle cellule è più denso di 
quello della metà terminale in rapporto colla intima, dove esso 
mostra una molto netta striatura perpendicolare al piano dell’in- 
tima, quindi trasversa affatto rispetto alla direzione del postinte- 
stino. 

Intima (in). È una membrana chitinea semplice, cioè senza ap- 
pendici o processi di sorta ed è tutta di eguale spessore per tutto 
il tenue. Ripeto che essa è almeno il doppio più grossa di quello 
che si vede essere nel colon. 

Il colon è di calibro esterno di poco minore al tenue, ma quanto 
al lume interno, per la maggiore sottigliezza delle pareti il suo 
lume è del doppio maggiore e più irregolare (Co). 

Ciò dipende anche dal fatto che intima, essendo assai esile, 
permette alle cellule di far gobba nel lume del tubo. Tuttociò 
però in caso di distensione normale, perchè allorquando l’animale 
è molto disteso, allora tutto intestino posteriore si allunga ed 
assottiglia notevolmente e più di tutti il colon, le cui cellule epi- 
teliari divengono bassissime. 

A distensione normale, l’epitelio è composto di cellule pressochè 
tanto larghe che lunghe, con pareti distinte e quindi molto bene 
delineate luna rispetto alle vicine. Contengono un nueleo ovale 
o rotondeggiante ed i nuclei stessi sono fra loro subeguali per di- 
mensioni. 

ketto (Rt). Finalmente, una piccola parte estrema dell’intestino, 
pochissimo differenziata dal colon se non in quanto le cellule epi- 
tellari sono più basse, minori, è da considerarsi per retto. Questa 


9 


150 ANTONIO BERLESE 


breve porzione, che incorre subito nelle papille rettali, è ovale, 
breve e di calibro appena maggiore del colon, col quale, del resto 
facilmente si può confondere. 

Non si tratta però di una parte così bene distinta dal resto 
come è nei Pauropoda e mancano sempre disposizioni da omolo- 
garsi o somigliare comunque alle ghiandole rettali. 

Ufficio del Postintestino. Senza dubbio alcuno questa parte, ne- 
gli Insetti e nella maggior parte dei Miriapodi, come in taluni 
Aracnidi, ha ufficio essenzialmente di assorbimento delle sostanze 
ormai elaborate. 

Solo in alcuni Artropodi, fra i quali enumero quegli Aracnidi 
che non possono rientrare nella precedente categoria, il postinte- 
stino tutto ha ufficio esclusivamente di tramite alle sostanze escre- 
tive derivate dai malpighiani, ma sopratutto a quelle che proce- 
dono dal mesenteron in seguito all’opera digestiva. Non ha quindi, 
questo tratto di intestino, alcuna influenza nè nella digestione nè 
nell’assorbimento dei prodotti elaborati. Di questa maniera ap- 
punto deve essere l’ufticio del postintestino tutto nei Myrientomata. 

Difatti, mai io ho veduto nel mesenteron altro che granuli esere- 
tivi, quindi la sostanza ingerita vi ha permanenza molto breve e 
transitoria e passa subito nelle cellule epiteliari. Se dovesse trat- 
tenersi nel mesenteron tanto da esservi elaborata, per poi venire 
assorbita, almeno in parte, più sotto nel postintestino, è certo 
che, commista ai granuli escretivi, sì troverebbe molta sostanza 
albuminoide a diverso grado di elaborazione. 

D'altro canto, anche gli stessi granuli escretivi si troverebbero 
spesso ed abbondanti nel postintestino, giacchè vi giungerebbero 
dal mesenteron colla sostanza da assorbire e poichè quest’opera 
di assorbimento richiede pure un certo tempo, si dovrebbero tro- 
vare agevolmente e spesso i detti granuli nel postintestino. 

Invece, non si può spiegare la loro assenza, mentre è certo che 
pure traverso l’intestino posteriore debbono questi granuli pas- 
sare, se non ammettendo un molto rapido e sollecito transito, per 
cui difficilmente essi si incontrano in quel preciso momento di 
loro passaggio. 

A meno che non si voglia ritenere che i grandi esceretivi nel 
mesenteron vi rimangano per tutta la vita dell’animale o ne ven- 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 131 


gano espulsi di tratto in tratto ed intanto continuatamente effluisca 

traverso il piloro strettissimamente aperto, così da non lasciar pas- 
sare i granuli escretivi che pure sono piccolissimi, la sola sostanza 
elaborata e da assorbirsi nel postintestino. Ma tale ipotesi mi 
sembra poco probabile, mentre è più logica quella che proviene 
dall’ammettere una digestione intracellulare nell’epitelio del me- 
senteron, come tutto fa credere. 

Dopo questa digestione avviene, secondo il mio parere, che le 
sostanze residuali escretive (della digestione degli albuminoidi) 
passano nel lume del mesenteron, mentre tutta la sostanza assi- 
milabile va, traverso le cellule epiteliari e la membrana propria, 
direttamente nella cavità viscerale, o non completamente elabo- 
rata, per quanto riguarda gli albuminoidi, si raccoglie nel grasso 
circostante come deposito. 

Quanto ai granuli eseretivi contenuti nel meserenton essi, di 
tratto in tratto, aprendosi il piloro, passerebbero nel postintestino 
e sarebbero rapidamente espulsi all’esterno. 

Intanto, continuatamente, dai malpighiani effluisce nel postin- 
testino e passa subito all’esterno del corpo il prodotto della escre- 
zione raccolto dai malpighiani medesimi. Adunque il postintestino 
non sarebbe, per questi Myrientomata, che un canale di transito 
per le sostanze da espellersi, appunto come è nella maggior parte 
degli Aracnidi, nei quali la digestione intracellulare è certa. 

Si comprende inoltre che questa maniera di intestino dei. My- 
rientomata non mostra affinità di sorta con quella degli Insetti, 
dove i processi e quindi le funzioni delle diverse parti dell’inte- 
stino sono del tutto differenti, ma si richiama piuttosto agli or- 
gani digestivi ed alla maniera di digestione degli Aracnidi, nei 
quali le pareti del mesenteron hanno incerto ufficio nella digestione 
o non lo hanno affatto ed invece vi ha tutta la ghiandola, cioè un 
complesso di organi annessi, nei quali avviene la digestione in- 
tracellulare e che senza dubbio rappresentano uno speciale adat- 
tamento del tessuto adiposo, messo ormai in più diretto rapporto 
col mesenteron, tanto che vi ha comunicazione diretta per aper- 
ture e canali tra il mesenteron e la massa circostante, che rap- 
presenta una modificazione del tessuto adiposo. 

Questi Myrientomata segnerebbero una maniera di organi dige- 


x % pra bellica li GE Pi tm e 


132 ANTONIO BERLESE 


stivi e di digestione intermedia fra quella degli Insetti e quella 
degli Aracnidi, perchè la digestione è intracellulare bensì, come 
mai nell’intestino degli Insetti si vede essere, ma affidata alle sole 
pareti del mesenteron e, d’altra parte, la digestione dei depositi 
albuminoidi extraintestinale si effettua senza però che vi sia di- 
retta comunicazione per vere aperture tra il mesenteron ed il tes- 
suto mesenchimatico circostante, come si vede essere invece negli 
Aracnidi. D’ altro canto questa seconda digestione non è neces- 
saria ma accidentale, ad es. in seguito a grande abbondanza di cibo, 
per cui una parte è immagazzinata non digerita nel grasso, in at- 
tesa di carestia; ciò che, del resto, si vede anche in Insetti, come 
ad es. in giovani Ortotteri (Locustidi etc.). 

VALVOLE. La valvola cardiaca (fig. 164, ed) ha il più comune 
aspetto che si vede in Miriapodi, larve di Insetti metabolici ete. 
Si tratta cioè semplicemente di cellule del mesenteron, allungate, 
che circondano l’orifizio dell’esofago, là dove questo penetra nel 
mesenteron e che pendono come un battaglio nella campana dalla 
volta anteriore del mesenteron stesso. 

La valvola pilorica è già stata accennata parlando dell’atrio dei 
malpighiani. 

Vi si vede un grande studio per ottenere una perfetta chiusura. 
Infatti, nelle sezioni sagittali e di piano mai sì scorge veramente 
aperta questa valvola e bisogna arguirne la permeabilità pel fatto 
che non si può ammettere chiusa come è ad es. in larve di Imenot- 
teri. Ma si comprende che la chiusura deve essere ermetica, poichè 
il transito può essere impedito non solo dalle cellule del fondo 
del mesenteron, che possono venire in assoluto contatto fra di 
loro (fig. 161), ma anche dal successivo tappo (tpp) di cellule spe- 
ciali, che spettano al tenue e di cui si è già detto. 

Così questa valvola è rinforzata anche da parte del postintestino. 

Non ho veduto altre valvole. 

È bensì vero che quel gradino, il quale si nota, in grazia del 
diverso spessore delle pareti, fra il tenue ed il retto e del quale 
ho detto, assume aspetto di valvola, perchè il lume del tenue è 
molto piecolo e facilmente può essere chiuso per la contrazione 
dello strato muscolare esterno dell’intestino posteriore, ma non si 
può parlare di vera e propria valvola. 


TUBI MALPIGHIANI. 


Non ho trovato altri organi di escrezione se non quelli da omo- 
logarsi ai malpighiani, cioè non enociti, nè cellule pericardiali © 
paracardiali (mancando il vaso pulsante), nè organi da somigliarsi 
agli splenici degli Insetti etc. 

Gli organi, che debbono considerarsi per omologhi dei tubi mal- 
pighiani, si vedono collocati all’inizio del postintestino, adunque 
esattamente ubicati come per gli Insetti, per Miriapodi e per qual- 
che altro Artropodo. 

Ma questi organi nei Myrientomata non meritano il nome di tubi 
o di vasi. 

Si vedrà infatti che si tratta per ciascun organo di grossi ele- 
menti cellulari contigui, fra i quali non è alcun vano che giusti- 
fichi la denominazione di vasi o tubi. 

Nella regione del piloro (figg. 161, 162), attorno all’ atrio dei 
malpighiani, che si è già descritto, si vedono, simmetricamente 
disposti, a tre in ciascun lato, sei corpiciattoli conformati a rene 
od a salsiccia, col loro diametro maggiore disposto parallelamente 
a quello longitudinale del tubo digerente. Sono essi gli organi 
di escrezione o malpighiani (Mlp). 

Appaiono ciascuno come risultante di due cellule o due gruppi 
di cellule formanti un insieme reniforme, perchè le due cellule © 
gruppi di cellule sono disposti Vuno di seguito all’altro e ciascuno 
essendo subsferoidale, la regione di contatto è più ristretta e più 
o meno escavata, almeno nella faccia interna, prospettante il post- 
intestino. 

Questa incavatura esistente sulla faccia esterna e tra i gruppi 
di cellule anzidettte viene così a formare una regione ombilicale del- 
l'insieme reniforme e la dirò appunto ombzlico del malpighiano (oml). 

Quanto al numero delle cellule che compongono ciascun organo 
malpighiano, a me sembra veramente che esse sieno solo due, 
l’una anteriore e Valtra posteriore, ma talora ho veduto più di un 
nucleo in ciascuna massa, così che potrebbe essere che talora una 
metà del malpighiano fosse fatta da più di una cellula o la cellula 


134 ANTONIO BERLESE 


fosse plurinucleata. Però, certamente, nel maggior numero dei casi 
ciascuna metà del malpighiano è fatta di una sola cellula, sferoidale, 
del diametro di circa 15 p., con citoplasma molto denso, omogeneo, 
finissimamente granuloso ed alla periferia appena più denso e tin- 
gibile che non nel centro, dove si tinge poco e rimane di un co- 
lore giallastro pallido. 

Dall’ombilico procede un peduncolo cortissimo, così i malpighiani 
sono stettamente addossati al prointestino, subito dietro il mesen- 
teron. Questo peduncolo è fatto di cellule allungate, strette e con 
piccoli nuelei, le quali penetrano nell’atrio dei malpighiani, traver- 
sando l’epitelio del postintestino. 

La direzione di questa specie di peduncolo è verso l’indietro. 

Il detto peduncolo, che poi è un condotto di scarico e nulla più, 
Sì assottiglia, scostandosi dal malpighiano. Le cellule di cui è com- 
posto hanno citoplasma trasparente e nuclei molto piccoli, ovali 
allungati, molto tingibili. 

Invece, i nuclei delle cellule del malpighiano sono grandi (circa 
5 p. di diam.), rotondi od ovali e poco tingibili. 

Una sottile membrana peritoneale (Psp) avvolge tutti i malpi- 
ghiani e si addossa di qua alla basale del mesenteron, di là al 
tenue e rappresenta quanto si può vedere del peritoneo splanenico. 

Non ho mai veduto concrezioni solide come prodotto dei malpi- 
ghiani, nè dentro questi, nè nel peduncolo o nel postintestino. 


SISTEMA NERVOSO. 


SISTEMA NERVOSO DI RELAZIONE. 


La catena nervosa (fig. 153) è molto bene differenziata, special- 
mente per le dimensioni delle masse cerebrali e toracali in con- 
fronto delle addominali, ed è anche di sviluppo notevole, propor- 
zionatamente agli altri organi ed al volume del corpo tutto. 

Oltre a ciò, il precipuo carattere e più saliente si è quello della 
mancanza di commessure in buona parte della catena addominale, 
inquantochè, tranne che pel primo ed ultimo ganglio della detta 
porzione spettante all’addome, le commessure stesse fanno difetto 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 155 


e così il cordone è duplice, senza raccordi se non nel 1° e nel- 
l’ultimo ganglio, come si è detto e con ciò richiama la disposizione 
manifesta in Peripatus come in Pauropus. 

La catena nervosa non giunge nell’estremo addome, perchè si 
arresta al sesto somite. 

Essa si compone delle solite due grandi masse ganglionari ce- 
rebrali, cioè la sopraesofagea e la sottoesofagea; quest’ultima con- 
fusa colla prima toracale. Le due masse cerebrali sono fra loro 
unite da una molto particolare maniera di collare esofageo. 

Seguono due masse toracali distinte, l’una pertinente al meso- 
torace, l’altra al metatorace e sono ben grandi. 

L’addome ha sei masse ganglionari (9@,), di varia grandezza, 
perchè dalla 2* alla 5* esse sono assai modeste, mentre maggiore 
è la prima, risiedente nel 1° urite ed ancor più grande l’ultima, 
che si compone di tre gangli riuniti. 

Un’altra caratteristica del complesso nervoso di questi Myrien- 
tomata è la assoluta intingibilità dei nervi, almeno colle ordinarie 
tinture. 

È ben noto che i nervi degli Artropodi sono, in generale, poco 
tingibili, ma non assolutamente nulla affatto. Così avviene che 
riesce straordinariamente difficile seguire la trama nervosa in così 
piccoli oggetti ed in tanta confusione di organi intricati e stipati. 

Mi sono talora potuto aiutare seguendo le linee dei nuclei spet- 
tanti ai singoli nervi e così per quelli cefalici ho potuto venire a 
capo di districare almeno in parte la complicata loro trama; però 
altrove, confondendosi i detti nuclei con quelli d’altri elementi, 
specialmente ipodermali, non ho potuto seguire il decorso dei nervi, 
ad es. di quelli procedenti dai gangli addominali e non ne ho ve- 
duto che l’origine. 

Un'altra particolarità del sistema nervoso di questi Myriento- 
mata è la frequenza di minori ganglietti in rapporto coi nervi che 
derivano dalle masse ganglionari maggiori, centrali. 

È insolito affatto questo grande numero di piccoli gangli disse- 
minati così sul percorso dei nervi, specialmente dei principali. 

Ad es. ciascun nervo crurale, appena nell’arto, ingrossa in gan- 
glio voluminosetto, che si addossa ai muscoli motori dei segmenti 
e dipoi, procedendo, fa altri gangli sempre minori e più numerosi. 


} L La A ie ei Sa ORALI Di 
156 ANTONIO BERLESE 


Nella testa, poi, il numero di questi minori gangli disseminati 3 
fra gli organi ed a ridosso degli organi stessi ai quali sono de- 
stinati, è assai considerevole ed io ne ho indicati parecchi nelle 
figure. 

Se tali piccole masse nervose si trovassero solo a ridosso di 
muscoli le potrei omologare a colline del Doyère, ma hanno una 
facies diversa e, d’altronde, appartengono ad organi i più diversi 
oltrechè ai muscoli. 

Masse cerebrali. Al capo appartengono il ganglio sopraesofageo 
e parte del sottoesofageo-toracale, cioè della massa residente nel 
primo anello toracico, ma la cui porzione anteriore risiede, nor- 
malmente, nella testa, in regione gulare. Questa porzione (Gg, a) 
che si protende fra le branche estreme del tentorio deve essere 
considerata per ganglio sottoesofageo (Vedi fig. intercal. X). 


Fig. X. — Schema delle masse cerebrali e prima toracale vedute di lato. Le 
linee 1°, 2° indicano rispettivamente i piani delle sezioni trasverse 134, 135 a 
tav. XIII (Acerent.). 


GANGLIO SOPRAESOFAGEO. Occupa la regione basale, superiore 
della testa e si protende anche nel protorace, tra il pronoto e la 
massa ganglionare sottoesofageo-toracale. 

La massa sopraesofagea è distintamente divisibile in due parti, 
delle quali luna corrisponde al procerebro, l’altra al deutocerebro. 
Quanto al tritocerebro, esso non è bene distinto e si confonde coi 
due gangli precedenti, come si dirà. 

Guardando il cervello di lato (fig. 141 e fig. intercalata X) ap- 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA T90 


pare una massa ganglionare (Gg) anteriore, più 0 meno rotondeg- 
giante, la quale è situata immediatamente dietro alle grandi ghian- 
dole mascellari. Questa massa è il procerebro o ganglio procerebrale 
che dire si voglia. 

Dalla faccia posteriore di tale ganglio, in basso, sporgono due 
lobi (pari), e di lato se ne vede, come ben si comprende, uno 
solo (dre), che ha forma tronco-conica, poichè è più largo poste- 
riormente che non dove si connette al precedente ganglio. Questi 
lobi si prolungano all’ indietro e penetrano nel protorace, di cui oc- 
cupano tutta la metà dorsale. Sono questi i gangli deutocerebrali. 
Infine, l’insieme di questi due gangli, il procerebro ed il deuto- 
cerebro, si assottigliano verso il basso, ed incorrono nella massa 
sottoesofageo—protoracale. 

Veduto dal di dietro (fig. 142) insieme dei gangli sopraesofagei 
fa vedere il procerebro, leggermente bilobo e verso Vocchio spor- 
gono i due lobi deutocerebrali, che sono fra loro separati e si ada- 
giano a contatto sulla massa del protorace. 

Vista dall’innanzi la massa sopraesofagea fa vedere solo il pro- 
cerebro, più accentuatamente bilobo sui lati, perchè le due metà, 
alquanto rilevate all’innanzi, incorrono oblique in basso a V, nel 
ganglio sottoesofageo. Naturalmente rimangono celati i lobi deu- 
tocerebrali e invece si vedono bene quelli che debbono essere con- 
siderati per tritocerebro, poichè essi formano i due rilievi concor- 
renti a V, od almeno la parte inferiore della prominenza simulante 
tale lettera. 

Visto dall’alto (figura 121) Vinsieme dei gangli sopraesofagei 
apparisce come una massa rotondeggiante, appena leggermente 
biloba all’innanzi, nella parte anteriore, che corrisponde ai gan- 
gli procerebrali, seguita da due lunghi lobi procedenti nel to- 
race (dre), i quali sono i gangli del deutocerebro, e sono tra loro 
pressochè a contatto, terminano troncati e con angoli acuti e ce- 
lano quasi completamente la massa ganglionare sottoesofageo— 
protoracale. 

Procerebro (Gg). Ho detto nella memoria preliminare (Oss. sugli 
Acerent. p. 114) che il procerebro è rappresentato dalla parte po- 
steriore biloba del complesso sopresofageo, cioè da quei lobi che 
invece ora ho riconosciuto essere i deutocerebrali. 


158 ANTONIO BERLESE 


Sono certo della interpretazione attuale invece di quella data 
allora, perchè ho trovato nel vero procerebro il corpo centrale e 
così ogni dubbio è escluso. 

In sezioni trasverse del capo si mostra il procerebro tagliato di 
faccia ed ecco quello che apparisce (fig. 135). 

Anzitutto non si riconosce differenza alcuna, nè per le dimen- 
sioni nè per altro, fra le cellule ganglionari, le quali hanno tutte 
nuclei delle medesime dimensioni a puntino. Perciò nulla affatto 
della enorme disparità che si rileva più comunemente invece nelle 
cellule degli strati periferici nei gangli degli Insetti. 

Inoltre mancano affatto i calici e, come ben si comprende, ancora 
i lobi ottici. 

Io veggo soltanto bene distinto il lobo procerebrale (lpc) ed il 
corpo centrale (cc), abbastanza somigliante a quello comunemente 
visibile negli Insetti. 

Deutocerebro (dre). Ciascuno dei due lobi nei quali il deutoce- 
rebro si è detto essere completamente diviso, in sezione sagittale 
apparisce trapezoidale ed il lato posteriore, maggiore è rettilineo 
od escavato e forma angoli molto acuti coi lati superiore ed in- 
feriore. Nulla ho veduto di speciale nella sua massa midollare, che 
mi è sembrata di uniforme struttura, mentre è noto che negli In- 
setti il lobo olfattivo ha una molto speciale struttura. Nei My- 
rientomata però mancano appunto le antenne. 

Tritocerebro (It). Aserivo ai lobi tritocerebrali due strette masse 
di sostanza punteggiata, che marginano il procerebro ed il deuto- 
cerebro internamente e stanno sulla superficie che è a contatto 
coll’esofago, incorrendo poi nel ganglio sottoesofageo. Però dal 
esterno non vi ha modo di distinguere la regione tritocerebrale 
dalla massa sopra— e da quella sottoesofagea e però non ne ho 
tenuto conto nella annessa figura intercal. sehematica X, la quale 
dimostra i rapporti dei gangli sopraesofagei tra loro e colla massa 
sottoesofageo—protoracale. 

Massa sottoesofageo—protoracale (Gg,). È una grande massa ner- 
vosa, che oceupa buona parte del prostito e colla porzione ante- 
riore, che spetta al capo, penetra in questo, a congiungersi coi 
gangli sopraesofageali. 


Sì è detto che essa risulta dalla composizione del ganglio sot- 


1 


trade 
ale 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA © 159 


toesofageo, pertinente cioè al gnatocefalo e dal ganglio che in realtà 
appartiene al primo segmento del torace. 

La distinzione tra la parte cefalica e quella toracale è del tutto 
impossibile a rilevarsi, tanto dall’esterno quanto dal tessuto del 
ganglio. Si vede, tutto al più, la corteccia cellulare penetrare al- 
quanto profondamente entro la sostanza fibrosa, in una zona che 
potrebbe essere ritenuta pel confine tra i due gangli. 

L’insieme della massa sottoesofageo-toracale assume un contorno 
pentagonale se vista di faccia, ma in sezione (fig. 136) è foggiata 
a triangolo molto largo, e con un lato, Vanteriore, si continua col 
ganglio sopresofageo, gli altri concorrono in angolo molto acuto e 
quivi si continuano coi connettivi, mediante i quali prosegue la 
catena nervosa. Sulla faccia superiore della detta massa viene a 
riposare il deutocerebro e Vanteriore è in contatto colla ghiandola 
labiale, quella parte che sta abitualmente nel protorace. 

I lati si espandono alquanto in due brevi e larghi lobi roton- 
dati, Vuno disposto più innanzi dell’altro e l’uno procede dalla 
faccia dorsale, l’alcro dalla ventrale della massa esofagea e spet- 
tano alla porzione toracica, tanto è vero che dall’inferiore sorte 
il nervo erurale primo. 

Tra i due lobi poi decorre il muscolo ventrale lungo interseg- 
mentale il., che così fiancheggia tutto il ganglio. La massa ner- 
vosa di dietro è troncata, all’innanzi acuta, angolare sui lati. La 
sua faccia ventrale è rilevata in due rigonfiamenti mammellonari, 
simmetrici, al di qua ed al di là della linea sagittale. 

Ganglio sottoesofageo (Gg,a; Ggs). La porzione, che si può rite- 
nere rappresenti il ganglio sottoesofageo, è conica, con larga base 
sul rimanente ganglio, di poi attenuata, dirigendosi in alto ed in 
avanti e sembra collegata, per una sottile lamina connettivale, alla 
carena inferiore del tentorio. 

Questo ganglio in buona parte risiede fra le branche posteriori 
del tentorio, tra le quali penetra dal di dietro e così tra le dette 
branche v’ è ristretto e raggiunge l’esofago, attorno al quale si 
biforca, congiungendosi poi colla massa sopraesofagea, formando 
così il singolare collare a cui ho sopra accennato e di cui dirò 
meglio tantosto ; tale disposizione si vede bene nella sezione tra- 
sversa a fig. 134. 


ra SI è AI SIE Rc > AR IO ite fata 


140 ANTONIO BERLESE 


Collare esofageo (Ces). Il collare esofageo abbraccia un vano 
largo e rotondeggiante solo posteriormente (fig. 142), ma all’innanzi 
è assai ristretto e lascia un piccolo pertugio, traverso il quale 
passa Vesofago. Ciò dipende dal fatto che il ganglio sottoesofageo 
è innalzato fra le branche del tentorio nel modo che si è detto. 

La particolare disposizione dei connettivi e dei gangli per for- 
mare il detto collare apparisce bene dalle due figg. 134, 142, meglio 
che da una descrizione, la quale dovrebbe essere non breve ed 
intricata, per dare una idea giusta della particolare configurazione 
dell’insieme nervoso formante il collare esofageo. 

Nervi e gangli secondari che derivano dai gangli cefalici. (fig. 141 
e figura intercalata semischematica X1). Dal procerebro, si hanno 
i seguenti nervi: 1° Alcune paia di nervi brevi o lunghi, che in- 
nervano tutto il piano facciale dal vertice al labbro superiore. 

Di questi, quelli nf che procedono dalla faccia dorsale del proce- 
rebro, la quale è molto accosto al cranio, sono quindi assai brevi 
e si espandono tosto in un denso reticolato nervoso in rapporto 
colla ipodermide della faccia e del vertice. Sono indicati anche 
nella fig. XI ed il più importante è quello breve e grosso, che 


va al vertice (no). 


Fig. XI. — Semischematica. Nervi e gangli secondari derivati dalle masse 
cerebrali. In sito, sezione sagittale mediana (Acerent.). 


Più lunghi sono quelli che procedono dalla faccia anteriore del 
procerebro e principali sono due paia, cioè il superiore, minore 
(fig. 121) che, decorrendo fra le ghiandole mascellari, va alla fronte 
e quivi, davanti alle ghiandole medesime forma una ricca trama 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 141 


nervosa, molto singolare, che, veduta in sezione trasversa del capo 
(fig. 132, 9g), apparisce coi nuclei in disposizione ondulata ed occupa 
lo spazio fra la faringe al di sotto coi suoi dilatatori, il ganglio 
primo (g,) all’innanzi, e le ghiandole mascellari posteriormente. 

Il secondo e più vistoso nervo, che procede dalla faccia ante- 
riore del procerebro, più in basso del precedente, è il nervo fron- 
tale (nf della fig. 141 ed mv, della fig. intercal. X) ed esso pure, 
passando fra luna e Valtra ghiandola mascellare, se ne va all’in- 
nanzi fino al di sopra del confine tra la faringe e Vesofago e quivi 
ingrossa, formando il ganglio (pari) primo (g,), che manda alquanti 
piccoli nervi alla fronte ed al clipeo (fig. 121, nv) e finalmente il 
maggiore e più accosto alla linea sagittale ingrossa in un ultimo 
ganglietto (g0), che risiede nella regione del clipeo e dal quale 
procede l’esile nervo che va al labbro superiore. 

Dal procerebro nascono ancora i connettivi col ganglio frontale 
(fig. 156 cg), cioè i nervi che mettono in rapporto il sistema ner- 
voso di relazione con quello vegetativo. 

Tali connettivi nascono dalla faccia posteriore del procerebro e 
subito si dirigono in basso ed all’ innanzi, molto accosto alla linea 
sagittale mediana, perchè raggiungono Vesofago nel punto ove esso 
passa tra le masse cerebrali, di poi escono all’innanzi, sempre 
fiancheggiando Vesofago ed alquanto sotto questo e così si recano 
al confine tra l’esofago stesso e la faringe, dove incorrono nel gan- 
glio frontale (Gf), che appartiene al sistema vegetativo, del quale 
sì dirà tra breve. 

Dal deutocerebro io non sono riuscito a vedere nervo alcuno 
che ne nasca, e così dicasi anche da quella porzione della massa 
sopraesofagea che può essere ascritta al tritocerebro. 

Dalla parte della massa sottoesofageo—protoracale, che si deve 
considerare per ganglio sottoesofageo, partono, come si comprende, 
tutti i nervi che spettano al gnatocefalo, quindi che vanno agli 
organi boccali e procedono tutti dalla parte anteriore della sud- 
detta massa, specialmente da quella porzione che sta immediata- 
mente sotto al tentorio (Gg,, a). 

Il solo nervo (ng) che va alle ghiandole mascellari parte dalla 
faccia dorsale del detto ganglio, in regione prossima al confine tra 
questo e la porzione che spetta veramente al torace. Questo nervo 


142 ANTONIO BERLESE 


è breve e grossetto e, venuto in contatto colla ghiandola mascel- 
lare, forma un ganglio che vi si addossa nella parte postero—late- 
rale e ciò sì vede a fig. 122 ed ancora a fig. 134 dove il capo è 
in sezione trasversa ed è interrotta a sinistra la porzione del pro- 
cerebro appunto per mostrare detto ganglio (ggm). Segue il nervo, 
dirigendosi alla ghiandola mascellare complementare ed anche quivi 
forma un lungo ganglietto, che la raggiunge nella sua parte po- 
steriore e laterale. L'insieme di questi gangli e nervi è indicato 
con ngc a fig. 122. 

Il primo nervo (più alto), che nasce dalla faccia anteriore del 
ganglio sottoesofageo (0 meglio ancora da una grossa radice in cui 
sì prolunga il detto ganglio e che dà origine anche all’ insieme che 
innerva il labbro inferiore), è un esile nervo pari che dirigesi al- 
l’innanzi e va oltre fino alla biforcazione anteriore del tentorio; 
quivi ciascuno dei due nervi, che sono tra loro molto accostati sulla 
linea mediana, dà origine ad un piccolo ganglietto (gm) ed i due 
ganglietti quasi si toccano. Da ciascuno di essi procede un ramo 
nervoso (n a fig. 125), che si dirige indietro ed esternamente e si 
distribuisce su tutti i muscoli motori della mascella e delle sue 
parti, come fa vedere la fig. 123. 

Questa è l’innervazione delle mascelle. 

Il rimanente del grosso cordone nervoso procedente dalla faccia 
anteriore del ganglio sottoesofageo, nella sua più bassa parte, è 
assai voluminoso (gg) perchè dà nervi e gangli non solo al labbro 
inferiore, ma ancora alla grande ghiandola labiale, distribuendovisi 
sopra, cioè nella sua faccia dorsale, come fanno vedere in ng! le 
figg. 151, 152, che sono sezioni trasverse del capo nella regione gu- 
lare. Penetrano nervi dipendenti dal detto reticolato nervoso anche 
traverso i lobi della ghiandola e penetrano fino alla faccia infe- 
riore della stessa, dove vi si distribuiscono, ed alcuni ancora rag- 
giungono i muscoli del 6° cefalosomite, come si vede nella figura 
trasversa 181. 

Però, la grossa radice dalla quale procedono tutti questi nervi, 
è duplice, cioè pari. Non ho riprodotto però la figura che dimo- 
stri ciò. 

Gangli toracali (Gg,..). Del primo si è già detto. Vediamo i se- 
guenti (fig. 153). La massa che appartiene al mesotorace (Gg,) 


IRR ROY MEN RAI TRA O ipa da Es) Ri 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 145 


x 


è alquanto più larga della precedente e si vede foggiata con una 


larga porzione rettangolare anteriore ed una molto più ristretta 
posteriore, egualmente rettangolare, che cade fra le coxe del 2° paio, 
dove queste più sono fra loro accostate. Anche in questo ganglio 
la faccia inferiore tende a fare due rilievi mammellonari sui lati 
della linea sagittale. 

Dall’angolo postero-laterale della parte più allargata, procede 
il nervo crurale (ne,).. Questo ganglio è riunito, mercè due brevis- 
simi e molto profondi connettivi (cnn), al precedente. 

Il ganglio del metatorace (Gyg,) è esso pure molto grande e so- 
pratutto largo quanto il precedente ed ha forma di triangolo molto 

largo, col lato anteriore maggiore rivolto verso l’ innanzi e presso- 
chè rettilineo. Gli altri sono paralleli all’orlo dei fori coxali e su 
questi lati, presso l’angolo anteriore, nasce appunto il nervo eru- 
rale ne, del 8° paio. Due connettivi, discretamente lunghi (cun), col- 
legano questo ganglio al precedente. 

Gangli addominali (94,-94,). Il primo ganglio addominale (ga,), che 
per lunghi connettivi (cnn) è collegato al precedente, risiede ve- 
ramente in mezzo del primo urosternite ed ha forma pressochè 
discoidale. La fusione tra le due metà del ganglio, per mezzo delle 
commessure, è completa. Questo ganglio è il maggiore degli ad- 
dominali e non è superato se non dalla massa estrema risultante 
dalla fusione dei tre ultimi gangli dell’addome. 

Dal primo ganglio addominale io veggo partire due nervi per 
ciascun lato ; il primo (ns,), anteriore, si dirige alquanto all’ innanzi 
oltrechè trasversalmente e ritengo innervi le fascie muscolari del 
somite; l’altro (ns,) è un nervo crurale, perchè va all’arto del primo 
urite. 

Gangli addominali dal 2° al 5°. I successivi gangli (g4,;) sono 
significati da un leggiero ingrossamento dei cordoni nervosi, che 
decorrono distinti e paralleli ed anche con un discreto spazio fra 
loro, lungo il ventre. Si riconosce che si tratta di gangli, più che 
di semplici ingrossamenti dei connettivi, dal fatto che sono circon- 
dati da un poca di sostanza corticale composta dei soliti elementi 
cellulari sempre eguali. Inoltre, da ciascuno di questi piccoli in- 
grossamenti, si diparte un nervo (783), che si dirige affatto trasver- 
salmente nel piano del ventre, ma poi si deflette all’ insù, giacchè 


144 ANTONIO BERLESE 


è un nervo alle fascie muscolari dei somiti ed agli altri muscoli 
motori dei somiti medesimi. 

Il leggiero ingrossamento significante il ganglio, come si è detto, 
è gradatamente maggiore a passare dal secondo ganglio addominale, 
che è il minimo, progredendo fino al 5°, che è il massimo della serie. 

Le due metà dei detti gangli, dal 2° al 5°, non sono fra loro 
collegate da commessure, come si è già detto. 

Ciascuno di detti gangli cade sullo urosternite che gli spetta, 
cioè rispettivamente sul 2° al 5°, ma non esattamente nel centro, 
bensì più accosto all’orlo posteriore che non all'anteriore. 

Estrema massa ganglionare addominale (ga,). Gli ultimi tre gangli 
addominali, che sarebbero quelli pertinenti agli uriti 6°, 7°, 8°, sono 
riuniti in una sola massa ovale, più o meno allungata, la quale 
risiede in gran parte nel 6° urite, ma si prolunga ancora un poco 
entro il 7°. È indicata nelle figure con ga,. La disposizione della 
corteccia cellulare, la quale, penetrando in determinati punti della 
midolla separa tutta la massa in tre porzioni distinte, dimostra 
che la detta massa risulta appunto di tre gangli. 

Adunque la coda, ossia gli uriti 9°-12° non hanno gangli spe- 
ciali e la catena nervosa finisce all’ 8° urite. 

Ancora si vede che solo l’ultimo ganglio, quello cioè pertinente 
all’8° urite, ha commessure che riuniscono trasversalmente le sue 
due metà; gli altri due precedenti non ne hanno, di modo che i 
due cordoni nervosi si mantengono distinti fino nell’estrema ca- 


0 


tena e quivi solo sì riuniscono tra di loro. 

Quanto ai nervi che si dipartono dalla massa ganglionare estrema, 
rilevo che ciascun ganglio ne manda uno (n8,.9) lateralmente e 
questo appartiene al somite cui spetta il ganglio. Ma Vultimo 
ganglio manda più nervi, dei quali aleuni vanno agli organi geni- 
tali esterni ed uno va al somite ed è il ns,, Questo non si dirige 
trasversalmente, ma all’ indietro obliquamente e nell’estremo 7° 
urosternite forma un piccolo ganglietto (fig. 166), dal quale si di- 
parte un nervo che percorre per lungo 1’8° sternite e da questo 
nervo procedono poi rami minori ai muscoli del somite medesimo, 
come dal ganglietto ne partono pel somite 7°. 

Ma i due nervi genitali si dipartono dall’estremo apicale della 
massa ganglionare ga, e la loro origine è più presso la linea mediana. 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 145 


Essi innervano l’organo sessuale esterno, cioè la squama geni- 
tale d’ambo i sessi e le sue dipendenze, e la detta squama è molto 
riccamente innervata. 

La fig. 166 mostra in sezione sagittale la distribuzione di tali 
nervi e dei rispettivi ganglietti che essi formano per via, sull’or- 
gano copulatore maschile. Il nervo più dorsale va ai muscoli pro- 
trattori del pene, sui quali si distribuisce con lungo ganglietto 
fusiforme ; il nervo inferiore si biforca presto e abbraccia, sopra 
e sotto, l'estremo eiaculatore, sul quale fa due ganglietti, l'uno 
dorsale, l’altro ventrale, lunghi, depressi, fusiformi. Tutti questi 
gangli sono indicati con ggen a fig. 166. 

Organi di senso. — Pseudoculo. Ho già accennato più volte a quel 
pseudoculo che si vede sempre nella testa di tutti i Myrientomata 
e che è collocato sui suoi lati. 

Jo mi sono molto affaticato per comprendere il significato di 
tale organo ed anche per rilevarne la natura e la struttura, ma 
se in questo secondo scopo sono riuscito, certo meno bene, data 
l’estrema piccolezza dell’organo, che anche nelle forme più grandi 
(A. doderoi) raggiunge a mala pena i 10 p. di diametro massimo, 
nel primo non sono riuscito affatto, come si vedrà. 

L’organo è conforme, quanto al suo esteriore aspetto, per tutti gli 
Acerentomidae ed è proporzionatamente maggiore nelle specie più 
piccole. Ma negli Hosentomidae è alquanto diverso. In questi ultimi, 
infatti, l’opercolo è affatto integro, cioè non segnato dalla linea sa- 
gittale, secondo il diametro, che io ritengo una lista di rinforzo. 
Inoltre, sotto l’opercolo, nel profondo della camera che questo co- 
pre, si vede una figura discoidale più chitinea, la quale non è ben 
chiaro se sia una placca chitinosa o un forame ad orli più robusti. 
L’opercolo è poi trasparentissimo ed assai poco rilevato, tanto che 
mi è sfuggita la sua presenza per le prime indagini ed ho negato 
il pseudoculo agli EHosentomidae, ciò che non è secondo verità. 

Tratterò alquanto più diffusamente dell’apparato negli Acerento- 
midae, perchè quivi si studia alquanto meglio. 

Guardando il capo dal dorso, i pseudoculi appaiono di faccia ed 
allora (Acer. doderoi) si vedono significati da un disco, veramente 
circolare, a contorni alquanto più spessi e di chitina sottile e de- 
licatamente punteggiata. 


10 


146 ANTONIO BERLESE 


Cotale disco riposa entro un’area del cranio circostante (fig. 126), 
la quale ha gli orli alquanto rilevati ed ispessiti, come a fare op- 
portuno cercine all’opercolo, cioè al disco precitato. 

Questo opercolo (fig. 125) è percorso, per lungo, cioè nel senso 
sagittale, da una stria, secondo il suo diametro e questa stria deve 
significare una leggiera costola resistente, forse per dare consi- 
stenza all’opercolo ed è tale costola che manca negli opercolì degli 
HEosentomidae. La costola, posteriormente, finisce in un vero pic- 
colo apodema, che rappresenta una specie di peduncolo del disco 
e che si infossa entro il capo. Tale peduncolo (pd) serve di so- 
stegno e di cerniera, poichè articola coll’orlo del eranio, come si 
vede nelle sezioni, ad es.: a fig. 127, e così è permesso all’opercolo 
un movimento di elevazione sul cranio e di successivo abbassa. 
mento. Esaminando una sezione longitudinale dell’organo (fig. 127) 
si vede che al di sotto dell’opercolo sta una piccola cavità poco 
profonda, che sembra riempita di qualche cosa che si tinge debol- 
mente coll’emallume e sembra limitata dalla rimanente cavità era- 
nica mercè una sottile linea arcuata in basso, che potrebbe essere 
la sezione di qualche parete membranosa. 

Lo strato ipodermale (cip) non passa sotto questo diafragma, 
bensì viene ad arrestarsi all’orlo del pertugio su cui l’opercolo 
posa. Inoltre veggo degli elementi nervosi, provenienti dal 1° nervo 
frontale, che giungono allo stesso diafragma, però neppur essi vi 
sì distribuiscono sopra (n), nè sono troppo abbondanti. 

Di che organo adunque si tratta ? 

To mai ho veduto una così ricca innervazione e disposizioni tali 
da poter giustificare il sospetto che si tratti veramente di organo 
del senso. 

Ho dubitato invece di uno sbocco di qualche ghiandola, ma di 
speciali non ve ne ha e del resto non si vede giungere all’oper- 
colo condotto alcuno. Molto a lungo ho indagato se mai la ghian- 
dola, che ho considerato per mascellare, potesse aver rapporto con 
questo pseudoculo, come se colà essa , avesse il suo sbocco, ma 
anche questa ipotesi, dietro lungo esame di sezioni in tutti i sensi, 
ho dovuto escludere. Ed ecco perchè non posso esprimere opinione 
sul significato e sulla funzione di tali organi. 

Il muscolo che io ho chiamato elevatore del tentorio (elt) va ad 


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MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 147 


attaccarsi al cranio appena avanti Vopercolo. Ho dovuto molto fa- 
ticare per convincermi che esso non va all’opercolo e quindi non 
vi ha rapporto di sorta e, del resto, sarebbe troppo robusto per 
rappresentare uno speciale occlusore di detto opercolo. 

Ritengo che i movimenti dell’opercolo stesso, rispetto al cranio, 
si facciano passivamente o per elasticità. 

Organi sensoriali nelle zampe del 1° paio. La fig. 173 rappresenta 
la ricca innervazione delle zampe del 1° paio ed anche nella  fi- 
gura è trascurato il ganglio crurale pertinente ai primi segmenti 
della zampa, indicato invece con ge, a fig. 153. 

Ora si vede come, specialmente nel tarso, sia ricca la rete ner- 
vosa sottocutanea ed i nervi si mettano in rapporto coi singoli 
peli, i quali, in .tutti i casi, sono appendici sensoriali, cioè tattili. 

Non ho veduto nulla di particolare, quanto ad innervazione, al 
riguardo delle due speciali appendici sensorie (Ssa) del dorso del 
tarso; credo che la loro più sensibile attività, che si deve desumere 
dalla specializzazione, possa dipendere piuttosto da una particolare 
delicatezza della cuticola chitinosa che da differenziazione nervosa. 

Invece, come ho già accennato, ho trovato in tutti gli articoli 
della zampa, molto evidenti, degli speciali organi, con ricca inner- 
vazione, i quali potrebbero, fino ad un certo punto, ricordare gli 
organi di Johnston, visibili nelle antenne degli Insetti. 

Tuttavia la corrispondenza è bene limitata, inquantochè la ca- 
ratteristica degli organi di Johnston riposa appunto, più che altro, 
sul complesso sceolopale e qui, in questi Myrientomata, nulla di 
simile ho veduto. Invece qui si tratta di cellule grandi (0s?) di- 
sposte in serie l’una accanto all’altra e quindi fusiformi o cilin- 
driche, le quali sono, tutte insieme e talora anche ciascuna, circon- 
date da un ricco reticolato nervoso, che forma con esse un blocco 
non dissimile dai gangli erurali. Di tali organi io ne veggo uno 
nella coxa, uno almeno nel femore, due nella tibia e due nel tarso, 
ma ritengo che sieno anche in maggior numero. 

Per rispondere esattamente all’organo di Johnston, sarebbe ne- 
cessaria la presenza del corpo scolopale e della cellula annessa, ma 
io non ho mai potuto vedere nulla di simile a ciò. 

Ritengo adunque trattarsi d’organi speciali, di assai difficile in- 
terpretazione, sebbene probabilmente di senso. 


145 ANTONIO BERLESE 


Non ho poi veduto mai altri organi sensoriali di nessun genere 
altrove, nè sugli organi boccali, nè nella bocca, nè in altre regioni. 

Tutto si riduce ai peli, colle parvenze e disposizioni consuete e 
probabilmente quindi col solo ufficio tattile. 


SISTEMA NERVOSO VISCERALE. 


Questo sistema si compone di un sistema stomato—gastrico 0 sim- 
patico sopraintestinale e di un simpatico sottointestinale; adunque 
in ciò come negli Insetti. 

Simpatico sopraintestinale. La fig. schematica intercalata X e 
le figg. 136, 141 delle tavole, mostrano questo sistema, che molto 
somiglia a quanto anche negli Insetti si vede. 

Infatti dal ganglio frontale (Gf), di cui si è detto già, collegato 
al procerebro a mezzo dei connettivi cy, come si è accennato, pro- 
cede il nervus recurrens (nr), il quale nervo ricorrente è distri- 
buito sulla faccia dorsale dell’esofago e lo accompagna, traverso 
il collare esofageo, molto profondamente, fino al mesenteron. Non 
posso seguirlo oltre, nè posso scorgere se vi sono nervi e gan- 
glietti derivati. A ciò si ridurrebbe il sistema simpatico soprin- 
testinale. 

Simpatico sottointestinale. Non ne ho dato figura per non com- 
plicare quella del sistema di relazione. Si vedono, specialmente 
nel tratto addominale della catena ventrale, appunto fra i cordoni 
che sono separati fra loro e specialmente nella regione di ciascuno 
dei gangli addominali, degli ammassi di cellule nervose, che raffi- 
gurano un minore ganglietto. 

Sopra i gangli toracali poi, sulla loro faccia dorsale, a comin- 
ciare dal primo, appaiono simili mucchietti «di cellule nervose. Si 
tratta insomma di un vero e proprio sistema di gangli minori, a 
ridosso di quelli della catena ventrale ed intercalati tra questi e 
riuniti fra loro da un esile connettivo nervoso. Una disposizione 
adunque comune pel simpatico sottointestinale di Insetti, ad es. 
di Bruchi. 

Adunque, questi Myrientomata possiedono un sistema nervoso 
di relazione e quello viscerale molto bene evoluti e differenziati, 
mentre sono poverissimi riguardo agli organi di senso. 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 149 


SISTEMA RESPIRATORIO. 


Si è già detto che i soli ZHosentomidae possiedono trachee e 
stigmi. Il sistema tracheale è molto primitivo, inquantochè non 
esistono nè rami trasversi di raccordo fra i longitudinali, nè rami 
di raccordo fra i tronchi maggiori primari dipendenti da uno stigma 
con quelli che provengono dallo stigma vicino. 

Esiste solo un tronco primario tracheale per ognuna delle tre 
principali regioni del corpo, cioè una trachea cefalica, una seconda 
toracale ed una terza addominale e ciascun ramo tracheale si di- 
stribuisce nella metà laterale del corpo alla quale spetta lo stigma 
da cui prende origine. 

Inoltre, i tronchi tracheali suddetti non danno origine a tronchi 
secondari e quindi nemmeno ad una arborizzazione tracheale. 

È perciò questo un ben semplice sistema respiratorio, tanto più 
primitivo inquantochè i tubuli tracheali mancano di filo spirale. 

Stigmi (figg. 81, 82). Gli stigmi sono rappresentati, molto sem- 
plicemente, da una escavazione ad infundibulo tutta perfettamente 
chiusa anche nel fondo e scolpita in un apposito scudetto stigma- 
tico. Così è in Eosentomon, dove se ne vede un paio pel mesoto- 
race ed uno pel metatorace e circa la loro ubicazione più precisa 
già si è detto nella morfologia esterna. 

Al fondo degli stigmi accorrono i rami tracheali e sono due 
per lo stigma mesotoracico ed uno pel metatorace. 

La comunicazione fra lo stigma ed i rami tracheali non esiste, 
inquantochè, come ho detto, il fondo dell’imbuto è chiuso. Certo 
lo scambio gazzoso avviene per via osmotica, traverso le sottili 
pareti formanti il diafragma tra il mondo esterno e le trachee. 
È questo un ben semplice modo di chiusura degli stigmi e certo 
primitivo. 

Ora, sotto l’ imbuto si vedono, per ciascuno stigma, tre piccole 
camere ovali allungate o virgoliformi (ctr), che, se vedute in se- 
zione ottica, come è per la fig. 81 nel fondo dell’imbuto, possono 
essere facilmente scambiate per una vera e propria apertura, che 
però non è. 


NR ELI SA STA INTO ll CELIO GATA 


150 ANTONIO BERLESE 


Ritengo che questi vacuoli, che hanno una parete abbastanza 
chitinea per essere scorti in confronto delle trachee, rappresentino 
insieme una specie di camera tracheale, ma in quali rapporti ed 
in che modo rispetto alle trachee non mi è riescito di definire. 

Trachee (fig. 176). Dallo stigma del mesotorace partono due 
rami tracheali, che divergono immediatamente. Il primo, od ante- 
riore, dopo qualche ondulazione va nel capo, che percorre quasi 
tutto. È questa la trachea cefalica (tre). 

Il secondo si dirige all’indietro, ma non esce dal mesotorace e 
quindi corre direttamente al mesenteron, sui cui lati si deflette 
e quindi, lungo il lato del mesenteron, si ripiega all’ innanzi e 
‘aggiunge il protorace in cui penetra. Questa è la trachea tora- 
cale (tri). 

Dal secondo stigma parte un solo ramo tracheale, che va su- 
bito all’indietro e percorre tutto l’addome sino all’apice estremo, 
sempre tenendosi sui lati. Questa è la trachea addominale (tra). 


SISTEMA RIPRODUTTORE. 


Gran parte della cavità del corpo, tanto dell’addome che del 
torace, è occupata, nell’adulto, dagli organi sessuali maturi. 

È mirabile la completa corrispondenza esistente fra gli organi 
sessuali esterni ed interni dei due sessi. Quelli del maschio non 
sono che una copia esatta di quelli della femmina e le differenze 
riguardano solo il contenuto delle ghiandole che danno i prodotti 
sessuali. 

Il carattere essenziale degli organi interni dei Myrientomata si 
è quello della loro ubicazione totalmente ventrale. 

È noto che negli Insetti le gonie si sviluppano nelle cavità 
celomatiche, in regione pleurale, che di poi concorrono verso la 
linea sagittale dorsale, dove anzi si stabiliscono rapporti col vaso 
pulsante. Adunque una origine prettamente dorsale, ed i rapporti 
col dorso, da parte dell’apice delle ghiandole sessuali (mediante il 
filamento di sostegno o governacolo) si mantengono anche nel- 
l’adulto. 

Invece, nei Myrientomata le ghiandole sessuali hanno posizione 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 151 


del tutto ventrale e nessun rapporto colle pareti del corpo o con 
altri organi, inquantochè il loro apice estremo prossimale si de- 
flette al ventre, e ricorre, anzi, al disotto della ghiandola rima- 
nente ed il tratto di membrana peritoneale rappresentante il go- 
vernacolo si salda alla parete ventrale della ghiandola medesima. 

Tutto ciò è indicato e bene si vede nelle figg. 149, 150, 174, 
175 ed è egualmente per ambedue i sessi (1). 

Nella parte apicale e ventrale della ghiandola sessuale, la parte 
cioè ricorrente, vengono a trovarsi le oogonie e le spermatogonie, 
cioè i più giovani elementi sessuali, così che detta porzione cor- 
risponde, almeno in parte, alla camera terminale per le femmine 
ed alla prima sezione del testicolo pei maschi. Di poi, seguendo, 
entro la ghiandola si trovano, come di consueto, prodotti sessuali 
gradatamente sempre meno immaturi, finchè si hanno, nella por- 
zione distale, le uova o gli spermii affatto pronti al loro ufficio. 

In ambedue i sessi le ghiandole sessuali sono due e non divise 
in sezioni minori (tubi ovarici, testicoliti) e stanno in regione ven- 
trale, tutte sotto il tubo digerente. Esse hanno forma di fuso al. 
lungato, più attenuato verso Vapice prossimale che verso quello 
distale e col primo si spingono fino nel metatorace, quando per 
accorciamento artificiale od eccessivo di tutto l’animale non en- 
trino addirittura nel protorace (fig. intercal. IX). 

Del tutto conforme è, in ambedue i sessi, anche la struttura 
della tunica epiteliare. Si tratta sempre di un tessuto a cellule 
molto alte, il quale però, allorchè sia molto disteso per notevole 
inturgidimento della ghiandola, come è allorquando essa si trov: 
riempita dai prodotti maturi, si può deprimere tanto, distenden- 
dosi le cellule e conseguentemente perdendo della loro altezza, 
da riescire in sezione appena percettibili e \insieme simulando 
una membrana molto esile. 


(1) Nella fig. 155 d’insieme mostrante i testicoli in sito, veduti dal dorso, 
non ho piegato in giù gli apici dei testicoli stessi, come invece ho fatto a 
fig. 152 per gli ovari e come è in natura. Ciò è stato fatto solo per poter mo- 
strare chiaramente i rapporti di un testicolo coll’altro, il che non si sarebbe 
veduto se avessi disegnato i testicoli stessi cogli apici piegati al ventre, come 
sono in natura. Per la disposizione naturale, vedi invece le figg. 150, 174. 


"a vw v 4 ie ini SAT RATA da e dle 
Li " mig ara VI CA ad, 
Pai la a 


152 ANTONIO BERLESE 


Ma allorchè tale dilatazione della ghiandola diminuisce, allora 
subito lepitelio, quasi che la membrana peritoneale fosse elastica, 
riprende la sua abituale altezza e le cellule ritornano ad essere 
tanto larghe che lunghe, come vedesi ad es. alla fig. 147 pel ma- 
schio ed alla fig. 152 per la femmina. 

Questo epitelio ha poi corrispondenza di funzione. Esso è co- 
riogeno nella femmina, mentre nel maschio segrega uno speciale 
fluido di diluizione, in cui nuotano gli spermii maturi e che si 
raccoglie nell’estremo testicolo distale. Adunque lepitelio rive- 
stente internamente la membrana peritoneale, ha, in ambedue i 
sessi, una spiccata funzione ghiandolare. 

Un'altra conformità fra gli organi genitali dei due sessi rilevasi 
in ciò che mancano assolutamente organi accessori, sieno ghian- 
dole, sieno speciali diverticoli dei canali vettori, come potrebbero 
essere la spermoteca etc. 

Adunque non solo mancano ghiandole accessorie in ambedue i 
Sessi, ma ancora la spermoteca nella femmina e qualsiasi alloggio 
provvisorio per lo sperma. 

Anzi, a questo proposito, debbo dichiarare che in tante femmine 
che ho sezionato cogli organi sessuali in tutte le condizioni, cioè 
con uova mature ete., mai ho veduto traccia di spermatozoi, nè 
negli ovidutti, nè altrove. Avviene adunque un accoppiamento ? 
Veramente i sopradetti resultati negativi tenderebbero a negarlo, 
quindi, io non so capacitarmene, ma pur dovrei ammettere una fe- 
condazione esterna. 

Gli ovari, come i testicoli, immettono nei condotti vettori, 
molto semplici del resto, i quali nella femmina sono più grossi e 
non convoluti ed hanno un eminente ufficio ghiandolare, mentre 
nel maschio essi sono gracili, convoluti e non eredo che abbiano 
facoltà di secernere sostanza di sorta. A questa piccola differenza 
aggiungasi quella di una vescicola eiaculatrice nel maschio, sul 
percorso di ciascun deferente, cioè una specializzazione di parte 
del deferente medesimo, ciò che non trova omologhi nella fem- 
mina, e si avranno sott'occhio le minime dissonanze nella perfetta 
omologia fra gli organi di un sesso in confronto a quelli dell’altro. 

Organi sessuali femminili (figg. 149, 152). Gli ovari possono real- 
mente essere considerati come composti di un solo ovariolo. 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 18595) 


Vi ha alternanza nello accrescimento ultimo delle uova, poichè 
un uovo ingrossa alla definitiva dimensione solo quando il maturo 
dell’altro ovario è stato espulso. Ciò perchè contemporaneamente 
non si trovino due uova mature nel ventre, che, colla Ioro pre- 
senza ed essendo a paro nella stessa regione dell’addome, ingros- 
serebbero questo soverchiamente. Questa alternanza vedesi ripro- 
dotta a fig. 152. 

Nella detta figura si vede ancora come le pareti dell’ovariolo si 
restringano quando non sono dilatate dalle uova e come, di con- 
seguenza, l’epitelio coriogeno (epc) elevi le sue cellule che, invece, 
attorno alle uova, specialmente se grosse, si mostra molto dilatato 
e colle cellule assai depresse, conforme si è detto. 

I due ovarii sono a contatto fra loro colla loro faccia interna 
e lo sono pure gli ovidotti pari. 

Vediamo ora le singole parti del sistema riproduttore femminile. 

OVARII. Sono conici, molto allungati, contengono circa 153 a 15 
uova a vario grado di sviluppo. Il più vicino all’ovidutto è ma- 
turo, assai grande, rivestito del suo corion ed il suo contenuto è 
di granuli sferoidali albuminoidi. La vescicola germinativa è molto 
meno appariscente e vistosa che non negli oociti giovani, dove 
l'enorme nucleolo la mette subito in vista. 

Gli oociti seguenti, procedendo verso l’apice dell’ovario, sono 
di dimensioni gradatamente minori e diversa è pure la struttura 
dell’ooplasma, che diviene denso, omogeneo, granuloso, sprovveduto 
di depositi albuminoidi e si tinge intensamente colle colorazioni 
in genere. Solo l’oocite seguente all’nuovo maturo occlude talora, 
nel suo ooplasma, depositi albuminoidi in granuli piccoli e scarsi, 
essendo la deposizione stessa all’inizio. i 

L’apice dell’ovario è occupato dalla zona di moltiplicazione, di 
cui si dirà più innanzi. 

Gli ovari sono panoistici, poichè in nessun luogo è traccia di 
cellule vitellogene. 

Gli oociti immaturi mostrano una grande vescicola germina- 
tiva, rotondeggiante, con cromatina molto searsa e quindi meno 
tingibile che non l’ooplosma circostante. Il centro della vesci- 
cola stessa è occupato da un assai grosso nucleolo (plasmatico), 
il quale si tinge specialmente colle tinture acide e che varia no- 


154 ANTONIO BERLESE 


tevolmente di aspetto dai più giovani oociti a quelli più vicini 
all’uovo maturo (fig. 175). 

Nei primi, di recente differenziati dalle oogonie e residenti tut- 
tavia in quella parte dell’ovario apicale e ricorrente dove sono gli 
oociti più giovani e le oogonie, il nucleolo (contenuto in una ve- 
scicola di circa 7 p. di diametro) è molto piccolo ed a contorno 
nettamente circolare e bene marcato. 

Progredendo verso Puovo maturo, sì vede il nucleolo ingrandire, 
molto proporzionatamente alla vescicola, ma ancora mutare di 
aspetto. 

Nel secondo o terzo oocite, dall’uovo maturo, la vescicola, che 
ha già 16 p.. di diametro, contiene un nucleolo di 10 p.. Oltre a 
ciò, in questi più vecchi nucleoli, fino a circa il 5° oocite dall’uovo 
maturò, il contorno del nucleolo medesimo è accidentato e tutta 
la massa sembra, in certo modo, vacuolizzata. 

Zona di moltiplicazione. Trattandosi di ovario panoistico non si 
può veramente parlare di una camera terminale, ma esiste un 
tratto dell’ovario, precisamente l'estremo ricorrente, nel quale ri- 
siedono numerose oogonie (0og) e quivi esse moltiplicano, così 
che esso rappresenta la zona di moltiplicazione degli ovari panoi- 
stici. Ho indicata tale zona con Ct a fig. 149. 

Essa si tinge assai intensamente con tutte le colorazioni usuali, 
perchè molto fortemente assorbono il colore i grossi nuclei delle 
oogonie ed anche il loro citoplasma, che è però searsissimo. 

Le oogonie (00g) misurano in media cirea 4 p.. di diametro e 
ve ne ha forse una cinquantina nell’estremo tratto ricorrente del- 
l’ovario, quello, che, come si è detto, giace sotto agli oociti e ri- 
corre verso l’estremo posteriore del corpo. 

Non posso escludere che tra queste oogonie si trovi anche una 
grande cellula di Verson, omologa di quella che sicuramente si 
trova nell’estremo testicolo, ma non ho potuto accertarmene, stante 
l'estrema piccolezza di questa regione, che anche in sezioni di 3 p.. 
di spessore (giacchè di meno non si possono fare, in grazia del- 
l’involuero chitinoso dell’animale) mostra troppi strati di oogonie 
e molto colorate, cosicchè si nasconde, se esiste, la cellula anzidetta. 

Le oogonie, prima di assumere il vero aspetto di oociti, cioè 
con cellula vitellina povera di cromatina e col nuceleolo, come si 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA DD 


è indicato, traversano uno stadio in cui sono di dimensioni al- 
meno triple ed hanno un nucleo grande, con cromatina in piccoli 
frammenti, nucleo di 5 |. di diametro e senza il vistoso nueleolo. 

Epitelio coriogeno e membrana peritoneale. La membrana perito- 
neale (mp) non è di aspetto diverso da quanto consuetamente si 
vede; non ho potuto scorgervi elementi muscolari, che, se pure 
esistono (ciò che la piccolezza dell’oggetto mi impedisce di rico- 
noscere) certo sono di fibre liscie e molto scarsi. Quanto all’epi- 
telio coriogeno (epc), ne ho già avvertito le variazioni nei diversi 
casi di molta distensione o di contrazione. 

Attorno alle uova mature o meno (fig. 175) esso. forma uno strato 
molto depresso e quindi in sezione apparisce anche più esile della 
membrana peritoneale ed i suoi nuclei si mostrano molto schiace- 
ciati. 

Ho notato che detto epitelio si intercala fra gli oociti anche 
giovani e solo quelli assolutamente giovanissimi, non ancora istra- 
dati ordinatamente nel tubo ovarico non ne sono così circondati. 
Di questa guisa, fra gli oociti giovani ormai disposti in serie, 
l’epitelio coriogeno, sebbene scarso, pure forma dei tramezzi, tra 
l’uno e laltro oocite, i quali, per la forte compressione, appaiono 
in guisa di sottili membrane. 

Ma dove l’epitelio non è disteso per le uova, esso si mostra con 
cellule alte così che possono anche pervadere tutto il lume del- 
l’ovario (fig. 158), il più spesso però il lume rimane pervio (fig. 152); 
in sezione trasversa le cellule mostrano un contorno poligonale 
(fig. 170). Hanno nuclei piccoli, rotondeggianti e citoplasma spu- 
gnoso, assai poco tingibile. 

La fig. 168 mostra come tale epitelio si comporta in quella 
specie di valvola che esiste tra Vovario propriamente detto e 
l’ovidutto. Si vedono le cellule dell’epitelio coriogeno sottili e lun- 
ghe penetrare, formando tappo, entro un vano che intercorre fra 
le cellule epiteliari dell’ovidutto (0vd), nel fondo di questo. 

Si comprende che allorquando Vovario è disteso da un uovo 
maturo, il tappo scompare e così Vuovo stesso viene a contatto 
colla sostanza contenuta nell’ovidutto, rimanendo aperto e largo il 
varco nell’epitelio dell’ovidutto stesso, sopraindicato. 

OvmuttTI (0vd). I due ovidutti concorrono nel condotto unico 


156 ANTONIO BERLESE 


circa nell’8° somite, come si vede a fig. 152. Adunque insieme 
dei canali vettori feminei ha l’aspetto di una Y, col piede molto 
corto in confronto delle braccia, che rappresentano la parte pari 
dell’ovidotto. Ciascuna di queste metà è notabilmente larga e più 
all’apice prossimale, cosicchè ha forma di clava. Le pareti esterne 
dell’ovidutto comune scendono molto in basso e ciò per permettere 
alla squama genitale una notevole protrusione. Allo stato normale 
però la squama stessa risiede nell’atrio sessuale (che si apre al. 
l’esterno tra 11° ed il 12° urosterniti) e, cioè, dopo 18° urite. In 
tale caso le pareti dell’ovidutto comune si prolungano indietro an- 
che oltre la base della squama genitale, appunto come la fig. 152 
mostra ed intanto sono costrette fra i muscoli dorso—ventrali dv,, 
dall’8° urite al 10° e tra questi appunto fanno dei rigonfiamenti 
a guisa di borse, dei quali il più sensibile è quello più vicino alla 
squama genitale. 

Pareti degli ovidutti. Oltre alla solita membrana periferica, con- 
tinuazione della peritoneale, si ha un epitelio (ep) alquanto diverso 
da quello coriogeno. 

Infatti esso è composto (figg. 152, 168) di cellule molto mag- 
giori, in sezione trasversa poligonali (fig. 169) (e quivi hanno un 
diametro di 15--18 p..), ma in sezione sagittale subrettangolari, colla 
faccia libera (interna) più o meno convessa. I nuclei sono roton- 
deggianti od ovali, grandetti (3-3,5 p..), circa doppi di quelli del 
l’epitelio coriogeno e molto colorabili. Il citoplasma è molto spu- 
gnoso e si tinge assai poco; tuttavia alquanto più che non quello 
dell’epitelio coriogeno. 

Le cellule dell’epitelio degli ovidutti vanno gradatamente decre- 
scendo nell’8° urite, quanto più si accostano alla squama genitale 
alla quale le pareti dell’ovidutto si saldano lungo tutto l’orlo pros- 
simale dell’ acroginio. 

Sostanza segregata dall’epitelio degli ovidutti. Gli ovidutti si ve- 
dono sempre ripieni di una sostanza granulosa (sso), che tutti li 
riempie. Essa non è solubile nè nell’acqua, nè negli alcool, come 
nemmeno negli idrocarburi. Deve trattarsi di una sostanza albu- 
minoide, certo destinata ad intonacare le uova allorchè passano per 
l’ovidutto, forse per dar loro facoltà di aderire ai corpi su cui ven- 
gono deposte, se non per proteggerle oltre quanto fa il corion. 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 15 


Della squama genitale si dirà a parte, più innanzi. 

Organi genitali maschili (figg. 150, 155, 166). Si è detto che essi 
sono una copia dei femminili, sopratutto per quanto riguarda la 
ghiandola sessuale. Della membrana peritoneale o tunica propria 
del testicolo (tpr) non parmi di poter dire che essa sia diversa per 
struttura da quella dell’ ovario. 

Anche pei testicoli avviene che l’estremità apicale prossimale 
si deflette al ventre e ricorre sotto il testicolo, collegandosi col 
suo apice alla membrana peritoneale (fig. 174). 

Ora è appunto in questa parte così ripiegata all’ indietro che 
si trovano i prodotti sessuali più immaturi. Infatti vi si scorge 
benissimo una ben distinta cellula di Verson (cv) nonchè le prime 
spermatogonie, che occupano, del resto, anche la parte estrema 
dell’apice testicolare non ripiegato all’ indietro. Le tre prime zone 
del testicolo, cioè fino a quella che contiene gli spermatociti primi, 
rappresentano una piccola parte del testicolo medesimo, perchè non 
superano la terza parte della sua lunghezza ed anche dove il testicolo 
è più ristretto, cioè all’apice prossimale. Subito dopo la cellula di 
Verson si vedono disposte le spermatogonie grandi (spg,) 0 prime che 
dire si vogliano e queste sono infatti grandette; seguono le sper- 
matogonie piccole 0 seconde (spyg,), che occupano altrettanto spazio. 

Questa parte del testicolo che racchiude le spermatogonie rap- 
presenta la prima sua sezione (fig. 174, 1), ma non è distinta per 
tramezzo alcuno dalla seguente, come neppure questa dalla terza ete. 
Adunque nessun tramezzo io veggo a separare le diverse zone del 
testicolo, che rimangono però bene distinte solo per la netta dif- 
ferenza tra le varie maniere di elementi contenuti. 

Le spermatogonie seconde sono di metà circa minori delle pre- 
cedenti e con nuclei a cromatina più stipata, quindi più tingibili. 

Seguono, nella seconda sezione (fig. 174, 2), gli spermatociti 
primi, che sono appena più piccoli delle spermatogonie prime, ma 
con minor citoplasma (spc,).. Molto diversi sono invece gli sperma- 
tociti secondi (spc,), che occupano la terza zona, nettamente sepa- 
rata dalla precedente. Essi si mostrano come piccoli elementi, che 
raggiungono a mala pena il quarto del diametro dei precedenti 
ed hanno un nucleo assolutamente sferico ed a contenuto molto 
tingibile e di aspetto omogeneo. 


SEITE NSA RE 


158 ANTONIO BERLESE 


Di qui in poi, cioè nella seguente parte del testicolo o zona 
quarta (fig. 174, 4) stanno tutti gli spermatidi a diverso grado di 
sviluppo. Essi occupano una zona che abbraccia almeno i due terzi 
del testicolo e vi si trovano con aspetti vari, a seconda del grado 
di sviluppo (spm). 

Ne veggo alcuni in forma di elementi allungati con nucleo ovale 
allungato o conico, ma i più mostrano una parte tingibile, nucleare, 
foggiata a spira. La piccolezza di questi elementi e la nessuna 
tingibilità della sostanza periferica alla nucleare mi impedisce di 
vedere di più. 

Segue finalmente Vultima zona del testicolo, quella occupata dallo 
sperma pronto alla fecondazione, e si vede a fig. 150 in sprm. 
Quivi gli spermii sono maturi e mescolati in una sostanza fluida, 
che nelle sezioni mostra aspetto omogeneo e granuloso. 

Gli spermii maturi mi sembrano avere una piccola testa piatta, a 
mo’ di fungo ed una codetta diseretamente lunga. Del resto è assai 
difficile vederne esattamente la forma, causa la loro incompleta 
tingibilità anche se estratti dal testicolo come molte volte ho fatto. 

Pareti del testicolo. Ho già avvertito che il testicolo, oltre ad 
una tunica propria da omologarsi alla membrana peritoneale degli 
ovari, ha, dentro a questa, ancora uno strato di epitelio speciale 
ed è questo strato che ho omologato all’epitelio coriogeno degli 
ovari. Ora esso, nei Myrientomata assume uno sviluppo notevole 
e le cellule vi sono molto bene distinte, come apparisce dalla 
fig. 150 e dalla 147 (Tst). 

Le dette cellule, come quelle dell’epitelio coriogeno, possono de- 
primersi quando il testicolo è molto dilatato dal suo contenuto, 
oppure si elevano e riescono ceubiche allorchè la parete è meno 
distesa. 

Attribuisco a secrezione da parte di questo epitelio la presenza 
di quella sostanza in cui nuotano gli spermatozoi e che, con questi, 
costituisce un vero sperma. Tale funzione, che in altri Artropodi 
è generalmente affidata ad altri organi (ghiandole accessorie) per- 
tinenti al complesso accessorio, è qui riserbata, invece, allo stesso 
testicolo, ciò che mi sembra una primitiva maniera, per minor 
differenziazione di funzioni e di organi. L’estremità distale del te- 
sticolo giunge fino nel 7° urite e ciò in via normale. 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 159 


CANALI VETTORI. — Deferenti. Si tratta di due lunghi ed esili 
tubi, aggomitolati su sè stessi e costituenti il canale deferente (df). 
Essi sono molto esili, però, sul loro percorso si dilatano in una 
ampolla eiaculatrice (aei, figg. 155, 166, 170) fusiforme, nella quale 
lo strato periferico muscolare (fig. 167, fm), cioè di fibre trasverse, 
è molto robusto. Essa è il doppio circa più grossa dei deferenti 
ed il doppio più lunga che grossa (1). 

Eiaculatore (Ei). Finalmente i due deferenti concorrono in un 
unico eiaculatore, che apparisce a guisa di un corpo cilindrico, 
grossetto, della lunghezza circa del pene dal perifallo in giù (vedi 
figg. 166, 171 ed in sezione trasv. 145, Ei), che termina appunto 
nel perifallo, del quale ha la larghezza. Questo eiaculatore, cir- 
condato da rieca innervazione (ggen), è essenzialmente muscolare, 
essendo la sua massa composta sopratutto da muscoli annulari, 
robusti. Allorchè il pene è retratto completamente, leiaculatore 
riposa su parte dell’ultimo ganglio nervoso (fig. 145) e sempre si 
trova tra le branche dei grandi apodemi (App) del pene (figg. 145, 
166, 171). L’ eiaculatore è percorso da due esilissimi tubuli chi- 
tinei (ee?), che sono la continuazione di quelli intimi dei deferenti. 

Questi tubuli non solo traversano per lungo tutto Veiaculatore 
(vedi dette figure), ma ancora il pene, rimanendo affatto distinti 
Puno dall’altro e finalmente ciascuno penetra in ciascuno degli 
stili del pene e pel suo apice estremo mette all’esterno. 

Adunque l’apertura sessuale maschile è duplice, sebbene il pene 
sia ugnolo. Ciò fa sovvenire quel carattere di primitività che spetta 
alle aperture sessuali duplici di bassi Insetti. 

Armatura genitale (ambedue i sessi). Ne ho già accennato in suc- 
cinto nella morfologia esterna, conviene ora dirne più particolar- 
mente. 

Per comprendere bene la fabrica e l’ insieme dei pezzi chitinosi 
che circondano l’estremo tubo di scarico dei prodotti sessuali, 
dobbiamo figurarci una serie di anelli successivi, capaci di rien- 


(1) È singolare che in alcuni individui ho veduto la detta ampolla molto vicina 
al testicolo (fig. 155), cioè sul deferente subito dopo il testicolo medesimo; in 
altri (fig. 166) la ho vista invece prossima al pene. Può essere che la sua po- 
sizione sul percorso del deferente sia variabile. 


160 ANTONIO BERLESE 


trare l’uno nell’altro per certo tratto, come pure di essere estroflessi 
e di cui la porzione prossimale reca due lunghe appendici bacil- 
liformi apodemali, destinate ai muscoli che muovono tutto insieme 
l’apparecchio, come pure a dar appoggio a quei minori musco- 
letti che muovono i singoli pezzi successivi e la porzione estrema 
distale apparisce bifida e termina in due lobi acuti, variamente 
lunghi, tra i quali appunto si apre il foro sessuale (nelle sole 
femmine). 

Ora, questo insieme di pezzi può essere diviso in due maggiori 
gruppi, cioè di un perifallo e fallo nel maschio e di un periginio 
ed acroginio per la femmina e si vedrà che le omologie nei due 
sessi, per quanto riguarda i singoli seleriti, sono molto rilevanti. 
Il fallo o pene, come l’acroginio, può essere retratto in buona parte 
nel gruppo di pezzi precedenti, e ne può essere anche estroflesso, 
però la retrazione possibile per lacroginio è molto minore che 
non per l’omologo pezzo del maschio ed anzi appena sensibile. 

SQUAMA SESSUALE MASCHILE. Descriverò anzitutto (col soc- 
corso di una figura schematica intercalata XII e delle figure a 
tavola IX) il complesso degli seleriti perigenitali maschili, poichè 
essi sono meglio differenziati e più complicati e ad essi riferirò 
poi i corrispondenti femminei, di modo che appaiano le omologie. 

Il perifallo si compone di dune articoli successivi, anulari. Il 
primo articolo (Pf, anuliforme, è prossimale e sui lati porta i 
due lunghi processi bacilliformi od apodemi maggiori del pene 
(App). Questi, nella regione distale, sono addossati più stretta- 
mente all’ eiaculatore, ma non vì sì annettono mai, come ho potuto 
rilevare da preparazioni nelle quali detti apodemi si vedono tutti 
liberi fuorchè nella parte distale, dove son collegati all’anello ab- 
bracciante l’eiaculatore stesso. Così è fatto il primo cilindro, nel 
quale, come in un tubo di cannocchiale, può rientrare alquanto il 
2° anello del perifallo. 

Agli apodemi anzidetti, oltre ai muscoli sulla faccia interna loro, 
si salda all’esterno la membrana (mb), che a guisa di manicotto 
abbraccia tutto il rimanente del pene quando questo è retratto, e 
va a fissarsi, coll’estremo opposto, alla fessura genitale compresa 
tra V11° ed il 12° uwrosterniti. Si comprende che quando tutto il 
pene è completamente estroflesso (fig. 90), anche la membrana lo 


mappa e perc 
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MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 


Lato 
; è del pari, ma arrovesciata ed avvolge allora soltanto il 1° seg- 
i mento del perifallo. 


Fig. XII. Fig. XIII. 


Figure schematiche della squama genitale nel maschio (XII) e nella femmina (XIII). 


i Il secondo articolo del perifallo (£?f,) somiglia molto al prece- 
dente, salvochè è più ristretto per potere im quello rientrare ed 
inoltre la porzione apodemale è molto meno vistosa. Anche per 
: questo secondo articolo si tratta di un anello chitineo, non più 
alto del precedente, poco chitineo, ma che sui lati è rinforzato, 
di qua e di là, da uno scelerite (P/,,) subrettangolare, più robusto. 
A questo si attaccano due apodemi bacillari, Vuno nell’angolo an- 
tero-ventrale (tv); l’altro nell'angolo antero-dorsale (tnd). Questi 
potrebbero anche considerarsi per tendini dei muscoli adduttori. 
Certo è che sono processi baciliformi esilissimi, gracili e non fa- 


ll 


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ESPERO IR PNR IO LION 
i GATE Sie 


162 ANTONIO BERLESE 


cilmente visibili e del tutto omologhi del grande apodema  bacil- 
liforme del primo segmento, apodema testè descritto (App). Questo 
sclerite laterale del 2° articolo, porta nel suo mezzo un breve pelo 
e distalmente finisce ad angolo più o meno acuto; esso serve a 
dare resistenza all’anello tutto nell’azione dei muscoli adduttori. 

Segue il complesso di scleriti componenti veramente il fallo 0 
pene. Anche questi noi possiamo dividere in due gruppi; Vuno di 
pezzi impari, anuliformi, formanti lo stipite del pene, gli altri pari, 
formanti insieme lo stilo. 

Lo stipite è rappresentato da un manicotto chitinoso, cilindrico, 
certo più lungo che largo e divisibile in due metà successive, su- 
beguali (Fst,, Fst,) o anelli che dire si vogliano. La divisione è 
indicata da una linea trasversa, ma il secondo articolo non può 
rientrare nel precedente, sul quale, del resto, non ha movimenti 
di sorta. Il primo segmento della base del fallo (/st,) porta sul 
margine laterale anteriore, in ciascun lato esso pure un processo 
bacilliforme esile e lunghetto (tnf), diretto all’ innanzi; questo pure 
è un apodema (o tendine) omologo degli App e dei tnd e tnv pre- 
cedentemente veduti. Vi si attaccano i muscoli speciali retrattori 
del fallo. 

Sull’articolo secondo o distale si inseriscono due peli al dorso 
e due al ventre, diretti indietro. 

A questo stipite finalmente articolano le estreme appendici di- 
stali, che sono pari, cioè una in ciascun lato e formano le due 
branche della forca nella quale si vede diviso il pene distalmente, 
sono così gli stili. 

Questi sono biarticolati; mostrano cioè un articolo basale (450) 
tronco—conico, più largo alla base (prossimale) più ristretto all’apice 
(distale), bene chitineo e con un pelo a metà dell’orlo esterno e 
due egualmente corti sulla faccia dorsale. 

Finalmente a questo pezzo basale si annettono, con pseudoarti- 
colazione, i processi terminali (apici degli stili, sa), che sono lun- 
ghi, cultriformi, leggermente convergenti e si assottigliano verso 
l’apice dove sono bifidi, con una punta (dorsale) più larghetta e 
più breve, laminiforme ed una ventrale più lunga, piliforme, che 
termina acutissima. 

L'apertura sessuale (As) si apre con piecolissimo foro agli apici 


si dti PIO 
NEZSIOO A 


E MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 165 


degli stili; nella femmina, invece, come si è detto l’orifizio sessuale 
si apre alla base degli stili là dove quasi si toccano sulla linea 
mediana coi loro angoli antero—interni. 

Questi stili sono percorsi per lungo, come si è detto, nel maschio, 
dagli estremi eiaculatori e sul loro apice libero si apre il foro ge- 
nitale (As) per la fuoruscita dello sperma. 

Armatura sessuale femminile (fig. intercal. XIII e figg. a tav. IX). 
Essa è assolutamente omologa a quella minutamente descritta del 
maschio, sebbene si notino delle riduzioni secondarie, nel senso, 
ad es. che tanto Il periginio (omologo del perifallo), quanto Vacro- 
ginio stipite (omologo del fallo, stipite) sono composti di un solo 
anello ciascuno; inoltre, gli apodemi maggiori e gli stili sono più 
corti nella femmina che non nel maschio. Tolte queste differenze 
è molto appariscente la assoluta omologia del complesso degli scle- 
riti sessuali maschili con quelli femminili. Infatti: App, è omologo 
di Apg; Pf, è omologo di Pg; Fst,.,,) è omologo di Acg; sb, 
Fsa sono omologhi di Ag, Aga; la membrana procedente dalla 
fessura tra 111° ed il 12° sterniti è del tutto eguale in ambedue 
i sessi. Rilevo un apodema bacilliforme (nd) per l’acroginio, omo- 
logo dei tendini già veduto (trf) nel maschio. L’apertura  ses- 
suale (As) o vulva, molto più ampia di quella maschile e che si 
può molto allargare per la grande divaricazione degli stili (fig. 99), 
sì apre, come si è detto, nello spazio compreso tra le faccie in- 
terne delle basi degli stili. L’apice degli stili è nelle femmine 
tutte in forma di breve processo conico, molto acuto, lungo un 
terzo o metà dell’articolo precedente su cui è inserito. 

Le omologie, sono riassunte nella seguente tabella. 


MASCHIO. FEMMINA. 


Permfallo gli segmentbo . i 0. 0.0) 


?  Periginio. 
» DEEBCUMONDO, n RM) €. 
» apodemi del 1° segmento. . Apodemi del 1° segmento. 
» » 2° segmento . . = 
Fallo stipite 1° segmento .. .  . . . } 
90 ( Acroginio stipite. 
» 2° segmento . ) 
» apodema del 1° segmento. Apodema. 
uao rsiluRbase tie ea n Acroginio stili base. 


» PICO o » apice. 


RCA E AN STIRARE, MA Dl TENNORO 


« 164 ANTONIO BERLESE 


A queste omologie degli seleriti aggiungasi quella dei muscoli 
sia retrattori che protrattori di tutta la squama genitale, ad es. prp, 
psp, rp indicati a fig. 171, come quelli ancora dei singoli scleriti, 
indicati ad es. con rsb, rlb pel maschio (figg. 166, 171) e che tro- 
vano omologhi anche per le femmine e così si avrà il quadro com- 
pleto della perfetta omologia, alla quale vien meno solo il numero 
di aperture sessuali, che sono due nel maschio, come si è detto, 
mentre una sola se ne vede nella femmina. 


NOTE DIETOLOGICHE. 


Nulla ho da aggiungere a quel poco che ho già seritto su tal 
proposito nella nota preliminare (Osservazioni ete. loc. cit.) e perciò 
riferisco senza più il corto brano, riportando solo un abbozzo che 
raffigura l’aspetto di questi Myrientomata ia attitudine di vita 
(Fig. intercalata XIV). 


Fig. XIV. — 1, 2, Acerentomon; 3, Eosentomon. 


Ecco quanto riferivo in detta occasione. 

« I Mirientomati sono comunissimi dovunque. Io ne ho di tutte 
le parti d’Italia, meridionale, media e settentrionale, che ho esplo- 
rato in questo senso e tanto di pianura che di monte o di alta 
montagna. Solo la difficoltà di ricercarli e raccoglierli li aveva 
finora mantenuti celati ai naturalisti. 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 165 


« Si trovano nell’humus, nel musco, specialmente nella terra sotto 
il musco, tra le foglie marcie ecc. Amano molto l’umidità e tosto 
disseccano se questa viene meno o scema. 

« Sono pigri; si muovono lentamente e contorcono l’addome quasi 
con movimenti serpentini. Di continuo allungano e retraggono 
l’estremo addome con movimenti alternati, regolari. Credo ciò fac- 
ciano per determinare un movimento nel loro plasma circolante, 
non avendo tubo pulsante. 

« Portano le zampe anteriori sollevate ai lati del capo e ripie- 
gate sui loro articoli e le muovono a guisa di antenne ed anche 
per raptare come le Mantis fanno ». 


3 SVILUPPO POSTEMBRIONALE. 


Possiedo alcune forme giovanili dell’ Acerentomon microrhinus ed 
una dell’ A. doderoi ed altra dell’ Acerentulus confinis. Della prima 
specie anzi ho tutta la serie completa e la diseguo a tav. IV (1). 

In generale, le forme giovanili non differiscono dai rispettivi 
adulti se non nelle dimensioni, nel colorito e nel numero degli 
uriti della coda. Im tutto il rimanente esse sono assolutamente 
conformi ai rispettivi adulti, tantochè, il più spesso, si può rico- 
noscere a quale specie appartengano, almeno di quelle maggiori e 
più distinte. 

Non conosco forme giovani di Zosentomon od almeno con un nu- 
mero di uriti minore di quello dei rispettivi adulti. 

Così ho descritto la serie di forme giovanili dell’ Acerentomon 
microrkinus nella citata nota Osservazioni ete. p. 120, allora ascritte 
a torto all’ A. doderoi. 

« Dalla prima larva in poi, sì vede aumentare il numero di uriti, 
perchè ne appaiono di nuovi (uno ad ogni muta) tra /8° urite ed 
il pigidio od estremo segmento comprendente l’ano. 


(1) Veramente le figure d’insieme delle forme giovanili, od almeno la fig. 28 
è riuscita troppo panciuta, perchè tolta da esemplare compresso artificialmente. 
Invece, anche per la larghezza proporzionale, le forme giovanili in nulla affatto 
differiscono dalle adulte. 


MATE E AREE IT IRBRIIP O RENE BOI NEZAI 
î - è , n” va gr. 


166 ANTONIO BERLESE 


Questo ultimo, come 18°, rimangono invariati. 

1° LARVA (fig. 25, 26). Quasi affatto incolore, meno una tinta 
leggermente giallastra sugli ultimi uriti. Conta solo 9 uriti, cioè 
dopo 1’8° si trova solo il pigidio (figg. 25a, 5). Misura (bene allun- 
gata) 540 p.. di lunghezza. 

2° LARVA (fig. 27). Appena colorati in giallo gli uriti dall’ultimo 
fino al 3°; nonchè gli apici dei tarsi 1° paio e del capo. Misura 
(bene allungata) 840 p. Presenta un nuovo segmento intercalato 
tra 1°8° ed il pigidio; in tutto, dunque, 10 uriti (figg. 27a, d). 

3° LARVA (fig. 28). Più colorata; misura (non bene distesa) 950 .. 
di lunghezza. Presenta 11 uriti, cioè due sono intercalati tra 18° 
ed il pigidio (figg. 28a, D). 

4° LARVA o ninfa che dire si voglia. Maggiore della precedente, 
però non quanto l’adulto, del quale è meno colorata, specialmente 
verso la metà del corpo. Non ha ancora la squama genitale, quindi 
è forma immatura. Però presenta 12 uriti come nell’adulto; cioè 
tra l’S° ed il pigidio ne sono intercalati tre ». 

Le forme giovani di A. doderoi, che possiedo, sono proporziona- 
tamente più grandi delle corrispondenti dell’ A. microrhinus ora de- 
seritte e mostrano il processo del labbro superiore allungato come 
è negli adulti. 

Quanto alla forma con 10 uriti, pertinente all’ Acerentulus con- 
finis essa ha tutti i caratteri dell’adulto, meno le dimensioni ed il 
colorito e misura 810 p.. di lunghezza e 120 p.. di larghezza mas- 
sima. Un solo urite è intercalato tra 1’8° ed il pigidio. 


APPENDICE. 


Mentre la presente nota era sotto stampa, sono apparsi due 
seritti sui Myrientomata. 

L’uno è del Prof. F. Silvestri (1), nel quale si descrive una nuova 
specie di Zosentomon che chiama #. Wheeleri, con una varietà 
(var. mericanum). 


(1) Descriz. prelim. di varî Artropodi, specialmente d’America. (« Atti Reale Ac- 
cademia dei Lincei »; vol. XVIII; fasc. 15, 1° sem., p. 1). 


ssa, i PETRI ERA EI RE BT 140 de IR N. 
t Ne LE SR Fao "ELE AMIN. f 
Cig; TE . ‘LR È 
pe LI ; 


(ei 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 167 


Dalla descrizione, in cui i caratteri generici sono confusi con 
quelli specifici e questi ultimi sono messi poco bene in vista, non 
è possibile farsi un concetto delle differenze in confronto all E. tran- 
sitorium ed all E. ribagai. Sarà bene attendere una più ampia de- 
scrizione ed anche la figura, che I’ Autore promette, per giudicare 
con maggior fondamento. 

Tuttavia, la diversità degli habitat fra le specie italiane e quelle 
d’America è tale che si può benissimo a priorî ammettere si tratti 
di specie diversa dalle nostrali sopracitate. 

Inoltre il Silvestri fonda il nuovo genere Proturentomon (tipo 
Acerentomon minimum Berl.), basando il genere stesso sui caratteri 
seguenti: Capo anteriormente subrotondato ; ottavo segmento sfornito 
di lamina pettinata. 

Ora, se realmente il suo Proturentomon minimum corrisponde al 
mio Acerentulus minimus, il che è da dimostrarsi tuttavia, allora 
i caratteri generici possono essere altri e molto più importanti in 
confronto delle altre specie di Acerentulus. Infatti il capo anterior- 
mente subrotondato è caratteristica di tutti gli Acerentulus e degli 
Eosentomon finora noti; l’altro dell’ottavo segmento senza pettini 
spetta a più specie, ad es.: A. tiarneus, A. mediocris, A. cephalotes, 
A. perpusillus. Bisognerà dunque anzitutto assicurarsi della iden- 
tità della specie veduta dal Silvestri con quella da me descritta 
e poi accettare (nel caso che esse sieno realmente la stessa cosa) 
il genere o sottogenere che se ne voglia fare, Proturentomon, fon- 
dandolo su altri caratteri, che sono quelli da me ricordati nella 
presente memoria, precisamente a proposito della specie anzidetta. 

La seconda osservazione è del Béòrner e si trova a pag. 125, dn 
nota, nella sua recente memoria intitolata: Neve Homologien ewi- 
schen Crustaceen und Hexrapoden (Zoolog. Anzeiger, Bd. XXXIV, 
N. 3-4, Mîirz 1909, p. 100). 

L'Autore, in presenza delle figure del Silvestri, dubita che i 
palpi mascellari indicati dal Silvestri possano invece essere le an- 
tenne, che non si trovano nei Myrientomata. Tale dubbio però è 
fuori di luogo e dalle figure che io do qui, come da molte altre 
considerazioni e dati di fatto, si riconosce che si tratta veramente 
di palpi mascellari e che in realtà le antenne mancano. 


5% V 
} K plc 


| ANTONIO BERL: 


h%, 

(I SPIEGAZIONE) DELLE TAVOLE 

2 

bo Asilo 

Mi, Tutte le figg. sono ingrandite egualmente, cioè 95 diametri. 

fi : P 

DE Fig. 1. Acerentomon doderoi dal dorso, molto disteso. 

LAN » 2. —  micerorkinus dal dorso, molto disteso. 
» 3. Acerentulus confinis dal dorso, molto disteso. 
» d. — — dal dorso, normalmente disteso. 
» DI —  tiarneus dal dorso, molto disteso. 
» 6. — — dal dorso, normalmente disteso. 
» i —  medriocris dal dorso, normalmente disteso. 9 ve©. li 
» 8. —  minimus dal dorso, normalmente disteso. 
» 9 —  perpusillus dal dorso, molto disteso. 

RAVE LI 
: Le figg. 12-16 sono ingrandite come quelle a tav. precedente, cioè 95 diametri. 


Fig. 10. Acerentulus minimus, più ingrandito, essendo eccessiva la riduzione 


precedente ; come a fig. 8; sai 

ik —  perpusillus ingrandito 190 diam. per le ragioni suddette ; 
come tig. 9. 

12. —  cephalotes; parte anteriore del corpo, dal dorso. 

13° —  confinis dal dorso, tutto ristretto ed ingrandito come fig. 3, 


per mostrare il caso di massima riduzione. 
14. Eosentomon transitorium dal dorso, molto allungato. 


15. — — «dal dorso, molto ristretto per mostrare la massima 
riduzione; stesso ingrandimento. 

16. —  ribagai dal dorso, molto allungato. 

10. Acerentomon doderoi. Porzione anteriore del corpo fino al 4° urite per 
mostrare gli scleriti (punteggiati) veduti di lato SR 


18. Eosentomon transitorium. Porzione anteriore del corpo, fino al 3° urite per 


mostrare gli scleriti (punteggiati) veduti di lato Si 


" ani: RIENTOMATA 


“i Tav. III. 
Bi 
* : ”- 
> Fig. 19. Acerentomon doderoi dal ventre, molto disteso, si 
£ 
De: pez04 — —. porzione anteriore del corpo, prono, molto ingrandita, 
È fino al 3° urite, Di ‘ 
i DIrzilo — — la stessa dal ventre; fino al 4° urite; Do, 
4 » 22. Eosentomon ribagai, parte anteriore del corpo, prona, fino al 3° urite; si s 
»e' 23, — — idem supina, fino al 4° urite; stesso ingrandim. 
è 
: RAW SIVE 
(E 
* 
pi Fig. 24. Miiinion doderoi il 5° urite tutto disteso per mostrare i diversi 
8° È 
ra seleriti, Se, 
; 3 } ì 2 Ego ar 150 
JI » 25, —  microrkinus larva giovanissima (9 uriti), dal dorso. = 
per (25a, suo pigidio dal dorso, 250, idem suo pigidio dal 
AL i 490 
d ventre; "* 
: 130 
È, TRIO: — — idem dal ventre; ira 
3 #1 i: ri r7100 ORI 
DIMREZIT — — giovane con 10 uriti; supino; 7 — (274; suo pigidio 
Bio VISI 400 
; dal dorso ; 275 idem dal ventre, si 
c: » 28. —  — giovane con 11 uriti, supino, alquanto dilatato ar- 
Non 130 Diso 
"A tificialmente, crm (284, suo pigidio dal dorso ; 
f , 
i 285, idem dal ventre ; © 6 
7) 
$ Vi 
eu: TAV 
a: | 
i BI Le figg. 29-31 sono egualmente ingrandite, cioè 360 diam. ; le figg. 32-34 sono egual- 
È mente ingrandite, cioé 900 diam. ; Je figg. 35-37 sono egualmente ingrandite, 
-@ cioè 800 diam. | 
a 


si È Fig. 29. Acerentomon doderoi, capo veduto dal dorso, mostrante la divisione 
in cefalosomiti. 

» 30. — — la capsula cefalica tutta distesa ed egualmente ve- 
duta dal dorso, colla indicazione dei cefalosomiti. 
lo stesso capo veduto dal ventre, mostrante anche i 

tubuli della ghiandola labiale. 


AO Aaa srt " 


Fig. 


» 


» 


» 


» 


» 


ANTONIO BERLESE 


32. Acerentomon doderoi, bocca, veduta dal ventre e parte del cranio che 
l’abbraccia. Organi boccali introtlessi come normal- 
mente. 

33. Acerentulus confinis, come precedente. 

54. Eosentomon transitorium, come precedente. 

35. Acerentomon doderoi, mandibola isolata. 


36. — — mascella sinistra isolata e veduta di faccia, dal di 
sopra. 
ST. — — mascella del secondo paio, destra, isolata e veduta dal 
di sopra. 
38. — — pezzo impari del labbro inferiore (mento + sub- 
mento) mostrante anche gli sbocchi della ghiandola 
. 1090 
labiale. —. 
1 
RAyi i SVITE 


figg. 39-40 sono egualmente ingrandite, cioè 720 diam.; le figg. 41.49, sono 
egualmente ingrandite, cioè 800 diam.; le figg. 50-59 sono ingrandite come le 
figg. 29-31 a tav. precedente e tutte egualmente tra di loro, per poter giudi- 
care delle differenze specifiche; ingrandim. 8360 diam. 


39. Acerentulus tiarneus capo supino mostrante il tentorio e le mascelle 
di ambedue le paia. 

40. Eosentomon ribagai capo prono mostrante il tentorio ed una mascella 
del 1° paio. 

4l. —  transitorium, labbro superiore e clipeo (nonchè branche an- 
teriori del tentorio) dal dorso. 

42. Acerentulus confinis mandibola e mascella sinistra come stanno nella 
rispettiva posizione, vedute dall’esterno, col palpo 


retratto. 

43. — — lo stesso, ma la mandibola manca e la mascella si- 
nistra è veduta dal di sopra. 

44. —  —- mandibola destra veduta di piano. 

45. — — mascella sinistra veduta dal di sotto col palpo eva- 
ginato. 


46. Eosentomon transitorium mandibola destra veduta di piano. 

4T. — — mascella sinistra veduta di piano, dal dorso, col palpo 
evaginato. 

48. Acerentulus confinis, mascella del secondo paio, destra. 

49. Eosentomon transitorium mascella del secondo paio, sinistra. 

50. Acerentomon microrkinus capo dal dorso. 

51. Acerentulus confinis capo dal dorso. 

52. —  tiarneus capo dal dorso. 

55) —  cephalotes capo dal dorso. 


Le 


Fig. 
» 


54. Acerentulus mediocris capo dal dorso. — ci 00 1! 


55. —  minimus capo dal dorso. 

56. — perpusillus capo dal dorso. 
57. Eosentomon transitorium capo dal dorso. 
58. — — capo dal ventre. 

59. --  ribagai capo dal dorso. 


60. Acerentulus confinis capo, collo e protorace dal dorso, per mostrare i 


vari rilievi ete, = n 


TAV RVAEES 


figg. 62-65, 68-71 sono tutte egualmente ingrandite, cioè 260 diam.; le figg. 67, 
72, 75 sono egualmente ingrandite, cioè 400 diam. 


61. Acerentulus confinis (maschio) addome veduto di lato per mostrare gli 


po 
62. Acerentomon doderoi. Zampa 1° paio sinistra veduta dal lato esterno. 


scleriti (punteggiati) dal quinto urite in poi. 


63. — — la stessa, veduta dal di sopra. 

64. — - la stessa, veduta dal di sotto. 

65. — — femore e tibia della stessa veduti dal lato interno. 

66. — — unghia ed apice del tarso della zampa 1° paio più 


ingranditi (2) 


67. Acerentulus minimus tarso del 1° paio. 


Vi 
68. Eosentomon transitorium zampa destra del 1° paio veduta dal lato esterno. 
69. —  ribagai zampa destra del 1° paio veduta dal lato interno. 
70. — transitorium, zampa come fig. 68, i due primi articoli ve- 


duti dal di sotto. 
T1. Acerentomon doderoi, zampa del secondo paio sinistra, veduta dal di sotto. 


72.. — —. arti addominali; A del 1° urite; B del secondo; C del 
terzo, di destra, veduti dal lato esterno. 
13. — —. gli stessi dal lato interno od ascellare. 


74. Eosentomon transitorium, arto addominale del 1° paio col segmento 
secondo e la vescicola retratti. 


75. — — idem col segmento secondo e la vescicola estroflessi. 
76. —  — apparato di chiusura della ghiandola addominale ve- 
È 1200 
duto di lato. —-. 


Tav: VELE 


figg. 77-79, 83 sono ingrandite egualmente, cioè 260 diam.; le figg. 80, 84-88 sono 
ingrandite egualmente, cioè 400 diam. 


77. Acerentulus confinis, 4° urotergite veduto dal dorso. 
78. _ tiarneus 4° urotergite veduto dal dorso. 


» 


ANTONIO BERLESE 


79. Acerentulus mediocris 4° urotergite veduto dal dorso. — @& is 
SO. Eosentomon transitorium, tergite del metatorace. V 

81. — —  Stigma del primo paio veduto dal di sopra. 

82. — — idem del secondo paio. 
83. — —— quinto e sesto urotergiti veduti alquanto obliquamente 


dal di sopra. 

84. Acerentomon doderoi estremo addome dall’ 8° urite in poi veduto dal 
ventre. 

85. Acerentulus confinis, idem veduto dal dorso. 


86. — — idem veduto dal ventre. 3 
87. Eosentomon transitorium, idem veduto dal dorso. 
88. — ribagai, idem veduto dal ventre. | 
89. _ transitorium, idem (nel maschio) veduto di lato. 

TAV SIX, 


Le figg. 91-109 sono tutte egualmente ingrandite, cioè 600 diam. 


DI 


90. Acerentomon doderoi maschio ; estremo addome dall’8° urite in poi ve- 
duto di lato, col pene in parte estroflesso e colle pa- 


pille anali estroflesse. I 


1 
Sd — — squama genitale (pene) veduto dal dorso, cogli ultimi 
uriti. 
92. — — idem dal ventre. 
99. - microrhinus, idem dal dorso. 
94. —_ idem dal ventre. a 


95. Acerentulus confinis, pene. 
96. Eosentomon transitorium, pene. 


TE — ribagai, pene. 

98. Acerentomon doderoi, squama genitale femminile chiusa. 
995 — — idem aperta. 

100. Acerentulus confinis, squama genitale femminile chiusa. 
101. — tiarneus, squama genitale femminile aperta. 
102. = tiarneus, idem chiusa. 

103. —_ mediocris, squama genitale femminile. - ve ci00 3 
104, - cephalotes, squama genitale femminile. 

105 vo minimus, squama genitale femminile. 

106. — perpusillus, squama genitale femminile. 

107. Eosentomon ribagai, squama genitale femminile. 

108. _- transitorium, squama genitale femminile aperta. 
109. — transitorium, idem normale. 


- 


ST'ASVESGONA 


Le figg. 110, 115 sono egualmente ingrandite, cioè 260 diam.; le figg. 111, 112 sono 
egualmente ingrandite, cioè 160 diam.; le figg. 113, 114 sono egualmente in- 
grandite, cioé 200 diam. 


Fig. 110. Acerentomon doderoi, testa e torace veduti dal dorso coi muscoli ter- 

gali ete, 

» 111. Acerentulus confinis, addome, muscoli tergali. 

i — — addome, muscoli ventrali. 

» 118. Eosentomon transitorium, testa, torace e primi 4 uriti, visti dal dorso, 
mostranti i muscoli tergali. 

» 114. — — idem dal ventre; si vedono i muscoli ventrali. 

» 115. Acerentomon doderoi, zampa anteriore (sinistra) colla muscolatura (vista 
di lato). 


Tav. XI. 


Fig. 116. Acerentomon doderoi, testa, torace ed addome coi primi uriti fino al 4° 


veduti di lato, mostranti i muscoli ; e 
» 117. — — capo, mostrante i principali muscoli ed il fentorium, 
veduto di lato ; Di 
» 118. Zosentomon transitorium, capo, torace addome fino ai quattro primi 


sii : : . , 360 
uriti, veduto di lato, mostrante i muscoli ; — 


1: 
» 119. Acerentomon doderoi, torace e primi due uriti, veduti dal ventre, mo- 
350 
strante la muscolatura ventrale ; 0 
À ore 600 
» 120. —  — arto addominale del 1° paio colla muscolatura; — 


1: 


IVA VS EAGLE 


Le figg. 121-123 sono egualmente ingrandite, cioè 550 diam. ; le figg. 125-127 sono 
egualmente ingrandite, cioè 2000 diam. 


Fig. 121. Acerentomon doderoi, capo veduto dal di sopra, mostrante i vari or- 
gani come si vedono dal dorso. Il deutocerebro sporge 
oltre il capo. A destra le ghiandole mascellari ed il 

ganglio primo, nonchè il labiale. 
» 122. — — capo in sezione di piano che è caduta poco più su 
del tentorio, in regione del deutocerebro, veduto dal 
dorso. A sinistra le ghiandole mascellari in sezione 


to dl 


174 ANTONIO BERLESE 


ed il deutocerebro è ridotto al solo lobo posteriore, 
per mostrare l'origine del nervo delle ghiandole ma- 
scellari ete. 


Fig. 123. Acerentomon doderoi, capo, in sezione profonda di piano, veduto dal di 
sotto, cioè dal ventre. La sezione è appena sotto il 
tentorio e mostra principalmente i muscoli ed i nervi 
mascellari etc. 

» 124. — — tentorio, mandibola sinistra e mascelle in sito, colla 
faringe, veduti dal dorso ; 5 

0412, — —.  pseudoculo veduto dal dorso, di piano. 

» 126. — —  pseudoculo veduto alquanto di lato, lapice del capo 
corrisponderebbe al lato sinistro. 

DOZZA — — pseudoculo in sezione sagittale, l’apice del capo cor- 


risponderebbe al lato destro. 


Tav. XII 


Le figg. 128-136, che sono sezioni seriate, trasverse del capo (meno la 136), sono 
tutte ingrandite egualmente, cioè 525 diam. Le figg. 138-140 sono egualmente 
ingrandite, cioè 700 diam. 


Fig. 128. Acerentomon doderoi, capo, sezione trasversa subito dietro l’apodema 
clipeo-frontale (8). 


PL29. — — idem più indietro, a livello del pezzo impari del labbro 
inferiore (Li). 

» 150. — — idem ancora più indietro all’ inizio delle branche pari 
anteriori del tentorio. 

9 Ilsple — — idem ancora più indietro, circa a metà della branca 
impari del tentorio, 

» 132. —  — idem alquanto più indietro, a livello del ganglio g. 

» 133. — — idem più indietro a metà circa delle ghiandole ma- 


scellari e tra le branche posteriori pari del tentorio; 
comincia ad apparire il ganglio sottoesofageo (Gg,4). 

» 154. — — idem ancora più addietro a livello del punto ove il 
ganglio sottoesofageo si confonde col sopraesofageo. 
Innanzi vedonsi le ghiandole mascellari nella loro 
faccia posteriore. 

» 135. — — idem ancora più indietro, a livello delle coxe del 1° 
paio ed a metà del procefalo. 

DINNlI36Ì — — sezione sagittale del capo e protorace alquanto gros- 
setta per mostrare il tentorio (branca pari anter. e 
la gh. mascellare). ; 

PASTI — — idem in sezione più profonda per mostrare la mandi- 


: È 400 
bola e la mascella in sito > 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 3 rds) 


È Fig. 138. Acerentomon doderoìî, Sezione dell’integumento (selerite) in regione di 
un pelo. 
», 139. — — ipodermide veduta di faccia. 
» J40. —  — tessuto adiposo; 4 cellule; una sola è disegnata col 


contenuto, per brevità. 


TAV. XIV. 


Le figg. 143-148 sono tutte egualmente ingrandite, cioè 350 diam.; le figg. 149, 150 
sono egualmente ingrandite, cioè 160 diam. 


Fig. 141. Acerentomon doderoi, masse cerebrali e sottoesofagea vedute di lato 
. È 400 
mr SITO! ji. 

I 
» 142. —  — come sopra vedute dal di dietro ; il deutocerebro a si- 
nistra è tagliato alla base per mostrare il connettivo 
periesofageo; la massa sottoesofagea è in sezione tra- 


sversa ; °D 
SVersa ; 
» 143. — —. sezione trasversa del corpo di un maschio, nella re- 


gione del pene (che è pure sezionato); si vedono gli 
uriti della coda fino all’ 8°, 

» 144. — — idem, sezione più verso il capo, cioè verso l’apice po- 
steriore del 7° somite. Si vede la ghiandola addomi- 
nale nella sua porzione ventrale (Ga,). La sezione 
cade fra il pene ed il ganglio ultimo. 

i» 145: — -— idem, sezione ancor più verso il capo cioè alla base del 
7° urite in altro maschio col pene retratto più pro- 
fondamente. L’ eiaculatore è sopra il ganglio ultimo. 


» 146. — —. idem, in regione del 6° urite. 
DALIATA —  — idem, in regione del 5° urite. 
» 148. — — femmina; sezione trasversa dell’addome in regione del 


7° urite. 

» 149. Acerentulus confinis femmina. Sezione sagittale mediana. 

» 150. -— — maschio. Sezione sagittale mediana per mostrare so- 
pratutto il testicolo ed i diafragmi (setto pericardico 
e perineurale). Il sistema nervoso è in nero. 

» 151. Acerentomon doderoi, parte di una sezione sagittale mediana di un 
maschio in regione dei malpighiani per mostrare un 
tratto del cordone pericardico (Cdp) nei suoi rapporti 

colle cellule incerte (ci). Sono indicati gli urotergiti 


l gti i 


176 


ANTONIO BERLESE i 


TA VIT AIVI 
Le figg. 152-155, 157 sono egualmente ingrandite, cioè 160 diam. 


Fig. 152. Acerentulus confinis, organi sessuali femminili di piano, in sezione. 
DUL55: — — catena nervosa ventrale (mancano dunque le masse so- 
praesofagee) veduta dal ventre. Non si è tenuto conto 
del simpatico sottointestinale. 


» 154. — —. sistema digerente in sezione di piano. 
» «lobi — — organi sessuali maschili veduti dal dorso. 

@ ; ” n ; - Prsdgi,: 95 
» 156. Zosentomon ribagai maschio dal dorso; ghiandole addominali in sito; 3: 
» 157. Acerentulus confinis maschio dal dorso ; ghiandole addominali in sito. 


TAV, 


Le figg. 159-162, 164, 165, sono egualmente ingrandite, cioè 700 diam.; le figg. 170 
sono egualmente ingrandite, cioè 525 diam. 


Fig. 158. Acerentomon doderoi estremo mesenteron, piloro, malpighiani e postin- 


- 95 

testino da un preparato a fresco ; 1: 

» 159. Acerentomon doderoi, epitelio del mesenteron col grasso circostante ed 
i granuli contenuti nel mesenteron stesso. 


» 160. — — sezione trasversa del tenue. 

>. Lodi —  — sezione longitudinale della valvola pilorica ed adiacenze. 

» 162. —  — sezione trasversa del postintestino in regione dei mal- 
pighiani. 

» 165. — —. sezione trasversa del mesenteron ; Do, 

» 164. --  —. sezione longitudinale della valvola cardiaca ed adia- 
cenze. 

» 165. — — epitelio della ghiandola addominale in sezione. 

». 166. —  — maschio; sezione sagittale dell'estremo addome dal 5° 


x 


urite in poi. La ghiandola addominale Ga è indicata 
con solo contorno per non complicare la figura. Il 


Su ‘ - 350 
pene è in parte fuoriuscito; ‘n° 
- SE È d LE î 400 
DI ALOE — — sezione trasversa della vescicola eiaculatrice ; "i 
» 168. — — sezione longitudinale dell'estremo prossimale dell’ovi- 
dutto e dell’ inizio dell’ovario vuoto. 
DARL'69% — — parete epiteliare dell’ovidutto vista di piano. 
DIRLO — —. parete dell’ovario vuoto mostrante l’epitelio coriogeno 


in riposo, visto di piano. 


“0 
9 Li - 
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di & 
p' » 
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ur: » 
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+ AR 
hi » 
e. 


175. 


174. 


175. 


176. 


Acerentomon 


TRAVE CXSVALE 


doderoi, pene in sito visto dal dorso e sue adiacenze, 


retratto ; n 


sezione trasversa in regione del 4° urotergite per mo- 


strare il cordone pericardico e le sue adiacenze; n 


zampa del 1° paio mostrante la reticolazione nervosa 


i î 5 420 
ed i supposti organi del senso ; “e 
maschio ; estremità prossimale del testicolo colle sper- 


matogonie, spermatociti ete. ; 


pa 
femmina ; estremità dell’ovario colle oogonie, oociti 
525 
ete.; 1° 


Doe È (0) 
Eosentomon transitorium molto retratto. Sistema tracheale; i 


178 


ANTONIO BERLESE 


SPIEGAZIONE DELLE INDICAZIONI 


NELLE FIGURE DELLE TAVOLE ED 


Aa,, Arti addominali 1-8. 

Aas Atrio sessuale in ambo i sessi, 

Aeg Acroginio. 

Ach Apparecchio di chiusura della ghian- 
dola addominale, 

Aga Acroginio, apice dello stilo, 

Agb Acroginio, base dello stilo. 

An Apertura anale. 

Ao Atrio orale. 

Apg Apodemi del periginio. 

App Apodemi maestri del fallo. 

Aps,-,, Apodemi degli urosterniti. 

Apt,_,, Apodemi degli urotergiti. 

As Apertura sessuale in ambo i sessi, 


Ast Atrio stigmatico. 


a Area delle mascelle dove sbocca la 
ghiandola. 


abf Muscolo abduttore del femore. 

abs abduttore del secondo segmento ad- 

dominale. 

abt abduttore della tibia. 

abtr abduttore del trocantere. 

abu abduttore dell’unghia. 

aci Ampolle eiaculatrici. 

af adduttorè del femore, 

apf apodemi prefaringei. 

apm f{lessore del palpo labiale. 

apm, altro flessore del palpo labiale. 

as Pezzo ascellare del 1° arto addomi- 
nale. 

ass adduttore del secondo segmento ad- 


dominale. 


IN QUELLE INTERCALATE NEL 


TESTO 


at adduttore della tibia. 

ate adduttore del tarso. 

atd adduttore lungo del tarso dorsale. 

atr adduttore corto del trocantere. 

att abbassatore del tentorio. 

ate adduttore lungo del tarso, ventrale. 

au adduttore dell’unghia. 

Bp Base del palpo mascellare. 

bre Briglie connettivali di sostegno del 

cordone pericardico. 

hs Basale di tutti gli epiteli. 

C Clipeo. 

Ca Capo. 

CA Cardine della mascella, 

Cdp Cordone pericardico. 

Ces Collare esofageo, 

CI Calcaneum. 

Co Colon. 

Ct Parte terminale degli ovari. 

Cr, Coxa (1°, Does palo): 

e Muscoli chiasmatici, 

ce Corpo centrale, 

cd Cardias. 

edy Colline del Doyère. 

cem Cellule epiteliari del mesenteron. 

cg Connettivi dal procerebro al ganglio 
frontale (sistema nervoso vegeta- 
tivo). 

cge Connettivi colla massa esofagea. 

egp Cellule germinative primordiali © 
spermatogonie grandi, 

ci Cellule d’incerto utticio, 


cin Corpora allata (c. incerta). 

cip Cellule ipodermali. 

cit Cellule epiteliari dell’intestino tenne. 

enn Connettivi. i 

er Crivello labbro inferiore, 

ct Cuticola chitinosa. 

ctr Camera tracheale, 

cire Cellula tricogena. 

cu, Muscolo trasverso secondo. 

cu, Muscolo trasverso terzo segmentale. 

ev Cellula di Verson. 

df Deferente. 

dre Deutocerebro (lobi dentocerebrali). 

ds Muscoli dorsoventrali intersegmentali 
corti dall’ innanzi all’ indietro del 
torace. 

dse,-, dorsosternali cefalici, corti, inter- 
segmentali. 

dser retrattore del pezzo basale del lab- 
bro inferiore (dorsosternale cefalico, 
corto, intersegmentale ventrale). 

dsl dorsoventrali intersegmentali lunghi 
dall’innanzi all’indietro. 

de dorsoventrali segmentali del torace. 

due dorsoventrale cefalico (segmentale?). 

dvf dorsoventrali faringei (labbro sup.). 

di(r-p) dorsoventrali segmentali motori 
degli arti toracici: » retrattori: p pro- 
trattori. 

dru dorsoventrali segmentali dell'addome, 

dvu, segmentali dorso-ventrali prossimali. 

dv (1-p) dorsoventrali segmentali motori 
degli arti addominali: » retrattori ; 
p protrattori. 

Ei Eiaculatore. 

Em Epimeri toracali. 

Em? Epimeri del 1° paro? 

Emu Epimeriti degli uriti. 

Es Esofago. 

ceì Estremi tubuli eiaculatori traversanti 
il pene. 

ep Epitelio in genere, 

epe Epitelio coriogeno. 

F Faringe. 

Fm Femore. 


MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 


Fr Fronte. 

Fsa Fallo, apice dello stilo. 

Fsb Fallo, base dello stilo. 

Fst,_, Fallo, stipite (1° e 2° segmento). 

fe Filo del collo delle ghiandole mascellari. 

fg Filo delle ghiandole mascellari. 

FIA Fasce muscolari, longitudinali dorsali. 

fld, Fasce muscolari longitudinali dorsali 
laterali. 

Flde Fasce dorsali toraco-cefaliche. 

flv Fasce longitudinali ventrali (interseg- 
mentali corti). 

flt Muscolo toraco addominale dei fasci 
longitudinali ventrali. 

fm Fasci muscolari in generale, 

G Gula. 

Ga Ghiandola addominale. 

Gf Ganglio frontale. 

Gg Ganglio sopraesofageo. 

Gg, Ganglio sottoesofageo (+ protora- 
cale). 

Gg,(a) Parte del ganglio sottoesofageo 
protoracale che si trova fra le bran- 
che posteriori del tentorio. 

Gg,_, Gangli del meso e metatorace. 

Ggs Ganglio sottoesofageo (porzione sot- 
toesofagea del sottoesofageo + pro- 
toracale). 

GI Galea della mascella. 

Gb Ghiandola labiale. 

GIb, Porzione protoracale della ghiandola 

i labiale. 

Gli Galea del labbro inferiore, 

GIme Ghiandola mascellare complemen- 
tare. 

Gml Ghiandole mascellari. 

Gn Genae o guance. 

Gnt Genitali interni (in generale). 

Gp Porzione protoracale del ganglio sot- 
toesofageo + protoracale. 

9g, Ganglio primo (primo cefalosomite), 

ga, Masse ganglionari addominali. 

ga;(a-c) Ciascuno dei tre gangli, che, riu- 
niti, compongono la 6% massa gan- 
glionare addominale, 


Mi \\e. no. 


180 


gad Granuli albuminoidi di deposito. 
ge, Gangli erurali femorali. 

ger Gangli coxali. 

gd Grasso distale. 

ggen Gangli degli organi genitali distali, 
ggm Ganglio della ghiandola mascellare. 
ggn Ganglio gnatale. 

gl Ganglio labiale. 

gm Ganglio mascellare. 

gme Collo delle ghiandole mascellari, 
gmd Ganglio mandibolare. 

gp Grasso prossimale. 

I Intestino in generale. 

ie Muscoli ventrali, intersegmentali corti. 
il 


ilo _ 


intersegmentali lunghi ventrali. 

, dorsoventrali intersegmentali lun- 
ghi che scavalcano un segmento, dal- 
l’indietro all’ innanzi. 

in Intima (dovunque). 

L Labbro superiore. 

Le Lacinia (mascella) 

Lcl? Lacinia (labbro inferiore). 

Lg Ligula. 

Li Labbro inferiore (basale). 

Lie Lobo intersegmentale del collo. 

7, Lobo interno minore della lacinia. 

î, Lobo esterno maggiore della lacinia. 

ld Lobo deutocerebrale. 

Ipe Lobo procerebrale. 

lt Lobo tritocerebrale, 

M Mandibola. 

Mes Mesenteron. 

Mlp Malpighiani. 

Mn Membrana nucale (cefalica). 

Ms Mesostito. 

Mst Mesonoto. 

Mt Metastito. 

Mtt Metanoto. 

Mu,_, Lobo omerale sopra gli arti del 
1°-3° paio. 

Mx, Mascella. 

Mx, Labbro inferiore (pezzi pari). 

m Muscolo in generale. 

mb Membrana. 

menbranosa 


mbi Parte intersegmentale, 


ANTONIO BERLESE - 


mbp Parte membranosa postselerale. 

mfa Muscoli faringeali anulari. 

mff fronto-faringei. 

mgf geno-faringeali. 

mi Membrana intersegmentale del palpo. 

mn Manicotto della ghiandola mascellare. 

mo Muscolo occlusore della ghiandola 
addominale. 

mp Membrana peritoneale degli ovari. 


ms Mesosclerite (mesotergite o mesoster- 


nite). 
mt Metasclerite (metatergite o metaster- 
nite). 


N Sistema nervoso in generale, 
» Nuclei in generale. 

--x Nervi erurali toracali 1-3. 
nf Nervi frontali. 


LUI 


ng Nervo alla ghiandola mascellare. 

nge Nervi e masse ganglionari. 

ngl Nervi della ghiandola labiale. 

no Nervo occipitale. 

no Nervus recurrens. 

n8,-, Nervi segmentali dall’1 al 9. 

nv Nervi in generale. 

ne, Nervo. principale del 1° cefalosomite. 

O Pseudoculo. 

Ocm Semiluna carnosa occipitale. 

00 Oociti giovani a diverso grado di 
sviluppo. 

Vog Oogonie. 

Ov Uova mature. 

Ovd Ovidutto. 

Ovr Ovariolo. 

odi Muscolo obliquo, dorsale profondo, 
dall’innanzi all’indietro. 

odi, obliquo dorsale profondo dall’indie- 
tro all’innanzi. 

odp Muscoli obliqui dorsopleurali. 

odpe obliquo dorsopleurale cefalico, 

odt Muscoli obliqui intertergali. 

0oj? Organo di Johnston? 

oml Ombilico dei malpighiani. 

os? Organi sensoriali ? 

Pa Pezzo di arresto dell’unghia. 

Pad Papille anali dorsali. 


Pav Papille anali ventrali. 

Pe Pene. 

Pf Prefaringe. 

Pf,» Perifallo, segmenti 1 e 2. 

Pf, Seleriti laterali del Pf,. 

Pg Periginio, 

PI Palpo labiale. 

Plr Pleuriti addominali. 

Pm Palpo mascellare. 

Pn Pronoto, parte membranosa anteriore, 

Pne Pronoto, parte chitinea. 

Pr Prosclerite (protergite o prosternite). 

Pri Prointestino. 

Psi Postintestino. 

Psp Peritoneo splanenico. 

Psr Pelo sensoriale, 

Pst Prostito. 

p Pelo. 

pe Procerebro (lobi procerebiali). 

pd Peduncolo del pseudoculo. 

pil Piloro. 

pl Complesso palmato dei peli apicali dei 
palpi. 

pm protrattori della mandibola inseriti 
al tentorio, 

pm, protrattori della mandibola, fascio 
distale. 

pmx protrattori delle mascelle prossimali. 

pre Procerebro. 

prp protrattore laterale del pene. 

prt Peritoneo (perigenitale). 

psp protrattori superiori del pene. 

pt Frangia pettinata. 

Rt Retto. 

racg retrattore dell’acroginio, omologo 
di r0b, 

rd Ramo dorsale dello sbocco della ghian- 
dola addominale in Zosentomidae. 

rg retrattore della galea (mascelle). 

rib retrattore inferiore del pezzo basale 
dello stilo. 

rli retrattore del pezzo basale del lab- 
bro inferiore. 


rli, altro retrattore del pezzo basale del 


labbro inferiore. 


MONOGRAFIA DEI 


MYRIENTOMATA 181 


rlb retrattore laterale del pezzo basale 
dello stilo. 

rll retrattore della galea (labbro infe- 
riore). 

rmi retrattori della mandibola. 

rme retrattori della mascella. 

rp retrattore del pene. 

rpm retrattore del palpo mascellare. 

rsb retrattore superiore del pezzo basale 
dello stilo (ha un corrispondente in- 
feriore). 

rv retrattore della vescicola degli arti 
addominali. 

ren Ramo ventrale dello sbocco della ghian- 
dola addominale in Zosentomidae. 

S Stigma. 

Sa Segmento ascellare delle zampe. 

Sb Subcoxe o trocantini. 

Sn Setto epineurale. 

Sp Spermii. 

Spec Setto pericardico. 

Ssa Sensillo apicale del tarso. 

Ssb Sensillo basale del tarso. 

Ssl Sensilli laterali del tarso. 

St Stipite mascellare. 

St Stipite dei pezzi pari del labbro in- 
feriore. 

sca Sostanza escreta dalla ghiandola ad- 
dominale, 

ser Secrezione della ghiandola mascellare 
complementare e labiale. 

sl! Sternello. 

spa,-, Muscoli sterno-pedali anteriori. 

spe, Spermatociti primi. 

spe, Spermatociti secondi. 

spg, Spermatogonie di primo grado. 

spg, Spermatogonie di secondo grado. 

spm Spermii a diverso grado di sviluppo. 

spp, Muscoli sterno-pedali posteriori. 

sprm Sperma, cioè spermii contenuti nel 
fluido accessorio. 

sr Sostanza residuale digestiva del me- 
senteron. 

sso Sostanza segregata dall’ovidutto. 

sst Scudo stigmatico. 


EE A RO OT 


PNL OO LITE RIN RO ASTI ONERE RA ITS 
182 ANTONIO BERLESE 


st Sterno. 

stl Stilo mandibolare. 

stm Stili mascellari (0,, 0). 

T,-, Torace, 1°, 2°, 3° segmento. 

Tb,_, Tibia da 1° a 3°. 

Tbl Tubulo ghiandole labiali. 

Tbla tubulo ghiandole labiali; atrio. 

Tgv Tubulo della ghiandola velenifera. 

Tn Tenue. 

Tnt Tentorium. 

Ts, Tarso da 1° a 3°. 

Tst Testicoli. 

Tt,_; Trocantere 1°-3°. 

tm Tamburo della ghiandola addominale, 

in Tendine, 

ind Tendine dorsale del perifallo. 

tns Tendine dello stilo (fallo). 

inv Tendine ventrale del perifallo. 

tp Tappo della ghiandola addominale. 

ipp Tappo postintestinale, 

tpr Tunica peritoneale dei testicoli. 

tra Trachea addominale, 

tre Trachea cefalica. 

trt Trachea toracica. 

ts Muscoli dorsoventrali, intersegmentali 
corti, dall’ indietro all’ innanzi, nel 
torace. 

is,0 tergo-sternale intersegmentale, lungo 
toraco-cefalico. 

tsc tergo-sternale intersegmentale corto, 
cefalico-toracico. 

isu Muscoli dorsoventrali intersegmen- 
tali corti, dall’ indietro all’ innanzi, 
nell’addome. 

U Unghia. 

V Vertice. 

v Vescicola fra gli arti addominali. 

ve Vacuoli delle cellule, 

rg Vacuoli contenenti gocciole grasse. 

vgm Vagina della mandibola. 

vse Vescicola delle cellule ghiandolari. 

x Spaccature fra gli urotergiti e i rela- 
tivi pleuriti. 

Z zampe toracali 1-3. 


1s-12s Urosterniti. 


1t-12t Urotergiti. 
I-VI I sei somiti cefalici. 


& Carena sagittale del naso (labbro su- 
periore) = epifaringe. 

f Apodema clipeo-labiale. 

Y Apodema clipeo frontale. 

ò Branca longitudinale che va a fondersi 
col y- branca tentorio-clipeale. 

€ Branca tentorio-antennale, 

€ Terza branca, cioè tentorio mandibolare. 

y Apodema mascellare. 

3 Branche mascellari. 

( Branche anteriori. 

z tentorio-frontale. 

). tentorio-longitudinale impari. 

fe Carena longitudinale del precedente. 

v, v' tentorio-longitudinale pari del 6° so- 
mite (= branche posteriori). 

»” Parte membranosa delle branche po- 
steriori del tentorio. 

£ Apodema ipofaringeale. 

c Carena sagittale verticale, 

7 Plesso cefalico. 

T' Plesso protoracale. 

Pf Apodema tentorio-faringeale. 

o Apodemi tergali toracali. 

T Apodemi longitudinali toracali. 

P,_3 Apodema trasverso del prostito, me- 
sostito, e metastito. 

X Apodema 


mesostito (Zosentomidae). 


lineare longitudinale del 


X' Apodema centrale del meso- e meta- 
stito in Acerentomidae. 

 Apodema furciforme del metastito 
(Eosentomidae). 

w Apodemi trasversi degli urotergiti. 

w, Apodemi sagittali degli urotergiti. 

w, Apodemi trasversi degli urosterniti. 

wbs Braccio superiore dell’apodema tra- 
SVErso w. 

wse Squama clavicolare dell’apodema tra- 
SVErso Ww. 

wss Squama sagittale dell’apodema tra- 
SVerso w. 


Gli estratti della prima parte di questo lavoro furono pubblicati il 29 Mag- 
gio 1909; quelli della seconda parte il giorno 14 Agosto 1909. 


Dott. ACHILLE GRIFFINI 


SULLA GRYLLACRIS RUBRINERVOSA SERVILLE 


CON APPUNTI SUL GENERE 


DIBELONA Brunner e sulle GRYLLACRIS AMERICANE 


Fra i Grillacridi che recentemente il chiar. prof. Y. Sjòstedt del 
Museo Zoologico di Stoccolma volle inviarmi per determinazione, 
trovo due esemplari (4° e 9) che credo di poter riferire senza 
tema di errare alla Gryllacris rubrinervosa Serville ; essi proven- 
gono da Antioquia nella Colombia, località dalla quale provenne 
anche il tipo della specie. 

Della Gr. rubrinervosa pare finora si conoscesse il solo ed unico 
esemplare tipo descritto da Serville, privo dell’ addome, quindi 
male determinabile, e che dalla collezione Lefebvre passò poi nella 
collezione Brunner ed ora con questa sarà al Museo di Vienna. 

Garstaecker non conobbe in natura questa specie, e si limitò a 
riportare la descrizione di Serville. Brunner, che ebbe sott’ occhi 
il tipo dell’antico Autore, classificò la Gr. rubrinervosa nel suo 
nuovo genere Dibelona; vedremo come lo studio di esemplari più 
completi renda discutibile, e per mio conto non ammissibile, que- 
sto modo di vedere. 8 

Io credo cosa non priva d'interesse aver trovato due esemplari 
completi (il y in buono stato, la 9 appena lievemente guasta 
nell’addome) di questa specie, nelle collezioni del Museo di Stoc- 
colma, e pertanto ne darò qui, una descrizione abbastanza estesa. 


184 ACHILLE GRIFFINI 


Gryllacris rubrinervosa Serville. 


lo4 Gryllacris rubrinervosa Ser ville 1859, Histoire Natur. des Insectes Ortho- 
ptères, Paris, pag. 393-396. — Gerstaecker 1860, Ueber die Locu- 
stinen Gatt. Gryllacris Serv., Archiv. f. Naturgeschichte, Band XXVI, 
pag. 274. 

Dibelona rubrinervosa Brunner 1888, Monogr. der Stenopelmatiden u. Gryl- 
lacriden, Verhandl. k. k. zool. bot. Gesellschaft, Wien, Band XXXVIII, 
pag. 367. — Kirby 1906, Synonymic Catalogue of Orthoptera, vol. II, 
Part. I, London, pag. 148. 


Sato 


Longitudo corporis. . . . . . mm. 15,5 14 (circiter) 


» pronotie-lad a o 4,1 4,3 

» elybrorutami.s. et E° Lasa al 

» femorum anticorum. . >» 5,6 DI 

» femorum posticorum . » 10 9,6 

» ovipositoris . . . .. » — 11. (circiter) 


Statura parva; corpore tamen haud gracili. Flavido-straminea uni- 
color, colore leviter lurido. 

Caput pronoto minime latius, ab antico visum haud elongatum sed 
ovoideum fere orbiculare. OVcciput et verte» regulariter convera. Fa- 
stigium verticis latitudinem 1/‘/, primi articuli antennarum non su- 
perans, sat rotundatum, converiusculum, lateribus rotundatis. Frons 
latiuscula, converiuscula, tantum inferius supra clypeum leviter de- 
pressa, sat nitida: organa buecalia solito modo confecta, sat parva ; 
sulci suboculares latiusculi, sinuosi. 

Color capitis ut reliqui corporis totus favido-stramineus leviter 
nebulosus. Occiput leviter grisescens. Fastigium verticis pallidius, fla- 
ridum; maculae ocellares haud conspiciendae. Frons leviter nebulosa, 
utrinque vitta incertissima dilute fusciori sub angulo interno ‘infero 
scrobum antennarum descendente, interdum nulla. Mandibulae apice 
tantum intus infuscatae ; caeterum, cum labro, clypeo, palpis, anten- 
nisque totis, colore capitis. 

Pronotum a supero visum subquadratum, lobis lateralibus bene 
adpressis. Margo anticus rotundatus, minime productus ; sulcus anti- 


SULLA « GRYLLACRIS RUBRINERVOSA » SERVILLE Ecc. 185 


cus valliformis parum impressus (in medio minus expressus quam ad 
latera) ; sulculus longitudinalis abbreviatus e fossulis duabus (antica 
et postica) sejunctis confectus ; sulcus posticus arcuatus converitatem 
posterius vergens, ante metazonam modice distinetus, parum impres- 
sus, adest: post eum metazona transverse subcarinato tumidula, dein 
sulculus transversus marginem posticum subito praecedens. Margo po- 
sticus truncatus, in medio minime subsinuatus. Lobi laterales longio- 
res quam altiores, antice et postice subaeque alti, modice longi, angulo 
antico rotundato, margine infero leviter sinuato ; angulo postico infe- 
rius levissime prominulo, postice oblique subtruncato, margine postico 
subobliquo, sinu humerali nullo; sulci soliti bene impressi : intervalli 
converti. 

Color pronoti flavido—stramineus, levissime nebulosus. 

Elytra apicem abdominis et femora postica parum superantia, 
subellyptica, apice subrotundata, latitudinem marimam circiter mm. 5,5 
attingentia, subhyalina, levissime grisescentia, venis venulisque rufe- 
scentibus, in sexta parte apicali venis venulisque fuscis. Alae subey- 
cloideae, albido—roseae, parum hyalinae, venis venulisque pallidis. 

Pedes concolores. Tibiae anticae et intermediae subtus utrinque spi- 
nis 4, parum longis, subaequalibus, concoloribus, praeditae. Femora 
postica basi bene incrassata, ad apicem breviter attenuata, subtus 
margine externo spinis 5-7, quarum apicalibus leviter  majoribus, 
omnibus apice fuscis, armata, margine interno spinis 3-5, illis simi- 
libus, sed apicalibus valde longioribus (praecipue ultima). Tibiae po- 
sticae superne tantum ad apicem planiusculae, in utroque margine 
spinis 2-3 sat robustis et longis, apice fuscis, irregulariter disposi 
tis, armatae, necnon spinis apicalibus solitis instructae. 

Abdomen concolor. Segmentum dorsale ultimum < parum produ- 
ctum, modice converum, leviter cucullatum, superne forsan longitudi- 
naliter sulcatum, postice (inferius) excavatum, inferius utrinque intus 
spinulam incurvam fuscam emittens. Cerci { robusti, videntur triar- 
ticulati, articulo basali longiore, secundo brevi, tertio seu apicali 
modico. Lamina subgenitalis < magna, fere triloba, lobis lateralibus 
parum distinetis, stylum articulatum (fig. A, st) graciliusculum ge- 
rentibus : lobo medio permagno, ultra apicem abdominis leviter pro- 
minulo, irregulariter subrectangulari, longiore quam latiore, subtus 
utrinque longitudinaliter carinato, carinis (fig. A, €) apicem versus 


ME ga Boris STOMTRRS SARE ReO 21° ROC NANNI PRBARIONIDLI O OVIOA GIRATO 
I ; VETRO TRS PRI ICARO VAR 


"i 


1586 ACHILLE GRIFFINI 


divergentibus, ibique magis argutis et compressis, verticibus compressis 
sed margine rotundatis (fig. B, e), carinis ipsis basim versus tantum 
tumidulis, approrimatis ; margine postico huius lobi transverso, in 
medio minute prominulo, lobulo parvo, rotundato (fig. B, 1s). 


e 
st 
A 
Ls 


Gryllacris rubrinervosa e4 
A, Lamina subgenitalis ab infero visa: st, styli: c, carinae. 
B, Margo posterior lobi medii laminae subgenitalis a postico 
visus: c, carinae (inferius versae); ls, lobulus superior. 
(Figurae omnes magnitudine auctae). 


Ovipositor (in specimine 9 a me viso laesus) videtur latiusculus, 
sat elongatus, parum incurvus vel subrectus, apice subrotundato. La- 
mina subgenitalis 9 videtur transversa, margine apicali toto latiu- 
scule, parum profunde, sinuato, lateribus rotundatis. 

Habitat: Antioquia in Columbia. (Mus. Stockholm). 


L'esame di questa specie mi dimostra che essa per la grande 
maggioranza dei caratteri (stili alla lamina sottogenitale del J, 
spine delle tibie anteriori, ecc.) è una vera Gryllacris e non una 
Dibelona, accostandosi perfettamente al gruppo delle Gryllacris 
americane di minore statura, nelle quali vediamo per lo più il 
numero delle spine alle tibie posteriori essere limitato (5, 4, 3 per 
parte). 

Se sì mantenesse questa specie nel genere Dibelona, vi dovremmo 
collocare anche la GryMacris cyclops Pict. e Sauss., la Gr. Long- 
staffi Griftini 1909, la Gr. abluta Brunner (di cui Pictet et Saus- 
sure nella « Biologia Centrali americana » hanno descritto il 4) 
e le specie vicine, che anche meno della Gr. rubrinervosa hanno 
a che vedere colla specie tipo del genere Dibelona, cioè colla D. 
brasiliensis Br. 

lo credo anzi che la specie descritta da Brunner col nome di 
Dibelona cubensis, benchè finora se ne conosca solo la 9, vada 
pur essa tolta dal genere Dibelona e collocata nel gen. Gryllacris ; 


SULLA « GRYLLACRIS RUBRINERVOSA » SERVILLE Ecc. 187 


quando se ne scopra il Y parmi che potrà essere confermato que- 
sto mio modo di vedere (1). 

Non dirò pel genere Dibelona quello che ha detto Tepper pel 
genere Paragryllacris Br. (2), e che cioè esso non possa conside- 
‘arsi in realtà se non come un sottogenere del gen. Gryllacris. 
Anche pel genere Paragryllacris questa asserzione è un po’troppo 
recisa: benchè esso sia fondato essenzialmente sui caratteri dei gJ, 
le specie che lo compongono hanno un facies particolare, caratte- 
ristico, i lobi laterali del pronoto fatti in modo differente che non 
nelle Gryllacris. 

Così il genere Dibelona può essere mantenuto, ma finora non 
può comprendere che la specie tipica (D. brasiliensis Br.) e le sue 
sottospecie (D. brasiliensis subsp. Boggianii Griftini, 1908), nella 
quale specie sola si verificano i caratteri che Brunner ha assegnati 
a questo genere, e non soltanto la mancanza degli stili alla lamina 
sottogenitale dei yY", ma anche la particolare grandezza e disposi- 
zione delle spine alle tibie sia anteriori che posteriori; mentre già 
dalle diagnosi di Brunner si vede che le altre specie da lui col- 
locate in questo genere non hanno Varmatura delle tibie corri 
spondente a quella della D. brasiliensis ed indicata come carattere 
del genere. 

Pertanto, tolte le altre specie dal genere Dibelona e collocatele 
nel genere GryMacris, ecco come io disporrei le specie americane 
di questi due generi : 


(1) Di questa specie ho esaminato nelle collezioni del Museo di Ginevra re- 
centemente statemi comunicate, 3 P, tipi di Brunner. Le collezioni stesse con- 
tengono anche esemplari di Gr. abluta Br. e di Gr. picta Br. 

(2) Transact. R. Soc. South Australia. Vol. XV, Part. II. Adelaide, 1892, 
pag. 157. 


188 ACHILLE GRIFFINI 


Gen. Gryllacris Serville. 


(Species tipica: Gryllacris signifera Stoll.) (1). 


Dispositio specieram Neotropicalium : 

A. Species statura maiore. Elytra longa, femore postico saltem 
duplo longiora, subhyalina. Alae subtriangulares : 

B. Elytra venis venulisque roseis : 
1. GR. SALVINI Saussure et Pictet, 1897. Biologia Centr. Americana, 


Orthoptera, vol. I, pag. 305 (J). — Kirby 1906, Synon. Catal. of 
Orthoptera, Vol. II, part. I. London, pag. 143. 


Habitat: Panama. 


LISI] 


2. GR. CRUENTA Brunner, 1888, Monogr. der Stenopelmatiden u. Grylla- 
criden, Verhandl. k. k. zool. bot. Gesellsch. Wien, Band XXXVIII, 
pag. 345 (Ji Oy — Kirby 1906, Catal. cit., pag. 143. 


Habitat: Alto-Amazonas. 


BB. Elytra venis venulisque fuscis : 
3. GR. LAEVIGATA Brunner 1888, Monogr. cit., pag. 344-45, Tab. VIII, 


fig. 41 C(J). — Kirby 1906, Catal. cit., pag. 143. 


Habitat: Alto-Amazonas. 


d. GR. ALTERNANS Brunner, 1888, Monogr. cit., pag. 333 (0). — Kirby, 
1906, Catal. cit., pag. 140. 


Habitat: Puebla. 


AA. Species statura modica. Elytra modice longa, longitudinem 
duplam femorum posticorum haud vel aegre attingentia, sed lon- 
gitudinem 1//, horum femorum superantia, plus minusve testacea 
venis venulisque concoloribus. Alae subtriangulares: 


(1) Questo genere comprende ormai più di duecento specie viventi nelle re- 
gioni tropicali, in maggioranza indo-malesi. 


ia ie vd 


SULLA « GRYLLACRIS RUBRINERVOSA » SERVILLE Ecc. 189 


C. Tibiae basi concolores, pallidae : 


5. GR. LONGIPENNIS Saussure et Pictet, 1891, De quelques orth. nou- 
veaux, Mittheil. Schweiz. Entom. Gesellsch. Schaffhausen, Band 8, Heft 8, 
pag. 314-15, tab. 1I, fig. 15 (£). — Saussure et Pictet, 1897, 
Biolog. Centr. Amer., op. cit., pag. 306-07. — Kirby, 1906, Catal. 
cit. pag. 143. 


Habitat : Panama. 


6. GR. ROSEIVITTA Walker, 1870, Catalogue Dermapt. Saltat. British. Mu- 
seum. Part. III, London, pag. 473 (JI Y). — Kirby, 1906, Catal. 
cit., pag. 147. — (Species dubia). 


Habitat : Santarem. 


ni 


. GR. PARVULA Walker, 1870, Op. cit., pag. 473 (d'). — Kirby, 1906, 
Catal. cit., pag. 147. — = Gr. Haitensis, Brunner, 1888, Monogr. 
cit., pag. 364 (2); teste Kirby. 


Habitat : S. Domingo, Haiti. 


CC. Tibiae basi nigrae; facies punetis 11 vel 12 nigris regula- 
riter positis ornata; pronotum suleo antico et sulco postico ni- 
gratis: 

8. GR. MicHaELISI Griffini, 1908, Intorno a quattro Grillacr. dell’ Amer. 
merid., Zoolog. Anzeig. Band XXXIII, n. 1-3, Leipzig, pag. 65-67 (JI 2). 
— Griffini, 1908, Note sopra ale. Grillacr., Bollett. Mus. Zool. Anat. 
Comp. Torino, vol. XXIII, n. 587, pag. 13-14. 


Habitat : Espirito Santo, Brasilia (1). 


AAA. Species statura modica vel minore. Elytra breviuscula 
vel brevia, longitudinem 1/‘/, femorum posticorum haud vel aegre 
attingentia. Alae subeycloideae : 

D. Tibiae basi nigrae. Maculae ocellares distinetae. Elytra te- 
stacea: 


9. GR. PANAMENSIS Kirby, 1906, Catal. cit., pag. 147. — = Gr. maculata 
Brunner (nee Walker) 1888, Monogr. cit., pag. 364 (257 


Habitat: Panama, Costa-Rica. 


(1) Di questa specie potei recentemente esaminare un’altra Q nelle collezioni 
del Museo Zoologico Universitario di Oxford statemi comunicate per. studio, 
perfettamente corrispondente ai tipi. Essa porta Vindicazione : « Brasilia ». 


 % L più o 4 MI Pe Aa TIA La TI La ana Tua SIOE ERA 4 dA LEG PT 
Lit 4 f a a LZ stria; Lie li 
È 50 VU i A > Sor Mai TIE, Dà, "Ò Vo gif 


190 ACHILLE GRIFFINI 


10. Gr. cuBeNsISs Brunner, Dibelona eubensis Brunner. 1888, Monogr. 
cit., pag. 367 (DA — Kirby, 1906, Catal. cit., pag. 148. — Grif- 
fini, 1909, Revis. dei tipi di alcune Gryllacris, etc., Monitore Zoolo- 
gico ital. Firenze, Anno XX, n. 6, pag. 186-188 (nova descript.). 

Habitat : Cuba. 
11. Gr. cycLoprs Saussure et Pictet, 1897, Biolog. Centr. Amer., op. cit., 
pag. 308, tab. XV, fig. 9 (9). — Kirby, 1906, Catal. cit., pag. 147. 
Habitat: Panama. 
DD. Tibiae basi haud nigrae, sed pallidae, geniculis concolo- 
ribus: 
E. Caput saltem dimidio': supero frontis et vertice nigrum. Ely- 
tra testacea: 
F. Maculae ocellares distinetae. Apex abdominis niger : 


12. Gr. PICTA Brunner, 1888, Monogr. cit., pag. 3653-64 (Do — Saus- 
sure et Pictet, 1897, Biol. Centr. Americ., op. cit., pag. 307-08, 
tab. XV, fig. 8 UP): — Kirby. 1906, Catal. cit.. pag. 147. — = Gr. 


atricula Saussure et Pictet, 1891, op. cit., Mittheil. Schweiz. 
Entom. Ges., pag. 315-16, tab. II, fig. 16 (9). 

Habitat : Costa-Rica, Panama (Kirby). 

13. GR. ABLUTA Brunner, 1888, Monogr. cit., pag. 363 (JT). — Saus- 
sure et Pictet, 1897, Biol. Centr. Amer., op. cit., pag. 307, tab. XV, 
fig. 4-7 (JI P). — Kirby, 1906, Catal. cit., pag. 147. 

Habitat : Mexico, Vera Cruz, Tabasco, Guatemala, Vera Paz, 
San Salvador (Saussure et Pictet). 

FF. Maculae ocellares nullae. Apex abdominis concolor testa- 
ceus. Segmenta abdominalia dorsalia Y" brevissima; exeepto ultimo 
permagno, excavato, posterius superne lobum supraanalem petio- 
latum gerente; appendices cerciferae Y7 bicornutae ; lamina subge- 
nitalis g° transversa : 

14. Gr. LoxGstarrI Griffini, 1909, Two new spec. of Gryllacris in the 
Univers. Musenm, Oxford, Annals Magaz. Natur. History, vol. 3, eighth 
ser., London, pag. 8366-68, fig. (J). 
Habitat: Jamaica (1). 


(1) I due tipi si trovano l’uno al Museo Zoologico Universitario di Oxford, 
l’altro nella mia collezione, statomi con grande generosità donato dalla Dire- 


zione di quel Museo, 


SULLA « GRYLLACRIS RUBRINERVOSA » SERVILLE ECC. 191 


EE. Caput totum pallidum, cum reliquo corpore concolor. Ely- 
tra subhyalina, venis venulisque rufescentibus, in apice elytrorum 
fuscis: 

15. GR. RUBRINERvOSsA Serville, 1839, Hist. Natur. Insectes Orthoptères, 
Paris, pag. 395-96 (JT). — Gerstaecker, 1860, Ueber Locustinen 
Gatt. Gryllacris, Archiv. f. Naturgesch., Band XXVI, pag. 274. — = Di- 
belona rubrinervosa Brunner, 1888, Monogr. cit., pag. 367. — Kirby, 
1906, Catal. cit., pag. 148. — Griffini, 1909. in hac publicatione, 
pag. 184 et fig. A, B(J P). 


Habitat : Antioquia, Columbiae. 


AAAA., Species statura minore, graciliuscula, testaceo—ferrugi- 
nea, concolor, elytris longitudinem 1 '/, femorum posticorum attin- 
gentibus, testaceo tinctis, venis venulisque concoloribus ; tibiis 
anticis et intermediis subtus utrinque tantum spinis brevibus 2-3 
armatis; tibiis posticis exceptis spinis apicalibus inermibus, vel 
superne tantum rudimento spinulae unicae praeditis : 

16. GR. Sanoti Vincenti Griffin i, 1909, Two new spec. ; Op. cit., Annals 
Magaz. Natur. History, vol. 3, eighth ser., London, pag. 369-71 (J). 


Habitat: Insula Saneti Vineentii, Antillaram (1). 


(ren. Dibelona Brunner. 


(Species typica: Dibelona brasiliensis Brunner). 


Species omnes Neotropicales : 


1. D. BRASILIENSIS Brunner, 1888, Monogr. cit., pag. 366-67, tab. IX, 


fis. 42 (JI LF). — Kirby, 1906, Catal. cit., pag. 148. 
Habitat : Brasilia. 


2. D. BRASILIENSIS subsp. BoGGIrania Griffini, 1908, Intorno a quattro 
Grillaer. dell’Amer. merid.:; Op. cit., Zoolog. Anzeig., pag. 63-65 UPO 


Habitat : Paraguay. 


(1) Il tipo si trova al Museo Zoologico Universitario di Oxford. 


Species inquirenda. 


GRYLLACRIS VERTICALIS Burmeister, 1839, Handhuch der Entomologie, II 
Band, Berlin, pag. 718. — Kirby, 1906, Catal. cit., pag. 143 (DI 


Habitat : Brasilia. 
La brevissima descrizione originale non basta a caratterizzare 


questa specie; sembra nondimeno indicare un insetto simile alla 
Dibelona brasilensis Brunner. 


Genova, R. Istituto Tecnico, 15 Aprile 1909. 


P° LI 
Sr 


Prof. CARLO CAMPBELL 


A proposito di una nota sui precursori nell’applicazione degli insetti camivori 
A DIFESA DELLE PIANTE COLTIVATE 


Recentemente il Prot. Trotter (1) a proposito dei precursori nel- 
l’applicazione degli insetti carnivori a difesa delle piante coltivate 
ha segnalato il Boisgérand di Poitiers, che verso il 1840 avrebbe 
liberato un viale di pioppi della Liparis dispar trasportandovi la 
Valosoma sycophanta. 

In verità, l’idea di usare insetti carnivori nella lotta contro gli 
insetti dannosi alle piante coltivate risale ad epoca molto ante- 
riore. Nel corso dei miei studi sull’olivo ho potuto avere anche la 
memoria del Dott. Notarianni sulla mosca dell’olivo (2), in cui oltre 
alle altre osservazioni, certo importantissime per Vepoca in cui 
vennero fatte, parla della distruzione delle pupe della mosca per 
mezzo di una specie di insetto, di cui consiglia servirsi per  di- 
minuire i danni della invasione della mosca. "Ecco come ne parla 
il Dott. Notarianni, da una copia del manoscritto che ho potuto 
consultare : 

« Pare che non vabbia ad essere maggior sicurezza per la vita 
di questi animalucci che allorquando sono passati allo stato di 
erisalide. Eppure allora sorge un perniciosissimo nemico alla loro 
distruzione. Questa è quella specie di formica da Tabucio detta 


(1) « Redia ». Giornale di Entomologia. Firenze, 1908. Vol. V, pag. 126-132. 

(2) Dott. F. A. NOTARIANNI, Sulla mosca degli ulivi. Memoria pubblicata nel 
vol. VIII degli « Annali di Scienze Fisiche e Matematiche » del Prof. Brugna- 
telli di Pavia, 1795. 


13 


i: TAI 


194 CARLO CAMPBELL 


Formia cespitum; questa e la ghiotta cocinella bimaculata, si cibano 
di quegl’insetti che coprono la parte bianca delle foglie e dei 
rami dell’ulivo e vi si attaccano quali immobili detti dal Bernard 
Chermes, i quali ficcando il loro rostro nella corteccia e nell’alburno 
ne traggono il nutrimento. 

« Ma sopratutto è ghiotta della crisalide della mosca. L'ho ve- 
duta correre appresso alla mosea, ma questa coll’ali si salva sem- 
pre: nello stato poi di larva non può offenderla perchè non ha 
buco ove ficcarsi e suggerla dentro la polpa dell’ ulivo. Quando 
però è divenuta crisalide nel finissimo odorato corre a quel pic- 
colo foro corrispondente alla cavernuecia, ivi sì fieca, Vaddenta e 
la divora. È bello vedere con quale avidità e con quanto impegno 
più formiche si contrastano l’ingresso. Secondo le mie osservazioni 
posso asserire che nell’ Agosto-Settembre più della metà delle cri- 
salidi fu consumata dalle formiche. E questa è una ragione per- 
chè il danno della mosca non si osserva bene che nel cader della 
stagione. La formica allora si intana e lascia all’insetto la libertà 
di riprodursi e moltiplicarsi. 

« A questo proposito trovo notate due osservazioni che non 
pensai più di ripetere per confermarle nella prossima stagione. Le 
noterò intanto per invitare altri a sperimentare. Curioso di veder 
con comodo la caccia delle formiche, rinchiusi entro un bicchiere 
coperto, in maniera che Varia potesse entrarvi, delle crisalidi, e 
quindi molte formiche insieme. Restai sorpreso nel giorno seguente 
nel vedere le crisalidi, intatte dentro e fuori le ulive, e le formi- 
che assiderate, intirizzite e quasi morte. Amendue queste osserva- 
zioni furono fatte nel mese di Agosto; fosse ciò avvenuto perchè 
le formiche avvezze a vivere in società softrirono vedendosi fuori 
dun adatto domicilio? Fa meraviglia a vedere un insetto il quale 
sì sforza a superare ogni riparo quando è sull’albero se ne sia ri- 
masto indifferente e abbia patito con un gustoso boccone dinanzi. 
Al contrario ho visto che le mosche chiuse nelle bottiglie, assi- 
curate all’albero, subodorate dalle formiche, vengono perseguitate 
da esse, che penetrano nei fori a divorarle ». 

Fatta poi Vosservazione che la mosea sverna allo stato di pupa 
conclude : 

« Ora essendo così, tutte le mire devono essere dirette contro 


A PROPOSITO DI-UNA NOTA SUI PRECURSORI ECC. 195 


la crisalide, e tutti gli osservatori devono impegnarsi su questa 
discussione. Se riuscisse di diminuirne il numero, sarebbe ancora 
diminuito il numero delle mosche, e se fosse in poter nostro di 
sterminarla, nulla più si avrebbe a temere dalla mosca. Tenendo 
dunque la natura e Posservazione a guida, io crederei il più efti- 
cace rimedio e il più innocente, lo spargere a bella posta qua e 
là per ogni possessione quelle ceppaie bucherellate di alberi an- 
nosi divenute già ricovero della formica cespitum. La provvida na- 
tura è da per tutto feracissima di questo insetto, e nei tronchi 
secchi e tra le bitorzolute radici, e tra il legno e la corteccia di 
alberi vecchi e sotterra passo passo s'incontrano dei formicai, ove 
queste repubblicane si ritirano. Gli oliveti spessi o meno che non 
sieno di fresco piantati, e coltivati, sogliono dar loro un comodo 
e proprio ricetto. E quante volte mancassero naturalmente si po- 
trebbe supplirvi con Vindustria ». 

Si vede così chiaramente come già dal 1795 il Dott. Notarianni 
avesse un’ idea esatta del beneficio che l'agricoltura poteva avere 
dall’impiego di insetti carnivori 0 predatori, nella lotta contro gli 
insetti dannosi alle piante agrarie coltivate, fatto che diviene an- 
cora più importante oggigiorno in cui pubblico e scienziati tanto 
si interessano alla lotta contro la mosca dell’olivo. 

E ciò per la storia di studi e di una pratica, a cui sembra ri- 
serbato un così bello e grande avvenire. 


Gli estratti di questa Nota furono pubblicati il 20 Settembre 1909, 


IL I CONGRESSO INTERNAZIONALE DI ENTOMOLOGIA 


A BRUXELLES (Acosre 1910) 


L’'ottavo Congresso internazionale di zoologia verrà tenuto a 
(iraz nell’anno prossimo. Questi congressi sono stati molto utili 
per i naturalisti, non solo per il materiale scientifico portato a 
discussione negli stessi, ma ancora più per aver dato così agli 
zoologi l'opportunità di incontrarsi e conoscersi. Naturalmente, in 
un congresso destinato alla zoologia in generale, Pentomologia non 
costituisce che una parte subordinata. Il numero degli entomologi 
che vi intervengono ed il tempo concesso nelle sedute a questa 
branca della zoologia, sono sempre insignificanti in confronto al 
gran numero di persone che si occupano di entomologia ed  al- 
l’esteso sviluppo che questa scienza ha ora raggiunto. 

Attesochè Vimportanza dell’ Entomologia, per la scienza in genere 
e per Peconomia e | igiene in particolare, cresce di giorno in giorno, 
sembra conveniente di unire gli entomologi in un congresso che si 
occupi esclusivamente dell’Entomologia nei suoi vari aspetti e di 
stabilire un comitato permanente, che possa funzionare come or- 
ganizzazione centrale nell’ interesse di questo soggetto. 

Uno dei principali compiti di questa iniziativa è di portare gli 
entomologi in più stretto contatto colla zoologia generale, ed an- 
cora colle applicazioni pratiche dei loro propri studi. Con questo 
intendimento noi proponiamo che si tenga un congresso di ento- 
mologia ogni tre anni, circa un paio di settimane prima del con- 
gresso triennale zoologico, cosicchè le risoluzioni e le conclusioni 
di importanza generale, quando ciò sembri necessario, possano 
essere presentate per la discussione al susseguente congresso di 
zoologia. 

Il I° Congresso internazionale di Entomologia sarà tenuto dal 
1° al 6 agosto 1910 a Bruxelles, durante l'esposizione internazionale 


TL PRIMO CONGRESSO INl'ERNAZIONALE ECC. 197 


che vi avrà luogo in detto anno. Il programma definitivo verrà 
pubblicato durante | inverno 1909-1910, frattanto però sembra 
opportuno di far conoscere al pubblico entomologico i seguenti 
particolari sull’organizzazione del Congresso. 

I soggetti che noi invitiamo gli Entomologi a sottomettere alle 
adunanze generali o delle sezioni, comprenderanno Sistematica, No- 
menclatura, Anatomia, Fisiologia, Psicologia, Ontogenia, Filogenia, 
Ecologia, Mimetismo, Etologia, Bionomia, Paleontologia, Zoogeo- 
grafia, Entomologia medica ed economica e Museologia. 

I comitati di Bruxelles prenderanno le disposizioni per 1 acco- 
glienza dei membri del congresso. 

Il Congresso si comporrà di : 

I. Membri vitalizi, i quali pagano, per una volta tanto, almeno 
250 lire, per coprire le spese di tutti i futuri congressi di Ento- 
mologia. Essi riceveranno gratuitamente tutte le pubblicazioni dei 
singoli congressi. La somma pagata dai membri vitalizi sarà im- 
piegata come fondo permanente i eui soli interessi saranno messi 
a disposizione del comitato internazionale permanente da eleggersi 
al Congresso. 

II. Membri ordinari, che pagano una somma di 25 lire e ri- 
ceveranno tutte le pubblicazioni del Congresso. 

Le signore ed i giovanetti che accompagnano i membri, col pa- 
gamento di L. 12,50 per ciascheduno avranno tutti i privilegi dei 
membri, meno il diritto di ricevere le pubblicazioni. 

Per aiutare il comitato esecutivo internazionale nel lavoro 
estensivo preliminare pel /° Congresso di Entomologia sono stati 
nominati dei Delegati locali nei diversi paesi. Questi Delegati, di 
cui uniamo una lista preliminare, daranno agli Entomologi le in- 
formazioni del caso. 


DELEGATO LOCALE PER L’ ITALIA 
Prof. A. Berlese, Firenze, Via Romana, 19. 


Tutte le sottoscrizioni sono da inviarsi a 
A. H. Jones, Lxo. 


11 Chandos Street, Cavendish Square 
LONDON, W. 


Australia: W. W. FroGGATT, Entomologist, Departm. of Agriculture, Sydney, 
Austria : A. HaxpLIRSCH, K., K. naturhist. Museum, Vienna, 

Belgio : H. ScnouTEDEN, 31, Rue de Vautier, Bruxelles. 

Canadà: C. J. S. BETHUME, Guelph. 

Danimarca: A. KLò6cHER, Copenaghen-Valby. 

Francia: A. GROUVELLE, 126, Rue de la Bottie, Parigi, VIII. 
Germania : S. SCHENKLING, Thomasius-Strasse, 21, Berlino. 
Giappone : S. MatsuMURA, Imp. Agricult. College, Sapporo. 
Inghilterra: G. B. LoxGstArr, Higlandes, Putney Heat, Londra L. W, 
Italia: A. BerLEsE, Via Romana, 19, Firenze. 

Norvegia: W. M. ScHòveN, Josefinegt, 43, Cristiania. 


Olanda : J. C. H. pe MEIJERE, K. Zool. Genootschap Nat. Art. Mag., Am- 


sterdam. 
Russia: N. .J. Kusxerzow, Università, log. 21, Pietroburgo. 
Svezia : Y. SJisrEDT, naturhist, Riksmuseet, Stocolma. 
Svizzera: von ScHULTHESs, Thalacker, 22, Zurigo. 
Spagna e Portogallo : J. BoLivar, 74, Calle de Alphonso XI, Madrid, 
Stati Balcanici: P. BACHMETJEW, Sofia (Bulgaria). 
Stati Uniti d'America : H. StInNER, Logan Square, Filadelfia, 
Sud-Africa: L. PfrinGuEY, South African Museum, Capetown. 
Sud-America : H. v. JHERING, Sao Paulo (Brasile). 


Ungheria: G. HorwATH, Mus. Nat. Hongr. Budapest. 


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PrEFAZIONE. — I. Breve storia della Entomologia; to 

II. Grandezza degli Insetti; Ill. Piano di organizza- ATA 

zione degli Insetti; IV. Embriologia generale; V. Mor- RI 


fologia generale; VI. Esoscheletro; VII. Endoscheletro; |. | 


Ni 
VIII. Sistema muscolare; IX. Tegumento; X. Ghiandole; val 
XI. Sistema nervoso ed organi del senso; XII. Organi -M 


musicali e luminosi; XIII. Tubo digerente; XIV. Si- vo 
stema circolatorio e fluido circolante; XV. Organi e 
tessuti di escrezione plastica; XVI. Tessuto adiposo 
e sviluppo degli organi e tessuti di origine mesoder- 
male; XVII. Sistema respiratorio; XVIII. Organi della 
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CISA: RICNIOV] 


M'ANEPU LO 


(Tav. XVIII-XXI). 


In data 15 Settembre 1905 ho pubblicato, in questo stesso 
giornale, una nota intitolata « Materiali pel Manipulus V », com- 
prendente la descrizione di alcune specie nuove di Acari, che, 
nella serie dei Manipuli, vanno dal N. 203 al N. 220. 

Di tali specie nuove non ho dato figura, il che faccio di presente, 
mentre completo il quinto manipolo, descrivendo e disegnando al- 
tre nuove specie (tutte Prostigmata) fino al N. 250, con che an- 
che il 5° manipolo è completo, cioè composto, come i precedenti, di 
50 specie o varietà nuove. 

Gli acari descritti nella suddetta nota sono i seguenti : 


203. Scirus brevicornis n. sp.; 204. Alicus pyrigerus n. sp.; 
205. Rhagidia subterranea n. sp.; 206. Gamasus (Eugama- 
sus) Kraepelinii n. sp. (1); 207. Gamasus (Pergamasus) me- 
diocris n. sp.; 208. Gamasus (Pergamasus) barbarus n. sp.; 
209. Cyrtolaelaps ibex n. sp.; 210. Gamasellus (Digama- 


(1) Questa e le seguenti tre specie di Gamasus non sono figurate qui essen- 
dolo già state in altra memoria (Monografia del gen. Gamasus), inserita in 
questo stesso periodico. 


200 ANTONIO BERLESE 


sellus) perpusillus n. sp.; 211. Ameroseius italicus n. sp.; 
212. Ameroseius zerconiformis n. sp.; 213. Ameroseius mi- 
nusculus n. sp.; 214. Trachyuropoda (Janetiella) bella n. 
sp. (1); 215. Dameosoma laciniatum n. sp. (2); 216. Dameo- 
soma bicultratum n. sp. (3); 217. Tegeocranus laevis n. sp.; 
218. Tripochtonius badius n. sp.; 219. Disparipes longitar- 
sus n. sp. (4); 220. Disparipes echidna n. sp. 

Segue la descrizione delle specie nuove, fino al N. 250 e di 
alcuni nuovi generi e sottogeneri. 


GEN. CALEREMAEUS N. GEN. 


Species typica. Caleremaeus monilipes (Mich.); idest Notaspis mo- 
milipes Mich. Species etiam in Italiae Septentr. muscis altiorum 
montium occurrens. 


219. Alicus (Monalicus) siculus n. sp. — Differt ab A. arbo- 
riger Berl. praecipue pilis sensoriis mediis capitisthoracis eurtis, 
clavato—scopatis. Pili corporis extremi marginisque arboriformes. 
Ad 250 p.. long. 

Habitat. Inveni nonnulla exempla in muscis agri Panormitani 
(fio. 19). 


220. Alicus (Leptalicus) paolii n. sp. — Cinnabarinus, elon- 
gatus; Antico trapezino, abdomine longe ovato, pilis mediocribus, 
clavato-plumosulis, praecipue in extremo abdomine densis, in di- 
midia parte antica abdominis eiusdem subnullis ornato. Pedes 


(1) Dall'esame dei tipici ho dovuto convincermi che 1’ Ameroseins zerconiformis 
corrisponde al Seius spathuliger del Leonardi e la Trachyuropoda bella alla Celaeno 
modesta dello stesso autore. Queste due specie si chiameranno adunque Amero- 
seius spathuliger (Leon.) e Trachyuropoda (Janetiella) modesta (Leon.). 

(2) IMustrato nella Monografia del gen. Dameosoma, pubblicata in questo 
stesso giornale dal Dott. Paoli G. 

(3) Disegnato qui sotto il nome di Cultroribula bicultrata. 

(4) Non si disegna qui e così neppure il seguente perchè saranno prossima- 


mente delineati in speciale monografia dei Tarsonemidi. 


ACARI NUOVI 201 


longi, graciles, setis plumosulis induti. Pili cephalothoracis qua- 
tuor longiores, exiles, barbatuli. Ad 340 p.. long. (cum rostro); 
150 p. lat. 

Habitat. Plurima collègi exempla in muscis agri Panormitani 
(ue L7): 

Obs. Differt ab A. elongato, cuius congener, praecipue pilis ab- 
dominalibus tantum in extremo abdomine coacervatis; statura ali- 
isque characteribus. 


221. Michaelia subnuda n. sp. — Candida, abdomine rectan- 
gulo, longiore quam lato, pilis ramosis raris induto (in dorso). 
Derma dorsi (fig. 20a) aciculatum, tamen aciculis, non bene in 
areolas dispositis. Caeterum M. setigerae Berl. conformis, sed mi- 
nor. Ad 220 I. long.; 110 L. lat. 

Habitat in muscis agri Florentini (« Boboli »), haud frequens 
(fig. 20). 


222. Scirus parvirostris n. sp. — Miniaceus, pilis curtissimis et 
rarioribus ornato; quatuor tamen cephalothoracis (tactiles) longiores 
sunt et leniter barbatuli. Rostram perparvum, mandibulis validio- 
ribus, sat crassis, palpis curtissimis, cum vix summo articulo po- 
stremo mandibulas superent. Tarsi primi et secundi paris appen- 
dicula tactili perrobusta, cylindrica, iuxta tarsum decurrente et 
tarsum eundem fere longitudine aequante, in parte dorsuali arti- 
culi armati. Ad 300 p. long.; rostrum 100 p. long.; palpus 
60 p.. long. 

Habitat. Unum vidi exemplum collectam in humo, Florentiae 
(fig. 16). 

Obs. Species differt a S. brevicornis Berl. rostro valde minore 
(in S. brevie. rostram 200 p.. est long.; palpusque 150 p.. long.). 


GEN. SYNCALIGUS N. GEN. 


(Caligonus ex p. Koch, CANESTRINI G. et R., BERLESE ete.). 


Il gen. Caligonus è staro istituito dal Koch pel suo C. rufulus (C. M. A. 
Deutschl., fasc. 5, fig. 9). Non tengo conto della specie tipica indicata invece 
nell’Uebersicht d. A, S., che è di data molto posteriore. In quest’ultimo caso 


202 ANTONIO BERLESE 


la specie tipica indicata è il C. ruber, che fino ad ora non si sa cosa sia, per 
quanto ora si generalizzi Videa che si tratti di una Nicoletiella. 

Intanto il O. rufulus deve essere una Zupalopsis; certamente è genericamente 
diverso dalle specie per le quali io faccio il genere Syncaligus e che hanno per 
tipo il Caligonus petrobius di R. Canestrini. In tale gruppo possono rientrare le 
seguenti specie del Koch e d’altri : 

C. cerasinus Koch; €. impressus K. (forse eguale al C. petrobius R. Can.); 
C. longimanus K. e le seguenti specie nuove: $. conspicuus della Columbia ; 
S. echidna di Palermo. 

Ecco i caratteri del genere Synealigus : 


Corpus bursiforme, plerumque post pedes latius, postice rotun- 
datum nisi extremis genitalium labiis acute ex extremo abdomi- 
nis margine protrudentibus. Pedes in dimidio antico ventre insiti, 
epimeris omnibus cuiusque lateris intersese omnino contiguis. 

Dorsum sceutis thoracicis tribus (medio et lateralibus) punetu- 
latis, vittis longitudinalibus duobus, dermate striato significatis, 
intersese discretis nec non dermate pariter striato (transverse) 
a scuto abdominale, dimidiam dorsi partem posticam oecupante 
(aliquando tamen evanido, ut in $. cerasino et tune derma ibi 
quoque tenuissime striatum est) separato. Sulci isti impressiones 
faciunt in dorso, transversam in dimidio dorso, e qua longitudina- 
les duae oriuntur, anterius directae. Mandibulae stipitibus intersese 
coalitis (fig. 304), fere ut in Tetranychus configuratis, stylis ta- 
men minus elongatis, laciniaque longa, hyalina, styliforme. Palpi 
(fig. 300) mediocres vel longiuseuli, ungue penultimi articuli mi- 
nimo, tentaculo valde unguem superanti, clavato. Tarsi antici ad 
dorsum appendicula tactili eylindrica, variae magnitudinis aucti. 


Species luius generis lucusque bene notas sic dividas : 


1. Setae dorsi maximae, arcuatae, dimidiam fere corporis latitudinem aequan- 
ROBI I TA A AR NEL OST E MES REICH 
— Setae dorsi mediocres vel minores, dimidia latitudine corporis multo cur- 
VLOTEBI n Ra Aq e ne Vel STRO Beat RT N er pel IRR 
2. Appendiculae tactiles tarsorum primi et secundi paris magnae, percrassae, 


transverse minutissime striatae. Setae dorsi minimae, ad 450 p. long. 


(CXCEPLO FOSbIO) | a MR IE SIZE (AS 
— Appendiculae tactiles tarsorum primi et secundi paris parvulae, sat exiles, 
haud. striatige tt; Aia A Re IA I RA O IE OS) TEO CI NPI 
3. Setae dorsi mediocres. Ad 450... long. ori e Be CONSPICUOB 
— Setae dorsi minimae. Ad 400 p. long. MONO e ERO OR TISMGHRA SINIS 


ACARI NUOVI 205 


Quanto alle altre specie del gen. Caligonus ricordate dagli au- 
tori, avvertirò che il Caligonus scapularis (Stigmaeus scapularis 
Koch) deve essere tipo di nuovo genere, che propongo di chia- 
mare Homocaligus; il Caligonus humilis (Stigmaeus humilis Koch) 
deve far pure genere a sè, che si potrebbe chiamare Caligonella ; 
le altre specie del Koch rientrano fra i Raphignatus e fra le Eu- 
palopsis, all’infuori del C. ruber, di cui si è detto. 


223. Syncaligus conspicuus n. sp. — Cinnabarinus, ovalis, 
dorso setis curtis, robustis ornato. Scutum dorsi abdominale con- 
spicuum, punctulatum, rugis longitudin. duabus et trasversa semi- 
circulare margini postico parallela signatum. Adsunt seutula duo 
dorsalia ad angulos posticos sceuti cephalothoracis medii, areolata, 
fere perforata, perparvula. Pedes percurti, primi paris latitudinem 
corporis vix aequantes, omnes sat cerassi. Appendiculas tactiles 
tarsorum primi et secundi paris in meo exemplo non video; for- 
sitan in preparatione avulsas sed minimas credo, insertione eadem 
considerata. Ad 450 |. long.; 280 p. lat. 

Habitat in Columbia, in muscis (fig. 29). 

Obs. Species S. petrobio similis, a quo diftert praecipue setis cor- 
poris valde robustioribus, nec non appendiculis tactilibus tarsorum 
primi et secundi paris. 


224. Syncaligus echidna n. sp. — Miniaceus, sat nigro mar- 
moratus (hieme), obovatus vel longe ellipticus. Scutum dorsi abdo- 
minale conspicuum. Deficiunt scutula minima ad angulos posticos 
seuti cephalothoracici antici. Setulae dorsi maiores in mari magis 
quam in foemina, crassae, arcuatae, corporis erusdem latitudinem 
fere aequantes. Pedes longi; primi paris fere corporis longitudinem 
aequantes. Appendiculae tactiles tarsorum primi et secundi paris 
parvulae, sat graciles. Ad 370 p. long.; 200 p. lat. 

Habitat. Plura collegi exempla utriusque sexus in muscis agri 
Panormitani (fig. 30). 


GEN. STIGMAEUS KOCH. 


Il Koch in « €. M. A. Deutschl. » istituisce il gen. Stigmaeus pel S. cruentus 
(fase. 4, n. 9). Le impressioni longitudinali dell’addome, visibili nella figura, e 
le insenature del margine dell’addome dopo il 4° paio di zampe dimostrano che 


ui e da 


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n ER NO E SIA AE ENT 277 VND SDA PIPA TIIRAI TOT ARTO CTR 
e A % 


204 ANTONIO BERLESE 


si tratta di una specie affine a quelle che io ho descritto col nome di Caligonus 
robustus (« A. M. Sc. it. », fasc. XXII, n. 6, e Stigmaeus elongatus, fasc. XXX, 

7) e rientrante in quel gruppo nel quale io metterò ora tre nuove specie, 
cioè S. rhodomelas; S. eutrichus; S. antrodes. Le due figure delle anzidette spe- 
cie illustrate in « A. M. Sc. it. » non sono esatte, perchè, per S. robustus (Cali- 
gonus robustus) ho riprodotto un individuo troppo schiacciato artificialmente, 
per cui non apparisce bene la angolosità degli omeri ed il solco toraco-addo- 
minale del dorso. Però è evidente e caratteristica la striatura longitudinale della 
cute dorsale, che non mostra così aree circoscritte a guisa di scudi con strut- 
tura punteggiata. Questo carattere, con quello della cortezza notevole delle se- 
tole del corpo, definiscono bene la specie. 

Quanto al S. elongatus ho trascurato di indicare, nella detta figura, gli scudi 
dorsali, la cui distribuzione è molto simile a quella degli S. rRodomelas, S. eutri- 
chus, S. crassirostris, come d’altro canto ho fatto non abbastanza lunghe le se- 
tole mediane del capotorace al dorso. R. Canestrini illustra (« Acarof. it. 
p. 449) una forma, che ritiene varietà della precedente e che chiama S. elongatus 
var. longipilis; essa è specie a sè, non ornata di scudi al dorso. 

Ho poi compreso altra volta (« A. M. Sc. it. ») nel gen. Stigmaeus una specie 
che riferii al Koch, cioè S. chermesinus, molto diversa da quelle citate, che for- 
mano gruppo a sè, cioè il sottogen. Eustigmaeus. 

Questo S. chermesinus fa gruppo a sè col S. ottavii, che descrivo ora e sta 
molto vicino ai Raphignathus; anzi lo S. ottavii è molto simile al Raphign. patrius 
e differisce a colpo d’occhio solo per la pelle liscia anzichè reticolata. Perciò lo 
S. chermesinus col 8. ottavii potrebbero riunirsi in un sottogenere molto vicino 
ai Raphignathus anche più che agli Stigmaeus veri, dei quali è tipo lo S. cruentus. 

Vengono poi altri Stigmaeus molto allungati, cioè circa quattro volte più lun- 
ghi che larghi, cilindrici, che sì muovono con movimenti tortuosi, quasi serpen- 
tini. Per tutto il resto convengono abbastanza cogli Stigmaeus veri. Ne descrivo 
ora due specie: S. serpentinus; S. anguineus. 

Di tale maniera il gen. Stigmaeus può essere suddiviso nei seguenti sottogeneri : 


Corpus subdiscoidale vel curte ovatum; abdomen in dorso haud sulcis transversis 
(saltem in foem.) impressum . . . . sla i CEUSTIGMABUS 
— Corpus longe rhombicum, vel cylindricum; SEVITO in dorso sulcis post quar- 
tos pedes aliquot transversis impressum. . 0.0.0... .04 
2. Corpus longe rhombicum circiter duplo longius quam latum . . 0.0. > 
n gi TRATTE A Ne SARE I TTM N 
— Corpus subeylindricum, saltem triplo longius quam latum. MACROSTIGMAEUS 


Infine debbo avvertire che alcuni bassi Raphignathus, riconoscibili al corpo 
allungato quasi come negli Stigmaeus veri, e tra questi specialmente il /. sicu- 
lus Berl. e R. curtipilus Berl., mostrano una divisione del dorso in scudi (reti- 
colati) tutto affatto corrispondente a quella già indicata pei Stigmaeus rhodome- 
las ed affini. Le sole vere differenze che esistono tra i detti Laphignathus e gli 
Stigmacus scutati sopradetti consiste nella reticolazione crassa degli scudi e 


po 
F 


ACARI NUOVI 205 


nelle setole più o meno barbate nei detti Raphignathus. Da questi poi si passa 
ai Raphignatus a scudo addominale dorsale intero o solo diviso da solco tra- 
sverso dopo le zampe del 4° paio, ad es. : R. piger Schr.; R. clavatus C. et F.; 
IR. patrius Berl.; ’. anauniensis R. Can. Così per due vie dagli Stigmaeus si 
passa ai Laphignathus. 


SUBGEN. STIGMAEUS K. 


Corpus longe rhombicum, duplo longius quam latum, humeratum, 
postice acutum propter mucronem ventralem, in quo anus aperitur, 
protrudentem ultra abdomen posticum. Dorsum sulco cephalotho- 
racico conspicuo nec non sulcis duobus post quartos pedes trans- 
versis, ita ut dorsum in quatuor partes dividatur. Dorsum vel 
dermate toto striato tenuissime, vel scutulis aliquot areolatis vel 
punctulatis aut laevibus, dermate striato cireumdatis ornato. Pedes 
mediocres, ambulacris mediocribus. Unguis palporum robustus, 
mandibulae stipite tantum basi coalito, stylis sat longis. Abdomen 
plerumque impressionibus duabus longitudinalibus inter suleum 
cephalothoracicum et primum posticorum parallelis signatum. Se- 
tulae dorsi simplices, variae longitudinis. 

Species typica: Stigmaeus rhodomelas n. sp. (speciem typicam 
Kochii, sive S. cruentum numquam ego inveni). 

Species subgeneris Stigmaeus (s. str.) haec sunt : 

a) Dorso scutis aucto, secundum figuram quam praebemus pro 
S. rhodomelas (fig. 24); species sequentes hucusque bene notae, prae- 
ter S. cruentus Koch., sunt; S. crassirostris Leon.; S. confinis Berl.; 
S. elongatus Berl.; S. rhodomelas n. sp.; S. eutrichus n. sp.; S. an- 
trodes n. Sp. 

b) Dorso dermate tenuissime striato, seutis nullis: S. rodustus 
Berl.; S. longipilis R. Can. 


225. Stigmaeus rhodomelas n. sp. — Miniaceus, nigro bene 
marmoratus, pedibus rubris. Pili corporis omnes curtissimi. Ce- 
phalothorax scuto medio ovato, omnibus sublaevibus vel vix te- 
nuissime punctulatis. Rostrum sat parvulum. Ad 380 p. long.; 
180 p. lat. 

Habitat. Plurima collegi exempla in muscis ad Florentiam nec 
non alibi in Etruria et agri Panormitani (fig. 24). 


È PL TRI PATIRE ar, r ei ee ea oa METZZO LITE 


L 


206 ANTONIO BERLESE 
226. Stigmaeus eutrichus n. sp. — Miniaceus (?), consuetae 


figurae. Scuta omnia laevia. Rostrum magnum. Scutum dorsuale 
cephalothoracis trigonum, latum. Seta ante oculos insita perlonga, 
sive corporis latitudinem multo superans; seta humeralis longior, 
corporis latitudinem aequans; seta lateralis ad quartos pedes hu- 
meralem longitudine aequans; caeterae omnes curtissimae, tamen 
duae posticae aliquanto longiores. Ad 300 p.. long.: 140 p.. lat. 

Habitat raro in Etruriae muscis (prope Florentiam) (fig. 27). 

Differt a S. longipilis R. Can. quod scutis gaudet dorsualibus, 
dum species Canestrinii dermate striato in dorso ornatur. 


227. Stigmaeus antrodes n. sp. — Miniaceus (?), consuetae 
figurae, dorso scutulato, scutulis tamen minus bene conspicuis, 
antico vix areolato-scabrato, caeteris laevibus. Pili corporis omnes 
(excepto tactili antico, humerali et uno in quoque anale labio 
simplicibus) omnibus apice barbatulis, longitudine sat conspicua. 
Oculi, quantum video, nulli. Ad 480 p. long. (excepto rostro); 
250 p.. lat. Inter congeneres maximus (1). 

Habitat. Plura vidi exempla in sabulis obvia, in spelunea « Maa- 
stricht » in Hollandia a CI. Schmitz colleeta (fig. 26). 


SUBGEN. EUSTIGMAEUS N. SUBGEN. 


Corpus ovatum vel subcirculare, humeratum, postice trunca- 
tum, supra convexum. Derma tenuissime et aeque punctulatum. 
Scutum cephalothoracieum et abdominale intersese distineta, ma- 
gna, totum dorsum occupantia. Suleus thoraco-abdominalis per- 
conspieuus, ad humeros incidens. Seutum dorso-abdominale inte- 
grum. Genitalia ventralia, cam ano in muerone aperta, non ultra 
abdomen prominente. Pedes erassi, robusti, primi paris plerum- 
que caeteris robustiores, unguibus binis validioribus, nec non pul- 
villo ramusculiforme terminati. Rostrum cerassum, sat magnum. 


(1) Doct. Leonardi in descriptione sui $S. crassirostris longitudinem adfirmat 
ad 500. Vere ex eiusdem exemplis typicis longit. S. crassirostris dignosco ad 300; 
cum rostro usque ad 400, in utroque sexu. 


ARRE IRR A ET ICI APART 


234 
NT 


ACARI NUOVI 207 


Raphignathis subsimiles, nisi dermate haud areolato distinguantur. 
Species typica. S. E. kermesinus Berl. (A. M. Se. it.) ex Koch. 
(Adde S. E. ottavii). 


228. Stigmaeus (Eustigmaeus) ottavii n. sp. — Laete cin- 
nabarinus, subdiscoidalis, perconvexus, setis dorsi spiniformibus, 
robustis, rectis, intersese longitudine paribus. Mas perfecte rhom- 
bicus, muerone genitale ultra postremum abdomen acute promi- 
nente; sulco dorsuale ad tertios pedes conspicuo, transverso. Mas 
ad 280 p.. long.; 190 p.. lat. Foem. 370 p. long. ; 300 u. lat. 

Habitat. Plurima collegi exempla in muscis agri pedemontani 
ad « Casalmonferrato ». 

Pulcherrimam speciem hane dicatam volui CI. viro Eduardo 
Ottavi rei agrariae peritissimo et benemeritissimo (fig. 28). 


SUBGEN. MACROSTIGMAEUS N. SUBGEN. 


Corpus elongatissimum, saltem triplo longius quam latum, trans- 
verse pluries suleatum, eylindriceum. Pedes parvi. Rostrum Chey- 
letorum primo visu similis. 

Species typica S. M. serpentinus n. sp. 


229. Stigmaeus (Macrostigmaeus) serpentinus n. sp. — 
Albido—-hyalinus, vix pallidissime roseus. Elongatissimus, subeylin- 
dricus, pedibus brevibus, anticis caeteris vix crassioribus et lon- 
gioribus. Rostrum gracile, palporum appendicula tenui, curtula; 
mandibularum chela digitis subaequalibus, sat longis, acutis, exi- 
libus; stipite basi connato. Hypostoma apice acuto. Derma corporis 
totum tenuissimis striis longitudinalibus, parallelis, exharatum. 
Corporis setae sat breves; certe non corporis eiusdem latitudinem 
superanses. Tarsus anticus ad dorsi apicem appendicula tactile 
breve, conica, auctus. Inter ungues pulvillus adest ex pilis qua- 
tuor compositus, intermedii inter laterales oriuntur et magis ex- 
trorsus sunt producti, omnes autem apice capitati. Oculos non video. 

Ad 550 p.. long.; 90 p. lat. 

Habitat. Nonnulla collegi exempla in museis Montis « Giovi » 
in « Mugello » prope Florentiam (fig. 22). 


Lio) 
(= 
(00) 


ANTONIO BERLESE 


230. Stigmaeus (Macrostigmaeus) anguineus n. sp. — Pal- 
lidissime roseus, subhyalinus, perlongus, setis corporis praecipue 
quatuor posticis longissimis, corporis eiusdem latitudinem multo 
superantes. Eadem fere longitudine sunt etiam scapulares in ce- 
phalothorace nec non utrinque duae ad latera abdominis; ceterae 
percurtulae. Mandibulae stipitibus basi coalitis, caeterum intersese 
discretis. Pedes graciles et sat longi. Ad 400 fi. long.; 90 p. lat. 

Habitat. Nonnulla collegi exempla in humo ad « S. Vincenzo 
(Pisa) » (fig. 21). 


GEN. LINOTETRANUS N. GEN. 


Ex Tetranychis. Rostrum ut in gen. Tetranychus conformatum, 
mandibulis tamen stipite (communi) profundius in corpore infosso 
et celato. Corpus perlongum, triplo saltem Ilongius quam latum, 
duriusculum, ad quartos pedes transverse in dorso incisum. 

Species typica L. cylindricus n. sp. 


231. Linotetranus cylindricus n. sp. — Pallide miniaceus 
(exempla aliquandin in spiritu asservata), perlongus, ad sulcum 
thoraco-abdominalem leniter constrictus. Setae corporis plerumque 
longiores, exiliores, latitudinem corporis subaequantes. Pedes an- 
tici ad tarsi apicem dorsualem, appendieulis binis breviter foliifor- 
mibus, hyalinis aueti; tarsi secundi paris appendicula conforme, 
singula. Rostrum exile et longum. Ad 330 p. long.; 120 p. lat. 

Habitat. Nonnulla collegi exempla in muscis agri Panormitani 


(fig. 32). 


232. Eupalopsis reticulata n. sp. — Miniacea, rhombica, figu- 
rae E. pini, sat lata. Derma dorsi totum areolis magnis percon- 
spicuis sculptum. Pili dorsi simplices et percurti, omnes intersese 
magnitudine pares. Appendicula palporum sat longa. Ad 300 p. 
long.; 180 p. lat. 

Habitat rara in agri Tridentini « Tiarno » muscis (fig. 23). 

Oss. Riccardo Canestrini, nella sua Monografia dei Tetranichini (« Acarofauna 
ital. », parte IV) disegna (tav. 37, fig. 28) la sua ZEupalopsis pini con una re- 
ticolazione della cute dorsale e nella descrizione dice (pag. 461): « La cute ap> 


ACARI NUOVI 209 


parisce uniformemente areolata ». Ora io ho sott’ occhio esemplare tipico di 
R. Canestrini e veggo la cute uniformemente punteggiata di minuti punti rile- 
vati. D'altronde il disegno della reticolazione non corrisponde a quella molto 
crassa e vistosa della £. reticulata che qui descrivo. La specie da me illustrata 
altra volta (« A. M. Sc. it. », fasc. LXXI, n. 10) è pure a cute liscia. Non posso 
rilevare dove stia l’errore, anche considerando per tre specie diverse la R. pini 
Can., la R. pini mia e questa £. reticulata. 


233. Raphignatus patrius Berl. var. etruscus n. var. — Ty- 
pico maior et elongatior. Pili corporis non e tubercolo exorti, 
aliisque characteribus diversus. Ad 470 p.. long.; 350 u. lat. 

Habitat in muscis Etruriae (« M. Giovi, Mugello »). 


GEN. STIGMOCHEYLUS N. GEN. 


Cum Pseudocheylus et Tarsocheylus in eadem familia (Psexdochey- 
lidae) prope Raphignathidae. 

Organa stigmatica ut in Pseudocheylus, sive corniculiformia, post 
mandibulas manifesta. Rostrum Cheyletorum similis, palpis longis, 
articulo postremo (papilla) magis evoluto quam in Cheyletis, sed 
papilliforme. Adest dens ad dorsum articuli penultimi, ad basim 
unguis qui est sat validus. Ambulacra difformia, quod primi paris 
duobus unguibus minimis, sexilibus non articulatis, pulvillo nullo 
sint composita; in caeteris pedibus unguibus nullis, sed pulvillis 
pectiniformibus duobus (fig. 33€) Oculi, quantum video, nulli. 

Species typica: Stigmocheylus brevisetus Berl. n. sp. 


234. Stigmocheylus brevisetus Berl. n. sp. — Albidus, per- 
longus, cylindricus, tamen ad quartos pedes coarctatus, minime 
humeratus. Rostrum apicale, palpis magnis; chelis mandibularam 
unguiformibus, sursum recurvis. Palporum appendicula breviter 
conica, quadripila. Stigmata in tubulum lateraliter sat prominula. 
Pili corporis exiles, simplices, curti; capitisthoracis pili maiores 
in exemplo unico, quod video, ceciderunt, neque vidi. Pedes antici 
caeteris saltem duplo longiores et robusti. Cephalothorax scutulo 
quodam subrectangulo, perlongo protectus. Ad 3850 p. long.; 
100 p.. lat. 

Habitat. Unum inveni exemplum in humo ad Pisas (« S. Vin- 
cenzo ») (fig. 33). 


210 ANTONIO BERLESE 


SUBGEN. ANOPLOCHEYLUS N. SUBGEN. 

Db feurkef 
Negli « Acari Austro-Americani » (1888) ho fondato il gen. Pseudocheylus per 
una grossa specie di Rafignatide, che nella figura generale molto somiglia al 


Pall: 


vat curopaeus, che qui illustro come nuovo. 

Ma quest’ultimo non ha unghie all'estremità dei tarsi e solo un pulvillo in- 
fundibuliforme. Perciò debbo farne un sottogenere a sè, che chiamo Anoplocheylus, 
coi seguenti caratteri: 


Characteres gen. Pseudocheylus Berl. cuius subgenus, sed tarsi 
omnes tantum pulvillo infundibuliforme, pedunculato, unguibus 
nullis terminati. Oculi (quantum video) nulli. Palpi articulis duo- 
bus unguiferum praecedentibus. 

Species typica P. A. europaeus n. Sp. 

255. Pseudocheylus (Anoplocheylus) europaeus n. sp. — 
Albidus, leniter rhombicus, humeris rotundatis, elongatus, postice 
subacutus. Stigmata non in corniculum prominentia. Palpi ungue 
alido, appendicula nulla, dente uno ad basim unguis manifesto 
nec non pilis binis internis, quorum unus est ad S leniter convo- 
lutus. Pili corporis simplices et percurti, quatuor tamen in capite- 
thorace (anteriores. et humerales) perlongi; sex in abdomine, ex 
quibus duo in extremo postico, duoque parum anterius ad dorsum, 
duo laterales ante tertios pedes. Omnes pedes magni, antici ta- 
men posticum non longitudine superantes, longe setigeri. Ad 550 p. 
long.; 190 p. lat. 

Habitat. Inveni exemplum in muscis ad « Palermo » (fig. 31). 


S*' 


GEN. LASIOTYDAEUS BERL 


Ho fondato nel 1908 (Elenco di gen. e sp. nuove di Acari, « Redia », vol. V, 
fasc. 1, p. 15) questo genere pel L. glycyphaginus e perciò ho indicato alcuni 
caratteri che sono particolari della detta specie. Avendo trovato parecchie altre 
specie da avvicinarsi al L. glyeyphaginus nello stesso genere, ho notato che il 
solo carattere il quale possa bene distinguere i Lasiotydaeus dai Tydaeus sta nel 
rostro infero, che rimane totalmente celato sotto il capotorace prolungato all’in- 
nanzi. Il rostro sporge oltre il detto capotorace solo per artificio (compres- 
sione ete.) ed anche pei soli L. glyeyphaginus ed L. tyroglyphinus, pei quali si 


ACARI NUOVI 211 


potrebbe mantenere il genere col carattere dei peli lunghissimi disseminati sul 
dorso. Così il genere si può dividere nei seguenti due sottogeneri : 


Rostrum non bene inferum, partim tantum a capitethorace anteriore absconditum; 
pili corporis longiores, dimidiam saltem corporis latitudinem aequantes 
CARNI E MERITI RIE eo SR LASTIOTYDAEUSA (BS) 
Rostrum bene inferum, omnino abse cadi pili corporis curti vel curtissim 
Sgt . SOT E MELANOTYDABUSII SI 
Species huius generis hucusque notae sunt: 
1° Lasiotydaeus glycyphaginus Berl.; L. tyroglyphinus n. sp. 
2° Lasiotydaeus (Melanotydaeus) mammillaris Berl.; L. M. humeralis n. sp. (ty- 
pus subgeneris); L. M. simpler n. sp.; L. M. raphignathoides n. sp.; L. M. sty- 
liger n. Sp. 


236. Lasiotydaeus glicyphaginus Berl. — (Berlese, Zlenco 
gen. sp. n. Ac., 1908, p. 15) (fig. 6). 

237. Lasiotydaeus tyroglyphinus n. sp. — Saturate olivaceo— 
niger, aliquando tamen pallidior, virescens, pedibus pallidis. Cor- 
pus sat elongatum, parum humeratum, dermate dorsi undique te- 
nuissime striato. Setulae corporis longae, sat hirtae, exiliores, 
simplices, corporis dimidiam saltem latitudinem aequantes. Palpo- 
rum articulus postremus secundum longitudine superans, leniter 
sursum arcuatus. Ad 250 p. long.; 150 p.. lat. 

Habitat. Nonnulla collegi exempla in muscis ad « Palermo », 
autumno (fig. 7). 


258. Lasiotydaeus (Melanotydaeus) simplex n. sp. — Satu- 
‘ate olivaceo—nìiger, elongatus, tydaeiformis, sat humeratus. Derma 
dorsi in cephalothorace saepius area antica punetulata nec non in 
extremo abdomine et circa setulas dorsi laterales, caeterum striis 
exillimis exharatum. Setulae corporis mediocres, magis longae quam 
in Tydaeo foliorum, rectae, vix tenuissime plumatulae (vel nudae, 
truncatae, cylindricae in varietate Ddaculiger). Palporum articulus 
extremus perlongus, gracilis, secundum longitudine aequans. Ad 
350 p.. long.; 180 p.. lat. 

Habitat. Nonnulla (typica) exempla collegi in muscis agri Pa- 
normitani; alia (var. daculiger) in Etruria, in muscis altiorum 
montium (fig. 10). 


212 ANTONIO BERLESE 


259. Lasiotydaeus (Melanotydaeus) styliger n. sp. — Pallide 
olivaceus, elongatulus, postice in mammillis quinque sat conspicuis 
elevato, quarum extrema impar, media. Derma etiam in dorso striis 
exilioribus exharatum. Pili dorsi simplices et percurti; tactiles 
Antici sat longi exiles, attenuati. Palporum articulus extremus 
conicus stylum et setam substylarem apicales gerens, articulo eo- 
dem saltem duplo longiores, exiles, recti, apice sensim incurvi. 
Ad 250 p.. long.; 140 p.. lat. 

Habitat. Nonnulla collegi exempla in muscis agri Panormitani 
(fig. 12). i 


240. Lasiotydaeus (Melanotydaeus) raphignathoides n. sp. 
— Olivaceus, LRaphignatho pigro Schr. primo visu sat similis sed 
minor. Derma dorsi late areolatum, areolarum marginibus elevatis; 
ventris exilius striatum. Pili dorsi et laterales magni, retrorsus 
spectantes, arcuati, omnino ut in Raphignatho supradicto. Pili tac- 
tiles cephalothoracis simplices, longiores, exiles, sub apicem vix 
crassiores. Palporum articulus extremus stylo apicale et seta sub- 
stylare non articulum extremum longitudine aequantibus, acutis 
sursus arcuatis. Ad 240 p.. long.; 140 p. lat. 

Habitat. Plura exempla collegi in muscis ad « Palermo » (fig. 11). 


241. Lasiotydaeus (Melanotydaeus) humeralis n. sp. — Sa- 
turate olivaceo fuscus, latus, complanatus, ovato-rhombieus, postice 
rotundatus. Dorsum planum, abdomine transverse bisulcato. Derma 
praecipue dorsi totum aciculis minimis dense et aeque punetulatum. 
Pili corporis simplices, breves. Pedes curtuli, erassiusculi. Ad 320 
u. long.; 200 p.. lat. 

Habitat. Plurima collegi exempla in muscis agri Panormitani 
(fig. 9). 


242. Lasiotydaeus (Melanotydaeus) mammillaris Berl. (7’y- 
daeus mamm. — Berl. Elenco Gen. sp. n. Ac. p. 14) pluries inveni 
etiam in muscis Italiae borealis, ad ex.: agri Tridentini (Tiarno) 
alibique communis. Hie eius do figuram (fig. 8). 


SUBGEN. TYDAEOLUS N. SUBGEN. 


Antico appendicibus clavatis aucto. Caeterum ut in gen. 7ydaeus. 
Species tipica 7. atomus Berl. 


ACARI NUOVI 213 


243. Tydaeus (Tydaeolus) atomus Berl. (Berlese in: Elenco 
di gen. sp. n. Acar., p. 14, Thydaeus atomus). Quod in descriptione 
non dixi; Anticum clavulis crassis et brevibus quatuor in dorso 
(utrinque duabus) ornatum. Hic speciem delineo eadem amplifica- 
tione qua sequentes ex gen. 7ydaeus (fig. 5, Da). 


244. Tydaeus foliorum Schr. var. setulosuus n. var. Differt 
a typico pilis corporis, precipue postici aliquanto longioribus et 
barbatulis nec inferne recurvis. Eadem statura et colore quam ty- 
picus. 

Habitat raro in muscis ad « Palermo ». 


245. Tydaeus ovatus n. sp. (An 7. olivaceus Koch ?). — Sa- 
turate olivaceo-fuscus, ovatus, haud humeratus, postice rotundatus. 
Pili corporis brevissimi, vix conspicui. Ad 300 p. long.; 170 p. lat. 

Habitat. Exempla nonnulla collegi in Etruria, ad « Pontedera », 
in muscis (fig. 1). 


246. Tydaeus curtus n. sp. (An 7. mutabilis, T. breviculus, 
T. cruciatus Koch ?). — Olivaceus, aliquando olivaceo—fuscus, latus, 
rhombicus, bene humeratus, postice acutus, abdomine postico ad 
dorsum mammillato. Pili corporis curtissimi, vix conspicui, cepha- 
lothoracis tamen (tactilibus) bene longis, exilioribus. Rostrum la- 
tum et curtum. Ad 180 p.. long.; 110 p.. lat. 

Habitat in muscis Italiae septentrionalis « Trentino » et centra- 
lis « Mugello », frequens (fig. 3). 


247. Tydaeus acutus n. sp. — Pallidus, subalbicans, elonga- 
tus, lateribus parallelis, vix humeratus, postice acutus. Pili corporis 
sat curtuli; tactiles cephalothoracis tamen longi, perexiles. Pedes 
longi et graciles. Ad 250 p.. long.; 110 p. lat. 

Habitat raro in agri Panormitani muscis (fig. 2). 


248. Tydaeus rectangulus n. sp. — Saturate olivaceo—tuligi- 
neus vel nigrescens, rectangulus, vix humeratus, postice late trun- 
cato-rotundatus. Pili corporis curtuli et exiles, quatuor postici 
(duo in quoque latere ad angulum posticum) caeteris vix maiores. 


214 ANTONIO. BERLESE 


A 
f 


Derma Antici ad dorsum non striatum sed punctulatum. Ad 150 
(usque ad 200) p.. long.; 30 (usque ad 90) p.. lat. 

Habitat perfrequens in muscis agri Panormitani, primo vere 
collectus (fig. 4). 


GEN. SCOLOTYD-ZEUS N. GEN. 


Sat gen. Rhagidia propinquus, quamvis mandibularum fabricam 
videre nequeam in unico exemplo quod destruere nolo. Palpi fere 
ut in gen. Penthaleus, articulo secundo caeteris maiori, postremo 
minimo, papillaeformi. Ambulacra uncis duobus tantum constituta, 
pulvillo nullo. Corpus valde elongatum, bis transverse linea si- 
gnatum ut in partes tres divisum adpareat. 

Species typica: S. dacillus n. sp. 


249. Scolotydaeus bacillus n. sp. — Albicans (?), elongatis- 
simus, cylindricus, arete ad quarti paris pedum insertionem con- 
strictus, antice acutus. Rostrum minimum, fere omnino sub antico 
absconditum. Pedes breves; primi paris tamen caeteris circiter 
duplo longiores. Pili corporis sat breves, exiliores ; postremi abdo- 
minis aliquanto longiores. Ad 360 p. long.; 100 p. lat. 

Habitat raro in agri Panormitani muscis (fig. 185). 


GEN. COLEOTYDAELUS N. GEN. 


Rostrum pedesque ut in gen. 7ydaeus. Corpus subrhombicum, 
dermate duriusculo dorsuali, fere scuta duo (thoracali et abdomi- 
nali) in dorso sistente quibus totum dorsum est protectum. Anus 
in extremo dorso in suo scuto apertus, circularis; vulva in extremo 
ventre et in apice postico corporis aperitur. 

Species typica: Coleotydaeus rhombicus. 


250. Coleotydaeus rhombicus n. sp. — Pallide flavidus vel 
vix pallide roseus, rhombicus, humeratus, postice rotundato angu- 
latus. Pili corporis simplices, breves. Scutum. dorsi abdominale 
latum, usque ad margines productum. Derma etiam in seutis tenuis- 
sime striatum. Ad 260 p. long. (cum rostro); 140 p.. lat. 

Habitat. Plura collegi exempla in muscis ad « Palermo » (fig. 14). 


ACARI NUOVI 


MANIPULUS VI. 


Nel presente manipolo illustro aleune specie nuove e do le figure 
relative a forme descritte già nel presente giornale (« Redia », 
vol. V, fasc. I, 1908, p. 7-15) nell’Elenco di generi e specie nuove 
di Acari. 

Avverto che per le rimanenti specie di cui si è dato brevemente 
diagnosi nel detto « Elenco », da p. 1 a 7, siccome si tratta di 
Pterogasterinae pertinenti al grande genere Oribates, così ne trat- 
terò a suo tempo separatamente, in apposito Manipolo, con altri 
Oribates (sensu lato) nuovi, che vado raccogliendo e descrivendo di 
varie regioni del mondo. Aggiungerò le opportune figure. 

Per intanto, nel presente VI Manipolo si illustrano solo specie 
paleartiche e neoartiche (meno una, n. 288). 

Trascrivo l’elenco delle specie (e generi nuovi) qui riportati 0 
descritti e di ciascuna specie do figura sufficiente a riconoscerla, 
avvertendo che, il più spesso, le congeneri sono tutte ingrandite 
egualmente fra loro a ciò appaia la diversità anche delle dimen- 
sioni. 


Protoplophora n. gen. 

251. Protoplophora palpalis n. sp. 

252. Hoploderma histricinum Berl. * (1). 

253. Parhypochthonius urticinus n. sp. 

254. —  acarinus n. Sp. 

Brachychthonius n. gen. 

255. Brachychthonius brevis (Mich.) var. italicus n. var. 


256. — —_ — expolitus n. var. 
257. _- _. —_ spiciger n. Var. 
258. — perpusillus n. Sp. 


(1) Le specie contrassegnate nel presente elenco con asterisco sono descritte 
nel detto « Elenco » ecc. e qui solo figurate. 


14 


216 


209. 


Cosmochthonius n. gen. 


260. 
261. 


262. 


Sphaerochthonius n. gen. 


263. 
264. 


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291, 


292, 


ANTONIO BERLESE . 


Brachychthonius latior n. sp. 


Cosmochthonius plumatus n. sp. 
— emmae n. Sp. 
— (Heterocthkonius) gibbus n. sp. 


Lohmannia elliptica Berl. * 
_ (Eulohmannia) ribagai n. sp. 
Malaconothrus optatus Berl. * 
_- crinitus Berl. * 
—_ maior n. Sp. 
Hermamniella clavigera Berl. * 
— punctulata Berl. * 
— — var. septentrionalis n. var. 
— — var. columbiana n. var. 
Angelia ornatissima n. sp. 
Eremulus flagelliger Berl. * 
— modestus Berl. * 
Eremobelba geographica Berl. * 
— gracilior Berl. * 
—_ pectinigera Berl. * 
Amerobelba decedens Berl. * 
- rastelligera Berl. * 
— bicostata n. Sp. 
Cymbaeremaeus patella Berl. (« A. M. Sc. it. », fase. XXXIII, 
n. 10, C. cymba). 4 
— guerini Berl. * | 
— corniger Berl. * $ 
— marmoratus n. Sp. 
— pulchellus n. sp. 
Seutovertex ornatissimus Berl. * (Tegeocr. ornatissimus Berl.). 
Tegeocranus longisetus n. Sp. 
Carabodes (Carabocepheus) lounsburyi n. sp. 
Lichneremaeus cesareus n. Sp. 
Zetorchestes equestris Berl. * 
Oribatula variabilis Berl. * 
— venusta Berl. * 


ACARI NUOVI . SLT 


293. Oribatula florens Berl. * 
294. Oribella crosbyi Berl. * 

295. Cultroribula confinis Berl. * 
296. — magnifica Berl. * 
297. Conoppia grandis Berl. * 
298. Ceratoppia herculeana Berl. * 
299. Liacarus columbianus Berl. * 
300. -- Horidensis Berl. * 


CRYPTOSTIGMATA. 


GEN. PROTOPLOPHORA N. GEN. 


Corpus conctractile ut in Hoplophoridis. Abdomen in partes 
plures divisus ut in Hypocthoniis, Scutum dorsuale abdominis pri- 
mum non caetera obtegens. Palpi eadem longitudine quam pedes. 
xostrum longum acutum. (Mandibularum fabricam et caeteri rostri 
videre bene nequeo). Tarsi ungue singulo armati. Caeterum ut in 
famiglia Hoplophoridae. 

Species typica P. palpalis n. sp. 


251. Protoplophora palpalis n. sp. — Terrea, nitida, glabra. 
Organa pseudostigmatica longe fusiformia. Palpi eadem longitudine 
quam pedes. Ad 200 y.. long.; 110 p.. alta. 

Habitat rara in agri Panormitani muscis. (Tav. XX, fig. 53). 


252. Hoploderma histricinum Berl. (Berlese, Elenco cit., p. 12), 
9) 


GEN. HYPOCHTHONIUS KOCH. 


Il genere è fondato dal Koch per VH. rufulus e comprendeva con questo 
anche VH. pallidulus. Berlese aggiunse IH. tectorum e Michael IH. lanatus e 
PH. brevis. Si può dire che il carattere precipuo che reggeva il genere, secondo 


e, { - MRI ERI RI 


218 ANTONIO BERLESE 


i prefati autori, sia quello dell’addome diviso in più segmenti per opera d’uno 
o di più solchi trasversi. Questo però dovrà essere, d’ora innanzi, chiamato a 
caratterizzare una famiglia (Mypoctonidae\, nella quale è giuocoforza distinguere 


più generi, cioè: 


I. Uno us ped ME eri e NT I A E E I 
— Unguis:pedumsinpalus. it lità e 


2. Elongati, postice rotundati, anterius truncati, rostro toto manifesto, unco 
medio ambulacrorum lateralibus multo minore. PARHYyPocHTHONIUS Berl. 
— Ovales, postice plus minusve acuti, Antico rostrum inferum celante; uncei pe- 
dem tres intersese subaequales. ., . . TripocHTHONIUS Berl. 1904 (1) 
3. Abdomen non sulco transverso sed sulcis lateralibus obliquis partes triangu- 
lares utrinque ad angulos anticos abdominis distinguentibus in partes 


breS DIVI SUS CARE MEMO CA AR RSERIZETES Meri: 
= Sulci abdominis vere ‘tbransversi, rectllinei 0. e. +. 00 RI 
4. Abdomen subsphaericum . . . . . . . . SPHAEROCHTHONIUS n. gen. 
_VADAOMEN JO VALE MI LI ec TT A O MRI SO EE RO 


5. Setulae abdominis in dorso in seriebus transversis (saltem) duabus maximae, 
varie fabricatae, abdominis latitudinem valde superantes. “. . . 0. 

II a A dg e COSMO CHITONIU SEIN II 

— Setulae abdominis simplices, sat curtulae, subaequales . . . . . . 6 
6. Corpus pyriforme; organa pseudostigmatica setuliformia, longa, subbarbatula 
st Rei ie RR a ARE I TORTE IRA RE 

— Corpus ovale; organa pseudostigm. fusiformia, barbatula. 0.0... 
. . . BRACHYCHTHONIUS n. gen. 


Horum generum species hucusque notae istae sunt : 


Parhypochthonius aphidinus Ber®.; P. urticinus Berl.; P. acarinus Berl. 

Tripochthonius tectorum (Berl.); T. badius Berl.; T. longisetus Berl.; T. americanus 
Ewing. (2). 

Trizetes pyramidalis Berl. 

Sphaerochthonius splendidus Berl. 

Cosmocthonius lanatus (Mich.); C. emmae Berl.; Cl. plumatus Berl. 

Hypochthonius rufulus K.; H. pallidulus K. (3). 

Brachychthonius brevis (Mich.) et var.; B. perpusillus Berl.; B. latior Berl. 


A capostipite degli Hoplophoridae, ma con rapporti cogli Hypochthonidae per 
avere l’addome diviso in segmenti, sta poi il genere Protoplophora, che stabiliseo 


(1) Synon. Tumidalvus Ewing. 1908. 

(2) Tumidalvus americana Ewing. 

(3) L’H. pallidulus K. avendo Vaddome diviso in tre parti potrebbe formare 
sottogenere (Hypocthoniella) nel gen. Hypocthonius di cui è tipo VH. rufulus K. 


ACARI NUOVI 219 


di presente e serva a conferma di quanto a proposito degli Hypochthonidae ho 
detto nel Manip. III, p. 26, parlando del gen. Trizetes (1). 


253. Parypochthonius urticinus n. sp. — Albido-hyalinus, 
consuetae figurae. Abdomen postice setulis octo longis, sensim fu- 
siformibus, peracutis (ande nomen); setae ceterae simplices. Organa 
pseudostigmatica longa, pectinata quod in margine postico ramu- 
seulis octo pectinis instar sint praedita. Unci pedum ut in P. aphi- 
dino. Abdomen corniculis posticis qui in P. aphidino sunt conspi- 
cui, nullis. Ad 380 p. long.; 180 p. lat. 

Habitat. Unum pulcherrimum exemplum (ovigerum) inveni in 
muscis « Lake City, Florida » (fig. 43). 


254. Parypochthonius acarinus n. sp. — Albidus, valde elon- 
gatus, abdomine magis lato quam cephalothorax, postice rotundato, 
corniculis qui in /. aphidino sunt manifesti, nullis. Setulae cor- 
poris omnes simplices, exiles, variae longitudinis, abdominis postici 
longissimae (nonnullae abdominis eiusdem latitudinem aequantes), 
omnes nigerrimae. Organa pseudostigmatica longa, tenuissime fu- 
siformia, apice peracuta, arcuatim antrorsus ineurva, nuda, niger- 
rima. Pedes primi et secundi paris (quod miror) articulis 6 compositi. 
Sulcus trasversus abdominis non in medio abdomine conspicuus 
sed in tertia anteriore parte. Uncus pedum medius parum latera- 
libus minor. Ad 350 p.. long.; 150 p. lat. 

Habitat. Plurima exempla collegi in muscis agri Panormitani 
(fio. 42). 


GEN. BRACHYCHTHONIUS N. GEN. 


Abdomen sat latus, planiusculus, in partes tres lineis transver- 
sis divisus. Derma submolle, nitidum, pilis simplicibus, curtulis 
ornatum. Organa stigmatica plus minusve fusiformia. Rostrum ab- 


(1) Anche il singolarissimo genere ArthrRoplophora, che illustro di seguito ai 
presenti manipoli, sta col gen. Protoplophora in un gruppo di Hoplophoridi pri- 
mitivi (con caratteri di Hypochthonidi). 


ge PAT Pa 7 E° Pe 
PATIARIO CAIO TE IEIOCIORI Se 


"i 


220 ANTONIO BERLESE 


sconditum. Pedes breves, ungue unico terminati. Corpus humera- 
tum, abdomine obtrapezino. 

Species typica: B. brevis (Mich.) (fig. 39). Adde 5. latior n. sp.; 
B. perpusillus n. Sp. 


255. Brachychthonius brevis Mich. var. italicus n. var. — 
Terreus (magis laete depictus quam typicus). Organa pseudostig- 
matica aliquanto longius fusiformia; sculptura dorsi parum a ty- 
pico diversa quamvis sat similis; ad ex. primi abdominis segmenti 
area media una est perlongior: caetera videas in figura. Ad 200 p.. 
long., 130 p.. lat. 

Habitat in Etruria (« Firenze ») nec non Patavii alibique in 
muscis (fig. 40). 


256. Brachychthonius brevis Mich. var expolitus n. var. — 
Differt a typico praecipue propter derma dorsi omnino expolitum 
nec non propter organa pseudostigmatica aliquanto breviora et ma- 
gis inerassata. Ad 200 p.. long.; 130 p.. lat. 

Habitat, communis in muscis (et in foenilibus rarior), Florentiae, 
alibique in Etruria (« Populonia »), in agro Tridentino (« Tiarno »). 


257. Brachychthonius brevis Mich. var. spiciger n. var. — 
Diftert a typico praecipue propter organa stigmatica aliquanto 
longiora, tenuiter fusiformia nec non variatione minore in seulptura 
dorsi. Eadem magnitudo. 

Habitat in muscis Americae septentr. (« Lake City, Florida »). 


258. Brachychthonius perpusillus n. sp. — Terreus, perparvu- 
lus, sat longe ovatus, dermate dorsi haud sculpto, Organa pseudo- 
stigmatica breviter fusiformia. Setulae dorsi sat longae, saltem 
duplo quam in 5. drevis et variet. Ad 180 p.. long.; 110 p.. lat. 

Habitat communis in muscis Etruriae et Italiae septentr. (fig. 41). 


on 


259. Brachychthonius latior n. sp. — Laete flavidus, ad dorsum 
nitidus. Abdomen aeque longus ac latus. Organa pseudostigma- 
tica sat longe fusiformia. Pili corporis medioceres. Ad 280 p.. long.; 
200 p.. lat. o. 

Habitat in muscis in « Florida (Lake City) » (fig. 38). 


TETI O PARE TI SIT OSSIA, lai n DIETE RANE 


ACARI NUOVI 291 


GEN. COSMOCHTHONIUS N. GEN. 


Abdomen (ovatum) in partes saltem quatuor lineis trasversis 
divisum. Pars postrema maior, saltem dimidium abdominis sistens. 
Ad lineas transversas ultimam et penultimam (aliquando etiam 
praecedentem, ut est in subgen. Heterochthonius) appendices setuli- 
formes vel barbatae aut aliter conformatae utrinque duae permagnae, 
usque post extremum abdomen posticum productae, erectiles adsunt. 
Uncus pedum unicus. Organa pseudostigmatica perconspicua. 


Il genere devesi per ora suddividere nei seguenti due sottogeneri : 


1. Antieum et aliquando etiam abdomen in margine postico, nec non pedes se- 
tis plumato-fimbriatis ornata. Tarsi curtuli . COsMOoCcHTHONIUS {s. str.) 
2. Anticum et abdomen in margine postico nec non pedes setis simplicibus aut 
nullis, Tarsi longiores et exiles . . . HETEROCHTHONIUS n. subgen, 


SUBGEN. COSMOCHTHONIUS. 


Tarsi vix articulum praecedentem superantes. Antieum et margo 
abdominis posticus appendicibus penicilliformibus vel plumiformi- 
bus ornata, ex quibus octo sunt in Antico, quatuor vel quinque 
in extremo abdomine et ad latera prope marginem extremum (qui 
rotundatus est). Organa pseudostigmatica longa, vix fusiformia, 
partim barbatula. Pedes setis bene barbatis, curtis, crassis, dense 
vestiti. Tarsi vix longitudinem segmenti praecedentis superantes, 
conici, eadem fere crassitie quam articuli caeteri. Derma dorsi te- 
nuissime punctulatum vel reticulatum. Appendicularaum dorsi ma- 
ximarum duae tantum series transversae. 

Species typica 0. lanatus (Mich.). Adde C. emmae n. sp.; 0. plu- 


matus n. Sp. 


260. Cosmochthonius plumatus n. sp. — Pallidus, vix terreo— 
fuscescens. Derma dorsi nitidum, haud scabratum vel reticulatum 
vel aliter impressum. Appendices mediae cephalothoracis dense et 
late dendritico-ramosae. Appendices setuliformes dorsi maiores 
(caeteraeque minores) omnes plus minusve alte barbatae. (In exem- 


sl Sai 


9299 ANTONIO BERLESE 


plo quod delineavi barbatissimae; in aliis tamen vix appendiculis 
raris lateralibus, curtis auetae). Ad 300 p.. long.; 170 p.. lat. 
Habitat in muscis et in humo in Italia centrale (« M. Giovi, 
Mugello ») nec non in meridionale (« Palermo ») (fig. 48). 
Differt a ©. lanato Mich. (Hypocthonius lanatus Mich.) praecipue 
statura, dermate nitido aliisque characteribus. 


261. Cosmochthonius emmae n. sp. — Pallidus, aliquando ro- 
seo vel rubro variegatus. Derma sublaeve vel tenuiter punetulatum. 
Appendiculae dorsuales abdominis maximae bene palmatae, folio- 
lam hyalinam longe lanceolatam simulantes, marginibus barbatulis, 
costula media magna aliisque transversis ornatae, apice acutiores ; 
quatuor sunt in quoque latere ultra abdomen productae. Ad 280 
u. long.; 130 p. lat. 

Habitat rarus in humo ad Pisas (« S. Vincenzo ») (fig. 49). 

Uxori meae dilectissimae, quae hane pulcherrimam aliasque bonas 
species acarorum collegit, insigne animaleulum hoc dicatam volui. 


SUBGEN. HETEROCHTHONIUS N. SUBGEN. 


Antiecum setis simplicibus, exilibus quatuor armatus; abdomen 
postice et .ad latera nudum. Tarsi longiores, saltem quadruplo 
longiores quam tibia. Organa pseudostigmatica nuda. Appendicu- 
larum (setaraum) dorsualium maximarum series transversae tres. 
Derma laeve, nitidum. 

Species typica C. H. gibbus n. sp. 


262. Cosmochthonius (Heterochthonius) gibbus n. sp. — Bene 
badius, nitidus. Setulae dorsi abdominalis maximae longiores, ro- 
bustae, simplices vel rariore et minuscula barbula ornatae. Organa 
pseudostigmatica tenuissime fusiformia, antrorsus arcuatim deflexa. 
Tarsi pedum leniter incurvi. Ad 400 p.. long.; 260 p. lat. 

Habitat raro in Etruriae altiorum montium (« Falterona ») 
muscis (fig. 50). 


AGARI NUOVI 290 


GEN. SPHZAEROCHTHONIUS N. GEN. 


Abdomen globosus, (saltem) in. partes duas tantum transverse 
divisus. Derma crasse reticulatum. Pili corporis barbatuli, quisqui- 
liis induti. Tarsi ungue singulo armati. Rostrum absconditum. 

Species typica S. splendidus Berl. (Hypochthonius splendidus Berl.). 


263. Lohmannia elliptica Berl. (« Elenco » cit. p. 12) (fig. 52). 


SUBGEN. EULOHMANNIA N. SUBGEN. 


(Ex gen. Lohmannia). Pedibus uncis binis armatis. Caeterum sat 
ut in gen. praecipue in L. cilindrica, Berl. 


264. Lohmannia (Eulohmannia) ribagai. — Testaceo—fla- 
vida, elongatior, cylindrica, sat bene humerata, postice acuta. Se- 
tulae corporis perbreves. Derma nitidum. Organa pseudostigma- 
tica longa, setuliformia, anterius barbulis ad decem aequedissitis 
ornata. Pedes antici sensim caeteris robustiores, omnes longi, agi- 
les, sat graciles, femure basi attenuato, claviformi. Ad 680 p.. long.; 
240 1. lat. 

Habitat. Nonnulla collegi exempla in muscis ad Tiarno (Trentino) 
(fig. 51). Speciem dicavi clarissimo Doctori Constantino Ribaga, 
entomologiae eximio cultori. 


265. Malaconothrus optatus Berl. (« Elenco », p. 12) (fig. 46). 
266. Malaconothrus crinitus Berl. (« Elenco », p. 12) (fig. 44). 


267. Malaconothrus maior n. sp. — Saturate terreo—badius, 
consuetae figurae. Dorsum abdominis in medio excavatulum, sub- 
bilineatum, fere ut in Angeliis. Derma dorsi in antico tenuissime 
punetulatum, in abdomine minutissime punetulatum, areis tamen 
crebris et minutis, rotundatis, laevibus ita ut subreticulatum ad- 
pareat (fig. 45a). Pili corporis curtissimi, vix conspicui, scapulares 
non vidi. Ad 550 p.. long.; 300 p. lat. 


224 ANTONIO BERLESE 


Habitat. Exemplum vidi collectum in « Florida (Lake City) », 
in muscis (fig. 45). 


268. Hermanniella clavigera Berl. (« Elenco », p. 11) (fig. 56). 


269. Hermanniella punctulata Berl. (« Elenco », p. 12). Derma 
dorsi videas in fig. 58. 


270. Hermanniella punctulata Berl., var. septentrionalis 
n. var. — Differt a typico in quo areolae rotundae dorsuales in 
seriebus longitudinalibus sat regularibus sunt dispositae, quod 
(in hac var. septentrionalis) areolae dimidio minores sunt (fig. 60) 
et passim, haud regulariter dissitae. Perfrequens in muscis Italiae 
septentr. « Trentino, Tiarno ». 


271. Hermanniella punctulata Berl. var. columbiana n. var. 
— Typico subsimilis sed sculptura dorsi diversa, quod areolae 
pallidiores multo maiores sunt quam in typico ac irregulariter di- 
stributae (fig. 59). 

Habitat in muscis Americae septentr. (« Columbia »). 


Oss. Ewing (New Amer. Oribatoidea, in New. York Entom. Soc. XVII, N. 3. 
Sept. 1909) descrive (pag. 181) una Hermannia subnigra, che si vede essere una 
Hermanniella, a giudicare dalla figura che è data della protuberanza laterale del- 
l'addome, ma siccome l’Autore non parla nè della forma dei peli dell’addome, 
nè della scultura della pelle dell'addome stesso, così non è possibile affermare 
se o meno la sua specie conviene colla presente varietà oppure colla H. clavi- 
gera, che è pure del Nord America (da me descritta nel 1908, /enco cit.) op- 
pure se si tratta di forma a sè, del tutto distinta. 


272. Angelia ornatissima n. sp. — Fuliginea, abdomine ali- 
quanto pallidiore. Facies Nothri spiniferi, propter setulas abdominis 
laterales et posticas longas, incurvas. Differt ab A. targionii Berl, 
praecipue setis abdominalibus lateralibus et posticis multo longio- 
ribus aliisque characteribos. Minus affinis est A. thori, cuius 
multo minor multumque diversa. Pedum uncus unicus. Abdomen 
leniter trapezinus, postice rotundatus, in medio dorso exeavatus. 
Setulae laterales et posticae intersese longitudine pares, dimidiam 


sl 


ACARI NUOVI 225 


abdominis eiusdem latitudinem superantes, retrorsus incurvae e 
longo tuberculo exortae. Ad 650 p. long.; 330 u. lat. 
Habitat in « Florida (Lake City)», in muscis (fig. 61). 


273. Eremulus flagelliger Berl. (« Elenco », p. 10) (fig. 78). 
274. Eremulus modestus Berl. (« Elenco », p. 10) (fig. 79). 
275. Eremobelba geographica Berl. (« Elenco », p. 9) (fig. 72). 
276. Eremobelba gracilior Berl. (« Elenco », p. 10) (fig. 74). 
277. Eremobelba pectinigera Berl. (« Elenco », p. 10) (fig. 73). 


278. Amerobelba decedens Berl. (« Elenco », p. 10) (fig. 77). 


279. Amerobelba rastelligera Berl. (« Elenco », p. 11) (fig. 75). 


280. Amerobelba bicostata n. sp. — Castanea, corporis fa- 
brica pedumque sat A. rastelligerae similis. Anticum valde anterius 
productum, conicum, in medio dorso costulis carinuliformibus dua- 
bus longis, subparallelis, elevatis, perconspicuis ornatum. Organa 
pseudostigm. longa, eylindrica, arcuatim incurva, anterius ciliis 
plurimis, parvulis barbatula. Pili abdominis sat longi. Ad 580 p. 
long.; 300 p.. lat. 

Habitat. Pauca collegi exempla in humo ad Neapolim « Portici » 
(fig. 76). 


GEN. CYMBZEREMZE:US BERL. 


Ho fondato questo genere per l’ Eremaeus cymba del Nicolet, che io però allora 
non conoscevo per visione diretta, ma avevo avuto sott’ occhio un congenere 
che con dubbio ho attribuito alla specie del Nicolet e che proponevo (A. M. 
Se. it.) di chiamare C. patella, qualora esso fosse realmente diverso, come so- 
spettavo col confronto delle figure date dal Nicolet stesso e meglio dal Michael, 

Ora ho trovato il vero C. cymba anche in Italia, ma vi è rarissimo. Ne ho 
un solo esemplare del Trentino (Tiarno) e rilevo che esso conviene abbastanza 
con tutte le altre forme ora note, per quanto anche ne sia distinto pei caratteri 
che enumero, 

Anzitutto, nel C. cymba l’addome, al dorso, non presenta distinte una zona 


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226 ANTONIO BERLESE 


centrale ovale ed una periferica annulare con limiti e sculture bene marcati e 
diversi; così nel C. cymba, come bene disegnano i detti autori, tutta la pelle 
del dorso (che è escavata veramente come negli altri Cymbaeremaeus) è unifor- 
memente reticolata, senza distinzione alcuna in aree separate. Inoltre gli uncini 
delle gambe sono tre, tutti di eguale sviluppo. Potrei citare qualche carattere 
di minor rilievo. 

Gli altri Cymbaeremaeus invece concordano esattamente fra loro nell’aspetto 
generale e differiscono solo per la statura, come per la scultura del dorso. (Pure 
il C. pulchellus ha un solo uncino alle gambe, essendo atrofici i laterali, che 
nelle altre specie affini sono molto più sottili del mediano). Di questi Cymbae- 
remaeus faccio un sottogenere a sè, conforme apparisce dal seguente quadro : 


SUBGEN. CYMBAEREMAEUS (s. str.) 


Dorsum abdominis (excavatum), sculptura undique conformi, non 
scuto medio a vitta marginante distineto. Unci pedum (tres) inter 
sese statura pares. 

Species typica: 0. cymba (Nic.) Nulla alia species dignoscitur. 


SUBGEN. SCAPHEREMAEUS N. SUBGEN. 


Dorsum abdominis (excavatum), sculptura varia, in scuto medio 
a vitta marginante distineto diversa quam in vitta eadem. Unci 
pedum (tres vel unus), inter sese crassitie diversi, laterales exilio- 
res quam medius. 

Species typica €. S. patella Berl. 

Aliae species subgeneris sunt: (€. S. guerini Berl.; C. S. corniger 
Berl.; C. S. marmoratus n. sp.; C. S. pulchellus n. sp. (1). 


281. Cymbaeremaeus (Scapheremaeus) patella Berl. (« Acari, 
Myr. Scorp. it. », fasc. XXXIII, N. 10). 


(1) Queste ultime due specie sono di Florida. Il Banks descrive (Trans. Amer. 
Ent. Soe. Vol. XXIII, 1896, p. 76) un l. marginalis egualmente dell’ America 
del Nord, ma dalla descrizione, assai difettosa ed incompleta, non è possibile 
riconoscere neppure lontanamente se sia il caso o meno di avvieinarlo ad una 


delle due di Florida, qui indicate da me. 


sl 


ACARI NUOVI 227 


Altra volta ho ascritto al C. cymba (Nicol.) (Eremaeus cymba Nicolet) aleuni 
individui di una specie che fino d’allora dubitai potesse essere diversa e così 
è infatti e la denominai provvisoriamente C. patella. Oggi la disegno accurata- 
mente per confronto colle affini (fig. 63). 


252. Cymbaeremaeus (Scapheremaeus) guerini Berl. (« Elen- 
co», pag. 11) (Tav. XX; fig. 65). 


283. Cymbaeremaeus (Scapheremaeus) corniger Berl. (« Elen- 
co », pag. 11) (fig. 62). 


284. Cymbaeremaeus (Scapheremaeus) marmoratus n. sp. 
— Terreus, fuligineo dense varius. Dorsi (scuti abdominalis medii) 
plicae nigricantes, plerumque transverse, areolis commixtae, exiles, 
non continuae sed areas nudas flavicantes transversas reliquentes. 
Anticum gibbere medio perconspicuo, trapezino, etiam anterius li- 
mitato, reticulato. Nulla peculiaris fabricae appendicula in tibia 
antica. Pedum unci tres, ex quibus medius grossus, niger, latera- 
les exillimi, hyalini. Ad 480 p.. long.; 260 p.. lat. 

Habitat. Nonnulla inveni exempla in muscis mihi missis a « Flo- 
rida (Lake City)» (fig. 64). 


285. Cymbaeremaeus (Scapheremaeus) pulchellus n. sp. — 
Pallidus, dense fuligineo varius, parvus. Uneus pedum, quantum 
video, unicus. Anticum lineis longitudinalibus duabus nigris, in- 
ter quas rugulae brunneae longitudinales sunt. 

Pars abdominis dorsualis media rugulis longitudinaliter prae- 
cipue decurrentibus, fuligineis dense varia. Pars dorsi circum- 
dans areis latis fuligineis, submarmoratis depicta. Pili marginis 
sat magni, crassiusculi. Nulla appendicula peculiaris in tibia an- 
tica. Ad 300 p.. long.; 150 p. lat. 

Habitat in « Florida » cum Cl. marmorato, rarus (fig. 66). 


286. Scutovertex ornatissimus Berl. (Tegeocranus ornatissimus, 
Berl.: Elenco gen. sp. n. acari, in « Redia » 1908, p. 9) (fig. 81). 


Propter uncos pedum ternos aliosque characteres in genere Scutoverter est 
inserendus. Exemplum collegi etiam in muscis « M.te della Verna » in Etru- 
ria omnino descripto simile. Frustra pruinam larvalem, qua obteguntur exem- 


APRE AO TRT 


228 ANTONIO BERLESE 


pla ambo, auferre conatus sum sed partim e capitethorace avulsi, ita ut quod 
in fig. Sla delineavi adpareat. Alia exempla si inveniam melius expolire cona- 
bor et melius si potero delineabo. 


287. Tegeocranus longisetus n. sp. — Saturate fuligineo—ca- 
staneus. Facies Cephei bifidati sed uneo pedum singulo nec non 
tecti alis aliquanto diversis ete. Dorsum dermate (velo) erasse reticu- 
lato. Alae tecti maiores, apice angulatae, intersese apicibus valde di- 
seretis, peraltae. Organa pseudostigmatica longa, cylindrica, apice 
sensim incrassata et nigricantia nec non in summo apice barbulis 
quibusdam ornata. Pili marginis abdominis et dorsi ut in C. bifidato 
dispositi, sed aliquanto maiores, asperati, incurvi. Ad 720 p.. long.; 
550 1. lat. 

Habitat. Unum collegi exemplum in muscis a « Washington » mihi 
missis (fig. 82). 


SUBGEN. CARABOCEPHEUS N. SUBGEN. 


Anticum alis tecti sat bene evolutis (quamvis caeteri Antici 
concoloribus) ut in Cepheis conformatis. Antienum male ab abdo- 
mine distinetum (ad dorsum). Caeterum ut in gen. Carabodes. 

Species typica: €. C. lounsburyi n. sp. 


2$S. Carabodes (Carabocepheus) lounsburyi n. sp. — Niger- 
rimus, grandis, ovalis, ad dorsum in abdomine convexus. Anticum 
planinsculum, alis tecti alte carinuliformibus, apice longe setigeris, 
caeteri antici concoloribus, sive nigerrimis, asperatis. Abdomen 
ovalis, valde convexus, marginatus, vitta marginale strieta, scabra. 
Derma abdominis, ad dorsum punctis sat raris et profundis exhara- 
tum; antici dense granulatum. Abdomen ad dorsum setis utrinque 14 
longioribus, ceylindricis, robustis, albicantibus, asperulis alte hirtus. 
Organa pseudostigmatica curte et parum crasse clavata, transverse 
directa. Pedes femoribus inflatis, toti castaneo—fuliginei. Adest 
fossula lata, sat. profunda, ad antici basim in dorso manifesta. 
Ad 1450 p.. long.; 800 p.. lat. 

Habitat. Nonnulla collegi exempla super ramulos mihi a CI. Loun- 
sbury ex Africa meridionale (« Capo di Buona Speranza ») missos, 


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ACARI NUOVI 229 


eique entomologiae economicae eximio cultori dicatam volui pul- 
chram speciem (fig. S0). 


289. Licneremaeus caesareus n. sp. — Non laete badius, 
ovatus. Abdomen ad dorsum convexus, glaber, dermate nitido, lu- 
cido. Exuviae tamen sunt larvales dorsum abdominis tegentes, 
reticulatae, concentricae, hyalinae. Antici derma erasse areolatum. 
Organa pseudostigmatica late flabelliformia, pedunculata. Pedes 
- pruina larvale non induti. Ad 260 p.. long.; 120 p.. lat. 

Habitat haud rarus in Etruriae (« Populonia ») et Italiae sep- 
tentrionalis (« Tiarno ») montium muscis (fig. 71). 

Primitus pulcherrimam speciem hanc mecum collegit in supra- 
dietis Etruriae muscis CI. Doct. Caesar Merciai rei agrarie peritis 
simus et eximius cultor eique dicatam volui. 


Oss. Ai caratteri del gen. Licneremaeus dati dal Paoli, che lo fondò, si può 
aggiungere quello importante dell’addome protetto al dorso dalle esuvie larvali, 
che però facilmente cadono tutte insieme riunite a guisa di cuffia. Anche il 
L. latiflabellatus, che pure ho trovato abbondante nei muschi di Populonia, è così 
elegantemente rivestito. A proposito di questa ultima specie osservo che la cute 
dell’addome non è granulosa, come afferma il Paoli, ma levigata affatto. 


290. Zetorchestes equestris Berl. (« Elenco », pag. 12) 
(Tav. XX ; fig. 55). 


291. Oribatula variabilis Berl. (« Elenco », pag. 8) (Tav. XXI; 
fig. ST). 


292. Oribatula venusta Berl. (« Elenco », pag. 8) (Tav. XXI; 
fig. 70). 


293. Oribatula florens Berl. (« Elenco », pag. 8) (Tav. XXI; 
fig. 88). 


294. Oribella crosbyi Berl. (« Elenco », pag. 9) (Tav. XXI 
fio. 84). 


SS 


295. Cultroribula confinis Berl. (« Elenco », pag. 9) (Tav. XX; 


(3 297. Conoppia grandis Berl. (« Elenco », pag. 7) (Tav. XXI; x ? 
; fig. $9). SECO i 
298. Ceratoppia herculeana Berl. (« Elenco », pag. 7) (fig. 90). — È 

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299. Liacarus columbianus Berl. (« Elenco », pag. 8) (fig. 36). 


300. Liacarus floridensis Berl. (« Elenco », pag. 8) (fig. 85). 


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ACARI NUOVI 


SPIEGAZIONE DELLE TAVOLE 


TAV PEXSVITLIE 


Figg. 1 alla 14 tutte egualmente ingrandite. 


1. Tydaeus ovatus n. sp., prono. 

2. —_ acutus n. Sp., prono, 

3. — curtus n. Sp., prono. 

4. — rectangulus n. sp., prono. 

DI _ (Tydaeolus) atomus Berl. prono; (5a suo capotorace più in- 
grandito). 

6. Lasiotydaeus glyeyphaginus Berl., prono; (64 suo rostro dal di sotto; 
md mandibole; mx mascelle). 

tifa —_ tyroglyphinus n. sp., prono; (7a suo palpo). 

8. — (Melanotydaeus) mammillaris Berl., prono. 

9. — _ humeralis n. sp., prono. 

10. —_ — simplex n. sp., prono; (104 suo palpo). 

ole = _ raphignathoides n. sp., prono; (11a suo derma, 11 suo 
palpo). 

12. = —_ styliger n. sp., prono; (12a suo palpo). 


13. Scolotydaeus bacillus n. sp., prono. 

14. Coleotydaeus rhombicus n. sp., prono. 

15. Rhagidia subterranea Berl., di lato; (mancano i piedi 2° e 3° paio). 

16. Scirus parvirostris n. sp., di lato, 

17. Alicus (Leptalicus) paolii n. sp., prono, 

TY = _ pyrigerus Berl., prono. 

ILE), — (Monalicus) siculus n. sp., parte anteriore del corpo e rostro 
molto ingrand. (a addome; md mandibole; 0 occhi; 
pi-p3 peli del capotorace; p? appendici tattili). 

20. Michaelia subnuda n. sp., prona; (204 suo derma del dorso con pelo). 

Figg. 21, 22 egualmente ingrandite. 

21. Stigmaeus (Macrostigmaeus) anguineus n. sp., prono; (21a rostro dal di 
sotto, più ingrandito; 215 lo stesso dal di sopra; md 
mandibole; mx mascelle). 


15 


Fig. 


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S1. 
32. 
33. 
S4. 
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36. 
ST. 


47. 


48. 


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ANTONIO BERLESE 


Stigmaeus (Macrostigmaeus) serpentinus n. sp., prono. 
Eupalopsis reticulata n. sp., prona. 

Figg. 24 e 27 a tav. seguente egualmente ingrandite. 
Stigmaeus rhodomelas n. sp., prono. 


Tav ve 


Scirus brevicornis Berl., prono. 
Stigmaeus antrodes n. Sp., prono. 
-- euthrichus n. Sp., prono. 
Stigmaeus (Eustigmaeus) ottavii n. sp., prono. 
Figg. 29, 30 egualmente ingrandite. 
Syncaligus conspicuus n. sp., prono. 
n echidna n. sp., prono; (30a mandibole dal dorso; 30% palpo). 
Pseudocheylus europaeus n. sp., prono. 
Linotetranus cylindricus n. sp., prono. 
Stigmocheylus brevisetus n. sp., prono (334 suo rostro dal dorso; 33 apice 
tarso 1° paio; 33c apice tarso delle altre paia). 
Cyrtolaelaps ibex Berl. parte estrema dell’ addome di femmina, supina. 
Figg. 35 alla 37, egualmente ingrandite. 
Ameroseius italicus Berl. femm. supina; (354 suo dorso). 
— minusculus Berl. femm. supina. 
Gamasellus (Digamasellus) perpusillus Berl., femm. prona; (37a la stessa, 
supina). 
Figg. 38 alla 41 egualmente ingrandite. 
Brachychthonius latior n. sp., prono. 
— brevis (Mich.) tipico, prono. 
—- — var. italicus n. var., prono. 
_ perpusillus n. sp., prono, 
Figg. 42, 43 egualmente ingrandite e come fig. 42 al Manipolo III. 
Parhypochthonius acarinus n. sp., prono. 
_ urticinus n. Sp., prono. 
Figg. 44 alla 46 ugualmente ingrandite. 
Malaconothrus crinitus Berl., prono. 
_ maior n. sp., prono; (45a derma del dorso, addome). 
_ optatus Berl., prono. 


Tav. XX. 


Tripochthonius badius Berl., prono. 
Figg. 48, 49 egualmente ingrandite. 


Cosmochthonius plumatus n. sp., prono. 


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ACARI NUOVI 


Cosmochthonius emmae n. sp., prono. 
(Heterocthonius) gibbus n. sp., prono. 


. Lohmannia (Eulohmannia) ribagai n. sp., prona. 


elliptica Berl., prona. 


. Protoplophora palpalis Berl., di lato; (53a la stessa, prona). 
. Hoploderma histricinum n. sp., supino. 

. Zetorchestes equestris Berl., zampa 4° paio. 

. Hermamniella clavigera Berl., prona. 


Figg. 57 alla 60 egualmente ingrandite. 


. Hermamniella granulata, derma del dorso add. 


punctulata Berl. dal dorso add. 
var. columbiana dal dorso add. 
var. septentrionalis dal dorso add. 
Angelia ornatissima n. sp., prona. 

Figg. 62 alla 66 egualmente ingrandite. 


. Cymbaeremaeus (Scapheremaeus) corniger Berl., prono, 


patella Berl., prono. 


marmoratus n. Sp., prono. 


guerini Berl., prono. 


pulchellus n. sp., prono. 
Figg. 67 alla 69 egualmente ingrandite. 


. Cultroribula bicultrata Berl., prona. 


confinis Berl., prona. 
magnifica Berl., prona. 


. Oribatula venusta Berl., prona. 


Tav. XXI. 


. Licneremaeus caesareus n. sp., prono (vestito). 


Figg. 72 alla 74 egualmente ingrandite. 


. Eremobelba geographica Berl., prona. 


pectinigera Berl., prona. 
gracilior Berl., prona. 


Figg. 75 alla 77 egualmente ingrandite. 


. Amerobelba rastelligera Berl., prona; (75a la stessa più ingrandita). 


bicostata n. Sp., prona. 
decedens Berl., prona. 
Figg. 78, 79 egualmente ingrandite. 


. Eremulus flagelliger Berl., prono, 


modestus Berl., prono; (79@ suo capotorace dal dorso, più in- 
grandito), 
Carabodes (Carabocepheus) lounsburyi n. sp., prono. 


PGE ea 


È ? hi di: e AR iP: E, VIE 24 

È Fig. 81. Tegeocranus ornatissimus Berl., prono; (81a capotorace dal dorso al- 0/00 
DI quanto pulito). Pu pa 7 gii 
ca »1827 _ longisetus n. sp., prono. Bi 
Sh » 83. -_ laevis Berl., prono. Sa | 9 
A » 84. Oribella crosbyi Berl., prona. ta 
Ds Figg. 85, 86 ugualmente ingrandite. A 1 
HA » 85. Liacarus floridensis Berl., prono. Y 
de > 86. = columbianus Berl,, prono. È 
220 Figg. 87, 88 egualmente ingrandite e come fig. 70 a tav. XX. 4 
È "a » 87. Oribatula variabilis Berl., prona. "R 
bi » 88. —  Xlorens Berl., prona. 
ur » 89. Conoppia grandis Berl., prona. ; 
Di » 90. Ceratoppia herculeana Berl., prona. 10 
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e Gli estratti di questa Memoria furono pubblicati il 9 Febbraio 1910. 


PRIMA CONTRIBUZIONE 
ALLA CONOSCENZA DEGLI ELATERIDI E DEI CEBRIONIDI 


Note ed osservazioni di G. DEL GUERCIO 


Nelle esplorazioni lunghe e ripetute, nel terreno, compiute in 
occasione degli studì sugli Arvicolini, sui Grilli neri e sugli Zabri, 
nelle provincie di Ferrara, Modena, Reggio e Rovigo, ho potuto 
vedere che le larve degli Elateridi (Agriotes lineatus, A. obscurus 
Linné) e dei Cebrionidi (Cebrio gigas Fabr., Cebrio dubius Rossi) 
non si nutrono, come si dice e si ripete, soltanto delle radici di molte 
e svariate piante, ma, come ha ben detto Curtis (1) intaccano con 
particolare riguardo la base dello stelo delle cereali e di altre piante 
erbacee, spontanee e coltivate. 

A me consta, altresì, che attacco ha luogo appena al di sopra 
del colletto, dove le mandibole degli insetti praticano una niechia 
più o meno profonda, ad apertura ovale od ellittica, più larga nel 
caso dei Cebrionidi, più stretta e corta nell’altro degli Elateridi, 
e, in ambo i casi, senza smerlature marginali evidenti. Questo 
modo di attacco richiama alla mente quello per parte di alcuni 
Miriapodi Polidesmidi (Polydesmus complanatus Linné) i quali però 
praticano aperture anch’ esse longitudinali, ma sono molto più 
lunghe, a lati per lo più verticali o quasi ed evidentemente smer- 
late, come altra volta ho avuto occasione di rilevare nelle località 
indicate e in Toscana. Ma vi è di più. Nelle infezioni per parte di 


(1) Farm Insects (Wireworms affecting the Turnips, Corn crops, ete.), pag. 152 


e seguenti. 


236 G. DEL GUERCIO 


Elateridi e di Cebrionidi, verso la fine dell’ inverno e al principio 
della primavera le larve penetrano anche completamente entro gli 
steli ed ascendono verso i nodi superiori, con danno più grave ed 
immediato per i vegetali. Così furono investiti quasi tutti gli steli 
delle gramigne (Cynodon dactylon) dei prati delle Cascine di Fi- 
renze, la prima volta che furono lavorati e rinnovati. Lo stesso 
ho osservato nelle coltivazioni di pomidoro (Solanum lycopersicum) 
dell’ Isolotto, in quelle di patate (Solanum tuberosum) e di altre 
piante (1). 

Ma più che su questi fatti, da me bene e ripetutamente verifi- 
cati, stimo opportuno richiamare l’attenzione sopra un’altra con- 
statazione, che ancora non ho avuto occasione di pubblicare, ed è 
che le larve dei Coleotteri indicati non hanno poi bisogno per vi- 
vere neanche degli steli, nè delle radici, o dei tuberi di cui tutti 
fanno cenno. 

Quando nel 1901 mi fu dato di raccogliere e di vedere che le 
dette larve, interrate, vivevano egregiamente, malgrado l’assenza di 
piante e di loro parti fresche, ritenni trattarsi di cosa non abituale 
e di breve durata. Ma passata la seconda settimana e visto che 
gli insetti non mostravano sofferenze sensibili, per quello che per 
me era un loro nuovo modo di vivere, o V adattamento a un co- 
stume, per lo meno non ricordato, contai le larve, mantenni ben 
fresco il terreno e tenni d’occhio tutto, per vedere fino a quando 
sarebbe durata la loro vita con quel regime. 

Le osservazioni cominciarono nell’ottobre, ma al mese di maggio 
dell’anno seguente le larve erano ancora vive. 

Esaminai allora il tubo digerente di alcune di esse e trovai che 
conteneva vecchi detriti organici, quelli stessi che Vesame del 
terreno metteva in vista essere a loro disposizione. 

Nel 1902 ho ripetuto l'esperimento con altre larve di Elateridi e 
di Cebrionidi, alle quali somministrai radici morte di grano, previa- 
mente mescolate al terreno inumidito, nel quale affidai poi gli insetti. 


(1) TARGIONI, negli « Animali ed insetti del Tabacco », riporta, a questo ri- 
guardo, una notizia dell’ agenzia di Carpanè, secondo la quale le larve del Ce- 
brio gigas penetrano negli steli delle Nicotiana e li passano talvolta da parte a 
parte (pag. 85). 


CONTRIBUZIONE ALLA CONOSCENZA DEGLI ELATERIDI EC. 237 


La terra con le larve fu posta entro un fiasco liberato previa- 
mente del rivestimento di paglia, per poterle spiare; e anche a 
questo modo vidi che gli insetti passarono tutto V autunno e l in- 
verno, senza soffrire, fino alla primavera dell’ anno seguente. 

Notisi, a questo riguardo, che nel recipiente con le larve dei 
Cebrionidi, il numero di quelle essendo troppo grande, il terreno 
fu quasi interamente privato della materia organica postavi e le 
larve cominciarono ad ingoiare il terriccio digerito ed evacuato 
precedentemente da esse. 

Con ciò non intendo di dire che le larve dei Coleotteri in esame 
vivano o possano vivere sempre di detriti organici, fino alla loro 
trasformazione, perchè a tanto non sono state spinte le prove fatte ; 
ma si può asserire però che per qualche tempo almeno, ove gli 
insetti non trovassero radici e steli di piante fresche, non soffri- 
rebbero per fame e scamperebbero sicuramente alla morte. 

Ciò posto, ognuno può vedere quale sia la ragione di essere 
della distruzione delle cattive erbe, con la quale si pretende di 
costringere le larve, che stanno sotto terra, ad un lungo e mortale 
digiuno, non che della soppressione, dal terreno, delle radici vive 
delle piante, subito dopo la mietitura, per difendere le nuove piante 
dei cereali dagli attacchi degli Elateridi; come se queste non scen- 
dessero più profondamente nel suolo, di quel tempo, e non si nu- 
trissero ivi di materiali diversi da quelli che si trovano, presenti 
le radici fresche delle piante, verso la superficie del terreno. 

Ma se grande, come ho detto, è l’adattamento di questi insetti 
alle sostanze nutritive diverse e straordinariamente lunga è la 
durata al regime di detriti organici, non è meno impressionante 
la resistenza loro all’umidità e alla sommersione nell’acqua, prima 
di morire. 

Nella primavera e nell’estate del 1906 potei serbare, per mesi 
intieri, vive ed attive le larve degli Agriotes entro terra mantenuta 
tanto umida che tendeva ad impastare. 

Contemporaneamente posi altre larve, fornite al pari delle pre- 
cedenti di materiale nutritivo fresco, entro recipiente con terreno 
melmoso; e vidi che vi restarono anch’ esse finchè mi parve oppor- 
tuno, senza inconvenienti di sorta. 

Nella primavera del 1907, il dì 6 giugno, tolsi ancora 20 larve 


238 G. DEL GUERCIO 


da un terreno organico, quasi melmoso, nel quale si trovavano dal . 


2 giugno, e le deposi in un grande cristallizzatore pieno d’acqua, 
con nel fondo uno straterello di uno a due millimetri di terreno 
e minuzzoli di radici e steli di piante in piccolissima quantità, 
perchè le larve, volendone, potessero trovare il cibo loro occor- 
rente. 

L'apparecchio restò così in osservazione sotto la mia cura fino 
al giorno 14 giugno. 

In questo tempo ho potuto vedere che le larve appena si im- 
mettono nel liquido tentano di venire a: galla, nuotando, e negli 
sforzi che fanno in tale esercizio, non cognito ad esse, si possono 
vedere mentre col corpo si inarcano con sufficiente rapidità, per 
estendersi e farsi poi di nuovo ad arco, continuando fino a che, 
stanche, non cercano di guadagnare la parete verticale del reci- 
piente, a cui si dirigono per liberarsi. Ma neanche a questo modo 
riescono a salvarsi e dopo un’ora o due di simile tentativo, si la- 
sciano cadere e restano a lunghi tratti inerte sul fondo del vaso. 

Queste osservazioni bastano per assicurarci che le larve degli 
Agriotes, non essendo buone nuotatrici, non possono operare sposta- 
menti dalle zone occupate alle altre separate da notevoli corsì 
o da grandi fossi d’acqua. Dove l’acqua è scarsa e raccolta in 
piccoli solchi, particolarmente se 1’ acqua non corre, non poche 
di esse, attraverso la melma del fondo, riescono a guadagnare il 
terreno emerso circostante e a salvarsi: la qual cosa però non ha 
luogo dove l’acqua è molta e la forza della corrente basta a tra- 
seinarsele, particolarmente nelle prime ore di nuoto mal sostenuto 
ed incomposto; mentre, per altro, il fatto stesso fa pensare alla 
certa facilità con la quale, a seguito delle alluvioni, per trasporto 
di larve e di uova dell’ insetto, questo possa apparire improvvi- 
samente dove prima non era stato veduto. 

Tutte queste cose, del resto, trovano anche la loro ragione d’es- 
sere nelle ricerche da me fatte sulla resistenza delle larve alla 
sommersione. 1 

Tornando, infatti, all'esperimento del 6 giugno, che di sopra ho 
indicato, piacemi ricordare che, proseguendo nelle osservazioni, mi è 
stato possibile di vedere come le larve, che dopo qualche ora erano 
restate immobili nel fondo del cristallizzatore, non erano morte, 


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CONTRIBUZIONE ALLA CONOSCENZA DEGLI ELATERIDI EC. 239 


e morte non erano neanche quelle fra esse che toccate non rea- 
givano più sempre alle molestie cui eran fatte segno. Di tanto mi 
sono potuto assicurare, ispezionando le larve al microscopio, col 
quale mezzo mi fu facile di vedere che il dermascheletro non si mo- 
veva, ma aveva movimento debole per quanto sicuro il contenuto 
della cavità somatica. 

Per aver maggiore garanzia dell’esattezza dell’osservazione fatta, 
scelsi quattro di dette larve, di dimensioni diverse, dalle più pic- 
cole alle più grandi, e le tolsi dall’acqua. Quasi subito, infatti, 
si riebbero, dando evidenti segni di vita, anche esternamente. 

Il secondo giorno di immersione passò come il primo, e così 
passarono anche gli altri, fino al giorno 14 di giugno, quando feci 
personalmente 1’ ultima ricerca e partii per la Calabria, per le ope- 
razioni contro la Mosca delle olive. 

Durante la mia assenza lasciai le larve al loro posto, affidando 
ad un uomo del laboratorio, previamente addestrato alla ricerca, 
l’incarico di sorvegliarle, ed ebbi notizia che la morte soprav- 
venne ai primi di luglio. 

Le larve adunque possono resistere alla sommersione per la du- 
rata di venti a trenta giorni, e poichè questo ha luogo nella sta- 
gione in cui è più attivo negli insetti il processo respiratorio, la 
durata deve essere anche più grande nella rigida stagione, e af- 
fatto indifferente, per conseguenza deve riuscire per esse la sta- 
zione nei terreni umidi ed acquitrinosi, così come sarebbe per- 
fettamente inutile, dopo quanto ho detto, tentare la sommersione 
del terreno per difendere i seminati dagli Elateridi. 

Visti i resultati delle osservazioni fatte, per mettere in vista la 
resistenza delle larve all’ umidità e alla sommersione, era neces- 
sario determinar l’ altra all’ azione diretta dell’aria atmosferica in 
condizioni diverse. 

A questo intento ho tolto le larve di Agriotes e di Cebrio dal 
terreno e le ho esposte all’ aria libera, confinandole entro reci- 
pienti diversi, diversamente condizionati. Uno, formato da un pie- 
colo cristallizzatore, fu esposto al sole; un altro simile fu posto 
all’ ombra, ed un terzo fu coperto di campana, con aria pregna di 
vapor d’ acqua e posto insieme al secondo. 

Le larve del primo recipiente cominciarono a correre in tutte 


St IA O er) VAIO 


240 G. DEL GUERCIO 


le direzioni lo spazio disponibile, cercando ogni qual tratto inu- 
tilmente di nascondersi, di sfuggire all’ azione del sole, che riu- 
sciva loro ogni ora più molesta di prima; e così vissero tutta la 
mattinata. La sera si erano quasi irrigidite e il giorno dopo le 
trovai morte. 

Erano ancora vive quelle poste all’ ombra, ma senza movimenti 
liberi e prossime a perire anch’ esse; mentre le altre in recipiente 
con aria pregna di vapor d’ acqua erano sempre tutte in buone 
condizioni. 

Da queste osservazioni ho potuto vedere che sono più resi- 
stenti le larve degli Agriotes che quelle dei Cebrio. 

Mettendo poi, in altre esperienze, dei pezzetti di tuberi freschi 
a disposizione di queste larve, si vede che vi si approfondano più 
sollecitamente che possono e vi restano volentieri nascoste. In 
tale condizione esse restano in vita anche se esposte all’ aria. 

Con le larve dei Cebrio, che meglio si prestano all’ esperimento, 
ho potuto vedere inoltre che, tenendole con 1 estremità addomi- 
nale nelle fette di patata e col torace ed il capo all’ azione diretta 
dell’ aria, esse muoiono come quando sono completamente libere ed 
esposte interamente all’ azione di quella. L’ aria asciutta, per tanto, 
agisce particolarmente nella parte anteriore di queste larve, e di 
esse, quelle dei Cebrio cessano di muoversi e muoiono quando la 
specie di gozzo, che presentano nel prosterno, è asciugata intera- 
mente. 

A questo fatto si devono collegare, ragionevolmente, le lavora- 
zioni del terreno, che si consigliano per esporre all’ aria le larve 
degli insetti e farle morire. 

Bisogna osservare subito però che, per la ragione stessa per la 
quale si trovano molestate all’ aria libera, dette larve, appena por- 
tate alla superficie, cercano subito di nascondersi sotto le zolle e si 
approfondano con certa sollecitudine nel terreno, sottraendosi così 
agli effetti, che, dalle lavorazioni del suolo, la pratica spera ancora 
di avere, ma che in realtà non ha mai trovato. 

Possiamo a questo riguardo dire di più, e cioè che la morte 
delle larve può essere possibile in una evenienza sola e non sem- 
pre facile a verificarsi ; cioè quando le lavorazioni del terreno si 
fanno dalla fine di marzo alla metà di aprile o poco di poi, e 


CONTRIBUZIONE ALLA CONOSCENZA DEGLI ELATERIDI EC. 241 


quando, precisamente, le larve si sono da qualche giorno chiuse 
nella cella terrosa di trasformazione; come è nel caso degli Ela- 
teridi. 

Non vi è da nascondere però che, anche allora, se le lavorazioni 
non sono ad una fitta o ad una puntata di vanga o di zappa, 
come suol dirsi, affinchè le celle non siano seppellite profonda- 
mente ; se, inoltre, la stagione non decorre asciutta, affinchè dis- 
secchino rapidamente le celle ninfali, alla superficie del terreno, e 
lo strato di terra, che protegge le larve in via di ninfosi, la in- 
fezione si salva, anche allora, quasi completamente. 

Tanto abbiamo potuto vedere nelle pianure del Modenese, dove 
appunto, vasti campi seminati a grano, essendo stati distrutti da- 
gli Agriotes, furono zappati e nelle zappature per la preparazione 
del terreno a granturco vidi che le celle terrose furono esposte 
quasi tutte all’ aria; il tempo asciutto, col sole, fece perire le larve 
e le ninfe, che ne derivarono, e i cereali coltivati, quell’anno e di 
poi, non furono più molestati dalla infezione. 

Sicchè se vi è provvedimento agrario diretto da prendere contro 
gli Agriotes, esso è certamente quello della raccolta e della distru- 
zione delle celle ninfali, che di quel tempo è molto facile e poco 
dispendiosa, lavorando il terreno appena al disotto della profon- 
dità alla quale dette celle si trovano, e previa cura, fra 1’ altro, di 
assicurarsi che le celle stesse non si rompano più facilmente e le 
larve siano tanto avanzate verso il periodo della ninfosi da non 
essere più in grado di perforare la parete del loro ricovero, per 
venir fuori e liberarsi. 

Se il tempo decorre asciutto ed il cielo è scoperto, la raccolta 
sì può anche risparmiare; diversamente non se ne può fare a meno. 


Dalla R. Stazione di Entomologia Agraria. 
Firenze, Gennaio 1910. 


Gli estratti di questa Memoria furono pubblicati il 12 Febbraio 1910. 


ANTONIO BERLESE 
(VIA ROMANA, 19 — Firenze) 


LISTA DI NUOVE SPECIE E NUOVI GENERI DI ACARI 


Nei manipoli V e VI, di recentissima pubblicazione, illustro 100 
specie di acari, di cui do anche le figure. Moltissime altre specie 
nuove ho tuttavia già studiate e di presente, appunto, do le dia- 
gnosi di oltre un centinaio di esse, di tutto il mondo, mentre 
continuo lo studio del ricchissimo materiale, che gran numero 
di naturalisti mi invia benignamente di ogni dove e di quello an- 
cora che vado io stesso raccogliendo in Italia. 

Le specie qui elencate saranno illustrate con più estese diagnosi 
e con figure nei Manipoli VII, VIII e IX, ai quali attendo. 


PROSTIGMATA. 


Tetranychus pantopus n. sp. (Foem). Triangularis, valde hume- 
ratus, setis curtioribus, crassis, scabratulis ornatus; pedibus 
omnibus (praecipue primi et secundi paris) corpore saltem 
duplo longioribus. Ad 250 p.. long.; 220 p. lat. (cum pedibus, 
a summo pede antico usque ad summum postieum 1000 . 
long.). 

Habitat super Ficus sp., « Moreton Bay, Australia ». (Frog- 
gatt!). 


LISTA DI NUOVE SPECIE E NUOVI GENERI DI ACARI 243 


DA histricina n. sp. Color? Facies 7. horridae sed 
non vel vix excavata in dorso, pilisque dorsi multo exilioribus, 
apice lenissime barbatulis, tuberculo subnullo sustentis. Ad 
550 p.. long.; 360 p.. lat. 

Habitat super arbores frucetiferas in « Australia » N. S. 
(Froggatt !). 


Ereynetes cruciatus n. sp. #. veloci Europae subsimilis sed 
sculptura scuti diversa. In scuto (dorsuali cephalothoracis) 
lineae chitineae sunt antrorsum directae valde divergentes, 
haud ramosae ; posticae e medio scuto descendentes utrinque 
duae, externae extrorsus ramosae; transversa postica nulla. 
Ad 300 p.. long.; 160 p.. lat. 

Habitat. Duo collegi exempla super Copris molossus, « Gia- 
7a ». (Jacobson !), quare in fimo obvium puto. 


Ereynetes inermis n. sp. Albido-hyalinus. Scutum Antici dor- 
suale nullum. Pili corporis brevissimi et erassiusculi, exceptis 
consuetis duobus Antici et postici corporis tactilibus perlon- 
gis, exilioribus. Palpi 4—articulati. Ad 200 p.. long. ; 110 p.. lat. 

Habitat inter folia putria ad terram, « Firenze ». 


Rhagidia heteropoda n. sp. Albicans, setis humeralibus robustis, 
longis, caeteris curtis; palporum articulo postremo vix duplo 
longiore quam lato, ovale; pedibus anticis caeteris multo lon- 
gioribus et (fere duplo) crassioribus. Ad 500 up. long.; 200 
p.. lat. 

Habitat in muscis Etruriae « Toiano, Pisa ». 


Gen. Alicorhagia n. gen. Facies gen. Rhagidia sed characteres 
gen. Alicus, sive abdomen sulcis transversis signatus, palpi 
5-articulati; anticum setis sensorialibus ete. Unguis pedum 
unicus. Mandibulae robustae, chela valida, fere ut in Rhagi- 
diis. Species typica A. fragilis n. sp. 


Alicorhagia fragilis n. sp. Albido-hyalina, elongata, setis curtis, 
barbatulis bene induta, tactilibus Antici longissimis, exilioribus. 


244 ANTONIO BERLESE 


Pseudocapitulum late conicum. Pars antica abdominis late- 
raliter constrieta fere ut in subgen. Leptalicus (ex gen. Alicus). 
Pedes longi et robusti. Ad 250 p. long.; 100 p.. lat. 

Habitat inter folia putrescentia ad terram, « Firenze ». 


MESOSTIGMATA. 


Discopoma integra n. sp. Foem. ovalis, convexa, scuto dorsuale 
ovato, haud impresso vel aliter seulpto, aeque convexo, leniter 
punctulato. Scutum dorsi marginale integrum, totum aeque 
chitineum, transverse striatulum. Scutum genitale longe ova- 
tum, usque ad extremas quartas coxas produetum. Ad 450 p. 
long. ; 360 p. lat. 

Habitat sat rara in muscis ad « Vallombrosa, Palermo, 
Roma ». 


Discopoma simplex n. sp. Foem. terreo—badia, ovalis, nostrae 
D. splendidae et D. simulantis subsimilis sed scuto dorsuali 
medio non vittis chitineis transversis cum marginali coniuncto, 
tantum mucronibus utrinque tribus galli cristae subsimilibus, 
vix elevatis. Ad 850 p.. long.; 650 p. lat. 

Habitat in ligno putri « Batavia, Giava ». Collegit Cla- 
riss. Jacobson. 


Discopoma puella n. sp. Foem. terrea, ovalis (tamen postice vix 
latior). Scutum dorsuale bigibboso-carinulatum, in parte media 
bene areolatum, ad latera nitidum, lineis exilioribus aliquot tras- 
versis signatum. Pars abdominis postica scutulis perparvulis 
sex, piliferis ornata. Scutum genitale maius, rectangulum, ante- 
rius vix rotundatum, posterius trunceatum (ad extremas quartas 
coxas), totum sternam occupans. Ad 430 p. long.; 300 p. lat. 

Habitat in foliis putribus « Columbia ». 


Trachyuropoda (Janetiella) dominula n. sp. Testacea, lagenae- 
formis, tota aeque reticulata, excepto scuto genitali foeminae. 
Dorsum in medio longitudinaliter vix depressum. Margines 


0 A Sii 


OI TIE E I 


«pere | 


LISTA DI NUOVE SPECIE E NUOVI GENERI DI ACARI 245 


verruculati setis omnino destitui. Foeminae scutum genitale 
ferri equini perlongi instar configuratum, anterius tamen at- 
tenuatius. Mas sterno expolito, seuto genitali inter quartas 
coxas. Ad 550 pu. long.; 350 p.. lat. 

Habitat in humo, « Florida ». 


Trachytes pi n. sp. Badius; facies 7. lambdae, cuius affinis, quamvis 


scutulorum foeminae ventralinum fabrica bene diversus. Foem. 
Crista chitinea iugularis, ante scutum genitale 7 graeci—formis. 
Scutum genitale bene trapezinum, lateribus rectis; latere an- 
tico vix incurvo, angulis fere in spinam transverse desinen- 
tibus. Scutula piligera ventralia (ante scutum anale) nulla. 
Ad 700 p.. long.; 450 p.. lat. 

Habitat inter folia putria, « Palermo ». 


Dinychus appendiculatus n. sp. Badius, longe cordatus, postice 


acutus; scuto medio dorsuale posterius in appendiculam bre- 
vem, bene chitineam, subspathuliformem, prominulam desinens. 
Foeminae epigynium amygdaliforme usque ad mediam posti- 
corum pedum coxam productum. Foem. et mas ad 660 u.. long.; 
400 p. lat. 

Habitat. Collegi profunde infossum in terra Florentiae. 


Zercon columbianus n. sp. Z. trigono prima facie subsimilis sed 


margine postico integro dermateque dorsi minus sculpto, pi- 
lisque lateralibus diversus. Adsunt enim utrinque ad margi- 
nes septem pili curti, penicillati, aequedissiti. Prope marginem 
posticum annuli (interrupti) quatuor sunt chitinei ut in 
Z. triangulari. Ad 330 p.. long.; 270 p. lat. 

Habitat in foliis putrescentibus, « Columbia ». 


Zercon radiatus n. sp. Sat Z. ornato similis sed bene diversus. 


Margo abdominis posticus integer setisque destitutus. Margines 
laterales utrinque setulis plumoso-clavatis 16 bene erectis et 
longiusculis, radiatim ornati. Setae plumatae plures sunt in 
dorso. Sculptura dorsi sat tenuis. Ad 360 p.. long.; 270 lat. 

Habitat. Foeminam colleetam vidi in « Florida (Lake City)». 


Ta Ch, e % u' 4 lu oi 79 E Tee e Co pi he bed » 
n aa io cit AS ERO 


246 ANTONIO BERLESE 


Zercon triangularis K. var. granosus n. var. Differt a typico 
propter scutum postieum dorsi granulis rotundis elevatis, sat 
crassis ornato. Ad 600 p. long. (foem.). 

Habitat. Foeminas tres mecum communicavit C1. Trouessart, 
colleetas ad « Ardiche » in Gallia, inter muscos montimum 2000 
metr. altorum. 


Zercon triangularis K. var. caudatus n. var. Differt a typico 
praecipue setis duabus posticis medianis perlongis, (dimidiam 
fere corporis latitudinem aequantibus) exilius desinentibus. 
Ad 450 1. long. (foem.). 

Habitat frequens in muscis montium altiorum; ad ex.: 
« Tiarno » in agro Tridentino; « Vallombrosa » prope Flo- 
rentiam; « Cansiglio » in agro Veneto; « Bergamo » etc. 


Ceratozercon bicornis ©. et F., var. elongatus n. var. Differt 
a typico corpore magis elongatiori, nec non setis magnis e 
tuberculo postremo orientibus simplicibus, robustis, haud bar- 
batulis, apice acutis. Ad 340 p.. long.; 190 p. lat. (foem.). 

Habitat in muscis, in « Florida (Lake City) ». 


Subgen. Anoplocelaeno n. subgen. (Subgenus gen. Celaenopsis). 
Abest scutum rectangulum ad ventrem post anale inter sceuta 
ventris marginalia impar. Species typica C. A. ovata Berl. 


Celaenopsis (Anoplocelaeno) nummulus n. sp. Badia, subcircu- 
laris, pilis mediocribus, robustis, aequedissitis in margine or- 
nata. Mas corniculis labialibus polliciformibus, extrorsus di- 
rectis. Epistoma in mucronem acutum desinens. Ad 780 p. 
long.; 600 p.. lat. 

Habitat super Alphitobius sp., « Giava ». (Jacobson!). 


Celaenopsis (Anoplocelaeno) longiseta n. sp. Foem. badia, per- 
fecte ovalis, setis marginalibus minimis, duabus tamen posticis 
longiusculis, duabusque in quoque margine postero—laterali 
corporis latitudinem superantibus. Epistoma in mucronem an- 
gulatum desinens. Ad 700 u.. long.; 540 p.. lat. 

Habitat super Ceroplesis fasciata, « Africa ». 


ai LISTA DI NUOVE SPECIE E NUOVI GENERI DI ACARI 247 


Celaenopsis (Anoplocelaeno) andreinii n. sp. Ochraceo—badia, 
bene ovalis, scuto postice setis quatuor magnis (externis maio- 
ribus). Maris corniculi labiales setuliformes, calear mandibulae 

cultriformis e basi digiti processus. Ad 750 p.. long.; 500 p.. lat. 
Habitat super Hololepta plana, « Grosseto ». Dedit mihi be- 
nignissime Cl. Doct. Andreini rei entomologicae benemeritis- 

simus eique dicatam volui. 


Euzercon hirtellus n. sp. (Mas) badius, sat longe ovatus, postice 
truncatus. Sternum anterius valde ante primas coxas productum, 
bene bilobum. Corpus totum pilis longis, aequedissitis ad mar- 
gines et posterius ornatum. Corniculi labiales hyalini, atte- 
nuati, antrorsus directi. Ad 850 p.. long.; 550 p.. lat. Mas esse 
videtur speciei £. ovulum Berl. (« Giava »), sed multo elonga- 
tior est quam foemina speciei supradictae. 


Heterozercon audax n. sp. Badius, postice longe bisetus, tibiis 
tarsisque anticis elongatissimis; Foem. palporum articulo 
primo inferne calcari spiniformi maximo armato. Ad 1700 p. 
long.; 1450 p.. lat. 

Mas curtior, vix minor, femure primi paris interne spinis 
longissimis perrobustis quatuor; palporum articulo primo in- 
ferne alte tuberculato; pedum secundi paris femure inferne 
calcari uno validiori, interne serrulato, duobusque aliis longe 
conicis perrobustis; genu breviter calcarato, tibia calcare 
robusto, conico. Mandibularum digiti elongatissimi; mobilis 
cylindricus, interne fimbria pectiniformi totus ornatus; fixus 
etiam longior, cylindricus, rectus, spiraliter  convolutus. Ad 
1200 p.. long.; 1000 p.. lat. 

Habitat super Scolopendram quamdam et super Spirostrep- 
tum ad « Wijnkoosbaai; Giava ». Collegit CI. Jacobson. 


Subgen. Greeniella n. subgen. Ex genere Iphiopsis. Cum gen. 
Greenia in eadem familia (Greenidae). Peritrema nullum (scu- 
tumque peritrematicum nullum, tantum stigmaticum, trigonum). 
Foem. Mandibulae stylo longo ad summum digitum fixum. 
Scutum genitale minimum, vix lineolam minimam sistens sub 


16 


948 ANTONIO BERLESE 


vulva nuda insitum valde a sterno et a seuto anale remotum. 
Mares ignoti. Species typica I. G. submollis n. sp. 


Iphiopsis (Greeniella) submollis n. sp. Foem. testacea, cordifor- 
mis, postice acuta. glaberrima; scuto dorsuale vix plus quam 
dimidiam anticam partem abdominis obtegente. Pedes et ro- 
strum ut in gen. Celaenopsis. Ad 800 p. long.; 500 p.. lat. 

Habitat supra Scolopendra sp., « Giava ». 


Holostaspella hirsutissima n. sp. Saturate flavobadia, ovata, sat 
humerata, pilis crassis, longis incurvis, ad marginem posticum 
densioribus, in corpore ornata. Scutum dorsuale longitudina- 
liter sat alte tricarinatum. Pedes sat longi, asperrimi. Scuta 
ventralia non bene seulpta. Ad 1150 p.. long.; 700 p. lat. 

Habitat super Copris bituberculatus cum Holocaeleno rotun- 
da « Texas » et super Copris carolina, « America boreale ». 


Holostaspella caelata n. sp. Terrea. Foem. seuto dorsuali minus 
sculpto quam in H. seulpta, epigynio haud sculpto; sterno 
anterius crista chitinea x-formi perconspicua; seuto anale 
aeque longo ac lato. Mas (vere huius speciei ?) pentagonus, 
vix elongatus, postice truncatus, crinibus longis in corpore 
ornatus ; seuto anale a sternale seiuneto ; pedes secundi paris 
inermes ; tertii tarso basi calcare bifido robusto ; quarti paris 
trochantere inferne alte gibboso, bitubereulato ; femure inferne 
calcari pollicipato, magno, basi tuberculigero ; tibia inferne 
tuberculigera ; tarso contorto, basi, in medio et apice cornubus 
robustis armato. Foem. Ad 600 p.. long.; 400 p.. lat. Mas 
ad 550 p.. long. ; 400 p.. lat. 

Habitat inter pilos sterni Copris hamadryas F. ad « Capo 
di Buona Speranza ». Plura possideo exempla. 


Holostaspella foai n. sp. Foem. terrea, rectangula, scutis ven- 
tralibus minus bene sculptis, dorsuale in medio excavato, 
carinisque duabus longitudinalibus e circinibus pluribus in- 
completis constitutis ornato, setisque simplicibus vel vix bar- 
batulis, longiusculis, incurvis, praecipue in margine postico 
induto. Ad 650 p.. long.; 430 p. lat. 


LISTA DI NUOVE SPECIE E NUOVI GENERI DI ACARI 249 


Habitat super Copris, « Giava ». Coll. CI. Jacobson ! 
CI. dominulae Annae Foà rerum naturalium et praecipue 
entomologiae cultrici eximiae speciem pulchram dicatam volui. 


Gen. Holocelaeno n. gen. Caracteres generis Holostaspis faciesque 
generis Celaenopsis, praecipue pedum fabrica. Mandibulae peni- 
cillo laterali permagno, late scopiformi. Mares foeminis suis 
multo minores. 


Holocelaeno mitis n. sp. Foem. Non laete badia, ovalis, haud 
humerata. Scutum genitale tripartitum videtur propter par- 
tem mediam trapezinam a lateralibus costuliformibus spatio 
subhyalino seiunetam. Scutum anale parvulum, vix longius 
quam latum. Ad 650 p.. long.; 450 p.. lat. 

Habitat. Super Deltochilum gibbosum Fabr., circa antennas, 
« Texas ». 


Holocelaeno rotunda n. sp. Foem. badia, bene humerata, ovato— 
rotundata, scuto dorsuale angulatim ad ventrem extremum in- 
flexo; scutis ventralibus omnino ut in Holostaspis ; anale latiore 
quam longo (long. 200; lat. 250) magno. Ad 700 p. long.; 
550 p. lat. 

Mas parvulus, ovatus; scuto ventrale omnino ut in maribus 
gen. Pachylaelaps ; calcari mandibularum simpliciter falcato, 
consuetae magnitudinis ut in Holostaspis. Ad 500 p. long. ; 
300 p.. lat. 

Habitat. Plura collegi exempla super Copris bituberculatus, 
« Texas » ad maxillas palposque sub ceapucio abscondita 
nec non super Copris carolina, « America boreale ». 


Holocelaeno crispa n. sp. Foem. Testaceo—fuliginea, bursiformis, 
tota in dorso et ad margines setis longiusculis, incurvis, eri. 
spis dense ornata. Scutum anale trigonum, longius quam 
latum. Ad 680 p.. long.; 450 1. lat. 

Habitat super coleoptera varia, praecipue coprophila (Copris 
et gen. affinia), « Giava ». Coll. Jacobson ! 


250 ANTONIO BERLESE 


Holocelaeno magna n. sp. Foem. saturate badia, late ovalis, 
postice rotundata, glabra. Sternum linea recta transversa si- 
gnatum; seutum anale longius quam latum; anterius semicir- 
culare, genitali sat appressum (long. 330; lat. 250). Ad 1000 
p.. long.; .700 p.. lat. 

Habitat super Phanaeus perspicillatus, « Equador ». 


Holocelaeno longicoma n. sp. Mas terreus, sat cordato—ovatus, 
pilis longis et densioribus totus alte hirtus. Femur secundi 
paris inferne caleari conico auctum; calear mandibularum 
falcatum, retrorsum reflexum. Ad 370 p. long.; 230 p.. lat. 

Habitat super Copris carolina, in « America boreale ». 


Holocelaeno bursiformis n. sp. Foem. Laete badia, bursiformis 
subglabra; scuto anale hemidiscoidale, multo latiori quam 
longo. Ad 550 p.. long.; 370 p. lat. 

Mas terreus, cordiformis, humeratus, postice acutus, gla- 
ber; femure secundi paris calcare conico ornato. Ad 350 u. 
long.; 200 p.. lat. 

Habitat super Copris carolina, « America boreale ». 


Holocelaeno trochantalis n. sp. Foem. Badia (saturate), trochan- 
teribus omnibus (exceptis primi paris) fuscioribus, subfuligineis. 
Corpus ovale, haud humeratum. Scutum anale magnum, sub- 
discoidale. Ad 900 p. long.; 610 p.. lat. 

Habitat super Copris ephialtes, « Brasile ». 


Holostaspis caligynius n. sp. (Foem.). Flavo—-badius, elongatus, 
lateribus parallelis, postice rotundatus, pilis sat brevibus 
auctus. Scutum anale circiter aeque longum ac latum: ge- 
nitale ornatum, sive lineis arcuatis lateralibus nec non mar- 
gine antico serrulato—crenatis. Ad 720 p.. long.; 430 p. lat. 

Habitat. Plures foeminas collegi super Copris plurium spe- 
cierum, « Giava ». (Jacobson !). 


Holostaspis punctulatus n. sp. (Foem.) Terreo—flavidus, elonga- 
tus, humeratulus, postice acutus, curte pilosus; seuto anale 


LISTA DI NUOVE SPECIE E NUOVI GENERI DI ACARI 251 
aeque longo ac lato; sterno punetulis aliquot minutis quasi 
perforato. Ad 550 p.. long.; 290 p.. lat. 

Habitat super Copris molossus aliosque, « Giava ». Coll. O. 
Jacobson. 


Holostaspis dispar n. sp. Mas a foemina sua (?) valde diversus 


praecipue statura et dermate minus chitineo, pellucido, in- 
colore. 

Mas rhombicus, curtus, postice acutus, pedibus secundi pa- 
ris caeteris vix crassioribus, femure calcari pollicipato, robu- 
sto, genu tibiaque vix tuberculo minimo auctis; quarti paris 
femure inferne bimuceronato-calcarato. Pellucidus, albicans. 
Ad 500 wu. long.; 330 p.. lat. Foem. terreo-badia, ovalis, aspe- 
rata, pilis percurtis induta ; scuto genitale a sternale discreto; 
scuto anale aliquanto longiore quam lato (long. 230, lat. 210). 
Ad 800 p.. long.; 500 p.. lat. 

Habitat super Copris sp., « Giava ». Collegit Clarissimus 
Jacobson. 


Holostaspis hamadryadis n. sp. Foem. Flavidus, sat longe ova- 


tus, non humeratus, postice acutus. Pedes sat longi et robusti, 
quarti paris spinis curtis in tarso; secundi paris spinis ad 
apicem tarsi fere ut in Pachylaelaps robustis. Scuta ventralia 
haud sculpta. Pili simplices in dorso et ad margines, curtuli. 
Scutum anale bene longius quam latum, sive: 290 long.; 
230 lat. Foem. ad 880 p.. long.; 520 p.. lat. 

Habitat super Copris hamadryas (« Capo di Buona Spe- 
ranza »); pluras foeminas collegi in ore, inter maxillas abscon- 
ditas. 


Holostaspis longipes n. sp. (Foem.). Terreo-flavidus, grandis, ova- 


lis, setis in corpore crassis, plumosis, precipue in dorso et in 
pedibus (pedum quarti paris praecipue ad tarsum longis, hir- 
tis) ut in H. tardo. Pedes longiores et robusti. Epistoma ra- 
musculis lateralibus bifidis longioribus, fere medium longitu- 
dine aequantibus. Scuta ventralia reticulato-sculpta; anale 


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252 ANTONIO BERLESE 


aliquanto longius quam latum (long. 330; lat. 280), lateribus 
excavato-impressis. Ad 1150 p. long.; 650 p.. lat. 
Habitat super Copris isidis, « Egitto ». 


Holostaspis isidis n. sp. Flavo-badius. Foem. bene humerata, 
cordiformis, post humeros attenuata, postice subacuta. Pedes 
minus longi (quamvis robusti) minusque spinosi quam in H. lon- 
gipede cum quo est collectus. Pili dorsi et marginales sim- 
plices, exiles, curtiores. Spinae ad apicem secundi paris ro- 
bustiores. Scutum anale fere aeque longum ac latum, sive: 
290 long.; 250 lat. Scuta omnia dorsi ventrisque laevia. Ad 
3830 p. long.; 520 p.. lat. 

Habitat super Copris isidis, « Egitto ». 


Holostaspis adulescens n. sp. Foem. terrea, elongate cordiformis, 
sat humerata, subglabra; scuto anale vix longiore quam lato. 
Ad 450 p. long.; 230 p. lat. 
Habitat super Copris hypocrita, « Pernambuco ». 


Gamasus (Gamasus) policentrus n. sp. Terreo—badiusculus, fa- 
cies G. furcati. Epistoma trispinum, spina media vix caeteris 
maiore. Mas chelae digito fixo gibboso, apice acuto-truncato; 
corniculi labiales articulo extremo simpliciter conico; palporum 
articulo secundo inferne corniculo uno, pilifero. Pedes secundi 
paris fere ut in G. runcigero, sed processu conico, erecto ad 
basim internam calcaris femuralis perconspicuo, aliisque duo- 
bus minoribus in axilla ad basim tuberculi axillaris. Ad 780 p. 
long.; 500 p.. lat. Foem. bursiformis, epigynio lato, fere ut in 
G.furcato, sed endogynio processubus duobus chitineis, pollici- 
formibus, magnis, a parte antica retrorsus pendulis, percon- 
spicuis aucto. Ad 800 p. long.; 550 p. lat. 

Habitat in musco agri panormitani. 


Gamasolaelaps arcuatus n. sp. Nympha coleoptr. Pallide flava, 
cordata, humerata, setis curtis ornata. Scuta dorsualia mar- 
ginibus integris; posticum posterius rotundatum, denique trun- 
catum. Epistoma spina media longissima, apice inferne recurva, 


LISTA DI NUOVE SPECIE E NUOVI GENERI DI ACARI 253 


lateralibus parvis, acutissimis; chelae exiliores. Ad 550 p. 
long.; 300 p.. lat. 
Habitat in ligno putri, « Batavia, Giava ». (Jacobson!). 


Gamasiphis elegantellus n. sp. Foem. Badia, hemisphaerica (fere 
aeque longa ac lata), in dimidio antico dorso setis longis, ro- 
bustis saltem utrinque sex ornata; postice setis crassiusculis, 
longis duabus (utrinque una). Ad 550 p. long.; 450 w. lat. 

Habitat in humo (« Buitenzorg, Giava »). Collegit Clariss. 
Jacobson. 


Epicroseius seioides n. sp. Flavidus, facies . angelioidis sed 
corniculis posticis setisque curtioribus, pedibusque anticis mi- 
noribus. Ad 600 p.. long.; 390 p. lat. (foem.). 

Habitat super Batocera hector aliisque huius generis specie- 
bus ad « Batavia (Giava) ». Collegit CI. Jacobson. 


Ameroseius bispinosus n. sp. (Foem.). Badius, sat bursiformis, 
elongatus, dorso scutoque anali (late semicirculari) reticulatis; 
setis curtis ad margines, duabus tamen posticis, una in quoque 
latere, magnis, robustis, spiniformibus. Scutum genitale rec- 
tangulum, postice truncatum. Adsunt seutula sex minima, ova- 
lia, post scutum genitale (in lineis duabus) transverse dispo- 
sita. Metapodia sat magna, trigono—-ovalia. Ad 680 p.. long.; 
430 p.. lat. 

Habitat in foliis putribus, « Palermo ». 


Ameroseius jacobsoni n. sp. Terreo-flavus; facies A. muricati, 
sed pedibus multo longioribus. Tarsi omnes (praecipue primi 
et secundi paris) elongatissimi. Pedes antici et postici corpore 
multo longiores. Setae corporis subspiniformes, sat curtulae. 
Scutum anale perfecte rhombicum, latius quam longum. Ad 
580 p.. long.; 330 p.. lat. 

Habitat. Plura exempla vidi collecta a CI. Jacobson (cui 
species dicata) super dipterum quoddam ex fam. Tipulidae, 
« Batavia, Giava ». 


c' ve, « An a cf. SIRIA I E: da page 9 ing 


254 ANTONIO BERLESE 


Ameroseius geometricus n. sp. (Foem.) Testaceus, ovatus, dorso 
lineis chitineis crassis in areolis sat magnis, poligonalibus (se- 
cundum lineam longitud. mediam minoribus) toto reticulato, 
fere ut in A. hirsuto. Pili corporis curti, spatuliformes, ceri- 
stis longitudinalibus serrulatis. Ad 400 p.. long., 260 p.. lat. 

Habitat super Tyckia Walliki (Giava) et super Diastocera 
trifasciata, « Africa ». 


Ameroseius flagellatus n. sp. (Foem.). Testaceus, ovatus, lateri- 
bus parallelis, postice bene rotundatus. Derma dorsi areolatum. 
Pili dorsi duo verticis, duo humerales, duo scapulares, quatuor 
ad quartos pedes laterales duoque postici, corporis latitudinem 
multo superantes. Adsunt pili minores praecipue ad margi- 
nes scuti dorsualis. Pedes mediocres, omnes crassitie pares. 
Scutum anale mediocre, ovato-rhombicum. Ad 340 p. long.; 
220 p.. lat. 

Habitat super Batocera sp., « India orient. ». 


Ameroseius favosus n. sp. Foem. terrea, elongate ovalis, margine 
scuti dorsualis postice undulato-scabrato. Scutum dorsuale, 
praecipue in medio, perconspicue reticulatum, quasi favosum, 
pilis curtis simplicibus auctum. Pedes curti, corpore multo 
breviores. Ad 420 p.. long.; 220 p.. lat. 

Habitat in glandulis trunci Acaciae sp., « Tasmania ». Coll. 
CI. Froggatt. 


Gen. Asternoseius n. gen. Facies gen. Ameroseius, sed scuta 
ventralia foem. valde diversa. Sternum abest; sub iugularia 
derma nudum; sterni tantum fragmenta sunt parvula ante 
foramen genitale, quod a ventrale est seiunetum. Pedes antici 
ambulacro destituti. Species typica A. ciliatus n. sp. 


Asternoseius ciliatus n. sp. Badius, pyriformis, perconvexus, ni- 
tidus. Tarsi antici subcelavati, apice setis duabus longissimis 
nec non mucrone quodam hyalino. Epigynium perfecte trigo- 
num, anterius peracutum. Scutum ventrale (cum anale) ma- 


Gen 


LISTA DI NUOVE SPECIE E NUOVI GENERI DI ACARI 255 


gnum, subsemicirenlare. Epistoma trigonum. Mas ignotus. Ad 
550 p.. long.; 350 p.. lat. 
Habitat in muscis ad « Casale Monferrato ». 


. Paradoxiphis n. gen. Foem. scutis ventralibus fere ut in 


Megalolaelaps; pedibus secundi paris caeteris multo exilioribus; 
primi paris validioribus. (Mas ut in gen. Megalolaelaps?). Am- 
bulacra magna, tantum membrana constituta, unguiculis nul- 
lis. Species typica P. tenuibrachiatus n. sp. 


Paradoxiphis tenuibrachiatus n. sp. Foem. ochracea, bursifor- 


Gen. 


mis, haud humerata, postice acuta, ventre (post scuta ster- 
nalia) dense pilis sat longis obsito. Seutum anale perlonge 
rectangulum. Pedes secundi paris caeteris multo exiliores, apice 
crassiusculi; primi paris caeteris erassiores et longiores. Ad 
1600 p. long.; 1150 p. lat. 

Habitat super Coleopterum (gen.? sp.?) in « Australia (Lol- 
worth) ». Coll. Cl. Froggatt. 

Mas? Scuto anale lato, trigono; sternale usque ad quartas 
coxas tantum producto; pedibus secundi paris caeteris vali- 
dioribus, femure calcare robusto, pollicipato, genu calcari brevi 
et lato, tridenticulato; tibia calcare conico. Mandibularum cal- 
care substyliformi, recto, sat brevi, transverso. Ad 1500 p. 
long.; 1050 p.. lat. 

Habitat super Coleopt. Lamellicornem in « Australia (Coo- 
nabarabran) ». Coll. Cl. Froggatt. 


Pachyseius n. gen. Characteres generis Pachylaelaps sed 
seuta foeminae ventralia ut in gen. Holostaspis. Pedes antici 
ambulacro aucti; secundi paris tarso apice bicorni. Species 
typica P. humeralis n. sp. 


Pachyseius humeralis n. sp. Foem. ochracea, ovalis, Pachylaelap- 


tibus facie persimilis. Scutum genitale rectangulum, anterius 
vix rotundatum et fimbriatum, postice truncatum, ventrali 
contiguum. Scutum ventrale cordato-ovatum, anterius trun- 


tata ali: BE ili de 


256 ANTONIO BERLESE 


catum, postice rotundatum. Tarsi secundi paris apice robuste 
bicornes. Ad 660 p.. long.; 350 p. lat. 
Habitat in muscis, raro. « Roma; Mugello ». 


Subgen. Olopachys n. subgen. Ex gen. Pachylaelaps. Facies scu- 
tulorum ventralium in foemina gen. Pachylaelaps sed scuto 
ventrale cum anale omnino confuso. Pedes secundi paris tarso 
apice calcaribus ut in supradieto genere. Pedes antici ambu- 
lacrati. Color ut in Pachylaelaptibus. Differt a subgenere Pla- 
tylaelaps (Berl.) propter scuta perithrematica ut in Pachylaelaps 
(S. str.) usque ad scutum ventrale producta. 


Pachylaelaps (0lopachys) scutatus n. sp. Foem. ochracea, ovalis, 
pilis simplicibus praecipue in corpore postico ornata. Pedum 


20 Lu. 


fd 


secundi paris femur inferne angulatim prominulo. Ad 7 
long.; 450 p.. lat. (Mas ignotus). 
Habitat in muscis prope Romam, rarus. 


Pachylaelaps cordiformis n. sp. Foem. flavida, anterius subtrun- 
cata (excepto mucrone ad verticem), humeris bene angulosis, 
denique attenuata, cordiformis, postice acuta. Setulae corpo- 
ris sat longae, praecipue ad marginem posticum. Scutum ven- 
trale trapezinum, postice rotundatum. Pedes exiles. Ad 1050 p.. 
long.; 750 p.. lat. 

Habitat super Copris isidis, « Egitto ». 


Pachylaelaps cordiformis Berl. var. australis n. var. Foem. 
Differt a typico statura aliquanto maiore nec non pilis corporis 
multo curtioribus. Ad 1150 p.. long.; 800 p.. lat. 

Habitat super Copris hamadryas, « Capo di Buona Speranza ». 


Pachylaelaps runculiger n. sp. Mas citrinus, elongatus, postice 
acutus. Mandibularum calcar curtum (longitudine digiti), in 
summo fere digito articulatum, anterius directum, latum, sub- 
runciforme, apice leniter subbilobum. Calear femurale (2° pa- 
ris) runcatum, apice oblique truncatum. Ad 480 p. long.; 
250 p. lat. 

Habitat rarus super Copris molossus, « Giava » (Jacobson!). 


LISTA DI NUOVE SPECIE E NUOVI GENERI DI ACARI 257 


Pachylaelaps runculiger Berl., var. falculiger n. var. Differt a 


typico praecipue calcare pedum secundi paris permagno, pol- 
lieiformi, interne serrulato, dimidiam longitudinem femuris su- 
peranti (in typico tantum spiniformis, brevis), nec non calcare 
mandibulari simpliciter runciformi, apice acuto, haud sub 
apice exeavato. Mas ad 500 p.. long.; 280 u. lat. 

Habitat. Plurima exempla collegi inter pilos prosterni (post 
coxas) super Copris hamadryas, ad « Capo di Buona Spe- 
ranza ». 


Pachylaelaps (Onchodellus) spectabilis n. sp. Aurantiacus, fa- 


cies Pachylaelaptis, sed curtior pedibusque longioribus. Seuta 
omnia valde expolita. Corpus foeminae ovale. Seutum anale 
late trigonum, a ventrale remotum. Tarsus secundi paris apice 
caleari unico, valido armatus. Mas cordatus, postice acutus, 
ralde humeratus; secundi paris femure longe pollicipato; geru 
tubere curto, bituberculato; tibia tuberculo breviter conico. 
Foem. ad 1150 p.. long.; 850 p. lat. 

Habitat super Copris sp., « Giava ». Collegit CI. Jacobson. 


Subgen. Elaphrolaelaps n. subgen. (Subgenus gen. Packylaelaps, 


inter Sphaerolaelaps et Onchodellus). Seuta ventralia et epistoma 
satis ut in gen. /’ackylaelaps, sed pedes valde longiores, cras- 
sitie subpares; secundi paris apice calcare nullo. Foem. scuto 
genitale (cum ventrale confuso) valde ab anale remoto. Corpus 
ovatum, haud humeratum. Species typica £. fenestratus n. sp. 


Pachylaelaps (Elaphrolaelaps) fenestratus n. sp. Foem. Scuta, 


pedes et rostrum flavo—-fuliginea. Scutum dorsuale ad humeros 
utrinque incisura albida profunda quasi fenestra lineari, tran- 
sversa incisum. Pili corporis mediocres. Sentum genito—ven- 
trale late trapezinum, anterius rotundatum, posterius cum scu- 
tis lateralibus lineam rotundatam conficiens. Seutum anale 
ralde remotum, parvum, trigonum, longius quam latum., Fa- 
cies nymphae coleoptratae Gamusi coleoptratorum. Ad 1500 p.. 
long.; 1000 p.. lat. 
Habitat supra Copris sp., « Giava »; Coll. Jacobson. 


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258 ANTONIO BERLESE 


Megalolaelaps enceladus n. sp. Foem. badia, postice acuta, hir- 
sutissima, pilis densis, longis, praecipue ad corpus posticum 
induta; trochanteribus tertiis et quartis in margine (femurali) 
valide corniculatis; metapodis minimis, sublinearibus; tarsis 
omnibus, exceptis primi paris, appendicibus duabus longe lan- 
ceolatis, brunneis ornatis. Ad 2400 p.. long.; 1600 p.. lat. 

Habitat super Copris carolina, « America, boreale ». }\Lo 


Megalolaelaps spinirostris n. sp. Foem. scutis, rostro pedibu- 
sque castaneo—fuligineis. Corpus rectangulo—ovale, postice 
rotundatum, sat latum, humeratum, totum pilis densis me- 
diocribus vestitum. Pedes crassitie intersese pares. Sternum 
valde latum et curtum. Scutum genitale valde latum, peculia- 
ris fabricae. Adsunt spinae robustiores quatuor, quasi corni- 
culi in medio rostro infero. Ad 1250 p.. long.; 900 p. lat. 

Habitat super Copris sp., « Giava ». Coll. Jacobson. 


Megalolaelaps radiatus n. sp. Foem. scutis, rostro pedibusque 
castaneo—fuligineis. Corpus elongato—ovale, postice strictius 
quam ad humera, totum pilis sat densis longioribus (dimidiam 
latitudinem corporis aequantibus vel superantibus) etiam in 
seuto dorsuale praesentibus, ad margines radiatim dispositis 
ornatum. Pedes crassiusculi. Sternum longius quam latum, 
strictum. Scutum genitale perparvulum, valde strictum. Ad 
1100 p.. long.; 600 p.. lat. 

Habitat super Copris sp., « Giava ». Coll. Jacobson. 


Megalolaelaps orientalis n. sp. Foem. scutis, rostro, pedibusque 
castaneo—fuligineis. Corpus ovatum, postice vix latius quam 
ad humeros. Margo corporis et venter subglabri, humeri ta- 
men setis aliquot longis et robustis. Sternum trapezinum, 
usque ad medias secundas coxas productum. Scutum genitale 
minimum, strictum. Scutum anale perlongum (long. 500, lat. 
350), fere duplo longius quam latum, spatio minimo a geni- 
tale remotum. Ad 1500 p.. long.; 1100 p.. lat. 

Habitat super Copris sp., « Giava » Coll. Jacobson. 


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LISTA DI NUOVE SPECIE E NUOVI GENERI DI ACARI 259 


Subgen. Hoplolaelaps n. subgen. Ex gen. Laelaps. Foem. cha- 
racteres subgeneris Hulaelaps, sed scutum metapodicum cum 
peritrematico omnino confusum, magnum. Species typica: 
E. H. doderoìi n. sp. 


Laelaps (Hoplolaelaps) doderoi n. sp. Badius, pyriformis, con- 
vexus, nitidus, postice setis longiusculis duabus. Tarsi antici 
setis aliquot longissimis praediti, nec non ambulacro longe 
pedunculato. Epistoma trispinum. Ad 470 p.. long.; 320 p.. lat. 

Habitat in humo prope « Genova ». Coll. Clariss.. Dodero 
entomologus praeclarus et benemeritissimus, cui speciem volui 
dicatam. 


Laelaps (Hoplolaelaps) paulseni n. sp. Foem. Badius, L. dode- 
roi affinis sed elongatior, dorso setis robustis aueto, postice 
aliquanto maioribus et robustioribus (quatuor); pedum anti- 
corum ambulacro subsessili. Ad 590 p. long. ; 330 p.. lat. 
| Habitat. Plura collegi exempla in muscis agri Panormitani. 
Speciem CI. Paulsen rei agrariae et praecipuae ampelogra- 
phicae eximio cultori dicatam volui. 


Laelaps (Hypoaspis) gryllotalpae n. sp. Terreus, elongate-ova- 
lis, setis curtulis, vestitus, pedibus longissimis, gracilibus 
(primi quartique paris corporis longitudinem valde superanti- 
bus). Epistoma dentieulis altis totum ornatum. Foem. scutum 
ventrale (cum genitale confusum) parum post quartas coxas 
productum, rotundatum. Mas calcare mandibulari recto, tamen 
introrsus aliquanto ineurvo, anterius porrecto, longo, margine 
externo biangulato, apice rotundato. Ad 350 p.. long.; 450 p.. 
lat. (Foem.). 

Habitat communis super GryUotalpa vulgaris, « Giava ». 
Coll. CI. Jacobson. 


Laelaps (Hypoaspis) dasygaster n. sp. (Foem.). Flavus, ovatus, 
postice acutus. Scutum dorsuale subglabrum, tantum pilis mi- 
nutissimis, raris ornatum. Abdominis pars mollis, praecipue 
ad ventrem circa scutum anale pilis sat longis, densis induta. 


260 ANTONIO BERLESE 


Scutum ventrale (cum genitale) ovatum, valde ultra quartas 
coxas produetum, postice rotundatum, lateralibus parallelis. 
Pedes longi, crassi, spinosi, ambulaeris maioribus. Ad 900 y. 
long.; 530 p.. lat. 

Habitat super Diastocera trifasciata, « Africa ». 


Laelaps (subgen. ?) remiger n. sp. Mas pallide terreus, sterno 
appendicibus quatuor late remiformibus, sat magnis ornato ; 
digito mobili mandibulae calcare falciforme, digito eiusdem 
duplo longiore. Ad 650 p. long.; 340 p.. lat. 

Habitat in ligno putri, « Giava ». Coll. CI. Jacobson. 


Laelaps (subgen.?) parvulus n. sp. Mas terreus, rectangulus, 
bene humeratus; seuto sternali ad quartas coxas tantum pro- 
ducto. Minimus. Ad 330 p.. long.; 180 p.. lat. 

Habitat in ligno putri, « Batavia, Giava ». Coll. CI. Jacobson. 


Laelaps (subgen. ?) ampullula. Foem. terrea, mollis, bursiformis, 
vix postice curtissime bipila. Scutum anale parvulum, late 
semicirculare-trigonum, valde a genitale discretum. Hypostoma 
corniculis nullis. Ad 750 p.. long.; 550 p. lat. 

Habitat in nidis et super Apis indica, « Batavia (Giava) ». 
Coll. Cl. Jacobson. 


Laelaps (subgen.?) scutatus n. sp., Foem. terrea, scutis ventralibus 
omnibus ut in gen. Holostaspis dispositis, bene sculptis. Pedes 
crassiusculi ; corpus ovatum, spinulis vel setis brevissimis ad 
margines et postice aunctum. Ad 450 p. long.; 340 p. lat. 

Habitat in ligno putri, « Batavia (Giava) ». Coll. Jacobson. 


Berlesia cultrigera n. sp. Terrea, ovata, setis sat longis hir- 
tella, pedibus crassis. Foem. mandibulis parvulis, digito mo- 
bili parvo, denticulato. Scutum genito-ventrale longe rectan- 
gulum. Hypostoma tuberculis nullis. Ad 500 p.. long.; 300 p. 
lat. Mas pedibus curtioribus et robustioribus, mandibulae cal. 
care brevi, digito duplo longiore, vix ineurvo, apice pedis 
humani more conformato. Ad 370 p.. long.; 230 p.. lat. 


LISTA DI NUOVE SPECIE E NUOVI GENERI DI ACARI 261 


Habitat cum pullis et ovis, parasita verus, ad alas posterio- 
res cuiusdam locustae ex fam. Conocephalidae. Coll. C1. Jaco- 
bson in « Batavia (Giava) ». 

Diftert a B. rapace Australiae statura minore, tuberculis 
hypostomatis nullis, scuto genito-ventrale valde elongatiori 
aliisque characteribus. 


Subgen. Haemolaelaps n. subgen. Characteres subgen. Laelaps 
(s. str.) sed scuto ventrale ab anale remoto; mandibularum 
digito fixo seta perlonga, filiformi aucto. Spec. typica L. H. 
marsupialis n. Sp. 


Laelaps (Haemolaelaps) marsupialis n. sp. (Foem.). Pallidus, 
longe ovalis, totus dense setis sat longis vestitus, scuto ven- 
trale (cum genitale confuso) rotundato, ab anale discreto, sat 
conspieuo. Mandibularum digitus fixus mollis, mobili curtior 
et sub apicem longa setula filiformi terminatus. Ad 800 p. 
long.; 470 p.. lat. 

Habitat super « Bandicoot » (Marsupialis ex fam; Perame- 
lidae, gen. ? spec. ?) « Australia ». Coll. Cl. Froggatt. 


Leiognathus spinosus n. sp. Mas terreus, facies L. albati, sed 
setis eorporis multo robustioribus, spiniformibus. Ad 520 p. 
long.; 300 p.. lat. 

Habitat super Pteropus edulis, « Batavia (Giava) ». Coll. CI. 
Jacobson. 


Gen. Copriphis n. gen. Species typica: €. pterophilus  Berl. 
(Iphis pterophilus Berl.). 


Copriphis modestus n. sp. Rubro-badius, subrotundus, setulis 
spiniformibus marginalibus eurtulis; epistoma ut in C. ptero- 
philo. Ad 400 p.. long.; 280 p.. lat. 

Habitat super Copris, « Giava » Coll. CI. Jacobson. 


Copriphis cultratellus n. sp. Rubro-badius, facies omnino Cl. dre- 
panogasteri, sed foem. sterno appendicibus eultriformibus octo, 
nec non una conformi in quaque coxa, excepta postrema. Ad 


262 ANTONIO BERLESE 


640 p. long.; 500 u. lat. Mas subsimilis, sed appendicula ad 
secundas coxas nulla. 

Habitat. Plura collegi exempla super Copris varios, « Giava » 
(Jacobson !), nec non super Copris isidis, « Egitto ». 


Copriphis hastatellus n. sp. Rubro-badius, ovatus; facie C. mo- 
desti, sed aliquanto maior, setis spiniformibus circundatus. 
Foem. appendiculis cultriformibus in sterno duabus, quaque 
ad coxas tertii paris nec non in coxis iisdem secundi et 
quarti paris. Ad 450 p. long.; 350 p.. lat. 

Habitat ad pilos pectoris super Copris hamadryas, « Capo 
di Buona Speranza ». Plura possideo exempla. 


Copriphis aster n. sp. Foem. rufo-badia, sat elongate ovalis, 
setis marginalibus longiusculis, mollibus; sternalibus omnibus 
simplicibus. Ad 750 p.. long.; 550 p.. lat. 

Habitat super Copris hypocrita, « Pernambuco ». 

Copriphis puer n. sp. Foem. Pallide terrea; facies C. repandi, cuius 
speciei valde aftinis. Differt tamen a €. repando praecipue 
scutulorum ventralium fabrica, quod in €. puero seutula ad 
latera vulvae minima sint, puncetiformia (in 0. repando longa 
linearia); scuta peritrematica non pedes quarti paris attingunt 
(in €. repando ultra quartos pedes sunt, retrorsus producta); 
scutulaque metapodica evanida. Ad 450 p.. long.; 320 p.. lat. 

Habitat super Copris hispanus, « Spagna ». 


Copriphis repandus n. sp. Sat pallide rubro—badius, elongatulus, 
lateribus subparallelis, postice rotundatus; setis spiniformibus 
curtioribus indutus. Mas calcare mandibulari breviore, exi- 
liori, in spirulam convoluto. Foem. ad 450 p.. Iong.; 270 p. lat. 

Habitat innumerus cum pullis ete. ad ventrem Copridis mo- 
lossi et aliorum, « Giava ». (Jacobson !). 


Copriphis degenerans n. sp. Foem. terrea, ovalis, postice acu- 
tula, glabra, scuto peritrematico striato, vix quartas coxas 


AAT si | 


LISTA DI NUOVE SPECIE E NUOVI GENERI DI ACARI 265 


attingente. Pili ventris omnes simplices. Ad 750 p.. long.; 
500 p.. lat. 
Habitat ad humeros Catarsii sabaei, « India Orientale ». 


Greenia jacobsoni n. sp. Foem. flavo—-badia. Seutum dorsuale in- 
tegrum, valde elongatum, parce pilosum. Abdomen pilis aliquot 
sat longis in margine tantum extremo. Coxae omnes spinis 
mediocriter robustis ornatae. Sternum late clepsidraeforme, 
margine postico integro. Ad 1750 u. long.; 900 p.. lat. 

Habitat super Xylocopa aestuans, « Giava ». Coll. CI. Jacob- 
son. Diftert a G. alfkeni Oud. (quae adulta mihi videtur), sta- 
tura, scuti dorsualis fabrica aliisque characteribus. 


Greenia hirtissima n. sp. Foem. flavo-badia, G. jacobsoni primo 
visu similis, sed pilis longis densioribus in dorso et ad mar- 
gines ornata. Coxae primi, secundi tertiique paris appendici- 
bus percrasse spiniformibus, ovatis, armatae. Ad 1850 p.. long.; 
950 p.. lat. 

Habitat super Aylocopa (aestuans?), « Giava ». 


Pteroptus heteropus n. sp. Pedibus anticis valde caeteris cras- 
sioribus (fere duplo). Mas (cum pedibus) ad 1500 p.. long. ; 
Foem. ad 2000 p.. long. 

Habitat super Pteropus edulis, « Batavia (Giava) ». Colleg. 
CI. Jacobson. 


CRYPTOSTIGMATA 
(Oribatidae). 


Achipteria nicoleti Berl. var. ewingi n. var. Differt a typico 
Europae praecipue alis tecti apice denticulo externo extror- 
sus recurvo et producto; pteromorphis processu antico l'on- 
giori. Ad 530 p.. long.; 350 p. lat. 

Habitat in muscis, « Florida » (« Lake City »). 


Oribatella misella n. sp. Castanea, nuda. Alis tecti perparvulis, 
intersese contiguis, dentibus anticis curtis. Organa pseudo- 


17 


264 ANTONIO BERLESE 


stigmatica sat longe et bene clavata. Uneus pedum unicus. 
Degenerat. Ad 2830 p.. long.; 200 p. lat. 
Habitat in humo, « Giava ». (Jacobson !). 


Sphaerozetes (Tectoribates) proximus n. sp. Saturate casta- 
neus. Facies $S. howardi et S. tecti, sed statura aliisque cha- 
racteribus diversus. Ad 350 p. long.; 240 p.. lat. 

Habitat in muscis ad « Genova, Casalmonferrato, Macca- 
rese (Roma) ». 


Sphaerozetes strandi n. sp. Badius, pyriformis, setis erassiu- 
seulis, longiusculis hirtus. Tecti lamellae tantum usque in 
medio antico productae, lata translamella intersese coniunctae, 
apice acutae, caeterum ut in S. setoso conformatae. Organa 
pseudostigmatica clavata. Genu et tibia primi et secundi 
paris seta robusta, spiniformi aueta. Ad 700 p.. long.; 400 p.. lat. 

Habitat rarus in « Groenlandia ». Coll. CI. Strand. 


Sphaerozetes pedemontanus n. sp. Castaneus. Facies speciei Wuze- 
tes depauperatus, sed multo maior, subsphaericus ; alis tecti apice 
parum prominulis, acutis, lata translamella coniunetis; organis 
pseudostigmaticis curte claviformibus. Glaber. Ad 580 u.. long.; 
460 p. lat. 

Habitat in humo ad « Torino ». 


Euzetes egenus n. sp. Testaceo—badius. Facies £. depauperati 
quamvis aliquanto longior, non tamen ut £. pusillus Europae, 
pteromorphisque maioribus, sive posterius magis productis. 
Organa pseudostigmatica sat longe clavata (fere ut in £. pu- 
sillo). AA 260 p. long.; 200 p.. lat. 

Habitat in muscis, « Florida » (« Lake City »). 


Ceratozetes magnificus n. sp. Castaneo-fuscus, antice rubescens; 
tecti alis in cornua perlonga (dimidiam alam eamdem longi- 
tudine aequantia) productis; setis pseudostigmaticis sensim 
incrassatis, conicis, longiusculis, nudis; unco pedum unico. 
Ad 500 p.. long. ; 380 p.. lat. 

Habitat inter folia putria, « Palermo ». 
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LISTA DI NUOVE SPECIE E NUOVI GENERI DI ACARI 265 


Punctoribates insignis n. sp. Castaneo-niger, grandis ; alis tecti 
acutioribus ; setis psendostigmaticis longe clavatis ; pedum se- 
cundi paris tarso ad dorsum valido calcari ornato. Ad 430 Li. 
long.; 360 p.. lat. 

Habitat inter folia putria, « Palermo ». 


Peloribates histricinus n. sp. Castaneus, affinis P. danksi, sed 
minor, organis pseudostigmaticis curtioribus et melius clava- 
tis. Derma undique areolis minimis, rotundis asperatum. Pili 
dorsi omnes longi, nigrescentes, asperuli. Ad 400-440 L. long.; 
310-330 p. lat. 

Habitat in « Florida ». 


Protoribates (Scheloribates) crinitus n. sp. Badius, elongatissi- 
mus, postice setis longissimis octo, exilioribus ornatus. Organa 
pseudostigmatica curte clavata, subpyriformia. Ad 400-600 p.. 
long.; 160-270 p.. lat. 

Habitat in « Florida ». 


Oribella cornuta n. sp. Laete badia, nitidissima, glabra (tamen 
postice longe bipila); abdomine cordiformi, postice acuto ; se- 
tis pseudostigmaticis longe fusiformibus; alis tecti anterius 
in cornicula bene longa, piligera desinentes. Ad 570 p.. long.; 
330 p. lat. 

Habitat inter folia putria, « Palermo ». 


Tectocepheus personatus n. sp. Castaneus, totus velo hyalino, 
granulis rotundis nigris occupato indutus. Abdomen subdiscoi- 
dalis, in medio dorso excavato—depressus, pilis minutissimis, 
raris ad marginem posticum. Anticum magnum, conicum, la- 
mellis perlongis et altis, longe rectangulis, striatis, subhya- 
linis, apice curtissimo pilo terminatis. Organa pseudostigma- 
tica curte clavata, villosa. Ad 420 p.. long.; 230 p. lat. 

Habitat in muscis agri Tridentini. 


Scutovertex perforatus n. sp. Castaneo—piceus totus, macula 
rotunda in summo abdomine ad dorsum, rotunda, pallide flava 


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266 ANTONIO BERLESE 


quasi foramen. Derma dorsi aeque punetulatum. Anticum cum 

abdomine fere confusum (facies Ameronothri). Organa pseudo- 

stigmatica setuliformia. Ad 390 p.. long.; 210 u.. lat. 
Habitat in humo prope Neapolim (« Portici »). 


Hydrozetes terrestris n. sp. Castaneus, ovalis, sat elongatus, po. 
stice subtruncatulus, pilis ibi brevibus duobus auetus. Anti- 
cum lineis concurrentibus bene conspicuis, carinuliformibus ; 
organa pseudostigmatica sat longa, clavata; pedes magni et 
crassiusculi. Ad 550 p. long.; 300 p. lat. 

Habitat communis inter folia putria, « Palermo ». 


Neoliodes capensis n. sp. Nigerrimus, globularis, pedibus ceras- 
sis et longis. Abdomen hemisphaericus, plus minusve gibbere 
mediano elevatus, in medio areolis sat discretis, rotundis, par- 
vulis, ad latera striis radiatim transversis, antice foveolis mi- 
nimis appressis exharatus. Organa pseudostigmatica curte fu- 
siformia. Usque ad 1800 p.. long.; 1250 p.. lat. 

Habitat super plantas ad « Capo di Buona Speranza ». 


Nothrus superbus n. sp. Castaneo-fulgineus. Facies N. spinigerz, 
sed maior, elongatior, pilis abdominis, quamvis longissimis, ta- 
men non bene circinatis. Abdomen in dorso vix excavatus, 
glaber, tantum antice pilis duobus anterius directis, non tu- 
berculo sustentis. Ad 1400 p.. long.; 600 p. lat. 

Habitat in humo, « Palermo ». 


Sphaerochthonius elegans n. sp. Testaceo—fuligineus, rotundato— 
rectangulus, aliquanto elongatior quam $S. splendidus, a quo 
valde diversus. Abdomen in dorso transverse triseptatus, ap- 
pendicibus peculiaribus late T-formibus, brevissime peduncu- 
latis, granosis, ad incisuras 2% et 34" nec non in extremo 
postico articulo ornatus. Segmentum 1" abdominis (in dorso) 
pilis 4 longiusculis granosis. Organa pseudostigmatica fere 
ut in S. splendido. Ad 260 p. long.; 190 p. lat. 

Habitat in humo, « Giava » Coll. CI. Jacobson. 


LISTA DI NUOVE SPECIE E NUOVI GENERI DI ACARI 267 


Gen. Arthrhoplophora n. gen. Genus gen. Protoplophora ad- 
propinquandum quod Hoplophora sit abdomine ut in Hypockhtho- 
nits articulato. Abdominis segmentum primum ad dorsum in 
clypeum maximum elongatum, totum caeterum abdominem 
protegens, dilatatum. Ungues pedum bini (magnitudine para- 
doxi). Species typica A. paradoxra n. sp. 


Arthrhoplophora paradoxa n. sp. Badia, in sphaerulam contrac- 
tilis. Anticum sat magnum, rectangulum, antice angulatum. 
Abdominis articulus secundus et tertius ad dorsum margine 
postico pilis densissimis, plumosulis, perlongis, fimbriam pul- 
cherrimam conficientibus ornatus. Pili isti extremum abdomen 
superant, in ventrem deflectuntur et sceuto abdominale pri- 
mo (dorsi) sunt obtecti. Pedes mediocres; ungues longissimi, 
falcati, fere totius pedis longitudinem aequantes. Organa pseu- 
dostigmatica longe setuliformia, vix barbatula. Ad 450 p.. long.; 
(aperta) 300 p. lat. 

Habitat in humo « Giava ». Coll. CI. Jacobson. 


(Sarcoptidae). 


Carpoglyphus vagabundus n. sp. Minus elongatus quam €. pas- 
sularum, rectangulus, postice tantum bisetus (setis longis), der- 
mate punctulato, duriusculo. Mas pedibus aliquanto robustio- 
ribus quam in foem.; pene inter quartos pedes bene chitineo. 
Vulva inter quartas et tertias coxas aperta. Foem. ad 500 p.. 
long.; 270 p.. lat.; mas ad 400 p.. long.; 240 p. lat. 

Hypopus rhombicus, postice acutus, breviter bisetus ibique 
membranula subhyalina late triloba alte ornatus; disculis 
adhaesionis octo magnis duobusque minimis; pedum ambula- 
cro ut in adulto, ad extremi paris tantum ungue inter setas 
longiores duas. Pars antica corporis ut in hypopis 7rzcho- 
tarsi xylocopae. AA 360 p.. long.; 220 p.. lat. 

Habitat. Inveni paucos adultos multosque hypopos in nido 
Polistis gallicae ad « Rosignano (Pisa) », certe ibi casu prae- 


sentes. 


263 


ANTONIO BERLESE 


Tyroglyphus pergrandis n. sp. (Foem.). Albidus, pedibus roseis, 


statura maxima, setis sat longis ornato. Ad 1500 p.. long.; 
1000 p. lat. 
Habitat « Giava ». Coll. CI. Jacobson. 


Tyroglyphus (?) incertus. Nympha albido-hyalina; ungue pedum 


Gen. 


Cole 


e membranula ambulacrali prominulo sat magno, ad basim un- 
guis in quoque pede utrinque seta transverse erecta et denique 
antrorsus plicata adest. Setae duae humerales, duae scapu- 
lares, duaeque posticae fere corpus lougitudine aequantes, 
exiles adsunt; duae ad verticem minores. Ad 500 p.. long. ; 
280 p.. lat, 

Habitat. Plurima exempla collegi sub alis Copridis cuius- 
dam, « Giava » (Jacobson !). 


Coleoglyphus n. gen. Characteres simul generis Coleopte- 
rophagus et Tyroglyphus. Species typica C. fuscipes n. sp. 


oglyphus fuscipes n. sp. (Foem.). Albicans, pedibus, rostro, 
epimeris, scuto trapezino ad verticem nec non circinibus ad 
basim pilorum disculisque genitalibus fuscis, fuligineis. Epi- 
mera antica intersese discreta. Margo corporis posticus rotunda- 
tus, mucrone conico permagno (300 p.. long.). Setae in postico 
abdomine octo, duae scapulares, duaeque humerales maximae 
(posticae quatuor corporis longit. aequantes). Ad 1500 p., long. 
(sine rostro et mucrone); 900 p. lat. 

Habitat. Collegi super Tefflus megerlei, « Africa ». 

Nympha disculis genitalibus tantum duobus. Tarsi postici di- 
midiam pedum longitudinem aequantes. Dorsum setis octo an- 
ticis, sexque posticis longissimis, ex istis quatuor corpore 
longiores, perrobustis. Ad 850 p.. long.; 500 p. lat. 

Habitat. Unam nympham inveni super Copris hamadryas, in- 
ter pilos pectoris ad « Capo di Buona Speranza », larvasque 
nonnullas sub alis. An species diversa, nomine C. longitarsus 
distinguenda ? 

Hypopus. Bene badius, nitidus, perconvexus, subdiscoidalis, 
tamen postice latior, rotundatus, antice angulatus. Disculi 


LISTA DI NUOVE SPECIE E NUOVI GENERI DI ACARI 269 


adhaesionis 12, nec non tuberculi disculiformes tres discu- 
lis veris commixti. Pedes omnes breves, ungue nec non pi- 
lis adhaesionis duobus, uno longo, altero brevi, infundibulifor- 
mibus apice aucti. Ad 420 p.. long.; 340 p. lat. 

Habitat ad pectus Teffli megerlei cum foemina supradicta 
colleetus. 


Canestrinia manicata n. sp. Mas perfecte rhombicus, postice sub- 


acutus, ibique setulis basi crassis, longis quatuor, appendiculis 
foliiformibus duabus ornatus. Pedes tertii paris monstruosi, 
tibia abnormiter in cornum ad dorsum producta, tarso late 
trigono, femure calcarigero. Ad 400 p.. long.; 400 p.. lat. Foem. 
simplex, postice rotundata, quadripila, humerata. Ad 600 w. 
long.; 450 p. lat. 

Habitat super Doriphora tessellata, « Brasile ». 


Canestrinia spectanda n. sp. Mas rhombicus, postice attenuatus, 


recte truncatus, pilis longissimis quatuor, percurtulis duobus, 

Pedes crassitie pares. Tarsi tertii quartique paris longissimi, 

faleati. Disculi copulationis magni, circine fusco extrorsus 

protecti, intersese contigui. Ad 600 p.. long.; 450 p.. lat. (Cae- 

terum valde statura variat). Foem. maris subsimilis, vix maior. 
Habitat super Dorcus bucephalus, « Giava ». 


Canestrinia microdisca n. sp. C. spectandae subsimilis, sed bene 


diversa. Mas tarsis curtioribus quam in 0. spectanda, disculis- 
que copulationis perparvis, rotundis, incoloribus. Penis rectus, 
sat longus, apice acutus. Ad 550 p.. long.; 450 p.. lat. Foem. 
subsimilis, vix maior. 

Habitat super Dorcus saiga, « Giava ». 


Canestrinia nepalensis n. sp. Foem. sat elongata, subovalis, hu- 


meratula, postice late arcuato-truncata, longe quadripila. Tarsi 
omnes mediocriter elongati. Ad 480 p.. long.; 300 p.. lat. Mas 
ignotus. 

Habitat super Dorcus nepalensis, « Giava ». 


Cal 


270 ANTONIO BERLESE 


Gen. Canestriniella n. gen. Caracteres gen. Canestrinia maris 
tamen pedibus tertii et quarti paris (istis caeteris crassiori- 
bus) ambulaero destitutis, tantum ungue valido terminatis. 
Typus €. amplexans n. sp. 


Canestriniella amplexans n. sp. Mas rhombico-circularis, abdo- 
mine post quartos pedes strietiori, spathulato, utrinque sat 
longe bipilo (ad angulum postico-lateralem). Pedes quarti pa- 
ris (quibus foeminam amplexatur in copula) caeteris validiores, 
forcipis more introrsus recurvi. Mas ad 380 p.. long.; 290 p.. lat. 

Habitat. Plurima paria super Batocera hector ad « Batavia 
(Giava) » collegit CI. Jacobson. 


Canestriniella togata n. sp. Albida. Mas dimidio abdomine po- 
stieo in lobulos hyalinos permagnos duos, intersese profun- 
diore incisura discretos, quisque longe et acutissime  bi- 
fidus et bisetus (setarum harum una in incisura cuiusque lo- 
buli, altera in latere externo). Disculi copulationis intersese 
valde approximati, inter quartas coxas insiti. Pedes quarti 
paris pererassi. Ad 600 p. long.; 320 u. lat. 

Habitat. Plurimos collegi mares in copula foeminasque ovi- 
geras super Batocera lunulata et B. spec. « Giava, Indie 
orient. ». i 


Histiostoma brevipodum n. sp. Albidus, pyriformis, rostro api- 
cali magno, palporum setis pedes primos longitudine aequan- 
tibus, pedibus omnibus erassis et percurtis. Foem. ad 350 p. 
long.; 200 p. lat. 

Habitat inter folia putria, « Palermo ». 


HETEROSTIGMATA. 


Podapolipus batocerae n. sp. Foemina ovigera subrectangula, 
postice truncata, ad humeros latissima, rotundata, anterius 
strictior, conica, in summo antico corpore pedibus anticis sat 


longe conicis, secundi paris brevius coniformibus, praedictis 

| adpressis. Mares consuetae figurae nec non iuvenes, sed scu- 
tis epimeralibus latis, perconspieuis, dermate striato intersese 
optime distinetis. Foem, ovigera ad 850 p.. long. ; 600 p. lat. 
ad scapulas. Mares invenesque ad 350 L.. long. (cum rostro); 
150 p.. lat. 


Habitat innumerus sub alis Batocerae hectoris, « Batavia, 
Giava ». Collegit C1. Jacobson. 


Gennaio 1910. 


Gli estratti di questa Nota furono pubblicati il 12 Febbraio 1910. 


PANE E ee I 


Dott. COSTANTINO RIBAGA 


“ ANISOPSOCUS LICHENOPHILUS ,, NUOVO COPEOGNATO 


TROVATO IN ITALIA 


Dall’ egregio Prof. Trotter della KR. Scuola di Viticoltura di 
Avellino, ho avuto, per la determinazione, alcuni esemplari di un 
Jopeognato trovato dal suo Assistente Dott. Romano in colonie 
viventi a spese di licheni sulle corteccie degli alberi nei dintorni 
di Avellino. Ho visto trattarsi di forma appartenente a genere e 
specie muovi e qui ne dò la descrizione. 


Anisopsocus n. gen. 


Genere della sottofamiglia Mesopsocinae con femmine attere e 
maschi ad ale lunghe, con antenne provviste di sensilli (Figg. 1 A 
e:-56:9): 

J' Capo largo quanto il torace, con occhi provvisti di peli, posti 
all’ angolo posteriore del capo; la distanza dal margine oculare 
interno alla sutura occipitale è molto superiore al diametro dei 
singoli occhi. Ocelli tre, bene sviluppati, antenne piuttosto brevi 
di 15 articoli. Prefronte poco sporgente, palpi mascellari coll’ ul- 
timo articolo cilindrico arrotondato all’apice, apofisi stiliforme della 
mascella con una stretta incisura e quasi eguale a quella della fem- 
mina (fig. 2), palpi labiali di un solo articolo. Ali sviluppate nor- 
malmente (Fig. 3) colla nervatura e pilosità delle specie del genere 


« ANISOPSOCUS LICHENOPHILUS » ECC. 275 


Elipsocus; solo la cellula postica è, di regola, più bassa ed il ptero- 
stigma s’avvicina per la forma a quello delle specie del genere 
Caecilius. Zampe bene sviluppate con tarsi di tre articoli, di cui 
quelli del terzo paio (Fig. 7 A) hanno 5 ctenidi, unghie con un 
dente subapicale. Nel primo paio le tibie sono provviste all’apice 
interno di due spine, nelle altre due paia ne hanno quattro. Meso- 
sterno molto sviluppato quasi rettangolare e diviso nel mezzo da 
un solco longitudinale. Î 

9 Corpo robusto. Capo grossetto col margine occipitale diritto 0 
quasi. Sutura del vertice ben marcata. Mancano gli ocelli al posto - 
dei quali vi sono tre macchie pigmentate. Occhi provvisti di peli 
e posti al margine laterale. Antenne brevi di 15 articoli. Palpi 
mascellari come nel maschio. Processo stiliforme della mascella 
con un’ incisione mediana più stretta su di una faccia che nell’al- 
tra (Fig. 2). Palpi labiali di un solo articolo. Torace più stretto 
del capo, protorace più stretto degli altri e breve, nelle prepara. 


| 


4 


A B Fig. 2. — Apofisi stiliforme della ma- 
scella nella Q di Anisopsocus li- 
chenophilus. 


Fig. 1. — Anisopsocus lichenophilus 9Q 
antenna. A, 3° articolo, s sensillo 
placoide. B, i tre ultimi articoli 
della stessa. 


zioni resta nascosto. Mesonoto e mecanoto più larghi del pronoto, 
lateralmente si protendono all’indietro in una breve appendice che 
però non è distinta dal rimanente del segmento da alcuna stroz- 
zatura 0 solco. Zampe brevi, robuste, con tarsi di tre articoli forniti 
di unghia con dente subapicale, senza ctenidi (Fig. 7 B), all’apice 


274 COSTANTINO RIBAGA 


delle tibie anteriori vi sono due spine, a quello delle medie e po- 
steriori quattro spine. Organi genitali esterni formati dalle valve 
genitali e da due paia di processi stiliformi. Valve anali con tre 
paia di spine brevi e robuste ed un quarto minore; manca un 
campo sensitivo. 


Specie tipica Anisopsocus lichenophilus sp. n. più sotto descritta. 

Questo genere si avvicina molto al genere Leptodella (Reut. 1904) 
dal quale però si distingue pel diverso numero degli articoli delle 
antenne, per la presenza dei sensilli sulle antenne, pel diverso 
numero delle spine all’ apice delle tibie. 

È interessante in questo genere il sensillo placoide notato al- 
l’apice del terzo e sesto segmento delle antenne tanto del maschio 
che della femmina; io non avevo mai notato di tali sensilli sulle 
antenne dei Copeognati nè è a mia conoscenza che altri abbia 
pubblicato questa particolarità. 


Anisopsocus lichenophilus Rib. n. sp. 


dt 


Di color testaceo bruno col capo e torace più oscuri in con- 
fronto dell’addome, occhi ed ocelli neri, antenne, palpi e zampe 
testaceo grigi coi femori inferiormente pallidi, ali grigie, senza 
macchie, colle nervature brunogrigie e con iridescenza violetta, ad- 
dome coi primi sette segmenti bruno rossastri, fra un segmento 
e l’altro però il colore è molto pallido per cui la segmentazione è 
evidente, ottavo, nono segmento e telson più oscuri. Corpo co- 
perto di modesti peli, piuttosto radi, alquanto più lunghi sui due 
ultimi segmenti addominali. 

Japo di color uniforme, senza macchie, eccettuato il campo 
ocellare che è nero. Occhi piccoli forniti di alcuni peluzzi fra le 
cornee della parte posteriore; ocelli grandi, sutura del vertice 
scura, prefonte poco sporgente. Antenne molto più corte delle ali, 
il terzo articolo è il più lungo poi vanno mano mano diminuendo 
in lunghezza fino all’ 11° e 12° che sono i più brevi, mentre l’ul- 
timo è un poco più lungo, quasi come il 6°, ed alla base largo 
come il precedente, dopo il secondo terzo però si attenua anzi si 


« ANISOPSOCUS LICHENOPHILUS » ECC. 275 


strozza leggermente, cosicchè l’apice è alquanto allargato a bottone. 
Le antenne sono ben fornite di peli, tre o quattro dei quali, per 
ogni articolo e verso l’apice del medesimo, sono più lunghi degli 
altri e maggiori in lunghezza dello stesso penultimo articolo delle 
antenne. Quasi all’apice del terzo articolo, dalla parte inferiore, 
vi è un sensillo rotondo, limitato da un orlo rialzato ed un altro 
sensillo eguale si ha verso 1’ apice del 6° articolo, di lato, così 
come nella femmina (figg. 1 A e 6, s). I palpi non presentano nulla 
di notevole. 

Lobi del torace seuri. Ali bene sviluppate (fig. 3), le anteriori 
colle nervature disposte come nel genere Elipsocus, però, ripeto, 
la cellula postica è generalmente più bassa, come ho disegnato, 


Fig. 3. — Ali del maschio di Anisopsocus lichenophilus. 


ma però vi sono degli esemplari che 1’ ànno più alta, quasi come 
quella tipica ed altri invece, molto più rari, nei quali è ancor 
più bassa di quella disegnata. Il pterostigma è, in generale, come 
lo mostra la figura, però sono frequenti esemplari in cui la ner- 
vatura che lo limita all’apice è alquanto curva colla convessità 
all’esterno come si vede in Caecilius, il pterostigma ha pochi peli. 
Tutte le nervature, ad eccezione della vena anale, sono provviste 
di peli ed al margine, dalla base del pterostigma fino all’apice 
dell’ala, questi sono disposti su doppia fila. Nelle ali anteriori 
manca la subcostale che esiste invece nelle posteriori. Queste 
hanno peli solo al margine apicale fra i rami della radiale. 

Zampe bene sviluppate. Primo articolo dei tarsi posteriori 
(fig. 7 A) con cinque ctenidi, raramente ne manca uno o ce nè di 
più. Proporzione della lunghezza dei singoli articoli dei tarsi po- 
steriori 3,5: 1: 1. 


276 COSTANTINO RIBAGA 


Addome cilindrico. Testicoli, che arrivano fino al 5° segmento, 
larghetti alla base e poi regolarmente restringentisi verso l’apice 
(fig. 4 #); la squama ventrale del 7° segmento si allunga, atte- 
nuandosi sempre più (fig. 4 sv) fino a coprire quasi intieramente 
gli organi sessuali esterni; l’organo copulatore, per quanto si vede 
per trasparenza, è formato da due liste chitinose (fig. 4/) che nel 
complesso sono disposte a ferro di cavallo poichè si toccano an- 
teriormente e poi dopo essersi allontanate fra di loro si diri- 
gono verso l’apice dell’addome decorrendo parallele fino all’ estre- 
mità dell’ 8° segmento, quivi si allargano quasi a cucchiaio ab- 
bracciando la base delle gonapofisi. Di queste (fig. 4 g) ve ne è 
un paio ed all’estremità si piegano verso il dorso. Fra le gona- 


Fig. 4. — Estremità addominale vista di lato del 4 di Anisopsocus lichenophilus. 
g gonapofisi, / lista chitinosa, 7 radula, sv squama ventrale del 7° segmento, 
t testicolo, 7-9 settimo, ottavo e nono tergite. 


pofisi e più internamente si vede ancora un corpo impari a forma 
triangolare rigonfiato alla base e dal lato interno, diviso longitu- 
dinalmente da un soleo e, sempre internamente, provvisto di den- 
telli; questo corpo all’apice si assottiglia, non ha più il solco me- 
diano e si ripiega pure verso il dorso (fig. 4, r). Esso corrisponde 
senza dubbio per la posizione ed ancora per la fabrica, alla radula 
che io ho descritto e figurato per il Trichopsocus Dalii (1). 


(1) C. RIBAGA. Osservazioni circa l’ Anatomia del Trichopsocus Dalii MeLachl. 
« Rivista di Pat. veg. », vol. IX e X. Firenze, 1901. Con 6 tav. 


“Meg « ANISOPSOCUS LICHENOPHILUS » ECC. SIT 


Ai lati dell’ ultimo segmento vi è 1)’ area sensoriale, formata da 
una quindicina di sensilli (fig. 5) composti di alveoli a calice di- 
visi graziosamente in sei o sette parti, così che fanno ricordare le 


Fig. 5. — Sensilli all’estremo addome del 4 di Anisopsocus lichenophilus. A di 
fianco, B dal di sopra. 


corolle di certi fiori, e provvisti di un pelo sottile e lunghetto, i 
quali sensilli ricordano quelli sui cerci di Decticus albifrons (1). 
Dimensioni : 


Lunghezza del corpo. : : ; «nn 4172 
» ali anteriori . ; . ; É » 1.92 
» » posteriori : 2 ; ” ata (RC: 17 | 
» delle antenne a ; ; a » 1.00 
» delle zampe : 
Trocantere + Femore Tibia Tarso Totale 
I paio mm. 0.36 mm. 0.36 mm. 0.18 mm. 0.90 
Ti» » 0.40 » 0.40 ». 10.20 » 1.00 
RANE » 0.45 » 0.60 » 0.25 O 
9 


(Fig. 6). Di color bruno col capo e Vestremità addominale più 
oscure ed il torace più chiaro quasi giallastro, zampe, antenne e 
palpi grigi. Capo bene sviluppato con occhi neri posti ai lati a metà 
fra il punto d’inserzione delle antenne ed il margine occipitale, prov- 
visti, fra le cornee, di pochi peli non solamente posteriormente come 


(1) AnTtoNIO BERLESE. Gli Insetti, vol. I « Embriologia e Morfologia », Mi- 
lano, 1909, pag. 608, fig. 723. 


278 COSTANTINO RIBAGA 


nel Y, ma ovunque. Linea posteriore del capo non rientrante, od 
appena nel mezzo; sutura del vertice marcata, nera; dopo la divi- 
sione i due rami si vedono segnati da due linee pallide. Mancano 
gli ocelli ed al loro posto vi sono tre macchie pigmentate brune. 
Antenne brevi, pelose, fornite pure di due sensilli placoidei, ro- 
tondi, limitati da un orlo rialzato e che, come nel maschio, uno è 
all’apice inferiore del 3° articolo e l’altro di lato, verso V’estremità 


Fig. 6. — Anisopsocus lichenophilus femmina dal dorso. A sinistra si tralascia- 
rono per brevità nel disegno le zampe, l’antenna ed i peli. s sensillo pla- 
coideo. 


del 6° (figg. 1A e 6, s). Fra un articolo e l’altro delle antenne vi è 
un brevissimo anello pallido. Gli ultimi due articoli (fig. 1 B) sono 
alquanto più larghi di quelli precedenti e l’ultimo all’apice non è 
strozzato a bottone. Prefonte non molto sporgente, anteriormente 
porta, oltre ai soliti, due paia di peli più lunghi. Palpi labiali di 
un solo articolo. Palpi mascellari della solita forma, coll’ ultimo 
articolo cilindrico ed arrotondato all’apice. 


« ANISOPSOCUS LICHENOPHILUS » ECC. 


Torace più stretto del capo. Protorace più stretto degli altri 
due, più breve e più scuro, nelle preparazioni resta nascosto sotto 
il capo. Il metatorace col suo margine anteriore penetra sotto il me- 
sotorace il quale quindi lo ricopre. Meso e metatorace mostrano 
alle volte traccia di una macchia longitudinale mediana pallida. 
Sul mesotorace si notano tre paia di setole lunghe di cui due ai 
lati e uno più interno; lo stesso dicasi pel metatorace. 

Zampe poco sviluppate con rari peli ed inconspicui ad ecce- 
zione delle spine che si trovano all’ apice interno delle tibie. 
Tarsi col primo articolo relativamente poco più lungo degli altri e 
senza cetenidi. Anche nei tarsi posteriori non solo mancano i cte- 
nidi, ma anche i peli al margine interno non sono più robusti 


A B 


Fig. 7. — Anisopsocus lichenophilus; tarsi del terzo paio di zampe. A nel maschio, 
B nella femmina. 


degli altri, anzi lo sono forse più quelli al margine esterno; al- 
l’apice vi sono due peli abbastanza robusti. Unghia con dente 
subapicale bene sviluppato. Sui tarsi oltre ai peli ordinari vi è 
una fitta peluria (fig. 7 B). 


18 


280 COSTANTINO RIBAGA 


Proporzione degli articoli dei tarsi posteriori 2: 1: 1 (nel primo 


paio il 2° articolo è relativamente più breve). 

Addome alquanto convesso, largo, con un pelo lunghetto ai lati 
di ogni singolo segmento, la cui lunghezza cresce più ci si avvicina 
all’apice. L’addome è di un color bruno rossastro più oscuro all’e- 
stremità, ma al dorso presenta anche delle macchie più chiare 
all’orlo anteriore dei primi sette segmenti. Nel primo è una mac- 
chia continua, ristretta nel mezzo; nei cinque segmenti seguenti 
ve ne sono due o tre per parte, irregolari; sull’ orlo del settimo 
la macchia è una sola continua, ma limitata al mezzo del dorso, 
mentre sull’ottavo ve ne è una consimile, più estesa. Alle volte 
sì scorge una macchia mediana longitudinale, pallida, stretta, quasi 
lineare, che va dal 5° al 7° segmento. 

Gli organi genitali esterni si compongono di un paio di valve 
genitali (fig. 8 vg) che sporgono dal 7° segmento, le quali sono prov- 


Fig. 8. — Estremità addominale, dal ventre, della Q di Anisopsocus lichenophi- 
lusj; pst processi stiliformi, Spt sbocco della spermoteca, va valva anale, 
vg valva genitale. 


viste di molte setole e che all’interno si protendono verso la linea 
mediana con un processo stiliforme, più internamente vi è un al- 
tro processo simile. Queste due paia di processi (fig. 8 pst) si in- 
contrano sulla linea mediana e sporgono, colle loro estremità dallo 
scudo ventrale formato dal 7° segmento. AI apice delle valve 
anali (va) vi sono quattro paia di spine fra cui le due prime sono 
molto robuste, corte e grosse, le altre diminuiscono alquanto in 
grossezza. Per trasparenza, sotto al 7° segmento, si vede sulla li- 
nea mediana lo sbocco della spermoteca (fig. 8 Spt) cosicchè anche 
nella femmina per queste particolarità gli organi genitali corri- 


vai 


—————n 


a 


« ANISOPSOCUS LICHENOPHILUS » ECO. 


spondono a quelli da me descritti nella memoria citata sul 7ri- 
chopsocus Dalii. Nella femmina, all’ estremità addominale, non ho 
riscontrato alcuna area sensoriale. 

Dimensioni : 


Lunghezza del corpo È 3 . mm. 1.45 
» delle antenne : ; : ) » 0.60 
» delle zampe : 
Trocantere + Femore Tibia Tarso Totale 
ri I paio mm. 0.28 mm. 0.27 mm. 0.12 mm. 0.61 
II » DAKOS2IH, DAROZA » 0.12 » 0.66 
PE» PaN0132 DAM0:36 DIISOLLT » 0.85 


Questa specie di cui vi sono esemplari tanto nei maschi che 
nelle femmine più oscuri di quelli descritti, è stata trovata, come 
si è detto, ad Avellino dal Dott. Romano, che si occupa dello studio 
dei licheni, vivente appunto su di questi e più precisamente sulla 
Parmelia tiliacea e Xanthoria parietina. Anche in cattività si ripro- 
ducono benissimo ed aneh’io ora, per la gentilezza del Prof. Trot- 
ter e del Dott. Romano ne ho una colonia. 

Le ninfe assomigliano per la forma e per il colore alle fem- 
mine, quelle maschili se ne distinguono maggiormente per le guaine 
alari. 


Dalla R. Stazione di Entomologia agraria 
Firenze, Gennaio 1910. 


Gli estratti di questa Memoria furono pubblicati il 12 Aprile 1910. 


LA i POE Pal Ct - Li di SY bla, CRI RITZ, Pi © E CY PERE ITOTI pei 
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e 


GIACOMO DEL GUERCIO 


INTORNO A DUE NEMICI NUOVI DELL’OLIVO 


6 alle gravi alterazioni che determinano 


Occupandomi, altra volta, di una grave alterazione osservata alla 
estremità dei rami vegetativi e delle infiorescenze dell’olivo (1), le 
alterazioni stesse e le larve degli insetti, che le avevano prodotte 
avvicinai provvisoriamente alle altre, che si trovano comune- 
mente sulle foglie della stessa pianta e che si riferiscono alla Per- 
risia oleae (Angelini). 

Nella primavera e nella estate di quest’ anno però, avendo pro- 
ceduto all’allevamento delle larve, ho potuto ottenere gli insetti 
perfetti, i quali si presentano indubbiamente diversi da tutti gli 
altri moscerini dell’ olivo fino ad ora conosciuti e descritti. 

I cecidomidi, da me per tal modo ottenuti, sono due, ben di- 
stinti fra loro, per forma, colore, dimensioni e per la natura delle 
appendici, delle quali il corpo di ciascuno è provvisto. 


I. — Moscerino nigrofasciato. 


Indico con questo nome il più piccolo dei moscerini raccolto e 
lo chiamo così perchè il suo addome giallo, appena lionato, pre- 
senta cinque larghe fascie traversali nere, formate di squamette 
così colorate. 


(1) G. DeL GueRcIO. Osservazioni preliminari intorno ad una muova e grave al- 
terazione dei rami vegetativi e riproduttivi dell’olivo « Rivista di Patologia vege- 
tale, ann. III n. 2 ». 


INTORNO A DUE NEMICI NUOVI DELL’OLIVO ECC. 283 


La sua femmina (fig. 1), ad ovipositore retratto, non misura più 
di una settantina di micromillimetri di lunghezza, ed è corpulenta 
e gobba, giacchè capo, torace ed addome formano ampio arco, che 
è quasi una semicirconferenza quando l’ovopositore è estrorso. 

Il capo è brunastro, due volte circa più corto che largo, guer- 
nito di peli sub squamosi, fusiformi, pallidi, aderenti, meno po- 
chissimi sul vertice, che sono appena rilevati e qualcuno spor- 
gente in avanti, che si mostra lievemente denticolato nei margini. 

Le antenne sono moniliformi, nerastre, poco più lunghe del to- 
race. I loro due articoli basali sono alquanto più chiari e più ri- 
stretti alla base che alla sommità, non saldati, ma articolati fra 
loro. Il funicolo è formato di 18 articoli, dei quali i primi due 
sono così lunghi che larghi, al pari dei due penultimi, mentre 
quelli intermedì sono trasversali e l’ultimo è conico depresso. Gli 
articoli del funicolo sono tutti ispiduli, per piccolissime punte sem- 
plici, nere, brevissime, visibili a forti ingrandimenti soltanto e per 
le quali assumono la tinta scura indicata. Il primo di essi pre- 
senta in rilievo una specie . di forcina chiara, a rami incurvati, 
col piede rivolto in alto, quando le antenne si vedono di fianco 
ed il corpo dell’animale è situato anch’ esso di lato. Gli altri arti. 
coli, in luogo dello stipite, presentano um altra forca, meno larga, 
ma opposta e parzialmente fusa all’origine, con la prima, al pari 
della quale è segnata da punti orbicolari equidistanti, più lucenti, 
che si trovano, in numero e con distribuzione alquanto diversa, 
sparsi anche nelle zone limitate dai rami delle due forche indi 
cate e dai quali partono peli sensorî, di cui alcuni più corti sono 
arcuati e slargati a falce, ed altri più lunghi sono più diritti ed 
arrivanti poco oltre la base dell’articolo successivo; ma gli uni 
sono presso a poco della natura dei precedenti, e gli altri sono 
setolosi. 

L’apparato boccale è brevissimo e giallo, con palpi labiali dello 
stesso colore, nei quali il primo articolo è il più grosso, quasi due 
volte più lungo che largo, sensibilmente più stretto alla base e 
fornito di un verticillo di lunghe setole alla sommità. Il secondo 
articolo è per un terzo circa più sottile, ma quasi due volte più 
lungo del primo, fortemente incurvato alla base ed ivi più sottile 
che verso la sommità. Il terzo articolo è più sottile e lungo del 


284 G. DEL GUERCIO 


precedente, tutto varicoso, ma diritto e subeguale al quarto in 
lunghezza, pure essendo questo notevolmente più grosso e clavato. 

Gli occhi sono grandi, nerissimi, uniti nella fronte e con mar- 
gine giallo brunastro, posteriormente bene rilevato. 


d'a Tiago 
ASoa io 
CE 


ba (ec 


Fig. 1. —. Femmina di Lasioptera Kkiefferiana del Guercio, 
molto ingrandita (G. del Guercio ad nat.). 


Il torace è fortemente convesso, nerastro sul dorso e nella re- 
gione mediosternale, laddove nei fianchi è pallido-giallognolo ap- 
pena infoscato, con peli squamulosi, aderenti, decidui sul dorso. 

Le zampe sono robuste e lunghe, con certa progressione da 
quelle del primo al terzo paio e nel rimanente tutte con la coscia 
bruna, il femore pallido stramineo, bruno all’apice, come nel rima- 


pie Sa rr ANI e GL DIA 


CRM veg 


i" TA 


INTORNO A DUE NEMICI NUOVI DELL’OLIVO ECC. 285 


nente delle tibie e dei tarsi. Per la lunghezza i femori sono eguali 0 
quasi alle tibie, che sono appena più lunghe della somma dei primi 
due articoli tarsali, dei quali il secondo è a volta sua eguale alla 
somma del quarto e del quinto, che è notevolmente più corto del 
precedente e più lungo del seguente, il quale è quasi per altret- 
tanto più lungo del primo articolo. Nel terzo paio di zampe la diffe- 
renza del primo all’ultimo articolo tarsale è anche più evidente. 

Le ali sono ampie e grandi, arrotondate all’apice, con squamule 
embricate, piuttosto larghe sulla prima metà della costola ante- 
riore, che appare, per ciò, molto grossa e nera; mentre nel rima- 
nente e sulla lamina le squame sono affusate, come quelle curve 
delle antenne, non larghe, e denticolate nel margine anteriore come 
sul nervo costale. 


Fig. 2. — Ovopositore di Laszoptera kiefferiana del Guercio, molto ingrandito. — 
Fig. 3. — Ovopositore di Lastoptera berlesiana Paoli, ingrandito (G. del Guer- 
cio ad nat.). 


La nervatura alare comprende due vene longitudinali quasi in- 
distinte, di cui la posticale forcuta, col primo ramo terminante 
all’inizio di una lieve insenatura verso la estremità dellala, ed il 
secondo, dell’altro molto più corto, poco oltre la metà del mar- 
gine anale compreso fra la base e l'apice del primo ramo indicato. 

L’addome è di color giallo lionato, notevolmente più chiaro dalla 
parte ventrale, con cinque larghe fasee nere, determinate dalla 
presenza di numerose squame, presso a poco slargate come quelle 


286 G. DEL GUERCIO 


indicate per il margine anteriore alare. Fra esse, come è segnato 
nella figura riportata, nel mezzo delle prime quattro fasce, vi ha 
delle squame molto più intensamente colorate, formanti linee lon- 
gitudinali, che sono piegate e come disposte ad arco nel mezzo 
della terza delle fasce descritte. 

Le sterniti degli anelli addominali corrispondenti a tali fasce 
presentano l’accenno a due strie trasverse, anch’ esse di squame 
egualmente colorite. 

L’ultimo dei somiti non retrattili dell’addome presentasi ornato 
di squame come nei precedenti, però ne ha in minor quantità e 
Parco dorsale appare per tanto meno scuro che in quelli prece- 
denti. Quello successivo, che in esso inguaina, presentasi col primo 
tratto scuro sul dorso e nel rimanente di color gialliccio, con una 
ventina di piccole punte coniche acuminate, nerastre, raccolte so- 
pra ciascuno dei lati. 

L’ovopositore (fig. 2) è giallognolo, cilindroide, rastremato, termi- 
nato a sacco alla sommità bruniccia, e aperto nella metà basale 
della sacca, dove trovasi, dinanzi alla apertura, una lamina ciliata 
per i piccolissimi peli dei quali è fornita. 

Il dorso dell’ovopositore nel suo terzo terminale presenta due 
grossi uncini scuri ed un numero considerevole di setole curve, 
che vanno diradandosi successivamente verso la estremità dell’ap- 
parecchio, il quale presenta due larghe zone laterali, una per parte, 
di peli sensorî, e all’apice altri peli tattili radianti, più lunghi 
dei precedenti. 

Dati questi caratteri, la femmina descritta è certamente un Ce- 
cidomide, avendo, come in questi, uno scarsissimo numero di nervi 
longitudinali nelle ali, e cioè tre, o due se si vuole, ed il margine 
costale che gira tutta Vala. 

Intanto, trattandosi di cecidomide col primo articolo tarsale 
cortissimo rispetto al secondo, che è molto lungo ; poichè mancano 
gli ocelli e la vena posticale è forcuta, esso va compreso con 
eguale sicurezza nella tribù dei Cecidomiini, fra i quali, per Vas- 
senza della vena trasversale, pel margine costale completamente 
ricoperto di squame, per i palpi di quattro articoli e l’ovopositore 
terminato a borsa, va situato nella sottodivisione delle Lasioptere 
e propriamente nel gen. Lastoptera Meig. 


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INTORNO A DUE NEMICI NUOVI DELL’OLIVO ECC. 287 


In questo genere intanto la specie più prossima descritta è 
senza dubbio quella che di recente è stata indicata dal dottor 
Paoli col nome di Lasioptera berlesiana, da quello del Berlese, 
al quale egli l’ha dedicata. 

Ora la Lasioptera berlesiana Paoli è rossiccia, non di eolore 
giallo lionato, come quella di cui ci occupiamo e doventa bian- 
chiccia in alcool, mentre Valtra resta quasi interamente del suo 
colore, che non si perde, neanche col passaggio agli alcool più 
concentrati, allo xilolo ed al balsamo, nel quale la forma descritta 
ho serbato. Non basta. Le antenne della L. berlesiana sono di 
color giallo legno, non nere o nerastre e composte non precisa- 
mente di 2 + 20 articoli, mentre nell’altra ve ne sono sicuramente 
2 + 19, con i primi due articoli dello scapo a lati paralleli e 
così lunghi che larghi, e non di forma sferica, come il secondo 
articolo del funicolo. 

I palpi sono straminei, distintamente pelosi, di quattro articoli 
gradatamente più lunghi dal primo all’ultimo e di guisa che questo 
supera di %/,. il precedente; ciò che non si verifica precisamente 
nella specie in esame, nella quale, fra l’altro, i palpi hanno peli 
semplici distinti. 

Le zampe sono stramineo-giallicce dalla coscia ai femori, ete., 
non brune, col primo articolo dei tarsi del terzo paio, clavato, 
molto ingrossato, non cilindrico come nella specie ora in esame. 

Le ali hanno la costale non molto ingrossata dalle squame che 
la ricoprono e queste sono di color giallo, non nero intenso (1) 
e con macchia bianca all’apice del cubito, che nell’ insetto in 
esame non si trova. 

Diversa daltronde è pure la distribuzione e laccumolo delle 
squame sull’addome, che nella L. berlesiana presenta fascie dorsali 
nere, semplici, uniformi, nell’altra vi sono fascie ventrali, per 
quanto queste siano molto più strette, e fascie dorsali, le quali però 
non sono semplici, perchè, come si è detto, nel mezzo di ciascuna 
di esse si trova una specie di v capovolto affatto caratteristico. 


(1) In questo come nel numero degli articoli delle antenne e nel colore delle 
zampe, la descrizione discorda da quello che si vede nell’ esemplare, giacchè 
anche per le zampe è detto che sono coperte di squame nere, 


285 G. DEL GUERCIO 


Ma a prescindere anche da questi caratteri, che per essere fon- 
dati sopra corpi decidui, possono venire a mancare, fermiamo 
l’attenzione sui caratteri dell’ovopositore, il quale, come dalla 
fig. 3, oltre alle varie altre differenze, che ricorderemo in un la- 
voro successivo, nella Lasioptera berlesiana è molto più grosso e 
ornato sul dorso di una dozzina di setole roncate, laddove di que- 
ste nella specie in esame non ve ne sono e le tre esistenti sono 
conformate ad uncino alla sommità. 

Al pari della specie ora descritta, anche la Lasioptera berlesiana 
vive sull’olivo. Se non che questa abita con le larve nella polpa del 
frutto, dove l'ho riscontrata molte volte sopra olive di Viesti 
(Puglia); mentre Y altra, come ho detto, si trova nei germogli. 

Sicchè per quanto prossime le due specie sono distinte, e battez- 
zando quella da me ora descritta ho Vonore di indicarla col nome 
di Lasioptera kiefferiana, da quello dell’illustre cecidologo di Bitche, 
abbate Kieffer, autore di preziose e talvolta anche voluminose 
pubblicazioni sui Cecidomidi. 

Mettendo ora in vista i caratteri generici delle Lasioptera 
Meigen, a cui sono state riferite, e alcuni dei caratteri diftferen- 
ziali fra le due specie poste a confronto, per il controllo dei cri- 
terî sui quali la determinazione è stata fatta, si ha 


Gen. Lasioptera Meigen. 


Articoli delle antenne sessili tanto nei maschi che, nelle femmine ; 
apparato boccale brevissimo : primo articolo dei tarsi cortissimo ri- 
spetto al secondo, che è molto lungo ; margine costale ingrossato per 
numerose squame che lo ricoprono nella prima metà ; vena posticale 
Fforcuta. 

Primi articoli del funicolo discoidali ; palpi ornati di 
molti peli squamosi, col terzo articolo evidentemente più 
corto del quarto ; primo articolo tarsale del terzo paio 
molto ingrossato ed evidentemente clavato ; ovopositore molto 
largo col dorso della sacca terminale ornato di almeno una 
dozzina di grosse setole roncate, aggruppate, e di altre iso- 
late . . . . +. . ÎLASIOPTERA BERLESIANA, Paoli. 


INTORNO A DUE NEMICI NUOVI DELL’OLIVO ECC. 259 


ei 


Primi due articoli del funicolo sferici ; palpi con peli non 
squamulosi, col secondo articolo sigmoideo, il terzo cilindrico 
subeguale al quarto ; primo articolo dei tarsi del terzo paio 
di zampe cilindrico e sottile ; sacca terminale dell’ ovoposi- 
tore stretta, col dorso ornato di tre grosse setole soltanto 
piegate ad uncino alla: sommità: 0.0... ILA 


.. + + + «+. LASIOPTERA KIEFFERIANA, Del Guercio. 


II. — Moscerino rosso cinnabarino. 


Questo cecidomide ha il capo di color fuligginoso, tre volte circa 
più corto che largo, peloso, a peli aderenti, meno che sul vertice 
dove sono alquanto rilevati e sporgenti. 


Fig. 4. — Femmina di Dasyneura o Perrisia lathièrei del Guercio, 
molto ingrandita, con l'addome pezzato di macchie argentee. 


Gli occhi sono nerissimi, piriformi allungati e relativamente 
molto stretti, riuniti alla sommità della fronte, che è di colore 
giallo pallido, al pari della regione occipitale e dell’apparato boc- 
cale, che è breve, con palpi labiali di quattro articoli pelosi, suc- 
cessivamente più lunghi e l’ultimo terminato in una setola corta 
e robusta alla estremità, mentre è fornito al pari dei due prece- 


It Adria RO 


290 G. DEL GUERCIO 


denti di due squame ellittiche allungate, curvate ad arco, di color 
bruno, Il primo articolo è alquanto più largo nella seconda metà, 
e poco più corto del secondo, che è cilindrico, appena e gradata- 
mente più ristretto dalla base all’apice ; il terzo ed il quarto par- 
iicolarmente sono clavati, e l’ultimo di essi è alquanto più lungo 
dell’altro, che è subeguale o quasi al secondo. 

Le antenne sono bruno—pallide, notevolmente più lunghe della 
somma del capo e del torace e formate di 2 4 14 articoli. 1l 
primo articolo è conformato quasi a coppa ed articolato al secondo, 
che è globulare ed anch’ esso articolato al terzo. Questo è cilin- 
droide, poco meno di due volte più lungo che largo, senza stroz- 
zatura nel mezzo, e notevolmente più corto del quarto articolo, 
il quale, al pari dei successivi, fin quasi agli ultimi, presenta una 
notevole strozzatura mediana, che non appare più dall’ undecimo 
in poi, dopo il quale, e nell’ultimo in specie, la forma cilindrica 
lascia mano a mano posto a quella conica. Quanto a lunghezza i 
due articoli basilari sono eguali all’ultimo del funicolo, del quale il 
primo è uguale al settimo ed il terzo è il più lungo. I peli sono piut- 
tosto scarsi, radi, verticillati ed i verticilli sono due per ogni ar- 
ticolo, con la differenza che nel secondo verticillo, o verticillo ter- 
minale, i peli sono più o meno distintamente genicolati a cominciare 
però dal primo articolo del funicolo. 

Il torace è di color nero lucente, quasi volgente al bluastro di 
sopra, dove è fornito di squame spatolate, e di lunghi peli pallidi, 
quelle nere ed aderenti, e questi più o meno rilevati. 

A causa delle squame, che le ricoprono, le zampe appariscono 
nerastre, col primo articolo tarsale subeguale al quinto, il secondo 
subeguale alla somma dei due seguenti, il terzo per ‘/, più lungo 
del quarto e questo eguale al doppio del quinto, o del primo. 

Le ali sono pallido brunicce, ampie, con tre vene longitudinali, 
di cui la cubitale diritta, terminante assai discosto dall’apice del- 
l’ala, e abbastanza meno di quanto dal disotto ne discosta la po- 
sticale, che è forcuta nella sua metà. La vena costale è coperta 
dli squame scure fino a poco oltre l’apice della sotto costale 0 
prima longitudinale, che è molto sottile e assai prossima alla co- 
Stale, con apice arrivante presso che alla metà di quella compresa 
dalla base all’apice della seconda longitudinale. 


INTORNO A DUE NEMICI NUOVI DELL’OLIVO ECC. 291 


L’addome è di color rosso cinnabarino, conico allungato, con 
zone bianco perlacee sul margine posteriore dei somiti, salienti per 
i lati con sinuosità laterali regolari, verso il margine anteriore degli 
archi dorsali, che al pari dei ventrali sono forniti di lunghi peli 
e squame spatulate astate, striate per lungo. 

L’antipenultimo articolo addominale è uniformemente scabro per 
una scoltura poligonale a contorno scuro ispidulo a fortissimi in- 
grandimenti, ed ornata di peli sparsi setoliformi. L’ovopositore (fig. 5) 
è cilindroide, piuttosto sottile e lungo, col primo articolo due volte 
circa più lungo e più largo del secondo, che presenta, nel suo 
terzo inferiore, una fenditura a margini brevemente ciliati ed in cor- 
rispondenza un’ appendice sottile, ispida anch’ essa come i margini 
dell’apertura indicata. 


Fig. 5. — Ovopositore di Dasyneura o Perrisia lathièrei del Guercio, 
molto ingrandito (G. del Guercio ad nat.). 


Ciò posto, anche questo cecidomide, data la natura del primo 
articolo dei tarsi, brevissimo, appartiene alla prima divisione dei 
Cecidomiini indicata dal Rondani. Però, a differenza della specie 
precedentemente descritta, questa va compresa nella sezione con an- 
tenne ad articoli sessili nelle femmine soltanto e peziolati nei maschi; 
e poichè la bocca è anche in essa brevissima, la vena cubitale fini- 
sce sul margine anteriore prima dell’apice dell’ala, e le antenne sono 
formate di 2 + 14 articoli, va riferita al genere Dasyneura Rond. 

Delle specie del genere intanto la più prossima fra quelle a 
diagnosi ben definita è la Dasyneura oleae, o Perrisia oleae (Angelini) 
rossiccia, non di colore chermesino tappezzato di chiaro, e alquanto 
bruno sul torace e sull’addome. 

Le antenne della Dasyneura oleae, in oltre, sono molto pelose, il 
verticillo basale essendo piuttosto folto, e d’altronde la stessa 
lunghezza dei peli è maggiore ed il colore è scuro negli articoli, 
nei maschi più che nelle femmine, e non giallo. 


292 G. DEL GUERCIO 


Torace, addome e zampe, poi, sono forniti in essa di nume- 
rosissimi e molto distinti peli squamulosi, non aderenti, laddove 
nella specie ora descritta sono brevi per tutto ed aderenti, di rado 
se ne vede qualcuno allungato. 

L’ovopositore stesso è piuttosto grosso e corto nella sacca ter- 
minale, laddove nella specie ora descritta è ivi sottile e lungo. 

Le due specie per tanto, per quanto molto prossime sono da 
distinguersi anche per le dimensioni di tutto il corpo, che nella 
nota Dasyneura oleae è di !/, più grande, e per le appendici, che 
sono più lunghe. 

Dovendo nominare la nuova cecidomide dell’olivo mi piace in- 
dicarla con quello di Dasyneura o Perrisia Lathièrei, da quello del 
chiaro Ing. Agronomo sig. Lathière, V attivissimo Segretario gene- 
‘ale del Sindacato per la difesa dell’ olivo, al Ministero di Agri- 
coltura di Francia. 

Quanto alle frasi diagnostiche differenziali delle due specie e 
di quella del genere, che per me le deve comprendere, esse possono 
essere come appresso indicate. 


Gen. Dasyneura Rondani. 


Tanto nei maschi che nelle femmine le antenne sono composte di 

2 + 14 articoli, pedicellati nei maschi ; palpi di 4 articoli ; due ner- 

vature alari molto distinte, di cui la cubitale terminante nel margine 

anteriore prima dell’estremità, e la posticale forcuta con è rami arri- 
vanti 0 quasi fino al margine. 

Corpo rossiccio, brunastro anche sul dorso delladdome, 

che non presenta pezzatura perlacea, e tutto coperto di 

squame lunghe anche non aderenti. Antenne ad articoli 

scuri, con verticilli di peli più folti e lunghi. . . . . 

DASYNEURA OLEAE, (Angelini). 

Corpo «di color chermesino intenso marmorato elegante- 

mente di perlaceo nell’addome, e tutto ricoperto di squame 

piccole, aderenti anche nelle zampe; antenne ad articoli 

gialli, con verticilli di peli radi, scarsì . . . . +. è 

. +. + DASYNEURA Lathièrei, Del Guercio. 


PAPIRI OR e ROSTA a CIMA 0 È SI e 712 EISPLOPADE IERI SINO 


INTORNO A DUE NEMICI NUOVI DELL’OLIVO ECC. 293 


Di queste due specie la prima, come si sa vive con le larve nel 
parenchima delle foglie dell’olivo, nelle quali fu trovata la prima 
volta dall’Angelini di Verona, ed ascritta al genere Ohoretra, dal 
quale è stata poi trasferita nel genere Perrisia KRond., nel quale 
io pure l’ho altre volte compresa, come il Kiefter, che a ragione 
il genere Perrisia considera come una divisione del genere Da- 
syneura sopraindicato. 


FRAMMENTI BIOLOGICI. 


. Piacemi di indicare così le notizie raccolte sulla biologia delle 
due nuove cecidomidi descritte, perchè esse sono tutt’altro che 
complete e però le due specie ho tuttavia in osservazione per le 
aggiunte che sono necessarie. 

Posso affermare però che gli adulti di esse cominciano a vedersi 
dalla fine dell’estate ai primordii dell’autunno, quando usciti fuori, 
dopo qualche tempo si accoppiano, i maschi vanno a morire e le 
femmine restano per la deposizione delle uova. 

Sono numerose le uova, che ogni femmina depone. Io non ho 
potuto ancora contarle diverse volte, per presentarne la media; 
ma è non ostante certo che sono molte, la cavità somatica del- 
l’animale essendone completamente piena. 

Le uova vengono deposte a gruppettini (così almeno fino ad 
ora, con le ispezioni fatte, ho potuto vederle) sopra i rami ripro- 
duttivi e sulle foglie, assai di rado, per quello che ancora mi re- 
sulta, nei ramoscelli vegetativi, e sono gialle nel caso della La- 
sioptera e di color rosso vivo chermesino nell’altro della Dasyneura 
o Perrisia. 

Le larve che nascono penetrano nell’ interno degli organi indicati 
e invadono i tessuti corticali dei rami vegetativi e dei picciuoli, 
ed il mesofillo delle lamine foliari, mentre negli assi fioriferi e nelle 
ramificazioni loro prendono posizione come negli assi vegetativi, 
salvo a spingersi più verso il centro e quando sono più insieme 
sì dispongono collateralmente, formando gallerie longitudinali, che 
interessano notevolmente il cilindro assile, il quale resta come 
canalicolato all’esterno e come posto fra esse per dividerle. Dalla 
posizione che esse oceupano, dal loro numero e dalla natura delle 


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parti colpite derivano deformazioni, che bene si rilevano dalle 
figure riportate, dalle quali appare evidente l’alterazione abituale 
sui peduncoli fiorali, sull’asse mediano o principale della rachide, 
sulle foglie e sui rami vegetativi che le portano: produzioni ano- 


Fig. 6. — Larva di Dasyneura o Perrisia lathièrei del Guercio, 
molto ingrandita (G. del Guercio ad nat.). 


male, che interessa di conoscere, per apprezzare gli effetti, che da 
esse derivano pel raccolto, e della natura interna delle quali, ad 
ogni modo, mi ocenperò più tardi, nel lavoro generale, dove si 
dirà anche della difesa contro gli insetti descritti. 

L’accrescimento di queste larve è molto lento, giacchè si protrae 
per tutto Vautunno e Vl inverno fino all’ inizio della primavera 
seguente. 

Si comprende che, in questo tempo, le larve si trovano ospitate 
nei rami e nelle foglie soltanto. 

Nella primavera però, mano a mano che la temperatura si eleva le 
larve acquistano le dimensioni definitive e verso la fine di aprile ai 
primi di maggio, nelle gallerie loro stesse, prendono la forma di pupa. 

La pupa al termine della sua breve ninfosi perfora i tessuti so- 
prastanti e viene all’esterno, restando con la spoglia perpendico- 
lare all’asse dell'organo infetto a testimoniare la liberazione del- 
l insetto perfetto, che da essa viene alla luce. 

Nuovi accoppiamenti e nuove deposizioni di uova han luogo di 


det de. 9 dio detiene ae E 


INTORNO A DUE NEMICI NUOVI DELL’OLIVO ECC. 295 


poi, e questa volta quasi esclusivamente sulle infiorescenze e sulle 
foglioline, e le larve che ne derivano sono quelle che, trasforman- 
dosi nel settembre, danno i moscerini, che preparano la genera- 
zione, che sostiene la specie durante 1’ inverno, per farla ripetere 
nella primavera seguente. 

Questo che in linea sommaria, generale, ho esposto  corri- 
sponde per una piccola parte soltanto con quello che î Angelini ha 
ricordato per la sua Choretra oleae, e la coincidenza si riferisce sol- 
tanto alla data di apparizione degli adulti della prima generazione 
dell’anno, nel maggio. Egli, nel fatto, attribuisce una sola generazione 
all’anno alla specie da lui descritta, mentre per quelle ora ricor- 
date ne abbiamo indicato sicuramente due, la seconda con uscita 
degli adulti in autunno, ciò che 1’ Angelini non ha affatto osser- 
vato per la Dasyneura oleae. Ma a me è dato assicurare però che 
anche per questa specie si hanno due e non una generazione sol- 
tanto, evoluzionando anch’ essa al pari delle altre sopra indicate, 
come dirò in seguito. 


IMPORTANZA ECONOMICA. 


Quanto ora alla importanza economica delle specie descritte 
essa si desume dalla importanza degli organi a spese dei quali 
vivono, dalla diffusione, che prendono sopra di essi e dalle conse- 
guenze che ne derivano per la pianta e pel raccolto. 

Delle indicate condizioni la prima, quella degli attacchi ai fiori 
ed alle rachidi fiorali, non potrebbe essere più interessante dal punto 
di vista economico, così come da quello delle osservazioni esso è, 
come ho detto altrove, affatto nuovo ed impensato, ed economica 
mente non vi potrebbe essere di questa infezione più pericolosa 
pel raccolto, dal momento che questo si trova minacciato e può 
essere compromesso al momento in eni comincia ad abbozzarsi 
sulla pianta. 

Quanto ciò sia nel vero è dimostrato all’evidenza, e senza bi- 
sogno di altra illustrazione, dalle figure che presentiamo, perchè 
niente potrebbe meglio di esse far apparire la verità ed il disa- 
stro, che pel raccolto si prepara dove gli insetti si diffondano 
come hanno incominciato l’anno decorso nel loro focolare di infe- 


19 


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FAL he SU Pi; e era Ù 


296 G. DEL GUERCIO 


zione, che speriamo sia anche il solo, per la quiete delle già troppo 
tribolate condizioni della olivicoltura e degli olivicultori. 

Dalle figure riportate, in fatto, salta chiaro all’osservazione che 
fiori ed infiorescenze in generale colpite ed alterate, così come si 
vede, non possono dar frutto e raramente ne reggono, a parte la 


Fig. 7. — Ramo con infiorescenza terminale profondamente deformata nella ra- 
chide e nei fiori, e le due lamine foliari superiori alterate anzh’esse dai Mo- 
scerini, a confronto con le due sottostanti risparmiate (G. del Guercio ad nat.). 


distruzione grande dei materiali passati ad incremento dei tessuti 
anomali, di neoformazione, invece di contribuire alla evoluzione 
dei fiori e dei frutti, dei quali quelli cadono o abortiscono, invece 
di allegare e dare le olive belle e grosse, sperate. 

Ma dalle figure stesse si vede che questi insetti, se preferiscono 
d’abitare nelle rachidi e nelle ramificazioni loro, non risparmiano 
le foglie e non lasciano immuni neanche i rami dell’anno o di un 
anno, per deporvi le uova, perchè le larve vi trovino la ospita- 
lità gradita. 

Gli attacchi sulle foglie sono stati spesso trascurati nell’olivo 
colpito dai cecidomidi noti e notati fin qui; ma non è questa 
una mancanza meno delle altre, che porta a trascurare nemici 
ì quali vanno invece sorvegliati, per non lasciar sopraftare da 


INTORNO A DUE NEMICI NUOVI DELL’OLIVO Ecc. 297 


essì le coltivazioni e trovarsi nella impossibilità deplorevole di 
porvi in tempo riparo. 

Ma gli attacchi portati dagli insetti in discorso sulle foglie Vanno 
decorso sono stati così fieri, che non sarebbe restare nel vero, od 
avere sufficiente interesse per le piante e pel raccolto, che se ne 
trae, passarli sotto silenzio. Bisogna invece pensare a provvedere 


Fig. 8. — Ramo giovane alterato dai Moscerini, che hanno piegato ad elica le 
due foglie terminali, deformata la piccola infiorescenza ed alterato anche le 
quattro foglie sottostanti nel modo indicato (G. del Guercio ad nati). 


appunto per evitare le sorprese di sopraffazione sopra ricordate- 
tanto più se l’accresciuto numero degli insetti, portando con pro- 
cedimento fatale al largo adattamento sui giovanissimi rami, il 
processo di vegetazione, già gravemente disturbato con altera, 
zione diffusa nelle foglie, può peggiorar tanto le cose, da compro- 
mettere vegetazioni nuove e raccolto, nello stesso tempo, con sicuro 
danno, per tanto, anche pel raccolto avvenire. 

Dei rimedî mi son voluto ora dimenticare, per dirne non ap- 
pena avrò lumeggiato come desidero la biologia dei due insetti, 
dalla quale e da altre considerazioni, che le si connettono, i me- 
todi ed i mezzi di difesa traggono la loro origine sicura. 


Dalla R. Stazione di Entomologia Agraria di Firenze 
Gennaio, 1910. 


Gli estratti di questa Memoria furono pubblicati il 12 Aprile 1910. 


ANTONIO BERLESE 


(VIA ROMANA 19 — FIRENZE) 


LA DIA SPISPENTAGONA Saro: 


E 


GLI INSETTI SUOI NEMICI 


I. — LA DIASPIS PENTAGONA. 


La cocciniglia bianca del gelso è abbastanza conosciuta, così 
che non pare sia il caso di trattarne diffusamente. 

Mi limito qui a richiamare alcune particolarità di struttura atte 
a distinguere la specie da altre affini ed alcune notizie circa i 
suoi costumi, sia pure non diversi troppo da quelli degli altri 
Diaspiti, ma la cui cognizione riesce opportuna per bene com- 
prendere le ragioni della lotta per via naturale, le modalità sue 
e quanto è lecito ed equo attendersene. 

Le Cocciniglie costituiscono un gruppo di Insetti (Omotteri, 
Fitoftiri) molto ricco di specie, diffuse in tutto il mondo, viventi 
a spese delle piante, le quali succhiano nella parte aerea o nella 
sotterranea, il più spesso con effetti nocevoli sensibili pel ve- 
getale. 

Tutto questo grande gruppo dei Fitoftiri è pernicioso alle piante 
e basti il ricordare che vi appartengono gli Afidi, le Fillossere 
ed altre forme non meno pericolose. 

L’ effetto sul vegetale dipende sia dal suechiamento di umore, 
che questi insetti praticano per nutrirsi, sia per effetto di so- 
stanze irritanti, che da loro vengono immesse nel tessuto vegetale 
per ritrarne maggior umore e che intanto determinano alterazioni 


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POPRIBOPOO FRA EE, 0 RITIRO NT GIO PANNO a, 


Ti 


LA « DIASPIS PENTAGONA » TARG. ECC. 299 


sino a mortificazione del tessuto nella regione punta (1) o per 
crearsi ambienti riparati, con che si formano svariate maniere di 
galle o meglio zoocecidi, che sono produzioni anomale della pianta 
nel luogo dove riceve l’azione dell’ insetto ; sia infine coll’ imbrat- 
tare la pianta di escrementi speciali, capaci di determinare la 
produzione di crittogame, appunto come è il caso della fumaggine. 

Insomma le piante trovano nelle Cocciniglie nemici troppo te- 
mibili per la propria sanità e tanto più quanto più piccola è la 
specie di cocciniglia, conforme alla regola che, in questione di pa- 
rassitismo le forme più pericolose sono appunto le più piccole, 
perchè in massima più feconde di quelle con dimensioni maggiori, 
talchè se per caso, o peggio che mai per regola, viene ad atte- 
nuarsi o ad interrompersi l’azione frenatrice a cui ciascuna di 
esse va soggetta, il pericolo pel vegetale, cioè per l’ospite, è gran- 
dissimo, data la straordinaria fertilità del parassita. 

Precisamente fra le più piccole Cocciniglie sono i Diaspiti, cioè 
un grosso gruppo, al quale appunto va ascritta anche la Diaspis 
pentagona e di cui abbiamo purtroppo molte specie nostrali paras- 
site di piante coltivate. 


Scudi protettori delle diverse forme. 


Il carattere precipuo pel quale i Diaspiti si distinguono dai 
gruppi affini di Coccidei sta precisamente nella presenza di uno 
scudetto, il quale ricopre e difende la Cocciniglia durante tutta la 
sua vita, meno che nel primo stadio o di larva, e pel solo ma- 
schio in quello di adulto, nei quali due stati soltanto essa è libera. 

Lo scudetto è veramente una cosa a sè, fabbricata dall’ insetto 
ed al di fuori del corpo di questo ; esso non è una cute indurita, 
come hanno invece i Lecaniti (altro gruppo vastissimo di Cocci- 
niglie) od una secrezione cerosa a batuffolo, come ne fanno altre 
forme (Cocciti etc.), ma è una vera e propria laminetta composta 


(1) Appunto la parola Fillossera signitica brucia-foglie e si richiama alle pun- 
teggiature, che finiscono col disseccamento, determinate da talune specie su foglie 


di piante varie. 


300 ANTONIO BERLESE 


di seta filata e cementata con una speciale secrezione dell’ insetto, 
rinforzata dalle spoglie della Cocciniglia abbandonate nelle mute 
e nell’ insieme risultante come una calotta, di forma varia, rico- 
prente al dorso la Cocciniglia che vi sta sotto molle e delicata 
(fe), 


Fig. 1. — Parti componenti lo scudo dorsale di femmina di Diaspis pentagona, 
dal dorso. Sl spoglia larvale; Sn spoglia ninfale; Pf parte filata dalla fem- 
mina (ingrand.). 


Le cose procedono così : 

All’epoca dello sviluppo delle larve, queste nascono in gran nu- 
mero ed essendo libere e provviste di zampe (come si mostrerà 
meglio più innanzi) camminano sulla pianta in cerca di luogo op- 
portuno per fissarsi. Sono piccolissime (fig. 2), ma pel loro grande 
numero si manifestano palesemente e senza difficoltà in grazia 
del loro colore vivace tra il roseo ed il rancione e l’insieme di que- 
sti corpicciuoli costituisce quelle macchie, così colorate in rosso— 
pesca molto carico, ben note a tutti i pratici e che si vedono in 
fine di maggio ed in giugno e di poi in autunno, specialmente sui 
rami, meno vecchi delle piante aggredite. 

Cotali larve rappresentano l’unico stadio in cui la femmina è 
mobile ed il primo pel maschio, il quale, come si è detto riacqui- 
sterà facoltà di movimenti solo nell’ultimo periodo della sua breve 
esistenza, allorchè, alato (fig. 5) e pronto alle nozze, peregrinerà 
a piedi e nell’aria in cerca di amore. 

Le larve, trovato un punto conveniente sulla pianta, infiggono 
il loro rostro nella corteccia e quivi si fissano. Subiscono una 
prima muta. Con questa tutta la loro pelle è ricacciata al dorso, 


LA « DIASPIS PENTAGONA » TARG. ECC. 501 


o per meglio dire la nuova forma (ninfa) rompe la vecchia pelle 
larvale al ventre e di qui esce, di maniera che rimane nascosta 
sotto la sua spoglia di larva, che rimane come uno seudetto ovale, 
rigido e resistente, piano o leggermente convesso e si trattiene 
appunto in regione dorsale della nuova forma (S nelle figure 
Le 6): 


Fig. 2. — Larva di Diaspis pentagona dal ventre (molto ingrandita). 


Questa ninfa, ha perduto nella muta le zampe, le antenne e 
quel poco restieciuolo d’occhi che pure la larva aveva, per vedere 
alla meglio l’ambiente. 

In compenso, come si può immaginare, essa è alquanto mag- 
giore della larva ed ha già i caratteri speciali dell’adulto femmina, 
che tutti conoscono. 

La ninfa dell’un sesso somiglia abbastanza a quella dell’altro, 
ma ciascuna si comporta, quanto ad attività e maniera di sviluppo, 
molto diversamente dal corrispondente stadio di sesso diverso. 

Le ninfe maschili segregano esclusivamente, di cera in lamina 
finissima, un lungo scudetto bianchissimo, rettangolare, pianeg- 
giante, con tre rilievi carinuliformi che lo segnano per tutta 
la sua lunghezza. Questa parte cerosa procede dietro la spoglia 
larvale a cui fa seguito. Questo complesso della spoglia larvale 
e della parte cerosa fatta dalla ninfa maschile costituisce il folli- 


302 ANTONIO BERLESE 


colo maschile (fig. 3), che ognuno conosce perchè è appunto l in- 
sieme di questi candidissimi follicoli, che aggruppati su zone talora 
estese, sui rami, producono quasi Pimpressione di fiocchi di neve 
o di candidissimo cotone, quella fioritura insomma che appare in 
estate ed autunno, ad epoche fisse e mette sull’avviso il gelsicul- 
tore della intensità dell’ infezione prossima, perchè, sviluppandosi 
di poi anche le femmine in numero proporzionato a quello dei 
maschi, che, più solleciti, hanno già fatto i loro follicoli, il numero 


Fig. 3. — Follicoli maschili della Diaspis pentagona. A veduto dal dorso; B di 
lato (molto ingranditi). 


di questi è un indice abbastanza preciso di quanti saranno pros- 
simamente quelli femminei, cioè del come infierirà tra breve la 
diaspis e progredirà nell’annata. 

Le ninfe femmine fanno uno seudetto a lor modo. Infatti esse, 
sotto la spoglia larvale che hanno al dorso, segregano un in- 
treccio di filamenti di seta sottilissimi e li impastano colla escre- 
zione liquida e gommosa che loro esce dal retto. Per fare questo 
lavoro esse, come gli altri stati successivi della serie femminile, 
hanno un certo numero di piccole filiere tubulari, collocate sul. 
l’orlo posteriore dell’ultimo segmento (0 pigidio) e sui lati di quelli 
che precedono di poco e da queste filiere (fig. 9), che hanno va- 
ria forma, ma sono però sempre a tubo interno od esterno, esce, 
in fili esilissimi, come ho detto, la seta (fig. 9, S) che gli insetti 


LA « DIASPIS PENTAGONA » TARG. ECC. 303 


dispongono sopra il loro dorso, collegandola, come punto fisso, alla 
spoglia larvale e danno forma discoidale all’ insieme col girare at- 
torno al loro rostro fisso. Con ciò lo scudo ninfale o ricoprente 
la ninfa risulta di due parti distinte ; luna pressochè centrale, a 
forma ovale, gialla ranciata è la spoglia larvale, l’altra circolare at- 
torno, biancheggiante, è la parte segregata dalla ninfa ed è, come ho 
detto, di fili sericei impastati assieme, molle e soffice; forma una 
stretta zona attorno alla precedente. 

Ma la ninfa, poco più tardi, subisce una muta essa pure, del 
tutto conforme a quella della larva, se si tratta di serie femmi- 
nile, alquanto diversa pel maschio. 

Sbrighiamoci anzitutto di questo sesso, il quale, per questa 
volta è il più bello, quello che si attende migliore destino ed an- 
che il meno nocivo alla pianta. 

Infatti il maschio non mangia e quindi non dà noia che durante 
lo stadio larvale e quello di prima ninfa ora descritto. Di poi, 
sotto il suo scudetto che abbiamo ricordato, muta la pelle e con 
questa perde gli organi boccali e la facoltà di nutrirsi. 

Ne riesce una forma nuova, candida, a cute molle, configurata 
in modo da mostrare molto rudimentali le fattezze dell’adulto, ma 
queste si definiscono via via (fig. 4, B), senza mutazioni di pelle e 
solo quando l’adulto è pronto rompe la leggiera pelle ninfale e se 
ne esce all’aperto. Esso allora gode di un paio di grandi ali, due 
lunghe antenne in testa, sei zampe e nell'estremo addome reca un 
lungo spunzone o stiletto, che madre natura gli regala per poter con 
esso, traverso o sotto lo scudo che protegge la femmina ancor gio- 
vane, raggiungerla e compiere la funzione del proprio sesso (fig. 5). 

Questo è il solo scopo della sua breve esistenza, nella quale, 
dopo i primi stati di larva e di prima ninfa, come si è detto, non 
si nutre più. La femmina invece mai più acquisterà gli organi di 
locomozione e quelli sensoriali (antenne ed occhi). Dallo stato di 
ninfa in cui non gode ancora degli organi esterni della riprodu- 
zione, si trasforma in adulto, non troppo mutando di figura, ma 
acquistando maggiori dimensioni e gli organi sessuali esterni. 

La pelle della ninfa si è rotta al ventre (come per quella lar- 
vale è avvenuto) ed ha lasciato passare la giovane femmina adulta, 


sulla quale, essa spoglia ninfale, in forma di scudo rotondeggiante, 


ma © i 
wa Li 


304 ANTONIO BERLESE 


piano od appena convesso, sottile ma rigido, rimane al dorso e si 
dispone sotto la spoglia larvale, tra questa ed il dorso della fem- 
mina, cioè della forma definitiva. 

La femmina così sorta segrega essa pure fili sericei, mercè, al 
solito, le filiere del pigidio e collo stesso procedimento della ninfa, 
ne fabbrica un largo scudo circolare, che si distribuisce sotto ed 
attorno le spoglie larvali, le quali rimangono alquanto eccentriche 
a questa nuova produzione. I fili sericei sono, al solito, congluti- 
nati mercè le escrezioni gommose del retto della femmina e così 
ne riesce lo scudo (dorsale) definitivo della Cocciniglia, nel quale 
(fig. 1) la lente fa vedere che l’ insieme, a forma discoidale più o 


Fig. 4. — Ninfe maschili. A prima ninfa dal dorso; B seconda ninfa dal ventre 
(ingrandite). 


meno, leggermente convesso, è composto di una regione a guisa di 
larga zona periferica, di colore bianco sporco (Pf), ed è la parte 
filata; una regione centrale di forma ovale, giallo-ranciato, lu- 
cente, duretta e questa è fatta dalle spoglie larvale (82) e nin- 
fale (Sn) (che nel loro insieme si chiamano spoglie larvali), che 
stanno alquanto eccentricamente verso il mezzo dello scudo. 

Se questo scudo si solleva delicatamente, ad es. mercè uno 
spillo, apparisce sotto la femmina, che se è sana si mostra gialla, 
turgida, di lucentezza sericea ed a forma di cuore alquanto corto, 
con alcune fossette sul dorso, qua e là, che ne interrompono la 
uniforme convessità (fig. 8). 


LA <« DIASPIS PENTAGONA » TARG. ECC. 305 


La femmina adulta è lunga circa un millimetro; il suo follicolo 
all’incirca due millimetri ed il maschio poco più di mezzo milli- 


Fig. 5. — Maschio adulto della Diaspis pentagona veduto dal dorso (molto in- 
grandito). 


metro (non computati le antenne e lo stilo) mentre la larva è lunga 
appena un terzo di millimetro. 

La composizione dello scudo e la maniera come la femmina ne è 
protetta appariscono dalla figura schematica (fig. 6), mentre il modo 
come sta la forma maschile nel suo riparo è indicato dalla fig. 7. 


Fig. 6. — Schematica. Sezione sagittale di una D:aspîs pentagona femmina col 
suo scudo in sito, sulla pianta (P) in cui sono infisse le setole rostrali (M). 
SI spoglia larvale; Sn spoglia ninfale; Pf parte filata dalla femmina; F corpo 
della femmina; C cera in riccioli; U uova; Vv velo ventrale (ingrand.). 


Ma non soltanto il dorso è protetto, anche il ventre ha un ri- 
paro in presenza delle scabrosità della corteccia, sebbene certa- 
mente questo ultimo possa essere meno resistente e sia ancora più 


306 ANTONIO BERLESE 


soffice che non quello dorsale, che deve opporsi a ben più sensibili 
offese. 

Talora anzi, a rinforzare anche maggiormente lo scudo dorsale, 
stanno produzioni epidermoidali dello stesso vegetale, come se la 
cocciniglia, coi suoi ripari (parlo della femmina), si fosse svolta sotto 
la più delicata esilissima epidermide superficiale della pianta ; ta- 
l’altra una larva si fissa e cresce sotto altre femmine già morte 
e quindi anche sotto i loro scudi, cosicchè questa nuova venuta è 
anche meglio difesa, per quanto tutto ciò non sia sufficiente con- 
tro l’aggressione di un nemico sagace, che sappia il fatto suo be- 
nissimo, per così dire, come è ad es. l’ endofago speciale, cioè la 
Prospaltella berlesei. 


Fig. 7. — Schematica. Sezione sagittale del follicolo maschile contenente una 
ninfa di secondo grado (N,); P pianta; ,S/ spoglia larvale; Sp spoglia della 
1% ninta; c parte cerosa del follicolo (ingrand.). 


Allorchè le larve possono trovare accidentalità della corteccia, 
come serepolature, erosioni ecc. in queste più volentieri si acco- 
modano e si accumulano e talora non sempre troppo bene sono 
colà raggiunte anche dal loro capitale nemico. 

Il velo ventrale (Vv), forma uno strato sottilissimo protettivo, per 
le forme femminili, tra il molle corpo delle femmine e la scabrose: 
epidermide della pianta. Questo velo si estende su tutta la super- 
ficie ventrale dello scudo ed aderisce alla pianta, sebbene col suo 
contorno sì fissi a quello dello seudo dorsale. 

In altri termini è così formata una scatola chiusa, di cui una 
faccia è data dallo seudo dorsale, l’altra, a contatto colla pianta, 
© fatta dal velo ventrale e tra le due se ne sta disteso il corpo 
della femmina in tutte le età. 

Ora è da sapersi che il velo ventrale è bensì formato da una 
rada e delicata trama di fili di seta, segregati dalle filiere ven- 
trali del pigidio, ma ancora, al di dentro, vi è sopra disposto un 


LA « DIASPIS PENTAGONA » TARG. ECC. 307 


ricco ammasso di una sostanza morbidissima, bianchissima, com- 
posta di minuti riccioli esilissimi di cera, che è segregata dalle 
ghiandole eiripare ventrali e fuoriesce dal corpo della cocciniglia 
traverso i dischi ciripari, cioè pertugi rotondi (fig. 9, de), o meglio 
aree rotonde di speciale conformazione e di qui la cera trasuda 
e si raccoglie in riccioli delicatissimi, che formano un morbidissimo 
letto (fig. 6, c) alla cocciniglia ed anche alle uova, quando queste 
usciranno dal corpo della madre. 

I dischi ciripari si trovano disseminati in varie regioni del 
corpo, sempre però al ventre soltanto. 

Alcuni pochi sono attorno ai quattro stigmi ventrali (aperture 
di respirazione) ed assai più sono raccolti in cinque gruppi, sulla 
faccia ventrale del pigidio attorno all’ apertura sessuale (V) della 
femmina (fig. 9). 

Questi ultimi spettano solo all’adulto. 

Ora di tutte queste particolarità che spettano alla femmina do- 
vremo brevemente discorrere perchè appunto da tali minuzie, ben 
considerate, si può distinguere (coll’aiuto del microscopio, coll’ ob- 
biettivo che si usa per lo studio del seme-bachi) si può distin- 
guere, dico, la Diaspis pentagona in confronto delle altre specie 
affini, a maggior sicurezza di determinazione, per quanto la specie 
di pianta cibo e Vinsieme dei follicoli maschili coll’aspetto anzi- 
detto sieno intanto sufticienti per mettere agricoltore in sospetto. 

Il maschio pure ha il suo follicolo chiuso al di sotto mercè uno 
strato bianco, ceroso, simile al dorsale, non però carenato. Così il 
follicolo maschile è veramente un sacchetto fatto da una delicata 
lamina di cera ed è aperto posteriormente, di dove a suo tempo 
sfarfalla il maschio volante (fig. 5). 


Particolarità di struttura della femmina adulta. 


La femmina adulta mostra aleune particolarità sulla faccia ven- 
trale del pigidio (ultimo segmento) e sull’ orlo posteriore, libero 
dello stesso, per cui si riconosce, coll’aiuto del microscopio a forte 
ingrandimento, di fronte ad altre specie del gruppo (fig. 9). 

Anzitutto, dovendo definire se si tratta realmente di Diaspis 
pentagona o di qualcuna delle specie nostrali comuni, si potrà tener 


ori 


308 ANTONIO BERLESE 


conto della pianta ospite. Più sotto daremo l’elenco delle piante 
sulle quali da noi la Diaspis pentagona è stata trovata. Se la 
cocciniglia della cui specie si deve decidere è stata raccolta su 
una delle piante che indicherò, può essere benissimo si tratti della 
D. pentagona. 

Il dubbio sarà avvalorato se assieme a scudi femminili roton- 
deggianti si troveranno numerosi, isolati o più spesso aggruppati 
in colonie più o meno estese, i bianchissimi scudi maschili vera- 
mente caratteristici, e colla forma ed aspetto indicati (lunghi circa 
Lomill): 


Fig. 8. — Femmina adulta di Diaspis pentagona dal ventre. A antenne (rudi. 
menti); S,_; stigmi; M setole rostrali; Pg pigidio (ingrand.). 


Quanto agli scudi femminili essi si mostreranno di color bianco 
sudicio, più o meno grigiastri, con una parte rotondeggiante non 
centrale, ma alquanto eccentrica, di colore giallo cromo, lucida. 
Sollevandoli apparisce la femmina, coll’aspetto (se sana) ad occhio 
nudo già indicato. 

Ora, facendone preparazione per uso del microscopio, tra il 
portaoggetti ed il coprioggetti, coll’aggiunta di una gocciola di 
glicerina e bollendo se occorre, apparirà la femmina distesa colla 
figura qui indicata (fig. 8) e l’ultimo lobo impari, grande, termi- 
nante il corpo, il quale grande segmento si è detto chiamarsi pi- 
gidio, veduto dal dorso non mostra che un forame rotondo sito 
nel mezzo della sua superficie ed è lano, ma visto dal ventre fa 


LA « DIASPIS PENTAGONA » TARG. ECC. 309 


vedere altre particolarità che ricordo tosto. Premetto che il colore 
del pigidio è giallo cromo, mentre il resto del corpo, se ripieno, è 
giallo più chiaro, ma dopo preparazione conveniente la pelle si 
mostra incolora, esilissima e trasparente. 

La faccia ventrale del pigidio mostra 1 apertura sessuale in 
forma di fessura trasversa (fig. 9, v); attorno a questa cinque 


Fig. 9. — Pigidio della femmina adulta di Diaspis pentagona visto dal ventre. 
V apertura sessuale; de,_, gruppi di dischi ciripari; P,_, palette od ispessi- 
menti chitinosi; pf pelifiliere; ps peli semplici; »f, pelifiliere precedenti il 
pigidio; S seta filata. 


gruppi di dischi ciripari (de) cioè, uno impari mediano (de,) sopra 
la detta apertura; due laterali anteriori (de,); due laterali poste- 
riori (de,).. Il numero dei dischi ciripari è importante per distin- 
guere la specie dalle sue varietà. Così ad es., indicando colla for- 
mula n. il numero dei diversi dischi ciripari nei singoli gruppi 
35-38 

(dove 18 rappresenta il gruppo impari anteriore ; 41-48 il numero 
di dischi nei gruppi antero—-laterali e 35-38 il numero dei dischi 
nei gruppi postero—laterali) si vede che modeste sono le variazioni 
fra diversi individui ad es., presi in Italia, cioè, da un minimo 
15 24 


23-29 ad un massimo di 44-43, 
25-21 35-38 


7 


Invece, la var. amygdali di America mostra un minimo di 23-22. 
21-21 


310 ANTONIO BERLESE 


Ma in confronto di altre specie affini o simili nostrali le diffe- 
renze sono molto maggiori. Ecco infatti le formule relative alle più 
ovvie specie nostre. 

I generi Hemiberlesia, Aonidiella, Targionia, Aonidia, non hanno 
dischi ciripari nel pigidio e di altre forme ovvie si notano ad es. : 

7 


Aspidiotus hederae o; A. betulae -, = oppure 10-12; CArysompha- 
î i 11-12 

3-4 DE PRAGA 
lus minor ->g 3 Chionaspis evonymi 68; Diaspis rosae 5-26; Chio- 

; 440 22-24 

9 
naspis salicis 23-24, 
21-28 


La forma, tra le nostrali, che più si avvicina, per numero e di- 
sposizione dei dischi ciripari alla Diaspis pentagona, è la Parla- 
toria calianthina, che però è di color violetto carico ed ha 1 orlo 
del pigidio assai diversamente configurato. 

I caratteri più certi si desumono infatti dall’orlo posteriore li- 
bero dell’ultimo segmento o pigidio che dire si voglia. 

Come fa vedere la fig. 9, si tratta di una serie di appendici varie ed 
indurimenti chitinosi, i quali rendono accidentato l'orlo del pigidio. 

I semplici ispessimenti chitinosi (p,-p,) sono di color ranciato 
carico e si richiamano alle così dette palette, delle quali un paio 
più accosto alla linea longitudinale mediana (palette del primo 
paio, p,) sono maggiori delle altre, triangolari e cogli orli seghet- 
tati; quelle del secondo paio (p,) sono molto minori, a guisa di 
dente; segue un gruppetto di due per lato, corte, a forma trian- 
golare (p,) e rappresentano le palette del terzo paio. 

Di poi l’orlo è seghettato (p,, p,), ma non si tratta più di vere 
e proprie palette bensì di orlo chitinoso indurito e seghettato. 

I pelifiliere della Diaspis pentagona vera sono caratteristici e 
fanno senz’altro riconoscere la specie (fig. 9, pf). 

Infatti essi sono incolori, trasparenti e sporgono dall’orlo del 
pigidio come cilindretti, che però, all’apice, si biforcano o trifor- 
sano molto visibilmente. 

Questi pelifiliera così biforcati o triforcati appartengono alla 
sola D. pentagona e non sono così vistosi nemmeno nella varietà 
amygdali d’ America, dove la biforcazione è meno frequente e mai 
o raramente se ne vedono di triforcati. 


LA « DIASPIS PENTAGONA .»> TARG. ECC. 511 


Di tali pelifiliere (fp) se ne vede (in ciascun lato) uno a ridosso, 
esternamente della paletta del 1° paio; uno tra la paletta del 2° 
e quella del 3°; uno tra quelle del 3° ed il susseguente orlo se- 
ghettato ed uno dopo questo. 

Vi sono anche peli semplici (ps) tutti piccolissimi, di eni due 
sono tra le palette del 1° paio, 

I pelifiliere sui lobi di alcuni déi segmenti precedenti, nell’ad- 
dome, sono semplici (Pf). 

Così è fatto il pigidio della femmina adulta di Diaspis pen- 
tagona. 

La femmina, mostra ancora, sulla faccia vent ‘ale, al sommo del 
corpo, i rudimenti delle antenne (fig. 8, A); il rostro E, col suo sue- 
chiatoio, che mostra la base delle mandibole e mascelle, le quali, 
in forma di setole sottilissime, lunghe quanto il corpo ed in nu- 
mero di quattro (M), fuoriescono dal suechiatoio (8) e sono quelle 
che servono a ferire il vegetale. Inoltre vedonsi le due paia di 
stigmi ($,, S.), cioè le aperture respiratorie. 


Generazioni nell’anno. 


Se si esaminano le femmine di Diaspis durante l inverno si 
vedranno tutte allo stesso grado di sviluppo, cioè di femmine 
adulte. In aprile hanno già le nuove bene mature nel corpo ed in 
maggio esse depongono. 

Negli ultimi di maggio e primi di giugno si ha una prima 
schiusa di larve, le quali, dopo aver vagato per qualche giorno sulla 
pianta si fissano e si incamminano verso gli stadi definitivi.  In- 
fatti, maschi e femmine sono maturi verso la metà di luglio e le 
femmine depongono le uova verso la fine di questo mese. Nella 
fine di luglio od ai primi di agosto si ha la nascita delle larve. 
Ecco la seconda generazione. I maschi della seconda generazione 
ordinariamente sciamano in settembre, ma le femmine (almeno nelle 
regioni più nordiche e meno temperate del nostro paese) non de- 
pongono più nell’annata, ma sono quelle che maturano e depongono 
nell’anno successivo. 

Però giustamente osservava il prof. Franceschini fino dal 1893, 


20 


312 ANTONIO BERLESE 


che in località di piano e meno fredde, anche dell’ Alta Italia, vi 
può essere una terza generazione di larve in ottobre, dalle uova 
deposte in settembre per parte delle femmine della 2% generazione, 
Così deve essere per 1 Italia centrale e meridionale. 


Scoperta e diffusione in Italia. 


In una lettera aperta, datata da Firenze 10 maggio 1886, pub- 
blicata nella Rivista di Bachicoltura, anno XVIII, seritta dal chia- 
rissimo prof. Targioni Tozzetti al chiarissimo prof. F. Franceschini 
è fatta primamente menzione della Diaspis pentagona, col quale 
nome il valoroso entomologo fiorentino designava una Cocciniglia 
nociva ai gelsi, speditagli da alcuni comuni della provincia di Como 
(Proserpio, Asso, Canzo) e che colà diffondevasi ed impensieriv: 
già da due o tre anni, e se ne suggerisce un mezzo di difesa, che, 
salvo secondarie modificazioni, è quello ancora usato e raccoman- 
dato. 

Parecchi altri scritti vengono di poi e si devono al chiarissimo 
prof. Franceschini sopralodato ed al personale della R. Stazione 
di Firenze o ad altri, via via che il male dilagava ed aumentava 
il timore in vista dei danni gravi prodotti dalla Cocciniglia. 

Ma da quel tempo ad oggi la Diaspis, non abbastanza combat- 
tuta dalle cause nemiche indigene e dall’opera dell’ agricoltore, se- 
condo modalità che avrebbero dovuto essere generalmente seguite 
ed in ciascun anno a tenore di una legge apposita, si è diffus: 
sempre di più ed ora è distribuita in quasi tutti i centri gelsi- 
coli d’ Italia, certo in tutta ’ Italia nordica. 

Infatti tutta | Italia settentrionale ne è infetta ed abbastanza 
largamente anche la centrale, con focolari qua e là nell'Italia me- 
ridionale. 

Ormai può essere detto che se le pratiche di lotta artificiali 
possono trovare qualcuno che loro creda per ciò che riguarda la 
possibilità di difesa della pianta, certo nessuno può trovarsi che 
le ritenga atte ad impedire alla Diaspis la diffusione in tutte le 
regioni gelsicole del nostro paese. 


kE da osservarsi che la Diaspis pentagona, come il suo endofago 


A e LO » LS ot Ren PL e MAN OR | n l'a ML É 7, sull 


LA <« DIASPIS PENTAGONA » TARG. ECC. 313 


speciale, la Prospaltella berlesei, sono forme molto nordiche, le quali, 
se fanno benissimo anche nelle località più fredde del nostro paese, 
vivono male invece ed a disagio, nè moltiplicano soverchiamente, 
nelle regioni dell’Italia centrale e meridionale. Eppure quivi hanno 
molto probabilmente una generazione in più. 

Certamente quella influenza, a cui accennerò, che ha Vestate 
asciutta e calda sulla Diaspis pentagona e conseguentemente sulla 
Prospaltella berlesei deve agire più vigorosamente in regioni meno 
settentrionali e questo conforti i gelsicultori di tali località, i quali 
non hanno da temere per le proprie piante dalla Diaspis pentagona 
il danno che ne risentono quelli dell’ Alta Italia. 


Distribuzione geografica della Diaspis pentagona. 


Già il Targioni, fino dal 1902 (Boll. Notizie Agrarie) ammet- 
teva che la Diaspis pentagona fosse di origine giapponese ed in 
questo pensiero ormai tutti di poi convennero. 

Pel Giappone anzi la specie era stata avvertita e descritta dal 
Sasaki (Tokio) nel 1894, sotto il nome di Diaspis patellaeformis. 

Essa è ricordata per VAustralia dal Tryon, che nel 1889, rite- 
nendola specie nuova, la chiamò Diaspis amygdali e la indicò come 
diffusa sul Pesco. Morgan e Cockerell, nel 1892, sotto il nome di 
Diaspis lanatus, la indicarono della Giamaica; nel 1892 il Riley 
la trovò nell’ America del Nord, dove si riconobbe diffusa in tutti gli 
Stati Uniti; nel 1893 Coquillet la rinvenne nel Messico. 

Recentemente poi si trovò diffusa nel Brasile, Repubblica Ar- 
gentina, Uraguay ed altrove nell’ America del Sud. 

Per l'Europa, oltre alla parte sud (Italia, Svizzera, Tirolo, Istria), 
essa si trova anche nella parte nordica, come nelle isole Britan- 
niche. Per l'Asia, Varea di diffusione è nel Giappone, fino all’ isola 
più settentrionale; in China da Pechino in giù attraverso alla 
penisola Malacca, fino a Giava; Ceylon, Indie orientali. In Africa 
essa è al Capo di Buona Speranza. 


PSE REGATE SPARO SR ETNO 27 - VA NE EI sA EVO 
Dear 


rà 


314 ANTONIO BERLESE: 


Piante attaccate dalla Diaspis pentagona. 


Cito le seguenti piante come ospiti nelle diverse regioni : 

Giappone (sec. Sasaky): Paeonia montana — Sterculia platani- 
folia — Bambusa — Carica papaya — Prunus paniculata — 
P. pseudocerasus — Morus — Eleagnus ecc. 

India (sec. Green) e Ceylon: Callicarpa lanata — Tylophora 
asthmatica. 

Giamaica (sec. Cockerell): Gossypium barbadense — Pelargonium 
sp. — Vitis vinifera — Amygdalus persica — Bryophyllum calyci- 
num — Passiflora — Diospyros — Jasminum — Nerium oleander 
— Argyreia speciosa — Uapsicum — Guazuma ulmifolia — Sedum. 

America : Gelso — Pesco — Albicocceo — Prugno Melo — Pero 
— Ciliegio — Hibiscus esculentus — Acanthus — Cycas media. 

Martinica (sec. Nolet): Cycas circinalis e Zamia mexicana. 

Inghilterra (sec. Newstead), tuttavia piante di serra: Calotropis 
procera. 

Italia (sec. Targioni e Franceschini) e Trentino (sec. Leonardi) 


(Gelso — Pesco Alberi da frutto diversi — Lauro—-ceraso — 


Salcio — Fusaggine — Sophora — Fagiuoli. 

Capo di Buona Speranza (sec. Lounsbury): Gelso — Pesco — 
Albicocco — Prugno — Pero — Ciliegio — Myoporum insulare — 
Jasminum sp. — Passiflora edulis — Polygala myrtifolia — Ipo- 
moca sp. — Fuchsia — Pelargonium. 

Australia (sec. Tryon) Lersica vulgaris — Melia azederach — i 
Solanum sodomacum — S. giganteum — S. aculeatum — I meli 


sono quasi esenti dall’attacco e raramente i peri. 


JI. — INSETTI NEMICI DELLA DIASPIS PENTAGONA. 


Cause nemiche dei Fitoftiri in generale. 


I Fitoftiri (o Pidocchi delle piante, ad es.: Afidi, Fillossere, 
Aleurodidi, Cocciniglie) sono insidiati da gran numero di cause 
nemiche svariatissime, le quali distruggono la massima parte degli 


LA « DIASPIS PENTAGONA » TARG. ECC. 315 


individui, cioè molto oltre il 95 °/,. Ciò si desume da osservazioni 
dirette e da considerazioni per via indiretta. In compenso, per 
sopperire a così grande distruzione le specie di Fitoftiri sono, in 
generale fecondissime ed anche godono di altre complesse maniere 
di aiutarsi per tirare innanzi e non scomparire dalla faccia del 
mondo. 

Si comprende però che allorquando una di queste cause nemiche, 
le quali sono generalmente ad azione costante ed uniforme, scema 
alcun poco della sua attività, la specie se ne prevale immediata- 
mente ed allora si hanno gli esempi di grandi improvvise infezioni. 

Peggio poi accade quando una delle cause nemiche destinate 
dalla natura a frenare la moltiplicazione di una specie viene meno 
in modo costante. Allora la specie ultima ha gioco eccellente e 
fa il comodo suo. 

Trattandosi di Fitoftiro naturalmente la pianta ospite ne risente 
le spese. Ecco il caso della Diaspis pentagona importata dall'estero 
senza la principale sua causa nemica, speciale, cioè la Prospal- 
tella berlesei. 

Le cause nemiche però, non sono sempre altri insetti predatori 
od endofagi; possono essere di ben altra natura, ad es. meteoriche, 
dipendenti da reazione della pianta ospite, necessità di migrazioni 
ecc. fra le naturali e qualche rara volta l’artificio culturale o di- 
fensivo, fra quelle meglio alla mano nostra. 

Le Cocciniglie non si sottraggono alla comune regola degli altri 
Fitoftiri; però i Diaspiti, cioè il gruppo di Cocciniglie a cui ap- 
partiene la Diaspis e che sono caratterizzati dallo scudetto pro- 
teggente la femmina, in generale noverano per causa nemica atti- 
vissima piccoli imenotteri del gruppo dei Calciditi, i quali sono atti 
a distruggerne le più estese colonie in breve tempo. Imoltre, fra 
le cause nemiche secondarie ad effetto incerto, accidentale e sem- 
pre inadeguato alla fecondità del diaspite, si possono ricordare certe 
condizioni meteoriche, insetti predatori ed insetti endofagi acciden- 
tali o polifagi, ed infine l’azione nostra per le specie di piante 


coltivate. 


È I 


di 


316 ANTONIO BERLESE 


Cause nemiche alla Diaspis pentagona. 


Le cose in generale dette pei Diaspiti valgono anche per la Dia- 
spis pentagona. 

Ma la causa avversa primaria, il nemico speciale ad attività 
costante ed uniforme, e quindi di efficacia massima contro questa 
Cocciniglia, è Pendofago creato ad hoc (per così dire), cioè la Pro- 
spaltella berlesei. 

Dovunque si trova questo endofago (naturalmente vi deve essere 
il suo substrato ossia la Diaspis pentagona), la Cocciniglia, che da 
noi rovina i gelsi principalmente, non fa danno rilevante, cioè la 
Diaspis pentagona non ha interesse agrario. 

Così è nel Giappone, nell’ America del nord e nell’Africa del 
Sud (1). Viceversa, dove trovasi la sola Diaspis pentagona senza 
la Prospaltella berlesei, non ostante tutte le altre cause avverse 
locali che incontra, essa si diffonde ed agisce in modo molto grave. 

Così è per VAmerica del Sud (Uruguay, Repubblica Argentina) 
e per Europa (Italia, Austria meridionale, Svizzera). Eppure, an- 
che in fatto di insetti nemici accidentali la Diaspis deve avere 
incontrato le specie le più disparate in tanta diversità di am- 
bienti. 

Qui essa ha trovato Coccinellidi, Chilocorus ed Exrochomus, ed 
altri piccoli Coleotteri, Acari ecc., ma non in grado di sufficienza. 

Della Prospaltella berlesei, come dell’ unico serio nostro ausiliare 
contro la Diaspis pentagona, ci occuperemo diffusamente in capi- 
tolo speciale, in fine della presente nota; per ora desidero esami- 
nare e vagliare, alla stregua dei fatti e delle relative logiche con- 
siderazioni, il valore delle altre cause nemiche secondarie, ad effetto 
incostante, per riconoscerne il valore, vedere quello che noi ce ne 
possiamo attendere e quale vantaggio praticamente è lecito sperare. 


(1) La specie Prospaltella diaspidicola del Silvestri, ottenuta da Diaspis penta- 
gona del Capo di Buona Speranza, è, a giudizio dello specialista esimio pro- 
fessor Howard, identica della P. berlesei. Si comprende quindi perchè al Capo 
la Diaspis sia pressochè innocua e ciò senza necessità di attribuire questo utile 


effetto ad altre cause, predatori etc. 


LA « DIASPIS PENTAGONA » TARG. ECC. SAL 


Agenti meteorici. 


A parte le condizioni del clima, per le quali anche la Diaspis 
pentagona, sebbene possa vivere in latitudini molto disparate tuttavia 
trova essa pure i suoi limiti, è certo che una delle principali cause 
infrenanti anche questa specie dipende dalle vicende meteoriche. 

Influiscono attivissimamente nell’epoca della schiusa delle larve 
ed in due modi distinti o col malo tempo (pioggie, venti, tempe- 
ratura bassa ecc.) o col forte calore. 

La Diaspis è cocciniglia a sviluppo di larve simultaneo, cioè le 
larve nascono in pochi giorni ed in due o tre epoche dell’anno : 
la prima volta in fine di maggio ; la seconda in luglio; la terza 
(quando avviene) in settembre. 

La seconda schiusa di larve incontra sempre il solleone e mol- 
tissime di queste piccole bestiole soccombono, come possono mo- 
rire per siccità eccessiva e forte calore anche le forme successive. 
Ho veduto talora tutto morto nelle inerostazioni di Diaspis sulla 
parte dei rami volta a mezzodì, dopo una estate torrida. 

Quanto alla schiusa di settembre, se essa avviene e dove av- 
viene, incontra facilmente un tempo piovoso. Perciò la seconda e 
terza schiusa di larve hanno poca importanza e la misura della 
intensità di infezione nell'annata dipende dal come riesce la prima 
nascita di larve. 

Questa ha da temere sopratutto un tempo piovoso e ventoso, 
che porti in terra le larve, le quali una volta cadute, non risal- 
gono più. 

Fortunatamente pei gelsicultori non è raro il caso di intempe- 
rie così fatte ed in tal momento ; in questo caso lannata, come; 
ad es. la decorsa, riesce scarsa di Diaspis. 

Le specie di Diaspiti a schiusura continuata (ad es. Mytilaspis 
citricola) non vanno soggette ad alti e bassi circa il numero di 
individui, almeno così sensibili, appunto perchè vien meno il pe- 
ricolo di una grande distruzione della prima generazione di larve. 


518 ANTONIO BERLESE 


Artificio. 


Non intendo trattare delle cure antidiaspiche a mezzo degli in- 
setticidi od altrimenti. 

Lascio a chi vuole il giudizio sull’effetto di tali pratiche. 

L'intervento artificiale di maggiore importanza è, senza dubbio, 
la potatura periodica. Essa agisce in riguardo all’incremento della 
Diaspis non tanto pel fatto che asporta molte generanti dell’insetto, 
ma perchè toglie alle future larve il cibo. La perdita delle generanti 
sarebbe poca cosa rispetto alla fecondità della specie; ma senza 
mezzi di sussistenza per le larve l'infezione deve subire necessa- 
riamente lo stesso decremento che riceverebbe dal sopracitato mal 
tempo all’epoca della prima schiusa di larve. 

Finchè non esisteva qui l’endofago speciale della Diaspis la po- 
tatura poteva dirsi una pratica incondizionatamente utile. D'ora in 
poi, in presenza della Prospaltella gioverà lasciare la ramaglia po- 
tata a ridosso dell’albero da cui fu tolta fino ai primi di maggio, 
per dare agio alla Prospaltella, di schiudere e salvarsi e rimuovere 
la ramaglia stessa di poi, innanzi la prima schiusa larvale. Que- 
sta sarà la sola pratica da seguirsi per non ostacolare la diffusione 
e l’incremento della Prospaltella. 


Insetti endofagi accidentali. 


Essi appartengono al gruppo degli Imenotteri, sono cioè piccole 
vespe, che si comportano come si farà vedere per la /rospaltella 
di cui sono stretti parenti. 

La Diaspis pentagona ha un endofago speciale, che le è esclusivo 
e parecchi altri accidentali, cioè in comune con altri diaspiti. 

Finora sono elencati i seguenti: Aphelinus fuscipennis How. ; 
Archenomus bicolor How.; Aspidiotiphagus citrinus Craw.;  Tetra- 
sticus canadensis Ashm.; Prospaltella murtfeldii How.; SNigniphora 
aspidioti Ashm.; Aphelinus diaspidis How. 

Tutti questi ed altri che certamente si troveranno cercando bene 
nelle varie regioni dove la cocciniglia è diffusa sono polifagi ; at- 


LA « DIASPIS PENTAGONA » TARG. ECC. 919 


taccano cioè molte specie di Diaspiti e quelli che pure si trovano 
in Italia certamente (Aphelinus fuscipennis, Archenomus  bicolor) 
mai ho veduti schiudere dalla Diaspîs pentagona. 

Altri preferiscono altre specie di Diaspiti, che pur sono da noi, 
come ad es.  Aphelinus diaspidis, del quale non è ancora dimostrato 
che non sia già da gran tempo presso di noi e che attacca in 
Florida, California, Grenada, Giappone la Diaspis rosae e rarissi- 
mamente si è avuto dalla D. amygdali di America ed io mai ho 
avuto dalla D. pentagona del Giappone. 

Insomma si tratta di forme polifaghe, che solo per incidenza ed 
assai di rado aggrediscono qualche individuo di Diaspis pentagona 
e per conseguenza la loro azione è assolutamente insignificante e 
del tutto imponderabile rispetto a quella meravigliosa della Pro- 
spaltella, così che si può benissimo tralasciare di occuparsi mini- 
mamente di questi endofagi spurii, i quali non hanno alcuna im- 
portanza pratica, nulla fanno e solo può essere che tolgano via 
qualche rarissimo individuo di Diaspis (concedendo molto), rubato, 
del resto alla /rospaltella. Questa non è una collaborazione, di cui 
la Prospaltella non ha bisogno, ma una vera concorrenza, come di 
chi collaborasse con un uomo di buon appetito a finirgli la cola- 
zione. 


Predatori. 


I predatori delle Cocciniglie sono più che altro Coccinellidi fra 
i minori, ad es. dei generi OWQilocorus, Erochomus, Ehyzobius, 
Seymnus, Pentilia ecc. Da noi i più comuni sono il Chile 
corus bipustulatus L. e ©. similis Rossi, nonchè | Exochomus 
4-pustulatus L. ed E. auritus Scriba; 23 specie di Scymmnus ; 
2 specie di Rhyzobius (R. litura Fabr.; R. discimacula Muls.) ed 
altre di altri generi affini. 

Tutti questi divorano cocciniglie allo stato di larva particolar- 
mente. Circa i predatori in genere ho sempre avuto poca fiducia 
nel loro effetto in danno degli insetti nocivi. 

Già, fino dal 1901 io scrivevo: (« Boll. Entom. agr. », 1901, 
pag. 110): 

« Vediamo ora quello che sanno fare i predatori. Primjeramente 


S2 ANTONIO BERLESE 


essi sono come tutti i cacciatori in genere. Non fanno bene se non 
in presenza di molta preda, quindi non insistono come i parassiti 
(endofagi) fino all’ultimo individuo superstite della vittima. Ma 
l’accusa principalissima che si fa e si deve fare a tutti i preda- 
tori si è quella di non praticare nessuna scelta fra gli individui 
inquinati dal parassita e quindi ormai, condannati a prossima 
morte e gli altri sani ». 

Ancor di più a carico dei predatori, considerati in confronto 
degli endofagi io dicevo nel 1903 nell’ « Italia agricola », nella 
mia nota dal titolo: Insetti utili, (Estratto, pag. 9). 

Ad esempio i surriferiti coccinellidi sono tutti polifagi, vivono 
cioè indifferentemente a spese di tutte le cocciniglie, perciò, se di 
una specie in un luogo viene a scarseggiare la preda, essi emi- 
grano tosto altrove. D'altronde non si vede mai che il loro numero 
aumenti in proporzione dell’aumento della cocciniglia. Se così non 
fosse non potrebbero durare per anni le gravi infezioni ad es. di 
Lecanium oleae, che si manifestano saltuariamente qua o là. Le 
nostre specie di Coccinellidi, che se ne cibano, dovrebbero molti- 
plicarsi in tal numero da ridurre al più presto Vinfezione. Invece, 
anche in questi centri molto inquinati da Cocciniglie, i Chilocorus 
si trovano in numero limitato ed impari al bisogno. 

Da maggio a giugno, intercedente la schiusa di larve, il numero 
di individui della Diaspis è centuplicato. Quello dei Chilocorus non 
può nemmeno raddoppiare così all’improvviso, e quando, per la ab- 
bondanza del cibo aumenta il numero dei OWkilocorus le cocciniglie 
scemano e riescono di più difficile preda, in grazia a degli scudi 
protettori fabbricati intanto. In tali condizioni i Ohilocorus in più 
Si disperdono. 

Adunque gli alti e bassi nel numero degli individui dei OW%ilo- 
corus e forme aftini, non sono per nulla all’unisono con quelli 
della Diaspis e di quì o troppa abbondanza o carestia pel preda- 
tore, che non sa che farsene della prima e per fuggire Valtra se 
ne va e si disperde. 

Inoltre i OQhilocorus e generi affini sono decimati a lor volta da 
Imenotteri endofagi speciali, sicchè è con questi che debbono fare 
i conti, non colla Diaspis. Se gli Imenotteri li distruggono è inu- 
tile che abbiano molto cibo a loro disposizione. Siechè, se vi ha 


i 
4 
” 
x 


LA « DIASPIS PENTAGONA » TARG. ECC. 921 


rapporto fra l’incremento delle Diaspis e quello dei Ohilocorus, 
Ehyzobius ecc. esso è regolato dallo sviluppo degli endofagi spe- 
ciali dei predatori ed è con questi che bisogna fare i conti, non 
coi poveri predatori, vittime a lor volta e decimati da endofagi. 

Un egregio naturalista, che ha testè sviscerato un inno in lode dei 
Chilocorus nostrali e forestieri, che di tali insufflazioni hanno ve- 
ramente bisogno per acquistare credito nel pubblico che ne rico- 
nosce da anni la perfetta inutilità, il prelodato autore, dico, alle 
prese con questo punto scabrosetto, seriveva : 

« Contro i parassiti del Chilocorus bipustulatus L.; i quali po- 
trebbero anche attaccare il Chilocorus Kuwanae Silv. potrebbe 
forse adottarsi il metodo di lotta naturale, ma applicato in senso 
inverso, cioè distruggere le larve invase da parassiti e lasciare in 
vita quelle sane » (1). 

Quanto all’effetto utile contro coccidei nocivi, attribuito ai Oki- 
locorus e simili, in base al calcolo della voracità, più volte ne ho 
mostrato lo scarso fondamento. 

In confronto poi dell’endofago, il quale toglie di mezzo una 
forma già sviluppata e generante, l’attività del predatore è di 
tanto minore di quanto è il numero delle uova che la femmina 
vittima produce. 

Infatti, lo stesso è che un endofago uccida una femmina che ha 
dugento uova in corpo, oppure che un predatore divori duecento 
larve, con questa differenza che Pendofago sceglie le sole femmine 
e trascura i maschi che sono pressochè innocui, mentre il preda- 
tore, su cento larve ne divora cinquanta che appartengono al sesso 
maschile. 

Insomma, da qualunque parte si consideri Vopera dei predatori 
contro le cocciniglie essa è senza alcun confronto più incerta, in- 
sufficiente e saltuaria che non quella degli endofagi speciali. 

Ma la principale accusa che si rivolge ai predatori è quella 
appunto di non fare differenza, all’atto di divorare, tra forme 
inquinate dall’endofago e quelle sane e così, non solo i predatori 


. >) 7 te ite x]]? < i isti 
(1) Io vorrei vedere 1’ Autore di questa proposta nell’ atto di distinguere 
(senza prima ammazzarle) le larve sane dalle bacate ed anche notare il tempo 
A L cv € 


occorrente per la ricerca ecc. 


922 ANTONIO BERLESE 


riescono di scarso valore in nostro aiuto, per ciò che si disse più 
su, ma riescono dannosi in questo ultimo caso. 

Ad es., venendo alla Diaspis pentagona, la Prospaltella ne inquina 
largamente anche le larve poco o punto difese e se queste cadono 
sotto aggressione del Okilocorus o forme affini, non è già una 
Diaspis che viene distrutta, ma veramente una Prospaltella. 

Lo Smith, valoroso entomologo americano che si occupò lunga- 
mente e con molta fortuna dei rapporti fra piante ed insetti, fa 
precisamente al Chilorus bivulnerus indigeno in California la grave 
accusa di aggredire indifferentemente individui di Aspidiotus per- 
niciosus inquinati o meno dall’ endofago (Aphelinus fuscipennis), 
agendo nel primo caso in vantaggio della Cocciniglia. 

Per mio conto io ritengo che se fino ad ora le Coccinelle no- 
strali e cito il Chilocorus per tutte, si sono mostrate impari alla 
bisogna nel grande sviluppo di Diaspis pentagona, d’ora innanzi, 
di fronte alla introduzione della Prospaltella berlesei, credo che 
l’opera di questi coccinellidi predatori riescirà nociva poichè non 
solo crea concorrenza all’endofago, ma lo combatte distruggendolo 
entro il suo ospite. 

Ho qualche fatto che accenna a dimostrare la cosa ed è certo 
che io mi guarderei bene dall’importare nuovi predatori a danno 
della Diaspis, mentre esiste tutta la probabilità che essi, senza 
affrettare di nulla la fine della cocciniglia, ormai assicurata dalla 
introduzione della Prospaltella berlesei, ne prolunghino invece l’ago- 
nia col muover guerra, nella loro cieca opera, anche al prezioso 
endofago. 

Quello che possa fare di danno un predatore intervenendo fra 
un insetto ed il suo endofago io ho dimostrato in altre occasioni, 


nè mi ripeto; certamente esso fa molto male. 


Endofagi speciali. 


Senza confronto con tutte le altre precedentemente avvertite 
riesce efficace opera degli endofagi speciali per infrenare le cocci- 
niglie che ne annoverano. 

Allorquando si ha la ventura di imbattersi in un insetto nocivo, 


LA « DIASPIS PENTAGONA » TARG. ECC. o2ò 


il quale sia insidiato da un suo speciale endofago, l entomologo 
agrario ha buon gioco, inquantochè ottiene la distruzione della 
forma nociva con un lavoro minimo, quale è quello di mettere a 
contatto il parassita colla sua vittima. Perciò il caso della Diaspis 
pentagona è dei più fortunati in entomologia agraria. 

L’endofago, perchè speciale, non divaga alla ricerca di altre 
forme, ma insiste a tutto danno solamente della sua vittima, quindi 
riunisce tutti i pregi degli endofagi in generale senza il grave 
danno della polifagia, per la quale avviene la dispersione del nemico 
di cui profittano largamente le specie vittime, particolarmente quelle 
che non sono preferite o meglio si difendono. 

Gli endofagi non temono aggressioni da altri parassiti, inquan- 
tochè i casi di iperparassitismo, almeno per gli endofagi dei Dia- 
spiti, sono molto rari e di nessuna importanza pratica. 

L’endofago profitta per sua difesa di tutti i mezzi difensivi 
della specie ospite, oltre ai propri, che sono grandi, e basti il 
pensare che essi endofagi, per tutto lo stato di larva e di ninfa 
sono perfettamente al sicuro da tutte le ingiurie, meno che dalle 
minaccie che possono loro venire da un predatore della spe- 
cie ospite, che non faccia differenza tra individui parassitizzati 
o meno. 

Inoltre devesi tener conto della straordinaria facoltà riprodut- 
tiva di questi piccoli imenotteri, che si misura dalla fecondità mol- 
tiplicata pel numero delle generazioni. 

Non teme Vendofago speciale condizioni avverse climatiche, in- 
quantochè là dove la specie ospite vive bene (e se non vive bene 
non fa danno ed è quindi inutile occuparsene) anche il suo spe- 
ciale parassita vive egualmente bene, quindi è tolto ogni dubbio 
circa la possibilità di acclimatazione. 

Non insisto ulteriormente su tutto ciò perchè il caso della Pro- 
spaltellta berlesei nei suoi rapporti colla Diaspis pentagona riescirà 
assai dimostrativo di quanto possa fare e faccia realmente un en- 
dofago speciale contro la specie che ne è vittima. 

In conclusione, il voler paragonare Vopera in nostro vantaggio, 
contro un insetto nocivo del suo endofago speciale con quella di 
endofagi accidentali o peggio di predatori polifagi non è molto 
diverso dal confrontare una gemma vera con una falsa. 


924 ANTONIO BERLESE 


Tolto lo scintillio negli occhi degli inesperti nessun altro para- 
gone è possibile. 

Il peggio poi tocca ai predatori polifagi importati in regione 
nuova ai danni di una specie, con cui giammai si sono trovati alle 
prese. Essi debbono acelimatarsi all’ambiente ed al nuovo mezzo 
di vita. Avviene il più spesso che essi si acclimatizzano quali vit- 
time delle canse avverse locali e scompaiono rapidamente. 


III. — I PREDATORI COCCINELLIDI ALLA PROVA. 


I Chilocorus, Orcus, Ryzobius ed altri coccinellidi 
in America. 


La esperienza di oltre quindici anni ha dimostrato agli Ameri- 
‘ani, i quali da più parti del mondo avevano introdotto in America 
diversi coccinellidi ai danni delle loro cocciniglie indigene ed impor- 
tate, la inutilità di tali predatori e la inanità delle speranze in 
tutti i casi (almeno contro i Diaspiti e Lecaniti) meno il mirabile 
esempio del Novius cardinalis contro la Icerya purkasi. Ma que- 
st’ultimo caso viene esattamente a confermare quanto più sopra 
ho esposto, perchè trattasi bensì di un Coccinellide, ma che si 
comporta tutto affatto diversamente dagli altri sopracitati e piut- 
tosto come endofago che come predatore ed inoltre vive esclusi- 
vamente a spese della detta /cerya, è cioè suo speciale nemico. 

Quanto al modo di vita la larva del Novius vive entro i sac- 
chi ovigeri della Iceerya, cioè bene riparata e divora le uova della 
Cocciniglia. Questo Novius adunque si comporta esattamente come 
la nostra SNeutellista cyanea, imenottero del gruppo degli endofagi, 
che attacca il Lecanium oleae ed altri Lecaniti, divorandone le 
uova sotto la spoglia materna ed è molto utile. 

Adunque il caso del Novius, che non preda larve e non teme 
endofagi a proprio danno, non deve essere tirato in campo a pro- 
posito degli altri Coccinellidi, i quali operano molto diversamente 
e sono decimati da loro particolari endofagi. 

Già fino dal 1891, 92, come si disse, gli Americani, in vista 
dei gravi danni recati ai loro frutteti dall’ Aspidiotus perniciosus, 


sit 


LA « DIASPIS PENTAGONA » TARG. ECO. 32 


pensarono cdi correre il mondo alla ricerca di insetti nemici alla 
detta cocciniglia. 

Non riuscendo a trovare lo speciale endofago (e finchè questo 
non sarà trovato 1’ Aspidiotus perniciosus avrà buon gioco) impor- 
tarono da varie parti del mondo parecchie forme di Coccinellidi, 
nella speranza di averne effetto utile contro | Aspidiotus in di- 
scorso ed altre cocciniglie. 

Tra le specie importate e sulle quali si fondavano le maggiori 
Speranze io noto le seguenti: OWhilocorus. similis Rossi, importato 
dal Marlatt nel 1901, 902 dal Giappone (questa è la specie che 
il Prof. Silvestri ritiene per nuova e chiama 0%. kurwanae); Orcus 
chalybaeus, O. australasiae, Rhyzobius lophantae, R. debilis, Rh. to- 
woobae, Rh. ventralis, Pentilia misella, ed altre specie dei generi 
Scimnus, Cycloneda, Hippodamia, tra i quali gruppi sono però an- 
che specie indigene, che, col OWkilocorus bivulnerus, C. cacti ecc., 
ed altre forme si poteva sperare riducessero ad innocua misura la 
terribile cocciniglia ed anche la Diaspis pentagona, che in America 
del Nord (dove è conosciuta sotto i nomi di Diaspis lanatus, D. 
amygdali) faceva danni rilevanti agli alberi da fratto e ad altri, 
prima che la Prospaltella berlesei la riducesse a forma agraria 
mente insignificante. 

Ora, se sì consultano i rapporti nordamericani di quei primi 
anni è facile rilevare il grande entusiasmo preventivo in favore 
di tali predatori. Si raccoglievano con appositi apparecchi e se 
ne faceva largo commercio, non senza quella grossa « réelame » 
che gli americani sanno fare. 

Ma, non ostante che i fanatici di questi piccoli predatori si 
affaticassero nei primi tempi a decantarne le gesta, come ad es.: 
il Cooper, che attribuisce al £/yzobius ventralis la riduzione del 
Lecanium oleae in un suo oliveto, mentre è notorio che negli alti 
e bassi del Lecanium oleae nessuna influenza hanno i predatori 0 
gli endofagi e non ostante che in tale errore cadesse anche il 
Craw, per San Francisco, pure non molto dopo la prima introdu- 
zione dei detti Coccinellidi in America cominciarono i dubbî seri 
circa la loro efficacia e si riconobbe che se aleuni di essi sembra- 
rono allignare dapprima facilmente in California, vi divennero rari 
dopo poco tempo e per la maggior parte scomparvero, mentre in 


326 ANTONIO BERLESE 


altre regioni più nordiche, negli Stati Uniti, non fu possibile farne 
attecchire la maggior parte delle specie, non ostante ripetuti invii, 
sommanti insieme a circa un milione di individui (Smith, sotto 
citato). 

Perciò lo Smith, nel suo rapporto (« Investigations on the San 
Josè Scale — Rep. N. Jersey S. Board of Agr. 1897 ») concludeva 
fino da allora che per avere vantaggio dai Coccinellidi sopracitati, 
accettando per vere le affermazioni dei sullodati entusiasti, si ri- 
chiedevano almeno condizioni elimatiche favorevolissime. 

Lo Smith (Rapporto citato, p. 7), del resto, avendo fatto ispe- 
zioni alle contee di San Bernardino, Riverside ed altrove notava 
che quivi, come a Pomona, Ontario, Claremont ed a Pasadena, si 
trovava dovunque abbondantissimo 1 Aspidiotus perniciosus non 
ostante i coccinellidi introdottivi e concludeva che V affermazione 
essere ivi stata la detta cocciniglia sterminata, rappresenta sempli- 
cemente una menzogna ed aggiungeva che delle 50 o 60 specie di 
Ehyzobius e d’altri Coccinellidi introdotti con ben 40,000 individui 
in California, dopo breve tempo tre specie soltanto erano rimaste, 
cioè due Orcus ed un'altra. Circa poi il Rhizobius lophanthae ed Rh. 
debilis, dopo non breve discussione delle affermazioni recate innanzi 
dagli entusiasti dei primi tempi, conclude che è certo nessuno di 
essi aver fatto alcunchè contro la cocciniglia perniciosa in California 
ed ogni altra affermazione in contrario essere basata sopra insuffi- 
cienti informazioni 0 sopra ignoranza riguardo queste specie (pag. 10). 

In tutta la zona australe della California egli trovò invece molto 
numeroso ed attivo Vindigeno OQilocorus bivulnerus (ai danni del. 
l’ Aspidiotus perniciosus) e così pure la Pentilia misella, come anche 
un endofago, VAphelinus fuscipennis (specie che si trova anche da 
noi ma non attacca la Diaspis pentagona). Queste specie sono le 
sole trovate in larga misura nocive all’ Aspidiotus perniciosus, ma 
lo Smith non le importò in New Jersey dappoichè esse vi si tro- 
vavano di già. 

Precisamente come da noi, dove i nostri Chilocorus ed Exrocho- 
mus indigeni sono e saranno le sole specie attive contro la Diaspis, 
certo però, ora che esiste l’endofago, con minor vantaggio che non 
per lo innanzi e forse con danno. 

I. Scott, riportando una lettera del Sig. Pease seriveva (N. Jer- 


LA « DIASPIS PENTAGONA » TARG. ECC. 327 


sey Agr. College Exper. Station Report 1897, p. 439) che il RWi- 
zobius ventralis non aveva fatto nulla alla lettera e che il Sig. Pease 
se ne lamenta serivendo : 


« Io non ho mai avuto tante cocciniglie come quest’anno. Eppure ho messo 
migliaia di KWhizobius ventralis negli altimi tre anni, ma non posso trovare trac- 
cia di loro. Nel giugno del 1896 distribuii 10,000 individui di KRhizobius ventra- 
lis in 12 giardini, e cioè 5,000 1’ 11 giugno ed altri 5,000 il 25 dello stesso 
mese. Ciò fece rincarare il prezzo dei hizobius nel mese seguente (1), così 
che io ne usai solo 3,000 per due volte da luglio ad ottobre. Oggi non posso 


dire di averne avuto benetizio », 


Ed il Sig. Pease ritorna alle fumigazioni ! 

Lo Smith riferisce fatti analoghi pel X. debilis e pel R. towoom- 
bae nonchè pel £. ventralis accaduti altrove. 

Neppure il Riyzobius lophantae BlaisA., che dal Koebele fu man- 
dato in America al tempo dei suoi viaggi in Australia e che lo 
Smith introdusse a New Jersey nel 1906, fece alcunchè contro le 
Cocciniglie americane, tantochè oggidì, e già da tempo, nessuno 
nei Rapporti degli entomologi americani di questi coccinellidi eso- 
tici fa più menzione, come di insetti praticamente utili e per com- 
battere 1’ Aspidiotus perniciosus ed il Lecanium oleae si è queta- 
mente ritornati alle irrorazioni, fumigazioni ecc. 

Difatti, vedansi gli scritti degli ultimi anni, ad es. dal 902 ad 
oggi, di tutti gli entomologi nordamericani che si sono occupati 
dell’argomento ; cito fra tanti e tanti: Fernald (Massachussets); 
Sanderson (Delaware); Stewart (Virginia); Burgex (Ohio); Lochead 
(Ontario); Quaintance (Maryland); Lowe e Parrott (New Jork); 
Blake e Farley (New Jersey); Horsfall (Missourì); Close (Dela- 
ware); Britton e Walden (Connecticut); Phillips, Brooks, Rumsey 
(Virginia); Hilmann (Nevada); Wasburn (Oregon); Webster (Ohio); 
Gillette (Colorado) ecc. dove o non si parla di coccinellidi nei rap- 
porti dell’ Aspidiotus perniciosus o sì afferma che nulla fanno. 


(1) Se i Rhizobius in America si vendevano è certo che colà doveva pur es- 
serci qualcuno che li lodasse, ma ora neppur questi panegiristi interessati più si 


trovano. 


21 


Re i e AA i Ce n ATE e 
: “ n ALA A ao 


328 ANTONIO BERLESE 


Naturalmente io avevo ben cognizione di questo gigantesco pie- 
trone dell’oblìo adagiato ormai da tempo su una delle più solenni 
montature agrarie di questi ultimi anni e però non fu piccola la 
mia meraviglia vedendo l’esumazione di tali ceneri, a totale bene- 
ficio della buona gente italica. 

Perciò credetti conveniente abbondare negli scrupoli e nelle in- 
formazioni e mi rivolsi per lettera al Ch."° I. B. Smith, entomo- 
logo della Stazione esperimentale di New Jersey (come prima mi 
ero rivolto al Ch."° Prof. Howard, secondo si vedrà) per aver 
esatta esposizione dei fatti e degli apprezzamenti, secondo gli ento- 
mologi americani che da quasi venti anni hanno sperimentato nel 
loro paese tante specie di coccinellidi, fra cui il fhyzobius lophan- 
tae importatovi dal 1891 ed il Chilocorus kuwanae Silv., importato 
in America del Nord nel 1898 e dal Marlatt negli anni 1901, 902, 
ed ivi noto a tutto oggi col nome di Chilocorus similis. Ne ho già 
trattato nel 1903 in una lettera aperta indirizzata al Ch."° Prof. 
Alpe e pubblicata nell’ « Agricoltura Moderna » e nel « Bollet- 
tino di Entomologia agraria ». 

Ora ecco le domande da me rivolte al sullodato Sig. Smith, in 
data 28 Febbraio 1910, nelle quali ho compreso anche 1 Aspidio- 
tus perniciosus perchè nell’America del Nord, in grazia della Pro- 
spaltella berlesei la Diaspis pentagona (colà detta anche D. amygdali, 
D. lanatus) è una forma trascurabile agrariamente. 

L’Aspidiotus perniciosus è un diaspite aftine ed è sopratutto con- 
tro questo che furono introdotti i coccinellidi soprarieordati, j 
quali, se colà avessero dato buon effetto contro I Aspidiotus (come 
divoratori di quasi tutte le cocciniglie) avrebbero potuto essere 
ritenuti utili anche contro la D. pentagona nostra specialmente 
dell’Alta Italia, data la corrispondenza dei climi degli Stati Uniti 
del Nord e dell’Italia settentrionale. 

Questa d’ America è l’unica sperienza a proposito dei Coccinel- 
lidi suddetti, su scala ampia e con sufficiente numero d’anni che 
sì conosca finora. 


LA « DIASPIS PENTAGONA » TARG. ECC. 329 


Le mie domande, sono adunque, le seguenti: 


1.° Quali Coccinellidi sono stati introdotti negli Stati Uniti e di dove con- 
tro i più nocivi Diaspiti ad es.: Aspidiotus perniciosus, Diaspis pentagona Targ. 
(D. amygdali) ecc. ed in quali epoche. 

2.° In quali località degli Stati Uniti essi hanno mostrato maggiore faci- 
lità di moltiplicazione e più utile azione contro le più nocive Cocciniglie del 
gruppo dei Diaspiti. 

3.° La loro azione è stata veramente così energica da combattere efficace- 
mente le dette cocciniglie o non più tosto è stata impari alle speranze che se 
ne erano concepite ? 

4.° Qualcuna di queste coccinelle molesta gli Imenotteri parassiti dei detti 
Diaspiti ? 

5.° Nei casi che io veggo citati, nei quali apparentemente i detti Cocci- 
nellidi hanno dato effetti utili e cospicui contro i Diaspidi, è stato bene dimo- 
strato che tali effetti non sieno da attribuirsi invece ad altre cause che influi- 
scono sempre sul maggiore o minore sviluppo delle dette cocciniglie ? 

6.° Speciali notizie circa il modo di comportarsi, l’utilità pratica ecc. io 
desidererei avere a proposito del Chilocorus similis importato dal Sig. Marlatt 
dal Giappone ed a proposito del Rhyzobius lophantae. 
7.° Infine La prego di dirmi nettamente la di Lei autorevolissima opinione 
circa quanto si può sperare dai detti coccinellidi contro i Diaspiti più dannosi 
e particolarmente contro il Diaspis lanatus, che qui da noi fa grandissimo danno. 


Alle quali mie domande, il Sig. Smith, in una sua, datata da 
New Brunswick N. J., 16 Febbraio 1910, rispondeva : 


« La Diaspis pentagona non agisce in New Jersey come dannosa e non si è 
fatto niente per combatterla (1). 

In risposta alla 1.* domanda: ho introdotto in New Iersey il Chilocorus  si- 
milis, primamente del Giappone (2) dalla originale importazione nel 1898, E%y- 
zobius lophantae e Scimnus marginicollis dalla California nel 1897-98. 

2.° Nessuna di queste specie introdotte nell’Est degli Stati Uniti si è ac- 
climatata qui (3) e sono tutte estinte. 


(1) Questo è l’effetto pratico della Prospaltella berlesei e si accorda colle pa- 
role dell’Howard il quale mi scriveva: « La Diaspis pentagona non è in alcun 
senso una peste dei frutteti in questa contrada. Io credo che 1’ abbondanza 
della Prospaltella sia responsabile di tale condizione di cose ». 

(2) Cioè il Chilocorus kuwanae Silv. 

(3) Il clima di New Jersey corrisponde a quello dell'Alta Italia, come si giu- 
dica dalle linee isotermiche invernali ed estive. 


dif e ii 


Y 


330 ANTONIO BERLESE 


I Chilocorus similis furono di poi importati a Washington ed introdotti in 
Georgia da Marlatt (1). 

Per due o tre anni fecero benissimo in Georgia, ma quando vi andai nel 1904 
gli insetti erano già quasi intieramente scomparsi e fu scoperto in Washington 
che i parassiti che attaccano i nostrali Chilocorus bivulnerus, vivono a spese 
anche di questa specie Giapponese (2). Trovai materiale abbastanza per man- 
dare un lotto di individui a New Jersey; ma quivi finirono come quelli della 
importazione Giapponese e attualmente nessuna di queste specie importate sì 
trova in questo Stato. 

3.° In riguardo alla vostra questione io non ho visto in nessuna parte de- 
gli Stati Uniti dell’est alcun benefizio dalla introduzione di questi Coccinellidi 
contro le Cocciniglie. 

4.° In California, ove io ho trovato un gran numero di Chilocorus (3) real- 
mente attivi come molto effettivamente frenanti 1’ Aspidiotus perniciosus, i Coleot- 
teri e le loro larve mangiavano le Cocciniglie parassitizzate dagli Imenotteri 
così volentieri che quelle non parassitizzate (4) e così formavano un arresto 
al loro incremento, ma in nessun altra maniera. 

5.° In riguardo alla 5.8 questione, non posso darvi una risposta definitiva. 

Gli unici buoni risultati che io ho visto, da parte dei coccinellidi contro la 
Diaspis e diaspiti in generale, sono stati in California (3) e i miei studi sono 
stati limitati ad una sola stagione. 

6.° Per la 3.* questione io posso rispondere che nè i Chilocorus nè i Rhi- 
zobius sono stati del minimo vantaggio negli Stati Uniti dell’ Est. 

Finalmente il resultato delle mie osservazioni è che tutto dipende dalla lo- 
calità e dalle condizioni climatiche per vedere gli effetti che una data specie 
di Coccinellidi possa avere su qualche specie di Coccide. Il Chilocorus  bivul- 


(1) Si vedrà che essi, per testimonianza del Prof. Howard, nulla hanno fatto 
o fanno contro la D. pentagona a Washington. 

(2) Probabilmente ciò accadrà, come anche altri ha sospettato, ancora da noi, 
in virtù dei nostri endofagi. 

(3) Quale specie ? Il Chilocorus bivulnerus od il Ch. similis? L'Autore non si 
pronuncia su questo punto. Gli riscrivo di presente per ulteriori informazioni. 

(4) Questo è il precipuo pericolo dalla introduzione di coccinellidi esotici. 
Bisogna però sperare negli endofagi dei nostri Chilocorus e simili a difesa della 
Prospaltella ed a distruzione dei Coccinellidi esotici testè importati qui. 

(5) Ma il clima della California è ben diverso da quello dell’Alta Italia. 

Infatti la linea isotermica di inverno che passa poco più a nord di S. Fran- 
cisco (temp. 10°) traversa gli Stati Uniti del Sud, il centro della Spagna, tocca 
Genova, discende per la Corsica e la Sardegna, tocca lVestrema Calabria, la 
Grecia meridionale ecc. 

La linea isotermica invernale passante per l'estremo sud della California (20°) 
traversa il golfo del Messico, tocca l'estremità sud della Florida, traversa il 
deserto di Sahara, il Sud-Arabia, India ecc. 


K D Ò à * Ù PRIOTATO w NA ‘ 


LA « DIASPIS PENTAGONA » TARG. ECC. 331 


nerus in California si riproduce durante tutta la stagione ed è un effettivo 
freno contro la cocciniglia perniciosa (1). In tutta la parte nord-est degli Stati 
Uniti egli ha una sola generazione e non è affatto utile contro lo stesso insetto. 
Io non credo che si possa dare una regola generale e bisognerebbe provare caso 
per caso (2). 

In Nuova Jersey i coccinellidi non sono stati freni di prima classe contro 
ogni cocciniglia eccetto una. 

La Pulvinaria è tenuta in freno da Hyperaspis signata; ma questo è un adat- 
tamento naturale e non è dovuto ad alcuna specie introdotta. 

Dirò francamente che ho pochissima fiducia nel combattere questi insetti in- 
digeni colla importazione di parassiti o di forme predatrici (3). È differente il 
caso quando si ha da fare con insetti forestieri e dove si tratta semplicemente 
di introdurre nel nuovo paese i nemici che tengono in freno gli insetti nella 
loro patria » (4). 


Io condivido completamente la opinione del sig. Smith ed è 
perciò che fino dal 1903 nella lettera citata al Ch."° Prof. Alpe 
mostravo di vagheggiare Videa di introdurre anche da noi il Chi- 
locorus similis del Giappone (Ch. kuwanae Silv.), il quale si diceva 
colà attivo contro la Diaspis pentagona. Veramente è più ragio- 
nevole ammettere che la scarsezza della detta Diaspis nel Giap- 
pone e nella China, riconosciuta dal Marlatt, dipenda invece dalla 
Prospaltella berlesei che Ventomologo americano non conosceva, ma 
è certo che avrebbe meritato il conto di introdurre qui il Chil. st 
milis del Giappone per vederne gli effetti sulla Diaspis pentagona. 

Un insigne agronomo di qui pubblicamente mi chiede anzi per- 
chè io non abbia seguito il mio pensiero di allora, che ho espresso 


nelle seguenti parole : 

(1) Il Ch. bivulnerus è la forma indigena ; le cose sono adunque come da noi 
pel Ch. bipustulatus rispetto alla Diaspis pentagona. 

(2) Ecco che il rumore in base al pensiero generale che i Coccinellidi distrug- 
gono Cocciniglie è da riprovarsi se non basato su buona sperienza. Peccato, che, 
nel caso nostro, quella d’ America sia tutt'altro che incoraggiante e non tale 
da autorizzare troppa simpatia ai suddetti piccoli predatori. 

(3) Come chi intendesse lottare contro i nostrali Dactylopius, Lecaniti, Dia- 
spiti ecc. con forme forestiere. Questo è il caso del Rhyzobius lophantae, che è 
d’Australia, importato qui ed altrove ai danni della Diaspis pentagona, che è del 
Giappone. 

(4) Questo è veramente il caso del Novius e della Icerya, della Diaspis e della 


Frospaltella. 


332 ANTONIO BERLESE 


« Al corrente di queste notizie, anzi al loro primo apparire, io mi 
sono affrettato di serivere al Ch."° Prof. Howard per ottenere esem- 
plari viventi delle specie nemiche della Diaspis pentagona impor- 
tate dal Giappone; ciò è stato fatto in data 1.° Novembre 1902 ». 

Erano allora i tempi degli entusiasmi pel Chilocorus similis del 
Giappone, (Ch. kuwanae Silv.), che però dopo, come si vede, an- 
darono scemando fino a perdersi del tutto. 

Ciò nonostante io volli sapere come andavano le cose in tempo 
recente, sia pure dopo la introduzione e diffusione della Prospal- 
tella berlesi perchè se qualche coccinellide avesse fatto bene negli 
Stati Uniti contro la Diaspis pentagona avrei curato di importarlo 
qui, provarlo e di poi farlo conoscere, se buono, e diffonderlo in 
regioni diaspizzate. 

Perciò ordinai nel 1908 al Dott. Ribaga, assistente in questa 
x. Stazione, trovandomi io in Maremma per le sperienze contro la 
Mosca delle olive, di scrivere al prof. L. O. Howard Capo della 
Direzione di Entomologia del Dipartimento di Agricoltura degli 
Stati Uniti, una lettera, che fu difatti spedita in data 3 ago- 
sto 1908, così concepita : 


« Le serivo per incarico del Prof. Berlese, il quale si trova in campagna 
per continuare le esperienze contro la Mosca delle olive. 

1 parassiti endofagi della Diaspis pentagona, a quanto si potè vedere, hanno 
attecchito bene e se ne spera grande aiuto. Però il Prof. Berlese vorrebbe ten- 
tare altri mezzi, cioè quello della introduzione di Coccinellidi predatori. 

Egli La prega quindi a voler essere ancora così cortese di mandargli nel- 
l’inverno venturo quanti più può esemplari di Coccinellidi, che costà attac- 
cano la Diaspis amygdali (1). 

Coi più sentiti ed anticipati ringraziamenti ho l'onore di dirmi di Lei devo- 
tissimo 

Per il Direttore 
Dott. C. RIBAGA ». 


Alla quale lettera il Ch."° Prof. Howard gentilmente rispondeva : 


Washington 8 Agosto 1908. 
« Mio caro Dott. Ribaga, 
Ho la di Lei lettera del 8 Agosto e spero che il Prof. Berlese vada bene 


nella sua lotta contro la Mosca delle olive. Vedrò cosa possa fare riguardo 


(1) Sinonimo, come anche Diaspis lanatus, di D. pentagona. 


le 


eta 1 # VANTA, TI e ur T, PART: a 
RA i ij PE a LT Al 7 : G via ide I 


LA « DIASPIS PENTAGONA » TARG. ECC. 335 


alla spedizione di Coccinellidi al di Lei ufficio in autunno o nell’ inverno. Qui 
a Washington molto pochi fra essi attaccano Diaspis lanatus e questi non af- 
tatto abbondantemente. 
Sincerissimamente 
Dott. L. O. HOwARD ». 


Ecco perchè non mi sono più curato allora di Coccinellidi pre- 
datori ai danni della Diaspis pentagona e credo oggi più che mai 
di aver fatto benissimo. 

Ho fatto bene non solo perchè non ho seguito una pratica inu- 
tile, ma ancora perchè ho evitato di importare forme le quali 0g- 
gidì possono riuscire di serio disturbo all’opera efficacissima della 
Prospaltella berlesei contro la Diaspis pentagona. 

È vero che i Coccinellidi recentemente importati da altri e spe- 
cialmente il Rhizobius lophantae, che vive in climi più temperati 
dei nostri, non’ attecchiranno nel settentrione d’Italia, dove le in- 
vernate rigide concorreranno cogli endofagi delle nostre specie a 
toglierli di mezzo al più presto, ma è certo che per conto mio io 
non trovo giustificata sotto nessun punto di vista la introduzione 
da noi di questi cascami della entomologia americana i quali cer- 
cheranno qui invano la loro riabilitazione. Mentre intanto noi 
italiani corriamo rischio di passare per ignoranti di quanto è av- 
venuto ed avviene da anni in un paese che pure ci regala, con 
straordinaria generosa larghezza, un enorme cumulo di pubblica- 


zioni in proposito. 


IV. — L’ENDOFAGO SPECIALE. 


La Prospaltella berlesei How. 


L’ endofago speciale della Diaspis pentagona, il solo che vera- 
mente meriti tutta la nostra fiducia e la nostra speranza, è la Pro- 
spaltella berlesei, piccolo calcidite del gruppo degli Imenotteri, che 
non raggiunge un millimetro di lunghezza (precisamente tre quarti 
di millimetro) allo stato adulto. 

La virtù della Prospaltella berlesei, come si potrebbe dire in ge- 
nerale di tutti gli endofagi speciali contro la loro particolare vit- 


at A PRIA Ion PIER, A LI 0 SESTO LI 
: POSE LAI E NOR, y nu Rc 
na "i ES: pi DODO. + p ® 
= x x " 


334 ANTONIO BERLESE 


tima fra i Diaspiti, sta in ciò che essi non divagano alla ricerca 
di altre forme, nè si allontanano dal luogo ove la vittima vive se 
non si trovano molti individui di questa, ma la ricercano conti- 
nuamente ed attivamente, fino all’ultimo esemplare, per quanto re- 
condito, che possano raggiungere e dove depongono il loro uovo. 
Nei riguardi della Diaspis, la Prospaltella la combatte in tutti i 
momenti di sua vita. 

Si trovano comuni le ninfe giovanissime già con entro il paras- 
sita, il che vuol dire che esse devono essere state inquinate dalla 
Prospaltella mentre erano tuttavia larve appena fissate ed in pari 
tempo si trovano femmine ovigere uccise dall’endofago. Perciò que- 
sto si vede vivere a spese delle forme femminili in tutte le età. 

Questo attacco alle sole femmine è cosa del maggior rilievo pra- 
ticamente, inquantochè i maschi sono ben poco temibili e nocivi 
ed è inutile sprecare le forze in danno dell’uno e dell’altro sesso 
mentre basta togliere di mezzo le sole femmine perchè la colonia 
finisca (1). 

Inoltre la Prospaltella berlesei, come parecchie altre del genere 
e del gruppo degli Imenotteri, è partenogenica, cioè per riprodursi 
non ha bisogno del maschio, anzi i maschi non si sono mai visti 
e non si conoscono e perciò da una madre nascono tutte forme 
egualmente ovificanti e non si disperdono germi a formare maschi 
che non servono ad uccidere vittime. 

A tutte queste condizioni favorevolissime pel rapido incremento 
della Prospaltella e conseguente diminuzione della Diaspis è da 
aggiungersi il grande numero di generazioni del prezioso ausi- 
liario. 

Questo numero dipende non solo dalla rapidità di sviluppo ma 
ancora dal tempo in cui lo sfarfallamento degli adulti avviene e 
quello in cui si arresta. 

Nell’annata, i primi adulti della Prospaltella berlesei nascono ap- 
punto negli ultimi giorni di marzo ed in aprile, mentre ne cessa 


(1) La Diaspis, come altre cocciniglie è probabilmente partenogenica, per cui 
a distruggerla non basterebbe togliere i soli maschi, come potrebbe essere per 
le specie non partenogeniche. Così la Prospaltella si riproduce senza il concorso 
del sesso mascolino. 


RR RM ‘ 


LA « DIASPIS PENTAGONA » TARG. ECC. 895 


la schiusura, pei ritardatari, nei primi giorni di maggio. Quanto 
poi all’epoca in cui la schiusa (abbondante) di adulti cessa, si può 
considerare che ciò avvenga nel mese di novembre. Almeno in 
quel mese io ho avuto sempre molte Prospaltelie adulte, sia dal 
materiale di Genova che da quello di Milano. 

Ora, se si tien conto che il ciclo vitale della Prospaltella occupa 
da 40 a 45 giorni in media, si vede che questo nostro ausiliario 
ha da quattro a cinque generazioni nell’anno. 

La femmina alberga un centinaio di uova utili nel ventre, ma, 
anche calcolando che solo una trentina di esse producano il loro 
effetto, si comprende quale enorme cifra di tali piccoli imenotte- 
rini schiude a settembre, che equivale appunto a 30 alla quarta 
od alla quinta potenza, cioè da 800,000 circa a 24 milioni di in- 
dividui. 

Quali cause nemiche non ne conosco alcuna in danno della 
Prospaltella, quando non siano i predatori, perciò la enorme figlio- 
lanza dovrebbe avere tutto il suo effetto se non fosse limitata dalla 
quantità di Diaspis inquinabile, cioè dalla capacità trofica del- 
l’ambiente. 

Inoltre una causa grandissima di perdite nelle file della Pro- 
spaltella risiede nel forte istinto migratorio, inteso alla diffusione 
della specie, combinato colla piccolezza dell’animaletto che ne au- 
menta grandemente la facilità di distruzione. 

Infatti, come si vedrà da quanto è avvenuto a Vanzago, la Pro- 
spaltella, durante le schiuse estive, allorchè il caldo è grande, si 
abbandona ad emigrazioni in tutti i sensi ed alcuni individui vanno 
ad ovificare a grandi distanze dalla loro culla, grandi relativa- 
mente alla loro minutissima statura e passano muri, siepi, fossati 
e gran numero di piante non diaspizzate. 

Si comprende quale enorme perdita di individui deve avvenire 
durante tali migrazioni, ma tale condizione di cose non si mani- 
festa nella stagione meno calda e così le prime e le ultime gene- 
razioni di adulto sono più pigre ed insistono maggiormente sulle 
vittime più vicine. Tale perdita è nel computo ed è a carico della 
esuberanza di produzione della Prospaltella. Certamente nei primi 
momenti di un allevamento in una data località, dal momento che 
esso si inizia sempre con scarso materiale, tale istinto migratorio 


tt lie Aa int ARTO ITA STINTINO NI a ORI] 
p + AVIS ; . vete ù pe ta ele, 


396 ANTONIO BERLESE 


disturba, inquantochè, non rimanendo tutte le Prospaltelle con- 
centrate nel punto della prima disseminazione non si vede presto 
l’effetto utile dell’ endofago, inquantochè in estate la massima parte 
degli individui portano altrove la loro progenie, ma allorquando 
tutto all’ inizio è inquinato, come avviene nel secondo anno dalla 
istituzione di un centro, allora si determina un ineremento della 
specie ospite intensivo e la Diaspis pentagona viene distrutta (agra- 
riamente) in una o due generazioni della Prospaltella. 


Come si comporta la Prospaltella 
rispetto alla infezione di Diaspis pentagona. 


Giacchè sono su questo argomento, desidero insistervi abba- 
stanza, sia pure lasciando per poco le questioni più generali e 
limitandomi a trattare della Prospaltella berlesei e ciò faccio per 
mettere bene sull’avviso i gelsicultori di ciò che bisogna atten- 
dersi. 

Generalmente pare che si aspetti la distruzione della Diaspis 
a breve distanza dalla disseminazione della Prospaltella. 

Intendiamoci, il tempo necessario all’opera è breve rispetto alle 
abitudini degli insetti, specialmente degli affini, ma può sembrare 
lungo riguardo alla impazienza (giustificabile) dei gelsicultori. 

Il certo si è che il tempo di ineudbazione al divampare della in- 
fezione prospaltica (dirò così) è necessario come per 1 ineubazione 
di tutti i parassiti in generale, ma esso è brevissimo paragonato 
a quello di altri insetti e ne scelgo esempio fra i più noti. Ad 
esempio, la fillossera non uccide le viti dopo poco tempo del suo 
ingresso in un vigneto, ma perchè si manifestino gli effetti per- 
niciosi occorre una “incubazione di quattro 0 cinque anni e nel 
frattempo nulla manifesta la presenza dell’ insetto se non V’osser- 
vazione diretta, minuta. 

La Diaspis ha impiegato un tempo molto lungo a farsi cono- 
scere ed a manifestare i suoi danni etc. Lo stesso potrebbe es- 
sere detto, con esempio meno a proposito, delle malattie parassi- 
tarie in genere. 

Per quanto riguarda la Prospaltella berlesei, sappiasi che la di- 


Patt 


LA « DIASPIS PENTAGONA » TARG. ECC. 357 


stinzione della Diaspis in misura palese e come è nei desideri 
dell’ agricoltore non comincia a rendersi palese che dopo due 
anni dalla formazione del centro, cioè dalla disseminazione del- 
l imenotterino, ma di qui in poi essa è rapidissima e si manifesta 
non solo sulla pianta di disseminazione, ma sulle circostanti per 
larga zona. 

Specifichiamo. Io dispongo su un gelso bene carico di Diaspîs 
un rametto di altro gelso, il quale rechi la Diaspis prospaltizzata 
e ciò faccio nel marzo del corrente 1910, appunto come circà tre- 
mila gelsicultori hanno fatto col materiale spedito loro da Milano 
e da Genova per opera dello serivente. 

Le Prospaltelle nascono in aprile ed inquinano le femmine di 
Diaspis, che si preparano ad ovificare. 

Segue una serie di generazioni sull’albero di disseminazione, ma 
in estate molte adulte emigrano anche su altre piante. Ebbene, in 
questi primi tempi è così grande il numero di Diaspis da inqui- 
nare, che, nonostante la fecondità della Prospaltella, la percentuale 
di cocciniglie inquinate sarà ben piccola in settembre e tale da 
mostrare appena qualche individuo inquinato fra centinaia di sani. 

Per questo primo anno dunque è già molto constatare l’attec- 
chimento, ma d’altronde questa sola constatazione è necessaria e 
sufficiente. 

Tale proporzione dura fino all’ aprile dell’anno seguente, nel 
qual tempo avviene la prima schiusa dell’annata e per conse- 
guenza, un grande salto nella percentuale. 

In maggio venturo (1911), dove l’attecchimento è avvenuto 
(e speriamo sia generale), si rileverà un tale numero di Diaspis 
parassitizzate dalla Prospaltella, colle caratteristiche le quali in- 
dicherò, da mostrare che 1 imenottero endofago ha già raggiunto 
circa il 10 °/, delle Diaspis viventi. 

A luglio successivo poi (1911), il numero delle Prospaltelle sarà 
siffattamente cresciuto che la percentuale di Diaspis inquinate sa- 
lirà ad oltre il 60 °/, sulla pianta su cui V imenottero ausiliario è 
stato primamente diffuso e si troverà pure in misura varia anche 
sulle vicine, specialmente se a contatto col fogliame. Inoltre, sulla 
pianta indicata si troveranno raganti adulti di Prospaltella in tal 
numero che sarà facile vederne moltissimi battendo i rami del 


PRI ASA PI RENT METE Sogn NEL IT LR 


338 ANTONIO BERLESE 


gelso sopra un foglio di carta bianca, sul quale le minutissime ve- 
spettine verranno a cadere e si vedranno correre non troppo ra- 
pidamente. 

In questo tempo avverrà la grande diffusione anche a distanza 
dell’ imenotterino e ne potrà scapitare alquanto il progresso di 
distruzione della Diaspîs sul gelso primamente inquinato; potrà 
sembrare anzi che quivi la Diaspis riprenda il sopravvento; ma 
è una oscillazione del momento, che dura solo fino alla primavera— 
estate dell’anno successivo (1912), quando, colle nuove schiuse di 
Prospaltella, la Diaspis è costretta a cedere e non avendo più in 
suo vantaggio la dispersione della Prospaltella, perchè compensata 
da immigrazione proveniente da piante circostanti ormai egual- 
mente invase dall’imenottero utile, essa cocciniglia in breve tempo 
si riduce a proporzioni del tutto trascurabili praticamente. 

Così deve procedere quella che i più chiamano sperienza e non 
si può attendersene cosa diversa. 


Endofago e vittima. 


La Prospaltella berlesei è una piccolissima vespettina, di cui la 
grandezza ed il colore sono benissimo indicati nella annessa ta- 
vola XXII, dove la si vede ad ali aperte (fig. 12) e chiuse (fig. 13). 

Appartiene al gruppo degli endofagi (mangiatori all’interno) cioè 
insetti che allo stato di larva vivono entro altri insetti (che si 
dicono vittime ed ospiti) e ne divorano gli organi interni, non ne 
lasciano che la pelle, dalla quale fuoriescono o nella quale, bene 
riparati, si nascondono. 

Le femmine adulte di tali endofagi sanno trovare le loro vit- 
time con incredibile sagacia e le rintracciano anche se celate in 
ambienti reconditi, come entro il legno, sotterra, entro frutta, 
galle ecc. Trovata la vittima vi depongono sopra un uovo, oppure, 
come fanno appunto gli imenotteri a cui la Prospaltella appartiene, 
mercè un ovopositore o trivella di cui Vaddome loro al ventre è 
armato ed assai acuta, perforano la sostanza riparante la vittima 
(nel caso nostro lo scudo dorsale protettore della femmina), rag- 
giungono la vittima, ne bucano la pelle e depongono l’uovo negli 
organi interni della vittima. 


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LA « DIASPIS PENTAGONA » TARG. ECC. 359 


Così fa la Prospaltella rispetto alla Diaspis pentagona. Appena 
la vespettina adulta è schiusa, dopo alquanta « toilette » special- 
mente alle antenne ed alle ali, si mette alla ricerca della vittima, 
esplorando minutamente l’ambiente ed incontrato uno scudo pro- 
teggente una Diaspis, essa vi sale sopra e lo esplora diligente- 
mente colle antenne, finchè si decide a deporre l'uovo traverso lo 
scudo proteggente la cocciniglia (fig. intercalata 10). Tale opera- 
zione dura circa quattro minuti, dopo di che la Prospaltella si 
mette in cammino a ricercare altra vittima. 


Fig. 10. — Prospaltella che depone l’uovo nella Diaspîs traverso lo seudo (A), 
col suo ovopositore (0). Ingrandita. 

L'uovo è in forma di pera molto allungata, colla parte ristretta 
assai sottile. Dall’uovo nasce una larva senza piedi, bianca, molle, 
simile ai cacchioni delle api (1) e questa vive entro la cocciniglia 
ospite, divorandone gli organi fino a che matura e grande essa si 
vede piegata ad arco entro la pelle della cocciniglia (Tav. XXII, 
fig. 5), la quale pelle intanto è divenuta rossa, di un rosso mat- 
tone molto vivo, fragile, quasi vitrea. 

Così la Diaspis ha perduto il colore, la forma, l'aspetto comune 
insomma di quando è sana (fig. 3) per acquistarne uno caratteri- 


(1) Ho ragione di credere però che la -Prospaltella abbia una prima larva 
ciclopiforme, molto diversa da quella che ricorda i cacchioni delle api e che 
sarebbe la seconda larva. Infatti la prima, detta ciclopiforme si mostra cilin- 
drica, sottile, terminata in lunga ed esilissima coda e con testa distinta. Di 
tali larve ho veduto anche due individui in una stessa Diaspis, ma della se- 
conda larva, sempre ho trovato un solo individuo. 


340 ANTONIO BERLESE 


- 


stico (fig. 7, 8), che più non si dimentica una volta veduto e che è 
bene conoscere per constatare lattecchimento o meno del prezioso 
ausiliario. 

La larva della Prospaltella, sempre rimanendo entro la pelle della 
vittima ormai del tutto vuotata, si trasforma in ninfa (fig. 6), che 
mostra rudimentali gli organi definitivi. 

Quivi la ninfa, gettata la spoglia, diviene adulto e questo co- 
mincia a rodere la pelle della cocciniglia in cui è chiuso, per 
uscirne all’esterno. 

Siccome la ninfa della Prospaltella rimane supina entro la Dia- 
spis e cioè colla sua faccia ventrale a ridosso di quella dorsale 
della cocciniglia, così la erosione per la schiusa è fatta nella cute 
dorsale della vittima ed è un foro rotondo (fig. 7, 8) che interessa 
anche lo seudo, il quale pure rimane bucato e così la Prospaltella 
può uscire ad iniziare subito la sua opera di riproduzione. 

Questi scudi così bucati (fig. 10) sono la prova dell’ attecchi- 
mento e del lavoro dell’imenottero parassita, ma bisogna non con- 
fondere con altri scudi, che si possono trovare egualmente bucati 
al dorso con fori non dipendenti dalla Prospaltella, ma avvenuti 
per distacco delle spoglie larvale e ninfale dalla parte filata dello 
seudo. 

Tali fori sono più irregolari (fig. 11); sotto lo scudo si trova 
sempre una. femmina morta per altra ragione che per opera del- 
l endofago, e si riconosce subito perchè è nera e molto rag- 
grinzita (fig. 4). 

Invece, se il foro dipende realmente dalla Prospaltella, solle- 
vando lo scudo si vede la spoglia della Diaspis rossa del colore 
‘aratteristico, rigonfia, e con un foro di dove è uscito l’endofago 
(Ap. 8): 

Ciò dico perchè non basta riconoscere la presenza di scudi bu- 
cati per ammettere l’opera della Prospaltella, occorre sollevare gli 
scudi ed accertarsi veramente della presenza di una femmina vuo- 
tata ecc. coi caratteri anzidetti. 

La Prospaltella berlesei attacca la Diaspis in tutti gli stati della 
serie femminile, ninfa o femmina adulta ovifera. In questo ultimo 
caso non si ha la perfetta distensione della pelle della vittima 
come si vede a fig. 8. Invece, e si comprende bene pensando 


LA « DIASPIS PENTAGONA » TARG. ECC. 341 


allo spazio che esige 1 endofago entro la vittima, allorquando 
questa è una ninfa la distensione è massima, come si vede nella 
fig. 9 a tav. XXII e nella annessa fig. 11 intercalata. 


Fig. 11. — Ninfa femmina di Diaspis con entro la ninfa di Prospaltella. Ingrandita. 


Storia della scoperta della Prospa/tella e sua diffusione in Italia. 


Fino dal 1902, venuto in pensiero che il continuo progresso della 
Diaspis pentagona nel nostro paese dipendesse dal non aver qui la 
cocciniglia le stesse cause nemiche le quali ha nella sua patria di 
origine, mi sono procurato molto materiale da tutte le parti d’Ita- 
lia dove linsetto esisteva ed ho rilevato, che infatti, meno il Chi- 
locorus bipustulatus e le forme affini, null’altro nemico speciale si 
trovava da noi ai danni della infesta cocciniglia. 

Considerando che tutte le forme nostrali di Diaspiti sono tenute 
in freno da endofagi (che ne distruggono almeno il 90 °/,), mentre 
nessuno di questi nostrali io trovavo mai in alcun luogo inqui- 
nante la /D.pentagona, dovevo concludere che, a parte gli alti ed 
i bassi negli incrementi annui della cocciniglia, dipendenti da cause 
meteoriche, doveva trovarsi in qualche parte del mondo un ne- 
mico speciale della Diaspis pentagona, il quale dovrebbe infrenarla 
qui come nella sua patria di origine. 

I concetti generali in proposito io avevo bene in mente e più 
volte li avevo anche esposti al pubblico ; ecco dunque un caso 
dove essi dovevano mostrarsi veri. 

È noto ormai come io abbia avuti i primi individui di Prospal- 
tella berlesei viventi, dagli Stati Uniti, nel 21 maggio 1906, che 
furono disseminati a Milano e come nel 1908 ne ebbi anche dal 


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ORO MA, I 


342 ANTONIO BERLESE 


Giappone e si disseminarono a Genova, a Casale Monferrato ed a 
Milano (Vanzago) nonchè a.Caserta ed a Pisa. 


Diffusione della Prospa/tella. 


A Genova, la Prospaltella berlesei fu disposta in pochi esemplari 
(forse una trentina) su un gelso facente parte di un filare di un- 
dici grandi piante molto ramose e molto inquinate da Diaspis. 

Nel dicembre del decorso 1909 e nel gennaio del corrente 1910 
da questi gelsi la Diaspis era pressochè scomparsa, certo si tro- 
vava in misura agrariamente insignificante e tutte, quasi, le fem- 
mine erano parassitizzate dalla Prospaltella. 

Ne ritrassi circa 2000 pezzi di rami, i quali distribuii nell’alta 
Italia. Qui si ebbe veramente il danno della mancanza di Diaspis 
attorno ai detti gelsi, di guisa che la Prospaltella non potè dif- 
fondersi di più. 

Inoltre, una buona metà della ramaglia non si potè utilizzare 
essendo affatto monda da Diaspis. 

Coloro che hanno avuto i pezzetti di gelso da Genova possono 
testimoniare della scarsità della Diaspis e quelli erano i rami più 
infetti. 

Quanto a Vanzago, la progenie dei pochi individui di Prospal- 
tella disseminati nel 1908 su un gelso collocato in mezzo di una 
trentina d’altri, in terreni coltivati dal sig. Cav. Pasquale Vago, 
a cui i gelsiculturi debbon gratitudine per le cure date a questo 
allevamento di Prospaltelle, tale progenie, ripeto, era così searsa 
un anno dopo, sul gelso di allevamento, che il Dott. Ribaga do- 
vette impiegare tre ore di ricerche assidue per raccogliere pochi 
individui di Diaspis inquinati. Ciò fu nel marzo del 1909. 

Ma nel luglio, conforme ho pubblicato, la percentuale d’inqui- 
e già alcuni dei 


namento sul detto gelso saliva ad almeno 1 80 %/, 


gelsi vicini erano stati raggiunti dalla Prospaltella. 

Attualmente questo minutissimo insettueolo, colle proprie sue 
forze, non solo ha invaso tutti i gelsi di proprietà del sig. Vago 
per quanto distribuiti su una superficie di tre ettari, ma ha potuto 
oltrepassare il muro di cinta, superare una strada fra due altis- 


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LA « DIASPIS PENTAGONA >» TARG. ECC. 5949 


sime macchie di robinie e raggiungere i terreni a nord, inqui- 
nando abbondantemente le Diaspis di tre filari di gelsi, in tutto 
circa 30 piante per una superficie di 2000 mq. 

Inoltre dai gelsi del sig. Vago ho potuto ritrarre circa 600 
pezzi di ramo e non di più perchè essi erano parzialmente potati 
e per la massima parte con poca Diaspis. 

Ritengo di essere molto modesto calcolando l’aumento della 
Prospaltella, dall’aprile del 1908 all’aprile di questo anno, come 
da 1 a 5000, il che importerebbe un aumento da 1 a 70 da un 
anno all’altro. 

In pratica adunque non sono le centinaia di migliaia che il cal- 
colo vorrebbe e che abbiamo indicato come progenie da un solo 
individuo, ma certamente di gran lunga meno, come si vede. 

Certo però che questa cifra di ineremento, come da 1 a 70, da 
un anno all’altro, non è raggiunta nemmeno a gran pezza dalla 
Diaspis ed è tale che permette di annientare la terribile cocciniglia 
nei quattro anni che io ho calcolato sufficienti ad invadere tutti 
i gelsi diaspizzati del nostro paese ed a togliere via la Diaspis. 

Occorre soltanto aiutare il piccolo insetto nella sua opera dif- 
fusiva col risparmiargli le grandi distanze ed ecco il perchè dei 
numerosi invii fatti da questa R. Stazione di materiale prospal- 
tizzato nei principali centri di Diaspîs. 

Per ora, col materiale dei vivai di Genova e di Vanzago sono 
stati stabiliti i seguenti centri, nel numero che indico e sì sono 
fatti a mezzo delle Cattedre ambulanti locali, che con slancio mi- 
‘abile si sono prestate all’ opera di diffusione, e di altri enti agrari 
come Consorzi, Comizi, Scuole, Società nonchè Municipi, ecc. 

Liguria 57. (Albenga 2, Cairo Montenotte 20, Savona 35). 

Piemonte 600. (Acqui 5, Alba 25, Alessandria 117, Asti 61, 
Borgo San Martino 20, Casale 50, Cuneo 895, Mondovì 10, Mor- 
tara 20, Novara 80, Novi Ligure 12, Savigliano 50, Torino 45, Tor- 
tona 20). 

Lombardia 809. (Bergamo 100, Brescia 65, Casalmaggiore 25, 
Castiglione delle Stiviere 50, Como 50, Crema 60, Cremona 50, 
Desenzano 10, Gallarate 40, Lecco 20, Lodi 50, Mantova 20, 
Morbegno 20, Milano 12, Monza 46, Oggiono 56, Pavia 50, Salò 50, 
Voghera 35). 


22 


344 ANTONIO BERLESE 


Veneto 790. (Bassano 29, Cividale 50, Este 15, Latisana 50, Le- 
gnago 45, Lonigo 41, Padova 20, Pordenone 60, Portogruaro 20, 
Pozzuolo Friuli 15, Rovigo 5, San Daniele Friuli 20, San Gio- 
ranni Mangano 50, San Vito Tagliamento 35, Spilimbergo 45, 
Thiene 4, Treviso 66, Udine 87, Venezia 20, Verona 68, Vi- 
cenza 45). 

Emilia 55. (Parma 5, Piacenza 50). 

Marche 60. (Ascoli Piceno 20, Fermo 40). 

Umbria 40. (Spoleto 40). 

Inoltre si sono mandati circa un centinaio di pezzi ad altret- 
tanti privati nelle più varie località e fuori d’Italia a Locarno, 
a Riva ed altrove, come pure, dopo ripetute domande, nell’ Uraguay 
e nella Repubblica Argentina. 

A quest’ ultimi invii se sì aggiungono quelli fatti nella prima- 
vera e nell’estate del 1909 circa una quarantina d’altri centri, 
per molti dei quali si riconobbe Pattecchimento nel decorso autunno, 
si potrà giudicare che ormai la Prospaltella è largamente diffusa 
nel nostro paese. 

Dai vivai che ho stabiliti di piante, certo nel venturo anno po- 
trei avere non meno di diecimila pezzi da distribuire, ma ritengo 
che per quell’epoca vi saranno disseminati ormai tanti focolai 
dovunque distribuiti che i gelsicultori potranno, a mezzo degli 
enti agrari locali o direttamente aiutarsi da sè aiutando essi la 
diffusione del prezioso imenottero. 


Firenze, Marzo 1910. 


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LA « DIASPIS PENTAGONA >» TARG. ECC. 545 


SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA XXII 


Fig. 1. — Rametto di gelso con Diaspis pentagona : a, b, d sono femmine in 
diverse condizioni, che si vedono essendo loro stato tolto lo 
seudo protettore dorsale : a) femmina parassitizzata da Prospal- 
tella berlesei; b) sana ; d) morta naturalmente ; c) scudo protet- 
tore bucato dalla Prospaltella. Grandezza naturale. 

» 2. — Porzione di rametto di gelso con Diaspis veduti alla lente, È tolto 
lo sendo dorsale proteggente le femmine indicate coi num. 1, 
2,3, 4, 5: 1 femmina sana (come a di fig. precedente); 2 fem- 
mina morta per caduta delle spoglie larvali dello scudo protet- 
tore (come d della figura precedente); 3 femmina parassitizzata 
dalla Prospaltella (come a della fig. precedente); 4 femmina da 
cu è uscita la Prospaltella. Si vede bucato corrispondentemente 
anche lo scudo; 5 ninfa parassitizzata; 6 Diaspis sana col suo 
scudo protettore; 7 scudo da cui sono cadute le spoglie larvali 
(sotto lo scudo si trova una femmina come a num. 2); 8 scudo 
bucato dalla Prospaltella; 9 scudi maschili ; 10 larva neonata ; 
11 Prospaltella che depone l'uovo ; 12 altra in cerca di vittima. 
Debole ingrandimento. 


» 3. — Femmina di Diaspis pentagona sana, dal dorso. (Corrisponde al n. 1 
della fig. 2). 
» 4. — Femmina di Diaspis pentagona morta naturalmente o per caduta 


delle spoglie larvali dallo scudo, disseccata. (Corrisponde al n. 2 
della fig. 2). 
» 5. — Femmina di Diaspis contenente la larva matura di Prospaltella. 


» 6. — Femmina di Diaspis contenente la ninfa matura di Prospaltella. 

» 7. — Femmina di Diaspis non ovigera da cui è sortita la Prospaltella. 
» 8. — Femmina di Diaspis ovigera e perciò poco distesa da cui è sortita 
la Prospaltella. (Corrisponde al n. 4 della fig. 2). 

» 9. — Ninfa femminile di Diaspis da cui è sortita la Prospaltella. 
N. B. Le figure 3 a 8 e 12, 13 sono egualmente ingrandite, più 

TONI 

» 10. — Scudo dorsale di femmina di Diaspis perforato dalla Prospaltella. 
(Corrisponde al n. 8 nella fig. 2). 

» 11. — Scudo dorsale di femmina di Diaspis dal quale sono cadute le spo- 
glie larvali. (Corrisponde al n. 7 della fig. 2). 

» 12. — Prospaltella berlesei (femm.) ad ali aperte dal dorso. A grandezza 
naturale entro il cerchietto. 

» 13. — La stessa ad ali chiuse dal dorso. 


Gli estratti di questa Memoria furono pubblicati il 20 Giugno 1910. 


ANTONIO BERLESE 


(VIA ROMANA, 19 — FIRENZE) 


BREVI DBDITAGIHIOSI 


DI 


GENERI E SPECIE NUOVI DI ACARI 


Alla Lista pubblicata recentemente nel « Redia » in cui sono de- 
scritte 114 specie nuove di Acari, faccio seguire la presente nota, 
che comprende 150 diagnosi di specie nuove e varietà di Acari, 
i quali ho studiato in questi ultimi mesi. 

Mi riserbo di darne più ampia descrizione, accompagnata dalle 
relative figure, in « Manipoli », che pubblicherò ordinatamente al 
seguito di quelli che già hanno veduto la Iuce. 


PROSTIGMATA. 


Lasiotydaeus (Melanotydaeus) venustulus n. sp. Saturate oli- 
vaceo-niger, pedibus pallidioribus. Pentagonus, facies L. ra- 
phignathoidis, sed latior nec non pilis corporis curtioribus, vix 
posterioribus quatuor conspicuis. Bene humeratus. Dorsum gib- 
beribus mediis tribus, rectangulis, in abdomine utrinque late- 
ralibus rotundis quatuor. Derma reticulatum, polygonis bene 
delineatis signatum, polygonis iisdem lineis chitineis (tran- 
sverse scalae instar impressis) circumscriptis. Palpi curtuli, 


Di RSI n REI ARNO EI ARI III RIPETE PCEA AO SI IE TOT PIENE 
o JI Ata ba Ce A n 


BREVI DIAGNOSI DI GENERI E SPECIE NUOVI DI ACARI 547 


articulo postremo minimo, subrotundo. Rostrum perbreve. 
Ad 280 p.. long.; 200 p.. lat. 

Habitat. Plurima exempla collegi in muscis agri Panor- 
mitani. 


Bdella exilicornis n. sp. Rubra, magna, corporis fabrica rostri- 
que longitudine sat B. longicorni similis, sed palpis valde 
longioribus et exilioribus, nec non statura maiore. Palporum 
articulus secundus 850 p.. long. ; tertius 150 p..; quartus 220 P.; 
quintus 750 p. long.; 40 p.. lat. caeteris vix exilior, eylin- 
dricus, setis internis 5 aequedissitis, longis, apicalibus dua- 
bus aliquanto longioribus, externis 4, ex quibus tres eadem 
longitudine quam internae. Ad 2600 pp. long. (excepto ro- 
stro); 1300 1. lat. 

Habitat « Capetown ». Coll. CI. Simon. 


Tetranychopsis paupera n. sp. Miniacea. Facies Tetranychi lati, 
sed minus lata, ovalis. Pedes longi et graciles ut in supra- 
dieto Tetranycho. Corniculi stigmatici manifestiores, ut in 
T. horrida. Pili corporis perbreves, vix longiores quam in 
T. lato, crassiusculi. Ad 600 p.. long.; 430 p. lat. 

Habitat in nemore « Cansiglio ». Non dignosco plantam 
hospitem quia exempla plura quae possideo autumno sunt col- 
lecta, sub lignis hudis hibernantia. 


Raphignathus hericius n. sp. Ruber. Facies . siculî sed pilis 
corporis multo longioribus. Seuta dorsui multa ut in A. siculo 
et pariter reticulata. Scutum medium abdominis maius, fere 
aeque longum ac latum. Pili omnes dorsi in hoc genere semper 
praesentes, omnes longissimi (corporis latitudinem aequantes), 
exiles, retrorsus incurvi, subnudi, apice attenuati. Ad 400 p. 
long.; 250 p. lat. 

Habitat in muscis, « Lake City, Florida ». 


Gekobia neumanni n. sp. Foem. nigra (an semper ?); mares 


cinnabarini. Valde (duplo) latior quam longior, rhombica, an- 
gulis posterolateralibus rectis, in margine postico setuli raris 


vi 


ORIENTE, 


548 ANTONIO BERLESE 


longis ciliata (in mari clavatis), foramine genitali labiis po- 
sterius prominulis, pilosis (in mare pilis aliquot longis, cla- 
vatis). Foem. ad 800 p.. long.; 1600 mill. lat.; mas ad 450 p.. 
long.; 900 p.. lat. 

Habitat super Agama colonorum, « Senegal ». Dedit mihi be- 
nignissime CI. Neuman, acarorum studiosus pereximius, cui 
reverentissime speciem miram dicatam volui. 


Smaridia heteropoda n. sp. Miniacea? Pedes antici perexiles, 
cylindrici, corpore multo longiores; secundi et tertiis paris 
vadem exilitate. Quarti paris autem pererassi, caeteris saltem 
quadruplo crassiores, tibia tarsoque tamen vix caeteris cras- 
sioribus Papillae corporis pedumque fere ut in S. ampulligera, 
sed longiores. Ad 1350 p. long.; 620 p.. lat. 

Habitat « Capetown ». Coll. CI. Simon. 


Achorolophus villosus n. sp. Miniatus, elongatus, post humeros 
coarctatus, densissime pilis curtis, basi ramusculis duobus vel 
tribus, verticillatis, longis, rectis, (caetero pilo nudo) vestitus. 
Pedes longi, tarso antico e latere viso fere triplo longo ac 
lato (400 p.. long; 150 p.. lat.). Ad 2000 p.. long.; 1050 p.. lat. 

Habitat « Corfù ». Coll. Clar. Thor. 


Achorolophus nasutus n. sp. Miniaceus; valde elongatus, figura 
Sphaerolophi cardinalis Europae. Vertex anterius desinens in 
conum magnum (nasum), peracutum, supra rostrum productum, 
longe villosum. Pili corporis mediocres, cylindrici, robusti, vix 
asperato—barbati, sat densi. Pedes perlongi et graciles. Ad 
2000 p.. long.; 1000 p. lat. 

Habitat « Buenos Aires ». 


Achorolophus complanatus n. sp. Miniaceus ; sat late ovato—pen- 
tagonus, ad humeros latior, non post humeros coarctatus ; in 
dorso complanatus, lineisque transversis aliquot impressus. 
Palpi crassiusculi, sub apicem robustiores, subelavati. Pili 
corporis nudi, simplices, acuti, incurvi, curtuli, haud densi. 
Appendicula palporum minima, haud unguem superans, hemi- 


È, 
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i tt te PA n O tr ra 


BREVI DIAGNOSI DI GENERI E SPECIE NUOVI DI ACARI 949 


sphaerica. Pedes mediocres, graciles. Tarsi antici e latere visi 
duplo longiores quam lati (200 p.. long.; 100 p.. lat.). Ad 1750 p.. 
long. ; 1150 p.. lat. 

Habitat in Germania. Coll. Clar. Strand. 


Achorolophus araneoides n. sp. Cinnabarinus, Erytraeo prima 
facie similis propter corpus parvum pedesque elongatissimos, 
sed multo minor. Corpus rectangulum, breve, pilis mediocribus, 
subnudis, rigidis dense indutum. Pedes longiores et robusti; 
tarso antico ut in A. miniato. Adest utrinque tuberculus quidam 
humeralis, postocularis, villosus. Palpi fere ut in A. complanato. 
Ad 850 p.. long.; 600 pp. lat.; Pes anticus 2200 p. long. 

Habitat in Sicilia, « Palermo ». 


Gen. Sphaerolophus n. gen. Corpus plus minusve elongate re- 
ctangulum, ad dorsum planiusculum. Pili corporis pedumque 
simplices, densi. Pedes longiores, eadem villositate ac corpus. 
Palporum appendicula magna, globosa, late pyriformis. Crista 
metopica ultra lineam oculorum producta. 

Species typica: C. globiger (Berl.). 


Sphaerolophus goliathus n. sp. Cinnabarinus, grandis, magis 
latus quam S. globiger. Tarsi antici subovales, circiter tri- 
plo longi quam lati. Appendicula palporum bene pyriformis, 
latior quam longa, unguem valde superans. Pili corporis densi, 
rariae magnitudinis; maiores ultra 200 p.. long.; minores 50 |L. 
long.; omnes setuliformes, incurvi, haud rigidi. Ad 3500 p. 
long.; 2000 p.. lat. 

Habitat in Australia, « Sidney ». Coll. CI. Froggatt, nec 
non ad Caput bonae spei (Coll. CI. Simon !) 


Sphaerolophus politrichus n. sp. Cinnabarinus, pergrandis, pe- 
dibus anticis vix posticis erassioribus. Palpi appendicula late 
pyriformi. Pili corporis varie fabricati, sive: plures maiores, 
sat robuste spiniformes, rigidi, ad 170 p.. long.; alii mediocres, 
spiniformes, eadem figura, ad 70 p.. long.; nonnulli piliformes, 


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350 ANTONIO BERLESE 


exiles ad 40 p.. long. Species magna, ultra 3000 p.. long. (3300 p.. 
long.; 2000 p.. lat.). 
Habitat « Caraca » (Austroamerica). Coll. Clar. Simon. 


Sphaerolophus spinosus n. sp. Cinnabarinus, maximus, sat cur- 
tus. Pedes antici caeteris vix crassiores. Palpi appendicula 
consuetae figurae. Pili corporis difformes. Adsunt spinae maio- 
res, validiores, rectae, 100 p.. long., sat rarae, pilique minimi, 
exiliores, sat densi, non ultra 40 p.. long. Usque ad 4200 p. 
long.; 2400 p.. lat. 

Habitat « Sierra Leona ». Coll. Clar. Simon. 


Sphaerolophus subnudus n. sp. Cinnabarinus, consuetae figurae. 
Palporum appendicula haud pyriformis, basi vix strietior quam 
sub apicem, ovata. Pili corporis rari, conformes, minutissimi 
(30 p.. long.). Hoc. charactere praecipue differt a S. glorioso. 
Ad 3500 p.. long.; 2500 p.. lat. 

Habitat « Matusinos » in America australe. Coll. Clar. 
Simon. 


Sphaerolophus subnudus Berl. var. nudus n. var. Differt a ty- 
pico, cuius statura similis, propter tarsos anticos anterius acu- 
tos; palporum appendicula stricta, lagenaeformi ; pilis corpo- 
ris subnullis quod rarissimi sint (intersese saltem 70 p. di. 
sereti) et minimi (10 p.. long.). 

Habitat « S.'* Crux, Chile ». 


Subgen. Cavannea n. subg. Ex gen. Sphaerolophus, a quo differt 
praecipue appendicula palporam longe pyriformi, erista meto- 
pica magis retrorsus producta. Species typica S. Cl. cavan- 
nae (Berl.). 


Sphaerolophus (Cavannea) cavannae Berl. var. corceyraeus 
n. var. Typico magis elongatus; pilis omnibus trunci confor- 
mibus, crassiusculis, serrulatis. Ad 1700 p.. long.; 1100 p.. lat. 

Habitat « Corfù ». 


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BREVI DIAGNOSI DI GENERI E SPECIE NUOVI DI ACARI o pili 


Sphaerolophus (Cavannea) mollicomus n. sp. Cinnabarinus, cor- 
pore crassiore, pedibus palpisque debilioribus quam in S. €. ca- 
vannae. Pili corporis autem multo diversi, quod longi sint 
(duarum longitudinis, simul commixti), onnes exiles, molles, 
nudi. Pili maiores ultra 100 p.. long.. Ad 2900 p. long.; 
1850 p.. lat. 

Habitat « Cerchio, Aquila ». 


Gen. Platylophus n. gen. Corpus longe rectangulum (e. g. ut 
in Trombella otiorum), depressum, ad dorsum complanato—ex- 
‘avatum, capitethorace haud ab abdomine distineto. Pedes 
(praecipue primi paris) segmentis curtis. Palpi appendicula 
longe ovali, unguem superante, apice piligera. Crista metopica 
usque ultra scapulas retrorsus producta, linearis, in medio 
areola tactiligera ornata. Oculi utrinque duo ad latera cri- 
stae. Papillae corporis pedumque crassae, ovales, ciliatulae. 

Species typica: P. argasoides n. sp. 


Platylophus argasoides n. sp. Color? (Exemplum quod video 
olivaceum est, nigro varium). Tarsi antici rectangulo-ovales, 
apice truncati, vix duplo longiores quam lati. Margines. cor- 
poris undulato-coarctati. Dorsum excavatum, varie impressum. 

’apillae  corporis, pedum palporumque breves, triangulares, 
sive caule medio sat exili, utrinque barbulis densis, exilibus, 
longitudine apicem papillae versus decrescentibus, papilla 
eadem apice acuta, super derma inflexa. Ad 2900 p. long.; 
1700 p.. lat. 

Habitat « Mechieria » (Africa bor.). Coll. CI. Simon. 


Gen. Erythrombium n. gen. Trombidiis affine, quod Trombi- 
diorum facies adsit, pedibus Erythraeorum, mandibulis styli- 
formibus ex haustello exertilibus, sed brevibus, basi ineras- 
satis et coalitis. Crista metopica nulla; areolae tactiles duae, 
secundum lineam longitudinalem dispositae. Rostrum et pedes 
ut in Achorolophus. 

Species typica: E. eusisyrum n. Sp. 


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992 ANTONIO BERLESE 


Erythrombium eusisyrum n. sp. Miniaceum, plus minusve nigro- 
punctatum, cylindrieum, tamen bene humeratum, post hume- 
ros sat constrictum, facie Trombidii valde hirsuti. Pili cor- 
poris et pedum plumulam dense barbatam simulantes, super 
corpus pedesque densissimi, longiusculi. Oculos non video. 
Crista metopica sceutulis duobus parvis, rotundis, bipiligeris, 
intersese in linea corporis media proximatis sistens. Palpi 
ungue parvo, runciforme, tentaculo eylindrico, brevi, vix un- 
guem superante. Tarsi antici (et caeteri) sat breviter trigono- 
pyriformes. Ad 750 p. long.; 400 p. lat. 

Habitat. Plura collegi exempla in muscis agri Panormitani. 


Abrolophus nemorum var. eupodes Berl. Differt a typico sta- 
tura trunci minore et magis elongatiore; corporis papillis 
curtissimis, vix duplo longioribus quam latis (15-20 p.. long.), 
densis. Tarsi antici perlongi, e latere visi 650 p.. long.; 100 
v.. lat., plus quam sextuplo longiores quam lati. Ad 1750 
v.. long.; 1050 p.. lat. 

Habitat in Etruriae (« Rosignano ») nemoribus. 


Abrolophus gracilipes n. sp. Consueti coloris. Facies A. trima- 
culati, sed vix elongatior et concolor, minusque humeratus. 
Pedes omnes valde graciles, tarsis anticis parvis (e latere visi 
270 p.. long.; 90 p.. lat.). Papillae elongatae ut in A. trimacu- 
lato. Ad 1700 p.. long. ; 900 p. lat. 7 

Habitat « Valparaiso ». 


Abrolophus hirtipes n. sp. Facies A. trimaculati, sed concolor 
pilisque aliquanto longioribus (50-60) et barbulis exilibus, 
densis ornatis. Pedes, praecipue postici, robusti, omnes setulis, 
more solito, procumbentibus vestiti, sed etiam setis perlongis 
(usque ad 180 pp.) perpendiculariter erectis, passim dissitis 
hirti. Tarsi antici elongati (e latere visi 250 p.. long.; 80 p. 
lat.). Ad 1000 p.. long., 620 p.. lat. (immaturus). 

Habitat « Depok, Giava ». 


Abrolophus longipilis n. sp. Affinis speciei A. vertex, sed latior 
pilisque corporis longioribus. Corpus latius post humeros, qua 


E BREVI DIAGNOSI DI GENERI E SPECIE NUOVI DI ACARI 399 


re non bene humeratum, curte ovale, ad dorsum subeompla- 
natum, totum pilis longis fuscescentibus vel nigricantibus, 
apice truncatis, asperato-serrulatis, rectis (ad 100-150 p.. long.) 
indutum. Pedes graciles et curtuli, tarso antico obeordato (e la- 
tere viso) breve, sive 240 p.. long: ; 100 p. lat. Ad 2200 
bp. long.; 1600 p. lat. 

Habitat in Germania (« Kissingen ») et in Italia (« Val- 
lombrosa »). 


Gen. Eothrombium n. gen. Abdomen cylindricum, vel ad quar- 
tos pedes latior quam ad humeros. Rostrum perparvum, sub- 
retractile. Palpi biungues, appendicula minima, pectinibus 
nullis. Pedes antici gradatim apicem versus incrassati. Pili 
corporis breves, spiniformes, haud densi, nudi; pedum mino- 
res. Crista metopica linearis, ad sensillos non interrupta. 
Area sensilligera abest; pilus sensorialis utrinque adest ad 
latera cristae, circiter eius ad dimidium. Oculi omnino sexiles. 

Species typica: Z. echinatum n. sp. 


Eothrombium echinatum n. sp. Miniaceum. Palporum, appen- 
dicula conica, parva, ungues non superans. Tarsi antici longe 
et bene ovales, saltem triplo longi quam lati, articulo prae- 
cedente vix cerassiores. Truncus spinis longiusculis, nudis 
(60 p.. long.) sat dense vestitus. Ad 2000 p.. long.; 1000 p. 
lat. (foem. ovigera). 

Habitat « Bevagna (Umbria) ». 


Eothrombium leptotarsum n. sp. Miniaceum, abdomine fusce- 
scente. Elongatius quam £. echinatum pedibusque longioribus. 
Tarsi antici cylindrici, vix caeteris segmentis crassiores, fere 
quintuplo longiores quam lati. Ad 1300 p.. long.; 600 p. lat. 

Habitat « Bevagna (Umbria) ». 


Eothrombium siculum n. sp. Miniaceum, parvulum, pedibus sat 
curtis. Pedes antici sensim apicem versus incrassati; tarsi 
antici ovales, breves, triplo longiores quam lati, basi latiores 


354 ANTONIO BERLESE 


quam sub apicem. Pili corporis rari et longiusculi. Exempla 
duo possideo haud matura. Ad 1150 p.. long.; 600 p.. lat. 
Habitat « Palermo ». 


Subgen. Rhynothrombium n. subgen. Ex gen. Eothrombium. 
Characteres generis ZEothr. sed cephalothorax anterius in 
nasum conicum, sat longum desinens. 

Species typica £. KR. nemoricolum Berl. (Tromb. nemor. 
Berl.). 


Eothrombium (Rhynothrombium) longipalpe Berl. var. sep- 
tentrionale n. var. Differt a typico statura aliquanto maiore 
nec non tarsis valde elongatioribus, quod sint elongate ovales, 
circiter quadruplo longiores quam lati. Ad 1500 p.. long. ; 
1000 p.. lat. 

Habitat « Fiery, Val d’Aosta » (Dodero !). 


Gen. Tanaupodus Haller 1882. Characteres gen. ZHothrombium, 
sed derma trunci totum verruculis parvis aeque et dense 
asperatum ; pedum palporumque areolatum vel reticulatum. 
Pili trunci ut in gen. ZFothrombium. 

Species typica 7. steudeli Hall. 
Obs. Haller in figura sui 7. steudeli sensilla omittit (minus 
bene) ad latera cristae metopicae. 


Tanaupodus passimpilosus n. sp. Miniaceus. Differt a 7. steu- 
deli praecipue propter trunci villositatem, quod pili in abdo- 
mine non seriati sunt sed passim dissiti et sat densi. Pedum 
autem derma areolis polygonalibus bene definitis signatum 
(non areolis rotundis, irregularibus ut in 7. steudeli). Ad 1000 
p.. long.; 550 p. lat. 

Habitat in muscis, « Bevagna (Umbria) ». 


Gen. Podothrombium n. gen. Abdomen humeratus. Pili trunci 
simplices, spiniformes, nudi. Crista metopica linearis, lata. 
minus bene conspicua, inter oculos (vix ante oculos) aream 
magnam bisensilligeram amplexans. Oculi curtulo pedunculo 


BREVI DIAGNOSI DI GENERI E SPECIE NUOVI DI ACARI 355 


(tamen articulato) sustenti. Palpi ungue unico, sed spinis ali- 
quot (2-4) unguiformibus, seriatim in dorso articuli penultimi 
dispositis, armati. Pedes variae longitudinis, aliquando lon- 
gissimi. Vertex margine antico excavato. 

Species typica P. filipes Koch (Trombidium filipes K.). 


Podothrombium verecundum n. sp. Pedes parvi et graciles, 


Tarsi antici eadem longitudine et crassitie quam articulus 

praecedens, vix in medio crassiores, plus quam triplo longi 

quam lati. Palpi spinis unguem praecedentibus duabus, sat 

robustis, subungueformibus. Pili trunci valde rari, corpus qua- 

re subnudum adparet. Abdomen anterius sat productum, An- 

ticum partim abscondens. Ad 1300 p.. long.; 900 p.. lat. 
Habitat inter folia putria, « Columbia ». 


Podothrombium magnum n. sp. Rubrum, concolor, trunco valde 


grosso. Tarsi antici ovales, lati, fere triplo longi quam lati, 

vix tibia longiores. Pedes omnes sat parvuli. Palpi cerassiu- 

sculi, spinis dorsualibus unguem extremum praecedentibus 

quatuor, robustis, caetero penultimo artieulo pilis spiniformibus 

mediocribus dense ornato. Ad 3000 p.. long. ; 1800 p.. lat. 
Habitat in Norvegia. 


Podothrombium subnudum n. sp. Pedes robustiores quam in 


P. montano; tarsi antici fusiformes, plus quam quadruplo 
longi quam lati. Palpi magis robusti quam in P. montano 
pariterque spinis duabus in dorso articuli penultimi ante un- 
guem terminalem aucti, spinae iste tamen aliquanto robustio- 
res, quam in /. montano. Pili corporis valde rari ita ut ani- 
mal minus bene vestitum, subnudum adpareat. Ad 1350 p. 
long. ; 850 p.. lat. 
Habitat in Sicilia, « Messina ». 


Podothrombium montanum n. sp. Pedes parvi et graciles. Palpi 


exiles, articulo postremo spinis vix ungueformibus ad dorsum 
ante unguem terminalem dispositis, duabus, parvis exilibus, 
prima vix pilo communi robustior. Pedum anticorum tarsus 


356 ANTONIO BERLESE 


subovalis (in medio latior quam ad apicem), circiter triplo lon- 
gior quam latus, vix articulo praecedente crassior. Ad 1450 p. 
long. ; 850 p.. lat. 

Habitat in altioram montium muscis, « Cansiglio ; Tiarno ; 
Vallombrosa ». 


Podothrombium macerocarpum n. sp. Rubrum, concolor, corpore 
mediocre, pedibusque sat robustis. Tarsi antici bene clavati, 
sub apicem latiores, basi constrieti, fere quadruplo longiores 
quam lati; tibia perstriecta, eadem fere longitudine quam 
tarsi. Palpi sat elongati, articulo penultimo spinis sat robu- 
stis duabus unguem apicalem praecedentibus, cetero articulo 
setis spiniformibus passim dissitis obsito. Ad 2000 p.. long.; 
1150 p.. lat. 

Habitat. Plura exempla possideo ad « Bevagna, Umbria » 
collecta. 


Podothrombium macrocarpum Berl. var. meridionale n. var. 
Differt a typico praecipue tarso tibiaque anticis elongatiori- 
bus, longe ovatis, quadruplo longioribus quam latis, corpore 
densius villoso quam typicus. Ad 1700 p.. long.; 1000 p. lat. 

Habitat « Portici ». 


Podothrombium macrocarpum Berl., var. teutonicum n. var. 
Diftert a typico propter palporum fabricam. Palpi enim sunt 
omnino ut in P. magno. Ad 2200 p.. long.; 1200 p. lat. 

Habitat in Germania (« Pederloc »). Coll. Clar. Strand. 


Podothrombium macrocarpum Berl. var. septentrionale n. var. 
Differt a typico pedibus longioribus. Tarsi antici perfecte cy- 
lindrici, eadem longitudine et erassitie quam tibia, fere quin- 
tuplo longiores quam lati. Ad 1600 p. long.; 1000 p. lat. 

Habitat in nemore « Montello ». 


Podothrombium strandi n. sp. Fuscum, concolor (in spiritu vini 
asservatum), corpulentum, pedibus parvis. Pedes antici tarso 
clavato, tibia multo breviore, amplius quam triplo longiore 


RIE 


PIERINO NI 


BREVI DIAGNOSI DI GENERI E SPECIE NUOVI DI ACARI 357 

quam lato. Palporum articulus penultimus spinis robustis, 

curtis tribus, unguem apicalem praecedentibus; inferne spinis 

ralidis quinque, aequedissitis, totum marginem inferum po- 

stremi articuli occupantibus. Ad 2600 p.. tong.; 1500 p.. lat. 
Habitat in Norvegia. 


Podothrombium peragile n. sp. (7ronbidium bicolor mas, Berlese, 
A. M. Scorp. it., fascicolo XVI, N. 2). Rubrum, vel roseo—viola- 
ceum, pedibus roseis longissimis. Tarsi antici eylindrici, perexi- 
les, tibia multo curtiores, sextuplo longiores quam lati (600 p.. 
long.; tibia 880 p.. long.). Ad 1500 p. long. ; 650 p.. lat. 

Habitat in agro Tarvisino (« Carpesica, Cansiglio »). 


Podothrombium bicolor (Herm.) var. cisalpinum n. var. Concolor, 
abdomine tamen nigro-marmorato. Differt a typico propter 
pedes robustiores. Tarsi antici tibia vix longiores et crassio- 
res, ovales, triplo longiores quam lati. Ad 1700 p.. long.; 
1100 p.. lat. (foem. ovigera). 

Habitat in « Val d’Aosta ». 


Gen. Diplothrombium n. gen. Abdomen subeylindrieus, tamen 
ad humeros latior quam ad quartos pedes. Crista metopica li- 
nearis, areolis sensilligeris duabus, quaque bisensilligera, Oculi 
sexiles. Pili corporis simplices, spiniformes. Cephalothorax 
anterius naso conico auctus. Palpi longiores, biungues, pecti- 
nibus destituti. 

Species typica: D. longipalpe Berl. (Tromb. longip. Berl.). 


Diplothrombium eximium n. Sp. Bicolor (sive abdomine fu- 
sco, caetero cinnabarino). Abdomen sat late rectangulus (in 
exemplo valde repleto sphaericus est), anterius recte trunca- 
tus, posterius rotundatus, pilis curtis, spiniformibus haud 
densis indutus. OCrista metopica sensillis mediis non area an 
nulari cireumdatis. Tarsi antici elongate ovales, plus quam 
triplo longiores quam lati, tibia longiores. Palpi elongati, 
ungue adcessorio basi inferne tuberculato. Ad 2000 p.. long.; 
1100 p. lat. 

P Habitat in Germania (« Pederloc »). Coll. Clar. Strand. 


+ MATTEO A A iii i na la DD. 


358 ANTONIO BERLESE 


Gen. Typhlothrombium n. gen. Crista metopica area sensoria 
bene definita (in media circiter cerista sculpta). Adest nasus. 
Palpi elongatiores, uniungues. Oculi nulli. Caetera ut in sub- 
gen. Rhynothrombium. Species typica 7. histricinum (Leon.). 


Subgen. Enemothrombium n. subgen. Ex gen. Microtrombi- 
dium. Papillae corporis plumosae vel clavatae vel pyriformes, 
vel sphaericae (si sexiles), floris cardui (clausi) more configu- 
‘atae, magnae, longitudinaliter striatae, leniter ciliatulae. (Inter 
istas in speciebus nonnullis aliae sunt papillae fabrica diver- 
sae, plerumque foliiformes, hyalinae, ciliatulae, minores). Cri- 
sta metopica rectilinea, simplex. Area tactiligera rhombica, in 
extrema postica crista insita; post aream eamdem, erista vel 
interrupta vel obsoleta. Palporam articulus penultimus sal- 
tem biunguis; interne, ad dorsum, seriebus setarum (pectina 
duo conficientia) duabus ornatus. Corpus humeratum, dorsum 
planiusculum. Color corporis laete cinnabarinus vel sangui- 
neus. Species typica: 7. E. sanguineum K. 

Adde species mihi visas: 7. rasum (Europa); 7. miniatum 
(Nuova Guinea, Giava); 7. perligerum (Austro-America); 
T. eutrichum n. sp. (Giava); 7. cruentatum n. sp. (Giava) ete. 


Microtrombidium (Enemothrombium) simulans n. sp. Cinna- 
barinum, sat robustum. Pili corporis densissimi, breviter fusi- 
formes (foliiformes), barbatuli, curtuli (25 p..). Tarsi antici 
clavato—-ovales, fere triplo longiores quam lati, in medio latio- 
res. Palpi spina valida et longa in latere externo articuli pe- 
nultimi ad tentaculi basim, anterius directa, ornati; duplici 
pectine in latere interno. 

Habitat in Norvegia (Strand !) 


Mierotrombidium (Enemothrombium) simulans Berl. var. tri- 
spinum n. var. Differt a typico praecipue spinis in latere 
externo articuli penultimi palporum, ad basim tentaculi, quae 
sunt tres numero (quarta posterior et piliformis, ciliatula) 
longae, rectae, antrorsus directae. Prima (anterior) caeteris 
maior. Ad 2100 p.. long.; 1700 p.. lat. 

Habitat « Hamburg ». Coll. CI. Strand. 


BREVI DIAGNOSI DI GENERI E SPECIE NUOVI DI ACARI 359 


Microtrombidium (Enemothrombium) quadrispinum n. sp. 
Palpi crassi, articulo postremo externe spinis longis, robustis 
ad basim tentaculi quatuor, antrorsus directis. Tarsi antici 
triplo longi quam lati, eylindrici. Papillae corporis longe co- 
nicae, acutae, ciliatulae, densiores (50 u.. long.). Ad 1750 p. 
long.; 1200 p.. lat. 

Habitat in Norvegia (Strand !). 


Microtrombidium (Enemothrombium) calicigerum n. sp. Ru 
berrimum, sat magnum. Papillae corporis statura intersese 
sat diversae, minores dimidiam staturam maiorum attingunt 
(25-50 p..), omnes caliciformes, ciliatulae. Tarsi antici vix 
tibiis crassiores, circiter triplo longiores quam lati, ovales. 
Palpi spinis sat robustis, longis tribus, denique pilis rigidis 
duobus in latere externo articuli penultimi ad appendiculae 
basim aucti. Ad 1850 p.. long. ; 1100 p. 

Habitat in Norvegia (Strand!). 


Microtrombidium (Enemothrombium) spectabile n. sp. Ruber- 
rimum, sat magnum. Papillae corporis diftormes; maiores 
longe clavatae, ciliatae, fere in medio septatae (150 p. long.); 
mediocres ovales ciliatae, septatae, ad 50 p.. long.; minimae 
autem subconicae, ciliatae, apice acutae, 10 p.. long. Tarsi an- 
tici eadem latitudine quam tibiae, cylindrici, elongatiores, sive 
circiter quadruplo longiores quam lati. Palpi erassi, spina ro- 
busta in latere externo articuli penultimi, ante appendiculae 
basim. Ad 2300 p.. long.; 1350 p. lat. 

Habitat « Giava, Buitenzorg ». Coll. CI. Jacobson. 


Mierotrombidium (Enemothrombium) argenteocinctum n. sp. 
Colore insigne. Cephalothorax, pedes rostrumque cinnabarina; 
truncus saturatissime sanguineus, dorso vitta transversa lata 
ad tertios pedes, aliaque longitudinali totum abdomen ante vit- 
tam transversam occupante candido-argenteis insigniter de- 
picto; venter concolor, sanguineus. Tarsi antici vix tibia cras- 
siores et longiores, minus quam triplo longiores quam lati, 
cylindrico-ovales. Papillae corporis sat parvae (40 p..), dense 


25 


360 ANTONIO BERLESE 


penicillato-barbatae, eadem fabrica in maculis sanguineis et; 
in albido-argenteis. Palpum non vidi quod unicum exemplum 
destruere nolui. Ad 2300 p.. long.; 1500 p.. lat. 

Habitat « Pangerango, Giava ». Coll. Clar. Jacobson. 


Microtrombidium (Enemothrombium) densipapillum n. sp. Co- 
lor? Tarsi antici longe ovales, fere quadruplo longi quam 
lati. Papillae trunci conformes, densiores, lenissime clavatae, 
barbatulae, apice angulo rotundato, obsolete septatae (in me- 
dio), arcuatim retrorsus incurvae, 50-60 p.. long. Palporum arti- 
culus penultimus externe ad basim tentaculi spinis validis et 
longis duabus armatus. Ad 2000 p.. long.; 1200 p.. lat. 

Habitat « Theodule » (Helvetia). Coll. Clar. Simon. 


Microtrombidium (Enemothrombium) densipapillum Berl. var. 
boreale n. var. Differt a typico tarsis anticis aliquanto elon- 
gatioribus, plus quam quadruplo longioribus quam latis, ey- 
lindricis, vix incurvis, palporum articulo penultimo externe 
omnino spinis destituto. Ad 2200 p. long.; 1400 p.. lat. 

Habitat « Hamburg » (Strand!). 


Microtrombidium (Enemothrombium) fusicomum n. sp. Laete 
cinnabarinum. Facies et statura M. pusilli, sed aliquanto ro- 
bustius et magis turgidum. Oculi sexiles, vix super gibberem 
elevati. Crista metopica robusta, vittiformis, recta, ad basim 
in aream trapezinam (pilos duos tactiles occludentem) desi- 
nens. Tarsi antici latiores et sat curtuli, vix longiores quam 
lati Palpi magni, unguibus binis (interior minor) terminati. 
Papillae dorsi et ventris minores, curte fusiformes, ciliatulae, 
densae, cinnabarinae. Ad 1300 p. long.; 800 p. lat. 

Habitat in « Prussia » (Kuhlgatz !). 


Microtrombidium (Enemothrombium) rasum n. sp. Cinnabarino- 
sanguineum. Facies M. E. sanguinei, sed magis turgidum. Papil- 
lae tam parum elevatae et appressae ut corpus nudum adpa- 
reat. Papillae insolitae figurae, quod in patella quadam poli. 
gona, pallida, margine irregulari sint insitae. Patellae istae 


BREVI DIAGNOSI DI GENERI E SPECIE NUOVI DI ACARI 361 


valde intersese appressae. Denique papilla quaeque in patella 
Sua est insita et floris cardui vel Dipsaci clausi praebet figu- 
‘am; subsferoidalis, villosula, cinnabarina. Crista metopica vit- 
tiformis, area poligonali pilifera in medio conspicua. Ocauli 
subsessiles. Tarsi antici ovales, basi et apice attenuati, cir- 
citer triplo longi quam lati. Palpi segmento penultimo biungue 
et interne bipectinato. Ad 2250 p.. long.; 1400 p.. lat. 
Habitat in « Prussia ». (Kuhlgatz!). 


Microtrombidium (Enemothrombium) cruentatum n. sp. San- 
guineum, bene humeratum. Papillae corporis difformes. Maiores 
densae, crasse pyriformes sunt, stricte peduneulatae, denique 
apice globosae, ciliatulae, sanguineae. Inter istas plures mi- 
nores adsunt, fusiformes (tamen basi crassiores, apice acutae) 
ciliatulae, hyalinae. Crista metopica crassa, areola longe ova- 
to-trapezina, postice mueronata, bitactiligera. Oculi sexiles. 
Tarsi antici longe ovales, circiter triplo longi quam lati. Pe- 
dum papillae densissimae, elavatae, haud peduneulatae. Ad 
2800 p.. long.; 1750 p. lat. 

Habitat « Buitenzorg, Giava ». Plurima exempla collegit 
CI. Jacobson. 


Microtrombidium (Enemothrombium) cruentatum Berl. var 
curtulum n. var. Differt a typico corpore aliquanto breviore, 
tarsis anticis aliquanto latioribus, ovatis, nec non spina unica 
ad basim appendiculae in articulo penultimo palporum. Sta- 
tura typici. 

Habitat « Samarang, Giava ». Coll. Clar. Jacobson. 


Microtrombidium (Enemothrombium) diversum n. sp. Facies 
M. E. miniati. Papillae corporis difformes; maiores clavatae, 
non septatae (ut in E. spectabile), apice papillula rotunda quasi 
capitulo supra clavam auctae, villosae. Oculi super tuberum 
altum insiti. Tarsi antici longe ovati. Palpi spinis validis 
tribus in latere externo articuli penultimi ad appendiculae 
basim. Ad 1350 p.. long.; 300 p.. lat. 

Habitat « Noumea ». Coll. Clar. Simon. 


le dg ARCO DI OA SAI (di. 


362 ANTONIO BERLESE 


Microtrombidium (Enemothrombium) confusum n. sp. Facies 
M. E. sanguinei, sed aliquanto latius pedibusque eurt;oribus. 
Papillae uniformes, sive sat elongate squamiformes, apice trun- 
satae, villosulae. Tarsi antici curte ovati. Oculi omnino se- 
xiles. Palpi graciles, parvuli, spinis in artieulo penultimo ad 
tentaculi basim nullis. Ad 1600 p.. long.; 900 p.. lat. 

Habitat « Cansiglio ». 


Microtrombidium (Enemothrombium) subrasum n. sp. Sangui- 
neum. Diftert a M. E. raso propter papillas corporis quae, quam- 
vis conformes, tamen duae sunt staturae, cum plures saltem 
duplo maiores sint caeteris; omnes ovatae, elongatiores quam 
in M. P. raso, villosae ; patella subpapillari minus bene defi- 
nita. Statura maior quam in 7. raso. Jam illustravi in A. M. 
Se. it. sub nomine 7romb. sanguinei forma adulta (fasc. XLII, 
N. 1); figg. 1, 3 aliaeque sunt hmuic speciei referendae ; fig. 4 
autem M. E. bifolioso C. et R. Can. 

Habitat « Vallombrosa ». 


Microtrombidium pusillum Herm. var. jabanicum n. var. Typico 
peraffine, setisque corporis fere conformibus. Diftert tamen 
tarsorum anticorum fabrica. Tarsi isti enim sunt ceordiformes, 
maxime lati ad basim, denique attennati. (In typico sunt 
latiores prope apicem, subovales). Ad 1200 p. long.; 780 
u. lat. 

Habitat « Buitenzorg, Giava », nec non in America me- 
ridionale. (Exempla sub nomine 7romb. pusillum a me deseripta 
in « Acari austro-americani »). 


Mierotrombidium pusillum Herm. var. columbianum n. var. 
Differt a typico pilis corporis aliquanto curtioribus (15-18 p.), 
tibia primi paris multo minore (fere duplo) tarsoque antico 
ad basim latissimo, margine infero retrorsus aliquanto pro- 
minulo et rotundato. Ad 700 p. long., 420 p. lat. 

Habitat in « Columbia ». 


Microtrombidium pusillum Herm. var. pingue n. var. Differt 
a tipico praecipue propter tarsos anticos longe ovales, amplius, 


e] 


MIE VET, 
PA Ù 


cia i 


BREVI DIAGNOSI DI GENERI E SPECIE NUOVI DI ACARI 363 


quam duplo longiores quam latos. Abdomen magnus, cepha- 
lothorax parvus. Caetera ut in typico. Ad 1100 v.. long., 800 
b.. lat. (foem. ovigera). 

Habitat in Norvegia (« Nordreisen »). 


Microtrombidium italicum n. sp. (7rombid. pusillum Berl. A. 


M. Se. it. fase. XVI, n. 1). Bene a M. pusillo diversum propter 
pilos corporis, statura dispares (sunt nonnulli 80 p.. long.; alii 
dimidio minores, commixti) nec non tarsis anticis cordiformibus, 
maiore latitudine in dimidia parte, tibiis anticis aliquanto 
curtioribus. Ad. 1700 p. long.; 1000 u. lat. 

Habitat in tota Italia. 


Microtrombidium norvegicum n. sp. Differt a M. pusillo prae- 


cipue tarsorum anticorum fabrica. Tarsi isti enim sunt plus 
quam triplo longiores quam lati, elongate ovato-cordati. Pal- 
porum, articulus postremus etiam externe spina unguiforme 
ralida ungui apicali propinqua gaudet. Pili corporis fere 
ut in M. pusillo, sed aliquanto maiores, rariores. Ad 1400 DL. 
long., 950 p.. lat. 

Habitat in Norvegia (Coll. elar. Strand!) — Exemplum 
vidi etiam collectum in America meridionale ad « S.ta Cruz ». 


Microtrombidium geographicum n. sp. Cinnabarinum, sat 


grande. Tarsi antici bene et sat late ovales, vix duplo lon- 
giores quam lati, tibia valde longiores et erassiores. Palporum 
articulus penultimus spina sat valida ad appendiculae basim 
in latere externo. Pili trunci difformes, sive maiores (90 U.) 
fere duplo longiores quam caeteri, clavati, barbatuli; minores 
conici, acutiores, ramusculis sat robustis ornati (50 b..). Dif- 
fert a M. vitalico praecipue tarsorum anticorum fabrica nec 
non pilis corporis clavatis ete. Ad 1650 p. long., 1000 p.. lat. 
Habitat in Norvegia. Coll. Cl. Strand. 


Eutrombidium canestrinii n. sp. (Ottonia trigona Canestrini Aca- 


rof. ital.; Trombid. trigonum Berlese, A. M. Sc. it., fasc. XXII 
N. 5). Differt a caeteris europaeis praecipue statura eximia 


è A lat 2 
[| 


364 ANTONIO BERLESE 


(5 mill. long.), nec non partis dorsi postici ovalis fabrica. Non 
cum £. trigono Herm. confundendum. Ad. 5 mill. long. 
Habitat in agro Tridentino. 


Eutrombidium frigidum n. sp. Cinnabarinum, consuetae  fi- 
gurae, quamvis trunco ad tertios pedes magis dilatato quam in 
E. trigono. Palporum articulo penultimo spinis robustioribus 
tribus in latere externo ad basim appendiculae. Tarsi antici 
ovales, fere triplo longiores quam lati, tibiam latitudine ae- 
quantes. Pars dorsi postica ovalis (700 p.. long., 650 p.. lat.). 
Ad 2600 p.. long., 1450 p.. lat. (foem. ovigera). 

Habitat in Norvegia Coll. CI. Strand. 


Trombidium tinetorium L. var. brevipilum n. var. Diftert a 
typico pedibus certe exilioribus nec non hirsutia corporis ali- 
quanto minore. Ad 5000 p.. long.; 4000 p.. lat. An adultum? 

Habitat « Perim ». (Coll. CI. Simon !). 


Trombidium insulare n. sp. Abdomen cinnabarino-sanguineum, 
sat elongatum. Tarsi antici eylindrici, fere quadruplo lon- 
giores quam lati, tibia multo longiores. Pili corporis breves 
(25 p..), densi, cylindrici, barbati, sanguinei. Ad 2000 p.. long., 
1206 p.. lat. (An adultum ?). 

Habitat « Corfù ». 


Trombidium corpulentum n. sp. Miniaceum. Facies S. holo- 
sericeù quamvis maius et parum elongatius nec non magis 
convexum. Palpi ut in S. holosericeo. Crista metopica vitti- 
formis, area tactiligera rhombica, in media circiter vitta in- 
sita. Pili corporis ut in AUothr. fuliginoso. Ad 4000 p.. long., 
2380 p.. lat. 

Habitat « Noumea ». Col. CI. Simon. 


Trombidium megalochirum n. sp. Affine 7. insularis, sed tar- 
soram anticorum fabrica valde diversum. Facies Serzcoth. 
holosericei invenis, sed papillis corporis conicis et rariusculis. 
Tarsi antici maximi, fere duplo longiores quam tibia, perfecte 


SETTA FREE S CRVERA II) 


BREVI DIAGNOSI DI GENERI E SPECIE NUOVI DI ACARI 365 


elliptici, fere quadruplo longiores quam lati. Papillae corporis 
parvulae, (16-18 p..), minus densae, longe conicae, acute, bar- 
batulae, in abdomine sanguineae. Ad 1450 p. long.; 950 
u. lat. 


Habitat in agro Veneto, « Campomolino ». 


Gen. Sericothrombium n. gen. Typus 7rombidium holoseri- 
ceum L. 


Sericothrombium mediterraneum n. sp. — Facies et statura 
S. holosericei. Tarsi antici elongatiores, cylindrici, eadem 
fere crassitie quam tibia, circiter quadruplo longiores quam 
lati. Papillae corporis sat breves (70-80), bene capitatae, 
plures apice late infundibuliformes, margine laminari superno 
denticulato ; caeterae tantum celavatae, omnes rosa basali 
pilis longioribus constituta nulla. Ad 2350 p. long; 2000 
p. lat. 

Habitat in insula « Corfù ». Coll. Clar. Thor. 


Sericothrombium germanicum n. sp. Tarsi antici valde elon- 
gatories quam in S. holosericeo, sive fere quadruplo longi 
quam lati, omnino cylindrici. Papillae corporis ut in S. holo- 
sericeo vel ut in $. italico. Statura S. holosericei. 

Habitat in Germania (« Marbourg; Meklemburg; Hamburg »). 
Coll. Cl. Strand. 


Sericothrombium venetum n. sp. (7romb. holosericeum A. Ber- 
lese. A. M. Sc, it., fasc. XVIII, N. 9). Statura et facies S. 
holosericei, tarsis anticis elongatioribus, eylindricis, plus quam 
triplo longioribus quam lati. Papillae abdominis antici (ad 
dorsum) setiformes, barbatulae, acutiores; dorsi medii eylin- 
dricae ; postici leniter capitatae, omnes magnae (100-120 p..), 
rosa basali pilorum magna. Ad 3 mill. long. et ultra. 

Habitat in Italia septentrionale. 


Sericothrombium brevimanum n. sp. Facies S. holoserice? quamvis 
exempla a me visa sint minora (an adulta ?). Tarsi antici cla- 


ANTONIO BERLESE 


vati, vix amplius quam duplo longiores quam lati. Papillae 
corporis statura difformes, perbreves, crassae, bene capitatae 
(40-50 p.. long.), rosa basali ex pilis longioribus composita 
nulla. AA 1700 p.. long.; 1200 p. lat. 

Habitat in Germania (« Kuhaarden »). Coll. CI. Strand. 


Sericothrombium heterotrichum n. sp. — Statura minor quam 


S. holosericei minusque humeratum. (An adultum?). Tarsi antici 
breves et crassitie multo tibiam superantes, ovales, vix magis 
quam duplo longiores quam lati. Pili corporis difformes, simul 
in toto dorso commixti, nonnulli cylindrico-clavati, crassiu- 
seuli, basi pulehra rosa ex pilis longioribus radiatis consti- 
tuta aueti, plures alii minores et exiliores, apice acuti, bar- 
batuli, rosa supradieta aucti (50-60 p.. long.). Ad 2200 |.. long.; 
1800 p.. lat. 
Habitat ad « Langerund » in Norvegia (Strand!). 


Allothrombium trouessarti n. sp. (Crista metopica ut in A. 


fuliginoso ; ambulacra pulvillis auceta). Abdomen laete cin- 


nabarinus, flavo elegantissime maculatus. (Maculae duae vit- 
tiformes transversae in medio abdomine, quinque subovales 
post extremam transversam, una in quoque latere magna, ro- 
tanda ad pedes tertios; duae rotundae in quoque latere ad 
humeros). Pedes Anticumque miniacea. Peluria densa. Pili 
corporis plumosi ut in A. fuliginoso, Ad 4500 p.. long. ; 3000 
p. lat. 

Habitat « Noumea ». Coll. CI. Simon. Mihi misit CI. Trou- 
essart, cui speciem pulcherrimam, summa reverentia, dicatam 
volui. 


Allothrombium simoni n. sp. (Crista metopica ut in A. fu- 


liginoso ; ambulacra pulvillo aueta). Miniacenm ; vitta longi- 
tudinali ad tertios et post quartos pedes vittis transversis 
duabus sat curtis bis cruciata, punctis rotundis aliquot late- 
ralibus, collari post anticum manifesto saturate cinnabarino 
sanguineis. Pedes rostrumque miniacea. Pili sat curti et densi, 


BREVI DIAGNOSI DI GENERI E SPECIE NUOVI DI ACARI 367 


plumosuli. Pedes crassi, corpus latum. Ad 4500 p. long.; 
3300 p.. lat. 

Habitat « Noumea ». Collegit CI. Simon Aracnologus insi- 
gnis, cui dicatam volui, reverentissime, eximiam speciem. 


Allothrombium ursinum n. sp. Cinnabarinum (?), elongatum, 


totum densissime pilis perlongis (usque ad 800 p.. long.) cy- 

lindricis, dense sed parum alte barbatis, praecipue in abdo- 

mine indutum. In abdomine postico pili longiores sunt. Oeulos 

et cristam metopicam in unico exemplo videre nequeo quod 

densa peluria abscondit. Ad 3500 p.. long., 2000 pp. lat. 
Habitat « Noumea ». Coll. C1. Simon. 


Allothrombium meridionale n. sp. Cinnabarinam abdomine 


vix fusciore. Facies A. fuliginosi, sed vix minor. Tarsi antici 
tibia curtiores, ovales, valde elongati, sive triplo longiores 
quam lati, vix tibia crassiores. Palpi elongatiores, articulo 
secundo vix inerassato. Pili corporis  curti (35-40 b..), minus 
densi, parce ramosi, ramis longis, paucis numero. Crista me- 
topica fere ut in A. fuliginoso. Statura vix A. fuliginosi 
minor. 

Habitat in Italia meridionale (« Portici, Taranto, Sicilia »). 


Allothrombium gracile n. sp. Miniacenm, parvum, valde elon- 


gatum. Tarsi antici tibia multo longiores, elongate sed bene 
ovales, fere triplo longiores quam lati, tibia eadem vix cras- 
siores. Crista metopica valde elongata. Pili corporis statura 
difformes, maiores usque ad 80 p.. long. ; minores 40 p.., omnes 
sat dense sed curte ramosi. Ad 1900 p.. long.; 950 p. lat. 
(foem. ovigera). 

Habitat in insula « Corfù ». Coll. CI. Thor. 


Allothrombium athleticum n. sp. Rubro-fuscum, perrobustum, 


A. fuliginoso aliquanto maius et villosius, pedibus grossis, va- 
lidioribus. Tarsi antici cylindrici, rectanguli, vix amplius quam 
duplo longiores quam lati, eadem crassitie quam tibia, sed 
longiores. Palpi curti, erassi, articulo secundo valde grosso. 


365 ANTONIO BERLESE 


Crista metopica lata, bene chitinea. Pili corporis densi, crassi 
et sat longi (100 p..), barbatissimi, ramulis tamen sat curtis. 
Habitat « Sierra Leona ». Coll. Clar. Simon. 


Allothrombium strigosum Trouess. in litteris. Facies et  sta- 
tura A. fuliginosi, sed valde villosius. Tarsi antici cerassiores 
et longiores quam tibia, eylindrici, circiter triplo longi quam 
lati. Palpi articulo secundo inerassato. Pili corporis valde longi 
(140 p..), densissimi, barbulis densioribus, curtis vestiti. Ad 
3500 p.. long.; 2000 p.. lat. 

Habitat « Isole Marianne ». Exempla duo mihi misit_ sub 
nomine 7romb. strigosum Clar. Trouessart. 


Allothrombium strigosum Trouess. var. velutinum. n. var. 
Cinnabarinum, grossum, pingue, facie Sericothr. holosericei. 
Diftert a typico praecipue statura et trunco valde robustiore 
nec non abdomine antice supra cephalothoracem bene produ- 
cto. Tarsi antici fere ut in typico, vix elongatiores. Pili cor- 
poris dimidio curtiores quam in typico et minus densi. Ad 
4500 p.. long.; 3500 p. lat. 

Habitat. Plura exempla vidi colleeta ad « Dakar » a CI. 
Simon. 


Allothrombium strigosum Trt. var. sericoideum n. var. Differt 
a typico praecipue propter palpos elongatiores, articulo se- 
cundo valde strictiori quam in typico. Statura typici sed cor- 
pus magis latum et abdomen supra cephalathoracem aliquanto 
productum. Tarsi antici pilique corporis omnino ut in typico. 

Habitat « Buenos Aires ». 


Allothrombium crassicomum n. sp. Rubrum, abdomine aliquanto 
infuscato, elongatum. Tarsi antici fere ut in A. fuliginoso, 
quamvis minus lati. Crista metopica circinibus chitineis cireum- 
sensilligeris externe interruptis, parte media cristae eiusdem’ 
perstricta, sublineari. Pili corporis minus densi quam in cae- 
teris speciebus et erassi, barbatuli, bene longi. Ad 3300 p. 
long.; 1600 p. lat. 

Habitat in America australe « S.ta Cruz, Buenos Aires ». 


BREVI DIAGNOSI DI GENERI E SPECIE NUOVI DI ACARI 369 


Allothrombium tenuipes n. sp. (Videas 7rombidium gymnoptero- 


rum var. erythrellum Berlese ex Koch, A. M. Scorp. it.) 
Facies A. gracilis, sed elongatius. Miniaceum, subtile, pedibus 
exilioribus. Tarsi antici eadem crassitie et fere aeque longi 
quam tibia, ovales, fere triplo longi quam lati. Crista meto- 
pica fere ut in A. gracile. Pili corporis perparvi (20-25 p.), 
non valde densi, parce ramosi, ramis pilorum eorundem dimi- 
diam fere longitudinem aequantibus. Ad 1800 p.. long., 350 p. 
lat. (foemina ovigera). 
Habitat in agro neapolitano (« Portici »). 


Trombicula formicarum n. sp. Differt a 7. canestrinii praecipue 


propter tarsos anticos duplo longiores nec non pilis corporis 
curtioribus, robustioribus et minus densis. Tarsi antici valde 
elongati (cum ultra quadruplo sint longiores quam lati). Ad 
1900 p.. long.; 1000 p.. lat. (foem. ovigera). 

Habitat in nidis formicarum (Lasius mixtus), in Hollandia. 
Misit mihi CI. Wasmann. 


Caeculus hirtipes n. sp. Facies, statura, color ut in C. eehinipede, 


sed pilis corporis maioribus, crassiusculis, albicantibus. Dor- 
sum sabulo griseo dense obtectum. Scuta postabdominalia 
dorsi fere confluentia, magna, supradictis pilis (in serie tran- 
sversa dispositis) dense ornata. Pedes antici tuberculis spini- 
feris curtioribus quam in €. echinipede, sed magis numerosi, 
spinis robustis aucti. Spinae istae, in latere interiore pedis 
antici sunt numero 10, sive: 2 in trochantere; 2 in femure; 
1 in genu, 2 in praetibia, 3 in tibia. Ad 2300 p. long.; 
1350 p. lat. 
Habitat « Mechieria », Algeria. Coll. Clar. Simon. 


Caeculus hirtipes Berl. var. graecus n. var. Differt a typico fe- 


mure antico interne tantum unispino. Exemplum quod video 
statura est minore quam typicus; sive: 2000 p.. long.; 
1200 p. lat. 

Habitat in Graecia, « Naxos ». Coll. Clar. Simon. 


TN ROTTA a er] (a N | PRA 4 du e RR e e N e 


370 ANTONIO BERLESE 


MESOSTIGMATA. 


Ameroseius crassipes n. sp. Testaceus, rectangulus, sat elonga- 
tus, ad dorsum tenuiter reticulatus, pilis curtissimis simpli- 
cibus in dorso et ad margines ornatus, vix conspicuis, posti- 
cis tamen duobus longis, penicillatis ut in Gamasello falcigero. 
Pedes mediocres, crassiuseuli fusiformes, spinulis curtis ve- 
stiti. Ambulacra sat magna. Ad 500 p.. long.; 250 p. lat. 

Habitat super. Brentispa froggatti, « Australia ». 


Ameroseius imitans n. sp. (Foem.). Testaceo-badius, Holostaspidi 
primo visu similis, ovatus, sat elongatus, omnino ut in A. mu- 
ricato, sed multo maior. Scutum dorsuale spinulis fere ut in 
A. muricato, sed minoribus. Scutum genito—-ventrale longe re- 
ctangulum, antice rotundato-impressum, postice valde post 
quartas coxas productum, recte truncatum, seuto anali conti- 
guum. Hoc obtrapezinum, lateribus arcuatim excavatis, tran- 
sverse striatum. Scuta metapodica parva, trigona. Pedes ro- 
busti, mediocres. Ad 650 p. long.; 430 p. lat. 

Habitat super Oryetes rhynoceros, « India ». 


Berlesia nuda n. sp. Candidissima, scutis incoloribus, submollibus 
tuberculis ad coxas pedum nullis. Foemina digito chelae mo- 
bili perlongo, denticulis pluribus subaequalibus armato ; fixo 
nullo. Corpus (ovigerae) bursiforme, glabrum. Mas foemina ali- 
quanto minor. Pedes secundi paris femure tuberculo valido, 
apice brevissime spinigero, inferne acuto; calcar mandibulae 
cum digito confusum, stylum longum, vix undulatum, in me- 
dio vix membranula hyalina dilatatum sistens. Digitus fixus 
nullus. Foem. ad 700 p.. long.; 450 p. lat. 

Habitat super Sphingidem quamdam (adultam), « Samarang, 
Giava ». Coll. Clar. Jacobson. 


Laelaps (Hypoaspis) inermis n. sp. Testaceo-flavus, ovalis, se- 
tis mediocribus vestitus. Foem. scuto genito-ventrale sat ma- 
gno, valde retrorsus producto, latiusculo, postice rotundato, 


pers. E TAMIL VESPE IT, È - e P Ù odi 


i 


BREVI DIAGNOSI DI GENERI E SPECIE NUOVI DI ACARI 371 


sat scuto anali adpresso. Mas chelae digito fixo obsoleto, par- 
vulo, spinuliformi, hyalino recto, apice bifido (fere bispino); 
digito mobili cum calcari confuso, faleiculam simulante, lon- 
gitudinaliter striatam, apice truncatam, digito altero duplo lon- 
giorem. Ad 830 p.. long.; 550 p.. lat. (foem.). 

Habitat super insectum (gen.? sp.?). « Giava ». (Jacobson !) 


Laelaps (Laelaps) comatus n. sp. Testaceus, macula consueta 


X-formi (caeca intestinalia), nigro-marmorata. Corpus bursi- 
forme, latum, pilis longioribus, pluribus, praecipue posticis 
longissimis (corporis eiusdem latitud. superantibus), mollibus 
dense indutum (in dorso et ad latera). Pili ventrales parvuli. 
Mas seuto ano-ventrale late obtrigono, totum ventrem occu- 
pante. Foem. scuto genito-ventrale longo, strieto, postice ro- 
tundato, ab anale valde discreto. Maris mandibulae digitis 
longis, hyalinis, exilioribus, styliformibus ; caleare validissimo, 
saltem duplo digitis longiore, gladiforme, denique reflexo, re- 
currenti. Ad 900 p.. long.; 690 p.. lat. 

Habitat super insectum quoddam, « Giava ». Coll. CI. Jacob- 
son! (Mihi potius videtur mammalis parasita). 


Megalolaelaps immanis n. sp. Foem. scutis, rostro pedibusque 


saturate castaneo-badiis. Maximus, facies maris M. heroîs, sed 
maior, rotundatior et postice angulata. Secundi paris femur 
calcari conico, brevi et robusto, acuto; tertii paris  trochan- 
tere, femure, genu tibiaque margine distali inferne dente conico 
aucto ; femure quarti paris inferne bitubereulato, margine di- 
stali tridentato, dentibus duobus ventralibus runeatim recur- 
vis, margine distali genu tibiaeque dentato. Scutum anale 
elongatum, in medio coaretatum. Ad 3600 p.. long.; 2700 p. 
lat. (Mas ignotus). 
Habitat « Caracas » (Amer. austral.). Coll. CI. Simon. 


Subgen. Brachylaelaps n. subgen. Ex gen. Pachylaelaps. Mas 


scuto ventrale a sternale seiuneto, nec non ab anale, fere 
ut in foeminis gen. Pachylaelaps. Scuta metapodica cum ven- 
trale concreta. Pedes secundi paris tarso apice corniculato. 


ANTONIO BERLESE 


RSI 
bo 


Maris femura (et genua) secunda calcarata; mandibulae  cal- 
‘are maiori ut in Pachylaelaps. Corpus subdiscoidale. Color 
ut in gen. Pachylaelaps. Species typica: P. B. rotundus n. sp. 


Pachylaelaps (Brachylaelaps) rotundus n. sp. Mas. Flavo-ha- 
dius, subeordato-disceoidalis, pilis parvis ad margines corporis 
ornatus. Pedes quarti paris intersese caeteris magis adpro- 
pinquati; secundi paris erassi, calcare conico, robusto aucti ; 
genu tubere parvulo, tibia subinerme, tarso apice unicornieu- 
lato. Scutum ventrale magnum, obtrapezinum, marginibus la- 
teralibus undulatis, sternali et anali (subrotundo) contiguum. 
Calear mandibulare longitudine mandibulas easdem aequans, 
styliforme, retrorsus reflexum. Ad 900 p. long.; 650 p. lat. 
Foem. ignota. 

Habitat « Buitenzorg, Giava ». 


Cyrtolaelaps goliathus n. sp. Foem. saturate badia, figurae C. 
herculeani, sed duplo maior. Seutum anale a ventrale non bene 
distinetum. Scutum genitale in triangulum subregulare, ante- 
rius peracutum configuratum, sub quo, in medio, figura discoi- 
dalis adparet. Scutum dorsuale anticum marginibus irregula- 
riter undulato-excavatis, a seuto postico trigono linea subrecta 
seiunctum. Epistoma trigonum, lateribus serrulato-laciniatis. 
Ad 2400 p. long.; 1600 p. lat. Inter congeneres longe 
maximus. 

Habitat in Norvegia. Coll. Clar. Strand. 


Gamasiphis elongatellus n. sp. Badius. Foem. sat longe et per- 
fecte ovata, dorso antice setulis paucis brevibus (in dimidia 
parte antica) postice setulis quatuor (aliaque consueta impari 
postanali) longis. Ad 420 p.. long.; 230 p.. lat. 

Habitat « Samarang, Giava ». Coll. CI. Jacobson. 


Gamasus (Gamasus) rhopalogynus n. sp. Foem. deseripta in 
« Redia » ; vol. VI, p. 252 sub nomine Gamasus (G.) poli- 
centrus foem. sed species diversa est. Mas G. policentri vere 
Pergamasus est et eius foemina parum a G. Perg. hamati di- 


DERE VITO, RIALEO Al SII SRI I ODEON i TIT 
not) Ù 4 A Ae ed) : = nia : E : N32 SII 


BREVI DIAGNOSI DI GENERI E SPECIE NUOVI DI ACARI olo 


versa. Mas foeminae ibi descriptae species est diversa ab 

hueusque notis, quam @. (G.) rhopaloggnum appello: Mas cor- 

pore fere ut in G. cornuto, pedibus secundi paris ut in G. 

(G.) Kempersi armatis. Mas ad 800 Lu. long.; 500 p.. lat. 
Habitat « Palermo », in muscis. 


Zercon cometa n. sp. Foem. Facies Z. triangularis, sed setis po- 
Sticis elongatissimis. Adsunt enim setulae in margine postico- 
laterali (post quartos pedes) utrinque quatnor, corporis di- 
midiam longitudinem fere aequantes, duaeque totius corporis 
fere longitudine pares, ab extremo dorso productae, simpli- 
ces. Annuli chitinei postdorsuales nulli. Ad 450 p. long. ; 
320 p. lat. 

Habitat. Unum vidi exemplum colleetum 4 Giava », rostro 
sub ventre cnisdam parvuli dipteri brachyceri adhaesum. 
Coll. Clar. Jacobson. 


Gien. Jacobsonia n. gen. (Iphiopsis, subgen. Greeniella, Lista nuove 
specie ete. in « Redia », vol. VI, p. 247). Greeniella nomen 
occupatum, genus inter Coccidas. Cokerell, 1897. 

Foem. a mambus difformes. Foeminae corpus obovatum, 
post quartos pedes more solito productum, nudum, submolle. 
Sternum magnum, usque ad quartos pedes; venter nudus, quod 
scutum postgenitale sit minimum, vix cospieuum, valde ab 
anale perparvulo discretum. Vulva transversa inter quartas 
coxas. Stigmata peritremate nullo, in scuto stigmatieo parvo, 
trigono aperta. Scutum dorsuale parvum, magnam abdominis 
postici partem nudam relinquens, Pedes omnes ambulacro 
aucti, in foemina intersese statura pares. Mandibulae foemi- 
nae digito fixo spina apicali recta, perlonga aucto; maris di- 
gito mobile calcari valido ornato. Mares singularis figurae 
quod abdomine post quartos pedes subnullo. Pedes antici cae- 
teris exiliores, omnes inermes. Scutum sternale usque ad quar- 
tos  pedes produectum. Foramen genitale in summo sterno. 
Vivipari vel ovovivipari. Foeminae ovum magnum rotundum 
embryonem (hexapodum) continentem in corpore habent. 

Species typica: Jacobsonia submollis Berl. 


374 ANTONIO BERLESE 


Jacobsonia minor n. sp. J. submolli omnino similis, sed multo 
minor. Mas calcare mandibulae bistiligero, stylo recto antror- 
sus directo, peracuto, alio basali recurrenti, retrorsus directo. 
Pedes secundi paris erassi, tarso conico, tubereulis duobus in 
latere interno alioque apicali. Foem. ad 670 p.. long. ; 400 p. 
lat. (ovigera); Mas ad 550 p.. long.; 350 p. lat. 

Habitat « Giava, Wosonobo », super Scolopendram sp. cum 
Heterozercon audax. Collegit Clar. Jacobson. 


Fam. Discozerconidae n. fam. Inter Mesostigmata. In utroque 
sexu adsunt disculi maiores adhaesionis in ventre. Palpi ar- 
ticulo postremo appendiculiforme. 

Genera hucusque nota duo: Heterozercon Berl.; Discozer- 
con n. gen. 


(en. Discozercon n. gen. Fx fam. Discozerconidae inter Meso- 
stigmata, cum Zeterozercon. Sternum nullum, tantum rudimen- 
tis duobus (paribus), lateralibus significatum. Vulva transversa 
ad secundas coxas, seuto irregulari significata, quod seutum 
post quartos pedes vittiforme inter disculos adhaesionis ven- 
trales ad anum deceurrit. Anus seutis magnis duobus postero— 
lateralibus circumdatus; seutum denique adest postanale mi- 
nimum, trigonum. Post quartos pedes discus adest adhaesionis 
utrinque maximus, infandibuliformis, inter pedes quartos et 
scutum ad latera ani occlusus, sento suo semicirculari externe 
fulto. Pedes in dimidia parte antica corporis, anterius directi. 
Mas foeminae subaequalis. 

Species typica: Discozercon mirabilis n. sp. 


Discozercon mirabilis n. sp. Testaceo-badius, discoidalis, mar- 
gine laterali et postico, de humeris dense et elegantissime 
squamulis primitus securiformibus, denique gradatin lanceolatis 
ornatus, postice setulis quatuor. Appendieulae haec sunt utrin- 
que circiter 50, intersese valde appressae. Pedes antici cae- 
teris crassiores et longiores, in utroque sexu conformes, haud 
calcarati. Dorsum convexum, nitidum, glabrum, punetulis ali- 


BREVI DIAGNOSI DI GENERI E SPECIE NUOVI DI ACARI 375 


quot minimis, raris quasi perforatum. Mas ad 750 p. lat.; 
foem. ad 950 p.. long.; 860 p.. lat. 

Habitat super Scolopendra subspinipes Leach « Samarang, 
Giava ». Coll. CI. Jacobson. 


Celaenopsis (Anoplocaeleno) affinis n. sp. Differt a €. palliata, 


cuius affinis, praecipue plicis ventralibus ex quibus €. palliata 
nomen habet, nullis, corporeque ovato nec non characteribus 
nonnullis valvae. Foramen genitale foeminae enim minus elon- 
gatum est fissuraque recta. Scutum ventrale circa anum setis 
robustis ornatum. Mas ignotus. Foem. Ad 1250 p.. long.; 
350 p. lat. 

Habitat « Buitenzorg, Giava ». 


Celaenopsis (Anoplocaeleno) canadensis n. sp. (Mas). Badia, 


ovato-rotundata, postice pilis quatuor caeteris longioribus, 
sive duobus mediis vix caeteris marginis longioribus, duo- 
busque aliquanto exterioribus, saltem duplo caeteris marginis 
longioribus. Species affinis (quantum mas ostendit) CU. subin- 
cisae, sed characteribus nonnullis diversa. Sive: Pilus in mar- 
gine antico sterni utrinque unus (in €. subincisa quatuor 
utrinque sunt, minimi, coacervati). Peritrema subrectus (in 
CU. subincisa peritrema angulum obtusum conticit, inter secun- 
das et tertias coxas productum). Pili postremi corporis, ut 
dixi, diversi. Statura minor. Ad 800 p.. long.; 620 p. lat. 
Habitat super Coleopterum sp., « Canadà » (Tyrell !). 


Celaenopsis (Anoplocaeleno) aplugyna n. sp. Foem. Testacea, 


non breviter ovalis, postice rotundata, pilis raris et  curtis- 

simis etiam postice aueta. Valvae genitales simplices, sive 

unum arcum tantum, anterius sat productum conficientes. 

Epistoma sat acutum. Corniculi labiales simplices. Ad 650 p.. 

long.; 420 lat. (aliud exemplum valde ovigerum 460 p.. lat.) 
Habitat super Oryctes rhynoceros, « India ». 


Celaenopsis (Anoplocaeleno) euglyphana n. sp. (Foem.). Badia, 


ovata, postice acuta, ibique pilis quatuor caeteris vix longio- 


24 


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376 ANTONIO BERLESE 


ribus; pilis caeteris curtis. Valvae genitales sat iisdem 0. ova- 
tae vel C. longisetae subsimiles, quamvis parum diversae. Seu- 
tum ventrale polygonis hexagonis subregularibus perparvulis 
(quamvis difficilius conspicuis) seulptum. Ad 700 p.. long.; 
450 p.. lat. 

Habitat super Oryetes rhynoceros, « India ». 


Celaenopsis (Anoplocaeleno) politricha n. sp. (Mas). Badia, 
sat longe ovata, postice rotundata, pilis utrinque quinque in 
margine (duo verticis, duo humerales, duo ad quartas coxas, 
quatuor post quartos pedes) longi, sive corporis latitudinem 
superantes ; caeteri pili parvuli. Derma ventris perconspicue 
striatum. Corniculi labiales simplices. Pedes crassi, praecipue 
secundi paris. Ad 800 p.. long.; 500 p.. lat. 

Habitat super Orytes rhynoceros, « India ». 


Celaenopsis (Anoplocaeleno) pusilla n. sp. Inter congeneres mi- 
nima, perfecte ovata, postice sat curte quadripila; seutis foe- 
minae genitalibus fere ut in C. affini, sed sterno longiore, an- 
terius rotuzdato. Ad 500 p. long.; 400 p.. lat. 

Habitat super Histeridem, forsitam ex gen. Hololepta, 
« Giava ». Coll. Clar. Jacobson. 


Subgen. Neocelaeno n. subgen. Ex gen. Celaenopsis. Scutum 
ventrale cum postanale concretum, sive inter scuta ventris 
marginalia posterius usque ad marginem posticum productum. 
Scuta marginalia eadem duplicia, quod ad quartas coxas sint 
interrupta. Caeterum subgen. Celaenopsis subsimile. Species 
typica: 0. N. ecryptodonta Berl. 


Fedrizzia gloriosa n. sp. Saturate badia, perfecte ovalis, statura 
caeteris duabus hueusque notis fere duplo maiore. Margines 
corporis setis minutissimis, aequedissitis ornati. Pedes non 
obsolete crassi. Mandibulae (utriusque sexus) chela parva, 
magno penicillo scopiformi apice aueta. Femura omnia (exee- 


pto primi paris) inferne lata squama marginata. Ad 1250 p. ù 
long. ; 800 p.. lat. 


BREVI DIAGNOSI DI GENERI E SPECIE NUOVI DI ACARI 377 


Habitat super Coleopterum quoddam ex fam. Passalidae, 
Australia, « N. S. W. ». Coll. CI. Froggatt. 


Hoplomegistus trapeziger n. sp. Foem. Elongate pyriformis, 
postice subacuta, setis longiuseulis tota aeque et dense in- 
duta. Scutum genitale elongate obtrapezinum, anterius et po- 
sterius sinuato—incisum. Seutum ventrale (impar) trapezinum, 
anterius rotundatum, paulo longius quam latum. Scuta me- 
tapodica magna. Venter pilis minuseulis, densis etiam super 
Seuta obsitus. Ab H. armigero valde diversus propter scuta 
ventralia, corporis fabricam ete. Ad 1550 u.. long. ; 1000 p. lat. 

Habitat « Valparaiso ». 


Megistanus modestus n. sp. Foem. Corporis fabrica similis M. do- 
reiano, sed multo minor, nec non aliis characteribus (quantum 
e figura Thorelli dignoscere possum) diversus. Scuta meta- 
podica vix ultra ventralis marginem posticum producta. Seu- 
tum genito-ventrale in medio magis strietum quam in M. do- 
reiano. Corporis pili longiores. Ad 2350 p.. long. ; 1800 pb. lat. 
(Species M. doreianus ultra 3 mill. est long.). 
Habitat super Coleopteram quoddam ex fam. Passalidae, 
«N. S. W., Australia ». Coll. Clar. Froggatt. 


Uroserius jabae n. sp. (Foem.). Terrea. Prima facie U. acuminato 
similis, sed bene diversus, praecipue propter setas  posticas 
longiores nullas, nec non sento genitale perfecte discoidale. 
Foramen hoc (foem.) discoidale est, mucrone tamen antico 
obtuso, dense et minutissime villoso, retrorsus recurvo. Pili 
corporis marginales ad quartos pedes mediocres, acuti, deni- 
que sat longi, subelavati, omnes intersese statura pares. Ad 
1000 p.. long. ; 850 p.. lat. 

Habitat in nidis Apis indicae. « Giava » Coll. Clar. Ja- 
cobson. 


Trachytes mystacinus n. sp. Saturate badio-flavus, facies 7. 
pi, sed characteribus bonis diversus. Mas (praecipue) ad 
latera ani linea transversa pilorum longorum, demum in fa- 


378 ANTONIO BERLESE 


sciculum coacervatorum mystaciformem desinentem ornatus. 

Pili isti minus longi sunt in foemina. Epigynium longius 

trapezinum, lateribus haud chitinea vitta munitis, rectilineis, 

antice vix rotundato, simplici. Ad 800 p.. long.; 500 p. lat. 
Habitat in alpibus venetis, « Cadore ». 


Dinychus flagelliger n. sp. Badius. Facies D. fimicoli, sed foe- 
mina seuto genitali aliquanto strietiore, in summo margine 
antico appendieula bacilliformi, hyalina, scuti eiusdem latitu- 
dinem aequante, anterius erecta aucto. Dorso postice linea 
transversa late w-forme ornato. Ad 680 p.. long. ; 370 p. lat. 

Habitat « Filettino, Lazio ». (Dodero !). 


Subgen. Discourella n. subgen. Ex gen. 7rackyuropoda. Seuta 
dorsualia omnino ut in gen. Discopoma (e. g. D. splendida Kram.) 
sed pedes antici ambulacrati. Species typica: 7. D. discopo- 
moides n. sp.; Adde 7. D. cosmogyna n. sp. 


Trachyuropoda (Discourella) cosmogyna n. sp. Foem. Testacea ; 
facies Discopomae splendidae, quamvix magis elongata. Scuta 
omnia areolato-pseudoperforata. Scutum dorsuale medium fo- 
veola longitudinale impressum. Derma post scutum hoc nu- 
dum, striato-granosum, setis octo non e seutis exortis. Mar- 
gines corporis crenulati, setis simplicibus mediocribus deflexis 
ornati. Epigynium ferri equini elongati instar configuratum ; 
eius margo anterior denticulis trigonis circiter 18 elegantiter 
serrulatus. Ad 540 p. long.; 360 p. lat. 

Habitat in Sardinia. 


Trachyuropoda (Discourella) discopomoides n. sp. Foem. te- 
stacea (pleramque quisquiliis arete induta), ovalis facie om- 
nino Discopomae splendidae, quamvis multo minor nee ponti- 
bus chitineis inter scutum medium et marginale dorsi aucta. 
Margo corporis totus pilis longiusculis, retrorsus  directis 
ornatus. Dorsum postice dermate nudo, seutis quatuor, duo- 
bus medis bipilis, externis unipilis, Discopomarum more. Dis- 
copoma primo visu videtur sed maioris amplificationis ope 


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BREVI DIAGNOSI DI GENERI E SPECIE NUOVI DI ACARI 379 


ambulacrum minimum, sexile in pedibus anticis adparet. Epi- 
gynium ut in 7. pulchella. Ad 400 p.. long.; 280 p. lat. 
Habitat in agro pedemontano, prope « Alba ». 


Uropoda rhombogyna n. sp. Badia, figurae U. obscurae, cuius 
vix minor. Margines corporis pilis aequedissitis minutis ornati. 
Metapodium angulum rectum conficiens. Epigynium elonga- 
tissimum, figurae rhombicae sed postice truneatum, anterius 
rotundato-acutum. Peritrema primitus antrorsus recte decur- 
rens, denique, angulo recto confecto, introrsus convergens. 
Ad 750 p. long.; 500 p.. lat. 

Habitat « Tjompea, Giava ». Coll. CI. Jacobson. 


Gen. Poliaspidella n. gen. Characteres gen. Poliaspis (pedes 
antici ambulacro destituti, dorsum seutis pluribus indutum 
ete.) cuius etiam facies. Venter in foemina scuto unico pro- 
tectus, anum comprehendente. Dorsum scuto medio ovale ma- 
gno, lateralibus latis, vittiformibus, medium ad latera margi- 
nantibus. Species typica: P. derenicea n. sp. 


Poliaspidella berenicea n. sp. Testacea, facies Poliaspidis pata- 
vini quamvis multo minor. Corpus longe pentagonum, sive 
lateribus parallelis, ad humeros angulatum, anterius conicum, 
posterius rotundatum, non laciniatum. Dorsum planum, in 
medio excavatum, seuto medio ovato, lateribus parallelis, exca- 
vato et in media fossula tubere rotundo aucto, toto pilis lon- 
gissimis, mollibus comato. Margines appendicibus foliiformibus 
pluribus, erectis ornati. Pedes haud laciniati. Foeminae seu- 
tum genitale trigonum. Scutum ventrale pilis dorsi conformibus 
vestitum. Ad 450 p.. long. ; 250 p. lat. 

Habitat in humo, « Tjompea, Giava ». Coll. Clar. Jacobson. 


Poliaspis australis n. sp. Nympha pedunculata. Testacea, persi- 

o milis eidem /. patavini, sed diversa. Dorsum appendicibus 
È foliiformibus maioribus. In scuto dorsuale medio series duae 
longitudinales sunt; exterior in parte scuti nitida; interior 

in margine fossulae dorsualis. Derma, circa scutum dorsuale 


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380 ANTONIO BERLESE 


medium, tantum striatum, non seutulis cireularibus ornatum. 
Qua re appendices remiformes e cute reticulata oriuntur. Ad 
550 p. long. ; 380 p. lat. 

Habitat super Blatta sp. « Queesland », Australia. Coll. 
CI. Froggatt et super Passalus dentatus « Giava ». Coll. CI. 


Jacobson. 


CRYPTOSTIGMATA |. 


Brachyehthonius laetepictus n. sp. Laete aurantiacus, latior 
quam £. brevis et aliquanto maior, nitidus (sive in dorso seul. 
ptura nulla); pilis dorsi sat brevibus. Organa pseudostigma- 
tica mediocriter elongata, spathuliformia, barbatula. Ad 250 
b.. long.; 150 p. lat. Differt a B. latiore corpore minus lato, 
statura minore. 

Habitat in muscis Etruriae, « Chianti ». 


Hypochthonius asiaticus n. sp. Terreus. Facies H. palliduli, sed 
aliquanto elongatior nec non incisura trasversa una in dorso 
medio. Pili dorsi numerosi, longi, simplices. Organa pseudo- 
stigmata setuliformia, posterius barbatula. Ad 330 p.. long.; 
160 p. lat. 

Habitat in humo, « Tjompea, Giava ». Coll. Clar. Jacobson. 


Hermannia grandis n. sp. Nympha (abdomine albido, antico pe- 
dibusque castaneo-fuligineis). Abdomen ovale, anterius trun- 
catum, posterius rotundatum, pilis pluribus perlongis (dimi- 
diam abdominis latitudinem aequantibus), simplicibus ornatum. 
Derma dorsi plicis trasversis latedissitis (multo rarioribus 
quam in invenibus H. piceae) corrugatum; Antici foveolis ro- 
tundis, minutis, crebris, pallidioribus impressum. Organa pseu- 
dostigmatica non video. Ad 1000 p. long.; 640 p.. lat. 

Habitat in agro romano, « Fillettino », (Dodero !). 


Hermannia subglabra n. sp. Badio-picea, elongate ovalis. Dor- 
sum abdominis convexum, tantum postice pilis aliquot per- 


a 0 BREVI DIAGNOSI DI GENERI E SPECIE NUOVI DI ACARI 381 


curtis, crassis, subelavatis, rectis, caeterum glabrum. Anticum 
maius, Pyramidale, supra aeque convexum. Derma tantum 
| minutissime et densissime punetulato-canalieulatum, Organa 
x pseudostigmatica curtissime claviformia. Pedes sat graciles. 
i Ad 1100 p.. long. ; 610 pi lat. 

| Habitat in Germania. Coll. Clar. Strand. 


Angelia pulchella n. Sp. Facies A, anauniensis, sed minor et la- 
tior, abdomineque magis trapezino, postice subtruncato. Pili 
postici abdominis et postico-laterales omnes crasse et sat curte 
clavati. Pedum uncus unicus. Ad 700 p.. long.; 380 p.. lat. 
(foem. ovigera). 

Habitat Florentiae, in ligno castaneo putri. 


i Angelia anauniensis ©. et F. var, longipila n. var. Differt a 
typico statura vix maiore, pilis posticis et postico-lateralibus 
corporis duplo longioribus et exilioribus quam in typico, 
quamvis multo minus quam in A. sylvestri. Ad 980 p.. long.; 
460 p. lat. 

Habitat in « Mugello ». 


Angelia anauniensis C. et F. var. monodactyla n. var. Differt 
a typico praecipue pedum ungue singulo. Ad 820 p.. long. ; 
420 p. lat. 

Habitat « Columbia ». 


Nothrus camelus n. sp. Terra et quisquiliis peralte in dorso 
onustus. Vestitus: Niger gibbis duobus peraltis dorsualibus, 
una Anticum obtgens, altera, maior, abdomen, intersese sulco 
perstricto seiunctae, postice acutus. Pedes quoque terra in- 
crassati. Nudus: badius, postice attenuatus, extremo abdo- 
mine longe bicorni, corna maiori longe setigero. Abdomen in 
dorso planus. Ad 1200 p.. long.; 600 L. lat. (nudus). 

Habitat « Noumea ». Collegit CI. Simon. 


Cymberemaeus reticulatus n. sp. Consneti coloris. Scutum me- 
dium dorsi reticulatum ut in C, guerinii, sed reticulo minori, 


382 ANTONIO BERLESE 


pariterque scutum marginale reticulatum. Ad 480 p.. long.; 
250 p.. lat. 
Habitat in humo, in agro pedemontano, prope « Alba ». 


Amerobelba bicarinata n. sp. A. bicostatae similis primo visu, 
sed bene diversa. Castanea, Antico longo et peracuto, abdo- 
mine fere ut in A. bicostata, sed minus villoso. Organa pseu- 
dostigmatica fere ut in A. rastelligera, sed barbuls. tantum 
quatuor longis, in parte antica. Dorsum velo caduco granulis 
brunneis obsito indutum, sub quo derma totum nitidum ad- 
paret. Ad 480 p.. long.; 270 p.. lat. 

Habitat in muscis « Mugello, Vallombrosa ». 


Amerobelba eremuloides n. sp. Castaneo-terrea. Abdomen ova- 
tum, postice curtis pilis aliquot ornatum, angulis anterioribus 
acutis. Anticum sat longum, acutum, carinis altis, fuscioribus, 
parallelis duabus toto in dorso signatum, antice pilis cur- 
tissimis terminatis. Organa pseudostigmatica omnino ut in 
A. bicarinata. Derma abdominis tenuissime et crebre punetu- 
latum, velo caduco, papillis altis, eylindricis ornato obtectum. 
Ad 450 p.. long.; 220 p. lat. 

Habitat in muscis agri romani (« Fillettino »). Coll. CI. 
Dodero. 


Differt ab A. bicarinata, cuius atfinis, abdominis fabrica (quod in A. bica- 
rinata abdomen cordatum sit, angulis anticis subrotundatis, perconvexus), 
carinis Antici longioribus, Antico minus longo ete. 


Gymnodamoeus reticulatus n. sp. (Damoeus bicostatus ex Koch. 
Berl. A. M. Sc. it. fasc. XXXIII, N. 5). Saturate castaneus, 
notogastro ovato, valde quam Anticum altiore, complanato, in 
medio longitudinaliter elevato, crasse reticulato, lateribus et 
postice latis foveolis impresso, pontibus cum margine limita- 
tis. Margines notogastri crenulati. Organa pseudostigm. longa, 
leniter  claviformia, tenuissime barbata. Tectopedia quarta 
acute extrinsecus prominula. Ad 780 p.. long.; 450 p.. lat. 

Habitat communis in muscis, Italiae (continentalis). 


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BREVI DIAGNOSI DI GENERI E SPECIE NUOVI DI ACARI 383 


Gymnodamoeus reticulatus Berl. var. siculus. Differt a typico 
Statura aliquanto minore ; notogastro complanato, hand reti- 
culato, subnitido; tuberculo minore in margine postico tecto- 
pedii tertii; abdomine postico pilis quatuor e brevi tubere 
exortis, mediis sursum directis, externis lateraliter, brevibus. 
Ad 550 p. long. ; 320 p.. lat. 

Habitat « Palermo ». 


Gymnodamoeus pusillus n. sp. Pallide castaneus. Notogastram 
Sat longe ovatum, complanatum, tamen gibbere longitudinali 
in medio elevato, margine antico rotundato, magis quam spa- 
tium interstigmaticum alto. Tectopedia quarti paris extrinse- 
cus non manifesta. Derma notogastri aeque granulis parvis 
fuscioribus indutum. Organa pseudostigmatica longe et sat 
late flabelliformia, aciculato-scabrata. Ad 500 p. long.; 280 
p. lat. 

Habitat in muscis pedemontanis, « Alba ». 

Oribella leontonycha n. sp. Saturate testaceo-castanea, ovalis 
sat elongata, facie Oribatulae plantivagae. Alae teeti ut in 
O. crosbyi, apice non in corniculum productae. Organa pseu- 
dostigmatica breviter et sat crasse claviformia. Ungues pe- 
dum maiores, crassi, in uncum ad V stricte plicatum confor- 
mati, quasi ut ungues hypopi Trichotarsi xylocopae contigu- 
rati. Ad 450 p. long.; 1500 p.. lat. 

Habitat in agro romano, « Fillettino » (Dodero !). 


Oribatula caudata n. sp. Castanea, abdomine sat late ovato, 
haud squama ad humeros aucto, postice in mucronem sat 
longum, conicum desinens. Alae tecti minores, carinuliformes, 
laterales ; organa pseudostigm. parva, pyriformia. Ad 660 
p. long.; 410 p. lat. 

Habitat super Citrus deliciosa « N. S. W. », Australia, Coll. 
CI. Froggatt. 


Protoribates (Protoribates) pupula n. sp. Testaceus, elongatis- 
simus, antice peracutus, nudus (?). Pteromorphae magnae, haud 


384 ANTONIO BERLESE È 


lateraliter undulatae, anterius lineam subrectam cum margine 

antico abdominis sistentes. Alae tecti parum conspicnae, vitta 

Antici obscuriori, laterali significatae, setula parva terminatae. 

Organa pseudostigmatica clavato-fusiformia, apice acuta, bar- 

batula, retrorsus deffexa. Ad 390 p. long.; 160 p.. lat. 
Habitat in humo, « S. Vincenzo, Pisa ». 


Protoribates (Protoribates) praeincisus n. sp. Castaneus. Facies 
nostri P. latipedis, sed linea antica late V-formi, sive in 
medio profunde retrorsus sinuata inter apices alarum tecti 
decurrente a speciebus omnibus hucusque notis bene distine- 
tus. Organa pseudostigmatica curte et crasse clavata. Ad 
500 p.. long.; 330 p. lat. 

Habitat « Samarang, Giava ». Coll. CI. Jacobson. 


Oribatella decumana n. sp. Unguibus pedum ternis. Inter con- 
generes maxima. Facies 0. berlesei, sed multo maior et ali- 
quanto latior. Ad 700 p. long.; 540 p. lat. 

Habitat « Filettino, Lazio » nec non « Ceresole d’Alba ». 


Oribatella producta Berl. var. 4-mucronata n. var. Differt a 
typico statura aliquanto maiore et latiore, nec non pilis cor- 
poris robustioribus. Lamellae genales multo minus anterius 
productae. Clypeus anterius circa rostrum inferne mucronibus 
angulatis 4 (in typico tantum duobus externis conspicuis) ter- 
minatus. Ad 440 p.. long. ; 310 p. lat. 

Habitat in Etruriae montibus, « Mugello ». 


Oribatella exilicornis n. sp. Mediocris ; pilis curtissimis vix con- 
spicuis in trunco ornata. Pedes uncis tribus apice aucti. Tran- 
slamella in medio denticulo antrorsus directo armata (ut in 
O. berlesei aliisque speciebus). Alae tecti in cornua longitu- 
dine intersese paria, exiliora (fere coeterae alae longitudinem 
aequantia) desinentes. Organa pseudostigmatica sat bene cla- 
vata. Ad 400 p.. long.; 300 p.. lat. 

Habitat in agro romano (« Maccarese »). I 


BREVI DIAGNOSI DI GENERI E SPECIE NUOVI DI ACARI 985 


Achipteria imperialis n. sp. Nigerrima (nisi alis, pedibusque ba- 
diis), sat late ovata, postice acutula, nitidissima, glabra, per- 
convexa, facie Euzetis globuli Nic. cuius etiam statura subsi- 
milis. Pteromorphae acute anterius productae, tamen non 
attenuatae. Alae tecti parvulae, fere ut in Euzete supradicto, 
intersese discretae, apice interne in dentem acutum peraltum, 
externe in dentem minorem productae, quos inter dentes seta 
simplex, mediocris insita est. Organa pseudostigmatica longe 
et exilius claviformia, anterius directa. Ad 1300 p. long.; 
970 p. lat. 

Habitat. Plura collegi exempla in muscis agri Panormitani. 


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Oribates roubali n. sp. Castaneo-piceus ; insolitae figurae quod 
elongate ovalis. Margo anticus notogastri conspicuus. Ptero— 
morphae magnae, valde canaliculato-nervosae. Organa pseudo- 
Stigmatica bene sed sat longe claviformia. Ad 730 p.. long. ; 
460 p. lat. 

Habitat in « Boemia ». Misit mihi CI. Prof. I. Roubal cui, 
maxima reverentia, dicatam volui speciem. 


Peloribates depilatus n. sp. Saturate castaneus. Facies P. hume- 
ralis, sed multo minor, pteromorphisque inferne magis pro- 
ductis ; lamellis tecti intersese magis discretis; Antici margine 

È antico non mucronibus lateralibus ut in 7. Rumerali aucto. 
Abdomen nudus; derma vix seabriusculum. Differt a P. gla- 
brato statura multo maiore, genubus primis et secundis inferne 
inermibus, aliisque characteribus. Ad 590 p.. long.; 450 p. lat. 
Habitat super plantas, « Capo di Buona speranza ». 


Sphaerozetes (Trichoribates) lenicomus n. sp. Castanens. Pili 
abdominis longi et molles ut in S. mollicomo et etiam longio- 
res. Pedes consuetae longitudinis, femoribus haud dilatatis ut 
in S. mollicomo. Unguis pedum unicus, crassus. Teceti alae 
intersese valde discretae, translamella lata coniunctae, apice 
parum productae, vix lenissime bidentes. Organa pseudosti- 
gmatica curte et crasse claviformia, arcuata. Ad 480 p.. long.; 
350 p. lat. 

Habitat in agro romano, « Filettino ». 


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386 ANTONIO BERLESE 


Sphaerozetes (Trichoribates) setosus K. var. austroamericanus. 
Differt a typico statura vix minore, praecipue alis tecti apice 
dente exteriore internum superante (quamvis paulo); setulis 
pseudostigmaticis aliquanto exilioribus, clavato-fusiformibus. 
Ad 600 p.. long.; 400 p.. lat. 

Habitat in muscis, « Washington ». 


Sphaerozetes (Trichoribates) oxypterus n. sp. Saturate casta- 
neo-fuligineus, aliquanto elongatior quam S. setosus, cuius 
affinis, setisque corporis vix robustioribus. Alae tecti anterius 
valde productae, intersese valde approximatae, dente externo 
apicale perlongo, acutissimo, interno nullo. Organa pseudosti- 
gmatica vix fusiformia. Ad 600 p. long. ; 400 p.. lat. 

Habitat in muscis montium altiorum in Etruria, (« Sn. Mar- 
cello Pistoiese »), nec non in agro pedemontano, « Torino ». 


Sphaerozetes (Trichoribates) oxypterus Berl. var. meridionalis 
n. var. Differt a typico praecipue quod elongatior. Alae tecti 
dente externo quamvis longiore quam interno, tamen dimidio 
curtiore quam in typico. Organa psendostigmatica curte et 
crasse clavata. Pili abdominis curtiores quam in typico. Ad 


550 v.. long.; 340 p. lat. 
Habitat in agro romano (« Maccarese ») et panormitano. 


Gen. Lepidozetes n. gen. Characteres gen. Punctoribates, sed 
alae tecti simul in squamam unicam, Anticum obtegentem co- 
niunctae. Species typica: L. singularis n. sp. 


Lepidozetes singularis n. sp. Castaneus, ovalis, pilis  consuetis 
abdominis curtis. Pteromorphae anterius rotundatae, sat pro- 
ductae. Unci pedum terni. Squama Anticum obtegens longe 
trapezina, anterius rotundata, sub marginem Anticum ceurte 
bipila, basi coarcetata, in margine postico excavato-angulata, 
totum fere Antieum obtegens. Organa pseudostigmatica sat 
longe, et bene clavata, anterius directa. Ad 540 p. long.; 
360 p.. lat. 

Habitat in agro romano, « Fillettino ». (Dodero!). 


BREVI DIAGNOSI DI GENERI E SPECIE NUOVI DI ACARI 387 


CRYPTOSTIGMATA il. 


Canestrinia remigans n. sp. Mas. Albidus, subrhombieus, postice 
rotundatus. Pedes omnes mediocres, intersese crassitie pares, 
tamen tertii et quarti paris caeteris vix minores. Penis inter 
quartas coxas. Disculi copulationis rotundi, sat parvi. In mar- 
gine corporis postico utrinque duae stant appendices folioli— 
formes (figurae foliolae ad es. salicis, sed minus apice acutae), 
Inter par medium et externum harum appendicularum stant 
(utrinque), setulae simplices tres, duae interiores sat longae 
(abdominis latitudinem aequantes), exteriores minimae. Ad 
500 p. long.; 230 p. lat. 

Habitat super Morica planata, Africa. 


Coleopterophagus procerus n. sp. Testaceus pedibus fuscioribus, 
subfuligineis (an color fortuitus ?). Facies foeminae Pterolichi, 
elongatus, sat humeratus, postice truneatus, annulo chitineo 
postico foeminae perconspicuo, membranulis ambulacralibus 
consuetae figurae, sed aliquanto strictioribus. Tarsi tertii quar- 
tique paris spinis validioribus ancti. Setae humerales, scapu- 
lares quatuorque posticae longissimae. Derma dorsi reticula- 
tum. Penis bene chitineus, reetus. Vulva cum labiis perfecte 
triangula. Ad 560 L.. long.; 330 bp lat. 

Habitat super Oryetes rhynoceros, « India ». 


Monieziella magna n. sp. Foem. Facies M. mali sed multo maior. 
Foem. ovigera ad 750 p.. long.; 280 p. lat. 
Habitat « Palermo », in muscis. 


Coleoglyphus (?) simplex n. Sp. Foem. albida, elongata, vix hu- 
merata, postiee rotundata, pilis  posticis quatuor, exilibus, 
longis (mediis vix externis curtioribus), nullo annulo chitineo 
postico aueta. Derma extremi dorsi minute reticulato-grano- 
Sum. Humeri seta curtissima et exiliori ornati. Seta longior 
est in dorso ad basim primorum pedum. Membrana ambula- 


cralis. minima, vix uncos NOINeNE Pedes crassiuse 
SM Ad 500 p.. long.; 270 p.. lat. Mas ignotus. Vigne 
N Habitat super Verona humboldti, « Equatore rN05 


È Glyeyphagus latipes n. sp. Facies G. domestici, cuius statura 


la 
pilisque corporis (quamvis aliquanto crassioribus et magis vil: 


ES losis), aftinis. Dermate minutissime punetulato, corporeque 
; aliquanto latiore. Femura primi secundique paris inferne valde 

Sl in squamam dilatata. Foem. tubulo postico ineonspiecuo. Mas 

me, pene inter quartas coxas insito in scuto genitale magno, tri- 

FO te gono. Ad 530 p.. long.; 330 p.. lat. (Foem.). 

IE, Habitat super insectum quoddam (gen. ? spec. ?), « Giava ». 

7° Coll. CI. Jacobson. 


Su, Nora. — Proseguendo lo studio di altri Acari ho trovato parecchie specie 
nuove mentre la presente nota era presso lo stampatore. Ne darò diagnosi più 
tardi. Per ora ricordo solo un meraviglioso Cosmochthonius che chiamo (€. an- 
DA gelus il quale ha il corpo coperto da bellissime e larghissime appendici folii- 
formi, ovali, reticolate. Quattro di queste sul dinanzi del capotorace formano 
: una grande espansione laminare rotondata; due su ciascun lato ne fanno altra 
ore allungata, poi ve n’ha otto sul primo segmento dell’addome (al dorso) e sei su 
i gli altri due insieme. Lungo 450 p. 
Ne trovai molti esemplari nel musco a Vallombrosa. 


Gli estratti di questa Memoria furono pubblicati il dì S Luglio 1910, 


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pubblicato dalla R. Stazione di Entomologia Agraria in Firenze 


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Il giornale « Redia » è destinato a comprendere lavori 
originali (anche di Entomologi non pertinenti alla Stazione) sugli 


Artropodi, lavori di Anatomia, Biologia, Sistematica, Entomologia 


economica ecc. Esso si comporrà annualmente di un volume di 


circa 24 fogli di stampa, e delle tavole necessarie alla buona 
intelligenza dei lavori. 

Prezzo d’abbonamento al periodico L. 25,00, anticipate per 
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Si desidera il cambio coi giornali di Zoologia e specialmente 


di Entomologia. 
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Prof. ANTONIO BERLESE. 


NB. — Si pregano coloro che inviano pubblicazioni in cambio, di spedirle 
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zione degli Insetti; IV. Embriologia generale; V. Mor- 
fologia generale; VI. Esoscheletro; VII. Endoscheletro; 
VIII. Sistema muscolare; IX. Tegumento; XxX. Ghiandole; 
XI. Sistema nervoso ed organi del senso; XII. Organi 
musicali e luminosi; XIII. Tubo digerente; XIV. Si- 
stema circolatorio e fluido circolante; xV. Organi e 
tessuti di escrezione plastica; XVI. Tessuto adiposo 
e sviluppo degli organi e tessuti di origine mesoder- 
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